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RELAZIONE SUL ‘700



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RELAZIONE  SUL ‘700:



Il ‘700 è stato un secolo caratterizzato da profondi e molto significativi cambiamenti che hanno sancito le basi per l’attuale società moderna; esso fu caratterizzato dall’Illuminismo che divenne una “rampa di lancio” per la Rivoluzione francese. Gli ideali di liberta, fraternità e uguaglianza legati ai principi del Giusnaturalismo trovarono grande sostegno da tutti i filosofi, scrittori, artisti e politicanti che si rispecchiavano in essi. Questa schiera di personaggi, con lo scopo di divulgare i principi illuministi, realizzarono opere letterarie e trattati scritti che esprimevano un nuovo prototipo di società considerato piu’ giusto ed equo e concetti che si contrapponevano completamente al pensiero classico che caratterizzò tutto il medioevo e la società dell’Ancient Regime; in Italia uno dei maggiori esponenti di questo movimento che presentò diverse opere letterarie fu Cesare Beccaria; sua opera massima fu “Dei delitti e delle pene” dove l’autore criticava polemicamente e con una pungente ironia il pensiero e la società classica; all’estero ebbero grande risalto Jean Jacques Rosseau e Immanuel Kant; anch’essi furono fautori di opere affini a quelle del Beccaria. Quella degli illuministi fu un’azione di lotta contro i pregiudizi e le superstizioni dovute all’ignoranza; fu un movimento che si caratterizzò per una rottura col passato e di un  profondo e puro rinnovamento artistico legato a principi politici totalmente nuovi. Questo movimento fu chiamato Illuminismo come espressione dell’illuminazione e come luce della ragione, cioè, grazie alla razionalità e alla ragione l’uomo può comprendere la verità dei fatti e trarne le giuste conclusioni senza che il suo pensiero sia viziato dal pregiudizio e dalla religione intesa in senso; per uso della razionalità si intende l’analizzare le situazioni secondo termini logici ben definiti partendo dal presupposto che l’uomo è organizzato secondo una logica ben precisa e schemi ben determinati. Questo movimento ebbe grande successo e riscosse grande popolarità in Francia perché questo stato veniva da un assolutismo molto rigido e forte in cui il clero deteneva di fatto il potere amministrando lo stato con concezione del tutto conservatrice e la nobiltà viveva nel vizio e nell’assoluto disinteresse politico dovuto anche agli enormi privilegi fiscali di cui godevano. Il fatto che l’Illuminismo sfociò in Francia in modo molto violento con la rivoluzione a differenza delle altre monarchie europee fu dovuto al fatto che in Francia la monarchia e l’Ancient Regime non seppero rinnovarsi e concedere alla borghesia, che aveva in mano tutti i commerci e quindi l’intera economia, i privilegi e il potere che esigeva. Le altre monarchie capirono ciò e ovviarono eventuali disordini concedendo i privilegi e il potere richiesto dalla borghesia; inoltre vi fu quel fenomeno chiamato “dispotismo illuminato”, cioè l’illuminazione del sovrano con un processo graduale. L’Inghilterra fu del tutto un caso particolare, qui già da diverso tempo vi era stata una “rivoluzione fredda”, (cioè senza disordini ma facendo riforme in modo del tutto pacifico) in cui fu introdotto un parlamento suddiviso in Camera dei Comuni e Camera dei Lord; (al tempo aveva maggiore importanza e peso politico la Camera dei Lord al contrario di oggi dove la Camera dei Comuni ha grande peso mentre la Camera dei Lord è pressoché di sola rappresentanza). Con questa importantissima riforma l’Inghilterra si proietto politicamente e socialmente avanti a qualsiasi altro stato europeo. Altro fattore per cui non ci furono rivolte violente fu anche per come fu inteso l’Illuminismo, cioè come argomento di confronto e di libero dibattito al contrario della Francia, piu’ oppressa nella mentalità e dal sistema politico molto duro, dove sfociò in modo violento. Sebbene l’Illuminismo fu la causa principale della Rivoluzione Francese esso lo fu involontariamente per il fatto che gli esponenti illuministi non credevano e non vollero la rivoluzione, il loro unico obiettivo era semplicemente limitarsi a diffondere le dottrine illuministe tramite opere di diversa natura per provocare un lento cambiamento della mentalità della società col passare del tempo; in sostanza essi avevano una tattica di proanda continua. Una Caratteristica del tutto nuova fu inoltre l’incontro nell’Illuminismo della letteratura con la scienza e la tecnica; fino