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ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS



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ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS

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Vita = piangere sciagure e infamie. Lascia Venezia per evitare le persecuzioni dopo trattato di Campoformio. Aspetta prigione e morte, ma almeno il cadavere non cadà in braccia straniere. Richiama morte tomba nella terra dei padri e loro ricordo.

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Legge “Vite parallele” di Plutarco. Richiama un concetto importante (v. Machiavelli): consolazione con i “grandi” della società e dell’umanità poiché essi stanno sopra secoli e genti.



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Introduce dicendo che medico, parroco e persone anziane lo conoscono dalla nascita. Con loro legge sotto platano della chiesa le vite di Licurgo e Timoleone. Ci sono anche i contadino che non capisco granché, ma hanno passione nell’ascoltare. Vede il padre di Teresa, ritiratosi in camna per mancanza di affari. Lo descrive bene: uomo colto d’ingegno, onesto, cortese. Con lui uno: promesso sposo di Teresa; la descrizione è contro: bravo e buono giovane ma la faccia non dice nulla.

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Racconta della visita a casa di Teresa. La definisce “divina fanciulla”. Vede anche la sorella Isabella e il padre che gli fa intendere la morte della moglie. Teresa gli chiede di venire a cena una sera. Lui è felicissimo e si domanda se la bellezza può placare i dolori della vita.

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Parla della fam. di Teresa il padre lo tratta come un lio. Va contro il promesso sposo che gli veniva descritto con parole di raccomandazione dal suocero, ma se solo pesasse tutte quelle cose, con una faccia che non dice nulla è inutile. Cos’è l’uomo solo con la ragione? Lo rende un po’ ridicolo nel suo fare. Racconta dell’educazione di Isabella e dell’affetto che lei gli dimostra ogni volta. Si sente gaio e felice per questo.

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Jacopo, Teresa, suo padre, Odoardo e Isabella vanno a visitare la casa di Tetrarca. Descrizione della natura in modo poetico ed esaltante. Ad un tratto Teresa si appoggia al braccio di Jacopo: per lui è un momento di estrema gioia. Teresa confessa di non essere felice e Jacopo conclude che la causa è il matrimonio combinato con Odoardo, perché il padre doveva risanare l’economia della famiglia. Anche per questo la madre se n’era andata a Padova; questo fu un duro colpo per Teresa che ancora piange l’unità della famiglia. Avvicinandosi alla casa Jacopo dice che gli sovvengono le poesia del Petrarca e i versi di Tasso prima della morte. Odoardo poi parla molto vicino a Teresa, volendo sapere cosa prima aveva riferito con Jacopo.

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Odoardo partirà e il padre di Teresa lo accomnerà fino al Po. Anche Jacopo partirà, verso Padova, al ritorno del padre di T. Poi racconta delle poche emozioni dei saggi che alla fine conclude, vantino una infeconda apatia.

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Jacopo vede Teresa che suona l’arpa: è una grandissima gioia. In verità l’amava. E cantava poi anche delle strofette di Saffo, che lui stesso aveva tradotto. La scioltezza dell’informalità in cui la trova la fa sembrare ancora più bella, più dea, tanto che non sente più il peso di questa vita mortale.

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È a Padova. Prova un po’ di nostalgia del suo paese ma è deciso a rimanere nella città veneta almeno per un mese.

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Conosce la moglie di un patrizio. Parlando con lei nomina un libro che lei gli richiede e si accordano perché Jacopo glielo portasse la mattina. Quando andò nella sua casa la trovò poco vestita che mostrava la sua pelle bianca e i capelli non pettinati che cadevano a boccoli sul collo e sui seni. Non volle approfittarne e scusandosi per il disturbo lascia il libro alla donna e si diparte. Una volta solo la ragione condanna il gesto compiuto, ma è stato il cuore ad averlo guidato.

Padova

In queste righe, premesse da non aver totalmente i documenti di Jacopo, parla della nobiltà e della vita nella città. Dice che la maggior parte delle amicizie e degli aiuti dei signorotti sono tutti per opportunismo, appena possono sanno come girare le spalle. La nobiltà è guidata totalmente dalla ragione e dalle sue riflessioni, se fosse guidata dal cuore sarebbe forse diversa.

