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GIOVANNI VERGA: VITA E OPERE

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GIOVANNI VERGA: VITA E OPERE


Personaggio schivo, solitario, malinconico, Verga si è dedicato per trent’anni (1860-90), con estrema coerenza e continuità, all’attività letteraria. La sua natura riservata non deve tuttavia far pensare a un solo isolamento nella società letteraria: fra il 1873 3 il 1890 egli fu al centro dell’attività letteraria dell’ambiente milanese che era all’avanguardia della ricerca artistica in Italia. Solo dopo il 1890, tramontata l’epoca del Verismo e affermatosi, con D’Annunzio, il romanzo decadente, si può parlare di un vero e proprio isolamento di Verga.

Nato a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri di antica discendenza nobiliare, Giovanni Verga aveva vent’anni quando Garibaldi guidò in Sicilia l’impresa dei Mille. Per un giovane educato ai valori romantico – risorgimentali, quell’ evento segnò una data memoriale: egli resterà sempre fedele ai valori dell’unità nazionale e al culto del risorgimento.


1840-l865



Nato a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri di antica discendenza nobiliare, Giovanni Verga aveva vent’anni quando Garibaldi guidò in Sicilia l’impresa dei Mille. Per un giovane educato ai valori romantico – risorgimentali, quell’evento segnò una data memoriale: egli resterà sempre fedele ai valori dell’unità nazionale e al culto del risorgimento.

Ad undici anni inizia gli studi alla scuola di Antonino Abate, letterario e patriota, e, poi, del canonico Mario Torrisi. Il tipo di educazione ricevuta è, sul piano politico, patriottica risorgimentale e, sul piano letterario, sostanzialmente romantica.

Si iscrive alla facoltà di legge ma non termina gli studi, tutto preso dalle vicende storico-politiche (dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia). Di questa educazione testimoniano le prime prove narrative: l'inedito Amore e patria,ispirato alla rivoluzione americana e scritto a 17 anni, I carbonari della montagna pubblicato nel 1861 a spese dell'autore il quale vi impegnò la somma destinata al proseguimento degli studi di giurisprudenza che infatti interruppe. Nello stesso anno si arruola nella guardia nazionale di Catania e svolse un’intensa attività di giornalista (fu tra i fondatori e i redattori di tre giornali, il primo dal titolo assai significativo, «Roma degli Italiani», che ebbero tutti una breve durata). Nel 1863 il periodico fiorentino 'Nuova Europa' pubblica a puntate il romanzo Sulle lagune. Una peccatrice (1866) e Storia di una capinera (1871).


1865-l872: PERIODO FIORENTINO

Dopo la morte del padre, nel 1865 si stabilisce a Firenze dove frequenta l'ambiente letterario di Francesco Dall'Ongaro, giornalista, professore di letteratura drammatica e autore del noto testo teatrale «Il fornaretto di Venezia». Conosce i poeti Giovanni Prati e Aleardo Aleardi e la scrittrice Caterina Percoto, autrice di racconti di ambiente paesano. Diventa autore di successo dapprima con il romanzo Una peccatrice (1866) ed in seguito con Storia di una capinera edita nel 1871. Fondamentale, negli anni fiorentini, è l'incontro con Luigi Capuana con il quale inizia un rapporto d'amicizia e un sodalizio letterario. Così scriveva ai familiari: «Firenze è davvero il centro della vita politica e intellettuale d’Italia; qui si vive in un'altra atmosfera.». comincia a proliferarsi anche un atteggaimento moralistico e critico ed un interesse per situazioni estreme ed esasperate che rivelano l’influenza della Scapigliatura. In questo periodo avvia la stesura di Eva.


1872-l894: PERIODO MILANESE

Si trasferisce a Milano, città in cui sono vivacissimi gli scambi letterari: nasce in quegli anni la Scapigliatura, attraverso la cui esperienza i letterati milanesi erano in contatto con le ricerche più avanzate deglia ltri paese, a partire dalla Francia. Qui Verga frequenta i salotti di Clara Maffei e di Vittoria Cima ed i caffè dove si ritrovano gli aristi, diventando così amico di diversi scrittori scapigliati, come i fratelli Boito, Praga, Gualdo.

Milano era anche la capitale economica del paese: studiando il comportamento della gente ed i meccanismi economici, il Nostro si convince sempre di più che l’epoca romantica è finita e che la’rte è diventata ormai un lusso inutile in una società dove dominano unicamente “ le Banche e le Imprese industriali”.

