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TEMPERAMENTO -DIMENSIONI PRINCIPALI -VISCEROTOMIA -SOMATOTONIA -CEREBROTONIA



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TEMPERAMENTO

DIMENSIONI PRINCIPALI

VISCEROTOMIA

SOMATOTONIA




CEREBROTONIA


Fisico-temperamento (Sheldon e Steven, 1942) Su 200 maschi, bianchi, studenti o laureati, studiati per 5 anni


DIMENSIONI PRINCIPALI DELLA STRUTTURA SOMATICA


VISCEROTONIA

SOMATOTONIA

CEREBROTONIA

ENDOMORFIA




MESOMORFIA




ECTOMORFIA





Fisico-patologia mentale (Sheldon et altri 1949) Su 155 pazienti maschi, Helgin State Hospital Illinois



I componente

II componente

III componente


Mania depressiva

Psicosi paranoidea

delirio

Psicosi schizofrenica

ENDOMORFIA




MESOMORFIA




ECTOMORFIA





Fisico-delinquenza. Dal 1939 al 1942 su 200 giovani delinquenti ricoverati in un istituto di rieducazione di Boston.

Prevalenza di mesomorfi-endomorfi rispetto ad un campione di studenti (4.4.4) – Glueck e Glueck (1950-56)



Del %

Contr %

Mesomorfi



Ectomorfi




Individuazione delle caratteristiche principali del temperamento sulla base di procedimenti di osservazione prolungata nel tempo

Utilizzazione di colloqui confrontati con osservazioni prolungate nel tempo. Assegnazione di punteggi ai tratti e correlazione fra loro. Individuazione delle categorie sulla base delle correlazioni. Classificazione a base quantitativa, che utilizza l’analisi statistica correlazionale.

Per quanto riguarda lo studio del temperamento, Sheldon ha individuato 150 tratti. Questa lista è stata prima ampliata sulla base dell’osservazione diretta e poi ridotta a 50, eliminando definizioni che potevano essere sinonimi o non significative. Tenendo conto di questi 50 tratti ha considerato un campione di 33 soggetti maschi laureati o insegnanti. I punteggi ottenuti sulla valutazione dei 50 tratti sono stati correlati tra loro. I tratti che correlavano tra loro per un valore di r 0.60 e con gli altri r < -0.30 sono stati raggruppati nella stessa categoria.

Sulla base di questo procedimento di classificazione sono state individuate 3 dimensioni principali del temperamento denominate: viscerotonia, somatotonia, cerebrotonia. In seguito hanno studiato campioni più ampi di soggetti, ed il numero dei tratti è stato aumentato a 78. Per ognuna delle categorie principali sono stati individuati 20 tratti. Sulla base del lavoro definitivo di può dire che il viscerotonico è caratterizzato da: atteggiamenti e movimenti rilassati, amore per le comodità, reazioni lente, piacere per la buona tavola e del mangiare in comnia, piacere della digestione, piacere della digestione, amore per l’etichetta, socievolezza, amabilità indiscriminata, desiderio di affetto ed approvazione, desiderio di comnia, umore stabile, tolleranza, affabilità, sonno profondo, carattere aperto (estroverso), rilassamento e socievolezza sotto l’influsso dell’alcool, necessità di comnia nei momenti difficili, orientamento verso l’infanzia e gli affetti familiari.

Il somatotonico è caratterizzato da: atteggiamenti e movimenti sicuri, amore per l’avventura fisica, energia, necessità di esercizio fisico, amore per il dominio, brama per il potere, amore per il rischio e l’imprevisto, maniere dirette e ardite, coraggio fisico in combattimento, aggressività nelle competizioni, insensibilità psicologica, claustrofobia, crudeltà, nessuna schizzinosità, voce non controllata, indifferenza spontanea al dolore, chiassosità, dimostra più anni del reale, estroversione manifestata attraverso il movimento corporeo, sfrontatezza ed aggressività sotto l’influsso dell’alcool, bisogno di agire nei momenti difficili, orientamento verso scopi ed attività giovanili.

Il cerebrotonico è caratterizzato da: costrizione negli atteggiamenti e nei movimenti, tensione generalizzata, reazioni fisiologiche esagerate ed eccessivamente rapide, amore per l’intimità, forte energia mentale, estrema vigilanza, apprensione, pudore dei sentimenti, controllo emotivo, mobilità del volto e degli occhi molto controllata, sociofobia, inibizione nei rapporti sociali, resistenza alla consuetudine scarsa capacità di seguire una procedura fissa, agorafobia, atteggiamenti imprevedibili, voce controllata, astensione generale dal rumore, ipersensibilità al dolore, sonno scarso, stanchezza cronica, atteggiamenti e apprezzamenti giovanili, dissociazione mentale verticale (introversiva), resistenza all’alcool e alle droghe depressive, bisogno di solitudine nei momenti difficili, orientamento verso la vecchiaia.

Il passo successivo è stato l’individuazione della relazione che esiste tra struttura fisica e temperamento. Nel 1942 Sheldon e Steven hanno pubblicato uno studio su 200 soggetti, effettuato per 5 anni, bianchi, studenti o laureati. Per ciascuno di questi sono state valutate le caratteristiche del temperamento, coi criteri citati, e le caratteristiche della struttura somatica, valutate con la procedura del somatotipo. I risultati ottenuti sono stati correlati (temperamento e struttura somatica) per stabilire le tendenze a variare assieme. E’ stato rilevato un coefficiente di correlazione particolarmente alto e diretto tra endomorfia e viscerotonia, per mesomorfia ed ectomorfia sono stati ottenuti coefficienti altamente significativi, ma di segno negativo. Per ciò che riguarda la somatotonia è stato rilevato un coefficiente significativo diretto (0.82) con la mesomorfia e coefficienti ugualmente significativi ma inversi con endomorfia e ectomorfia. Per la cerebrotonia la correlazione significativa diretta (0.83) è stata ottenuta con l’ectomorfia. C’è quindi la tendenza a variare assieme tra caratteristiche somatiche e temperamento. Ciò lascia ipotizzare che tra fisico e temperamento c’è qualcosa in comune, ma non si può concludere in termini di causa-effetto.

In uno studio del 1949 è stato considerato il problema del rapporto tra struttura somatica e patologia mentale. Differisce dagli studi di Kretshmer per la metodologia. Sheldon cercò di individuare delle categorie adeguate di valutazione dei principali disturbi mentali, riferendosi a categorie continue. Attraverso l’osservazione diretta individuò 3 componenti principali della malattia mentale, che ha definito I^, II^, III^ componente. La I^ è la mania depressiva che si caratterizza con fasi alterne, e oscilla tra condizioni di tipo depressivo e esaltazioni maniacali. L’umore oscilla ciclicamente, in modo patologico. La II^ è la psicosi paranoidea, caratterizzata dal delirio, con manie di persecuzione. Il soggetto perde la capacità di relazionarsi con la realtà. La III^ componente riguarda la psicosi schizofrenica, che si manifesta con l’alterazione delle capacità di relazionarsi con il mondo esterno e presenta caratteristiche di dissociazione (nella fase estrema comporta un ritiro del soggetto in sé stesso). Sheldon ha individuato inoltre un criterio per valutare le diverse intensità: i criteri di assegnazione dei punteggi secondo scale di valutazione. I disturbi sono stati valutati da una équipe di psichiatri. In seguito è stato calcolato il coefficiente di correlazione tra componenti primarie della struttura somatica e componenti principali della malattia. Anche in questo caso i coefficienti sono elevati (non quanto quelli della relazione struttura somatica-temperamento). La mania depressiva correla con endomorfia ed mesomorfia in modo diretto, ed indiretto con ectomorfia. La psicosi paranoidea correla in modo diretto con la mesomorfia e indiretto con l’ectomorfo. La psicosi schizofrenica correla con l’ectomorfia. Conclusione: per ciò che riguarda la misurazione delle caratteristiche di patologia gli elementi ottenuti sono più difficilmente interpretabili rispetto al temperamento. Si possono trarre conclusioni a carattere globale, ma è necessario un approfondimento.