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Parla della noia che lo assale la vita che sta facendo e delle angherie presenti nell’università sia tra i professori, sia tra gli studenti.

3-01-l798

Si chiede se la prudenza dell’uomo può essere tale da cambiare il destino. Risponde all’invito di Lorenzo di staccarsi da Teresa che se così facesse, la sua vita sarebbe attorniata da noia e infelicità come a Padova.


Odoardo ritornerà a primavera.


Tutto ciò che fa lo conduce ad un’unica conclusione: la natura ha creato l’uomo come un anello passivo che non può veramente conoscere il sistema della natura, per cui noi che pensiamo essere al centro del mondo e di poter governarlo attraverso lo studio delle leggi, alla fine facciamo inconsciamente i fini della natura. Invoca un cambiamento e conclude dicendo che in qualsiasi caso l’uomo non gode dei piaceri ma teme.


Jacopo rivela che non ha mai temperato il suo desiderio di avere una patria, l’amore non gliel’ha fatto dimenticare, anche perché senza Teresa si sarebbe già suicidato. Dice che molti hanno desiderio di patria e sembra che solo Dio possa garantirla, dacché se non si riuscisse nell’averla sarebbe cosa molto dolorosa. Lui e Lorenzo sono due di queste persone, che piangono e desiderano la patria.

Alcuni si lamentano che sono stati venduti o traditi, ma se avessero combattuto al massimo sarebbero vinti. Tanti pensano che la libertà si compri e le nazioni straniere vengono a combattere sul nostro suolo per liberare l’Italia, ma i francesi faranno i nostri liberatori? Io non mi fido di Napoleone, che nonostante sembra abbia vigore e fremito, ha mente furba. Si dimostra nella vendita di Venezia, ma comunque le nazioni verranno sempre vendute. Tanti dicono che Napoleone è italiano, io dico che è tiranno che non guarda a una patria, perché non ce l’ha. Il cambiamento va fatto però senza rivoluzioni e spargimenti di sangue (preti e frati in sacerdoti, titolati in patrizi, plebe in cittadini), in modo che siano gli stessi italiani a possedere l’Italia.

I nostri errori sono dovuti alla vanità. Anche se si sposasse e facesse dei li con Teresa, questi non avrebbero patria.

Il pensiero di Teresa, lo allontana dalla disperazione. Quand’anche questo sogno sirà, allora non resta che il suicidio.


Descrizione di lui e Teresa di fronte ad un cielo che nell’azzurro mostrava il lontananza le nubi di un temporale. Quando arrivò, chiusero le finestre. Jacopo lesse un brano dal libro di Teresa: questa donna che lascia sulle labbra dell’amante l’ultimo sospiro. L’amante che la sotterra in un luogo nascosto. Sarebbe il destino che i due sperano e una lacrima di Teresa cadde sulla mano di Jacopo.


Ricorda a Lorenzo l’amante di Olivo P. Jacopo l’ha vista perché lei insieme al marito hanno fatto visita a Teresa; lei non si aspettava di incontrarlo. Jacopo cerca di ricordare Olivo, ma solo quando chiede che fine ha fatto, gli dicono che è morto. Olivo aveva perso tutto perché suo fratello primogenito aveva ereditato tutto. In più aveva fatto fronte ad avversità dovute a suo fratello, così tra i malvagi, l’uomo buono va sempre in rovina.

Ad una frase della donna Jacopo esclama che solo perché la fortuna non è stata mai avversa con loro, allora pensano di essere solo essi onesti, ma in verità la loro felicità non è degna. Guardano la miseria per insultarla. Jacopo poi esce. Dice a Lorenzo che l’ipocrisia crudele dell’uomo ha fatto sì che queste siano le sue considerazioni; li perdonerebbe se cambiassero ma purtroppo c’è ancora chi soffre per causa dei forti. Bisognerebbe vendicarli tutti. Alla fine richiama il concetto dell’esistenza solo con Teresa.




Con l’arrivo della primavera decide di studiare botanica e legge un libro di Linneo. Racconta poi del rapporto con Teresa: lui fa certe ure quando mentre legge, Teresa lo richiama più volte perché Jacopo non si fa capire bene o si ferma, e quando lui si ferma per guardarla “in fissa”, lei vorrebbe adirarsi ma sorride. Ogni tanto si appunti alcuni pensieri che gli sovvengono sul libro di Plutarco, e sembra un libro a mosaico quello che uscirebbe riunendo tutti i pensieri.


