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EUGENIO MONTALE

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EUGENIO MONTALE.

Un testimone del nostro tempo.

Montale è uno degli intellettuali italiani del ‘900, elevati dalla critica e dal pubblico al ruolo dei classici del nostro tempo;

Nato a Genova nel 1896, di agiata famiglia borghese, di carattere riservato, scontroso e appartato;ù

Svolge degli studi irregolari con la passione per il canto;

I paesaggi liguri sono elementi essenziali della sua prima stagione poetica che incomincia nel 1916, data della prima pubblicazione di Meriggiare pallido e assorto, il più remoto degli “Ossi di Seppia”;



Partecipa come volontario alla I guerra mondiale: a differenza di altro scrittori-poeti (Ungaretti – Gadda) questa esperienza non lascia che deboli tracce nella sua opera;

Ciò che lo spinge a scrivere è il trauma tutto esistenziale e intimo: un senso di profonda estraneità alla vita e al mondo sta all’origine della sua poesia;

Al ritorno dal fronte, si reca a Genova, dove frequenta Sbarbaro e altri;

Prende contatto con l’ambiente liberale torinese e collabora come critico letterario ad alcune riviste;

Nel 1925 pubblica “Ossi di Seppia”;

L’esperienza torinese vale anche come scuola di antifascismo: egli firma il “Manifesto degli intellettuali antifascisti” del Croce à a questa scelta di campo politico e di rigore morale non verrà mai meno;

La sua prima poesia prevede il programmatico rifiuto di ogni eloquenza, di ogni fede o mitologia positiva e di ogni facile consolazione;

A Genova non ha un’occupazione che gli consenta l’indipendenza dalla famiglia: va a Milano e poi Firenze, dove frequenta gli ambienti letterati e consce Gadda, Vittoriani e altri;

Collabora alle riviste dell’ermetismo fiorentino, i cui giovani rappresentanti lo sentono e lo leggono come un maestro à il rapporto di Montale con l’ermetismo rimarrà sul piano poetico, tangenziale, anche se nelle “Occasioni” per certi temi e certa oscurità suggestiona non poco gli ermetici;

Gli ermetici hanno una poetica della parola mentre Montale sostiene la poetica di cose e oggetti;

Decisiva è la lettura di autori stranieri e in particolare Eliot;

La II guerra mondiale incide su Montale molto più della prima: è una catastrofe che conferma e accentua il senso di disagio esistenziale, l’originale sfiducia nel reale e nella storia, da sempre costitutivi della sua lirica;

Nel 1945 fonda il quindicinale “Il Mondo”;

La sua lirica non può e non vuole ridursi a poesia politica: di fronte al fasciamo e al nazismo “ha optato come uomo” ma come poeta ha sentito che il combattimento avveniva su un altro fronte à il disagio espresso dalla sua poesia non è solo storico ma anche cosmico, investendo la condizione umana nella sua totalità;

Nel dopoguerra il suo credo negativo lo porta a rifiutare la militanza nelle opposte chiese nera e rossa (comunismo e cattolicesimo) che dividono l’Italia;

Il mondo della guerra fredda, minacciato da un conflitto atomico, la società europea avviata verso un insensato sviluppo tecnologico e consumistico ripropongono in lui ancor più vivo e acre il senso di un rapporto disarmonico con la realtà;

Nel 1956 pubblica “La Bufera e altro”;

Montale tace come poeta: dal 1948 trasferitosi a Milano, vive facendo il giornalista come osservatore culturale per il “Corriere della Sera” e poi come critico musicale;

Negli anni ’60 quando riprende ascrivere testi, la sua poesia appare profondamente mutata nelle forme e nei toni (ironici, satirici, sarcastici nei confronti dell’insensatezza generale) e sorprende tutti à si mostra assai prolifico, in ragione di una poesia spesso epigrammatica;

Nuovo Montale non viene meno alla propria profonda natura: in forma nuova tocca i temi di sempre;

La morte della moglie lo rimette tragicamente di fronte a una situazione tante volte oggetto di poesia;

Dagli anni ’50 giungono al poeta importanti riconoscimenti e nel 1975 riceve il premio Nobel;



Nel 1981 muore pur sempre appartato e scontroso.


Ossi di Seppia.

