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L’ITALIA DAL DOPOGUERRA AD OGGI - Gli schieramenti politici dopo la liberazione, Il referendum istituzionale e la Costituzione repubblicana, Le elezio

L’ITALIA DAL DOPOGUERRA AD OGGI - Gli schieramenti politici dopo la liberazione, Il referendum istituzionale e la Costituzione repubblicana, Le elezio
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L’ITALIA DAL DOPOGUERRA AD OGGI


1 Gli schieramenti politici dopo la liberazione

Il principale problema che si pose all’Italia dopo la fine della guerra fu quello della ricostruzione politica del paese. Era questa infatti la condizione necessaria per avviare anche la ripresa produttiva e realizzare la ricostruzione materiale dei danni prodotti dal conflitto, che furono sensibili soprattutto sul patrimonio edilizio e meno sugli insediamenti industriali, i quali furono perlopiù risparmiati dai bombardamenti e difesi nei giorni della liberazione dai tentativi di sabotaggio dei tedeschi in fuga.

I partiti che avevano partecipato alla resistenza formarono così un nuovo governo di “unità nazionale” presieduto dall’esponente del Partito d’Azione Ferruccio Parri (20 giugno 1945), che nel novembre successivo fu sostituito da un gabinetto presieduto da Alcide De Gasperi.

De Gasperi era l’uomo di maggior spicco del partito della Democrazia Cristiana-DC, nato in clandestinità nel 1942, che godeva dell’appoggio del papa Pio XJI (Eugenio Pacelli; 1939- 58) e poteva quindi valersi delle parrocchie per la proanda. La DC raccoglieva consensi soprattutto nel mondo rurale, dove svolgeva la sua attività fiancheggiatrice la Coldiretti, l’associazione dei coltivatori diretti nata nel 1944; ampi consensi venivano anche dai ceti medi urbani e dal mondo imprenditoriale, che vedevano nella DC il baluardo contro la sinistra.



La sinistra italiana era divisa in due grandi partiti dì massa il Partito socialista italiano di unità proletaria PSIUP (dal 1943 al 1947, poi ancora PSI Partito socialista italiano), guidato da Pietro Nenni (189 1-l980), e il Partito comunista italiano PCI, il cui segretario era Palmiro Togliatti (1893-l964). I consensi dello schieramento socialcomunista erano forti soprattutto nel mondo bracciantile ed operaio dell’Italia centrale e settentrionale Della sinistra faceva parte anche il piccolo Partito d’Azione, il quale però si estinse rapidamente fino a sciogliersi nel 1947’ Nello stesso anno i socialisti, ostili cioè al patto di unità d’azione stabilito tra PS1UP e PCI, sotto la guida di Giuseppe Saragat formarono un nuovo raggruppamento politico, che nel 1951 avrebbe assunto l’attuale denominazione di Partito socialista democratico italiano .PSDI.

Completavano il panorama politico due altri partiti di orienta1Pet0 centrista che avevano partecipato alla resistenza contro il nazifascismo il Partito repubblicano italiano PRI, guidato da Randolfo Pacciardi, e il Partito liberale italiano PLI, presieduto dal filosofo Benedetto Croce. ½ era poi la destra rappresentata dalle associazioni monarchiche e dal movimento “dell’Uomo qualunque”, fondato nel 1944 dal giornalista Guglielmo Giannifli, a cui si aggiunse nel 1946 il Movimento sociale italiano MSI, che raccoglieva parecchi militanti e simpatizzanti del fascismo e della Repubblica sociale.


2 Il referendum istituzionale e la Costituzione repubblicana

Il 2 giugno 1946 si tennero le votazioni a suffragio universale maschile e femminile per 1’assemblea costituente e per il referendum istituzionale.

Il referendum fu favorevole alla repubblica che venne scelta dal 54,3% dei votanti. Così il 13 giugno Umberto il, che era succeduto un mese prima al padre Vittorio Emanuele II come Re d’Italia, parti per l’esilio in Portogallo. Le elezioni per la Costituente furono vinte dalla DC, che ottenne il 35,2% dei suffragi; i socialisti si affermarono come secondo partito con il 20,7%, ed i comunisti si attestarono al 18,9%. Furono dunque soprattutto gli esponenti di questi partiti che tramite un compromesso tra concezioni del mondo e obiettivi politici tanto diversi elaborarono la Costituzione de1IaRcpubblica italiana, che venne approvata il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

La Costituzione sancì la nascita di una repubblica democratica e parlamentare, imperniata sulla separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario.

