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LA PRIMA GUERRA MONDIALE - LE CAUSE DEL CONFLITTO, SCOPPIO DELLA GUERRA E CARATTERI PRINCIPALI, L’ANDAMENTO DELLA GUERRA, CONSEGUENZE ECONOMICHE E SOC

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LA PRIMA GUERRA MONDIALE


LE CAUSE DEL CONFLITTO

Il 28 giugno 1914, a seguito dell’assassinio dell’erede al trono d’Austria, Francesco Ferdinando, avvenuto a Sarajevo ad opera di un nazionalista serbo, ebbe inizio un processo che rapidamente porto’ allo scoppio del primo conflitto mondiale. Le particolarità’ che fecero attribuire a tale conflitto il nome di “prima guerra mondiale” o “grande guerra” furono: il numero dei paesi in guerra, il nuovo tipo di combattimenti e le nuove armi, la complessità’ delle cause, il numero elevatissimo di perdite umane, i grandi mutamenti prodotti sulla scena internazionale.

CAUSE STORICO-POLITICHE      

Diversi storici hanno provato ad indagare fra le cause più’ profonde del conflitto, individuandone una fondamentale nella particolare situazione dell’impero austro-ungarico, costituito da almeno 10 nazionalità’ diverse, che causavano una certa instabilità’. Un’ altra causa importante e’ stato l’ espansionismo della Germania, che andava a creare un clima di tensione in Europa: in Germania si rivendicava un maggiore spazio vitale e una più’ decisa attività’ produttiva, senza contare che era diffuso il timore dell’ “accerchiamento” da parte di Francia e Russia, alleate nella Triplice Intesa. Da tenere in considerazione anche diversi punti di tensione a livello europeo: l’Alsazia-Lorena contesa tra Francesi e Tedeschi; la volontà’ di predominio sui Balcani, che interessavano sia la Russia che l’Austria; l’Inghilterra, da parte sua, era preoccupata dalla costante ascesa economica della Germania , che riguardava anche il predominio sui mari.



CAUSE ECONOMICHE

Il forte sviluppo del capitalismo nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti aveva portato i paesi più’ industrializzati ad una politica imperialistica, con la ricerca dell’espansione dei propri mercati e delle fonti di importazione. La Germania, ultima arrivata sulla scena economica e coloniale, era la potenza con l’ atteggiamento più’ aggressivo, mentre Inghilterra e Francia miravano alla difesa dei propri commerci. Inoltre i grandi trust e le industrie pesanti, guardando verso il grande sviluppo che la guerra avrebbe portato, facevano pressione sui rispettivi governi affinché’ adottassero una politica bellicosa.

CAUSE MILITARI

Negli Stati europei, in anni formalmente di pace, venivano preparati eserciti volti principalmente all’ offesa. Questo tipo di aggressività’ era maturato dall’idea che chi avesse colpito per primo, avrebbe ottenuto i migliori risultati.

CAUSE SOCIO-CULTURALI

Il contrasto tra neutralisti e interventisti , oltre che essere un discorso d’élite, interesso’ anche le masse popolari. In quegli anni stavano dilagando gli ideali del nazionalismo che spinsero poi i governi ad entrare in guerra: si stava consolidando quel legame che univa un popolo alla sua terra e si stava sviluppando la volontà’ di affermare , con qualunque mezzo, la propria nazione. Tali tensioni vennero probabilmente prodotte da una cattiva interpretazione delle teorie darwiniane, che influenzarono lo sviluppo degli imperialismi. Si diffondeva l’idea che la guerra fosse il mezzo attraverso cui si svolgeva la lotta per la sopravvivenza, che portava all’eliminazione del più’ debole per opera del più’ forte. In un momento iniziale, soprattutto dai giovani, la guerra venne vista da un punto di vista favorevole. I giovani partivano cosi’ per la guerra quasi con l’idea di vivere un’avventura.


