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LA RICOSTRUZIONE, LE DIVISIONI NEL MOVIMENTO ANTIFASCISTA EUROPEO, GLI ACCORDI DI BRETTON WOODS E LA COSTRUZIONE DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE, L



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LA RICOSTRUZIONE



LE DIVISIONI NEL MOVIMENTO ANTIFASCISTA EUROPEO


La ricostruzione dei paesi devastati dal conflitto rende necessaria la costituzione di un nuovo ordine che presuppone innanzitutto l’esistenza di un nuovo sistema monetario in grado di agevolare le transazioni finanziarie mondiali. Il “gold standard” imperniato sulle parità auree e sulla centralità della sterlina viene travolto dalla guerra dopo la crisi che lo colpisce già negli anni trenta. La sterlina perde il suo potere e come la Gran Bretagna viene sostituita dal dollaro e dagli Stati Uniti che assume il ruolo di superpotenza. Gli Stati Uniti conoscono nel periodo della guerra un forte sviluppo ed inoltre non devono affrontare il problema della ricostruzione. Con la disoccupazione ridotta al minimo, enormi riserve auree, il dollaro diventa la moneta più stabile, l’unica non erosa dalle spinte inflative.




GLI ACCORDI DI BRETTON WOODS E LA COSTRUZIONE DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE


Nel 1944 la conferenza di Bretton Woods vede riunirsi i rappresentanti dei 44 paesi alleati contro l’Asse. Viene deciso che il dollaro assume il rango di moneta di riserva e mezzo di amento internazionale riconosciuto da tutti i sottoscrittori del contratto. La moneta americana viene legata all’oro con il rapporto 34 dollari per un oncia di oro fino.

Da questa data il mondo usa il dollaro come mezzo di amento internazionale mentre Washington si impegna a vista la moneta in oro. Gli accordi di Bretton Woods dettero vita a nuove istituzioni economiche che permisero agli Stati Uniti di controllare le politiche economiche degli altri paesi. La principale di queste istituzioni è il Fondo monetario internazionale, sede a Washington, che aveva il compito di riattivare i meccanismi finanziari inceppati: opera come una sorta di banca mondiale che eroga prestiti a governi in difficoltà. Gli Stati Uniti versarono un capitale di oro e dollari superiore a quello di Russia e Gran Bretagna messe insieme e questo fatto garantì agli americani la possibilità di controllare l’ente. Il governo americano ha nelle mani un forte strumento di pressione che gli permette di condizionare le politiche economiche dei paesi più deboli.


LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO ORDINE MONDIALE FONDATO SUL BIPOLARISMO USA-URSS


L’assetto economico era destinato ad influenzare anche la politica che doveva occuparsi del problema della riorganizzazione territoriale del mondo e della creazione di un nuovo ordine. Le forze alleate si incontrano a Jalta (febbraio 1945) e a Potsdam (luglio 1945) per delineare i futuri assetti politici del globo. Su questi aspetti influirono molto i nuovi rapporti di forza tra le potenze in gioco e la dislocazione dei contingenti militari delle potenze stesse sul campo di battaglia. L’Europa compie il suo definitivo declino come continente guida a livello etario in quanto la guerra restituisce un continente martoriato, impoverito e sotto il controllo sovietico-americano. Con la guerra si afferma un sistema bipolare fondato sul confronto tra le potenze russa e americana portatrici queste di sistemi politici e modelli economici nettamente contrapposti.


LA CONFERENZA DI PARIGI E I TRATTATI DI PACE


Tra il luglio e l’ottobre 1946 si svolge a Parigi la conferenze internazionale nella quale si approntano i trattati di pace con Italia, Romania, Finlandia, Ungheria e Bulgaria. La Russia è l’unica ad ottenere sostanziali vantaggi territoriali ritornando ai confini della vigili della prima guerra mondiale: recupero delle zone baltiche, delle zone della Polonia perse nel ’21 e delle Finlandia. La Polonia viene risarcita a spese della Germania acquisendo la Prussia orientale e la Slesia e il nuovo confine tedesco-polacco viene fissato lungo la linea dell’Oder. L’Italia viene privata delle isole del Dodecanneso, tornate alla Grecia, di una parte del Friuli, passato alla Jugoslavia, mentre Trieste viene riconosciuta territorio libero; il paese deve rinunciare alla sovranità sull’Albania mantenendo in Somalia un’amministrazione fiduciaria.