Il potere legislativo è affidato a un Parlamento bicamerale (Camera dei deputati e Senato) eletto a suffragio universale. Il potere esecutivo è esercitato dal governo, guidato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, che deve basarsi sul voto di fiducia della maggioranza parlamentare. Scarsi sono i poteri del presidente della repubblica, che viene eletto per sette anni dal Parlamento (in attesa delle elezioni venne nominato presidente il giurista Enrico De Nicola).

Il potere giudiziario è attribuito a giudici ordinari, nominati per concorso ed inamovibili.

La Costituzione potenziò le autonomie locali, prevedendo anche la costituzione delle Regioni; una disposizione che tuttavia fu attuata solo nel 1970.


3 Le elezioni del 18 aprile 1948 e i governi centristi di De Gasperi

L’Assemblea costituente, che non era stata investita del potere di elaborare la legislazione ordinaria, esaurì quindi il proprio compito con l’approvazione della Costituzione. Nel paese si era intanto già accesa la battaglia politica per l’elezione del nuovo Parlamento e quindi per la forma del primo governo repubblicano italiano.

Nel 1947 si consumò la definitiva rottura dell’unità nazionale” tra i partiti che avevano partecipato alla Resistenza, e De Gasperi estromise le sinistre dal governo, formando un gabinetto monocolore democristiano, poi allargato a PRI,PLI e ai socialdemocratici di Saragat; fu quindi la DC a governare nella delicata fase politica che il paese attraversava, contraddistinta dalla ripresa delle lotte sociali operaie e contadine.

Le elezioni per la prima legislatura repubblicana si tennero il 18 aprile 1948, e fecero registrare una schiacciante vittoria della DC, che raggiunse il 48,5% dei suffragi e la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, mentre il “Fronte democratico popolare”. composto da socialisti e comunisti, si fermò al 31%. Il nuovo governo fu guidato ancora da De Gasperi, e si basò sulla coalizione della DC con i partiti minori del centro (PSDI, PRI, PLI); nel maggio 1948 venne eletto presidente della repubblica il liberale Luigi Einaudi (1948-55).

Con le elezioni del 18 aprile ebbe inizio l’età del ‘centrismo”, che fu guidata da De Gasperi fino al 1953, e fu caratterizzata dal potere della DC, che piazzò i suoi uomini nella gestione dei tutte le principali aziende pubbliche e negli apparati dello Stato. In questi anni, il paese consolidò la propria appartenenza al blocco occidentale, aderendo alla NATO impostando la propria economia sul liberismo e sull’iniziativa privata. Si arrivò anche alla definitiva rottura dell’unità sindacale con le scissioni dalla COIL, da cui uscirono nel 194 i cattolici per dare vita alla CISL, imitati nel 1949 da socialdemocratici e repubblicani che costituirono la UIL.



Fu questo un periodo di acuti scontri sociali, che raggiunsero una fase di estrema tensione in seguito all’attentato subito il 14 luglio 1948 dal segretario comunista Togliatti. e di cauti tentativi riformisti di De Gasperi. La realizzazione più rilevante fu la riforma agraria (1950), alla quale si collegò l’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, incaricata di finanzi lo sviluppo del Meridione. I risultati però non furono soddisfacenti, e le popolazioni meridionali alimentarono una crescente migrazione interna verso il nord della penisola. dove continuarono a concentrarsi le principali attività industriali. I governi centristi ebbero maggiori successi nel potenziamento dell’industria, che poté valersi dell’intervento finanziatore dello Stato; di grande rilevanza fu la costituzione nel 1953 di un industria statale nell’energia, l’Ente nazionale idrocarburi-ENI, che sotto la presidenza del democristiano Enrico Mattei (1953- 62) divenne uno dei principali centri di potere economico e politico del paese.


4 Gli anni del miracolo economico e la nascita del centro-sinistra

Gli anni ‘50 e ‘60 furono caratterizzati in Italia dal rinnova. mento del sistema produttivo e da un’intensa espansione industriale che culminò in un vero proprio “boom” economico tra il 1958 e il 1962. Questo grande sviluppo fu reso possibile soprattutto dal basso costo del lavoro, che consentì all’Italia di essere competitiva sui mercati esteri, in particolar modo quelli integrati nel Mercato Comune Europeo. Il “miracolo economico” causò cambiamenti radicali nella società italiana, grazie all’espansione dell’occupazione, soprattutto nei settori industriale e terziario, crebbe infatti il reddito pro-capite e si inaugurò durante la quale milioni di famiglie italiane si dotarono per la prima volta di elettrodomestici e di automobili.

Il quadro politico rimase piuttosto instabile nel corso della seconda e della terza legislatura repubblicana (1953-63) e fu dominato dalla DC, che governò da sola o in coalizioni comprendenti di volta in volta gli altri partiti centristi: PRI, PSDJ, PLI.

