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ERNEST LUDWIG KIRCHNER

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ERNEST LUDWIG KIRCHNER



Ernest Ludiw Kirchner ha una formazione che attinge in egual misura all’incisione del Cinquecento tedesco e all’arte primitiva e al gusto delle stampe giapponesi.

Appassionato, impetuoso e infaticabile era il più dotato tra gli artisti del gruppo Die Bruke, e tendeva, come la maggior parte degli artisti in questo periodo a gravi depressioni che si fecero particolarmente intense allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Si tolse la vita nel 1938. Le caratteristiche stilistiche dell’artista sono le tipiche caratteristiche degli Espressionisti. Una linea molto dura e spigolosa, pennellate molto larghe e morbide con grande attenzione per i colori come vediamo anche in Marcella.


MARCELLA (. 2.43) è un ritratto di una giovane prostituta dai colori antinaturalistici e arbitrari (verde acido, viola ed arancione). Una ragazzina che ancora non ha il seno e sta seduta su un letto con le mani che si incrociano sul pube, come la protagonista di Pubertà di Munch; ma mentre quella si mostra stupita e intimorita, qui la ragazza è già in fase di prostituzione e questo lo notiamo dal pesant trucco e dallo sguardo reso adulto da occhiaie verdi, appare quindi allo stesso tempo aggressiva e rassegnata, arresa al ruolo violento che la donna può assumere in una società deviata. È bidimensionale, non è organica, piatta, no effetti chiaroscuro,non abbiamo prospettiva. Una linea molto dura e spigolosa, quasi che tende verso l’alto. È completamente superata la bellezza ideale, ma il volto viene deformato in funzione della rabbia dell’artista, molto sintetico con grande impatto comunicativo. Il volto è quasi una maschera lignea a cui si ispira, quelle maschere primitive Africane. Inoltre l’artista come la maggior parte degli artisti Espressionisti vanno a studiare i pazzi in manicomio ed in modo particolare i loro volti e le loro espressioni di solitudine e di inquietudine. I soggetti preferiti sono quelli della borghesia, ai quali andavano contro, e le signore borghesi che consideravano false e vuote.



Successivamente questi artisti si sposteranno in città, dalla quale però saranno delusi, dove si sentiranno soffocati e sarà il momento della tecnica dove i colori diventeranno impastati di nero e da luci gialli artificiali e la costruzione degli spazi tra una ura e l’altra dà luogo a continui angoli acuti che circondano l’architettura gotica. E proprio in questo periodo e in nell’ambiente cittadino a Berlino che viene rappresentata l’opera Cinque donne nella strada (. 2.46)


CINQUE DONNE NELLA STRADA è un olio su tela che rappresenta 5 prostitute sulla strada di Berlino, e non è l’unica opera ambientata nelle strade Berlinesi. La struttura ricorda il ricorrersi degli archi ogivali dove la linea tende verso l’alto. Lo spazio si annulla e diventa quasi un essenza a se. Le due ure laterali guardano verso l’esterno, dove anche qui abbiamo un inquadratura a taglio fotografico, dove, come in un istantanea, i bordi vengono leggermente tagliati, a sinistra in basso si intravede la ruota di un automobile e in lontananza l’accenno di un palazzo squadrato. Spazio completamente piatto, primo di prospettiva. Colori molto scuri ed acidi, come il verde dello sfondo, e il nero della linea di contorno diventa il colore pieno. I visi sono costituiti da una linea retta spezzata e spigolosi, tutti molto pallidi, taglienti ritratti di profilo ed enigmatici come quelli delle ure egizie. Le ure sono allineate e ferme come gli alberi di un bosco, rigide come il legno, con radici e rami al posto degli arti. Infatti la testa ed i piedi hanno un aspetto e si accomnano all’aggressività senza sorriso degli sguardi. Gli abiti seguono la moda in voga a Berlino, grande città in fase di crescita, la bizzarria dei cappelli denuncia la vanità delle signore.

Ne emerge la difficoltà di vivere in un contesto che non premia, ma anzi ostacola, i moti affettivi, dove emergono l’asprezza di un esistenza narcisistica dedicata a guardarsi e a mostrarsi e l’incapacità di comunicare, travestita da elegante distacco, tipica della borghesia nei grandi centri.



Successivamente molti artisti passeranno molti weekend al mare scappando appunto dalla città che li soffoca e li sopprime, disegnando appunto molte opere rappresentando loro con le loro modelle o modelli addirittura nudi e liberi tra la natura.



L’ESPRESSIONISMO AUSTRIACO


Agli inizi del ‘900 Vienna era una metropoli molto emancipata, un grande mosaico di etnie e di nazionalità in fermento, al crocevia geografico fra Oriente ed Occidente.

La città ospitò negli anni ingegni innovatori come il padre della psicanalisi Sigmund Freud. Una delle caratteristiche dell’humus culturale viennese era il tentativo costante di superare gli steccati disciplinari.

In Austria l’Espressionismo artistico non si sviluppò come in Germania, come opera di artisti che non erano in relazione diretti: i suoi pionieri furono Oskar Kokoshka ed Egon Schile. Entrambi avevano personalità molto forti, incapaci di formare legami di durevole collaborazione. Questo individualismo li portava a non credere. Inoltre nell’espressionismo Austriaco si ritornerà all’uso dei colori primari, le ure saranno ancora a carattere urativo, i volti saranno sempre più tristi e drammatici, lo sfondo tenderà sempre di più ad essere annullato e le ure tenderanno ad esserne assorbite.

Molti di questi artisti si arruoleranno volontari allo scoppio della prima guerra mondiale, ma dopo poco scopriranno che la guerra non era come se l’aspettavano.







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