LA CONFERENZA DI MOSCA E LA SPARTIZIONE DELLA GERMANIA: L’INIZIO DELLA GUERRA FREDDA


I contrasti tra le grandi potenze vanno accentuandosi e nella conferenza di Mosca dell’Aprile 1947 si spezza la collaborazione tra le potenze occidentali e la Russia. Appare chiaro che i vincitori vogliono allargare le proprie sfere d’influenza a livello etario. Gli attriti si accentuano con il problema della Germania che viene prima divisa in quattro zone e poi in due stati: la Repubblica federale con capitale Bonn (influenza occidentale) e la Repubblica democratica con capitale Pankow, sobborgo di Berlino (influenza sovietica). Anche Berlino viene divisa in quattro settori nel 1954 ed in seguito in una zona orientale e in una zona occidentale. Il Giappone viene privato di ogni possedimento coloniale e della possibilità di avere un esercito. Dopo la conferenza di Mosca si delineano gli aspetti dello scontro che sarà chiamato GUERRA FREDDA e che vide fronteggiarsi Stati Uniti e Russia con relativi alleati da entrambe le parti. L’Organizzazione delle nazioni unite (fondata aprile 1945) dimostra scarsa efficacia nel bilanciare gli equilibri internazionali e ben presto viene sottoposta all’egemonia degli Stati Uniti.


ANTICOMUNISMO E RICOSTRUZIONE: IL PIANO MARSHALL


Nel 1947 Thruman, presidente americano, dichiara che l’America avrebbe osteggiato l’avanzata del comunismo aiutando i paesi che ad esso si ispiravano e nello stesso tempo annunciò un programma di aiuti economici “European recovery program” noto come piano Marshall, dal nome del segretario di stato Usa, che consisteva nell’erogazione di prestiti a paesi dell’Europa occidentale a tassi di interessi bassissimi (2,5%) o addirittura in forma gratuita.




L’ESPANSIONE DELL’URSS: LA RIVOLTA COMINISTA IN GRECIA E LA CRISI DI BERLINO


Il piano Marshall doveva consolidare i legami politica tra Stati Uniti e le democrazie occidentali. La Russia invece tra il 1946 e il 1948 sostituì governi autoritari guidati da comunisti ai governi di unità nazionale formatisi dopo la guerra in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria e Romania. Il modello economico viene anch’esso riportato al modello sovietico. In Jugoslavia i partigiani di Tito formano uno stato socialista estraneo al blocco di Mosca e contrario allo stalinismo. I tentativi russi di forzare gli equilibri tra i due blocchi furono in sostanza due: il primo in Grecia nel 1947 quando il partito comunista cerca di rovesciare la monarchia ma le forze anglo-americane ebbero ragione della resistenza armata e il partito comunista viene dichiarato fuori legge. Il secondo tentativo avviene a Berlino tra l’aprile 1948 e il maggio 1949 quando i russi bloccano le vie d’accesso a Berlino allo scopo di costringere gli americani ad abbandonare la zona ovest. La guerra da fredda rischia di diventare calda. Un ponte aereo organizzato per fornire viveri ai “prigionieri” del blocco sovietico fa fallire l’atto di aggressione del governo di Mosca.


