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L'ARTE PREISTORICA, BABILONESI E ASSIRI, CRETA E MICENE, I SUMERI

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L'ARTE PREISTORICA





Le prime forme di rappresentazione che potremmo in qualche modo definire «artistica» risalgono al paleolitico superiore (circa 30000 anni a.C.). Purtroppo la maggioranza della produzione artistica preistorica s’è perduta perché eseguita su supporti deperibili o pareti esposte alle intemperie. Esse non sono state realizzate né a fini estetici né a fini decorativi. Il loro significato va piuttosto ricercato nell’ambito della magia e dei riti propiziatori, mediante i quali si credeva di poter intervenire direttamente sulla realtà, modificando a proprio vantaggio gli eventi e le leggi della natura.

Per l’uomo primitivo l’arte è quindi, almeno inizialmente, una necessità. Tramite le sue varie forme (sculture, pitture e graffiti, costruzioni architettoniche) egli cerca di allontanare o di neutralizzare magicamente le forze della natura a lui avverse o per lui inspiegabili.



Le pitture rupestri sono le testimonianze più affascinanti e significative dell’arte preistorica. Il ritrovamento di impronte di mani umane all’interno delle caverne fa pensare alla presenza di una sorta di bisogno di proclamare il possesso di un territorio. Quando la caccia diviene l’occupazione principale, l’uomo primitivo esegue i primi dipinti e i primi graffiti rafuranti bisonti, tori, mammut, cavalli, renne, stambecchi, cervi, cinghiali e uomini stessi. Gli animali sono molto realistici e rafurati in movimento, mentre corrono, mentre si lanciano all’attacco di altri animali o attraversano fiumi. Gli uomini, invece, sono disegnati in modo più schematico. I soggetti rappresentati rimandano sempre a pratiche di tipo magico-propiziatorio. Disegnare un elefante o un bisonte ferito significa cercare di impadronirsene, mediante l’immagine, prima ancora di averli cacciati e abbattuti nelle realtà. Si tenta di sottrarre il futuro, grazie all’artificio magico del disegno, all’incertezza del caso. In questo modo realtà e rappresentazione finiscono per coincidere e ogni animale disegnato corrisponde in pratica a un animale catturato. Quest’interpretazione è confermato dal fatto che, a volte, sull’animale dipinto sono state lanciate frecce vere, di cui possiamo vedere i segni sulla roccia.

Queste rappresentazioni sono state eseguite con tecniche di varia natura: dal graffito ottenuto incidendo la roccia della caverna con selci o altre pietre acuminate, alla pittura vera e propria, realizzata con colori a base terre pestate e mescolate insieme a tinture vegetali o a grassi animali. I colori, quasi sempre di tonalità calda (rossi, ocra, bruni, oltre al nero del carbone), vengono inizialmente stesi con le dita e in seguito con l’aiuto di rudimentali pennelli di legno o di penne d’uccello.

La pittura viene affiancata da una forma rudimentale di scultura. Quest’ultima è sempre usata a scopo magico-propiziatorio; infatti, le sculture di pietra, osso e avorio, che rappresentano ure femminili, si credeva che potessero propiziare, oltre alla fertilità della donna, anche quella della terra se seppellite nei campi. Le “Veneri”, idoli di fertilità più che di femminilità, avevano seni, ventre, glutei sempre esagerati e braccia e gambe (e spesso anche la testa) abbozzate e stilizzate e terminavano a punta per essere infisse.

Sono presenti anche rafurazioni di animali tanto realistiche da consentire il riconoscimento delle specie e delle razze. Frequentissimi erano cavalli, bisonti e uri: notevoli la testa di cavallo intagliata con decorazioni geometriche, uri, rinoceronti,

pesci, cervi, bisonti e altri animali da varie località francesi; poco frequenti gli uccelli, ma bellissimi e originali i pendagli a forma di cigni in volo di Mal’ta (Siberia); assai interessanti gli uccelli intagliati in pietra, osso o avorio di mammut della Siberia meridionale.

