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CONSEGUENZE DELLA TEORIA DELLA RELATIVITA’



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CONSEGUENZE DELLA TEORIA DELLA RELATIVITA’


Possiamo sicuramente affermare che le teorie relativistiche hanno stravolto le concezioni della fisica classica togliendo a concetti, come lo spazio e il tempo, il valore di assolutezza che possedevano prima del Novecento.

Non solo i concetti espressi dalla fisica classica entrano in crisi: difatti tutto il mondo delle ideologie ottocentesche e dei valori tradizionali perde la centralità nel sistema culturale del XX secolo.


Ma a differenza delle epoche precedenti, durante le quali ad un sistema di ideologie che entrava in crisi se ne sostituiva un altro, inizia ora una nuova epoca culturale: in questo momento nessun principio riesce ad affermarsi fino a diventare un nuovo punto di riferimento per la cultura europea.


Le nuove scoperte scientifiche sono in stretto rapporto con l’ambiente artistico-culturale: si possono trovare, infatti, nelle arti, nelle letterature, nelle scienze, elementi comuni che dimostrano un rapporto di reciproca influenza tra le varie discipline.




Di questo fatto è testimone uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei: Luigi Pirandello.

















Luigi Pirandello


Pirandello nacque nel 1867 vicino ad Agrigento da un’agiata famiglia borghese. Pirandello è uno degli scrittori più importanti del nostro secolo perché rappresenta le ansie e le angosce degli uomini contemporanei.

Pirandello si laureò a Bonn, in Germania, e poi, tornato in Italia, si dedicò alla letteratura e al giornalismo finché una crisi economica non lo costrinse alla professione di insegnante. A causa di questo disastro economico la moglie, il cui equilibrio psichico era già abbastanza fragile, ebbe una crisi che la sprofondò irreversibilmente nella follia, così che Pirandello dovette chiuderla in una casa di cura. Lei lo tormentò per molti anni con la sua patologica gelosia, che l’autore concepì come “trappola” che imprigiona e soffoca l’uomo.

Pirandello nel 1910 ebbe il primo contatto con il mondo teatrale, tanto che qualche anno dopo lasciò l’insegnamento per dedicarsi totalmente a questo nuovo mondo. Creò anche una comnia teatrale con cui viaggiò in Europa e in America. Pirandello aderì al fascismo, così da ottenere gli appoggi del regime e continuare il suo lavoro, anche se ebbe un rapporto abbastanza ambiguo con questo: d un lato esaltava l’energia vitale che spazzava via le forme fasulle dell’Italia post-unitaria, dall’altro lato si era reso conto della pomposità e del carattere vuoto del regime.

Pirandello nel 1934 vinse il premio nobel per la letteratura. Morì a Roma a causa di una polmonite, mentre stavano girando un film tratto dal suo romanzo Il fu Mattia Pascal.


Pirandello si formò nel periodo di una duplice crisi: quella storica e sociale dell’Italia, e quella della cultura positivistica, la caduta cioè dei valori e delle certezze acquisite, della scienza, del progresso, che si esprimeva attraverso la poetica contemporanea dell’autore del decadentismo.

Questa crisi trovò in Pirandello una delle sue più importanti espressioni: l’uomo non è più in grado di conoscere il mondo esterno e se stesso, ognuno percepisce la realtà non per quello che è realmente, ma per come la vede il soggetto, a seconda dell’educazione ricevuta, del momento preciso, dell’umore. Proprio da qui deriva il concetto di relativismo di Pirandello, che lui espresse soprattutto grazie al teatro.







Visione del mondo e poetica: il relativismo

La poetica di Pirandello si basa su una concezione vitalistica, affine a quella del filosofo Bergson, cioè interpreta la realtà come un “perpetuo movimento vitale”, un “flsso continuo”; ogni cosa che si stacca da questo flusso è destinato ad irrigidirsi e a morire.

Lo stesso avviene per l’uomo: infatti la vita è un libero fluire degli istinti umani, ma noi tendiamo a cristallizzarci in forme individuali che noi stessi ci imponiamo; queste “maschere” sono di due tipi: una attribuita da noi stessi e una che ci viene imposta dalla società, e queste ci imprigionano nella trappola delle convenzioni sociali.

Non solo noi stessi però ci diamo una maschera, anche gli altri ci danno delle forme, quindi noi crediamo di essere “uno”, ma siamo tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci guarda.