SCOPPIO DELLA GUERRA E CARATTERI PRINCIPALI

La reazione austriaca all’attentato di Sarajevo si concretizzo’ con un ultimatum alla Serbia che mirava principalmente su tre richieste: soppressione delle organizzazioni irredentistiche, divieto di ogni proanda anti-austriaca , apertura di un'inchiesta, guidata da una commissione mista serbo-austriaca, relativa all’attentato. Il tono duro di tale ultimatum, le cui richieste portavano la Serbia in una posizione di umiliante subordinazione, e i tempi ristretti per fornire una risposta, solo 48 ore, non lasciavano dubbi sulla volontà’ di aggressione dell’Austria, che, pur non volendo scatenare un conflitto mondiale, voleva rilanciare la sua immagine a livello di potenza internazionale. Dopo il rifiuto della Serbia, l’Austria, respinta ogni possibile mediazione, il 28 luglio dichiaro’ guerra alla Serbia. Due giorni più’ tardi la Russia proclamava la mobilitazione generale, causando a sua volta la mobilitazione generale della Germania. In seguito la Germania dichiaro’ guerra prima alla Russia (1 agosto) e poi alla Francia(3 agosto). A questo punto vi fu un susseguirsi di dichiarazioni di guerra, dopo un fitto susseguirsi di azioni diplomatiche, che porto’ alla formazione di due grandi blocchi: Germania, Austria, Turchia(nov. 1914) e Bulgaria(ott. 1916) contro Francia, Russia, Gran Bretagna(4 agosto 1914), Italia(maggio 1915), Romania(agosto 1915)e Stati Uniti(aprile 1917). In aggiunta, con ruolo marginale, Giappone, Portogallo, Grecia e Cina. Le strategie dell’epoca, prevalentemente offensivistiche, predicavano la rapidità’ nel compiere le azioni militari; di conseguenza, il primo periodo del conflitto, circa sei mesi, fu caratterizzato dalla guerra di movimento e vide il prevalere dei militari sui politici. I restanti quattro anni, caratterizzati dalla guerra di trincea, videro i politici tornare in posizione di superiorità’. La condizione degli eserciti era inizialmente a favore di quelli dell’Alleanza, soprattutto di quello tedesco. Nello schieramento opposto, la Francia disponeva di un ottima artiglieria leggera, mentre l’esercito russo, basato soprattutto sul numero, si dimostro’ meno efficace. La Gran Bretagna, che introdusse la coscrizione obbligatoria solo nel 1916, poteva disporre della migliore flotta. Il conflitto assunse subito i caratteri di guerra totale: i vari Stati erano costituiti da un fronte interno, formato dall’intera organizzazione economica, tecnica, scientifica e burocratica, e da un fronte esterno, che riuniva milioni di uomini impiegati nei nuovi eserciti di massa e mandati a combattere nelle linee avanzate. Da segnalare inoltre l’aumento della produzione bellica e l’evoluzione delle tecnologie militari (artiglieria, carri armati, sottomarini, gas velenosi, aviazione)

L’ANDAMENTO DELLA GUERRA

LA PRIMA FASE DEL CONFLITTO

Scoppiata la guerra, le truppe tedesche invasero prima il Lussemburgo poi, nonostante la resistenza, il Belgio, per poi penetrare nel territorio francese giungendo a 35 km da Parigi. Questa azione era già’ stata progettata da tempo (all’interno del Piano Schlieffen prima del 1905) seguendo una linea che prendeva in considerazione prima l’invasione della Francia, cercando cosi’ di anticipare l’efficace esercito francese, per poi occuparsi della Russia, dotata di un esercito meno efficiente.  I francesi tuttavia riuscirono a bloccare l’avanzata tedesca sul fiume Marna dando cosi’ inizio alla guerra di trincea, con il formarsi di un fronte occidentale lungo 800km, dalle Fiandre ai confini della Svizzera. Sempre in agosto, sul fronte orientale iniziava l’azione della Russia che, nonostante le vittorie tedesche in Prussia, ebbe la meglio sugli austriaci invadendo la Galizia. Successivamente, l’ingresso in guerra della Turchia (ottobre 1914) a fianco degli imperi centrali causo diversi problemi agli Stati dell’Intesa, che erano costretti ad aprire nuovi fronti. Nella primavera del 1915 gli austriaci e i tedeschi attuarono una forte offensiva contro la Russia, riuscendo ad allontanare i russi sia dalla Polonia che dalla Galizia e dalla Bucovina. Nel frattempo anche l’Italia, nel maggio del 1915, decise di entrare in guerra a fianco dell’Intesa, costringendo cosi’ gli austriaci ad aprire un nuovo fronte, che col tempo contribuì’ a logorare le forze dell’esercito asburgico.



