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Per la Chiesa l'embrione ha un'anima

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Per la Chiesa l'embrione ha un'anima


Città del Vaticano, 28 gen. (Apcom) - Per la Chiesa anche l'embrione è dotato di un'anima e, pertanto, ha diritto al rispetto dovuto all'essere umano. Uno dei più accreditati teologi italiani, monsignor Bruno Forte, autore di decine di pubblicazioni di carattere filosofico e teologico, da qualche mese nominato dal Papa arcivescovo di Chieti, in una intervista ad Apcom, spiega perché per la Chiesa l'embrione va difeso.

'Persona - afferma Forte - implica la singolarità di un essere umano e la sua capacità di relazione. L'embrione è già un essere singolare, relazionato non solo a coloro da cui provengono le componenti originarie che lo costituiscono, ma anche alla sorgente ultima di ogni vita, che il credente riconosce in Dio: anche dal punto di vista strettamente biologico, l'embrione non è solo recettore passivo, ma interagisce con il suo ambiente vitale. È caratteristica dell'essere umano in ogni fase del suo sviluppo entrare in una rete di relazioni di reciprocità, che comprende anche la corrispondenza alla sorgente ultima di vita e d'amore, che è il Creatore. Pertanto sia pure in una fase molto primitiva, l'embrione è posto in un'analoga rete di relazioni di interscambio vitale'. Ma si può affermare senza ombra di dubbio che ha un'anima? 'Sì, se con questo si intende che non è solo animato e vitale, ma che gli è anche dovuto il rispetto da dare all'essere umano personale'.



'Questo concetto -aggiunge monsignor Forte- è oggi molto più chiaro che non in epoche precedenti grazie alla ricerca scientifica, che ha mostrato come lo zigote possieda una propria identità individuale sin dal concepimento. E anche se c'è totipotenzialità, non si può ignorare che l'identità individuale e la sua capacità relazionale si vanno sviluppando man a mano'.

La Chiesa non si stanca di ripetere al mondo che ogni fase della vita umana costituisce un momento dello sviluppo unitario dell'essere personale: che cosa comporta questa convinzione? 'La conseguenza è chiara: in qualunque momento questo sviluppo è interrotto violentemente per decisione di altri - risponde monsignor Forte -, viene di fatto soppressa una vita umana. La differenza che c'è tra un adulto e un bambino è evidente, ma questo non vuol dire che il bambino sia meno persona umana dell'adulto e che sia lecito sopprimerlo. Così come il bambino, anche un embrione nel suo iniziale sviluppo ha delle precise e uniche potenzialità in atto di svilupparsi, un programma inscritto nei geni che è in atto di realizzarsi (dal colore degli occhi alle potenzialità intellettive, dalla statura alle attitudini relazionali)'.

Riguardo alla ricerca sugli embrioni e ai rischi di sconfinare nell'eugenetica il teologo Forte ricorda che 'se si afferma il principio della manipolabilità dell'embrione, allora si apre la strada a ogni altra forma di manipolazione sull'essere umano, perché legittimare la violenza o l'arbitrio su una fase di sviluppo dell'essere umano non è in contraddizione con la possibilità di esercitare la stessa violenza su altri stadi di esso'.

Quanto ai milioni di embrioni criocongelati, molti dei quali in attesa di essere distrutti, il teologo illustra che per la Chiesa cattolica la questione è drammatica, perché si profila lo scenario di una presunta onnipotenza della ricerca che può dare libero spazio alla volontà di dominio dell'uomo sull'uomo. E in molti non esitano a parlare di 'genocidio' in atto. 'E' il grande dramma che lo sviluppo delle scienze in questi campi pone alla coscienza umana. Quando si crea una banca di embrioni si pone un gravissimo problema etico'.

