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ALESSANDRO MANZONI

ALESSANDRO MANZONI


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ALESSANDRO MANZONI


VITA (1785-l873)

Ø      Formazione adolescenziale di tipo cattolico-repressivo, accuserà presto i preti di avergli imposto questo tipo di educazione spinti dal denaro

Ø      A casa del padre frequenta illuministi e elabora un pensiero di tipo giacobino, con l’esaltazione dei valori della rivoluzione francese, la contrarietà ai governi assoluti, il favore alla politica napoleonica

Ø      Successivamente si orienta su posizioni più moderate: considera Napoleone colui che ha tradito i valori propugnati, e ciò lo porta a una delusione e un conseguente ripiegamento su se stesso. A questa fase coincidono scritti neoclassici




Ø      Nel 1805 muore Imbonati, e Alessandro si trasferisce a Parigi ricostruendo il rapporto da tempo deteriorato con la madre. Questa situazione familiare si rispecchia nelle sue opere in cui abbondano le ure femminili e mancano padri legittimi (sono presenti solo padri spirituali)

Ø      Nel 1807 la madre gli presenta Enrichetta Blondel che diverrà sua moglie. Quando questa si converte al cristianesimo, Alessandro rifiuta tutte le sue posizioni più estreme, laiche, immanenti, si converte compiendo una scelta ideologica. La storia rimane comunque luogo dell’errore, dell’ingiustizia, perché l’uomo tende al male. La sua resta una posizione antistoricista. Rimane poi dell’illuminismo il voler spiegare la fede con la ragione (posizione simile a quella di San Paolo)

Ø      Nel 1810 torna in Italia e comincia la sua attività di letterato per la quale è ancora oggi famoso


GLI INNI SACRI

Ø       Liriche di argomento oggettivo: qui Manzoni racconta i sentimenti di una collettività, il popolo cristiano, esprimendoli con un linguaggio facile, possibilmente cantabile. Il modello cui si ispira è quello dei primi Inni della Chiesa (per esempio di S. Ambrogio). Lo schema seguito è simile nei cinque inni: 1) dichiarazione del tema; 2) racconto di un occasione per la celebrazione di quell’avvenimento; 3) conclusione

Ø       Molti rimproverano a Manzoni il non essere riuscito ad attualizzare gli eventi raccontati; solo nella Pentecoste riesce a calare il racconto nella realtà in quanto è un fatto che si ripete sempre nella storia


LE ODI CIVILI: IL CINQUE MAGGIO

Ø      Sono odi scritte “a caldo” quando nelle vicende italiane si apre uno spiraglio di speranza.

Ø      In Marzo 1821 immagina già conclusi positivamente i moti piemontesi durante la reggenza di Carlo Alberto, che sembrava l’uomo giusto per liberare l’Italia dalla dominazione austriaca. Si unisce anche il tema del Dio guerriero che approva le guerre giuste e punisce gli oppressori

Ø      Il Cinque maggio fu scritta appena si seppe della morte di Napoleone. Manzoni, che fino ad allora non aveva espresso giudizi sul suo operato, ora, senza rischiare di essere accusato di giudicare mosso da esigenze personali, presenta il suo punto di vista. Lo fa spostando l’argomento dal vero storico al vero morale: non gli interessa Napoleone per le sue azioni in quanto tali, ma per il suo atteggiamento. Mai nominato direttamente, Napoleone grandeggia per la sua bravura in battaglia, per le sue alte aspirazioni, per il voler dare un corso alla storia da lui deciso. Ma così facendo ha dimenticato che è Dio il vero artefice della storia e che la più alta aspirazione dell’uomo deve essere quella di accettare umilmente il volere di Dio. La vera grandezza di Napoleone si presenta durante l’esilio, il Dio che affanna e che consola si posò accanto a lui nel letto di morte: quando per gli uomini Napoleone è un uomo ormai sconfitto, in quel momento è realmente grande, solo ora ha raggiunto una gloria che nessuno potrà toglierli, a differenza della gloria terrena che ha perso con una sconfitta. La lettura di Manzoni non è storica, ma sub specie eternitatis, ispirata alla morale cristiana


GLI SCRITTI DI STORIOGRAFIA E I TRATTATI DI MORALE

Ø      Le Osservazioni sulla morale cattolica sono una risposta a Sismondi che affermava che la debolezza dell’Italia derivava dall’operato della Chiesa a partire dalla Controriforma. Manzoni allarga invece il discorso alla morale cattolica, l’unica basata su criteri assoluti, il Vangelo, e dunque perfetta

Ø      Nei Discorsi sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia confuta la tesi secondo cui la Chiesa cacciando i Longobardi ha interrotto il processo di fusione tra questi e gli italici. In realtà questa fusione non sarebbe mai avvenuta perché erano due popoli con caratteristiche troppo diverse. Inoltre la Chiesa chiedendo l’aiuto dei Franchi ha realizzato un governo più giusto e più favorevole alle masse popolari. Già in quest’opera si delinea un interesse di Manzoni verso il popolo, verso quella “moltitudine immensa di persone che passa sulla terra senza lasciare traccia” che è invece “un fenomeno interessante”. Questo interesse giustificherà il passaggio di Manzoni dalla tragedia (le sue due tragedie sono scritte in questi stessi anni) al romanzo storico