Nel periodo mesolitico e , ancor più sensibilmente, nel neolitico, l’arte urativa preistorica tende a schematizzarsi, perdendo progressivamente qualsiasi riferimento anche solo formale con una realtà riconoscibile. L’uomo non è più esclusivamente cacciatore e inizia a dedicarsi all’agricoltura e alla pastorizia. Cambia così il suo rapporto con la natura, della quale impara a sentirsi padrone e non la subisce più in modo passivo, come nel paleolitico. A questo periodo risalgono le prime rafurazioni geometriche, cioè di pura invenzione. In natura, infatti, non incontriamo mai ure geometriche perfette e il fatto di ritrovarle è sintomo dell’ulteriore progredire del suo sviluppo mentale. È proprio la ricorrenza ordinata di questi segni astratti che induce per la prima volta il concetto di «decorazione». La scoperta che alcune pietre si sciolgono sul fuoco ha portato alla realizzazione di oggetti molto più resistenti. Vasi, armi, decorazioni e sculture vengono ora creati in rame, poi in bronzo e in fine in ferro. Le decorazioni sulle armi e sui vasi ne aumentano il valore commerciale.

Per quanto riguarda l’architettura bisogna precisare che si sviluppa solo dal mesolitico in poi in quanto, nel paleolitico l’uomo è esclusivamente cacciatore e non ha una dimora fissa; per ripararsi utilizza caverne naturali e grotte. In seguito, quando l’uomo inizia a stabilirsi in luoghi prevalentemente pianeggianti, sente il bisogno di costruire la propria abitazione. Inizialmente scava delle caverne artificiali ricoperte con pelli di animali e rivestite da cortecce d’albero. Iniziano a ire le prime capanne ricoperte con pelli di animali o con frasche impermeabilizzate da fango o argilla. Si arriva anche a costruire le prime palafitte, riunite in villaggi in cui potevano vivere anche più famiglie al fine di organizzarsi meglio nelle attività produttive e per difendersi meglio dalle tribù vicine.

Altre importanti forme di architettura sono i nuraghi, costruzioni megalitiche di forma tronco-conica aventi varie funzioni: di difesa, di riunione, di deposito e, forse, di abitazione. Gli enormi massi che li compongono sono sovrapposti in modo progressivamente sporgente verso l’interno, al fine di formare una rudimentale pseudocùpola.



Si trovano in questo periodo anche i dolmen e i menhir.

Il termine dolmen significa letteralmente tavola di pietra; sono formati da grandi lastre di pietra infisse nel suolo verticalmente sulle quali poggia un lastrone orizzontale, si pensa che fossero sepolture e in alcuni casi nel loro interno sono stati trovati oggetti e decorazioni funerarie.

I menhir sono monumenti più semplici costituiti da una sola pietra di lunghezza eccezionale infissa verticalmente al suolo. Gli scavi archeologici hanno dimostrato che, durante il loro innalzamento, venivano effettuate complesse cerimonie rituali. A Carnac, nella Francia settentrionale si trovano circa 3000 menhir allineati in file parallele; alcuni di essi sono alti fino a 7 metri e pesano 400 tonnellate. L’insieme è probabilmente un enorme santuario e i viali di pietra conducono al suo centro. Secondo una leggenda celtica, un esercito in ritirata, giunto in prossimità del mare e non trovando navi su cui imbarcarsi, decise di resistere al nemico ed ogni guerriero si trasformò in pietra, mantenendo lo schieramento di battaglia.

Iniziano a ire anche i primi templi; ad esempio vicino Salisbury, in Inghilterra, si trova un complesso monumentale risalente a 2000 anni a.C.. È un santuario di dimensioni impressionanti. È formato da massi di 50 tonnellate ciascuno, disposti in cerchi concentrici e secondo direzioni ben definite. Il tempio era probabilmente dedicato al Sole. Il primo giorno d’estate, infatti, i raggi del sole nascente che passano tra i menhir, appositamente orientati, vanno a cadere sull’altare al centro del santuario, seguendo esattamente l’asse della strada processionale che conduceva al tempio.

I SUMERI







La prima civiltà monumentale della quale abbiamo notizie storiche è quella dei Sumeri. Intorno alla metà del III millennio a.C. il loro sviluppo politico, artistico e culturale giunge a uno splendore superiore a quello di qualsiasi altra civiltà precedente. Tra il 2800 e il 2350 si sviluppano le città-stato di Ur, Lagash e Mari. Le città sumere, cinte da potenti mura, non formeranno mai uno stato unitario: resteranno sempre autonome e indipendenti. Un’innovazione importante che si nota è l’uso dei mattoni al posto delle pietre. Infatti, essendo una zona pianeggiante quella in cui sorgono le città sumere, le pietre provenienti dalle montagne non sono presenti e quindi viene utilizzato un impasto di argilla e lia che una volta essiccato al sole o cotto in apposite fornaci diventa adatto a costruire palazzi e templi; inoltre è anche molto più leggero della pietra e quindi anche più facile da spostare.

