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Verbale


Il verbale è un testo professionale che ha lo scopo di informare sui contenuti di una riunione, una discussione ecc. avvenute oralmente. La caratteristica primaria è quindi quella di riferire per iscritto ciò che è stato detto oralmente.

Ecco gli elementi da soddisfare:




Data e luogo

Il nome di coloro che sono presenti con la qualifica. Si segnalano anche gli assenti giustificati o ingiustificati

Chi presiede e chi verbalizza

Ordine del giorno (o.d.g.)

Nome di chi interviene e oggetto dell’intervento

Evidenziare contrapposizioni e punti di accordo

Conclusioni cui si è giunti

Ora chiusura

Firma autografa del verbalizzante e del presidente

Data e elenco allegati



Naturalmente la ricostruzione degli eventi deve essere fatta in modo logico (rapporti di causa-effetto, corretta sequenza temporale ecc.), riordinando le informazioni sparse che sono emerse via via durante la fase di dibattito orale.

Attenzione in modo particolare ai verbi, al loro aspetto verbale. Soprattutto per i verbi al tempo passato. In tal caso vi sono due aspetti:


imperfettivo


quando l’azione nel passato è vista nel suo sviluppo, nella sua durata.

Si usa l’imperfetto:


Dormivo

Camminavo

Parlavo


L’aspetto invece


perfettivo


quando l’azione nel passato è vista nel suo aspetto puntuale, nel suo compiersi Momentaneo e preciso.

Si usa passato remoto/prossimo:


Colpì

Svenne

Ha colpito

È svenuto



TEST


Trasformare questa registrazione in un verbale di registro standard



Poliziotto: Dunque, cominci a raccontarmi un po’ che cosa è successo quella sera e quali sono state le ragioni di ciò che ha fatto.

Luigi: Mm, sì. Siamo usciti e siamo partiti. Avevamo sentito che c’era una festa lì, sulla spiaggia di Riccione. E così abbiamo viaggiato fin lì. Mi pare, ma non ricordo se era giovedì o che altro giorno . mi pare che era un giorno lavorativo . e .

Poliziotto: Era un giovedì, giusto.

Luigi: Mm. E allora . siamo rimasti lì per un po’, credo. Non c’era tanta gente, ma . Così stavamo per tornare a casa, e . il buffo era che quella che avevamo era . non avevamo abbastanza benzina nel serbatoio. E non avevamo molti soldi, tutti e due, e così . non sapevamo proprio che fare. E allora . eh . la cosa stupida fu che . che ci venne l’idea che potevamo andare a cercare della benzina, allora . se c’era una latta di benzina. E . allora siamo andati a dare un’occhiata nella zona . dove è successo. E allora ci siamo avvicinati a una volvo . che . dentro c’era una tanica e . abbiamo provato ad aprire e allora . era aperta. Allora ci siamo entrati e ci siamo accorti che la tanica era vuota, allora . ma . così non ricordo, non ero io che, non ricordo se . perché allora uscì quel tizio . sul balcone . così ci ha visto. E non so proprio se noi . avevamo con noi perché . ci venne la stupida idea di . quando entrammo, c’era uno stereo nell’auto.

Poliziotto: Era la stessa macchina, no?

Luigi: Sì.

Poliziotto: Mm.

Luigi: E non so se . A ogni modo l’abbiamo tirato fuori, ma non so se . perché non ce l’avevamo quando siamo tornati a casa, a ogni modo.

Poliziotto: Beh, è stato trovato fuori.

Luigi: È stato trovato . Mm . E allora quando quello è uscito . e ci ha detto di smammare, ce ne siamo andati. Abbiamo preso la macchina e ce ne siamo andati.

Poliziotto: Chi ha tirato fuori lo stereo?

Luigi: Sì . L’abbiamo fatto tutti e due, penso, era staccato, diciamo, non dovevamo fare altro che portarcelo . togliere i cavi e poi .