L’INTERVENTO ITALIANO

Allo scoppio del conflitto, sia le forze politiche che l’opinione pubblica italiane erano al loro interno divise. Nella prima parte del conflitto venne proclamata dal governo la neutralità’ del paese, giudicando non più’ vincolanti gli accordi precedentemente presi con gli Stati dell’Alleanza, di natura difensivistica e non offensivistica . Gli italiani si trovavano cosi’ ad essere divisi tra interventisti e neutralisti. Gli interventisti erano a loro volta suddivisi in interventisti di destra e di sinistra. Gli interventisti di destra erano formati dai nazionalisti, da una parte degli irredentisti e dalla destra conservatrice antigiolittiana e volevano una guerra contro l’Austria sia per liberare Trento e Trieste a completamento delle guerre risorgimentali, sia per vedere un’Italia affermata come potenza internazionale. Alcuni cattolici conservatori vedevano inoltre, sempre in un’ottica di destra ma con obiettivi opposti, la possibilità’ di entrare in guerra a fianco della cattolica Austria e contro la laicista Francia. L’interventismo di destra era l’espressione dei grandi industriali, che avevano enormi interessi economici, e della piccola borghesia, che vedeva la guerra come una occasione di affermazione personale e di classe. Gli interventisti di sinistra invece erano costituiti da democratici, repubblicani irredentisti e frange socialiste sia riformiste sia rivoluzionarie e puntavano più’ semplicemente ad una guerra contro l’Austria in una prospettiva di liberazione delle nazionalità’ oppresse. Di opinione contraria erano i neutralisti, costituiti dalla maggioranza della popolazione, dalla maggioranza dei parlamentari, dalla maggioranza dei socialisti e dalla maggioranza dei cattolici. In particolare Giolitti tendeva ad una neutralità’ mirata ad ottenere Trento e Trieste dall’Austria in cambio del non intervento. L’Austria era comunque intenzionata ad attendere la fine del conflitto per avviare le trattative per la cessione di tali territori. Il governo Salandra, ignorando la maggioranza del parlamento, sottoscrisse un accordo segreto, il Patto di Londra, che evidenziava la matrice non solo nazionalista ma chiaramente imperialista dell’intervento, considerando il fatto che i principali acquisti territoriali comprendevano , oltre a Trento e Trieste, il Sud Tirolo, l’Istria con l’esclusione di Fiume, parte della Dalmazia, la base di Valona, il protettorato sull’Albania, il Dodecaneso e alcuni territori derivanti dalla spartizione delle ex colonie tedesche. A questo punto il governo fece in modo di volgere l’opinione pubblica in senso interventista e di far approvare dal Parlamento l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa. Violente manifestazioni nazionaliste, in cui emersero le ure di Benito Mussolini e Gabriele D’Annunzio, scossero il paese, fino a piegare la volontà’ del Parlamento a quella degli interventisti. Il 20 maggio 1915 il Parlamento dava pieni voti al governo, permettendo cosi’ l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria-Ungheria e, soltanto nell’agosto del 1916, contro la Germania.

SECONDA FASE DEL CONFLITTO

Il 1915 si era rivelato sostanzialmente positivo per gli imperi centrali, con l’invasione dei tedeschi nelle zone industrialmente importanti della Francia, il controllo delle attività’ produttive del Belgio, la superiorità’ nei confronti della Russia sul fronte orientale. Il prolungarsi del conflitto, pero’, poneva in difficoltà’ gli imperi centrali soprattutto a causa del predominio dell’Inghilterra sui mari. La Germania cerco’ di rafforzare la sua flotta, puntando anche sull’impiego massiccio dei sottomarini. L’Austria invece, con l’entrata in guerra dell’Italia, era stata costretta ad aprire un nuovo dispendioso fronte. L’Italia, che poteva contare, rispetto all’Austria, su un maggior numero di soldati non affaticati da mesi di conflitto, aveva un punto debole per quanto riguardava l’organizzazione e il supporto tecnico, ampiamente inadeguati. L’artiglieria era insufficiente, le munizioni scarseggiavano, l’aviazione era praticamente nulla, i mezzi di trasporto erano insufficienti rispetto al numero di soldati, come pure era insufficiente l’addestramento sia delle truppe che dei soldati, per non contare il fatto che l’equigiamento dei militari rimase a lungo incompleto: solo dopo diversi mesi di conflitto i soldati italiani vennero muniti dell’elmetto. Comandante supremo dell’esercito italiano venne nominato Luigi Cadorna, rimasto in carica fino alla disfatta di Caporetto del 1917, noto soprattutto per la brutalità’ della sua disciplina. Seguendo il suo piano predisposto per lo sfondamento delle linee nemiche, Cadorna decise di attaccare immediatamente gli Austriaci sull’Isonzo, dove si svolsero le cosiddette quattro battaglie dell’Isonzo, che peraltro risultarono essere non particolarmente significative per le sorti del conflitto. Nel 1916 i Tedeschi si erano preparati per lanciare una pesante offensiva contro i Francesi, che si concretizzo’ nella battaglia di Verdun. Contemporaneamente le truppe Anglo-Francesi, per alleggerire il peso dell’offensiva tedesca, impegnarono la Germania su un altro fronte, quello delle Somme. Anche Italiani e Russi vennero sollecitati dagli alleati inglesi e francesi ad intervenire. Gli Italiani si impegnarono nella quinta battaglia dell’Isonzo, senza comunque riuscire ad ottenere risultati clamorosi. La controffensiva asburgica, nota come “spedizione punitiva” nei confronti dell’ex alleato traditore, cerco’ di sfondare le linee italiane sull’altopiano dell’Asiago, con lo scopo di penetrare nella Pianura Padana, puntando verso Vicenza. Pur continuando ad arretrare, la resistenza italiana riuscì’ in qualche modo a bloccare l’avanzata austriaca. Essendo l’Austria impegnata sul fronte orientali e trovandosi in difficoltà’ nei confronti della Russia, la situazione volse a favore degli italiani che riuscirono, il 9 agosto, a conquistare Gorizia, consolidando nuovamente il fronte che torno’ alla guerra di trincea. Il prolungamento del conflitto sembrava essere favorevole per gli Stati dell’Intesa, in quanto il blocco economico operato dall’Inghilterra danneggiava notevolmente la resistenza degli imperi centrali. La Germania si impegno' per questo nella guerra sottomarina, senza peraltro ottenere risultati particolari. Il 1916 vedeva quindi un certo vantaggio per le truppe dell’Intesa, anche se l’entrata in guerra della Romania, subito invasa dalle truppe austro-tedesche e bulgare, porto’ approvvigionamenti alimentari e petroliferi agli stati dell’Alleanza. La resistenza della Turchia era invece ormai alle corde. Mentre in Italia e in Inghilterra venivano sostituiti i rispettivi governi, prima l’Austria e poi la Germania avanzarono proposte di pace, che vennero comunque rifiutate.