ad allora la scienza e la tecnica intese in senso moderno, cioè in modo del tutto scientifico, non esistevano ma le “teorie” scientifiche di vecchio stampo erano semplicemente schemi imposti dalla Chiesa; con l’avvento di questo innovativo movimento molti scienziati uscirono dall’anonimato in cui vigevano per ovvi motivi e presentarono al mondo le loro importantissime scoperte scientifico-tecniche che contribuirono poi a migliorare la società del tempo. Grazie a questi cambiamenti e alle novità culturali ci fu indubbiamente una culturalizzazione della società soprattutto nelle classi meno abbienti. Le lotte illuministe, denominate “dei lumi”, combattevano in sostanza per l’affermazione di uno spirito critico e la conseguente negazione del concetto di un’autorità assoluta; l’unica certezza era che l’uomo doveva osservare tutto alla luce della ragione. Proprio per questi due motivi principali divenne bersaglio primario da combattere la ura della Chiesa che deteneva fino ad allora il principio di autorità e applicava un oscurantismo molto forte, cioè il rifiutare la conoscenza su basi scientifiche e solide e attaccarsi alle tesi religiose in modo del tutto radicale e senza spirito critico; sebbene gli illuministi attaccavano la Chiesa essi non ripudiavano né la fede né la ura Divina ma semplicemente il loro obiettivo era distruggere l’eccessivo potere che deteneva il Clero. Proprio per le origini ideologiche giusnaturaliste gli illuministi erano inoltre contro nette disuguaglianze tra le classi sociali con la ricerca della maggiore omogeneità possibile ed erano a favore di un insieme di diritti classificati “naturali” come quello di espressione, quello di vita e quello di istruzione per tutti; proprio quest’ultimo diritto è fondamentale: senza un’adeguata istruzione, e cioè con dati precisi e scientifici, nessun individuo può valutare correttamente le situazioni della vita e comportarsi a seconda delle conclusioni tratte. Questo secolo ricco di cambiamenti e di profonde innovazioni si caratterizzò per i seguenti avvenimenti storici. Agli inizi del ‘700 la situazione in Europa era la seguente:



Mentre l’Inghilterra aveva confermato la sua importanza sul piano internazionale la Francia accusa i primi sintomi di crisi; nel centro-est Europa la Prussia e la Russia si rafforzano mentre la Polonia comincia il suo declino; Le tensioni tra gli stati diedero l’inizio a una lunga fase di conflitti che si succedettero e incrociarono; Alla base di questi conflitti vi era l’antagonismo Franco-Asburgico e la forte rivalità economica tra Francia e Inghilterra. In questo conflitto ebbero un ruolo significativo gli Ugonotti cacciati dalla Francia che fecero una proanda antifrancese e antiassolutista pubblicizzando in ogni modo le azioni militari contro la Francia. La ragione vera dello scontro fu la supremazia che i due paesi volevano ottenere sulle rotte internazionali per sostituire Portogallo e Olanda che avevano perso importanza dopo i passati splendori delle Comnie delle Indie. Nasceva intanto il problema della successione al trono snolo per il quale Carlo II d’Asburgo avrebbe preferito Filippo d’Angiò, nipote di Luigi XIV, ma, nel caso di rinuncia di quest’ultimo, sarebbe stato nominato Carlo d’Asburgo, lio dell’imperatore Leopoldo I. In entrambi i casi, le conseguenze sarebbero state enormi: la nomina di Filippo d’Angiò avrebbe significato la formazione di un blocco formato da Francia e Sna mentre la nomina di Carlo d’Asburgo avrebbe riproposto la chiusura della Francia tra due fuochi molto pericolosi per gli equilibri europei. Si formò quindi una coalizione antifrancese formata da Inghilterra, Olanda, Austria, Russia, Portogallo e Piemonte. Lo scontro avvenne nella Pianura Padana facendo ridiventare l’Italia un oggetto di contesa. Questa coalizione ottenne molti successi militari, ma, l’ascesa al trono imperiale di Carlo d’Asburgo fece temere agli alleati il ripetersi di una supremazia Asburgica sull’Europa. L’Inghilterra, che non aveva interesse a continuare il conflitto, si alleò con la Francia che era stremata ed esausta dalle grosse perite in termini economici e militari. Tra Francia, Inghilterra e Olanda si avviarono trattative di pace. Anche Carlo V fu costretto alla pace mentre Filippo d’Angiò, diventato re col nome di Filippo V, conservava il trono ando però il caro prezzo della cessione da parte della Sna di gran parte delle colonie. La vera vincitrice dello scontro, analizzando le perdite ma soprattutto le conquiste fatte, fu l’Inghilterra che si