Poliziotto: Dunque non era montato bene?

Luigi: No, c’erano solo i cavi che .

Poliziotto: Dunque ricorda chi l’ha fatto?

Luigi: Sì, penso che . che l’abbiamo tirato fuori tutti e due.

Poliziotto: Capisco.

Luigi: Tutti e due stavamo seduti sui sedili . davanti.

Poliziotto: La conclusione è che l’avete tirato fuori tutti e due?

Luigi: Sì . più o meno.

Poliziotto: Ma poi è stato trovato fuori. Così, qualcuno ce l’ha buttato, no?

Luigi: Sì.

Poliziotto: Chi è stato che l’ha buttato?

Luigi: Sono stato io . che l’ho lasciato.

Poliziotto: Mm. Che ragione avevate di portarlo via? È che fin dall’inizio avevate questa idea . di portarvelo?

Luigi: Beh, è difficile dirlo . è successo così rapidamente. Forse sì . perché l’abbiamo portato fuori per . Sono stato io a guardare nella tanica di benzina e ho detto uh qui dentro non c’è benzina, ho detto. Ah, ha fatto lui, c’è uno stereo qui, mica male e allora . abbiamo parlato perché non sapevamo se avevamo il coraggio di prenderlo o no. Ci abbiamo pensato, beh, proviamo a prenderlo, allora.

Poliziotto: Mm. E poi avete avuto paura? Per questo l’avete lasciato?

Luigi: Sì, perché . l’avevamo tirato fuori. Sennò, ce lo saremmo portato dietro.

Poliziotto: Mm. E che cosa è successo dopo che ve ne siete andati? Siete tornati a casa o dove altro siete andati?

Luigi: Sì, siamo ripartiti per tornare a casa, e poi siamo rimasti senza benzina . sulla strada . e dato che non eravamo tanto lontani siamo tornati a piedi a prendere un’altra macchina . e l’abbiamo trainata fino a casa.

Poliziotto: E l’amico di cui ha parlato era questo Vincenzo Pacifico?

Luigi: Sì.

Poliziotto: A che tipo di festa stavate andando? Era una festa speciale?

Luigi: No, era . non era una festa di privati o qualcosa del genere . era . era un mio comno di classe, sa, che aveva detto . che c’era .

Poliziotto: Una festa sulla spiaggia?

Luigi: Sì . ci doveva essere un po’ di gente . ed è stato allora che abbiamo pensato di andarci.

Poliziotto: Però non c’era alcuna festa speciale alla spiaggia?

Luigi: No.

Poliziotto: Dunque è questo il motivo per cui andavate a Riccione?

Luigi: Proprio così. Comunque . eh . voglio sistemare tutto .

Poliziotto: Si spieghi meglio.

Luigi: Beh i danni all’auto . li rio io .

Poliziotto: Bene. Vuole aggiungere altro?

Luigi: No.




Comunicato stampa


È una tipologia cosiddetta “mista”, che soddisfa i due aspetti:


1. Informativo-referenziale


2. Promozionale (e dunque argomentativo)


Viene utilizzato per presentare un prodotto, un’attività, un ente ecc. In tale finalità convive l’esigenza di fornire informazioni con quella di convincere/persuadere (vedremo più avanti la differenza tra le due nozioni) della bontà del prodotto, attività, ente ecc.


Per fare ciò il comunicato stampa si caratterizza per un uso spiccato di:


Tecnicismi

Cifre, dati statistici, percentuali

Superlativi

Formule stereotipate



Il comunicato stampa presenta la cosiddetta struttura a telescopio, cioè per espansioni, approfondimenti progressivi (da fatti generali via via a fatti sempre più particolari).