Come i raggi del sole riconsolano la natura dopo una tempesta, così alla vista di Teresa, tutti i suoi problemi si allontanano. Però Jacopo dice che non può amarla né vederla. Sente suo padre chiamarlo traditore, ma all’apparire del suo volto, si riaffacciano le illusioni e l’anima contemdo la bellezza, sembra essere in paradiso.


Lorenzo dice che Teresa non ama Jacopo, e se volesse amarlo non può. Jacopo sa di questo ma se si allontana da lei sa che sarebbe morto, perché non resisterebbe alla vita.


L’egoismo dell’uomo, lo porterebbe ad uccidere tutti per vivere sicuro da solo al mondo. La guerra c’è sempre stata, da Caino e Abele, e l’uomo è nemico dell’umanità. Racconta poi che è andato con Teresa e Isabella da una conoscente, ma ricordandosi di un pranzo dal chirurgo si dipartì. Per il caldo si sedette all’ombra di un ulivo; lì un contadino lo cacciò perché nella sua terra. Allora tornando a casa incontrò di nuovo il contadino che gli chiese perdono e Jacopo dice che non s’era offeso, ma poi pensa che in altra occasione si sarebbe comportato in modo tutto differente. Il contadino tenta di giustificarsi, ma Jacopo risponde che comunque non l’avrebbe dovuto fare perché si sarebbe inimicato un ricco o avrebbe fatto altro torto a un povero. Conclude dicendo che aumentano i morti per Napoleone.


Descrizione di Teresa mentre dorme: chiusi i grandi occhi neri, sulle guance rugiadose si spandevano le rose del suo aspetto, un braccio le sosteneva la testa e l’altro pendeva mollemente; l’ha vista danzare e sentire la sua arpa e la sua voce, gli sembrava che scendesse dal paradiso. Così bella non l’aveva mai vista. Sfiorava le sue vesti e i suoi capelli, e le viole che aveva in mezzo al seno. Voleva baciarla ma non ha il coraggio, poi lei sembra destarsi e lui s’allontana. Conclude dicendo che il Cielo gliel’ha assegnata perché gli aveva creato un cuore per poterla amare immensamente in eterno.


Vorrebbe essere un pittore per poter dipingere la natura immensa, inimitabile che mai ha visto dipinta. Sì, ha pianto per i poemi di Omero, Dante e Shakespeare. Descrive la vista dei monti con le pecore che pascolano, gli uccelli che cantano, poi verso sera gli animali sospinti dallo stanco pastore si avviano verso casa; le donne aspettano i mariti, i comignoli si accendono di fumo e le vecchiette che filano, si ritirano anch’esse. Dopo il tramonto tutto s’abbuia e c’è da mirar solo il cielo. Così fece scendendo dal monte, guardando stelle e costellazioni, finché le campane suonarono nel ricordo dei morti. Sdraiato sotto un pino pensa alle sue sventure e nonostante speri nella felicità vede vicina la sepoltura, e nel momento dello sconforto, invoca Teresa.


Una sera vide due persone che sembravano Teresa e Isabella fuggire, le chiamò e queste si consolarono. Insieme andarono a fare una passeggiata. Teresa disse come anche Petrarca abbia passato le notti malinconico per la mancanza di Laura, non sa come abbia potuto così vivere. Teresa gli stringe la mano, lui è in tachicardia. Jacopo soffocava i suoi sentimenti e parlò dicendo che tutto è amore e che Petrarca gli infondeva amore.

I due alla fine si fermarono e Teresa recitò le odi di Saffo . mentre scrive a Jacopo batte forte il cuore.

14-05 ore 11

Si sono baciati. Lui dice che è preso da un’estasi in un giorno di paradiso.

14-05 a sera

Teresa da sotto un gelso gli rivela il suo amore e a lui sembrava che il cielo si spalancasse per accoglierli. Si baciarono, si scambiavano sospiri, tutt’attorno sembrava colmo di armonia felicità. Lei però richiama Isabella, e si riavvicina dicendogli che il loro amore non era possibile, addio. Ora i suoi capelli svolazzano mollemente; sperava in un’altra sua parola. Si volta a braccia aperte per consolarsi, verso Venere, ma anch’esso era sparito.