Sono un’opera che, nonostante non sia la migliore in assoluto, ha profondamente inciso nella cultura novecentesca ed è la raccolta montaliana più popolare;

Con questa raccolta, Montale entra nel novero di quei poeti che hanno dato voce al disagio dell’uomo contemporaneo, conuratosi, dopo gli anni del decadentismo estetizzante, sempre più spesso come dolorosa inettitudine alla vita (Svevo, Pirandello, Eliot . );

Vengono composti fra il 1916 e il 1925;

Per Montale D’Annunzio è un idolo da combattere ma anche da “attraversare”, come ha fatto Gozzano, perché tra i padri è il più ingombrante e il più innovatore à per attraversarlo sono decisive l’ironia gozzaniana, il minimalismo antiloquiente di crepuscolari e l’espressionismo di alcuni vociani (Sbarbaro);

La sua inclinazione alla discorsività è agli antipodi con il frammentismo di Ungaretti;

“I Limoni”: sono il testo chiave della poetica montaliana:

in polemica aperta con i “poeti laureati” (D’Annunzio);

Montale si colloca fra i poeti “poveri”, riecheggiando tante dichiarazioni antiauliche dei crepuscolari (Corazzino) ed elegge i semplici e comuni limoni come pianti tutelari della sua poesia;

lessico e infiniti stilemi arcaicizzanti, aulici e dannunziani, accostati a produrre “scintille” con lessico e stilemi del linguaggio discorsivo comune e dell’umile quotidianità;

polemica antidannunziana e la scelta antieloquente mostra subito il risvolto ideologico ed esistenziale:

non è possibile una poesia eloquente perché non ci sono verità positive da affermare, da cantare a voce  spiegata;

predilezione per forme scabre e aspre, correlativi formali di quel disagio che non di rado attingono moduli dall’espressionismo vociano e suggestioni addirittura dall’esperienza petrosa di Dante;

talvolta notiamo l’adozione di arcaismo e termini aulici;

suoni e oggetti designati introducono a volte al paesaggio ligure, colto nei suoi aspetti più aspri, con scabra essenzialità: questo paesaggio ha a che fare con la condizione interiore del poeta, che nei suoi connotati riconosce il segno della propria angoscia e aridità interiore;

il paesaggio e i pochi eventi che in esso accadono sono “correlativi oggettivi” dell’animo del poeta: all’oggetto simbolico egli affianca il commento psicologico ed esistenziale à quando in “Arsenio” e “Occasioni” cadrà il commento e rimarrà la pura rappresentazione di oggetti, eventi, personaggi, la poetica del correlativo oggettivo sarà pienamente realizzata;

la fusione di situazioni, oggetti (simbolici) e commento dà il tono peculiare e inconfondibile della raccolta;

temi essenziali: disarmonia, angoscia, male di vivere in un paesaggio scabro;

Montale torna ossessivamente su questa condizione fondamentale del suo animo: la vita felice e autentica è altrove à come Leopardi afferma che la vita è tedio, legge inalterabile di sofferenza;

Montale si ritiene vicino al “quid” rivelatore e liberatore, a un passo dall’afferrare la vita, spezzare la catena della necessità, dare un senso all’esistere à egli concependo l’arte come sostituto di vita, ritiene la poesia come lo strumento e la forma essenziale di questa ricerca;

Quale sia l’evento “miracoloso”che lo metta “nel mezzo di una verità”Montale non lo sa: nei “Limoni” egli aguzza gli occhi e tien desta l’attenzione per vedere se succede qualcosa; più tardi attribuirà il miracolo che pare abbia beneficato altre persone a oggetti insignificanti;



In “Cigola la carriola” viene affrontato il tema del “miracolo”: in uno specchio d’acqua pare formarsi un’immagine, ma presto è inghiottita: il tempo perduto non può essere recuperato, il miracolo non è accaduto e il poeta è ricacciato nel tedio di sempre;

Con “Arsenio”,il suo primo alter ego oggettivo, ci imbattiamo in un personaggio che non riesce a svellere le proprie viscide radici e tuffarsi nel mare sconvolto dal turbine di un temporale, momento e luogo finalmente propizi per liberarsi dal male di vivere: Arsenio è attratto ma non riesce a compiere il passo decisivo, rinuncia e ritorna alle consuetudini di sempre simboleggiate dai villeggianti;

Alcuni oggetti e immagini dei “Ossi di Seppia”ritornano in altre raccolte: il sole col suo tendere alla luce solare costituisce una metafora della ricerca della felicità, del senso dell’esistenza; questa immagine verrà ripresa con la donna-assente, Clizia-girasole, nelle “Occasioni”e”Bufera”;


Gli sviluppi della lirica montaliana.