In sostanza la struttura è così fatta:


Titolo: soggetto, verbo, oggetto

(si presenta il fatto e le relative parti in causa)


Attacco: data, luogo, espansioni


Approfondimenti successivi


Ampliamenti con eventuali citazioni di autorità


Chiusura: breve scheda dell’azienda


Dal punto di vista dello stile, il comunicato stampa è:


1. Poco ellittico

2. Poco allusivo

3. Poco nominale


Dal punto di vista della retorica, esso utilizza una serie di esempi e campi semantici che fanno capo alle idee di:


v          Crescita-forza (il prodotto viene presentato come solido, resistente, forte ecc.)

v          Felicità (il prodotto dà soddisfazione a chi lo usa, lo rende contento ecc.)

v          Novità (il prodotto è nuovo, rappresenta una novità ecc.)

v          Originalità (il prodotto è originale, mai visto prima ecc.)





Ecco un esempio di comunicato stampa:




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Nell’esempio di comunicato stampa citato provate a individuare i vari aspetti menzionati come caratteristici del testo.

Relazione


Si tratta del testo argomentativo per eccellenza. Si può chiamare anche: rapporto; dossier; resoconto; inchiesta; referto.

Esso ha la funzione di discutere, esaminare, analizzare dati, informazioni ecc.


Un dato informativo, riguardo l’iminazione: di solito si parla di relazione di 2, 3, 4 ecc. sectiunelle. Se non è specificato il numero di battute (ad es. una sectiunella di 2000 battute), allora per sectiunella si intende il foglio A4 contenente 1800 battute, cioè 60 battute x 30 righe.



In sintesi la struttura della relazione è la seguente:


1. Titolo




2. Presentazione dell’argomento (esposizione/narrazione dei fatti)


3. Analisi e interpretazione dei dati per blocchi


4. Conclusioni


5. Proposte operative



All’interno del punto 3., che è il cuore del testo, bisognare controllare che:


1. gli argomenti siano pertinenti alla tesi sostenuta


2. gli argomenti siano collegati bene con le premesse


In tale senso gioca un ruolo fondamentale la definizione dell’argomento.

Un’altra operazione importante è la Associazione di argomenti diversi, che è una strategia argomentativa. Come, al contrario, la Dissociazione di argomenti, che consiste nello smontare gli argomenti.



La relazione si caratterizza per l’uso dei cosiddetti “indicatori di forza”, e cioè:


Connettivi di causa ed effetto

Connettivi di esemplificazione

Connettevi di conclusione

Verbi come affermare, provare, dimostrare, verificare ecc.


Cuore dei testi argomentativi è


L’Argomentazione


Essa deve tenere presenti i seguenti elementi:


L’uditorio

Lo scopo

Scelta tra persuasione e convinzione

Uso di argomenti opportuni

Ordine degli argomenti


Sull’uditorio e lo scopo ci siamo intrattenuti parlando della produzione del testo, e lì rimandiamo.

Vediamo gli altri punti.


Testo persuasivo è quello che presenta Argomenti qualitativi, cioè basati su elementi emotivi, sentimentali, non strettamente logici e razionali.

Testo convincente è quello che presenta Argomenti quantitativi, di realtà, cioè concreti, razionali, logici.


In un buon testo argomentativo di solito


il qualitativo si lega col quantitativo.



Riguardo l’ordine degli argomenti vi sono tre tipologie:


1. Ordine crescente: inizio debole, chiusura forte.


2. Ordine descrescente: inizio forte, chiusura debole.


3. Ordine misto o nestorico: inizio e chiusura forti. È l’ordine da seguire, quello più efficace (prende il nome dal soldato Nestore dell’Iliade che disponeva le truppe più valide all’inizio e alla fine dell’esercito).


Dunque, è importante che inizio e fine siano forti, efficaci. Ecco un prospetto dei metodi più usati per aprire e chiudere una relazione:


Inizio


Richiesta di benevolenza (captatio benevolentiae)

Effetto di comunanza di interessi (comunione)

Appello all’autorità

In medias res


Conclusione


Rimodulare brevemente i temi trattati

Fare appello al lettore

Riaffermare la propria tesi



Riguardo l’uso degli argomenti, un posto importante occupano i cosiddetti Argomenti “quasi logici”, così chiamati da Chaïm Perelman nel suo Trattato dell’argomentazione uscito nel 1958 (in Italia nel 1966).