Tutto quello che lo circonda è perfetto. Le belle arti sono lie dell’amore che ha guidato le sacre poesie, che riaccende la sola virtù utile ai mortali. Senza amore tutto sarebbe caos e morte, la Terra sarebbe invivibile, il sole fuoco malefico. Si dimentica delle sventure e ride delle minacce della fortuna. Sdraiato sulla sponda di un lago gli sembra di vedere le ninfe nude . è tutto illusione, ma è giusto che ci siano altrimenti Jacopo si strapperebbe il cuore con le sue stesse mani, cacciandolo come servo infedele.


Dice di passare notti angosciose per la paura di non rivedere Teresa.


Ringrazia Dio perché manda la morte per sciogliere la vita a chi è afflitto e perseguitato. Anche la natura gli fa dimenticare i suoi mali. Descrive la sua passeggiata in tono triste. Più volte richiama la morte e l’illusione dell’uomo; dice che i sogni che aveva da bambino sono svaniti e che ora rimangono solo pianto e morte. Si conforta solo pensando che qualcuno lo compiangerà, le lacrime di Lorenzo e di Teresa. Il morente ricerca il pianto di qualcuno, qualcuno che sosterrà il suo corpo, che lo ricorderà col cuore, anche se è come dalla tomba il sospiro della vita vince la morte. Denota nell’oscurità del tramonto, l’oscurità della morte; vede sotto i pinti piantati la sua tomba. Vede venire Lorenzo e sua madre, Teresa verrà all’alba. Se qualcuno vorrà indagare sulle sue cose dice di difenderlo dicendo solo che era uomo, e infelice.


Odoardo ha mandato una lettera dicendo che sta tornando.


Ripensa a Teresa. Dice che forse si è innamorato della sua fantasia, ma va bene comunque. Ripensa al bacio e alle parole di addio di Teresa. Dice che lei non ha tradito alcuno perché la colpa è sua. Però vorrebbe un altro bacio, però sa che alla fine non potrà sposarla, almeno però sepolti insieme. Non vuole che per lui sia infelice. Ma ogni qualvolta si tormenta poi pensa che non è immortale e prima o poi la morte calmerà tutto.


Spesso vede il disordine del mondo e tutto in fiamme e nel nulla. Se solo potessi baciare ancora Teresa invocherei la distruzione del creato.

29-05 all’alba

Racconta dei suoi deliri notturni in cui sente il sospiro di Teresa, un suo gemito. Nonostante si desti vuole riaddormentarsi per illudersi nuovamente. Sogna di cercarla tra le montagne di chiamarla e di pregarla, poi la saluta e gli sembra di stringerla e baciarla . . rimane con gli occhi su un dirupo: forse è meglio morire.

29-05 a sera

Dice che ha ancora la forza di vedere Teresa. La saluta ma lei non risponde; la vede scendere con Isabella e si gira, la piccolina allora gli urla se non le aveva viste: lei si avvicina e gli chiede perché tace sempre. Dopo mezz’ora torna Teresa, riprende Isabella, aveva pianto, lo guarda come se gli dicesse: tu mi hai ridotta così.

A chi legge



Lorenzo racconta di cosa sia successo durante giugno. Jacopo si fece sempre più cupo e triste. Al ritorno di Odoardo si mostrò scontroso nei suoi confronti. Anche Teresa era triste, non suonava più l’arpa, si allontanava da tutti, spesso piangeva. Una domenica Jacopo cenò da Teresa; le porse l’arpa per suonare lei suonò finché non arrivò il padre. Dopo che se ne andò Jacopo, il padre disse a Teresa che stava rattristando tutti, lei allora in lacrime confessò. Odoardo entrò in casa e accentuarono i suoi dubbi. Questo Lorenzo lo sa dalle parole di Teresa. Un altro giorno Jacopo entrando da Teresa la vide insieme ad Odoardo per il ritratto nuziale. Lei si dipartì dicendo a Jacopo che il padre sapeva tutto. A mezzanotte Jacopo tornò a casa.

½notte

Jacopo ringrazia Dio e sentendo ancora le sventure, lo teme e lo supplica. Entra in una chiesetta perché sentiva il peso della mano di Dio. Augura a Lorenzo di non necessitare della solitudine, delle lacrime di una chiesa.