Sheldon, tra il 1939 e il 1942 ha affrontato il problema della delinquenza minorile. Ha studiato un gruppo di 400 delinquenti minorenni ricoverati in un istituto di rieducazione. Il campione è stato ridotto a 200 (sono stati eliminati i ragazzi con meno provvedimenti penali). Su questi soggetti sono state considerate diverse variabili (livello mentale, componenti psicologiche, livello culturale, condizioni ambientali, rapporti familiari e caratteristiche del somatotipo). Uno degli scopi era vedere che tipo di relazione esiste tra struttura somatica e comportamento delinquenziale. E’ stato calcolato il somatotipo medio di questi ragazzi e confrontato con un gruppo di età simile di studenti (4.4.4). Per i delinquenti è emersa una maggiore frequenza di fisico mesomorfo ed ectomorfo. Risultati paragonabili sono stati ottenuti anche da altri ricercatori, negli USA ed in Europa (Glueck e Glueck 1950-56).


La concezione di Sheldon è stata considerata in favore dell’ipotesi innatista. Invece Sheldon aveva come obbiettivo quello di approfondire il ruolo della struttura somatica, esaminando il rapporto esistente fra questa e le caratteristiche comportamentali. Le indagini condotte da Sheldon non hanno una base sperimentale, perché non seguono il modello sperimentale, ossia variare l’ambiente tenendo sotto controllo il fattore genetico o viceversa. I risultati ottenuti non possono essere interpretati in termini di relazioni causali, perché mettono in evidenza la tendenza a variare assieme della struttura somatica, temperamento, patologia mentale, devianza delinquenziale, ma non consentono di dire che la struttura somatica è la causa delle variazioni di temperamento, patologia mentale, etc. Anche se gli studi di Sheldon sono caratterizzati da un rigore metodologico. Molte delle critiche rivolte a Sheldon non sono dovute alle basi metodologiche, ma da remore ideologiche. Nella cultura americana c’era il timore che avvalorare le tesi innatiste contrastasse con i valori base della cultura americana, della libertà individuale. Ma questo modello non si propone di spiegare ma di descrivere, di colmare una lacuna sulla conoscenza della funzione che svolge la struttura somatica. Gli studi di Sheldon arrivano ad individuare delle categorie della struttura somatica, del temperamento, della patologia mentale, e trovano una relazione fra questi. Per formare queste categorie si avvale del metodo della correlazione, la tendenza a variare assieme. Da questo punto di vista possiamo dire che Sheldon fa un passo avanti.

Una delle critiche rivolte a Sheldon è che le categorie individuate non sono indipendenti l’una dall’altra. Gli elementi di una categoria correlano tra loro da 0.60 in su, e con gli elementi delle altre categorie con coefficienti uguali o inferiori a – 0.30. Questo significa che non sono indipendenti perché correlano in maniera inversa. Ci sono altre tecniche che permettono di individuare categorie del tutto indipendenti tra loro.

Un’altra critica riguarda il fatto che Sheldon ha ottenuto correlazioni particolarmente elevate. Altri studi condotti sullo stesso problema, negli USA o in Europa, non hanno ottenuto gli stessi risultati. La procedura utilizzata da Sheldon era di sottoporre i soggetti a molti colloqui, per potergli assegnare determinate caratteristiche. Secondo alcuni è proprio l’utilizzazione di questa procedura da parte degli stessi osservatori che può aver determinato una alterazione delle valutazioni. Poiché una volta che gli osservatori avevano acquisito una certa esperienza, potevano tendere a attribuire caratteristiche preconcette ai soggetti. Per rispondere a queste obiezioni, Sheldon mise in evidenza che la struttura somatica veniva valutata da alcuni osservatori, e il temperamento da altri. Ma non si può comunque escludere una interferenza, se tutti gli osservatori conoscevano le ipotesi di Sheldon.

L’idea di Sheldon era comunque di arrivare a conclusioni di tipo descrittivo. Per quanto riguarda la spiegazione può essere ricercata in varie ipotesi alternative che possono essere ricondotte a 4 tipi diversi:

Ipotesi esplicativa delle relazioni tra fisico e temperamento:

Variazione della risposta ambientale in rapporto al tipo fisico

Mediazione di stereotipi in base ai quali ai diversi tipi somatici viene attribuito un ruolo specifico

IPOTESI MONOFATTORIALI (MOD. INNATISTA)

 
Influenza dell’ambiente sia sul fisico che nel temperamento             

Influenza del patrimonio ereditario sul fisico e sul temperamento


La prima ipotesi elaborata da Sheldon afferma che le variazione delle riposte ambientali possano cambiare in rapporto al tipo fisico. Il tipo fisico è ereditario, anche se dobbiamo tenere conto di tutti quegli aspetti di interazione. In generale la struttura somatica è sotto il controllo del programma genetico. Le caratteristiche ambientali di riposta al tipo somatico può variare, ed essere diversa a seconda del tipo di struttura somatica. L’ambiente può favorire un certo tipo di orientamento comportamentale, es. la delinquenza: in un ambiente dove sono presenti problemi di sopravvivenza, se si sviluppa una struttura somatica che corrisponde a quella del mesomorfo o dell’endomorfo (prestanza fisica), è più probabile che si abbia una maggiore probabilità di ottenere successo, manifestando un certo comportamento. Quindi vengono rafforzati determinati comportamenti piuttosto che altri. Questo può spiegare perché in determinati ambienti i mesomorfi e gli endomorfi si indirizzano verso carriere delinquenziali. Gli ectomorfi non possono permettersi lo stesso atteggiamento, perché subirebbe degli insuccessi. Questa non è una ipotesi innatista, tiene conto dell’interazione che esiste tra fattori ereditari ed ambientali.

Una seconda ipotesi è abbastanza simile alla prima, ma aggiunge il concetto di stereotipo, ossia l’aspettativa stereotipata da parte del gruppo sociale di appartenenza. In base ad uno stereotipo viene attribuito un ruolo ad ogni tipo di struttura somatica. L’accettazione dello stereotipo svolge un ruolo fondamentale, sia per quanto riguarda l’inserimento nel gruppo, sia per l’assunzione di un certo tipo di ruolo. Anche in questo caso si ha una interazione tra fattori ereditari e ambientali.

Secondo la terza ipotesi, l’ambiente può avere influenza più rilevante sia sull’aspetto fisico, che sul temperamento indipendentemente da fattori di tipo genetico. Questa è un’ipotesi strettamente ambientalista. L’esempio potrebbe essere l’influenza svolta dalla ura materna nei confronti del bambino, che potrebbe favorire un certo atteggiamento, una struttura somatica e di temperamento. Una madre molto attenta potrebbe intervenire ogni volta che il bambino mostra segni di disagio, perciò il bambino potrebbe essere ipernutrito: ciò lo porterebbe al sovrappeso e ad un temperamento particolarmente rilassato, in quanto se mostra tensione interviene un fattore esterno a risolverglielo. Al contrario, un bambino trascurato e malnutrito può diventare fragile e con temperamento irritato.

Nell’ultima ipotesi il patrimonio genetico agisce allo stesso modo sul fisico e sul temperamento.

Queste ultime 2 ipotesi sono proprie del modello innatista, e sono ipotesi monofattoriali, attualmente superate da concezioni di tipo plurifattoriale a carattere interattivo. Sheldon riteneva che il modello più adeguato a spiegare le relazioni individuate fosse quello che afferma che la variazione ambientale è in rapporto al tipo fisico e che per certi aspetti possono intervenire fattori legati a stereotipi.




TEORIA DEI QUATTRO TEMPERAMENTI


Fondamenti storici

teoria dei quattro elementi della natura (Empedocle da Agrigento V sec. A.C.) Terra, Acqua, Aria e Fuoco

Medicina Italica scuola di Crotone (V sec. A.C.) attribuì qualità (Dynamis) ad ogni elemento: Terra: secco; Acqua: umido; Aria: freddo; Fuoco: caldo.