Si tratta di argomenti che hanno una parvenza di logicità e razionalità, ma che in realtà fanno leva su elementi qualitativi, di natura non matematica.

Eccoli in sintesi.


1. Argomento della somma


Quando si argomenta un fatto, un evento ecc. presentandolo come somma di una serie di elementi. Si presuppone, cioè, che i fatti presentati siano misurabili e quantificabili matematicamente, per cui proprio come in matematica una somma dà incontrovertibilmente un risultato, così con questa argomentazione un fatto è la somma incontrovertibile di più dati.

Ad es.:


È colpa tua se hai l’influenza: sei uscito senza sciarpa, non hai preso l’ombrello e non ti sei bevuto la tisana


Naturalmente l’influenza è il risultato di fattori ben più complessi di quelli presentati, ma argomentando in tal modo si dà il fatto come frutto esclusivo dei dati elencati.



2. Argomento della divisione


Si basa sul presupposto contrario a quello della somma: cioè che un fatto si può scomporre in più elementi.

Ad. es.:


Per forza prendi 30: sgobbi come un somaro, conosci già le materie e tuo padre è professore.


Il 30 non sarà frutto solo ed esclusivamente di questi elementi, alcuni particolarmente qualitativi, ma argomentando in tale modo si presenta il fatto come frutto esclusivo di tale scomposizione.



3. Argomento di non divisione o esclusione


Quando per un fatto, un argomento ecc. non si danno due soluzioni possibili, ma una sola.

Ad es.:


Per il bene dell’azienda non c’è altra possibilità che impegnarvi al massimo



4. Argomento della reciprocità


Tale argomento si basa sull’equazione matematica A:B=B:A, cioè quello che vale per un ente vale anche per il suo reciproco o inverso.

Ad es.:


Vorresti che avessi già finito la versione? Mettiti al posto mio!



5. Argomento della transitività


Tale argomento si basa sull’equazione matematica A:B=B:C, cioè quello che vale per due enti vale anche per un terzo.

Ad es.:


Gli amici dei nostri amici sono nostri amici


Spesso in casi del genere certi dati sono sottintesi. Nell’esempio di sopra infatti:

A (noi) : B (i nostri amici) = B (i nostri amici) : C (amici di B)


Un altro es.:


Se è vero che mi volete ancora bene, dovete volervi bene!


Tale argomentazione funziona bene in contesti agonistici, sportivi, quando si deve fare una classifica. Ad es.:


A è superiore a B, B lo è a C, allora A è superiore a C


L’argomento “suona” persuasivo, ma non ha una logicità stringente: infatti finché A non si confronta direttamente con C non si può dire che gli è superiore, a rigor di logica. Però l’argomento della transitività ci viene in aiuto, facendo sembra plausibile il discorso.



6. Argomento dell’inclusione


Quando ciò che vale per un tutto, si presuppone valga anche per una parte di questo tutto.

Ad es.:


Se vi è caro lo sviluppo del Paese, dovete lavorare con entuasiasmo per la nostra azienda


Il tutto in questione è il Paese, l’Italia, la parte è l’azienda interessata.



7. Argomento di paragone


Quando si ricorre a un paragone (similitudine), appartenente a un campo concettuale differente.

Ad es.:


Per Luigi prendere un 18 è come essere destinato al fallimento



8. Argomento della probabilità


Quando un fatto, un evento ecc. è dato come probabile in considerazione dell’elenco di determinati dati. Ma sappiamo che la probabilità funziona, matematicamente, solo con dati omogenei, uniformi. Cosa che non può succedere con fatti umani ecc.

Ad es.:


Fuma, beve e ha quasi cinquant’anni. Vuole candidarsi all’infarto?