garantì particolari privilegi nelle colonie snole e portoghesi e ottenne molti territori dalla Francia nell’America settentrionale. Tra il 1700 e il 1721 anche il settore baltico fu attraversato da un conflitto che vide schierate Russia, Polonia e Danimarca contro la Sa che fu sconfitta e dovette cedere dei territori. Dopo il Trattato di Utrecht si aprì un periodo di relativa pace in Europa. L’Inghilterra consolidò la propria posizione economica e commerciale (grazie soprattutto alle colonie e i privilegi acquisiti) e proseguì nello sviluppo di uno stato monarchico parlamentare; Alla guida della nazione stava un’oligarchia basata sia sui titoli nobiliari sia sulle ricchezze accumulate con i traffici. Questa oligarchia esercitò un controllo sulla vita pubblica e nelle circoscrizioni locali e i suoi membri amministravano la giustizia e mantenevano l’ordine. Il parlamento ribadì l’importanza del proprio ruolo affermando il diritto a determinare criteri per la successione del trono e ottenendo nel 1716 una legge che fissava in sette anni la legislazione parlamentare; nel contesto inglese fu inserito per la prima volta nella storia un abbozzo di sistema parlamentare. In Francia l’azione accentratrice di Luigi XIV non aveva portato a nulla di buono; Il Clero e la Nobiltà erano riusciti a mantenere i loro poteri e potevano quindi intralciare la volontà del re. Alla morte di Luigi XIV la presenza sul trono di Luigi XV, ancora bambino, spinse l’Aristocrazia a riaffermare il proprio ruolo nel governo dello stato. Questa svolta rese impossibile affrontare il disastro della finanza pubblica e l’avvio di una riforma tributaria che consentisse un risanamento. Le grosse spese statali erano dovute a due fattori principali: i grandi sperperi della Nobiltà e la grossa spesa pubblica dovuta all’elevato numero di abitanti in Francia (26 milioni, la nazione piu’popolosa di quel tempo). Iniziò un periodo di disordini interni che porteranno poi alla rivoluzione francese. Alla metà del 700 si sviluppò un’altra fase del confronto tra Francia e Inghilterra per il dominio del commercio mondiale. L’espansione del colonialismo francese aveva suscitato preoccupazioni in Inghilterra. I contrasti vennero allo scoperto quando si pose il problema della successione sul trono austriaco. Nel 1713 l’imperatore Carlo V aveva emanato una legge per assicurare alla sua morte la successione alla lia Maria Teresa, ma, quando egli morì Maria Teresa fu contestata da diversi stati europei che aspiravano a ottenere vantaggi territoriali. In molti si fecero avanti con diverse offerte di carattere economico o territoriale in cambio del riconoscimento di Maria Teresa al trono. A salvare l’aspirante imperatrice intervenne la nobiltà ungherese che ebbe in cambio dei vantaggi fiscali e consolidò il suo ruolo nel governo dell’Ungheria. Nel conflitto l’Austria riuscì a difendere il proprio territorio e a contenere le spinte francesi. Il conflitto fu chiuso nel 1748 dalla pace di Aquisgrana; Chi ebbe i maggiori vantaggi fu la Prussia che ottenne il possesso di alcuni territori adiacenti (la Slesia); Maria Teresa fu riconosciuta legittima erede dell’impero da tutte le forze europee fatta eccezione per i ducati di Parma, Piacenza, e Guastalla e alcune aree della Lombardia occidentale assegnate al Regno di Sardegna. La Francia si accontentò del ripristino della situazione preesistente al conflitto. La pace di Aquisgrana non chiuse il conflitto franco inglese che aveva spostato il baricentro nelle aree coloniali americane e indiane. Maria Teresa, con l’intento di recuperare la Slesia (ceduta alla Prussia), avviò un lavoro diplomatico per realizzare a uno schieramento antiprussiano che unì Francia, Austria e Russia. Iniziò così la guerra dei sette anni; in questo conflitto la Prussia ebbe l’importante appoggio dell’Inghilterra. A rompere l’alleanza contro il re prussiano fu l’improvvisa svolta nella politica estera della Russia che divenne amica alla Prussia per motivi di vicinanza territoriale e di espansione. Con la pace successivamente negoziata la Francia cedette all’Inghilterra la quasi totalità delle colonie sparse per il mondo e contemporaneamente Federico II si aggiudicò definitivamente la Slesia. Nell’Est Europeo ci fu l’ascesa della Russia e della Prussia che erano pronte a condurre una decisa politica espansionistica approfittando anche della crisi della Polonia e dell’Impero Turco (per questo motivo la Russia ruppe l’alleanza anti-Prussia). Le guerre e le conseguenti spese militari spinsero i governi