COMINFORM E NATO: VERSO UN MONDO DIVISO


Sulla scena Europea si conurano due aree contrapposte divise dalla CORTINA DI FERRO, una linea immaginaria di demarcazione che parte del Baltico e arriva fino all’Adriatico. In entrambi i blocchi si andavano definendo organismi sovrani di cooperazione politica e militare. Nel settembre 1947 nasce il COMINFORM, centro di informazione e coordinamento dei partiti comunisti, compresi quelli occidentali. Nell’aprile 1949 gli Stati Uniti promuovono il PATTO ATLANTICO, sottoscritto da 12 paesi, che si da come strumento d’intervento la NATO. In occidente si sfaldano le coalizioni democratiche socialiste che si erano fatte promotrici della lotta contro il fascismo ed al loro posto si insidiano dei governi sostanzialmente filo-americani basati sulla rotture con le forze socialcomuniste. Queste, invece, si irrigidirono sulla difesa del modello sovietico per lacerare il sistema politico dei paesi occidentali. Nel blocco comunista, invece, Stalin cercò di omogeneizzare i modelli di sviluppo politico ed economico dei paesi satelliti con quello dell’Unione Sovietica, reprimendo ogni tendenza autonoma e ogni sforzo di fornire “vie nazionali” al socialismo. Solo la Jugoslavia di Tito, come detto, riesce a regolarsi autonomamente in politica.


LA QUESTIONE MEDIORIENTALE E LE DIVISIONI DEL MONDO ISLAMICO


Islamismo ed identità musulmana alimentarono le aspirazioni di indipendenza e anticolonialistiche del medio oriente.

Negli anni venti la Gran Bretagna dovette riconoscere l’indipendenza di Egitto e Iraq pur mantenendo il controllo politico di tali stati, fondamentali crocevia per l’India. Nel dopoguerra il movimento di emancipazione contagia l’intera zona medio orientale: Libano, Siria, Transgiordania, Arabia Saudita, Yemen ed Oman ottengono l’indipendenza e assieme agli stati della costa mediterranea dell’Africa danno vita nel 1945 alla Lega araba, che avrebbe rafforzato il confronto con le potenze dell’Europa occidentale. Questa nuova realtà geopolitica risulta in realtà essere fortemente divisa; il cosmo islamico al suo interno è infatti frantumato tra musulmani sciiti e sanniti (soprattutto in Iraq). Si tratta comunque di un mondo variegato ma legato comunque dal richiamo all’Islam che influenzava in modo diverso i comportamenti politici della fazioni sopra citate: gli integralisti sciiti non concepiscono alcun patteggiamento con il nemico infedele, mentre, i sanniti credono che a determinate condizioni sia possibile ammettere la riconciliazione.


LA COSTUTUZIONE DELLO STATO DI ISRAELE E I CONFLITTI CON GLI ARABI DI PALESTINA


Un altro elemento che mantiene unito il mondo arabo è senza dubbio la contrapposizione verso lo stato ebraico d’Israele nato nel 1948. L’indipendenza della Palestina proponeva grossi problemi da risolvere ai quali si intrecciava la questione israeliana. La Palestina, colonia britannica, nel dopoguerra è abitata da 1,2 milioni di arabi e da 500 mila ebrei immigrati tra le due guerre nel periodo della persecuzione. Gran Bretagna ed ONU proposero la creazione di due stati autonomi, uno ebraico e uno palestinese ma l’incremento demografico dovuto all’arrivo degli ebrei aveva mutato senza rimedio l’economia della popolazione locale che considerava gli ebrei alla stregue di usurpatori. Questi dal canto loro rivendicavano diritti originari che ormai erano stati cancellati dal tempo ed è così che le frange locali più estremiste danno il via ad un conflitto che la Gran Bretagna non poté controllare. Londra abbandonò la Palestina e il 14  maggio 1948 il capo del governo provvisorio di Israele, David Ben Gurion, dichiarò lo stato d’Israele riconosciuto da Stati Uniti e Russia. Scoppia immediatamente la prima guerra arabo-israeliana, Egitto, Giordania, Iraq e Siria si schierano con i palestinesi in un conflitto impari per le rispettive risorse militari e finanziarie. La lega araba viene sconfitta ed Israele estende i propri confini oltre quelli fissati dall’ONU. 900 mila palestinesi lasciarono per la prima volta la loro terra. L’esistenza dello stato ebraico non fu comunque facile: non venne riconosciuto diplomaticamente da nessuno dei paesi arabi, grossa fetta del bilancio doveva essere destinato a scopi militari, gran parte della popolazione attiva era arruolata nell’esercito. Per sua fortuna Israele contava sugli aiuti delle comunità ebree mondiali e sull’appoggio di Washington che aveva fatto dello stato ebraico un proprio punto di forza nello scacchiere mediorientale. Arrivano nel paese anche grosse menti, superiori a quelle arabo-palestinesi che permettono ad Israele di conurarsi come una potenze tecnologicamente ed economicamente avanzata in un contesto di eredità coloniali caratterizzate dal sottosviluppo.