GLI SCRITTI TEORICI

Ø      Sono la Prefazione al Conte di Carmagnola, la Lettera a M. Chauvet e i Materiali estetici

Ø      Manzoni si inserisce nel dibattito sulla tragedia. La tragedia romantica, o, come lui definisce le sue opere, il “sistema storico” deve:

Rispettare solo l’unità d’azione in quanto la tragedia deve avere un percorso che tende alla catarsi finale: Aristotele parlando delle unità di tempo e di luogo aveva solo descritto una consuetudine e non canonizzato una regola; anzi queste norme non permettevano di rendere il racconto verosimile, e dunque allontanavano la tragedia dal vero



Essere interessante, bello esteticamente, ma allo stesso tempo deve avere anche un fine morale

Ripristinare il valore del coro come cantuccio riservato al poeta che entra nella tragedia e chiarire la propria posizione con considerazioni di ordine morale

Ø      La storiografia racconta ciò che è accaduto; il poeta, mantenendo il vero storico, ricostruisce i pensieri, i sentimenti dei personaggi verosimilmente, in modo cioè che un uomo del tempo in cui è ambientata la tragedia avrebbe potuto pensare le stesse cosa e provare gli stessi sentimenti ricostruiti dal poeta


LE TRAGEDIE

Ø      Il Conte di Carmagnola: si racconta una guerra fratricida, civile, inutile, della quale non bisogna andare orgogliosi, e delle sue conseguenze sugli italici (“epopea dolorosa della guerra”). ½ è una netta distinzione tra buoni e cattivi, individuo e Stato. È presente fortemente il contrasto tra ideale e reale, tra il valore dei singoli e il dovere civile. L’unico personaggio con un conflitto interiore è Marco, amico di Carmagnola, ma anche in questo caso non vi è spazio per una positiva realizzazione del personaggio: “qualsiasi cosa scelga è colpa”. La storia non tende al Bene, l’uomo è costretto dalla storia a perdere.

Ø      Adelchi: torna anche qui il pessimismo nella storia, ma la tragedia è più ricca di personaggi:










Adelchi è in questo caso l’eroe problematico, che rifiuta la guerra, ed è votato al fallimento perché capisce che proprio nel fallimento si realizza la sua grandezza. Lo stesso tema è presente per la prima volta anche in un personaggio femminile, Ermengarda, trattato ovviamente in modo più intimistico: se Adelchi lo oggettivizza ed è in grado di esprimerlo a parole al padre in punto di morte (cfr. MD 2B), Ermengarda invece lo introietta. L’unico momento in cui il dramma esce allo scoperto è nel delirio (cfr. T12). Presente è ovviamente il tema del riscatto contro lo straniero, data la somiglianza tra il periodo storico trattato e quello contemporaneo a Manzoni (cfr. T10)


I PROMESSI SPOSI


DALLA TRAGEDIA AL ROMANZO STORICO

Ø      Concluso l’Adelchi Manzoni rimane scontento in quanto ha ancora parlato degli eroi, con una lingua aulica e commettendo delle falsificazioni storiche. Passa quindi a scrivere un romanzo un cui si vuole occupare di “genti meccaniche e di piccolo affare” scrivendo in una forma comprensibile ai più vicende la cui veridicità è garantita dal ritrovamento del manoscritto (cfr. Introduzione dei Promessi Sposi)


IL ROMANZO STORICO

Ø       Il primo romanzo storico fu scritto da Scott. Lukács definisce questo nuovo genere “epica della borghesia” in cui l’eroe è un gentleman della media borghesia, un eroe “mai eroico” che nella sua mediocrità esprime il sistema di valori della nascente borghesia. Rimane però in Scott una falsificazione storica in quanto questo eroe borghese è presentato in un momento storico in cui questa classe non esisteva, e le sue caratteristiche vengono attribuite a personaggi come Riccardo Cuor  di Leone che invece sono rappresentanti di una classe diversa portatrice in realtà di un altro sistema di valori (cfr. MD 1, . 56)

Ø       Anche Manzoni accusa Scott di un aver fuso il piano della realtà storica con quello della ricostruzione poetica: incontri casuali, happy end, matrimoni e funerali posti alla fine delle vicende sono elementi troppo irreali che costruiscono un’atmosfera romanzesca lontana dagli intenti di Manzoni, che invece vuole creare personaggi e fatti “così somiglianti alla realtà che li si possa credere appartenenti ad una storia or ora scoperta”

Ø       Il periodo storico in cui ambienta la vicenda è il 1600, in cui “il governo più arbitrario, combinato con l’anarchia feudale e l’anarchia popolare; una legislazione stupefacente per ciò che prescrive e per ciò che fa indovinare, o racconta: un’ignoranza profonda, feroce e pretenziosa: delle classi con interessi e principi opposti [ . ] e infine una peste che ha dato modo di manifestarsi alla scelleratezza più consumata e più svergognata, ai pregiudizi più assurdi, ed alle virtù più commuoventi” rendono questo periodo interessante per un’analisi storica.