Dopo il tramonto di De Gasperi, l’uomo di governo di maggior spicco in questo periodo fu il democristiano Amintore Fanfani, più volte Presidente del Consiglio. Anche gli altri presidenti del consiglio e i presidenti della repubblica furono democristiani.

Quando nel luglio del 1960 la protesta popolare causò la caduta del governo presieduto dal democristiano Tarnbroni ed appoggiato dall’MSI, Fanfani si assunse il compito di preparare una svolta nella politica italiana, cercando di avvicinare i socialisti all’area di governo. I successivi governi Fanfani, che si avvalsero quindi dell’appoggio del PSI in Parlamento, intrapresero quindi la via delle riforme, istituendo la scuola media unica, che innalzò l’obbligo scolastico a 14 anni, e nazionalizzando l’industria elettrica, che fu affidata nel 1962 all’ENEL (Ente nazionale per l’energia elettrica).

Nel dicembre 1963 Aldo Moro varò la fase del ‘centro sinistra organico”, formando il primo governo con la partecipazione diretta di ministri socialisti. Il rallentamento dello sviluppo economico costituì però un ostacolo ad una azione radicale di riforma da parte dei governi del centro sinistra, che si succedettero sotto la guida di Moro fino al 1968.

Un grande motivo di preoccupazione derivò inoltre dalla scoperta di trame dei servizi segreti finalizzate alla realizzazione di un colpo di Stato autoritario, progettato nel 1964 da generale Giovanni De Lorenzo.

Durante questo periodo Fu eletto come nuovo presidente della repubblica il socialdemocratico Giuseppe Sarago (1964-71).


5 Il ‘68, l’autunno caldo” e la politica italiana negli anni ‘70

La formula di governo del centrosinistra, talvolta con i solo ‘appoggio esterno” del psi, continuò a caratterizzare la politica italiana fino alla metà degli anni ‘70 con governi sempre presieduti dai democristiani; tra questi Giulio Andreotti (1972-73) e Aldo Moro (1974-76).

Le principali innovazioni nella politica italiana vennero però dall’accresciuta partecipazione della società civile, che aprì nel 1968 con l’esplosione della protesta studentesca, caratterizzata da una radicale contestazione dei rapporti politici sociali dominanti. Gli anni ‘70 furono quindi un’epoca d acuto scontro politico tra le generazioni e tra i gruppi sociali che produsse una indubbia modernizzazione della vita culturale e politica del paese, ma che innescò anche le oscure tram dei terr9rlsmi di diversa matrice ideologica.

Il momento più significativo ed importante dello scontro sociale fu vissuto nel corso del cosiddetto “autunno caldo” del 1969, che fu caratterizzato da un’ondata di scioperi operai, i cui protagonisti furono soprattutto gli strati meno qualificati, e più numerosi, della classe operaia del nord. Le manifestazioni operaie dell’autunno caldo”, avevano obbiettivi che travalicavano le tradizionali rivendicazioni sindacali su salari ed orari di lavoro, per puntare al problema di una trasformazione in senso meno autoritario dei rapporti di lavoro in fabbrica, e di una evoluzione della democrazia politica in senso partecipativo.

I lavoratori ottennero nel 1970 una nuova legge, lo Statuto dei lavoratori, che ridusse il potere discrezionale dei datori di lavoro sui dipendenti. Il nuovo clima di partecipazione politica e di progressismo facilità l’introduzione di numerose altre innovazioni sociali e nel campo dei diritti civili, quali la liberalizzazione degli accessi universitari e le riforme del sistema carcerario e manicomiale. Nel 1970 fu inoltre approvata la legge che introdusse il divorzio, poi confermata dal voto popolare nel primo referendum tenutosi nell’Italia repubblicana nel 1974.

Il generale spostamento dell’asse politico verso la sinistra favorì in questi anni la crescita elettorale del partito comunista, che durante la segreteria politica di Enrico Berlinguer (l972- 84) affermò decisamente la sua autonomia politica dal1’URSS. Il PCI varò quindi la strategia del compromesso storico”, volta a ricercare un avvicinamento tra le forze progressiste cattoliche e quelle laiche e marxiste, per realizzare la riforma della società e della politica italiana. Un primo passo in questa direzione fu compiuto in occasione del cosiddetto governo della “non sfiducia”, un monocolore DC guidato da Andreotti nel 1976-78, che poté valersi dell’astensione dei comunisti nel voto di fiducia parlamentare.



La situazione precaria dell’ordine pubblico e la recessione economica aprirono poi, nella primavera del 1978, una fase di emergenza nella vita politica nazionale. Si arrivò così alla formazione del governo di “solidarietà nazionale” di Giulio Andreotti (1978-79), che ottenne il voto favorevole anche del PCI.