Ciascuna di queste “forme” è una maschera e sotto questa non c’è un volto definito: non c’è nessuno, anzi, c’è solo un fluire indistinto di stati in perenne trasformazione. In questo modo, l’autore disgrega l’”io” in tanti stati incoerenti.

I personaggi pirandelliani, coscienti di questa inesistenza dell’”io”, avvertendo di essere un ”nessuno”, si ritrovano in una situazione di smarrimento, di solitudine, soprattutto quando capiscono che gli altri interpretano la loro sofferenza attraverso “maschere” che arbitrariamente impongono.

Pirandello fa, in questo modo, una critica alla società borghese dell’epoca, artificiosa e fittizia, però non vede via d’uscita, a parte tre forme di salvezza relativa che conferisce ai suoi eroi: il suicidio, la pazzia (carattere autobiografico, in quanto la moglie era pazza) e nel vedersi vivere, che però è un po’ come morire (perché in questo modo non si vive la vita, ma la si vede da fuori).

Pirandello, nel suo pessimismo radicale, critica il reale e mostra la sua concezione relativa della realtà e dell’interiorità.












In Inghilterra, sotto l’influsso delle idee di Henri Bergson e William James, i quali:

riconoscevano l’esistenza dell’interiorità dell’uomo, completamente diverso dal reale;

proponevano una distinzione fra tempo della scienza, quello scandito da un orologio, e tempo della vita, quello interiore, che muta continuamente (Bergson);

riconoscevano la coscienza come un flusso indistinto che scorre nella mente (James),

si fece strada uno dei più importanti scrittori dell’epoca: James Joyce.



James Joyce

Joyce nacque in Irlanda, a Dublino, nel 1882, primogenito di una famiglia benestante cattolica e nazionalista, e morì in Svizzera nel 1941.

L’autore può essere considerato uno dei più influenti scrittori del XX secolo.

Il suo carattere anticonformista e critico nei confronti della società e della chiesa trova ampio spazio nelle sue opere, ambientate tutte in Irlanda, la sua terra natia, dalla quale era partito verso un esilio volontario con la moglie Nora. Visse a Zurigo, Pola e infine Trieste, che dovette lasciare a causa dello scoppio della guerra per tornare di nuovo a Zurigo. Si trasferì poi a Parigi e, nuovamente a causa di una guerra imminente, tornò a Zurigo, dove morì.




Joyce, influenzato dalla teoria del flusso di coscienza, fino a quel momento espressa con il monologo interiore diretto, andò oltre, con l’uso del monologo interiore indiretto, nel quale il personaggio passa improvvisamente da un pensiero ad un altro senza rispettare le regole grammaticali e sintattiche.

Per esempio nell’”Ulysses”, il capolavoro di Joyce, nonché il punto d’arrivo della sua sperimentazione, lui descrive gli avvenimenti di un solo giorno, il 16 giugno 1904, di tre personaggi di Dublino: Leopold Bloom, un uomo comune, sua moglie Molly e l’artista Stephen Dedalus. Questo romanzo non ha un intreccio tradizionale, ma è basato sulla vita di tutti i giorni e sulla vita interiore dei personaggi. Nella prima parte Joyce si focalizza su Dedalus che, rifiutato dal padre, cerca una ura per sostituirlo; poi si concentra su Leopold e descrive la sua giornata da giornaliere finchè non incontra Dedalus, con il quale torna a casa, ma sua moglie è già a letto.

Il monologo di Molly si trova nell’ultima parte del romanzo e ne è la conclusione.

I pensieri della donna sono presentati come affiorano nella sua mente; infatti l’autore non interviene a spiegarli, riordinarli, commentarli. La cosa più evidente è l’assenza di punteggiatura e connessioni logiche, l’uso della prima persona, la ripetizione di parole ed immagini.


Anche in arte si vede la ripercussione delle nuove scoperte e delle nuove filosofie: infatti troviamo come portavoce del sentimento di cambiamento un famoso pittore francese: Pablo Picasso


Pablo Picasso


Pablo Picasso è considerato il genio indiscusso dell’arte del XX secolo.


Pablo Picasso y Ruiz nasce a Malaga il 25 ottobre 1881 da Josè Ruiz Blasco e Maria Picasso y Lopez.


primi dipinti: All’età di 8 anni, a Malaga, Pablo inizia a produrre le sue prime opere, nelle

quali si vede l’importanza dell’accademismo e il rispetto delle regole del mestiere.

