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L’EUROPA E I NUOVI MONDI, IL SISTENA DEGLI STATI EUROPEI NELLA PRIMA ETA’ MODERNA

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L’EUROPA E I NUOVI MONDI


I Primi Contatti Con L’Estremo Oriente

L’uomo medievale ha una concezione del mondo solamente dal Mediterraneo al Baltico; infatti ad occidente è chiuso dal mare, e ad oriente da vasti deserti. Ma dal XIII secolo con l’inizio delle crociate e le notizie e le merci provenienti dall’oriente, mercanti e religiosi si spinsero in questo nuovo mondo con lo scopo di aprire nuovi traffici e di diffondere la religione Cristiana. L’unificazione dell’Asia favorì questi viaggiatori e molti di questi furono ospitati presso i sovrani asiatici. A questi movimenti sono favorevoli anche le condizioni di pace, fino al XIV secolo, quando viene a meno la pax mongolica, e con la dinastia cinese dei Ming i viaggiatori non sono graditi. Inoltre i Turchi Ottomani si espandono nella penisola balcanica, rendendo impossibile ogni passaggio e costringendo i sovrani europei a finanziare esplorazioni per aprire nuove rotte marittime.

Portoghesi E Snoli Nei Nuovi Mondi

I Portoghesi conquistano l’oriente attraverso la via delle Indie orientali, e fondano molti porti e scali commerciali, ottenendo il controllo di molte merci senza un vero e proprio domino territoriale. Gli Snoli invece mirano di più alla conquista terrena e dei popoli, e in poco tempo conquistano tutta l’America meridionale e centrale. La conquista è molto rapida e facile; infatti i popoli non hanno lo stesso livello di sviluppo degli snoli anche se ci sono delle distinzioni: gli Indios sono i più arretrati; vivono di agricoltura, caccia e pesca. Non hanno un sovrano, ne leggi e commerci, e non conoscono ancora il ferro. Gli Aztechi e gli Incas sono invece più sviluppati: il primo è un impero militare, il re (eletto dall’aristocrazia guerriera) ha poteri assoluti e governa mediante sacerdoti, burocrati e militari la popolazione formata da artigiani, contadini e schiavi. Il secondo invece è ierocratico: il re è l’incarnazione del Dio-Sole e governa con l’aiuto di sacerdoti i territori dell’impero. La terra è del sovrano e viene coltivata dal popolo per mezzo di animali e attrezzi. Questi ultimi popoli hanno modeste conoscenze tecniche e artigianali, ma sono esperti nella canalizzazione e terrazzamento, e in modo particolare nell’astronomia. Gli Aztechi avevano previsto una catastrofe che avrebbe messo fine al loro impero nell’anno in cui gli snoli arrivarono; per evitare ciò crebbero i sacrifici al Dio-Sole; ma lo sbarco snolo fu visto come un inevitabile segno del destino al quale era inutile opporsi. Cortés, che sa delle profezie dei sacerdoti, riesce a conquistare gli Incas fingendosi un missionario degli dei; Pizarro invece s’inserisce nella lotta al trono appoggiando un aspirante sovrano, che una volta impadronitosi del potere tradirà conquistando il suo impero.



Gli Effetti Della Conquista  

I conquistadores provenivano in gran parte dalla piccola nobiltà, danneggiata alla fine della reconquista, e avevano trovato un nuovo ruolo per ritornare nella scena politica. Il loro scopo è uno soltanto: la rapina di tutto ciò che si trova. Dato che erano stati diffidati dai sovrani a ridurre gli indios in schiavitù, diedero forma all’encomienda, che prevede l’assegnazione di un territorio ad ogni colono, con il diritto di esigere tributi dai suoi abitanti, ma con anche il “dovere” di proteggerli e convertirli al Cristianesimo. Un altro fattore distruttrice delle popolazioni sono le malattie portate; infatti molte erano sconosciute e quindi senza adeguate cure e anticorpi nell’essere.


IL SISTENA DEGLI STATI EUROPEI NELLA PRIMA ETA’ MODERNA


L’Impero E Gli Stati

Fra trecento e quattrocento si avviò la costruzione di una nuova forma di stato che consisteva nell’accentramento del potere. I sovrani riuscirono ad affermare il proprio potere nonostante i particolarismi e le differenze dei vari ceti che erano contrari all’unificazione. Anche lo Stato della Chiesa volle radicarsi e realizzare un sistema di governo centralizzato. In tutto questo movimento andò sempre più declinando l’impero, anche se nella prima parte del XVI secolo ci fu una netta ripresa di quest’ultimo. Infatti nel 1519 sale al potere Calo d’Asburgo, sovrano di un vastissimo territorio che si estende oltre l’oceano fino ai domini americani della Sna. Questa ura di “monarca universale” venne considerato capace di portare pace e giustizia in tutto questo cambiamento. Ma gli Stati intanto si erano consolidati e trovarono la vittoria totale nel 1556 quando Carlo abdico lasciando un impero assai ridotto e visti falliti tutti i suoi progetti.

