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Confucianesimo:

E' il termine occidentale che designa una scuola di pensiero cinese, con rilevanti risvolti religiosi, chiamata in Cina Rujia, 'scuola dei letterati': essa fa perno attorno all'opera del filosofo e statista Kong fuzi, ovvero maestro Kong nome latinizzato dagli europei in Confucius, da cui l'italiano Confucio.

Questi non è il fondatore di una religione - come il Cristo o il Buddha -: egli e i suoi discepoli hanno salvato, riordinato e arricchito il vasto patrimonio dell' antica religione tradizionale (Universismo), riproponendola come compiuto sistema rituale e come dottrina etico-sociale, capace di porre rimedio alla disgregazione spirituale e morale della Cina del tempo.

Il confucianesimo ha poi assunto uno specifico ruolo tra le religioni cinesi dal momento che ha quasi sempre goduto, durante l' Impero cinese unificato, dell' appoggio ufficiale dello stato.

Il sistema filosofico-religioso di Confucio ha comunque trovato adepti anche in aree influenzate dalla civiltà cinese: nella repubblica della Corea del Sud ad esempio, dove il confucianesimo viene designato col termine locale di Yukyo, vivono oggi circa cinque milioni di seguaci di questa religione, cioè quasi il 13% della popolazione dell' intero paese.

La vita di Confucio

Il filosofo è vissuto nel periodo della storia cinese detto delle Primavere e Autunni (chunqui), così chiamato dal titolo di un' opera attribuita a Confucio stesso.



Caratteristica di questa fase della civiltà cinese sono il progressivo indebolimento politico dei re della dinastia Zhou, ai quali rimane solo l' attività religiosa, e l' affermazione di un sistema feudale che frantuma il potere tra i vari principi e nobili in lotta fra loro.

Confucio nasce nel 551 a.C.. Tradizioni posteriori, sicuramente leggendarie, presentano la famiglia di Confucio come discendente della dinastia reale Shang, alla quale era succeduta quella Zhou. Confucio appartiene, invece, a quella classe di nobili sacerdoti decaduti (ru), che all' epoca svolgevano generalmente funzioni di esecutori di riti e cerimonieri alle corti dei signori feudali. Dopo la morte del padre, trascorse una giovinezza in precarie condizioni economiche: all' età di diciannove anni prese moglie e l' anno successivo ebbe un lio, al quale vennero dati i nomi di Li e Boyu.

In un primo tempo Confucio si pose al servizio della famiglia feudale di Qi, in qualità di sovrintendente dei granai, dei campi e delle greggi pubbliche. A ventidue anni, invece, diventò insegnante e raccolse intorno a sé ragazzi di tutte le condizioni sociali, ai quali insegnava a scrivere e far di conto.

Nel 518 a.C. intraprese un viaggio a Luoyi, dove compì ricerche negli archivi. In questa città sarebbe avvenuto l' incontro tra Confucio e l' archivista Laozi, fondatore del taoismo. Il filosofo tornò a Lu ormai come saggio stimato: ma, quando nel 517 a.C. scoppiarono dei disordini e il principe fuggì nel vicino feudo di Qi, Confucio lo raggiunse. Dopo due anni tornò dall' esilio e rincominciò ad insegnare questa volta con intenti di riforma religiosa e politica: Confucio era convinto di vivere in un' epoca di profonda decadenza morale e di declino politico, causato dalla lotta per il potere tra i vari signori feudali. Egli dunque voleva cambiare la società insegnando agli uomini il li ('il retto comportamento'): nel far ciò, cercò, tramite la reinterpretazione e la codificazione dell' eredità religiosa, spirituale e morale del passato, di trovare e proporre delle norme di comportamento valide anche per il presente.

Nel 501 a.C. a cinquant' anni Confucio venne nominato dal principe Ding di Lu governatore del territorio di Zhungdu, nel 499 a.C. assistente ministro dei lavori pubblici e infine, nel 498 a.C: ministro della giustizia. Dopo quattro anni di attività pubblica, forse vittima degli intrighi del principe Qi, Confucio cadde in disgrazia presso il suo signore e fu costretto ad abbandonare i suoi incarichi e insieme anche il suo paese natale.

Iniziò così un periodo di quattordici anni durante il quale il filosofo viaggiò attraverso tutta la Cina, accomnato dai suoi discepoli. Solamente nel 483 a.C. egli tornò a Lu, dove però condusse una vita appartata e si applicò allo studio dei riti, alla storia, della musica e della letteratura. Si dedicò alla raccolta e alla conservazione delle testimonianze e delle memorie dell' Antichità.