IL MOVIMENTO OPERAIO

Negli anni immediatamente precedenti al conflitto, l’atteggiamento dei socialisti nei confronti della guerra era apertamente contrario. Nel contesto della Seconda Internazionale non erano mancati diversi appelli ed impegni ad opporsi alla guerra, che era estranea agli interessi dei proletari, mentre invece avrebbe portato notevoli profitti per i capitalisti. A livello nazionale, per quanto riguarda la politica dei singoli partiti socialisti, le scelte che vennero operate furono pero’ contrastanti con questi buoni propositi, come nel caso più’ clamoroso del partito socialdemocratico tedesco che nell’agosto del 1914 voto’ i crediti di guerra. Nel 1915 venne organizzata una conferenza internazionale in Svizzera, dove venne ribadita la contrarietà’ alla guerra e venne proposta la possibilità’ di opporsi attivamente al conflitto. In questo modo vennero fomentati alcuni focolai che in Francia e in Germania si risolsero con delle rivolte popolari, mentre in Russia, in modo più’ clamoroso, con l’abbandono in massa del fronte e la Rivoluzione di ottobre nel 1917.

LA TERZA FASE DEL CONFLITTO

Il 1917 si apri’ con la proclamazione da parte tedesca della guerra sottomarina totale, che alla fine provoco’, più’ che danni economici ai nemici, l’entrata in guerra degli Stati Uniti. La Germania, da parte sua, approfitto’ della Rivoluzione in Russia per invaderne alcuni territori. La Russia giunse quindi a stipulare un trattato di pace con gli imperi centrali, che potevano cosi’ impegnarsi più’ a fondo sull’altro fronte. Nello stesso periodo entrarono in guerra gli Stati Uniti, mossi soprattutto dagli interessi degli industriali e danneggiati economicamente dalla guerra sottomarina tedesca. Sul fronte italiano le truppe austriache riuscirono a sfondare le linee a Caporetto (24 ottobre 1917) penetrando per centocinquanta chilometri in Italia. Venne immediatamente formato un nuovo governo italiano sotto la guida di Vittorio Emanuele Orlando, mentre il generale Cadorna venne sostituito dal generale Armando Diaz. Sotto il comando di Diaz, che aveva adottato una nuova linea per quanto riguardava l’addestramento e l’equigiamento dei propri soldati, l’avanzata austriaca venne bloccata sul Piave. Per quanto riguarda la disfatta italiana a Caporetto, essa rispecchiava soprattutto una certa debolezza delle truppe italiane, nonché’ un diffuso clima di sfiducia fra i soldati. Mentre da un lato la brevità’ della guerra risultava essere un’illusione degli interventisti, dall’altro la società’ civile stava subendo le conseguenze che il conflitto portava con se’ : fame, aumento dei prezzi, aumento dei carichi di lavoro, limitazioni delle libertà’ personali. Per questi motivi cominciavano a prendere forma diverse manifestazioni e rivolte popolari. Anche il papa Benedetto XV stava notevolmente spingendo per porre fine a quella “inutile strage”. La Germania, che non poteva sostenere una guerra troppo prolungata, tento’ un’ultima offensiva, ma venne sconfitta dalle truppe anglo-francesi, causando cosi’ all’interno del paese un’ondata di proteste contro il proseguimento della guerra. Mentre la Bulgaria venne costretta alla resa, l’Austria si stava disgregando al suo interno, in seguito alla proclamazione dell’indipendenza da parte di Jugoslavia, Ungheria e Cecoslovacchia , con la trasformazione della monarchia in una federazione di stati indipendenti. L’Italia sconfisse definitivamente l’Austria a Vittorio Veneto, costringendola a firmare l’armistizio. In seguito’ si registro’ la resa della Turchia e infine della Germania, che venne trasformata in una repubblica. Si chiudeva cosi’ il primo conflitto mondiale, con una stima approssimativa di 10 milioni di morti.