alla ricerca di forme sistematiche di esazione fiscale con l’obiettivo di un rafforzamento degli apparati dello stato e di un maggiore controllo amministrativo sul territorio; molti stati europei riuscirono a trovare i fondi necessari per uscire dalla crisi ma non fu così per la Francia che, per le grosse spese militari e per il deficit creato dalle folli spese della Nobiltà accomnato alla cessione all’Inghilterra di tutte le colonie (grande forma di risorse e base economica degli stati europei del tempo), tracollò provocando una crisi economico-istituzionale; con questo clima di crisi ci fu l’insurrezione della Borghesia accomnata dal popolo che fece una delle piu’ importanti rivoluzioni della storia, quella Francese (1789). La situazione appena prima alla Rivoluzione Francese era la seguente: anche se l’apparenza della situazione interna della Francia dava l’impressione d'essere buona la realtà era ben differente; le guerre e il sistema politico avevano dato grossi scossoni allo stato francese che però reggeva grazie alla ura su cui si basava, quella di Luigi XIV, detto il Re Sole. Dopo la dipartita di Luigi XIV vi fu un tentativo di sostenere il Regime in tutti i modi, ma, un regime basato su una ura unica era molto difficile da ripristinare così velocemente (in relazione anche alla grave situazione economico-sociale) e quindi, anche perché il successore di Luigi XIV era solo un ragazzino (Luigi XV), tutto il sistema crollò. La Francia entrò in una crisi profonda e complessa che sfociò in una grande rivoluzione politica e sociale. Il vero problema fu che lo stato francese spendeva piu’ soldi di quanti entravano; oltre che per l’esercito questo sperpero veniva da parte dei nobili che erano “parcheggiati” nel lusso di Versailles da Luigi XIV; qui essi si estraniavano dalla politica, lasciando al sovrano il completo controllo, ma i loro sfizi avevano dei costi esorbitanti. La Francia attraversava una grave crisi economica; C’erano molti debiti da are e bisognava trovare il modo di saldarli; il Re convocò gli Stati Generali, in altre parole riunì in assemblea i rappresentanti di ognuna delle tre classi sociali (Nobili, Clero e Terzo Stato). I delegati del terzo stato chiesero il voto per testa, cioè ogni deputato poteva esprimere un voto personale, e non il voto per rappresentanza, cioè per raggruppamenti; questo anche perché con il voto per raggruppamenti il Terzo Stato perdeva sempre perché si trovava sempre in minoranza rispetto agli altri due gruppi, Nobiltà e Clero; così facendo il terzo stato avrebbe vinto in modo schiacciante perché rappresentava la maggior parte della popolazione. Clero e nobiltà respinsero chiaramente la proposta; essi volevano mantenere il sistema in vigore. I membri del terzo stato si rinchiusero nella sala della Pallacorda e scrissero una nuova costituzione per la Francia. Tale assemblea fu chiamata “Assemblea Nazionale Costituente”: Qui cominciò la Rivoluzione. Luigi XVI convocò l’esercito: egli pensava di risolvere la situazione con la forza eliminando fisicamente gli avversari politici e sedare le rivolte con la forza. A Parigi, gruppi di uomini si organizzarono in un “esercito non regolare” formarono una “guardia nazionale” e diedero l’assalto alla Bastiglia il 14 Luglio 1789. Nella Bastiglia erano rinchiusi i prigionieri politici contrari al Regime Assoluto. I contadini, tormentati dalla lunga carestia e dalla fame e coinvolti nella profonda crisi economica assaltarono i castelli e le proprietà feudali e si impadronirono delle terre. Nel biennio 1793-l794 vi furono dei gravi fatti di violenza verso i monarchici o sospetti tali, questi anni furono chiamati “anni del terrore”: migliaia furono i ghigliottinati tra i monarchici o i sospetti tali; vennero uccisi anche molti rivoluzionari come Robespierre. I Sovrani europei, di chiaro stampo assolutistico, cominciarono a temere che la rivoluzione si estendesse anche nei loro Paesi e decisero una serie di camne militari contro la Francia. Austria, Prussia, Russia, Inghilterra si unirono per combattere contro la Francia ma uscirono sconfitti in piu’ occasioni dal nuovo esercito repubblicano francese. Altra grossa e significativa novità fu che per la prima volta nella storia furono indette elezioni a suffragio universale, cioè con diritto di voto esteso a tutta la popolazione. Si proclamò ufficialmente la Repubblica e fu dichiarata e caduta e abolita la monarchia con l’entrata in vigore della nuova costituzione.















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