Nel 479 a.C. morì Confucio, ormai settantenne, e venne seppellito nel bosco sepolcrale della sua famiglia a Zhufou, dove ancora oggi è conservata la sua tomba.

Pensatori confuciani

Il primo continuatore del pensiero confuciano fu Mengzi divenuto in italiano Mencio. Egli perfezionò, in varie opere scritte in forma di dialogo, il Confucianesimo dal punto di vista dialettico.

Secondo questo pensatore, fondamentalmente ottimista, l' uomo è buono per natura: questa innata bontà, per venire alla luce in ogni uomo, ha bisogno solo di una corretta educazione culturale ed etica.


'amo la vita e amo la giustizia;

ma se non le potessi conservare entrambe, allora

rinuncerei alla vita e resterei fedele alla giustizia"


L'opera di Mencio, assieme ai Lunyu (Dialoghi) e a due moduli tratti dalle citate Memorie sui riti, forma i quattro libri (Sishu), utilizzati ad un certo punto come base per lo studio del Confucianesimo preferendoli ai più complessi Cinque Classici (Wujing).

Altro rappresentante dell'antico Confucianesimo fu Xunzi: secondo il pensiero, tendenzialmente pessimista, di questo filosofo, l'uomo è fondamentalmente cattivo e può comportarsi bene solo grazie ad una severa educazione e ad un'impegnativa disciplina morale.

Zhou Dunyi è considerato l' iniziatore del Neoconfucianesimo, che, all' epoca della dinastia Song è portato al suo massimo splendore da Zhu Xi: questi è considerato il pensatore più sistematico della filosofia cinese e padre della 'ortodossia' confuciana. Della corrente 'moderna' del confucianesimo fanno parte Kang Yowei, che lo interpreta in senso più strettamente religioso, e Liang Quichao, che ne sottolinea invece l' aspetto politico-sociale, ma in senso repubblicano.

L' etica confuciana

Confucio è convinto che la riforma della collettività sia possibile solo attraverso la riforma della famiglia e dell' individuo.

Secondo Confucio, la virtù è una ricchezza interiore che ognuno può acquisire, dato che la natura umana non è né buona né malvagia in se stessa: perciò, ogni uomo ha la possibilità di diventare un saggio oppure di comportarsi come uno stolto. Confucio divide gli uomini in tre gruppi: 1) gli uomini perfetti ovvero i saggi; 2) i nobili ovverogli uomini superiori; 3) gli uomini comuni che costituiscono la massa. Il fine dell' etica confuciana è la nobiltà spirituale: da un nobile, da un uomo superiore ci si aspetta che segua il li.

Il termine li rappresenta un concetto assai complesso, che può definirsi come armonizzazione dell' uomo con l' ordine generale del mondo in tutti gli aspetti della vita, dall' osservanza dei riti religiosi statali e familiari alle regole di comportamento del vivere sociale.



Li è dunque la forza ordinatrice che deve guidare l' uomo nei suoi doveri sia verso gli altri uomini che verso gli esseri spirituali superiori.

L' intero essere viene influenzato dalla potenza ordinatrice del li, che si ripercuote anche nella natura dell' uomo: da ciò il termine di dottrina dello xingli.

Dal li dipendono le virtù di cui cinque sono quelle fondamentali: fra di esse occupa un posto di grande rilievo il ren, che si può rendere come 'umanità', intendendo con ciò la benevolenza che un uomo deve mostrare verso i suoi simili, ma proporzionata a una precisa gerarchia di legami politici e familiari.

Accanto al li e al ren, Confucio ha assegnato anche alla musica un ruolo molto importante, in quanto manifestazione di ordine e di armonia, ed espressione di sentimenti nobili ed elevati. La musica classica confuciana, con i suoi strumenti, fra i quali il litofono, è sopravvissuta, nell' ambito dell' Asia Orientale, quasi solo in Corea.

'Templi della letteratura' e letteratura canonica

Dall' epoca in cui il Confucianesimo divenne religione di stato in Cina sotto la dinastia dei Han, in ogni città che fosse centro amministrativo esisteva un tempio di Confucio, nel quale i funzionari statali dovevano presiedere regolarmente cerimonie in suo onore. Le sale in cui venivano onorati Confucio e i suoi discepoli si chiamavano wenmiao ('templi della letteratura'): in tali edifici era collocato semplicemente un tavolo, davanti alla quale un funzionario locale effettuava le sue genuflessioni rituali.. A questi templi era spesso annessa una biblioteca. Famosi templi di Confucio si trovano a Zhufou, nella provincia dallo Shandong, luogo di nascita di Confucio, e a Tainfu.