Ippocrate (Antica medicina) considerò l’importanza di certi umori nei processi morbosi:       Flegma: malattie respiratorie e agli occhi

Bile nera: ulcere gastriche (feci)

Bile gialla: vari disturbi (feci, vomito)

Polibo (natura dell’uomo, 400 A.C.) corrispondenza fra elementi, qualità, stagioni e umori:



ELEMENTI

QUALITA’

STAGIONI

UMORI

Acqua

Caldo-umido

Primavera

Sangue

Fuoco

Caldo-secco

Estate

Bile gialla

Terra

Freddo-secco

Autunno

Bile nera

Aria



Freddo-umido

Inverno

Flegma


Galeno (II sec. D.C.) Relazione temperamento/umori:


TEMPERAMENTO

UMORI

Melanconico

Bile nera

Flegmatico

Flegma

Collerico

Bile gialla

Sanguigno

Sangue


PSICOLOGIA DEI TIPI, DEI TRATTI E DELLE DISPOSIZIONI


La psicologia costituzionale non costituisce una teoria vera e propria in quanto non ha valore esplicativo, ma solo descrittivo. Per avere delle indicazioni sul piano esplicativo bisogna far riferimento alla psicologia dei tratti, dei tipi e delle disposizioni, corrente molto vicina alla psicologia costituzionale. Molto vicina, se ne differenzia per la migliore capacità esplicativa che tiene conto di più fattori complessi relativi a processi neuro-fisiologici. Ha origine nella teoria dei 4 temperamenti, che si fonda sulla concezione della natura di Empedocle, che credeva che la natura fosse costituita da 4 elementi fondamentali: terra, acqua, aria e fuoco. Questa concezione ha influito sulla medicina Ippocratica tramite la scuola Italica di medicina. In questa scuola si era sviluppata una concezione empirica delle malattie organiche. Un certo Alcmeone parla del sistema nervoso collegato con gli organi di senso, e afferma che il cervello era l’elemento fondamentale di coordinamento. Egli riteneva che la causa della normalità o patologia risiedesse nella combinazioni di principi attivi che esistevano nell’organismo. Questa viene ripresa da Empedocle. I medici Italici, influenzati da Empedocle, attribuivano delle qualità ad ogni elemento della natura (vd. schema). Secondo i medici di quel periodo, la struttura dell’universo si manifesta nel corpo umano mediante l’associazione di elementi-qualità. I medici riconducevano le patologie alle caratteristiche della struttura dell’universo. Ippocrate considerava questa concezione precostituita, e si rifece invece ad osservazioni empiriche. Elaborò una concezione più complessa della struttura dell’individuo e della combinazione degli elementi fondamentali, all’interno dello stesso individuo, in base alla quale si può individuare la normalità o la patologia. Secondo Ippocrate, gli umori (elementi costitutivi fondamentali dell’individuo) sono molteplici e di natura diversa, e si possono combinano fra loro in svariati modi (cambiare nel tempo e far variare ciò che deriva dalla loro combinazione). Questi umori sono la bile nera, la bile gialla e la flegma. Polibo (400 A.C.) riprese gli elementi cosmologici della teoria di Empledocle, e, associando le 2 concezioni, ha dato luogo ad una sorta di cosmologia con caratteristiche rigide, che tengono conto delle associazioni elementi-qualità e delle stagioni (caratteristiche cosmologiche). Agli umori evidenziati da Ippocrate, aggiunge il sangue. In corrispondenza delle stagioni e della predominanza degli umori specifici, si manifestano nell’organismo, disturbi vari. A questi elementi fondamentali è legata la differenziazioni dei tipi temperamentali. Consente di effettuare una differenziazione psicologica dei soggetti, in base all’umore predominante. Questa concezione fu ripresa da Galeno nel II sec. D.C. Elaborò una concezione temperamentale conosciuta come la teoria dei 4 temperamenti. I temperamenti principali, sul piano psicologico, sono. tipo melanconico, tipo collerico, tipo flemmatico e tipo sanguigno. Il melanconico è tendente alla depressione, il flemmatico e freddo, distaccato, non subisce gli stimoli esterni, il collerico è impulsivo, irascibile, e con la stessa facilità con cui si adira torna alla normalità. Il sanguigno è creativo, cordiale, ottimista, è facile andarci d’accordo, ha un umore stabile. Ciascuno di questi tipi è riconducibile, sul piano della costituzione organica, ad una diversa composizione dei principali umori (prevalenza di un umore rispetto agli altri). Il melanconico è caratterizzato dalla predominanza di bile nera e via dicendo.

Questa concezione è fondata sull’uso di categorie discrete, 4 categorie separate che consentono di classificare i soggetti solo in una categoria, senza possibilità di interscambio. Ciò implica che tutti i soggetti con determinate caratteristiche, facciano parte di una categoria e non hanno niente in comune con le altre 3. Le differenze individuali interne alla categoria hanno una importanza secondaria. Ciò è piuttosto riduttivo, le differenze fra i soggetti sono riconducibili alle differenze fra le 4 categorie. Questa concezione è stata tramandata con poche modifiche, fino ai giorni nostri. Oggi però si fa riferimento al altri elementi organici, come le secrezioni ghiandolari, e sono più evidenziate le differenze individuali.


Kant ha ripreso questa concezione.


TEMPERAMENTO

DIMENSIONE EMOTIVA


FORZA

MUTEVOLEZZA

Melanconico

Forte (+)

Lento (-)

Flemmatico

Debole (-)

Lento (-)

Collerico

Forte (+)

Rapido (+)

Sanguigno

Debole (-)

Rapido (+)


Rappresentazione su assi sectiunesiani ortogonali

FORZA +


melanconico

 

collerico

 




flemmatico

 

sanguigno

 






MUTEVOLEZZA

- +






-




Wundt, invece, ha iniziato ad apportare correzione a questa concezione. Si occupò del rapporto fra stimoli e sensazioni, e pensava di poter studiare in maniera sperimentale gli elementi semplici della psiche umana.

L’introduzione di una concezione continua del temperamento si deve a Wundt. Le due dimensioni emotive indipendenti del temperamento sono: Forza e Mutevolezza. I quattro temperamenti, espressi con 4 categorie discrete, secondo Wundt possono essere espresse prendendo in considerazione due dimensioni principali dell’emotività che sono la forza emotiva e la mutevolezza emotiva, riconducibili ad elementi continui: se individuiamo 2 opposti, uno con intensità massima ed uno con intensità minima, all’interno di essi è possibile individuare una quantità illimitata di valori (senza un buco fra una categoria e l’altra). Forza e mutevolezza riportate sugli assi sectiunesiani (vd. Grafico) non hanno nulla in comune tranne l’origine O. In ogni asse possiamo individuare il polo positivo (intensità massima), il polo negativo (intensità minima), e l’origine (valore intermedio di entrambe). Tenendo conto dei vari livelli di intensità dell’una e dell’altra dimensione, si può descrivere in maniera più adeguata ciascuno dei 4 temperamenti. Ad esempio la melanconia si presenta con una forte intensità, ed è anche stabile nel tempo, cambia lentamente (polo negativo). Il flemmatico è invece distaccato, dal p.d.v. della forza si colloca verso il polo negativo, ed è anche poco mutevole (negativo). Il collerico si adira facilmente (polo forza – positivo), e muta facilmente nel tempo (positivo). Il sanguigno non ha intensità nella forza, non viene coinvolto nei rapporti in maniera intensa (polo negativo), ma è molto instabile, cambia i rapporti frequentemente (polo positivo). Nello spazio, evidenziando i 4 quadranti, in ognuno collochiamo uno dei tipi fondamentali di temperamento. Forza e mutevolezza sono dimensioni continue, per cui vi sono infiniti punti di diversa intensità. Possiamo anche raggruppare tutti i soggetti che hanno tendenzialmente le stesse caratteristiche. Ciò potenzia notevolmente la capacità di classificazione, anche se non è precisata l’unità di misura (teoricamente si può determinare: tizio ha tot. di forza e tot. di mutevolezza).