RINNOVAMENTO DEMORATICO E FINE DELL’UNITA ANTIFASCISTA

Miseria, disoccupazione e distruzioni furono anche in Italia le conseguenze della guerra. Nel giugno 1945 si forma un governo di coalizione (maggioranza detenuta da più partiti) presieduto da Ferruccio Parri, esponente del partito d’azione e protagonista della resistenza italiana. In pochi mesi riemergono le tendenze di destra con il ministero De Gasperi, leader di Democrazia cristiana, siamo nel dicembre 1945. Il 2 giugno 1946 vengono indette delle elezioni, le prime a suffragio universale, per eleggere l’assemblea costituente che avrebbe fatto la nuova costituzione atta a sostituire lo statuto albertino del 1848. Viene fatto anche un referendum popolare per risolvere la questione istituzionale statale: la consultazione vede vincere democrazia - Le elezioni - I gruppi parlamentari - Il governo - La Corte Costituzionale" class="text">la democrazia con 12 milioni di voti contro i 10 milioni della monarchia. Umberto II, succeduto a Vittorio Emanuele III nel maggio del 1946 viene esiliato. L’Assemblea costituente vede una maggioranza della democrazia cristiana (35%) bilanciata dalle forze congiunte di socialisti (20%) e dei comunisti (19%). Il 1947 fu l’anno della decisiva divisione tra i due blocchi europei con l’inizio effettivo della guerra fredda e del varo del piano Marshall. La collaborazione tra i partiti al governo viene irrimediabilmente compromessa per le divergenza sulla collocazione internazionale dell’Italia. La destra si schiera con il blocco atlantico, la sinistra opta per la neutralità. Nel 1947, in un clima di tensione profonda, matura la scissione del PSI con Giuseppe Saragat, che abbandonato il partito socialista crea il partito socialdemocratico italiano che condivise il progetto di De Gasperi di una nuova forma di governo, caldeggiata dagli Usa, fondata sull’esclusione dei comunisti e sulla creazione di una maggioranza di centro.


LA NUOVA COSTITUZIONE DEMOCRATICA RESTA INAPPLICATA


La nuova costituzione entra in vigore il 1 gennaio 1948 ed ha come fondamento della Repubblica il lavoro; vengono sancite anche le libertà politiche e civili e si prospettano una serie di riforme intese ad eliminare disparità sociali tutelando anche i diritti dei lavoratori. Si tratta di un’opera animata da un gran respiro democratico frutto degli apporti politici di tutte le forze antifasciste sulla scia della lotta per la liberazione. Molte norme della costituzione rimasero tuttavia in applicate in quanto il clima politico è mutato rispetto al 1945-46 quando la costituzione venne ideata nel 1945-46.


LE ELEZIONI DEL 1948 INAUGURANO UN’EPOCA DI CENTRISMO A EGEMONIA DEMOCRISTIANA


La contrapposizione tra le forze governative e la sinistra si radicalizza nelle elezioni del 1948 quando durante la camna elettorale, la destra rappresentata dalla democrazia cristiana presenta le elezioni come uno scontro tra libertà e totalitarismo comunista. La democrazia cristiana schiaccia tutti gli avversati ottenendo il 48% dei voti mentre il fronte popolare (socialisti e comunisti) appena il 35%. L’aprile 1948 diventa data cruciale per l’Italia che vede la definitiva affermazione dell’egemonia democristiana nella vita politica del paese. L’Italia si avvia nel frattempo verso un periodo di ripresa economica segnata comunque da profonde disuguaglianze sociali. Con l’affermazione della DC l’Italia si allinea definitivamente alle tendenze americane fino ad aderire nel 1949 al Patto Atlantico.







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