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LA FONTANA DI APOLLO, LA FONTANA DI LATONA, LA FONTANA DI NETTUNO, La grotta di Teti

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LA FONTANA DI APOLLO


Questa fontana doveva essere particolarmente cara a Luigi XIV che a partire dal 1661 aveva instaurato saldamente il suo potere personale richiamandosi al “diritto divino” e scegliendo il sole come emblema. Pertanto doveva vedere con occhio lusinghiero il lio di Giove e di Latona, Apollo, dio della luce, delle arti e delle lettere, il più bello e il più gentile di tutti gli dei dell’Olimpo che guidava il carro del sole: il Re sole, appunto.

Questo straordinario gruppo scultoreo in bronzo dorato, opera di Jean Baptiste Tuby (1635 – 1700) su disegno di Le Brun, troneggiava al centro del bacino che misura110 metri nel punto più largo. Apollo sul carro trainato da quattro cavalli impetuosi sorge dalle acque circondato da tritoni che si sfiatano con le loro buccine per annunciare il sorgere del sole.



La fontana è particolarmente suggestiva nei giorni delle cosiddette Grandes Eaux, quando tutti i getti sono in funzione. Dietro la fontana di Apollo si estende il Gran Canale, scavato al tempo di Luigi XIV, per la cui sistemazione occorse una decina di anni. Questo magnifico specchio d’acqua, con una superficie di 23 ettari, fu animato in passato da numerosi intrattenimenti e quando la Serenissima donò alcune gondole per una festa, nel 1687, si trasformò in un insolito ambiente veneziano.

Nelle vicinanze della fontana di Apollo, sulla destra, la fontana di Encelado, che rafura il gigante travolto dalle rocce dell’Olimpo che aveva osato scalare, mentre affonda nelle acque; la composizione è particolarmente suggestiva ed impressionante, con la mano del titano che cerca invano di appigliarsi alle pietre, con il potente zampillo che gli fuoriesce dalla bocca, proiettato a 23 metri di altezza.

Nell’attiguo boschetto, l’Obelisco costituito da 230 zampilli d’acqua, la cui sommità raggiunge i 25 metri di altezza.

Passeggiando, si giunse dinanzi alla fontana di Flora, rafurante la Primavera, opera di Tuby, con la dea coricata tra i fiori, circondata da genietti festosi. La vasca di Cecere, di forma ottagonale, è ornata da un gruppo scultoreo di Regnaudin: la divinità distesa sulle messi volge gli occhi al cielo a cui sembra offrire le ricchezze della terra.




LA FONTANA DI LATONA


Questo bacino esisteva già al tempo del padiglione di caccia di Luigi XIII ma fu soltanto nel 1670 che venne sistemato su di una roccia l’elegante gruppo scultoreo di Latona e i li, opera di Balthazar Marsy.

La vicenda di Latona tramandataci dalla mitologia è piena di peripezie: lia di Saturno, amata da Giove, mise al mondo Apollo e Diana, all’ombra di un olivo. Mentre un giorno si riposava nella terra di Caria chiese dell’acqua per dissetarsi a dei contadini, che però la schernirono. Offesa, chiese a giove di vendicarla, e il dio allora trasformò in rane gli insolenti che tanto avevano osato.

Nel 1689 la fontana fu risistemata da Hordouin Mansart e il gruppo scultoreo che guardava la reggia fu voltato in direzione del tappeto erboso e del Gran Canale. Tutt’intorno è ornata di rane, tartarughe e personaggi in piombo rivestito di bronzo, mentre oltre 50 zampilli d’acqua creano una vivace animazione. Nelle aiuole fiorite, a destra e a sinistra, le due fontane delle lucertole, opera dei fratelli Marsy.

I pregevoli vasi di marmo sono copie di originali italiani e di altra provenienza; quelli che rafurano l’infanzia di Marte sono stati realizzati su disegni di Hardouin Mansart.



Si noti oltre, a destra, la Ninfa con la conchiglia, replica di un originale di Coysevox esposto al museo del Louvre. Dirimpetto, un’opera non meno celebre, il Gladiatore morente, copiata da Mosnier da un originale antico.

LA FONTANA DI NETTUNO


Luigi XIV aveva detto una volta “voglio bambini ovunque”. E ci accorgiamo che gli ordini del sovrano furono puntualmente rispettati nel parco dove le composizioni urative mitologiche e le decorazioni dei vasi sono spesso rallegrate da putti e genietti ridenti e birichini. Ne è un esempio il grazioso viale chiamato appunto l’allèe des marmousets, dove marmousets sta per marmocchi. Claude Perrault aveva immaginato per questa decorazione ventidue vasche circolari di marmo bianco con un gruppo di tre bambini al centro che sorreggono la vasca in marmo rosa.

Diversi scultori lavorarono alla realizzazione di questi capolavori, tra cui Le Gros, Le Hongre, Lerambert, Mazaline e Buirette; si noterà pertanto la diversità dello stile nella resa delle ure. I tre satirini di Le Gros sono il ritratto della gentilezza con le manine paffutelle, i riccioli ordinati e le zampe pelose con il piede caprino. Altrettanto deliziosi sono i putti musicanti di Lerambert e i due amorini con una bambina di Le Hongre. Questo indubbiamente uno dei viali più incantevoli di Versailles.

I nostri piccoli marmocchi sembrano apparentemente non temere la vicinanza del drago che domina la fontana circolare, più in basso, circondato da amorini a cavallo di cigni, minacciosi con le loro saette. Dietro, troviamo la fontana di Nettuno e Anfitrite, di Sigisbert Adam, e il dio Oceano su un mostro marino, di Lemoyne. Nei giorni delle Grandi acque, questa fontana offre uno degli spettacoli più straordinari del giardino.



La grotta di Teti


Sin dal 1684 la Grotta di Teti era situata di fianco al castello, motivo per cui venne sacrificata alla costruzione dell’ala nord. Era un piccolo padiglione a pianta rettangolare racchiuso in un involucro a cielo aperto. ½ si accedeva attraverso arcate le cui inferriate rappresentavano il sole con i suoi raggi. “Sembrava che il sole fosse all’interno della grotta e che lo si vedesse attraverso le sbarre della porta” (Charles Perrault, Memoires). L’interno, interamente rivestito di conchiglie e ciottoli policromi, conteneva un organo idraulico e soprattutto un gruppo scultoreo rafurante Apollo con le ninfe e i cavalli del Sole. La sua celebrità ha fortunatamente salvato dalla distruzione questo gruppo: spostato parecchie volte, ha trovato la propria collocazione definitiva alla fine del XVIII secolo nel boschetto dei bagni di Apollo. La grotta di Teti viene iniziata nel 1664; le sculture vi vengono installate solo dieci anni più tardi. I Perrault rivendicano l’idea e il disegno della grotta. Charles Le Brun dovrebbe aver fornito il disegno della scultura, come ha fatto perla maggior parte delle sculture del parco.






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