Lo Stato Moderno

Gli Stati moderni ebbero una formazione diversa a seconda dei territori. In tutti gli Stati però il percorso per affermarsi fu uguale: attraverso la burocrazia, la finanza pubblica, la diplomazia e l’esercito. I vari funzionari stipendiati permisero allo Stato di governare su tutto il territorio e su tutta la popolazione. Per quanto riguarda l’esercito, truppe ben ate e ben armate si sostituirono alle infedeli signori feudali, garantendo così fedeltà e sicurezza allo Stato. Inoltre le monarchie non furono più in grado di sostenere gli alti costi di difesa e di armamento, e quindi lasciarono spazio agli Stati. Inoltre ogni ceto aveva un diverso compito all’interno dello Stato: la diplomazia doveva costruire un sistema stabile di relazioni internazionali, che fu alla base del principio di equilibrio tra gli Stati, per il quale i maggiori Stati europei dovevano trovarsi sempre in parità. La burocrazia, l’esercito e la diplomazia diedero lavoro a moltissime persone, a causa dei vari funzionari che servivano. Da qui il bisogno di ingenti risorse economiche, garantito da una efficiente sistema di tassazione. Si svilupparono anche forze di polizia mirate a tutelare le popolazioni ed a garantire l’ordine pubblico.

Lo Stato Della Chiesa

Tra quattrocento e cinquecento la crescita degli Stati contribuì ad un cambiamento nella Chiesa. Infatti questi ultimi cercavano di esercitare un controllo più stretto tra le istituzioni ecclesiastiche, diminuendo così il legame tra Chiesa romana e Chiese locali. Gli stati miravano fra l’altro a Chiese indipendenti da quella romana e il papato, essendo contrario su questo e su numerosi altri punti, portò avanti la crescita del proprio Stato moderno. Questo venne attuato a partire dal quattrocento: nello Stato della Chiesa prese corpo una monarchia papale con a capo il papa-re, che esercitava il potere nel territorio come negli altri stati comuni. Roma diventò una vera e propria capitale, ma si veniva a creare una forte contraddizione tra il ruolo terreno della monarchi papale e la missione universalista della Chiesa. Intorno al papa-re venne a crearsi una gestione accentrata del potere che causo un movimento a catena: crescita di uffici e burocrazia, quindi anche delle spese, e quindi necessità di ricavare risorse con ogni mezzo (come la vendita degli uffici). La gestione centralizzata del potere tendeva sempre più a soffocare l’autonomia delle comunità religiose, e a imporre disciplina con strumenti costrettivi.



A Est E A Ovest

La costruzione dello stato moderno avvenne con intensità direttamente proporzionale alla forza con cui i sovrani seppero vincere i particolarismi residui dell’età medievale e liberarsi dai vincoli rappresentati dai privilegi e dalle prerogative dei ceti. Su questo punto bisogna fare una distinzione: infatti in Europa orientale la nobiltà godeva di maggiore autonomia mentre in Europa Occidentale le monarchie avevano già avviato i processi di accentramento del potere. Per quanto riguarda il processo di centralizzazione, in occidente le situazioni furono simili ma non uguali a seconda del territorio, ma il filo comune fu la maggior efficienza degli organi centrali dello stato. In Francia si rafforzarono consiglio del re e parlamenti, mentre diminuì l’influenza degli stati generali. In Sna, per far fronte ad una nobiltà irrequieta i sovrani si appoggiarono alle forze borghesi, e anche qui si rafforzò il potere sovrano a scapito delle rappresentanze sociali. In Inghilterra acquistarono importanza il Consiglio della Corona (organo ristretto formato da persone non dell’alta nobiltà) e i giudici di pace, che svolgevano compiti amministrativi e giudiziari, mentre perse potere il parlamento. La Chiesa era nazionale, cioè posta sotto il controllo dello stato nell’ambito amministrativo e disciplinare. Si formò una nuova nobiltà composta da persone non appartenenti alla vecchia, e classificate in base alle cariche che possedevano.

Carlo D’Asburgo

Reso governatore di un grande impero dalle discendenze materne e paterne; le sue principali lotte erano nella guerra contro i Francesi e contro i Turchi: un altro obbiettivo era quello del disciplinamento dei popoli sotto la Corona in Italia, Germania, Sna e Paesi Bassi. Ultimo ma non meno importante obbiettivo quello di rendere l’impero un organismo della Cristianità unita, secondo le regole medievali ma basandosi sulle risorse del Nuovo Mondo. In quanto re di vari territori Carlo dovette far fronte a vari problemi: in Germania con le tensioni di principi locali, contadini, cavalieri e con la frammentazione politico sociale. Nei Paesi Bassi si scontrò coi ceti mercantili, ostili alla politica accentratrice. In Sna i nobili erano contro i fiamminghi e borgognoni gentiluomini del re “straniero”; le città volevano la loro autonomia e i ceti rurali protestavano per le tasse elevate. Sullo sfondo anche le diversità tra Castiglia ed Aragona, sia economiche (più agricola la prima, più legata ai commerci la seconda) ma anche per le istituzioni politico-amministrative che in ciascun regno erano rimaste quelle tradizionali.









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