La concezione di Wundt è stata ripresa nel periodo contemporaneo da Eysenck. Ha condotto la maggior parte dei suoi studi in Inghilterra. E’ morto alla fine del ’97. Dal 1950 circa, fino ad allora, approfondì la teorie sulla personalità, partendo dalla concezione dei 4 temperamenti. I suoi punti di riferimento furono la teoria di Wundt e la concezione di Jung sui 2 principali orientamenti della mente cosciente: introversione ed estroversione.

Eysenk riprende le concezioni di Wundt sulle dimensioni dell’emotività: forza e mutevolezza. Definisce però la mutevolezza, estroversione-introversione, e la forza, nevroticismo-stabilità. Nevroticismo-stabilità e introversione-estroversione costituiscono due dimensioni continue, indipendenti, che si manifestano tra due poli di intensità opposta, massima e minima (la concezione di base corrisponde a quella dimensionale di Wundt). Eysenck approfondisce il significato e le caratteristiche di ognuna di queste dimensioni, sia dal p.d.v. della misurazione, sia riguardo al piano esplicativo (individuazione di strutture biologiche che spieghino queste 2 caratteristiche).

Caratteristiche delle dimensioni.

Sono due dimensioni continue, che si manifestano tra 2 poli opposti (intensità massima e minima). Il nevroticismo-stabilità: il polo con intensità massima corrisponde al nevroticismo, ed è caratterizzato dalla tendenza a rispondere, sul piano emotiva, in maniera intensa ma labile, rispetto agli stimoli del mondo esterno. In generale è caratterizzato da risposte emotive eccessive, sproporzionate rispetto alle caratteristiche oggettive degli stimoli. Al polo opposto abbiamo la stessa caratteristiche con intensità minima rispetto a quella precedente. Il polo opposto si caratterizza in termini di stabilità, ovvero rispondere sul piano emotivo in maniera esattamente opposta, in maniera proporzionata, adeguata dal p.d.v. emotivo rispetto agli stimoli.

Tra queste due tendenze estreme possiamo immaginare una serie di posizioni intermedie, caratterizzate da tendenze progressivamente più adeguate, man mano che dal polo definito in termini di nevroticismo, si passa al polo della stabilità; la continuità della dimensione ci permette di non trovare un vuoto.

L’altra dimensione è costituita ad un polo dall’estroversione ed all’altro dall’introversione. Il polo dell’estroversione può essere definito come l’orientamento cosciente verso il mondo esterno e le relazioni sociali. Al polo opposto, l’introversione, può essere definita l’orientamento cosciente verso il mondo interiore e l’isolamento, la mancanza di rapporti sociali. Fra queste due è possibile ipotizzare una infinità di orientamenti comportamentali.

Il nevrotico: soggetto che presenta le caratteristiche di nevroticismo che corrispondono alla posizione estrema della dimensione nevroticismo-stabilità. Secondo Eysenck è iperemotivo, che ha reazioni emotive sproporzionate, manifestazioni di ansietà, tendenza generale alla tensione, può soffrire di disturbi di vario genere come emicranie, insonnie di disturbi di tipo digestivo (tutte manifestazioni legate alla tendenza a rispondere esageratamente rispetto agli stimoli esterni). Il tipo non nevrotico (o stabile) è un tipo calmo, tranquillo, che risponde in maniera proporzionata agli stimoli ambientali.

Il tipo estremo estroverso, è un tipo socievole, che ama le feste, ha molti amici, ha la risposta pronta, è impulsivo, reagisce agli stimoli immediati, senza pensare alle conseguenze delle sue azioni, spensierato, ottimista, gli piacciono le situazioni nuove. Preferisce l’azione al pensiero. Ha facilità di rapporti sociali, ma con la stessa facilità dimentica le relazioni precedenti, non è stabile e affidabile. Il tipo introverso, è caratterizzabile verso l’individualità, è solitario, ha poche relazioni interpersonali, è tranquillo, riservato, parla poco, ha pochi amici fidati, rapporti stabili nel tempo, di lunga durata. Non è impulsivo, è previdente, pensa alle conseguenze delle sue azioni, evita di impegnarsi in attività poco conosciute, in generale preferisce attività intellettuali. Solitamente è pessimista.Dal p.d.v. morale presenta caratteristiche di rigidità.

I due tipi estremi, nevroticismo-stabilità ed introversione-estroversione, sono rarissimi. Dal p.d.v. statistico Eisenck ipotizza che queste due dimensioni abbiano caratteristiche di normalità, e le frequenze siano come quelle della distribuzione normale. La curva che traccia la frequenza delle osservazioni è descrivibile come la curva normale di probabilità di Gauss. Le frequenze massime ci aspetteremo che corrispondano a quelle dei soggetti che presentano le stesse caratteristiche della parte centrale delle distribuzione. Su un campione casuale di soggetti potremo aspettarci non più di una o due persone per ciascuno dei poli opposti (introverso ed estroverso, nevrotico e stabile).

Abbiamo considerato due concetti strettamente legati, ma differenti: uno è la dimensione teorica e l’altro l’osservazione individuale. Sulla base della dimensione teorica possiamo poi passare, sul piano empirico, ad osservare le caratteristiche dei singoli soggetti, per mettere in evidenza le differenze esistenti fra soggetti. Siamo passati dal piano teorico al piano empirico. Rispetto a questo Eysenk ha messo a punto strumenti di rilevazione delle caratteristiche comportamentali dei soggetti, per poter attuare una misurazione ed una classificazione dei soggetti, ed il calcolo delle frequenze, per vedere se dal p.d.v. empirico la distribuzione ha realmente le stesse caratteristiche teoricamente attribuite alla dimensione. Per passare dal piano teorico al piano empirico, possiamo osservare un certo numero di comportamenti, e vedere se il comportamento dei soggetti considerati si orienta di più verso gli altri o verso l’individualità, in diversi contesti (lavorativo, familiare). Dopodichè assegnamo un punteggio arbitrario ma differente a seconda che il comportamento sia introversivo o estroversivo. Un ulteriore fattore di discriminazione è un comportamento non orientato verso gli altri né verso l’interiorità.


In questo modo facciamo riferimento a 3 diverse posizioni, due ai poli estremi ed una in posizione centrale. In base a queste possiamo assegnare 3 punteggi. Dopodichè possiamo assegnare, a diverse osservazioni, i punteggi relativi, e fare la somma dei punteggi di uno stesso soggetto. Valuteremo il soggetto a seconda del punteggio totale e della sua vicinanza ad uno dei due poli. Se il punteggio sta al centro lo definiremo medioverso. Seguendo criteri di questo tipo si possono costruire strumenti di misura che consentono di differenziare un soggetto rispetto ad un altro per procedere ad ulteriori elaborazioni.


Eysenck

Nevroticismo-stabilità = forza (+; -)

Estroversione-introversione = mutevolezza (+; - )

Dimensioni continue ed indipendenti, che si manifestano tra due poli di intensità opposta (+; -)



Riprendendo il discorso del piano dimensionale (concettuale) e del piano empirico, dobbiamo considerare che la possibilità di passare dal piano concettuale al piano empirico implica la messa a punto di procedure che consentano di valutare le differenze interindividuali. Per fare questo dobbiamo fare riferimento ad un criterio generale, che presuppone una definizione della dimensione che stiamo considerando (introversione-estroversione; nevroticismo-stabilità). Se consideriamo un comportamento A, in riferimento ad una dimensione generale (es. Estroversione-introversione), con le seguenti caratteristiche:

Intensità massima polo -

 

Intensità minima polo +

 








Possiamo individuare vari punti, scegliamo quello che si colloca in una posizione centrale. Per valutare in che posizione si colloca il comportamento A considerato, e per diminuire il rischio di interpretazioni soggettive, ricorriamo all’utilizzo di procedure di assegnazione numerica alle differenze di posizione. Possiamo scegliere arbitrariamente i valori numerici da assegnare, per es. 0 al polo con intensità minima (ed ai comportamenti che corrispondono a questo polo), e 2 al polo con maggiore intensità.