'Purtroppo -aggiunge Forte - la scienza si è avventurata in sentieri rischiosi con un eccesso di pregiudizio che ha fatto ritenere assoluta la disponibilità di intervento sull'embrione. Ma per la nostra società e per il suo futuro la questione etica qui in gioco è tutt'altro che secondaria. Non si può sostenere che l'essere umano sia un essere umano 'minore', depotenziato, solo perché è ancora nel grembo della madre o è in una fase iniziale del suo sviluppo. Di fronte ad esseri umani viventi, sebbene allo stadio primordiale, è come se ammettessimo una possibilità di selezione. Ciò che abbiamo condannato unanimemente per la barbarie di tutte le violenze perpetrate dall'uomo sull'uomo, ed in particolare per la tragedia dei vari genocidi che hanno funestato il cosiddetto 'secolo breve', non si può ignorare di fronte agli scenari che si aprono con la conservazione degli embrioni. La manipolazione di essi va condannata fermamente e rifiutata in nome del valore assoluto e della dignità dell'essere umano personale in ogni stadio della sua esistenza'.



La legge 40 sulla fecondazione assistita rappresenta un passo indietro di decenni per l’Italia. Rimette in discussione conquiste del movimento per i diritti civili come la depenalizzazione dell’aborto. Impedisce l’uso di tecniche sperimentate da anni che hanno consentito a migliaia di coppie di avere li. Obbliga i medici italiani a pratiche che mettono in pericolo la salute delle loro pazienti. Taglia fuori l’Italia da ricerche che promettono la cura per malattie che colpiscono milioni di persone.



La legge 40 è un tentativo di imporre attraverso la repressione statale i precetti morali predicati da una confessione religiosa. E’ stata approvata sotto la pressione delle gerarchie vaticane, le stesse che ora tentano di far fallire il referendum con l’astensione.

I 4 referendum firmati da oltre 1 milione di cittadini italiani rappresentano l’unica possibilità per cancellare le parti più oscurantiste di questa legge.

I 4 referendum rappresentano l’unica speranza per centinaia di migliaia di coppie sterili e per milioni di malati.

Non astenerti. Vota e fai votare 4 sì.

I 4 REFERENDUM

1. Per la salute della donna

La legge 40 obbliga il medico a trattamenti pericolosi per la salute della donna. Votando sì a questo referendum si elimina il divieto di congelamento degli embrioni e l’obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni nell’utero della donna. Il divieto di congelare gli embrioni (crioconservazione) diminuisce notevolmente le probabilità di successo della fecondazione assistita, costringendo le donne a ripetuti trattamenti che aumentano il rischio di danni alla salute. L’obbligo di impiantare tre embrioni aumenta le probabilità di gravidanze trigemellari, pericolosissime sia per la donna che per il feto.

La legge 40, inoltre, vieta la diagnosi preimpianto e l’accesso alle tecniche di procreazione assistita alle coppie portatrici di malattie genetiche, ma non sterili. In Italia, considerando le diverse malattie genetiche, è un problema che riguarda centinaia di migliaia di coppie. Votando sì a questo referendum si consente sia l’accesso alla fecondazione assistita per tutte le coppie, sia la possibilità di utilizzare la diagnosi preimpianto per evitare di impiantare nell’utero della donna embrioni portatori di malattie genetiche. Impedire la diagnosi preimpianto significa spingere molte coppie a non mettere al mondo un bambino, per evitare il rischio di trasmettergli una malattia ereditaria, oppure costringere la donna all’aborto terapeutico in uno stadio avanzato della gravidanza (la legge 194 consente infatti l’aborto terapeutico nel caso in cui con l’amniocentesi la donna scopra che l’embrione ha una malattia genetica).

2. Per la fecondazione eterologa

Le legge 40 impedisce di avere un lio quando entrambi, o uno dei due membri della coppia, siano completamente sterili. Questo referendum elimina il divieto di ricorrere alla fecondazione eterologa (la donazione dello sperma o degli ovociti). Un divieto che impedisce, ad esempio, alle donne che a causa di un trattamento di chemioterapia sono diventate sterili di avere un bambino.
Non esiste alcuna prova scientifica che la fecondazione eterologa provochi disturbi psicologici ai li o alla coppia. Vietarla, significa discriminare sulla base di un problema di salute migliaia di persone, ed impedirgli di mettere al mondo dei li.