Sviluppo fra “Ossi di Seppia”,”Occasioni” e “Bufera”:

gran parte dei capisaldi del primo Montale sono ancora validi e medesimi sono i problemi esistenziali;

mutano le circostanze storiche e personali: la riflessione si approfondisce, il disagio si radicalizza e il linguaggio sperimenta qualche soluzione nuova;

“Le Occasioni”: opera di più teso lirismo e di più ardua decifrazione, in cui la poesia viene risolta nell’oggetto, sopprimendo il commento psicologico e rendendo il discorso oscuro:

mutamento del paesaggio che, a parte qualche caso (La casa dei doganieri) non è più quello ligure, è quello toscano, colto in componimenti inquietanti: segno che l’animo montaliano non muta per mutar di luoghi;

il paesaggio non è più protagonista come negli “Ossi”: alla poesia spaziale della prima raccolta si sostituisce una poesia temporale, spesso memoriale;

è una poesia relazionale: in passato lui dialogava con presenze astratte o con il paesaggio, ora apre o tenta di aprire un dialogo con persone concrete, anche se per lo più assenti materialmente o presenti solo nella memoria personale;

ingresso prepotente del motivo dell’amore e del dialogo con la donna assente, ma carico di implicazioni simboliche: la vicenda d’amore, amore lontano, impossibile, è un’oggettivazione del senso di isolamento esistenziale che da sempre tormenta il poeta e una ura dell’isolamento culturale e politico dell’intellettuale negli anni della dittatura;

a Clizia, la donna-girasole, Montale attribuisce fattezze stilnoviste (valore metaforico-esistenziale): talvolta è paragonata a un angelo o a un uccello che giunge, con personale sofferenza, da distanze remote a dare alla vita del poeta quel poco di senso che le rimane;

“Bufera e altro”: segna un’irruzione della realtà nella poesia:

è vivo il riflesso della sua condizione storica, della sua attualità di uomo;

rappresenta un universo totalmente sconvolto dalla guerra storica e cosmica e dall’insensatezza umana;

troviamo un tensione metafisico-religiosa come ancora di salvezza cui affidarsi nel momento della massima disperazione esistenziale;

finita la guerra storica, non cessa quella cosmica: all’orizzonte storico si profila una guerra totale ancora più assurda à in attesa di quella l’insensatezza non è minore;

il finale segna l’esaurirsi anche dell’ultima ipotesi di possibilità che un varco esista e si manifesti: non resisterà alla nuove bufere che si profilano, sirà con chi l’ha concepito à conclude con la unica certezza che non c’è scampo se non con l’estinzione;



accanto al negativo c’è una positività minima “resistenziale”: la ricerca non è conclusa (Leopardi);

il lascito montaliano è un resistere ancorati alle minime negative certezze dell’esistere;

l’ultima poesia montaliana al suo primo apparire dopo sette anni di silenzio totale, sorprese tutti per la novità di modi e toni e in definitiva di una poetica (ma non di una ideologia);

alla poesia spetta il ruolo di un esercizio di annotazione diaristica in cui l’autore esplicita discorsivamente le occasioni che lo sollecitano, come nascondendo dietro di esse la propria vera personalità, o meglio alienandola in una serie di maschere;

si cela l’amarezza per la disillusione e lo strazio che arreca un lutto personalmente catastrofico;

temi, concezione del mondo, ideologia pur nell’aggiornamento dei riferimenti filosofici e culturali sono nella sostanza in gran parte immutati.



LA RONDA” E “SOLARIA”.

La “Ronda”

Rivista che esce a Roma nel 1919 a cura di Baccelli, Cecchi e Cardelli fino al 1923;

Sin dal titolo si qualifica come “ritorno all’ordine” e controllo della situazione letteraria;

Caratteristiche: prosa di elaborata compostezza, ripudio dell’urgenza biografica dei vociani o del velleitarismo futurista, ritono ai classici;

Pulizia formale, scrupolo artigianale, teorizzano e realizzano un modello di prosa raffinata;

Mancanza di schierarsi contro “qualcosa”;

Non vogliono avvallare la cultura del fascismo;

Maggiore esponente VINCENZO CARDELLI:

la sua poesia obbedisce a un ideale di “eloquenza ragionativi e discorsiva”, che ammette l’uso di tutti gli artifici retorici ma con la discrezione, il senso della misura

ricerca di naturalezza, proprio della tradizione che va dal Petrarca al Leopardi (modelli)

caratteri salienti: discorso pacato, moraleggiante, riflessivo;

poesia facile, semplice e prevede rigore formale e neutralità delle tematiche;


“Solaria”

Rivista che esce a Firenze nel 1926 a cura di Carocci e Ferrata e dura fino al 1936;

Convergono e trovano approfondimento istanza presenti nel dibattito letterario: raccolse il meglio della cultura borghese operando una sintesi attiva tra le antiche istanze dell’europeismo e il rigore letterario di impostazione rondiana;

Si formò e collaborò Vittorini;

“salariano” significava antifascista, europeista, universalista, antitradizionalista;

interessi che vanno al di là del frammento (come per i rondisti): mirano a provincializzare l’Italia, si interessano alla poesia francese, teorizzano un’arte drammatica e umana, si orientano a passare dal frammento al romanzo;

narrativa di carattere lirico, evocativo, sospesa in un alone magico;

scavo psicologico e rievocazioni.







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