0 1 2


I valori sono scelti arbitrariamente a patto che il valore centrale sia matematicamente al centro dei due scelti.

Possiamo considerare diversi comportamenti: A1 per il lavoro, A2 tempo libero, A3 vita familiare, di un soggetto. Per semplicità consideriamo solo il punto centrale ed i poli opposti. Immaginiamo di osservare un soggetto x nel lavoro (A1 ) e vediamo se ha rapporti frequenti con gli altri o tende a lavorare per conto suo. A seconda del comportamento osservato, assegniamo al soggetto un valore corrispondente. Se osserviamo il soggetto nel tempo libero (A2), vediamo se svolge attività che lo tengono a contatto con gli altri o se svolge attività solitarie, o se è in una posizione intermedia. Lo stesso vale per la vita familiare.

Facendo la somma dei punteggi ottenuti, per lo stesso soggetto x, otteniamo un punteggio totale, che va da un minimo di 0 ad un massimo di 6. Il punteggio intermedio sarà 3. Ognuno di questi punteggi rispecchia l’orientamento comportamentale della dimensione. Possiamo trasformare (sulla base dell’assegnazione dei punteggi), in una classificazione dei soggetti. Più i punteggi sono alti e più il soggetto può essere definito estroverso. Se facessimo l’esperimento, in un lasso di tempo maggiore, assegnando i punteggi con lo stesso criterio, avremmo la frequenza del comportamento nel tempo. A seconda dell’ampiezza del lasso di tempo considerato, avremo un risultato che ci consente di caratterizzare il soggetto in termini di comportamento abituale. Possiamo inoltre individuare un orientamento massimo possibile, minimo possibile e centrale. Se queste caratteristiche sono stabili, troveremo gli stessi risultati nell’osservazione sia di pochi comportamenti che di comportamenti numerosi, avremo una correlazione tra i comportamenti particolari ed abituali. Se ciò sussiste, possiamo considerare il risultato dell’osservazione un tratto tendenzialmente stabile del soggetto in considerazione, quindi una caratteristica stabile della personalità del soggetto.

Per facilitare questo processo l’osservazione è indiretta, tramite domande che esprimono situazioni reali. Possiamo utilizzare domande con risposte chiuse (SI – NO) che ci diano l’orientamento del soggetto verso i 2 poli. La valutazione sarà uguale all’osservazione diretta.

Il discorso in realtà è più complesso, prevede che si stabilisca se i criteri usati sono validi, se la domanda corrisponde al comportamento del soggetto, se è attinente alla dimensione in considerazione (es: il fatto che il soggetto non si ponga in relazione con gli altri, è causato dall’introversione o dall’ansietà?). Serve un criterio che evidenzi cosa, una domanda, riesca a valutare. Questa valutazione si fa sull’intero questionario, sulla base di tecniche di metodologia statistica.

Eysenck, per valutare introversione/estroversione, nevroticismo/stabilità, psicoticismo/normalità (3^ dimensione considerata), ha utilizzato l’osservazione comportamentale ed i questionari basati su un elevato indice di correlazione fra le risposte ottenute e l’osservazione comportamentale, migliorando i questionari col tempo ed eliminando le risposte ambigue. Ha sottoposto, inoltre, i risultati ottenuti dall’applicazione dei questionari, a procedimenti statistici, fondati sulle correlazioni. La tecnica usata da Eysenck è quella dell’analisi fattoriale. Fino a questo livello siamo ancora su un piano descrittivo, simile a quello di Sheldon, anche se Eysenck approfondisce e usa l’analisi fattoriale.




Le procedure utilizzate per misurare le caratteristiche di personalità possono essere applicate sia sull’osservazione diretta del comportamento, che sull’osservazione indiretta (effettuata con questionari che ripropongono situazioni comportamentali). In questo modo è possibile attribuire punteggi ai diversi comportamenti, e sulla base di questi, possono essere classificate le caratteristiche dei soggetti. Il procedimento utilizzato da Eysenk si basa su queste procedure. E’ un procedimento di classificazione delle risposte che consente di raggruppare tali risposte in categorie, con l’intento di ricondurre queste categorie alle dimensioni di partenza. Abbiamo visto un procedimento simile nel lavoro di Sheldon, che ha fatto riferimento a caratteristiche della personalità, assegnando dei punteggi alle risposte e analizzando tali punteggi mediante il calcolo del coefficiente di correlazione, per poter raggruppare in categorie distinte i comportamenti esaminati. Eysenk utilizza un procedimento più sofisticato. L’analisi fattoriale, utilizzata da Eysenk, è una tecnica matematico-statistica particolarmente complessa, che consente di individuare il tipo di relazione e di associazione che esiste fra diversi gruppi di variabili. Si fonda sulla teoria elaborata da Spearman agli inizi del ‘900. Spearman ha elaborato questa teoria per spiegare l’elevato grado di correlazione che solitamente veniva riscontrato nell’applicazione di diversi tipi di reattivi mentali. Si voleva individuare la ragione del perché, nonostante la diversità, questi test presentassero gradi di associazione elevati. Spearman ha ipotizzato che ogni tipo di test di livello mentale considerato misuri, in maniera più o meno pura, lo stesso tipo di capacità. In particolare ha ipotizzato che ogni prestazione possa essere considerata come il risultato di due fattori indipendenti l’uno dall’altro (assenza di correlazione). Uno di questi fattori, secondo Spearman è un FATTORE GENERALE, o FATTORE G, che sta alla base di tutte le prestazioni che riguardano le capacità mentali.

L’altro è il FATTORE SPECIFICO, o FATTORE S, che influenzerebbe il rendimento nelle diverse prove specifiche. Quindi il rendimento ai diversi test varia nei soggetti e nelle diverse prove in funzione di questi 2 fattori. Questi, nello stesso soggetto, possono avere valore diverso. In pratica il fattore G sta alla base di diversi tipi di prove che riguardano il comportamento intelligente, il fattore S riguarda prove che riguardano anch’esse caratteristiche, più ampie, dei comportamenti intelligenti (riguardano il tipo di prova).





Tali prove riguardano:

Abilità nel calcolo

Abilità nell’utilizzo delle parole

Abilità nella manipolazione

Abilità nell’orientamento spaziale


Un soggetto può avere un elevato valore di G ed elevato S per una prova particolare (es. orientamento spaziale). In tal caso, quel soggetto avrà un rendimento molto elevato nelle prove di orientamento spaziale (perché presenta un elevato G ed un elevato S in tale prova). Potremo poi immaginare che egli abbia un basso S nelle prove di abilità verbale. Dato che il suo rendimento sarà dato da G e da S, avremo un rendimento medio nella prova verbale (per via della compensazione dell’elevato G). Se invece avesse anche un fattore S elevato il rendimento generale più quello specifico della prova sarà alto. Se il soggetto ha un elevato G in genere tenderà ad avere un rendimento non scarso in tutti i fattori S, ma potremo anche avere dei rendimenti eccellenti se il soggetto avrà anche S elevati.



Per dimostrare questi assunti Spearman ha messo a punto una tecnica di indagine statistica conosciuta come analisi fattoriale. La tecnica ideata da Spearman successivamente è stata perfezionata e sulla base di tali perfezionamenti sono state effettuate diverse applicazioni che hanno consentito di confermare l’esistenza di Fattori Generali, Fattori Specifici, ma anche l’esistenza di altri 2 tipi di fattori:

fattore di gruppo

fattore di errore.

