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Toulouse-Lautrec - IMPORTANZA DELLE STAMPE GIAPPONESI, IL MANIFESTO, AL MOULIN DE LA GALETTEA,LA TOELETTA, LA MIE

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Toulouse-Lautrec



Nobile di nascita,nasce in una famiglia in cui tutti amavano disegnare e quindi,quando decide di dedicarsi all’arte non dovette superare,come spesso capita l’opposizione dei genitori,né fu costretto alla miseria date le buone condizioni finanziarie della famiglia.L’artista non fu mai privo di mezzi e non fu mai costretto, per vivere, a contare sul successo delle sue opere.

Era un tipo stravagante e non esitava a prendersi gioco di chiunque, nemmeno di lui stesso e restano numerose sue caricature che sono allo stesso tempo spiritose e crudeli.

Lautrec  esercitava il proprio senso dell’umorismo in pubblico per motivi ben precisi:soprattutto allo scopo di riscattarsi e di distogliere l’attenzione dalla sua ura deforme e sgradevole.Egli infatti era diventato nano a seguito di due cadute che gli avevano provocato la rottura di entrambi i femori.Era capace di ridere del suo aspetto e persino di sfruttare la sua deformità,ma non consentì mai che tale deformità divenisse oggetto di scherno.

Dopo i due incidenti,Lautrec rimase escluso dalla vita del padre e dei familiari e a poco a poco iniziò a preferire la comnia di gente poco rispettabile,come artisti di circo e di caffè-concero,prostitute,tra i quali si sentiva meno anormale.Con il suo fascino,la sua impudenza e il suo spirito arguto e a volte grossolano, riuscì a farsi accettare in questo nuovo mondo su un piano di parità.



Egli era impegnato a scoprire la vita qual è veramente e nei suoi dipinti non vi è nulla di inventato.Lautrec, non mirava a fini particolari e non si atteggiò mai a moralista.La sua opera è senza amarezza e senza scherno,senza sentimentalismi e senza commozione:questo distacco emotivo invita al confronto con l’atteggiamento di Degas.

Con Lautrec l’arte e la vita divennero la stessa cosa:l’artista viveva ciò che dipingeva.

La maniera di dipingere non divenne mai per lui l’elemento più importante nel processo di realizzazione della visione  e gli bastò creare una pennellata personale e piena di vita,ma che non si faceva ammirare per sé stessa.Trasse in larga misura i suoi effetti espressivi dall’uso della linea e la litografia era il mezzo più adeguato per soddisfare le sue esigenze. Le particolari esigenze di questa tecnica gli suggerirono quello stile ardito e nuovo della pittura a manifesto,che si fondava sull’uso di forme semplificate,larghe zone di colore uniforme e un impiego assai limitato dell’illusionismo spaziale.

I dipinti e le litografie rappresentano, dunque, dal punto di vista stilistico due aspetti diversi della sua opera ma non è possibile considerare i 2 aspetti separatamente,uniti come sono da una comune ispirazione.Da ciò si può concludere che Lautrec non considerava una tecnica superiore all’altra,così come non faceva differenza tra arte “pura” e arte “commerciale”.

Con il 1888 iniziò ad elaborare un o stile personale,basato su ampie zone di colore e su contorni espressivi.Nello stesso tempo adotto una pennellata più libera, avvalendosi di tratti lunghi e rapidi per delineare i contorni e di una trama di tocchi più brevi nelle campiture  cromatiche,per modellare le superfici.Il colore si fedce più ardito e brillante e la pittura più asciutta.A Lautrec non interessava la ricostruzione della percezione ottica:suo scopo era quello di cogliere la vita in movimento.


IMPORTANZA DELLE STAMPE GIAPPONESI   

Le stampe giapponesi iniziarono ad attrarre l’attenzione degli artisti francesi attorno il 1860.Ne furono influenzati Monet e Renoir.Scrittori e artisti manifestarono un vero e proprio culto per gli oggetti giapponesi.Lautrec possedeva una notevole raccolta di stampe giapponesi e più di ogni altro ne assorbì e trasse elementi utili alla sua pittura.

Fu dall’arte giapponese che apprese la possibilità di unificare la composizione attraverso il ritmo lineare,di raggiungere un effetto decorativo attraverso il gioco sottile di linee curve e di angoli audacemente contrapposti, di suggerire caratteri e sentimenti facendo uso di contorni espressivi.Gli insegnò come usare i profili e le masse semplici di colore piatto, e gli rivelarono la possibilità di introdurre in una composizione elementi puramente decorativi, senza distruggere l’effetto realistico.Infine Lautrec scoprì il modo di suggerire la profondità:e ciò ponendo il punto di vista ad un livello più alto della metà della tela;servendosi di piani piatti,paralleli e senza connessioni;decentrando la composizione e valendosi di diagonali di profondità fortemente scorciate e spesso prospetticamente inesatte.

Contribuì largamente al movimento conosciuto con il nome di art nouveau:una sintesi di stilizzazione, invenzione, decorazione e umorismo, che si andò sviluppando in seguito all’influenza orientale sull’arte europea e si espresse soprattutto mediante la linea.