All’interno delle mura delle città sorgono monumentali palazzi-templi di proporzioni gigantesche: le ziggurat. Tali costruzioni a pianta quadrangolare sono costituite da più piattaforme in mattoni sovrapposte, ciascuna raggiungibile da quella inferiore mediante scalinate e rampe porticate. Alla sommità della ziggurat erge la cella del tempio, contenente la statua del dio cui è dedicato. In Mesopotamia sono state ritrovate molte statuette tutte con le stesse caratteristiche, denominate oggi oranti perché venivano messe nei templi affinché pregassero perpetuamente per la vita del donatore. Le mani sono congiunte in atteggiamento di preghiera e gli occhi, spalancati, orlati da una linea scura di bitume, esprimono la fissità della contemplazione. Le statuette possono essere in argilla cotta, pietra calcarea, alabastro. Gli occhi sono fatti con incrostazioni di madreperla e le pupille con il blu dei lapislazzuli. All’interno delle mura, oltre il tempio, si trovano il palazzo reale, i magazzini e i diversi quartieri, costituiti da abitazioni con cortile centrale accostate tra loro.

Una delle ziggurat meglio conservate è quella della città di Ur dedicata al dio Nannar. Dalle rovine di questa costituita da tre piattaforme sovrapposte si può ipotizzare un’altezza di 25 m circa. In una regione piatta come la Mesopotamia, l’altezza della ziggurat non solo la rendeva visibile da molto lontano, ma assumeva anche un significato simbolico: il tempio con le statue degli dei doveva stare in alto, raggiungibile solo con scale lunghissime. Per accentuare la somiglianza tra ziggurat e montagna, sulle piattaforme venivano piantati alberi e cespugli.



I Sumeri sono i primi ad elaborare una vera e propria religione. C’è un notevole cambiamento tra le popolazioni precedenti e questo popolo: mentre gli uomini primitivi cercavano di cambiare loro stessi, attraverso rituali magici, la realtà, il sumero riconosce l’esistenza di un’entità superiore e si rivolge ad essa attraverso preghiere e offerte.

Alle molteplici divinità i Sumeri dedicano gran parte della propria produzione di sculture in argilla cotta. Gli dei sono rappresentati con sembianze umane solitamente in posizione eretta. Tutti i personaggi delle statue sono vestiti, uomini e donne, con una specie di lunga gonna e con gli occhi sbarrati che stanno forse a rappresentare la devozione e la concentrazione religiosa. Essi non miravano a rafurare un personaggio preciso e riconoscibile ma volevano rappresentare il suo ruolo e a tal fine non era importante la somiglianza ma, ad esempio, la fattura degli abiti o la posa.

Oltre alle sculture a tutto tondo i Sumeri eseguono anche bassorilievi con scene di guerre e animali. Tale tecnica consiste nell’incidere una lastra di pietra in modo che la parte urata abbia un certo rilievo (in questo caso basso) rispetto al fondo.




BABILONESI E ASSIRI




Hammurabi re di Babilonia riunisce l’intera Mesopotamia, dopo aver sconfitto Mari, Larsa, Eshnunna, e si proclama monarca universale. Nel periodo babilonese l’arte non si discosta dai motivi neosumerici . Fioriscono gli animali fantastici, i tori, i leoni, posti a guardia dei palazzi e dei templi; nei bassorilievi le ure umane vengono scolpite con il volto, le braccia e le gambe di profilo e il busto di fronte. Un esempio è rappresentato dalla Stele di Hamumurabi contenente il codice di Hammurabi. In alto, in piedi, è rappresentato il re che ascolta i consigli del Sole, dio della giustizia, che lo illumina nella difficile impresa.

Intorno al 1500 a.C., ancora una volta, la geografia politica del Vicino Oriente viene sconvolta: il regno di Babilonia crolla sotto i colpi di popoli invasori che discendono dai monti iranici e dell’Anatolia. Alla ribalta della storia si affacciano potentemente gli Assiri che, dopo aver creato uno stato indipendente nel nord della Mesopotamia, danno vita a un grande impero. La grande arte assira, per lo più laica, si manifesta soprattutto nei rilievi narrativi che decorano assieme alla pittura, le pareti dei palazzi. I bassorilievi sono la testimonianza visiva delle conquiste e della sottomissione di popoli stranieri; Le scene illustrano le tecniche militari, le prodezze del re valoroso nella caccia agli animali selvatici come sui campi di battaglia. Assurnasirpal II (883-859) è il primo dei re assiri a decorare la parte inferiore della sala del trono e di altri ambienti del duo palazzo a Nimrud con un fregio a rilievo su ortostati in calcare alabastrino. Con il regno di Salmanassar II (858-824 a.C.) il bassorilievo è tradotto su facce di bronzo a decorare le porte della sua reggia a Balawat.