Ore 2

Il cielo è in tempesta. La luna è sepolta fra le nubi, ogni tanto qualche suo raggio batte alle finestre.

Alba

Dice che Dio non lo ascolta, lo condanna all’agonia della morte e lo porta a maledire i suoi giorni. È spaventato da Dio, mentre Teresa l’adora con serenità d’animo. Dice che comunque come potrà Dio aiutarlo se lui lo ha chiamato solo nel momento del bisogno? Lo vede in Teresa, ma si accorge che è una azione impossibile. Teresa è colei da cui si spande beltà celeste ed immensa, beltà onnipotente. Dio è incomprensibile.

Jacopo è malato. Il padre di Teresa è stato da lui e gli ha detto che non potrà mai sposare Teresa, perchè promessa a Odoardo e necessario il matrimonio per l’economia della famiglia. Lorenzo riceve le informazioni dal padre di Teresa, il quale esplicita che avrebbe potuto arrabbiarsi molto e invece lo accoglierà sempre come un lio. La situazione poi di Jacopo si aggrava, nel frattempo Venezia è invasa e molti sono in esilio. Lorenzo spinge la madre di Jacopo a dirgli di partire e riesce ad ottenere questo. Prima di partire cerca Teresa, ma trova solo Isabella.

Ore 9

Dice che comunque amerà sempre Teresa, anche se le ha voluto dire addio, ma non l’ha trovata. Dice a Teresa di rispedirgli tramite Lorenzo un suo ritratto sul quale potrà baciarla e salutarla sempre. Le dice che lo rivedrà.

Con un’altra lettera dice al padre di Teresa di non consegnarle la lettere ma un altro bigliettino, perché essa sarebbe stata troppo affliggente.

Rovigo20-07

Ora che parte pensa a quando non sapeva cosa avrebbe fatto lontano da lei. E adesso? Se n’è andato senza un bacio, senza un addio; gli sembra di leggerle nel volto che l’ama. Ha tante illusioni, ma ormai l’ha persa. Ormai è nelle mani del destino.

Firenze


Vede le tombe di Galileo, Machiavelli e Michelangelo. Pensa che chi ha eretto le tombe voglia discolparsi delle persecuzioni afflitte; dice che tanti perseguitati del suo tempo verranno lodati, per la maligna ambizione che rode l’uomo. Si ricorda di quando leggendo gli scritti, immaginava le generazioni future. Si lamenta della sua mente cieca e del cuore guasto. L’unico mortale che vorrebbe conoscere è Vittorio Alfieri, ma egli non riceve di buon gusto le nuove persone.

Firenze


È in Toscana, la descrive come un giardino con popolo gentile e l’aria piena di vita e saluta. Si lamenta perché non riesce ad andare a Roma perché non gli danno i passaporto e per andare a Milano gli fanno mille domande: dice che non può girare liberamente da italiano, l’Italia. L’unico asilo sarebbe la tomba. A Monteaperto gli sembra di vedere tutti i toscani che si sono uccisi, fremere e azzuffarsi sui pendii del colle. Tornò indietro urlando.

Milano

4-l2

[ . ] è insieme a Parini, si siedono. Jacopo lo descrive come il personaggio più dignitoso e più eloquente ch’io m’abbia mai conosciuto. Parini racconta a Jacopo della Lombardia e degli avvenimenti accaduto, sicché Jacopo con furore domandò perché non lottano per la patria, anche dalla morte potrà nascere qualche vendicatore. Un attimo di silenzio che investe Jacopo ma mostra il suo furore. Parini tace. Jacopo aggiunge che gli uomini se considerassero la morte come via d’uscita sempre, non agirebbero così meschinamente. Parini lo fa risedere e gli risponde che se intravedesse un bagliore di libertà, lotterebbe anche nella sua vecchiaia, poi gli dice che il furore mostrato lo può usare in altre passioni.