LA GENESI

Ø      Dal 1821 al ’22 scrive un romanzo in quattro tomi, pubblicato postumo. Nasce per addizione di parti: il primo tomo rappresenta il romanzo di costume, il secondo il romanzo paesano di Lucia, il terzo il romanzo cittadino, il quarto la conclusione. In tutti i casi al piano del racconto si aggiunge il piano del saggio: ci sono lunghe digressioni teoriche (sull’amore, sulla lingua, sulla limitazione delle nascite . ): molti parlano di romanzo destrutturato. I personaggi hanno un carattere manicheo, con descrizione a forti tinte, e il Dio è visto come giustiziatore.



Ø      Nella seconda edizione, nel ’27, già col titolo definitivo, i personaggi sono un guazzabuglio del cuore umano in cui coesistono Bene e Male, e in cui Dio può agire indistintamente. Qui il narratore è meno crudele nei confronti dei personaggi, prevale uno spirito di pietà cristiana. Aumentano le preoccupazioni moralistiche verso la sensibilità dei lettori. La struttura è più unitaria e fluida, sono eliminate le lunghe digressioni e descrizioni prima presenti. Le vicende dei personaggi non sono più nettamente separate, ma si intrecciano a vicenda. Il romanzo assume la veste che noi leggiamo.

Ø      Nel 1840 le modifiche riguardano solo il linguaggio: viene scelto il fiorentino parlato dalle classi medie in quanto la lingua letteraria deve coincidere con la lingua parlata


LA STRUTTURA, I TEMI

Ø      I primi otto moduli costituiscono un romanzo idillico, in cui spazio e tempo sono ciclici e l’individuo vive felice. Tuttavia alcuni elementi, come la presenza della guarnigione snola, il palazzotto di don Rodrigo lasciano capire che si tratta di un idillio apparente, in cui la violenza entra nella storia privata dei due giovani rompendo l’equilibrio instauratosi. Questa parte si conclude con l’Addio ai monti

Ø      Segue il romanzo di formazione di Renzo (prevalentemente in luoghi aperti), in cui Renzo entra nella strada, simbolo di una società, di una storia violenta e negativa. All’inizio Renzo perde la sua identità (straniamento), poi cresce e matura. La sua formazione si concluderà alla fine del romanzo, quando capisce che alla violenza non si risponde con la violenza, capisce il ruolo degli umili e il significato del perdono (formazione quindi in senso cristiano)

Ø      Il romanzo di Lucia si svolge prevalentemente in luoghi chiusi, apparentemente protettivi. Qui Lucia afferma i propri valori, che coincidono con quelli dell’autore (cfr. MD3): Lucia è portatrice  del messaggio ideologico del romanzo.

Ø      Il castello ha un duplice valore: prima della conversione dell’Innominato è luogo di violenza, di paura, secondo il modello gotico; poi, quando è aperto per accogliere  i deboli durante la discesa dei Lanzichenecchi, diventa luogo positivo.

Ø      Il lazzaretto, apparentemente luogo della malattia, diventa invece simbolo dell’impegno cristiano, luogo in cui si realizza il messaggio ideologico del poeta

Ø      Per il sistema dei personaggi cfr. SI 4

Ø      Ad alcuni critici il punto di vista narrativo è sembrato autoritario: il narratore vuole dare una interpretazione univoca ai fatti, ridicolizzando con l’ironia le altre. Per altri prevale invece l’aspetto polifonico, per cui, specialmente in alcuni casi, come per il significato di Provvidenza, prevale una coralità di interpretazioni, poste tutte sullo stesso piano, perché nemmeno lo stesso autore sa sceglierne chiaramente una

Ø      Dal sistema dei personaggi emerge chiaramente il programma politico manzoniano ti tipo liberale in cui le due classi permangono mediate dalla Chiesa; in economia Manzoni sostiene il liberismo, il libero mercato secondo la legge delle domanda e dell’offerta (per esempio durante la carestia, cfr. il commento di Manzoni al tentativo di calmierare il prezzo del pane)

Ø      Rimane aperto nel romanzo il problema del male e il tema della Provvidenza (Deus absconditus e assenza di Cristo), e dunque anche l’interpretazione della conclusione del romanzo secondo la critica cattolica, la critica neoermeneutica (Raimondi), e la posizione di Calvino



GLI ULTIMI SCRITTI

Ø      Storia della colonna infame: segue un’istanza illuministica, in cui con lucidità razionale e abbandonando le false credenze popolari si spiegano le origini reali della peste. Il saggio parte da un episodio reale (la colonna infame innalzata a ricordo degli untori che diffondevano la peste), criticando l’azione della giustizia nel 1600 e le convinzioni superstizione comuni. Il saggio quindi non è solo un’indagine storiografica, poiché il giudizio dell’autore è preminente sul racconto dei fatti




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