3. Per la libertà di ricerca scientifica

La legge 40 vieta la ricerca sulle cellule staminali embrionali, la più promettente per malattie oggi incurabili (come diabete, Parkinson, Alzheimer, sclerosi, infarti, . ) che colpiscono in Italia oltre 10 milioni di persone. Se vincessero i sì su questo referendum i ricercatori italiani potrebbero utilizzare i circa 30 mila embrioni soprannumerari conservati nei centri per la fecondazione assistita e destinati ad essere eliminati. Potrebbero anche ricorrere alla clonazione terapeutica, che non ha nulla a che fare con la clonazione riproduttiva di esseri umani identici. Si porrebbe fine anche all’ipocrisia per la quale i ricercatori italiani possono utilizzare cellule staminali embrionali importate dall’estero, mentre finiscono in galera se le producono in patria.



4. Per l’autodeterminazione e la tutela della salute della donna

La legge 40 stabilisce l’equivalenza tra embrione e persona. Votando sì a questo referendum si elimina, oltre agli stessi articoli toccati dal referendum n° 1, quella parte della legge che introduce per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico il principio di equivalenza tra un ovulo fecondato ed un individuo umano titolare di diritti. Questa equivalenza è in palese contraddizione anche con la legge sull’aborto e rappresenta il primo tentativo da parte del Parlamento di rimettere in discussione quella legge, approvata dai cittadini con il referendum nel 1974.



perché per molte donne è una minaccia al proprio corpo e alla libertà di scelta .


La legge sulla procreazione assistita è riuscita a scuotere la diffusa indifferenza delle italiane per le problematiche sociali.

A molte non piace la legge 40/2004 per due ordini di motivi:
- il primo riguarda la sfera etica, e più precisamente il diritto a decidere autonomamente su questioni riguardanti la nascita e la procreazione;
- il secondo riguarda più strettamente la tutela della propria salute.

In che modo dunque la nuova normativa può costituire una minaccia al diritto individuale e al benessere fisico della donna?

Ragioni etiche L’ art. 1 della legge fa espressamente riferimento ai “diritti del concepito”, mettendo “il concepito” sullo stesso piano, giuridicamente e moralmente, dei soggetti già nati.
Stabilito ciò, la normativa costringe la donna a ricevere l’impianto dei tre embrioni fecondati in vitro (se ne possono produrre solo 3 per volta), anche quando uno di essi sia affetto da una grave malattia o malformazione. L'ambiguità è evidente: non ci si può rifiutare di ricevere un embrione malato, ma si può intervenire, finché sarà in vigore la legge 194, con un aborto terapeutico entro il 180° giorno di gravidanza. Il timore di molte donne infatti è che si vogliano porre le basi per un eventuale, successivo intervento sulla legge 194 sull'aborto, mettendo a repentaglio importanti libertà acquisite.
Una volta fecondati gli embrioni in provetta, inoltre, la donna non può rifiutarsi di proseguire la terapia di inseminazione avviata.
C'è chi interpreta in questi provvedimenti l'emergere di una ura femminile molto simile a un “contenitore” piuttosto che a un essere cosciente in grado di esercitare scelte che dovrebbero competere solo a lei e al proprio partner.
Il divieto posto all'inseminazione artificiale infine, pare ridurre il significato di “maternità” e “paternità” alla trasmissione di un corredo cromosomico, come se le madri o i padri di un lio adottivo fossero genitori di serie 'b'.

Ragioni mediche
Limitando a tre il numero degli embrioni che possono essere prodotti e vietandone la conservazione, come vuole la legge, non si tiene conto della peculiarità di ogni singolo caso, con gravi conseguenze per la salute della donna. Accade infatti che una donna normalmente fertile rischi di portare avanti una gravidanza trigemellare; oppure vi possone essere pazienti costrette a più tentativi di fecondazione, che devono pertanto sottoporsi a cicli di pesanti stimolazioni ormonali e a successivi interventi per il prelievo degli ovuli da fecondare sperando che sia la volta buona, ma con un margine di probabilità che difficilmente supera il 25%.







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