Jacopo gli racconta la passione per Teresa e la sua vita, la conclusione gli dice che sarebbe la morte, ma più volte sul monte stava per lanciarsi, è il pianto della madre ad averlo fermato; l’unica cosa che lo tiene ancora in vita: la possibilità di una patria. Parini gli risponde: un eroe è dato di ¼ da audacia, ½ dalla sorte e ¼ dai delitti. Non bisogna aspettare la libertà dallo straniero, ma entrare nelle faccende di un paese conquistato è danno, anche perché la solitudine non permette di proseguire. Il povero e incauto d’ingegno sarà sempre schiacciato dal potente e sulla tua tomba rimarrà appena un piccolo sospiro. Il coraggio poi di uccidere, combattere per l’ideale, perché poi chi perde sarà decretato tiranno e demagogo. Chi poi ha potere è capace di reprimere la libidine . . alla fine l’umanità avrà sempre considererà sempre despota e aspetta solo di sorridere alla sua bara.

Dopo lo accomna nelle sue stanze e continua scrivendo a Lorenzo che l’amore per la patria riarde in lui ogni giorno e spera tanto in una calma generale.

Alla fine cerca di incitare la gente del suo tempo dicendo che potrebbero raccontare ai posteri i mali subiti, potrebbero loro cominciare ad alzare la voce, perseguitare con la verità i persecutori.


Descrive il paesaggio: sterpi, fiume che s’ingrossa per lo scioglimento dei ghiacci, alpi coperte di neve: natura solitaria e minacciosa che caccia i viventi dal suo regno.

Parla dei confini dell’Italia che si fermano lì, ma aggiunge che da solo non potrebbe fare nulla; si ricorda il passato, ma nel presente gli stranieri ci calpestano e forse un giorno saremo trafficati o saremo schiavi, finché i padroni spargeranno le ceneri dei Grandi per eliminarli dalmemoria - I processi di memorizzazione dall’acquisizione al richiamo - Studi comparati" class="text">la memoria. Le nazioni si divorano perché non vivono senza il sangue dell’altra, ma intanto la patria perduta richiama vendetta, ma il grido si perde tra i popoli che nostri sudditi furono sotto l’Impero Romano, come gli Israeliti con gli abitanti di Canaan, i Babilonesi con il popolo di Giuda, Alessandro con Babilonia, gli Spartani con i Messeni. Così anche gli europei con gli indios americani, ma prima o poi ci sarà vendetta. La Terra è foresta di belve e forse la peste, la fame e i diluvi sono i provvedimenti della natura che forse attende altra prosperità.

Così chi governa impongono giustizia, ma prima essi l’hanno violata, infatti, prima si assedia e si ruba, poi si mette alla forca chi ruba pane per vivere. Allora gli eroi pensano di avere valore, ma in effetti hanno solo fortuna e sono avvantaggiati dalla stupidità della plebe. La virtù vive solo nei deboli e negli sfortunati che sanno compiangere gli errori commessi, la compassione è la massima virtù. Solo tra i propri cari, nella propria patria, si può trovare conforto.

Perché natura non darci anche la ragione per risolvere ogni avversità? Perché io fuggo? Dovrò tornare nella mia patria, perché se il mio destino è la morte, la mia patria deve sentire il mio ultimo sospiro. Mi piangeranno gli infelici per le stesse disgrazie, lo spirito sarà confortato dalla fanciulla che speravo fosse nata per me, ma che il destino mi ha strappato.

Rimini


Andava a rivedere il Bertola, ma è morto.

Ore 11

Sa che Teresa si è sposata e decide di morire.

Se fino ad ora gli rimanevano le illusione, anche quelle ora lo abbandonano. La ragione vede la tomba con una via d’uscita. Anche le speranza sono svanite. Visita la tomba di Dante che chiama Padre e dice che tale visita gli ha ancora più fatto credere nella morte, anche se ora è più lieto.


Comincia dicendo che sono ormai dieci mesi che vaga per l’Italia. Nel frattempo un giorno per l’arrivo di una tempesta cavalcava verso casa quando incitò un uomo a spostarsi dalla strada, egli inizialmente lo fece poi per la paura barcollò al centro e fu investito dal mio cavallo. Dopo poco spirò. La notte tornò a casa e rimase nell’ansia mentre un temporale, grandine divoravano le ore. La mattina fu trovato a brandelli, e si riconobbe per la moglie che lo cercava. Non disse nulla ma aiutò economicamente la famiglia che tutt’oggi lo ringrazia, ma quell’anima lo perdonerà? Dice a Lorenzo di riferire tutto alla sua morte. La lettera si conclude con un addio.