L’infarto è un evento molto più complesso, ma con tale argomentazione viene presentato come probabile con gli elementi citati.



9. Argomento del sacrificio


Quando il valore di un fatto, un dato ecc. si misura in base ai mezzi utilizzati per conseguirlo.

Ad es.:


Non duò darmi 18! Per questo esame ho letto tre libri!




Affini agli argomenti “quasi logici” sono i cosiddetti Argomenti basati sulla struttura della realtà. In questo caso si collega una causa con il suo possibile effetto, un evento con le sue conseguenze, un mezzo con il fine.

All’interno di questa tipologia trovano posto i seguenti argomenti:


Argomento dello spreco

Argomento della direzione


L’argomento dello spreco è concentrato su una perdita che coinvolge il passato. Ad es.:


Se interrompi gli studi ora, tutti gli anni di fatiche scolastiche diventano inutili !


Analogo, ma con lo sguardo rivolto al futuro, alle conseguenze a venire l’argomento della direzione. Ad es.:


Se rinunciamo adesso, tutti i nostri risultati verranno ignorati





Nell’ambito dell’argomentazione particolare importanza rivestono le cosiddette False argomentazioni (o fallacie). Esse appartengono alla categoria delle manipolazioni. Vanno utilizzate ma con grande parsimonia e intelligenza. Inoltre la loro individuazione nel discorso del nostro “avversario” ci permette di smontare le sue argomentazioni.



Ecco l’elenco delle principali, con esempi.


1. Argumentum ad personam


Non capisco perché non cerchi lavoro. Così non sei utile alla società e risulti poco gradito.


L’argomento consiste nello screditare una persona, un dato ecc. insistendo sui suoi aspetti negativi.


2. Argumentum ad hominem


Bisogna cercare di evitare i divorzi perché adesso nel paese mancano monolocali o piccoli alloggi


L’argomento si basa sul punto di vista di chi lo espone, e insiste dunque su aspetti particolaristici, utilitaristici, attinenti unicamente alla sfera di colui che usa tale argomento.


3. Argumentum ad verecundiam


Denti bianchi, come ha detto il professor X, significano denti sani.


L’argomento si fa forza dell’autorità di un personaggio illustre, di una fonte autorevole.


4. Argumentum ad baculum


Sono dell’opinione che non devi divorziare, nessuno ti guarderebbe più in faccia


L’argomento si basa su una minaccia, più o meno velata (baculus in latino è il bastone).


5. Argumentum ad misericordiam


Bisogna promuoverlo, non è più capace di reggersi in piedi


L’argomento si basa sul senso di pietà, di misericordia, di compassione ecc. che si suscita.


6. Argumentum ad populum


Le autostrade sono un bene perché permettono alla gente di spostarsi velocemente


L’argomento ha la propria forza nell’evidenziare i benefici, i vantaggi che ne trae una collettività, un insieme, un gruppo di persone.


7. Argumentum ad consequentiam


Troverete bello che si costruiscano nuovi alberghi, ma questo va a discapito della natura


L’argomento insiste sulle conseguenze negative di un fatto.


8. Argumentum ad ignorantiam


I denti bianchi sono simbolo di denti sani. Non mi risulta infatti che persone con denti bianchi abbiano denti malati.


L’argomento si basa sul principio che in mancanza di prove contrarie vale ciò che si sta affermando.


9. Petitio principii


Usa candele Champion: sono adatte alle tue esigenze


La cosiddetta petizione di principio si basa sul fatto che si dà per dimostrato ciò che andrebbe invece dimostrato.


Sempre della famiglia delle false argomentazioni le seguenti tecniche:


Saltare sul carro altrui

Già un quarto degli europei ha scelto di non vendere alcolici ai minorenni. Non sarebbe ora che anche gli italiani facessero lo stesso?


Quando si adotta un’opinione, un argomento soltanto perché è già stato adottato da altri.