Nonostante il bando ufficiale del culto di Confucio, il filosofo gode, ancor oggi, di grandissima venerazione in Cina.

Dei nove scritti canonici del Confucianesimo fanno parte i cinque jing (classici) e i quattro shu (libri). Di questi ultimi fa parte il testo chiamato Lunyu (dialoghi).

L'ordine morale e fisico dell' universo si basa sulla relazione necessaria che intercorre tra equilibrio interiore e armonia cosmica.


Shintoismo:

E' la forma religiosa autoctona giapponese secondo la quale l' imperatore discende direttamente dal kami ('divinità'). Parte integrante della cultura giapponese, lo Shintoismo è preesistente al buddismo, che viene introdotto in Giappone solo intorno alla metà del IV sec. d.C..

I centri di culto più importanti sono Ise e Izumo; è invece pressoché impossibile fare una stima dei fedeli perché non si tratta di una confessione religiosa, ma bensì di una fitta rete di riti e credenze, difficilmente riconducibili a schemi, che vanno a formare il tessuto stesso della società giapponese. La maggior parte dei giapponesi si considerano oggi senza problema alcuno sia devoti dello Shintoismo sia, contemporaneamente, Buddisti o appartenenti ad altre religioni.

Il primo imperatore del Giappone fu Jimmu e il suo regno si fa tradizionalmente iniziare nel 600 a.C. Fu all' epoca del ventinovesimo imperatore, Kimmei, che venne introdotto in Giappone il Buddhismo: da allora Buddhismo e Shintoismo interagirono continuamente, come accade nella dottrina dominata Zoku shinto (Shintoismo popolare), secondo questo insegnamento non esiste alcuna differenza fra kami ('dei') e hotoke (Budda e i bodhisattva).

Saicho, fondatore del Buddhismo, e Kulai, fondatore dello Shigonshu, elaborano concezioni filosofiche- religiose all' insegna di un analogo sincretismo, promuovendo quello che viene definito come Ryobu shinto (shintoismo bivalente).

Durante il periodo di Kamakura, l' imperatore mantenne il potere solo formalmente, mentre il governo effettivo, del paese passò nelle mani dello shogun, il più alto dignitario dello stato. Fu in questo clima che lo Shintoismo assunse connotazioni nazionalistiche e tradizionalistiche, allo scopo di rivalutare la ura dell' imperatore. L'imperatore Mejj, salito al trono dopo la caduta dello shogunato Tokugava, riconquistò l' effettivo potere e procedette al rinnovamento del regime imperiale, ispirandosi a Motoori Norinaga. Lo Shintoismo venne infatti proclamato religione di stato in un edito del 1868 e in seguito si stabilì che anche le varie correnti del culto ponessero come dogma principale la venerazione dell' imperatore e dei suoi avi. Il sovrano si stabilì a Edo e nel 1871 un altro editto imperiale impose che lo Shintoismo venisse considerato un sistema separato dal Buddhismo. Lo Shintoismo cessò di essere religione di stato dopo la resa del Giappone, al termine della seconda guerra mondiale, quando l' imperatore Hirohito salito al trono come centoventitreesimo tenno il 24 dicembre 1926, dovette rinnegare la propria origine divina, rinunciando a considerarsi un kami vivente: egli perse inoltre molti dei suoi poteri politici in seguito all' adozione della costituzione nel 1947.

Lo Shintoismo odierno conta circa 22000 sacerdoti officianti negli 80000 templi e oltre 145 scuole, in parte riconosciute dallo stato.

Alla base di questa forma religiosa c' è il kami ('ente supremo', 'divinità'), una categoria assai vaga che comprende divinità celesti e anche spiriti, animali, piante, montagne, mari e lo stesso imperatore del Giappone. Per questo il Giappone viene definito 'il paese degli dei'.