Jacopo torna da Teresa. Vede Odoardo e il padre di Teresa l’accoglie come un lio, al ché Jacopo sembrava stesse per morire. Legge alcuni versi dell’Alfieri.



½notte

Si rivolge alla Luna, chiedendo se stesse mandando un raggio nel cuore di Teresa come sta facendo con lui; la Luna ha assistito ai suoi deliri, ma se lei risorgerà sempre lui morrà e chiede si illuminare la sua sepoltura quando Teresa lo verrà a cercare. Rivela il suo amore per la Natura e per il giorno lucente che lo ha accolto al risveglio. Dice che non potrà mai bestemmiare la natura, che è possessore della vita e della morte. Dice che dovrebbe concedere una vita e mille morti.

Gli sembra che Teresa gli sfugga, sta sempre insieme a Odoardo. Lui ha paura di Odoardo e per questo non entra in casa di Teresa. Tutti siamo nemici e chi ci sta intorno vuole allontanarci dal nostro bene. La morte, elemento della natura, la vede come sonno della sera. Si sente un infermo che trascinato alla tomba tra disperazione e tormenti, non è capace di dare fine a tutti gli strazi.

Stringe il pugnale, sa che la sua punta nel suo cuore farebbe cessare tutto, ma non ha il coraggio, poi si strofina le mani che sanno di delitto, sono quelle che lo toglieranno dal pericolo della vita per non vivere un giorno di più


Vede Teresa con Isabella, dapprima vorrebbe scansarlo poi rimane. Jacopo dice che l’ama ancora. Teresa gli dice che le lascerà, a che lei conforterà Isabella e insieme lo compiangeranno e lo benediranno, intanto piangeva. Poi gli dà il ritratto, dicendo che stava adempiendo la promessa fattagli, allorché lui se la stringe la petto, ma lei lo respinge tremante e fredda nelle mani. A quel punto entrò suo padre.

Lorenzo rivela che le poche righe che ci proporrà sono le postille trovare sulle ine del Plutarco.


continua

Dice di non sapere perché e come è al mondo. Non sa cosa sia il suo corpo ne tanto meno la sua anima. Invano pensa all’universo che lo circonda, ma non riesce a rispondere a nessuna domanda, perché tutto gli sembra incomprensibile.

Mercol. ore 5

Lettera a Teresa: tu troverai felicità nella tua famiglia; ricongiungi tuo padre, uomo gentile, a tua madre e vivi cercando fama. Le dice che lei non è causa della sua morte, ma lo sono tutte le disavventure che ha passato e le infamie degli uomini che ha constatato, lei è stata colei che gli ha fatto dimenticare i suoi mali, che l’ha amato e ancora lo ama. Le dice di mantenere il suo ricordo nella mente del padre. La loda dicendole che la virtù risplende nel suo viso celeste. Ricorda tutti i giorni passati con lei ed ora ricorda le lacrime versare sul ritratto, e ancora piange. Le chiede di prendersi cura di sua madre che verrà a compiangerlo

Lorenzo era andato a casa della madre di Jacopo, a Venezia, dove anch’egli vi era. Lo trovò affaticato e stanco. Lui da quella casa salutò la madre, che lo implorò di vivere e gli chiedeva se si fossero mai rivisti. Lui però aveva deciso e dice che si sarebbero rivisti per poi non lasciarsi mai. Quindi lasciò la casa e Lorenzo, dopo aver unito ad un quadretto di Teresa in cui lei aveva lasciato una ciocca dei suoi capelli, anche i suoi.

Venerdi ore 1

Dice a Lorenzo che non gli raccomanda la madre benché egli sarebbe ottimo lio. Lo considera suo unico amico. Dice che una volta invocando pietà al cielo in lacrime, scrisse a Teresa della sua decisione di morire, ma sapendo ora che era sposata ed era contaminata dalle braccia di un altro, si pentì dello scritto. Almeno però, Teresa serva di un altro, potrà sperare di unirsi a me nell’anima. Conclude dicendogli di dare tutte le sue sectiune al padre di Teresa e di dargli la lettera che troverà nel suo cassettino.