Il padre gli insegna le tecnioche del carboncino e del chiaroscuro.


Picasso riesce ad entrare e a concludere brillantemente sia l’accademia delle belle arti, che l’’academia rèal di san fernando, dove da subito si nota la sua predilezione per il modernismo e le avanguardie, infatti privilegia le grandi pennellate, i piani allungati ed appiattiti, le ure allungate.


a madrid: dipinge Il Morto e Il funerale di Casagemas, dedicati all’amico Casagemas, suicidatosi per amore.

Questi due dipinti, caratterizzati dal simbolismo, sono le sue prime opere del periodo blu.


il periodo blu (1900-l904): La predilezione, in questo periodo, per il blu, lo eleva a colore predominante per molti anni.

Questo periodo è segnato anche da un forte simbolismo.


Picasso si concentra su soggetti che rispecchiano la miseria dell’essere umano, la solitudine e la povertà.


I dipinti sono tragici, semplici, essenziali;

lo sguardo e i gesti dei soggetti sono malinconici.


Picasso osserva gli amici nei suoi momenti più malinconici e li riproduce nel suo studio.

I colori scelti diventano sempre più scuri e cupi.


Autoritratto: Prima di partire per Barcellona da Parigi, nel 1901, Picasso si rappresenta fermo, immerso nel blu, rappresentato con colori cupi tendenti anch’essi al blu scuro; è scavato in volto, ha la barba ed è avvolto fino al collo da un misero cappotto.



L’apice del periodo blu (1903-l904): a Barcellona non smette di dipingere e le sue opere hanno come colore centrale l’azzurro ed un’atmosfera patetica.


Tra il 1903 e il 1904 trascorre il periodo in cui la sua produzione “blu” è la più bella; dipinge opere come Celestina.


a parigi : nel 1904 torna a Parigi: nulla è inizialmente cambiato però si dedica ad un allungamento dei corpi e dei dettagli.


Donna con corvo e Il pasto frugale gli aprono le porte del periodo grigio e del rosa.


Pasto frugale: dipinto nel 1904 a Parigi, rappresenta una povera coppia di operai ritratti davanti la loro misera cena. Si vede una tovaglia sgualcita,  un unico piatto vuoto e un pezzo di pane, un bottiglione e due bicchieri.

La donna guarda verso l’osservatore, ma sembra non vederlo; è triste e pensosa. L’uomo la abbraccia e guarda di lato, come distratto da qualcosa.



I colori qui puntano verso il rosa ed il grigio, infatti con questo quadro inizia il periodo rosa.


il periodo rosa o classico: nel 1905 si può dire che ci sia stato il passaggio dal periodo blu a quello rosa.


Questo periodo è un richiamo al Rinascimento italiano, infatti si vede subito un equilibrio tra fondo e ure, tra massa e colore, con una più dolce e delicata malinconia.

Le ure sono esili, ma immerse nella gioia di vivere, nella luminosità, lontane da simbolismo e allegorie.


il periodo negro o protocubista(1907): questa nuova epoca si apre grazie alle sculture di arte africana che circolano nei mercati parigini.

C’è all’inizio una contraddizione:

la tendenza decorativa legata alla superficie;

l’attenzione verso il volume;

l’uso dell’ombreggiatura in modo non tradizionale;

la messa in dubbio della prospettiva.


Picasso crea Les demoiselles d’Avignon, il più importante quadro del XX secolo, dopo aver scoperto nel 1907 l’arte africana.


La ura umana femminile è al centro dell’attenzione.


Si vede subito una violenta rottura delle forme;

quest’opera è l’inizio di una visione nuova che sconvolge le regole della pittura e trasgredisce l’idea tradizionale dello stile.


Inizialmente Picasso voleva rafurare 7 ure, 5 donne, prostitute, e 2 uomini, un marinaio ed uno studente con un teschio in mano, raggruppandole all’interno di un postibolo con una natura morta, fiori, frutta e tendaggi.

Poi elimina uomini e fiori, lasciando le 5 donne e della frutta in primo piano in uno spazio poco profondo.


Le forme sono essenziali, taglienti, angolose. I volti sono disegnati con estrema chiarezza anche se stilizzati.


Le due ure al centro:

differiscono dalle altre tre, dipinte dopo aver incontrato la scultura africana, nella quale il “primitivo”, non rappresenta l’oggetto, ma ciò che sa di esso con una semplificazione e stilizzazione estreme.