Premessa discutibile

Il metodo del prof. Di Bella ha prodotto risultati così straordinari che il Ministero della Sanità dovrà diffondere la sua cura


Quando si presenta come dimostrata, acquisita ecc., una premessa in realtà da dimostrare.


Conseguenza non logica (non sequitur)

Paola Rossi ha speso una vita combattendo per i diritti delle donne e sarà un eccellente ministro


Quando la conseguenza non è reale, effettiva, ma estremamente arbitraria e soggettiva (nel caso dell’esempio: il fatto che Paola Rossi abbia combattuto per i diritti delle donne non è la garanzia che possa essere un buon ministro; per essere un buon ministro altre sono le doti richieste)


Falsa causa (post hoc ergo propter hoc)

Le spese per lo stato sociale devono scendere: l'ultima volta che la spesa è stata ritoccata l'occupazione è aumentata di un punto


Quando c’è un rapporto di causa-effetto non esatto, improbabile, falso ecc. Si basa sul presupposto, errato, che ciò che viene dopo possa essere valido anche come effetto.



Come si può ben capire, le fallacie andranno usate in testi persuasivi, e sempre con grande accortezza, senza mai abusarne.


TEST


1. Preparare un testo persuasivo


Giuliana Teti è la presidentessa di un’importante associazione italiana cittadina che si occupa da vari anni della salvaguardia dell’ambiente. Uno dei parchi più pregiati della città è minacciato dalla speculazione edilizia, e la sua associazione è decisa a lanciare l’allarme. Il consiglio direttivo dell’associazione è convinto che l’assessorato all’edilizia sia responsabile della situazione e ha chiesto a Giuliana un intervento duro nella sostanza ma aperto al dialogo. L’assessore infatti è ritenuta persona sensibile, e l’associazione non vuole inimicarselo. Giuliana dovrà trattare dei seguenti punti: 1) descrizione del parco con riferimento alla sua storia e al suo utilizzo da parte della cittadinanza; 2) perché il parco è oggi minacciato e da chi (indicare con precisione le responsabilità); 3) che cosa può fare la cittadinanza per salvare il parco (indicare con precisione strumenti e forme di pressione, come la raccolta di firme, la denuncia alla magistratura, il boicotaggio dei lavori ecc.). Giuliana avrà anche cura di accennare alla raccolta di fondi per l’associazione e all’importanza del coinvolgimento diretto della popolazione all’interno del movimento.

Il testo dovrà contenere almeno 500 parole.

A partire dai dati scrivete una relazione dal titolo Rendimento degli studenti nella scuola italiana (anche qua almeno 500 parole).



Fonte: CENSIS



1000 giovani iscritti in prima media

 


517 si iscrivono all’università

 

127 non proseguono

 

178 si laureano

 

339 abbandonano

 

664 si diplomano (219 – 322 – 103)

 

65 non si iscrivono alla scuola superiore

 

978 giovani conseguono la licenza media

 

22 abbandoni

 



Ripetenti per anno di corso e livello scolastico (su 100 studenti)



1 anno 2 anno 3 anno 4 anno 5 anno Totale


Scuola elementare                  0, 7 0,5 0,4 0, 5 0,5 0,5

Scuola media inferiore            8,1 5,0 3,0 - - 5,4

Scuola media superiore         10,1 7,9 9,0 6,2 2,7 7,5



Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca




Votazione conseguita dai candidati dichiarati maturi (su 100 studenti)



60 61-70 71-77 78-84 85-96 97-l00


Nel complesso                  12,1 33,5 33,5 10,3 5,4 5,2


Liceo classico                     7,6 25,1 34,7 13,9 8,3 10,4

Liceo scientifico                 9,3 28,6 34,5 12,5 7,3 7,8

Liceo linguistico                 9,5 29,7 35,0 12,7 6,7 6,4

Istituti magistrali               15,6 36,0 31,9 8,7 4,2 3,6



Istruzione tecnica

Commerciale                     13,4 34,6 32,9 9,8 4,9 4,2

Industriale                         13,6 37,5 32,5 8,6 4,2 4,4

Geometri                           17,3 39,2 29,9 7,5 3,4 2,7


Istruzione profession. 13,7 38, 3 33,6 8,1 3,6 2,7


Istruzione artistica 10,0 33,9 35,3 10,7 5,1 5,0



Fonte: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca



ure retoriche



Vediamo brevemente le ure retoriche maggiormente usate in prosa, che si possono utilizzare nella composizione di un testo appartenente alle tipologie studiate.