Lettera a Teresa

Le dice che ora che legge la lettera sarà già sotterrato. Forse dopo quel giorno cominceranno tutti a dimenticarlo, ma lei ricorderà l’inutile amore e i giorni passati insieme. Una volta morto potrai continuare ad amarmi in memoria delle mie sventure. Tu mi fuggivi, ma io volevo solo darti l’addio prima della mia morte. Dice che di fronte al Padre dirà che ha sparito il pane con il povero, ha confuso le lacrime con quelle dell’afflitto, ha pianto sulle miserie dell’umanità, se gli avesse concesso una patria avrebbe speso l’ingegno per quella. Ha cercato virtù nella solitudine, ha amato, ma alla fine ho perso tutte le speranze. Agli estremi mali non resta che la morte. Ho pregato Dio perché mi allontanasse dai miei mali, ma ora l’unica via è la morte.

Lorenzo lo andò a trovare prima che lui andasse da Teresa. Si recarono da lei e mentre Jacopo la salutava per l’ultima volta lei piangeva e anche Isabella proruppe in un pianto. Anche il padre di Teresa lo salutò piangendo e Odoardo gli strinse la mano. Nella lettera seguente chiede a Lorenzo di essere seppellito sotto i pini del colle di fronte alla chiesa, vuole che il ritratto di Teresa sia sotterrato con lui.

Ore 1

Ultimo saluto a Teresa. Le dice che è andato a salutare la Natura. Si ricorda intanto quando il loro amore si è trasformato in un bacio. Le dice che l’amava e l’ama ancora, ma ormai è già con un piede nella fossa. Le dice che la sua morte farebbe maledire le sue ceneri, comunque lei non è causa di questo gesto.

Il vicino di casa di Jacopo durante la notte sentì un gemito che lo impaurì, ma non ci fece molto caso. Il mattino seguente Michele più volte bussò alla porta di Jacopo invano, allora entrò e trovò Jacopo agonizzante in una pozza di sangue. Chiamò il padre di Teresa, mentre Teresa stessa alla notizia svenne. Arrivarono tutti da Jacopo che si era accoltellato al cuore; aveva il ritratto di Teresa sul petto, poi dinanzi a loro, spirò. Lorenzo, tornato da Padova, appena lo vide non riuscì a piangere. La notte lo sotterrarono sotto i pini.


RIFLESSIONI

Rugiadose termine foscoliano che richiama l’accostamento acqua=vita.


collegamento tra la descrizione di Foscolo di Teresa, che richiama la bellezza statuaria, e il quadro di Marat e del Giuramento degli Orazi.


La bellezza placa la tristezza in lui richiama la funzione neoclassica.


Bionda=Isabella Concioni; paragone alla “Toilette di Giunone”. Bellezza che trasporta in un’altra dimensione (come le divinità greche)


è una lettera di tipo politico (falsa data 1798, vera 1802 dimostrare che sapeva prevedere cosa sarebbe successo), contro Napoleone.


Incontro con Parini a Milano parlano della situazione disastrosa della invasione Francese a Milano. È una situazione priva di uscita. I grandi d’Italia mostrano in lui un desiderio di emulazione.


Viene sottolineato il sacrificio di Jacopo per liberare l’Italia, e Foscolo lo fa coincidere con il venerdì Santo di quell’anno, come paragone al sacrificio di Cristo.


La Logica del potere è sempre esistita.


Compassione solo quando qualcuno è toccato di persona dallo stesso fatto di un altro, lo capisce fino in fondo (preromanticismo)


Suicidio riprende il modello di Werter, ma Jacopo è neoclassico nell’uccidersi con una coltellata.


NEOCLASSICISMO

Pastori, ninfe quello arcaico

Carlo III Farnese scavi Pompei/Ercolano Winckelmann (arte greca massima esperienza di bellezza) l’arte greca è nobile semplicità, calma grandezza


Lo stile punta alla rappresentazione dell’istante precedente o successione ad un’azione.

Si evitano rappresentazioni di forti emozioni, soprattutto perché il periodo è molto turbinoso e si ricerca una serenità e il neoclassicismo diventa modello di serenità

Rivoluzione Francese si rifà alla Repubblica Romana

Napoleone si rifà alla Roma Imperiale e su questa influenza vari stili

Foscolo contemplazione della bellezza come ristoro dei problemi









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