L' origine del Giappone è narrata in alcune cronache di carattere mitologico: Izangi con la sorella Izanami, ergendosi sul fluttuante ponte celeste, rimesta con una lancia la massa informe della terra fino a farla coagulare; dalle gocce che si formano sulla lancia nascono le isole principali del Giappone. Poi Inazami e Ingazai formano le isole minori e le divinità della natura. Nella baia di Futami, nei pressi del santuario di Ise, affiorano dal mare due rocce: questi scogli, collegate dai fedeli con una corda, simboleggiano l' unione della coppia divina: ogni anno, il 15 gennaio, la corda che li unisce viene cambiata.

Dopo la creazione del mondo e delle divinità della natura, Izangi sale in cielo mentre Izanami discende negli inferi. Izangi affida poi alla dea del sole Amaterasu il dominio del cielo, al dio della luna Tsukiyomi il dominio della notte e al dio della tempesta Susanoo il domino del mare.



Amaterasu, lia di Izangi e sorella di Susanoo, è una delle divinità più venerate. Quando il fratello Susanoo distrugge gli argini delle risaie da lei piantate sulla terra e ostruisce i fossati, la dea del sole, oltraggiata, si ritira in una caverna dei cieli, facendo così cadere sul mondo la notte eterna. Ma le divinità del cielo riescono grazie ad uno specchio ad attirarla fuori dal suo nascondiglio e ad illuminare nuovamente la terra.

Gli oggetti portati da Amaterasu sulla terra - lo spechio, la spada e i gioielli - sono anncora oggi simboli del potere imperiale e gli emblemi dello Shintoismo presenti in tutti i templi; talvolta, accanto a questi oggetti si trova la corda di lia interecciata con la quale le divinità avrebbero chiuso la grotta dopo che fu lasciata dalla stessa dea. Amaterasu fece dono dei suoi tesori al nipote Ninigi, nominandolo sovrano del Giappone; i tenno sono i discendenti di Ninigi.

Moltissime sono le divinità popolari dello Shintoismo venerate dai Giapponesi. Fra queste il dio del riso Inari, sempre accomnato dalla volpe, sua messaggera e protettrice delle risaie; Musubi no kami il dio della fertilità; Kane no kami o Konji il dio del metallo e divinità terrifica; l' imperatore Ojin (270-312), divinizzato come Hachiman, il dio della guerra; lo shogun Tokugawa Jeyasu (1542-l616) e suo nipote Idemitsu, elevati al rango di kami e venerati nel tempio di Nikko; i caduti in guerra anch' essi considerati kami nel tempio di Yasukuni a Tokio.

Oggetto di culto sono anche le divinità dei villaggi e delle città: nei templi a loro dedicati vengono condotti i neonati per chiedere protezione e benevolenza.

La pratica del culto prevede, tra l' altro, la recitazione del norito ('preghiere'), il divieto di danneggiare le risaie o di ostruirne i fossati, la venerazione degli antenati. Fra i più alti ideali etici, vi sono la fedeltà ai loro doveri, l' autocontrollo, lo sprezzo della morte e l' amore per la nazione.

Numerosissime sono le festività. All' inizio dell' anno si celebra la festa propiziatoria del raccolto, l' 11 febbraio la festa in ricordo dell' ascesa al trono del primo tempo, il 3 aprile si commemora la morte dell' imperatore Jimmu, il 30 giugno e il 31 dicembre ricorrono i giorni della grande purificazione e il 17 ottobre è dedicato all' assaggio del nuovo riso. Nel corso dell' anno i fedeli compiono vari pellegrinaggi luoghi sacri primo fra tutti il Fujiyama, il monte più alto del Giappone. La festa shintoista è chiamata Matsuri.

La visita al tempio richiede tre comportamenti rituali: la purificazione, l' offerta e la recitazione di preghiere. La purificazione consiste nel purificarsi la mani e bagnarsi nelle fontane poste dinanzi ad ogni tempio, mentre l' offerta è costituita di solito da dolci di riso e vino anch' esso di riso, stoffe e rami di ciliegio. Le danze rituali consistono sostanzialmente in rappresentazioni pantomimiche dei diversi miti e vengono di solito eseguite da bambine di 10-l2 anni.

Il sacerdote, che può anche essere una donna, indossa una veste bianca sciolta, porta sul capo un cappello di taffetà e impugna uno scettro. Tra i suoi compiti vi sono l' offerta quotidiana del cibo, al mattino e alla sera, e la recita dei norito nel corso delle feste o in occasione di matrimoni o sepolture.