Le tre ure:

i tocchi di verde e blu ricreano le tipiche maschere africane; sono infranti i canoni della prospettiva tradizionale perché della donna seduta, pur essendo ripresa di schiena, si vede il viso, un seno e la schiena contemporaneamente.


Inizialmente nessuno accetta il nuovo indirizzo artistico, poi cambiano idea.


Nelle ure protocubiste, c’è una violenta ricerca di una nuova struttura del corpo umano, secondo l’importanza della fusione tra linee, disegno e contorno.

Le distanze e le prospettive vengono superate da una ricerca verso qualcosa di nuovo.



i piccoli cubi: nel 1908, Picasso torna a Parigi con dei dipinti di paesaggi stilizzati, a discapito del colore.


Il periodo cubista si può suddividere in tre fasi: Periodo iniziale, analitico e sintetico.


periodo cubista: Braque e Picasso sono legati da una forte amicizia;

cercano insieme un metodo artistico comune ed impersonale, infatti eliminano la firma sul quadro e la riportano dietro.

Loro ricercano una diversa plasticità e architettura dei corpi, usano toni pastello rosa e bruni, sorpassano la bidimensionalità mostrando tutti i lati dell’oggetto.




Il nuovo stile è nato non da una teoria, né con l’obiettivo di creare una scuola, ma è diventato comunque di portata internazionale (futurismo-italia; verticismo-inghilterra).


cubismo analitico: Braque e Picasso non dipingono più dal 1910 al 1912 per i saloni cubisti; i loro lavori sono sempre più astratti; si interessano a solidi geometrici e colori monocromatici.


Braque à si interessa della vibrazione dei colori secondo la luce;

Picasso à si interessa della resa plastica degli oggetti.


I due adottano la tela di forma ovale, poi inseriscono sectiune da gioco, strumenti musicali, bottiglie .


Ritorna il colore grazie agli oggetti inseriti e al collage.


cubismo sintetico: si iniziano a creare sculture, costruzioni cubiste, realizzate con i materiali più poveri e diversi., come latta, cartone, ferro, legno, ecc.


Il cubismo è un metodo per conoscere gli orizzonti ed i confini della pittura e farla uscire dalle limitazioni.


Dal momento sintetico, il cubismo diventa un metodo espressivo per mostrare alla vista ciò che sui può vedere con l’intuito, così da rilevare la reale integrità delle cose.


Allo scoppio della guerra civile snola, Picasso si trasferisce nella camna vicino a Versailles, mentre molti suoi amici si arruolano nella resistenza.

Lui è tenuto al corrente e le notizie sono pessimistiche.

Nel 1936 accetta la nomina di prado repubblicano; scrive una lunga poesia e dipinge quadri: vengono venduti per supportare la rivolta civile.

Nel 1937 il governo francese organizza un’esposizione internazionale delle arti e delle tecniche.

Per il padiglione snolo picasso decide di rafurare la città basca di Guernica, rasa al suolo dai bombardamenti tedeschi.


Guernica: tela di 3x8 metri.

Le ure:

il toro, che rappresenta il Minotauro, simbolo di bestialità;

la lampada ad olio posta al centro dell’opera, che simboleggia la ragione che non comprende il bombardamento a la distruzione che questo causa;

il cavallo ferita simboleggia il popolo snolo ormai agonizzante;

la madre con in braccio il bambino morto mostra gli affetti della violenza e la sofferenza;

nel basso c’è un cadavere con una stigmata sulla mano sinistra, come simbolo di innocenza verso la crudeltà nazi-fascista, e un fiore nella mano destra, come simbolo di pallida speranza per il futuro.

Picasso decide di usare colori come il bianco, il nero, il bruno e l’azzurro, in modo da far risaltare l’essenzialità, la mancanza di vita, la disperazione.

Guernica diventa il simbolo del pacifismo mondiale.


Durante la seconda guerra mondiale, Picasso rimane a Parigi, dove scrive un testo teatrale e dipinge numerose opere.

Quando i tedeschi controllano Parigi, su esempio dell’amico éluard, picasso si iscrive al partito comunista perché l’attività artistica è come quella politica.

Anni dopo, per l’impegno nella sua arte, riceve una medaglia.

Nel 1950 dipinge Massacro in Corea, contro la guerra in Corea.

Picasso muore l’8 aprile 1973.









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