Il fattore di gruppo emerge quando vengono prese in considerazione una batteria di reattivi, applicata ad un gruppo di soggetti. Tali reattivi non sono strutturalmente tutti uguali tra loro, infatti alcuni sono rappresentati da domande espresse in termini verbali, altri sono costituiti da domande che riguardano la soluzione di problemi numerici, altri problemi di orientamento spaziale, ecc. Applicando l’analisi fattoriale ai risultati di una batteria di test così costituita, oltre al fattore generale ed al fattore specifico, emerge il fattore di gruppo, spiegabile dal fatto che alcuni strumenti diagnostici sono tra loro strutturalmente più simili di altri. Infine abbiamo un fattore di errore, che ci dà indicazioni sulla percentuale di varianza che non è spiegabile con nessuno dei fattori precedenti, dovuti a situazioni particolari (momento della prova, stanchezza, grado di attenzione), non prevedibili. Dal p.d.v. applicativo, ai fini della previsione, i fattori di errore sono meno utili, perché sono soggetti all’influenza di situazioni non prevedibili, mentre sono più utili e prevedibili gli altri fattori (in particolare G e fattore di gruppo, un po’ meno S data la sua specificità).

Immaginiamo di considerare 4 tipi diversi di test, chiamandoli t1v – t2v – t3n – t4n.

Questa è una batteria in cui ogni test è composto da una serie di domande in cui ogni domanda riguarda aspetti particolari. Ogni test è costituito da un certo numero di domande, supponiamo 3, chiamate, ad es. per il test t1v: 11, 12, 13 , tutte diverse fra loro.

G
 

Se calcoliamo r le possibili associazioni di correlazione saranno tra:

T1 T2 T3 T4

T2

T3

Otteniamo r + (valori positivi di r) per ognuna delle coppie correlate. Quindi G si ottiene r + anche tra gli items T1 T2 T3

 



Test:      t1v t2v t3n t4n



G r v G r n


Items:         11 21 31 41

12 22 32 42

13 23 33 43

T T T T

S1 S2 S3 S4


I test sono stati chiamati t1v, t2v, t3n, t4n perché immaginiamo che i primi 2 siano costituiti da domande espresse verbalmente (v). Questi 2 test sono diversi tra loro pur avendo lo stesso tipo di domande, però possiamo considerarli anche simili tra loro in quanto accomunati dal fatto che le loro domande sono espresse verbalmente.

t3n e t4n sono costituiti da domande diverse, ma tra loro simili, perchè entrambi riguardano problemi numerici. Se noi facciamo lo stesso lavoro fatto circa i risultati definitivi dei test, mediante il calcolo delle correlazioni, in base alla disposizione delle variabili secondo una matrice di correlazione che segue lo schema sotto riportato, potremo ottenere risultati simili con l’aggiunta della possibilità di individuare anche un altro fattore (quello di gruppo) che corrisponde ad un fattore verbale ed uno numerico più un fattore di errore.

Items in ordine:








































MATRICE

CORRELAZIONALE

 












 













 













 













 













 













 













 













 


















Si calcolano tutti i coefficienti di correlazione possibili tra tutti gli items della batteria di test in considerazione. Applicando il procedimento dell’analisi fattoriale secondo la struttura ideata da Spearman è possibile raggruppare questi coefficienti di correlazione in base al loro indice di associazione. Così possiamo individuare: il fattore G (che accomuna tutti gli items in considerazione), considerando solo i fattori che correlano e scartando gli altri; un fattore di gruppo (che consente di spiegare questa associazione sulla base del fatto che gli items di T1 e T2 correlano tra loro più di quanto ognuno di questi non correli con gli altri della batteria); 4 fattori specifici (S1, S2, S3, S4).







Applicando l’analisi fattoriale allo studio della personalità, si sono individuati 3 fattori generali della personalità: introversione/estroversione, nevroticismo/stabilità, psicotici-smo/normalità. All’interno di ognuna di queste dimensioni si individuano dei raggruppamenti di elementi comportamentali, che hanno struttura gerarchica. Per ciò che riguarda la dimenzione introversione/estroversione, la struttura della personalità che emerge (in base all’applicazione dell’analisi fattoriale), è rappresentata con questo schema:

1) livello dei tipi                                                    ESTROVERSIONE


2) livello dei tratti                   SOCIEVOLEZZA          IMPULSIVITA’ ATTIVITA’ VIVACITA’ ECCITABILITA’


3) livello delle risposte

abituali RA1 RA2 RA3 RA4


4) livello delle risposte

specifiche

RS1 RS2 RS3 RS4 RS5 ..


Si evidenziano diversi raggruppamenti comportamentali, disposti in ordine gerarchico (a seconda del livello di associazione individuabile con l’analisi dei coefficienti di correlazione). Il fattore generale corrisponde al fattore introversione/estroversione. Al livello inferiore si individuano raggruppamenti che dal p.d.v. statistico corrispondono al livello dei fattori di gruppo: socievolezza, impulsività, attività, vivacità ed eccitabilità. Ad un terzo livello è possibile individuare altri raggruppamenti in base agli indici di correlazione. Si può individuare un livello residuo, delle risposte specifiche, comportamenti specifici, che si possono manifestare nei diversi momenti di vita dell’individuo. Ognuno dei 3 livelli dimensionali (introversione/estroversione, nevroticismo/stabilità etc.) ha una struttura gerarchica che evidenzia diverse categorie raggruppabili tra loro sulla base dei diversi indici di correlazione. Ciò significa che dal livello più basso al più alto, possiamo individuare diverse intensità di comunanza, riconducibili a diversi gradi di correlazione tra le risposte considerate. Determinare ciò consente di prevedere il comportamento dei soggetti: un soggetto che tende ad essere orientato verso gli altri a livello delle risposte specifiche, tenderà ad essere estroverso anche a livello delle risposte abituali ed ad avere tratti riconducibili ad elementi simili tra loro. I più difficili da prevedere sono i comportamenti specifici.

Le altre dimensioni (nevroticismo/stabilità e psicoticismo/normalità), hanno questa stessa caratteristica, ma ognuna di queste dimensioni non ha relazione con le altre, non si riscontra la tendenza a variare assieme, nè in modo diretto, nè indiretto. Statisticamente hanno un indice di correlazione che tende a 0. Questa analisi mette in evidenza degli elementi comportamentali che sono accumunati all’interno di una piramide, ma tra ciascuna di queste piramidi non c’è nessun elemento in comune, sono indipendenti. La teoria di Eysenck è conosciuta come la teoria fattoriale della personalità, fondata sull’individuazione di dimensioni principali, mediante la tecnica dell’analisi fattoriale. In base all’analisi fattoriale emerge una struttura piramidale delle caratteristiche di organizzazione della personalità.