I templi, circa 8000 in tutto il Giappone, sorgono sempre in luoghi lontani da altre costruzioni e circondati da vegetazione; tali edifici vengono spesso costruiti in vicinanza dell' acqua, simbolo della purezza. Sono chiamati miya o jinga ('residenza degli dei') e la loro entrata è sempre dominata dal tori, un arco rosso formato da due stipiti verticali sovrastati da due architravi, il più alto dei quali sporge oltre gli stipiti. Lanterne di carta, pietra o bronzo fiancheggiano spesso il portale. Quasi tutti i templi sono piccoli e costruiti in legno, come le antiche case giapponesi; sono sempre composti di due costruzioni sovrapposte e spesso collegate da un passaggio interno: la sala più grande destinata al culto e una cappelletta più piccola, che costituisce la parte più sacra del tempio. Nella prima si recitano le preghiere e si presentano le offerte, mentre nella seconda, alla quale si può accedere solo dopo particolari purificazioni, viene custodito la shintai ('corpo del dio', 'ricettacolo del dio'), dove risiede il kami; nel tempio di Ise, ad esempio, la divinità è rappresentata dallo specchio di metallo della dea del solo Amaterasu.

I templi sono fondamentalmente di tre tipi: i templi locali, dedicati ai kami legati a una determinata zona; i templi dedicati a una singola divinità, sparsi un po' ovunque nel paese, come quelli numerosissimi in onore di Inari; i templi statali come quelli di Ise o Izumo o come il tempio di Mejij. Unico nel suo genere il tempio di Yasucuni di Tokyo, consacrato a tutti i caduti in guerra.

Molte famiglie giapponesi custodiscono nella loro casa un altarino degli dei kamidana, spesso arricchite da piccolissime riproduzione dei templi, davanti al quale vengono rappresentate offerte di cibo o rami di ciliegio. I più importanti testi mitologici shintoisti sono il Kojiki (cronaca di antichi avvenimenti) e il Nihongi (Annali del Giappone). Il primo dato in lingua giapponese, si basa su fonti precedenti e ripercorre la storia del Giappone dall' età degli dei fino alla morte dell' imperatrice Suiko ( 628 d.C.).

Sempre su incarico imperiale il principe Toneri presentò a corte nel 720 i lNihogi redatto in cinese; opera assai simile alla precedente, narra la storia del Giappone dalle mitiche origini fino al 697 d.C..

Altre opere rilevanti sono il Kujiki (cronaca delle precedenti generazioni) risalente al 620 d.C., attribuita al principe Shotoku Taishi, e l' Engi shiki (cerimoniale dell' era Engi), in cinquanta libri e compilato intorno al 905-927 da Fujiwara Tokihira e Fujiwara Tadahira.

I primi dieci libri descrivono il rituale mentre nell' ottavo sono riportate ventisette norito.




Taoismo:

Il termine taoismo designa sia una scuola filosofica sia una delle principali religioni cinesi.

Gli sviluppi del pensiero filosofico e della fede religiosa sono strettamente intrecciate non sempre chiaramente distinguibili: al centro della dottrina di entrambi è il fondamentale concetto di dao (pronome: tao, 'via'). La religione è chiamata Daojio ('insegnamento del Dao).

Il Daojiao ricollega la sua origine alla leggendaria ura di Laozi, il filosofo cui viene attribuito il fondamentale e più antico testo taoista: secondo la tradizione mitica la madre di Laozi rimase gravida del lio, generato da un raggio di sole, per ottantuno anni, prima di partorirlo dall' ascella sinistra, sotto un susino nello stato di Chu; orfano del padre, fu chiamato Er, cui viene aggiunto il nome di Li, termine che designa l' albero sotto il quale venne alla luce. Li Er sarebbe quindi il nome di questo pensatore, sebbene il suo nome più noto resti Vecchio maestro, Laozi appunto.

Divenuto archivista nella città di Luoyi Laozi avrebbe incontrato Confucio ivi recatosi alla ricerca di testi antichi, anch' egli come Laozi, preoccupato per la grave crisi politica e morale che la Cina stava attraversando. Diversamente da Confucio, lo stato di decadenza della società cinese condusse Laozi a disconoscere il mondo contemporaneo e a spingerlo al raccoglimento e alla meditazione. Laozi scelse infine di allontanarsi completamente dal consorzio umano: rinunciò al suo lavoro di archivista e lasciò Luoyi per dirigersi verso ovest. Sempre secondo la leggenda giunto al confine di Hangu a dorso di un bufalo, Laozi venne pregato dalla guardia del passo di lasciare almeno una testimonianza del suo insegnamento prima di abbandonare per sempre la sua terra. Laozi scrisse allora una breve opera di poco più di cinquemila caratteri ideografici, il Daodejing, e l' affidò alla guardia; poi si allontanò e sve per sempre dalla vista degli uomini. Per la tradizione taoista Laozi, andando verso occidente, verso 'il regno del riposo dell' anima' ha ottenuto colà la vita eterna: altri sostennero che Laozi fosse andato verso ovest per diffondere presso i popoli barbari il suo insegnamento.