“Palazzo senza rivali” era quello gigantesco di Sargon II (721-705 a.C.) entro la città di Khorsabad, circondato da mura imponenti: ure di tori androcefali stavano a guardia delle porte di accesso con funzione apotropaica. Le cinque zampe del mostro alato consentono di vedere il toro immobile di prospetto o in movimento di profilo secondo il punto da cui lo si osserva.



Dopo la caduta di Ninive (612 a.C.) si assiste alla rinascita della Mesopotamia meridionale soprattutto nelle sue architetture. Sotto il regno di Nabucodonosor II, dal 604 a.C., Babilonia diventa la più grande città della Mesopotamia, disposta sulle due rive del fiume Eufrate, unite tra loro da un ponte su pilastri di pietra. Sul lato orientale si trova la cittadella fortificata, con i templi, il palazzo reale con i famosi giardini pensili e la straordinaria ziggurat, nota come Torre di Babele. La costruzione era gigantesca: Il

primo piano a pianta quadrata misurava 90 m di lato e anche l’altezza totale superava i 90m. Era costituita da sette gradoni, ognuno di colore diverso e sulla piattaforma in alto era eretto il tempio dedicato al dio della città. Dalla lunghissima Via Sacra per la processione che iniziava dalla Porta di Ishtar, dea dell’amore e della guerra si arrivava alla ziggurat. La Porta di Ishtar, era rivestita da mattoni in ceramica, era tanto grande che secondo la tradizione vi si poteva svolgere la corsa dei carri. Sullo sfondo smaltato d’azzurro spiccava la decorazione a rilievo con oltre cinquecento tori, draghi e leoni, immagini simboliche e fregi.

Nel 539 a.C. Babilonia soggiogata da Cipro entrava a far parte dell’Impero Persiano.







CRETA E MICENEDopo l’eruzione del vulcano di Thera e una serie di catastrofi che causano la distruzione per la seconda volta dei palazzi, il centro di gravità si sposta dall’Egeo alla Grecia continentale, dove L’assimilazione della civiltà cretese aveva trasformato la locale cultura elladica. Sfruttando la debolezza di Creta, i Micenei si impongono ai Minoici affermando gradatamente il loro potere su tutto l’Egeo e il Mediterraneo orientale.

L’organizzazione sociale di Micene, Orcomeno, Tirinto, il predominio di una casta militare hanno portato a identificare con i leggendari Achei, cantati da Omero, i signori di queste città della Grecia arrossate su alture. I bastioni che cingono l’acropoli di Tirinto hanno uno spessore che oscilla tra i 5 e i 17 m. Torri rinsaldano la muraglia, gallerie e cunicoli l’attraversano all’interno. La grandiosità si esalta nella porta dei Leoni di Micene, semplice e potente nei monoliti che la compongono: i due felini in posa araldica che sormontano l’architrave, controllando l’accesso alla città, sono i primi esempi di scultura monumentale nel continente greco. Cuore delle fortificazioni è il palazzo del monarca. La diversità nello stile di vita si riflette sulle concezioni urbanistiche, sui modelli decorativi e sugli schemi architettonici: alla struttura aperta del palazzo cretese si sostituisce quella chiusa del mègaron, la sala di rappresentanza rettangolare e coperta, descritta tante volte da Omero. Nella tecnica a fresco i pittori micenei sviluppano temi legati alle attività eroiche del sovrano. Nella ceramica accanto all’influenza cretese i grandi vasi con la rappresentazione di ure umane, carri e animali. Dalla dissoluzione dello stile naturalistico con la riproduzione dei motivi a forme lineari e la divisione del campo in zone sovrapposte o in spazi metopali, si passa alla semplicità della linea ondulata dell’ultima produzione, coerente con l’ispirazione geometrica che è alla base della cerimonia continentale. Con la discesa di popoli dal nord, portatori del ferro, che fa seguito all’indebolimento del potere centrale, la Grecia micenea si appresta a entrare nella sua epoca “medioevale”.







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