La terza dimensione, lo psicoticismo, è una dimensione di anormalità o patologia. Per certi versi e simile al nevroticismo, ma se ne differenzia in modo sostanziale. Il nevrotico è caratterizzato da difficoltà di adattamento all’ambiente, manifesta un comportamento caratterizzato da forti emozioni e disadattamento come reazioni fobiche, paura per luoghi aperti o chiusi, paura del buio etc. Comportamenti considerati irrazionali, ma che il soggetto non riesce a controllare. Il controllo di questa reazione è indipendente dalla volontà del soggetto, più il soggetto si sforza di evitare di comportarsi in un certo modo e più il suo comportamento si caratterizza in senso opposto. Nonostante ciò il nevrotico è in grado di stabilire rapporti adeguati con il mondo esterno in termini di sopravvivenza (a meno che i disturbi non portino il soggetto al collasso). Lo psicoticismo rappresenta un disturbo elevato del comportamento, in conseguenza del quale il soggetto non è in grado di relazionarsi in modo adeguato con l’ambiente. Comporta l’incapacità di controllare in modo adeguato il rapporto con la realtà esterna, e corrisponde alla grave patologia mentale che corrisponde alla pazzia. In base all’applicazione dell’analisi fattoriale ai comportamenti, le dimensioni di nevroticismo e psicoticismo sono tra loro separabili e indipendenti, sono 2 dimensioni di anormalità. Le possiamo distinguere in termini di maggiore o minore gravità, ma non sono tra loro associabili. Questa concezione contrasta con la concezione psicoanalitica della relazione esistente tra nevrosi e psicosi, secondo la quale (perlomeno nella concezione freudiana) si collocano lungo lo stesso continuum, per cui si può affermare che appartengono alla stessa dimensione, ma rappresentano diversi livelli di intensità di patologia. La nevrosi viene considerata meno grave della psicosi, ma non separata. La psicoanalisi ritiene che quando la nevrosi arriva oltre un certo livello di intensità si trasforma in psicosi. Nella concezione di Eysenck sono due dimensioni separate, sono del tutto indipendenti. E’ importante però sottolineare che nonostante le 3 dimensioni siano separate è possibile considerarle congiuntamente (in particolare introversione/estroversione e nevroticismo; introversione/estroversione e psicoticismo). Così è possibile avere indicazioni circa le caratteristiche di personalità dei soggetti, sulla base della considerazione per coppie. Se consideriamo congiuntamente introversione/estroversione e nevroticismo, riallacciandoci alla concezione di Wundt, è possibile riclassificare i 4 tipi fondamentali di temperamento, elaborati già nel periodo classico, melanconico, collerico, flemmatico e sanguigno. Eysenk sostituisce alla forza ed alla mutevolezza di Wundt, il nevroticismo e l’estroversione. La differenza fondamentale è che Eysenck mette a punto strumenti di misurazione. Immaginiamo una scala da 1 a 7 per entrambi nevroticismo e estroversione. Disponendoli su assi ortogonali individuiamo 4 quadranti. I melanconici sono racchiusi nel quadrante che comprende bassa introversione e alto nevroticismo; i collerici alto nevroticismo e alta introversione; i sanguigni basso nevroticismo e alta estroversione; i flemmatici bassa introversione e basso nevroticismo (???).





nevroticismo

melanconici

 

collerici

 





introversione    estroversione

flemmatici

 

sanguigni

 






stabilità


Eysenck si riallaccia alle concezioni di Janet e Jung, secondo i quali è possibile mettere in relazione l’estroversione-introversione con caratteristiche patologiche. Così si possono distinguere soggetti nevrotici con alta estroversione da soggetti nevrotici introversi. I nevrotici estroversi manifestano patologie come paralisi, anestesia, convulsioni, in conseguenza delle quali danno luogo ad un quadro riconducibile a quello dell’isteria. Le manifestazioni nevrotiche dei soggetti introversi tenderebbero a manifestarsi in termini di eccessiva stanchezza, elevata sensibilità, manifestazioni ossessive, convulsive, forte emotività, con azioni rituali come lavarsi continuamente le mani, etc. Un disturbo racchiuso in sè stesso più che proiettato verso l’esterno.

Riguardo alla relazione tra psicoticismo e introversione/estroversione, Eysenck distingue i soggetti con elevato grado di psicoticismo, in rapporto al loro grado di introversione/estroversione. I nevrotici con basso grado di estroversione costituiscono i distetici, caratterizzati da reazioni fobiche, ossessive, ansie e somatizzazioni. I nevrotici con elevato grado di estroversione costituiscono le categorie degli psicopatici, caratterizzati da reazioni antisociali, aggressività, impulsività, egocentrismo, irresponsabilità, sadismo. Questi soggetti sono frequenti fra delinquenti e criminali. Riguardo allo psicoticismo, i soggetti introversi sono riconducibili alla categoria degli schizofrenici, mentre sono maniaco-depressivi se psicotici-estroversi.

La differenza fondamentale fra nevroticismo ed ansietà, riguarda il fatto che il nevroticismo è una dimensione generale, l’ansietà una reazione emotiva particolare, caratterizzata da pause. Il nevroticismo può essere considerata come una predisposizione del soggetto a rispondere in momenti particolari con stati emotivi caratterizzati da ansietà, ma non per questo il soggetto è nevrotico. Uno è una dimensione, l’altro un comportamento. E’ più probabile che sia presente in soggetti con alto indice di nevroticismo.





TEMPERAMENTO E DIMENSIONI


GALENO

WUNDT

EYSENCK


FORZA

MUTEVOLEZZA

NEVROTICISMO

ESTROVERSIONE

melanconico

forte (+)

debole (-)

alto (+)

basso (-)

flemmatico

debole (-)

debole (-)

basso (-)

basso (-)

collerico

forte (+)

forte (+)

alto (+)

alto (+)

sanguigno

debole (-)

forte (+)

basso (-)

alto (+)






Eysenck va oltre gli aspetti descrittivi, e considera le ipotesi esplicative, che consentono di spiegare perchè le caratteristiche di personalità assumono questa conurazione. Fa riferimento a 2 categorie principali di elementi esplicativi:

1) categoria biologico strutturale

2) fattori generali di apprendimento

Ipotesi biologico strutturale. E’ stato considerato il rapporto esistente tra fattori di tipo ambientale e genetico; sono stati confrontati studi di gemelli monozigoti allevati in ambienti diversi, e gemelli dizigoti allevati nello stesso ambiente e in ambienti diversi. Uno dei risultati è che le somiglianze fra monozigoti per introversione e nevroticismo sono superiori a quelle fra soggetti con patrimonio genetico diverso. Eysenck conclude che (per estroversione/introversione e nevroticismo) esiste una forte componente ereditaria. Fra quest’ultima e l’influenza ambientale c’è un rapporto di a 3 a 1. Con analisi più approfondite si è visto che questo rapporto può essere ricondotto al 50%. La spiegazione è che Eysenck considera da un p.d.v. neurologico le strutture che stanno alla base del nevroticismo. Fa riferimento alla concezione di McKline, secondo il quale il cervello dell’uomo conserva traccia dello sviluppo evolutivo di 3 tipi distinti di cervello: rettile, paliomammiferi e neomammiferi. Perciò è come se l’uomo disponesse di 3 tipi di cervello diversi per struttura e composizione chimica, in grado di operare in modo relativamente indipendente. Il cervello più antico, di rettile, presiede alle funzioni vitali elementari fondamentali (ricerca del cibo, individuazione della residenza, nutrizione, accoppiamento. Nei paliomammiferi, si è aggiunta un’altra struttura che corrisponde al sistema limbico, la cui funzione è presiedere alle funzioni emotive (funzioni più complesse - piacere e dolore). Consente di potenziare le capacità di adattamento all’ambiente evitando situazioni spiacevoli e cercando quelle piacevoli. Nei neomammiferi si è evoluta una parte ancora più complessa, la neocorteccia, che è alla base delle funzioni superiori (apprendimento, pensiero). Queste 3 strutture sono alla base di diverse modalità comportamentali che vanno dalle più semplici alle più complesse, e sono in grado di funzionare indipendentemente, anche se, gerarchicamente, la corteccia ha una funzione sovraordinata rispetto alle altre.