CONSEGUENZE ECONOMICHE E SOCIALI DELLA GUERRA

Le popolazioni, duramente provate da fame e privazioni, furono colpite da un’ondata di influenza che si diffuse in tutta Europa e in America. Si apriva quindi una grossa crisi demografica. I paesi europei inoltre, a differenza degli Stati Uniti, che erano i maggiori creditori, si erano fortemente indebitati. La riconversione della industrie belliche che durante la guerra lavoravano a pieno regime aveva causato un’ondata di disoccupazione che colpiva soprattutto i ceti più’ poveri. Durante il conflitto comunque le industrie pesanti avevano tratto notevoli guadagni. Le attività’ più’ moderne (metallurgica, chimica, elettrica) avevano visto un periodo di forte sviluppo, con l’impetuosa crescita di diverse industrie (FIAT, Montecatini, Edison e altre). Per quanto riguarda le masse popolari, anche senza l’aiuto della proanda socialista, avevano compreso i risvolti negativi della guerra, che causo’ una forte presa di coscienza popolare. Tra le conquiste del movimento operaio vanno segnalati l’aumento delle adesioni ai sindacati e l’ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro.




I TRATTATI DI PACE

Dal 18 giugno 1919 i paesi vincitori si riunirono a Parigi in una conferenza che vide la partecipazione delle 32 nazioni vincitrici, mentre quelle vinte vennero convocate solo per la firma finale. Fra le nazioni vincitrici ebbero un ruolo particolarmente importante Stati Uniti, Francia, Italia ed Inghilterra i cui rispettivi esponenti cercavano più’ che altro di far valere gli interessi dei propri Stati. La rottura dell’Italia nei confronti di Francia e Germania che non volevano mantenere gli accordi presi con il Patto di Londra provoco’ il ritiro della delegazione italiana dalla Conferenza, fatto che danneggio’ ulteriormente l’Italia, in quanto non partecipo’ alla spartizione delle colonie tedesche. In Italia si stava sviluppando il mito della “vittoria mutilata”.

Il 28 giugno 1919 la Germania firmava il Trattato di Versailles, che prevedeva: la cessione dell’Alsazia e della Lorena alla Francia, la cessione di territori a Danimarca e Polonia, il amento dei danni di guerra, la perdita delle colonie, l’impegno a fornire materie prime ai paesi vincitori con condizioni vantaggiose, la perdita dei territori sottratti alla Romania. Nascevano cosi’ le repubbliche di Lituania, Estonia, Lettonia e Finlandia. Il 10 settembre l’Austria firmava il Trattato di St. Germain , perdendo i 7/8 del suo territorio in favore di Italia (Trentino, Alto-Adige, Venezia-Giulia, Trieste), Jugoslavia, Cecoslovacchia e Ungheria. Il 27 settembre la Bulgaria firmava il Trattato di Neuilly, cedendo territori a Romania e Grecia. Il 4 giugno l’Ungheria, con il Trattato del Trianon, nasceva come stato indipendente, cedendo territori a Jugoslavia, Romania e Polonia. Il I agosto la Turchia firmava il Trattato di Sevres, cedendo territori a Grecia ed Arabia. Prese vita la Società’ delle Nazioni, con il compito di vigilare sulla stabilita’ internazionali. Gli Stati Uniti, che ne erano stati i principali promotori, tuttavia non vi aderirono. In seguito a questi trattati vennero lentamente a svilupparsi, a causa delle tensioni accumulate, diverse proande nazionaliste, soprattutto in Germania ma anche in Italia (vedi l’impresa di D’Annunzio a Fiume).






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