Innanzi tutto le cosiddette ure di presenza e passione. Ad es. l’anafora:


Per me si va ne la città dolente

Per me si va ne l’eterno dolore

Per me si va tra la perduta gente


Essa consiste nella ripetizione di una o più parole.


L’iperbole consiste nell’esagerare un giudizio, un’affermazione:


Siete la fine del mondo


Il climax, invece, comporta una gradualità, il valore dell’affermazione aumenta progressivamente:


Va’, corri, vola!


Questo esempio ci serve anche per introdurre un’altra nozione: se in un elenco di parole, aggettivi, verbi ecc. essi sono separati da virgole si dice che sono costruiti con l’Asindeto (dal greco: “senza legami”)


Invece se questi elementi sono separati da più congiunzioni coordinate, ad es.:


Va’ e corri e vola!


Si dice che sono costruiti con il Polisindeto (dal greco: “con molti legami”)



Come si può vedere, l’asindeto dà velocità alla frase; il polisindeto invece dà un effetto di rallentamento, di lentezza.


Il chiasmo si ha quando si incrociano a X gli elementi, ad es.:




Si deve mangiare per vivere, non vivere per mangiare


In questa frase gli elementi in chiasmo sono i verbi:


mangiare                vivere

vivere                     mangiare


Altro es.:


Una persona simpatica e un abile affarista


In questo caso il chiasmo riguarda la disposizione di nome e aggettivo, collocati a X:


persona simpatica

abile affarista



Un’altra tipologia di ure è quella dell’attenuazione, che, come dice la stessa parola, abbassa i significati.

Ecco una frase con le principali ure dell’attenuazione:


Mi sembra superfluo aggiungere che questi risultati non brillanti sono dovuti alle caratteristiche del prodotto, poco rispondente alle aspettative del mercato


La prima ura che s’incontra è la preterizione o omissione: Mi sembra superfluo aggiungere che .


Tale ura consiste nel voler tralasciare o passare sotto silenzio qualcosa che di fatto viene detto.


La seconda ura è la litote: risultati non brillanti


Tale ura consiste nel negare il contrario di ciò che si vuole affermare.


L’ultima ura è l’eufemismo: prodotto, poco rispondente alle aspettative del mercato


Tale ura consiste nell’attenuare un concetto che invece nella realtà dei fatti è molto forte. Nel nostro caso “poco rispondente” attenua la realtà dei fatti: il prodotto è scadente.


Vediamo altre ure retoriche:


Perifrasi-circonlocuzione: l’eroe dei due mondi (per indicare Garibaldi)


È il classico “giro di parole”: quando cioè per esprimere un nome, un’idea ecc. si usano più parole.


Un’altra ura ricorrente nei testi di tipi tecnico-professionale può essere l’antonomasia:


È un dongiovanni


Fa da cicerone


Il primo cittadino


Tale ura consiste nell’utilizzare in luogo del nome comune un nome proprio che abbia le medesime caratteristiche, o viceversa un nome comune in luogo del nome proprio.


Infine, l’ossimoro:


Un piccolo grande amore


Tale ura consiste nell’accostare due elementi antitetici, in contrasto tra loro.


Public speaking



Per concludere, una breve finestra su una disciplina molto diffusa nel mondo anglosassone: il public speaking, ossia l’insieme delle tecniche per una efficace esposizione orale.