Una attività particolare della parte superiore del sistema nervoso, consente il controllo delle attività inferiori, solo in parte, perchè i 3 sistemi conservano un certo grado di autonomia. Eysenck si rifà a questa concezione, ed afferma che il nevroticismo è legato al cervello viscerale o sistema limbico, che ha il compito principale di coordinare le attività del sistema autonomo, alla base delle risposte emotive (sistema simpatico e parasimpatico). Nelle situazioni che suscitano emotività, entrano contemporaneamente in funzione delle attività dell’organismo attivate dal simpatico, per es. situazioni di paura, pericolo: aumento del battito cardiaco, pressione sanguigna, sudorazione, dilatazione pupille, erezione dei peli. Queste attività hanno lo scopo di far si che l’organismo raccolga le energie per affrontare la situazione. Il parasimpatico ha la funzione di inibire le funzioni attivate dal sistema simpatico. Questi 2 sistemi, coordinati dal cervello viscerale, sono alla base delle reazioni emotive. L’ipotesi di Eysenck è che il nevroticismo sia legato ad una predisposizione ereditaria del sistema limbico, che porta a reagire in modo sproporzionato alle situazioni ambientali (come se avesse una disfunzione). Considera questa struttura legata al programma genetico rigido, e non plastico. Questo solo per ciò che riguarda questo caso, perchè non si può dire che un soggetto che nasce con questa predisposizione sia un soggetto nevrotico, manifesti altri comportamenti nevrotici. La nevrosi è il risultato dell’interazione tra struttura ereditaria e fattori ambientali. Sempre secondo le ipotesi di Eysenck la nevrosi viene appresa in conseguenza ai processi di apprendimento (condizionamento classico). Determinati stimoli favoriscono l’associazione di determinate risposte. Quindi la nevrosi è il risultato dell’interazione tra la predisposizione e la presenza di determinati stimoli, che, per apprendimento, danno luogo a delle risposte che si organizzano in schemi di comportamento nevrotico. Eysenck evidenzia che non tutti gli stimoli, come riteneva Watson, sono in grado di determinare una catena di comportamenti, che danno luogo ad una conurazione comportamentale nevrotica. Solo alcuni stimoli possono dar luogo nel procedimento che sfocia nell’organizzazione tendenzialmente stabile di un comportamento di tipo nevrotico: gli stimoli pulsionali. Questi ultimi fanno sviluppare la stabilizzazione delle reazioni di paura, che in generale sono comportamenti nevrotici. I semplici apprendimenti per condizionamento in riferimento agli stimoli fisiologici, studiati da Pavlov, non determinano un appredimento stabile. Infatti se non c’è associazione tra stimolo di rinforzo e apprendimento Pavloviano, il riflesso condizionato si estingue, invece, nelle nevrosi, una volta scatenata una risposta, questa tende a diventare stabile, ed a crescere, e nonostante il soggetto si renda conto che è sproporzionata rispetto allo stimolo, non è in grado di modificarla. Gli stimoli pulsionali attiverebbero il processo di condizionamento, legato al sistema limbico, e perciò non modificabile dalle funzioni superiori, perchè indipendente. In conseguenza alle proprietà degli stimoli pulsionali tende a crescere in maniera moltiplicatoria: la prestazione, secondo il modello di Hall, è uguale al prodotto della pulsione per l’abitudine. Di conseguenza, una volta che uno stimolo in grado di provocare ansia si presenta, si instaura un processo di crescita non-lineare, che attiva un circolo simile ai modelli ricorsivi, che col passare del tempo cresce in maniera moltiplicatoria: anche se all’inizio lo stimolo ha una intensità limitata, col passare del tempo, nonstante non ci sia più il rinforzo, quello stimolo pulsionale genera un circuito di riverbero che cresce su se stesso, e che non è più modificabile. Questo spiega perche il comportamento nevrotico non si estigue con l’estinzione dell’associazione fra stimolo e rinforzo (vd. Pavlov), ma cresce in modo autonomo e può arrivare a livello che portano il soggetto a crollare. C’è una interazione fra fattori ereditari ed ambientali. Il maggior peso dei fattori ereditari dipende dal fatto che questa struttura segue un programma genetico rigido, perciò è immodificabile, e funziona in modo relativamente autonomo dalle strutture superiori, legate ad un programma genetico plastico.

Per ciò che riguarda introversione ed estroversione (c’è una maggiore somiglianza fra monozigoti rispetto ad dizigoti, per cui è ipotizzabile una base genetico anche per questa dimensione) Eysenck ipotizza che la differenza fra nevrotici e non, sia dovuta ad un diverso funzioanmento del sistema reticolare attivante. Questo è un sistema di proiezione aspecifico, vicino al sistema viscerale, ed ha la funzione di tenere in stato di veglia la corteccia, affinchè sia in grado di recepire le informazioni che provengono dai centri di proiezione specifica. La formazione reticolare occupa la parte compresa tra la parte superiore del midollo spinale e il mesencefalo, costituita da diversi nuclei, riceve informazioni da diversi organi e proietta le sue diramazioni in diverse parti del sistema nervoso e le sue eccitazioni su tutta la corteccia. Si differenzia dal talamo che è un cert odi proiezione specifico, che proietta le informazioni ricevute dagli organi periferici nelle zone di proiezione specifica. Quindi, il sistema reticolare attivante, consente alla corteccia di ricevere le informazioni provenienti dagli organi di senso, e di rispondere. Presiede la veglia ed il sonno, e l’attenzione selettiva. Secondo Eysenck, il funzionamento di questa struttura, è alla base delle differenze tra introversi ed estroversi. A parità di condizione gli introversi sono caratterizzati da un livello di eccitazione corticale superiore. Questa maggiore attività esporrebbe la corteccia dell’introverso ad un maggiore rischio di eccesso di eccitazione, da stimoli del mondo esterno, perchè è già particolarmente eccitata. Quindi entrano in gioco meccanismi equilibratori, che inibiscono l’eccitazione della corteccia, e portano l’introverso a rifiutare quelle situazioni ambientali cariche di stimolazioni. Ciò spiegherebbe la tendenza ad isolarsi. L’estroverso, al contrario, ha bisogno di tenere in stato di eccitazione la corteccia, per cui cerca situazioni nuove e stimolanti. Una corteccia particolarmente attiva determina un controllo dei centri superiori su quelli inferiori. Questi ultimi presiedono i comportamenti istintivi, impulsivi, e la maggiore attività della corteccia dell’introverso lo porta a tenere sotto controllo quei centri inferiori. Alcune sostanze, come l’alcool, che è un inibitore corticale, rendono i soggetti più estroversi, perchè disattiva le attività di controllo della corteccia. Ci sono sostanze, come le anfetamine, la nicotina, la caffeina, che sono stimolanti delle attività corticali, e facilitano i comportamenti attentivi. Anche il sistema reticolare attivante è sotto il controllo di un programma genetico rigido, perciò hanno poco peso i fattori ambientali nel determinare caratteristiche di introversione o estroversione. Eysenk cerca di dimostrare questo con esperimenti di apprendimento per condizionamento, secondo la teoria di Pavlov, conducendo questi esperimenti di condizionamento su soggetti introversi ed estroversi. Il risultato dovrebbe essere che gli introversi apprendono più facilmente per condizionamento, nelle stesse condizioni, rispetto agli estroversi. I risultati mostrano che c’è una differenza nei tempi di apprendimento per condizionamento.

Per lo psicoticismo non è possibile individuare strutture specifiche, ma sembra che le ipotesi più valide (non c’è una conclusione definitiva), riguardino i processi di conduzione delle informazioni a livello sinaptico e il ruolo svolto dai neurotrasmettitori. Certi studi mostrano che sostanze come i neurolitici e gli estrogeni, bloccano i recettori post-sinaptici della dopamina. Modificano il passaggio delle informazioni da un neurone ad un altro, dando luogo a differenze di comportamento. Gli estrogeni rendono meno sensibili i recettori post-sinaptici. Pare che il comportamento psicotico dipenda dall’intervento di questi neuromediatori, il cui ruolo è favorire o bloccare il flusso delle informazioni, dando luogo ad un comportamento sovraeccitato. E’ però meno chiaro il processo ereditario, nonostante la base biologica. In conseguenza alla somministrazione di certe sostanze si può riprodurre un comportamento schizofrenico o maniacale, manipolandolo artificialmente.



Il modello di Eysenck è di tipo S P R. Si contrappone ai modelli comportamentisti S R, secondo i quali la risposta deriva direttamente dallo stimolo (dato lo stimolo si può prevedere la risposta e viceversa). Il modello S P R si differenzia da quello precedente, in quanto la risposta è mediata dalle caratteristiche di personalità. Dato uno stimolo possiamo considerare diverse caratteristiche di personalità: P1 e P2  ed avere quindi risposte diverse, rispettivamente R1 e R2. Le risposte saranno diverse in funzione delle diverse caratteristiche di personalità.


P1 R1

S

P2 R2


Se, ad es. P1 sta alla caratteristica di estroversione e P2  alla caratteristica di introversione, la conseguenza potrebbero essere due risposte diverse.








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