Il pensiero contenuto nel Daodejingsi impregna sui concetti del dao e di de.

Il dao è un principio assolutamente indefinibile: esso sta alla base di tutti i fenomeni del mondo: esso solo persiste e non muta, ed è il centro di ogni cosa.

Tutto è originato dal dao, che 'può essere considerato la madre del mondo': esso genera i diecimila esseri, la sua forza li nutre, la sua essenza li plasma e la sua azione li completa.

Il dao non è soltanto il principio del tutto, ma è anche l' unità fondamentale nella quale si possono risolvere tutte le contraddizioni e le differenze degli esseri: il traguardo da raggiungere per il saggio è dunque l' adeguamento del comportamento umano al dao.

L' attività del dao nella creazione, sviluppo e conservazione di tutte le cose è la norma secondo la quale gli uomini devono regolare la vita. E' nell' adeguamento al dao che consiste la virtù (de) dell' uomo.

I concetti della filosofia mistica del Daodjiing si ritrovano arricchiti e approfonditi in due altri fondamentali testi della scuola e della religione taoista: il più importante, lo Zhuangzi espone il principio della trasformazione degli esseri, essenziale per il successivo sviluppo del taoismo; di minor rilievo risulta il secondo testo, il Liezi, opera compilatoria attribuita a un certo maestro Lie, da cui il nome del libro stesso.

Le forme del taoismo religioso

I contenuti del pensiero taoista, fondamentalmente individualistico, non appena cominciarono a diffondersi in più ampi strati della popolazione si mescolarono ad elementi dello Sciamanesimo, presenti nella religiosità popolare cinese, e a dottrine del Buddismo; si sviluppò così una vera e propria religione taoista di ampio seguito, che rimarrà sempre in qualche modo legata al Taoismo professato in circoli elitari.

Il prolungamento della vita e l' immortalità del corpo diventa il fine a cui tende il credente taoista attraverso pratiche dietetiche, ginniche, sessuali, alchemiche e meditative. In questa prospettiva, la concezione della natura taoista si fonde con la religiosità popolare, dando vita a complesse costruzioni mitologiche e metafisiche: il dao prende forma in svariate ure divine, ad esempio in Yuhuangdi, supremo signore del cielo e padre di nove lie, che governa il mondo assieme ai cinque sovrani divini dei punti cardinali. I saggi che hanno raggiunto l' immortalità rientrano tra le numerosissime divinità di questo pantheon popolare, in cui tovano ovviamente posto gli spiriti che presiedono alle forze naturali.

Lo scopo precipuo della religione taoista, che consiste appunto nel raggiungere l' immortalità fisica, portò in auge a un certo momento i 'maestri delle ricette', che tentavano la strada delle pratiche magiche.

Merita un cenno, tra le moltissime sette taoiste, quella dei Maestri celesti. Maestro celeste è il titolo che era attribuito ai capi ereditari di questa setta e che fu usato per la prima volta da Zhang Lu, celebre sacerdote guaritore a capo della setta a sfondo politico-religioso dei Cinque moggi di riso; Zhang daoling, considerato da taluni come fondatore del Taoismo religioso. I Maestri celesti, vertice della gerarchia sacerdotale, risiedettero sul monte 'del Drago e della Tigre', nella regione del Giangsu, fino al 1927.

Gli scritti taoisti riguardanti sacrifici, templi, esorcismo, geomantica e pratiche varie costituiscono i più di 1500 testi del daozang, il cosiddetto Canone taoista, redatto a partire dal VIII secolo a imitazione del Canone buddista, e pubblicato per la prima volta nel 1444-l447.

Nella letteratura e nell' arte, come anche nella fisica, chimica, medicina e scienze naturali, il Taoismo ha lasciato un' improntata indelebile, diventando un elemento fondamentale non solo nella religiosità, ma dell' intera cultura e civiltà cinese.re presso i popoli barbari il suo insegnamento.



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