Tra il 1873 e il 1876 escono i romanzi Eva, Tigre reale, Eros, primo tentativo di romanzo oggettivo, la raccolta di novelle Primavera e altri racconti, e, nel 1874, il bozzetto di ambiente siciliano Nedda, novella ispirata alla narrativa filantropico-sociale, in cui, per la prima volta, la tematica mondana viene abbandonata. Nella seconda metà degli anni Settanta la sua scrittura diventa una scrittura narrativa come 'ricerca di verità'.
Nel 1877 Capuana inizia una battaglia letteraria per il Verismo e comincia a scrivere il romanzo Giacinta che appunto a quella poetica si ispira.
Nel 1878 in una lettera all'amico Salvatore Paola, Verga esprime quella che sarà la tematica dei Malavoglia: 'un lavoro' che sia 'una specie di fantasmagoria della lotta per la vita che si estende dal cenciaiolo al ministro e all'artista'
Nel 1881, preceduto dalle novelle di Fantasticheria (1880) e di Vita dei campi (1878), appare I Malavoglia, nello stesso anno in cui appare Malombra di Fogazzaro. L'imprevisto insuccesso del romanzo denota la preferenza dei lettori che tende verso il clima letterario creato dai romanzi di quest'ultimo.
Pur scoraggiato, Verga continua a pubblicare: I ricordi del capitano D'Arce (1881), Il marito di Elena (1882) e le raccolte di novelle Novelle rusticane (1883), Per le vie (1883, ispirate all'esistenza squallida della plebe cittadina e della gente della metropoli lombarda), Drammi intimi (1884).
Intanto inizia la nuova attività di autore per il teatro con alterne vicende di successi e di fiaschi: Cavalleria rusticana (interpretata dalla Duse) trionfa a Torino, In portineria cade a Milano.
Nel 1887 scrive Vagabondaggio (raccolta di novelle che riprende il tema delle novelle «Per le vie») e l'anno dopo esce a puntate su 'Nuova Antologia Mastro-don Gesualdo”.
Nel 1893 si ritira nella sua Catania dopo aver vinto una causa (contro il musicista Pietro Mascagni) per i diritti d'autore di Cavalleria rusticana: la cifra, cospicua, gli permette di ripianare i debiti. Vive in una sorta di isolamento scontroso, geloso dell'esagerata ammirazione che i suoi concittadini avevano per il poeta Mario Rapisardi (1884–1912). La sua naturale avversione agli intrighi che vedeva trionfare nel mondo letterario, e poi alcuni dispiaceri e lutti familiari, lo allontanarono sempre più dall'esercizio dell'arte.



In questo periodo, inoltre, Verga non riesce a completare ol progetto dei Vinti , che doveva indurlo a descrivere, attraverso cinque romanzi, la fisionomia dell’Italia moderna. Lavorerà a lungo al terzo romanzo del ciclo, La duchessa di Leyra, senza finirlo. 


1894-l922: RITORNO A CATANIA

Verga torna a risiedere a Catania, dove si stabilisce definitivamente, seppur con brevi soggiorni a Milano e a Roma dove, nel 1895 si incontra, insieme a Capuana, con Zola, maestro del Naturalismo francese.
Prosegue la produzione per il teatro: La Lupa è rappresentata a Torino nel 1896 ed un anno dopo scrive il dramma Dal tuo al mio, in cui rappresenta la lotta di classe nelle zolfatare da una propsettiva antisocialista.
Con l'andare degli anni si fa sempre più vivo in lui l'interesse per le vicende politiche: fedele alle sue idealità patriottiche e unitarie, si oppone al movimento separatista dei 'Fasci siciliani' e nel 1896 si fa sostenitore della necessità, per l'Italia, di una rivincita africana e di una più incisiva politica coloniale. Nel 1911 accoglie con entusiasmo la decisione della camna libica e nel 1912 aderisce al partito nazionalista.
Nel 1911 riprende a lavorare alla Duchessa di Leyra, ma scrive un solo modulo che sarà pubblicato postumo.
Negli anni che precedono la prima guerra mondiale, in un clima letterario che continua a preferire autori del post–verismo, le opere di Verga perdono interesse, ma dopo la guerra, in seguito al saggio 'Giovanni Verga' di Luigi Russo (1919), il riconoscimento dei suoi meriti si fa sempre più largo e unanime e l'arte verghiana comincia ad essere apprezzata in quello che ha di più originale e di più vivo.
Nel 1920 è solennemente festeggiato a Roma e a Catania in occasione del suo ottantesimo compleanno: le onoranze hanno il loro coronamento nella nomina a senatore il 3 ottobre.
Proprio quando comincia un momento più faverole per la sua fortuna di scrittore,    muore a Catania il 27 gennaio 1922, colto da una paralisi cerebrale.








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