Nei manifesti, dove non era legato alla rappresentazione di una scena reale, l’artista si sentì libero di sfruttare anche più pienamente le possibilità stilistiche che l’arte giapponese gli suggeriva.


IL MANIFESTO

Sino al 1840 i manifesti erano stati fogli di dimensioni relativamente modeste, con il testo stampato in bianco e nero, che venivano affissi per lo più al coperto.Ma già a partire dal 1835 gli editori avevano cominciato ad annunciare i loro libri con manifesti a colori disegnati dagli illustratori più in voga del tempo, e attorno al 1845 grandi manifesti dipinti che reclamizzavano negozi, alberghi, ecc., cominciarono ad apparire sui muri di Parigi.L’editore che diede impulso a questa forma di pubblicità fu Rouchon e a poco a poco l’iniziativa prese piede e i pittori cominciarono a lavorare nel campo commerciale.Tuttavia ebbe maggior diffusione un secondo tipo di manifesto artistico, più spiritoso e disegnato da caricaturisti e illustratori.

Lo sviluppo su larga scala del manifesto artistico iniziò tuttavia soltanto quando il sistema di stampa a mano venne sostituito con quello meccanico, di cui fu iniziatore in Francia Jules Cheret.I suoi manifesti, tutti disegnati e stampati da lui stesso, ebbero un immediato successo, e per 25 anni il suo primato in questo campo rimase indiscusso.Egli cambiò completamente il carattere del manifesto, dando più risalto all’immagine che al testo e introducendo una nota di umorismo.

Immediatamente gli amatori di oggetti d’arte presero a far collezione di manifesti e incominciarono ben presto le complicazioni, perché per ogni disegno si stampava solo un ristretto numero di copie: si ricorse allora ad ogni sorta di stratagemmi per assicurarsi il possesso del manifesto corrompendo persino gli attacchini o staccandoli dai muri ancora umidi. Nel 1889 furono  organizzate due famose esposizioni di manifesti.Si aprirono negozi per la vendita di manifesti e la richiesta fu così grande che nel 1896 venne pubblicato un mensile “Les Maitre de l’affiche” che riproduceva in scala ridotta i manifesti a colori più famosi del giorno.

Anche Lautrec, quindi, si impegnò in questo campo.All’inizio si dedicò ad illustrazioni ma non ebbe mai molto successo, in parte anche perché ogni casa editrice aveva in genere già i suoi illustratori.

Così, quando nel 1891 gli fu proposto di disegnare il manifesto per il Moulin Rouge, prese la palla al balzo.Il manifesto che compose fu il più forte e libero da compromessi che si fosse mai visto nei muri di Parigi.

Il manifesto rafurava soltanto ciò che un qualsiasi spettatore avrebbe potuto vedere ogni sera della settimana:al centro, dove convergono gli sguardi di tutti, la Goule danza con aria solenne mostrando la candida sottogonna arricciata;in primo piano,attraversa la scena il suo partner, Valentin, disegnato come una silhouette trasparente, ma dal contorno fortemente epressivo.Sullo sfondo si staglia il contorno degli spettatori. L’influenza dell’arte giapponese è chiaramente riconoscibile nel forte scorcio delle linee di profondità del pavimento, nella maschera di Valentin,che non ha più nulla di umano, e nel taglio ardito delle ure.Anche le tendenze dell’art nouveau si rivelano nella forma trifogliata e astratta a sinistra, che si ripete nell’angolo a destra, e negli ornamenti stilizzati del cappello.Tuttavia però l’accordo cromatico è troppo voluto e il testo non è inserito armoniosamente nella composizione.Per un po’ abbandonò il colore per il bianco e nero ma quando cominciò a lavorare per il manifesto del Divan Japonais tornò al colore e trovò il modo di incorporare il testo nel disegno come elemento decorativo.Da allora la sua supremazia in questo campo fu indiscussa.



Lautrec, disegnò complessivamente una trentina di manifesti.I suoi anni più fecondi furono quelli tra il 1893 e il 1895, e li 1896 in cui produsse otto manifesti in un solo anno.Egli non adottò mai la stessa forma compositiva:tutti i suoi manifesti appaiono differenti l’uno dall’altro e per ogni caso egli seppe creare un’immagine appropriata ed efficace.

Jane Avril al Jardin de Paris: la ura della ballerina è racchiusa per tutta la sua lunghezza in uno spazio assai poco profondo da una linea che la incornicia partendo da un’estremità del collo del contrabbasso per terminare all’altra. Pare così di vedere Jane Avril attraverso una lente d’ingrandimento, tenuta dalla mano disegnata nell’angolo a destra in basso. Per le sue proporzioni, la concretezza, e per il fatto che non vi sono altri colori nel manifesto, questa ura domina la composizione;ma Lautrec ha ristabilito l’equilibrio esasperando il disegno dello strumentista.Di più, le sue ure appaiono concatenate ad un medesimo piano mediante l’uso di una falsa prospettiva e sono legate l’una all’altra da una ritmica corrispondenza tra la forma dei riccioli dell’uomo e l’orlo della veste della donna. Questo manifesto dimostra come egli sapesse prendere alcuni elementi della realtà, unirli prestigiosamente e trarre da essi, ad esempio, un’immagine capace di suggerire un’impressione intensa di vivacità e di allegria, semplicemente valendosi del colore puro e del ritmo della linea.