A tale fine bisogna tener presenti due dati:


Efficacia del messaggio e rispetto per il pubblico



Ecco una serie di indicazioni:


Non leggete mai (preparate un testo scritto ma alzate spesso la testa, guardate il pubblico)

Non superate i limiti di tempo (si calcola che l’attenzione dell’uditorio cala dopo 40-45 minuti di ascolto)

Aprite e chiudete rivolgendovi al pubblico


L’esposizione orale è caratterizzata da:


Minor uso della subordinazione

Presenza di frasi idiomatiche, espressioni colloquiali

Maggiore ripetizione

Uso di riempitivi (come dicevo prima, allora vediamo, ritornando a)

Uso mimica, pause


Importante è che si consegua:


asciuttezza

ritmo

precisione


A tale scopo bisogna usare:


Vocabolario semplice

Frasi brevi e coordinate

Testo in brevi paragrafi (ciò vi permette di non “perdere il filo”, dal momento che dovete alzare la testa spesso, oppure di tagliare velocemente determinate sezioni se vi accorgete che vi rimane ormai poco tempo)

Uso moderato di dati e statistiche

Rimandi a ciò che avete discusso

Aiuto visivo


Come sempre, estremamente importanti sono l’apertura e la conclusione. ½ sono infiniti modi di aprire e chiudere un discorso. Qui di seguito ne trovate alcuni, quelli più frequenti.


L’apertura può essere:


A impatto, a effetto


Ad es.:



Se io vi puntassi una pistola contro, voi sareste comprensibilmente spaventati. Ma almeno vi rendereste conto che siete in pericolo di vita. Invece, ogni giorno, lasciamo che alcune persone ci colpiscano con messaggi dannosi per i nostri portafogli e per le nostre menti, e non diciamo una parola. Sto parlando della pubblicità televisiva.



Creando una complicità col pubblico


Il seguente discorso è stato tenuto dallo scrittore americano Kurt Vonnegut a una platea di fisici e ingegneri. Vonnegut crea una complicità con chi lo ascolta, cercando dei punti in comune:


La mia educazione è stata tecnica. Ho iniziato come chimico e mio fratello, Bernard Vonnegut, tuttora in vita, è stato un grande fisico [ . ]. È stato positivo per me essere sempre al fondo di ogni classe: è un’esperienza di umiltà assai benefica – e credo che si rifletta nei miei lavori . è stato positivo essere un soldato semplice nell’esercito degli USA: anche questa è stata una buona lezione [ . ]Per quanto riguarda la mia educazione, devo dire che uno dei più bei corsi mai insegnati all’università è probabilmente meccanica e mi piacerebbe che fosse obbligatorio per tutti gli studenti del primo anno


Altri tipi di apertura sono:


Esporre l’obiettivo (tecnica neutra, usata soprattutto nelle relazioni di tipo quantitativo)

Riferimento alla situazione (tipico dei comizi, ad es.: “Siamo qui riuniti . .”, “Ci troviamo qui per . ”)

Dati e statistiche con effetto sorpresa (citando cioè una serie di dati curiosi, che riescano a catturare l’attenzione)

Aneddoto, citazione, battuta



Sono due gli obiettivi della conclusione:


v                          Riassumere il contenuto

v                          Far rimanere impressa l’idea



A tale scopo ecco una serie di tipologie di chiusura:



Riassunto

Appello

Sfida

Visione utopica



I primi due tipi sono chiari e già incontrati; per il terzo (la sfida) ecco un breve esempio:



È tempo di smettere. [ . ] Spero che voi farete lo stesso


Come si può vedere in questo caso l’oratore lancia una specie di “sfida” a chi lo ascolta. Serve soprattutto se si vuole indurre ad agire nel modo voluto, ad accettare l’idea che si sta difendendo ecc.


Ed ecco infine un esempio dell’ultimo tipo (visione utopica):



Credo che potremo costruire un paese più giusto, più generoso e più sollecito verso chi ha bisogno e soffre


In questo caso si guarda al futuro.









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