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Colorazione semplice di un batterio utilizzando il metodo della colorazione semplice



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Colorazione semplice di un batterio utilizzando il metodo della colorazione semplice



TITOLO: Colorazione semplice.

OBIETTIVO: Saper esaminare un batterio utilizzando il metodo della colorazione semplice.

PRINCIPIO BIOLOGICO: Prima di discutere dell’esperienza svolta bisogna introdurre il concetto di cellula, poiché è stato utilizzato un microrganismo, cioè un batterio morto.

La cellula.

Esistono in natura moltissimi tipi di cellule differenti. In una goccia d’acqua stagnante potremmo probabilmente trovare un certo numero di protisti e, in un piccolo stagno, centinaia di diverse varietà di questi eucarioti unicellulari, più un certo numero di procarioti. Le piante sono composte da cellule che appaiono molto diverse da quelle del nostro corpo e gli insetti possiedono cellule che non si trovano nelle piante e nemmeno nei vertebrati. In definitiva, il primo dato importante che possiamo rilevare riguardo alle cellule è la loro grande varietà.



Il secondo dato, anche più interessante, è la loro somiglianza. Tutte le cellule hanno il DNA come materiale genetico, svolgono gli stessi tipi di reazioni chimiche e sono tutte circondate da una membrana esterna, che in linea generale, ha la stessa impostazione strutturale nei procarioti come negli eucarioti. Ogni cellula deve svolgere di fatto gli stessi processi, ossia procurarsi e assimilare sostanze nutritive, eliminare i prodotti di rifiuto, sintetizzare nuovo materiale cellulare e, in molti casi, essere in grado di muoversi e riprodursi. Proprio come i vari organi del nostro corpo hanno una struttura che consente loro di svolgere le specifiche funzioni, così le nostre cellule hanno una complessa architettura interna che permette lo svolgimento delle loro funzioni.

In sintesi potremmo dire che le cellule sono le unità biologiche funzionali e strutturali di base Essa è costituita:

1. dalla membrana cellulare ( formata da fosfolipidi e proteine ), la quale permette il passaggio di sostanze necessarie alla cellula;

2. dal nucleo, che a sua volta, pur essendo ricoperto dalla membrana nucleare, contiene il patrimonio genetico e cioè il DNA;

3. dal reticolo endoplasmatico, situato appena fuori il nucleo, contiene i ribosomi, i quali servono a produrre le proteine;

4. dall’apparato del Golgi il quale si occupa di ricevere le proteine dai ribosomi racchiudendola in vescicole che manda ad ogni parte della cellula;

5. dai lisosomi, che sono vescicole contenenti enzimi che servono per digerire le sostanze che vengono loro inviate;

6. dai mitocondri ( contenuti nelle cellule animali ) e dai cloroplasti ( contenuti nelle cellule vegetali ) i quali vengono utilizzati per la produzione di energia, cioè ATP;

7. dalle ciglia e dai flagelli, i quali sono costituiti da microtubuli utilizzati dalcellula - METABOLISMO, LA RESPIRAZIONE, RESPIRAZIONE AEROBICA DELLA SOSTANZA ORGANICA" class="text">la cellula per regolare il suo movimento.

MATERIALE UTILIZZATO:

vetrino porta-oggetti;

ansa;

becco Bunsen;

batterio;



pinza di legno;

colorante violetto di genziana;

olio di cedro;

pipetta;

bacchette di vetro;

vaschetta di plastica;

acqua distillata;

microscopio;

PROCEDIMENTO:

L’esperienza ha avuto inizio prendendo l’uso di un vetrino porta-oggetti; al centro del vetrino è stata posta una goccia di acqua distillata. In contemporanea è stata presa una vaschetta di plastica aventi tra i due bordi, due bacchette di vetro; successivamente il vetrino è stato posato sopra le due bacchette poco distanti tra loro in modo da poter sorreggere quest’ultimo.

Arrivati fino a questo punto si è avuto inizio dell’esperienza procedendo con le fasi qui sotto elencate:

Distensione.

In un secondo tempo si è preso l’uso dell’ansa, una bacchetta di ferro avente la punta ripiegata a cerchio; la punta dell’ansa è stata sterilizzata ponendola sopra la fiamma del becco Bunsen, ed in seguito la si è fatta raffreddare; approfittando di questo momento, con la punta dell’ansa, si è potuto prelevare una piccola parte di batterio, contenuto in un piccolo contenitore, e la si è posta sopra il vetrino.



Essiccamento.

In questa fase il vetrino è stato posto sopra la fiamma del becco Bunsen mediante l’uso della pinza di legno; il vetrino viene così posto da poter fare dei movimenti rotatori affinché quest’ultimo si asciughi.

Fissazione.

Il materiale ( batterio ) posto sopra il vetrino è stato aderito con il vapore prodotto facendo passare il vetrino nella fiamma per tre volte.

Colorazione.

In quest’ultima fase il vetrino, ormai asciugato, è stato posato tra la due bacchette di vetro, poste sempre sopra la vaschetta; si è preso l’uso del violetto di genziana, cioè un colorante basico, il quale, con l’uso di una pipetta, è stato versato sopra il vetrino cui è stato fatto agire per un minuto. Fatto ciò, si è potuto eliminare il colorante eseguendo la pulitura del vetrino ed il liquido posto sopra ad esso è stato gettato all’interno della vaschetta. Successivamente è stato asciugato il vetrino sulla parte alta della fiamma del becco Bunsen, ed infine è stata eseguita l’analisi al microscopio, con obiettivo 100, obiettivo a immersione al quale tra la lente e il vetrino viene interposta una goccia di liquido ad alto indice di rifrazione e cioè, in questo caso, olio di cedro.


CONCLUSIONI:

Svolta questa esperienza posso concludere che il procedimento è stato effettuato in un primo tempo con una parte di procedimento dell’esame a fresco e l’altra utilizzando i procedimenti della colorazione semplice, e cioè:

distensione

essiccamento

fissazione

colorazione

OSSERVAZIONI:

Per quanto riguarda le mie osservazioni, pur tenendo conto che non si è potuto conoscere che tipo di batterio fosse stato analizzato, posso sicuramente affermare che nel colorante si sono evidenziati  dei microbi, i quali sono qui sopra rappresentati.






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