Le immagini di Lautrec avevano sempre un significato e un’efficacia visiva e riflettevano fedelmente la vita del tempo;l’effetto complessivo del disegno era decorativo, ma non troppo elaborato; infine, i suoi manifesti erano chiaramente leggibili perché usava caratteri molto chiari facendone degli elementi vitali nella composizione.

Stilisticamente si colloca accanto a Seurat, Gaugin e Van Gogh e si contrappone ai tardo impressionisti e ai Nabis. Nel complesso la sua opera soffre di una costante deficienza:risolse sempre in modo evasivo i problemi connessi alla resa dello spazio.Tenne in grande considerazione la bidimensionalità della superficie pittorica,e cio gli impedì di dare alle sue immagini necessaria profondità spaziale. Occorre tuttavia notare che introdusse nell’arte un elemento veramente umano, e ampliò notevolmente i suoi contenuti rappresentativi.    










AL MOULIN DE LA GALETTE


-organizzazione dello spazio più meditata;


-è sso l’elemento caricaturale;


-il quadro si compone di due piani:lo sfondo con una fascia di ballerini e spettatori che occupano circa 1/3 della tela;e il primo piano,nel quale sono ritratti 3 donne e un uomo con la bombetta;


-la profondità spaziale del primo piano è limitata dalla diagonale disegnata dallo schienale della panca su cui sono sedute le donne,e dalle opposte diagonali delineate dalle assi del pavimento in falsa prospettiva;


-inoltre da unità al dipinto mediante una complessa struttura di linee verticali e orizzontali sia nel primo piano che nello sfondo:mediante il contrasto dei pieni e dei vuoti e la tensione creata dai profili contrapposti della ragazza a sx e dell’uomo;

-è visibile l’influenza dell’arte giapponese;


-colore piuttosto liquido steso a larghe pennellate;


-l’effetto di trasparenza ottenuto lasciando scorgere la tela di fondo aggiunge un’impressione di luminosità e di spazio;




-forte caratterizzazione di poche ure poste in primo piano che si stagliano contro una folla appena accennata nello sfondo;


-l’uomo con la bombetta è Joseph Albert un amico di Lutrec attraverso il quale Henry conobbe Degas(la sua influenza è in questo quadro ben visibile). 


AL MOULIN ROUGE:LA DANZA


-dipinta un anno dopo il “Moulin de la Galette”;


-la composizione si articoloa su tre piani paralleli:un piano di fondo,con una serie di ure statiche e ben individuate,un piano di centro nel quale due ballerini si muovono nella loro danza,un primo piano attraversato da 3 spettatori impassibili,2 donne e un uomo,che non partecipano all’azione;


-lo spazio pittorico è limitato dai personaggi che posti sapientemente intorno circoscrivono i ballerini,dalla fascia di ure nello sfondo che premono in avanti e dalle linee delle tavole del pavimento disegnate in falsa prospettiva;


-la profondità è ottenuta mediante una netta diagonale,che muove dalle 2 donne a dx in primo piano e raggiunge l’uomo con il cilindro e il fattorino vestito di rosso a sx nello sfondo,la diagonale però è solo suggerita non tracciata;


-la ura dalla barba bianca è il padre di Lautrec;


-la donna con il mantello è Jane Avril. 




A LA MIE


-rappresentazione della degradazione umana;


-questa immagine di disperazione ,di cinismo e di vizio è pura fantasia dell’artista:infatti i personaggi che posarono per lui erano suoi amici;


-importante per la notevole influenza di Degas,poiché il tema si ispira chiaramente a l’Absinthe.


AL MOULIN ROUGE:INIZIO DELLA  QUADRIGLIA


-ci riconduce sulla pista da ballo del Moulin Rouge,dove sta per iniziare la famosa quadriglia;


-il pubblico elegante ritorna ai tavolini e tra pochi istanti la pista sarà occupata dalla troupe dei ballerini professionisti;


-una ballerina sta già ben piantata al centro,pronta ad incominciare,e guarda con arroganza e disprezzo gli spettatori;


-Lautrec si è accostato ad una critica sociale del suo tempo,pur senza compromettere la sua pittura con un atteggiamento moraleggiante o cadere nella caricatura.




LA TOELETTA


-nel 1896 Lautrec dipinse numerosi studi,cui appartiene anche questo,di donne più o meno svestite,che pare posassero per lui nel suo atelier,


-l’ispirazione è chiaramente tratta da Degas;


-è una delle opere più riuscite nell’intera produzione di Lautrec;


-una delle poche opere in cui non sia ritratto il volto;


-siamo probabilmente dinanzi ad uno studio alla maniera di Degas.








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