Questa breve esperienza consentì la ripresa della politica riformatrice, che portò all’ istituzione del Servitari0 nazionale, alla chiusura dei manicomi, alla liberalizzazione dell’aborto e all’approvazione della legge sull’equo canone di affitto delle abitazioni. Dopo solo un anno la contrapposizione tra il PCI e la DC causò però l’esaurimento della “solidarietà nazionale”, e si ritornò alla formula del centrosinistra Questa complessa fase della politica italiana avvenne sotto la presidenza della Repubblica del democristiano Giovanni Leone (1971-78) dimessosi anzitempo perché sospettato di

essere coinvolto in episodi di corruzione (“scandalo Lockheed”), e del suo successore, il socialista Sandro Pertini (1978-l985).


6 Strategia della tensione e terrorismo

La stagione delle lotte operaie e della modernizzazione della vita sociale e politica del paese vissuta negli anni ‘70 fu contrastata dall’attività eversiva della destra neofascista e dei servizi segreti deviati, che misero in atto un disegno, mirante a destabilizzare l’ordinamento democratico, denominato “strategia della tensione”.

Il primo atto di questa strategia fu la strage del 12 dicembre 1969 in Piazza Fontana a Milano, quando una bomba uccise 17 persone. Nel 1970 vi fu un tentato colpo di Stato sotto il comando del fascista Junio Valerio Borghese, i cui uomini occuparono per alcune ore il Ministero dell’intero Gli attentati dinamitardi continuarono poi per tutto il decennio successivo provocando tra le altre, le stragi di piazza della Loggia (1974), quella del treno ltalicus (1974) quella della stazione di Bologna(1980)

Negli stessi anni alcuni settori estremisti della sinistra extraparlamentare diedero vita al terrorismo rosso”, finalizzato all’abbattimento rivoluzionario dello Stato “borghese”.

La più decisa ed organizzata formazione terrorista dell’estrema sinistra italiana fu quella delle Brigate rosse-BR protagonista di una sequela di brutali .ferimenti e omicidi. L’azione dei brigatisti fu imitata da numerose altre organizzazioni clandestine analoghe, e venne giustificata sul piano ideologico anche da alcuni gruppi studenteschi, che nel 1977 diedero vita ad una ripresa esasperata e violenta del movimento giovanile.

Il momento di massima tensione tra lo Stato e il terrorismo rosso si ebbe nel 1978, a seguito del rapimento del presidente della DC Aldo Moro (16 marzo). In cambio della liberazione dello statista le BR chiesero di trattare direttamente con lo Stato, ma il governo e la maggioranza delle forze politiche sì opposero ad ogni cedimento ai terroristi; Moro venne allora barbaramente ucciso dai brigatisti.

Dopo l’omicidio Moro crebbe l’isolamento politico dei terroristi e dei loro simpatizzanti, e assunse maggiore risolutezza l’azione repressiva dello Stato, coordinata efficacemente del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Fu inoltre varata una legislazione speciale che consentì la riduzione delle pene ai terroristi che collaboravano alla giustizia e l’inasprimento del regime carcerario per gli intransigenti, che contribuì nel corso degli anni ‘80 allo smantellamento delle principali organizzazioni eversive.


7 Economia e politica negli anni ‘80

Dopo un decennio caratterizzato dalla crescita dell’inflazione e dal conseguente aumento dei salari e dei prezzi, nel corso degli anni ‘80 riprese in Italia l’espansione economica, che fu favorita dal contenimento del costo del lavoro. Questa manovra di riduzione dei costi fu resa possibile dall’indebolimento dei sindacati a partire dalla grave sconfitta patita nel 1980, quando gli scioperi operai contro i licenziamenti alla Fiat provocarono la rivolta antisindacale dei tecnici e degli impiegati (“marcia dei quarantamila”; Torino, 14 ottobre 1980). A ridurre l’inflazione e a rilanciare la produzione industriale contribuì poi la congiuntura internazionale, caratterizzata dal ribasso del dollaro e del prezzo del petrolio che favorirono anche il riequilibrio deUa bilancia dei amenti con l’estero dell’Italia



il sistema politico italiano fu caratterizzato negli anni ‘80 dalla flessione elettorale della DC, che rimase comunque il partito di maggioranza relativa, dal declino del PCI, che risentì della Crisi dell’ URSS e della morte improvvisa di Enrico Berlinguer, e infine dalle fortune elettorali del PSI, rilanciato con aggressivo vigore dal nuovo segretario Bettino Craxi. Una nuova coscienza per i problemi dell’ambiente portò poi in primo piano il movimento dei Verdi, che ottenne significativi risultati elettorali.

Le coalizioni di governo riproposero una formula sostanzialmente simile a quella del centro-sinistra e basata perlopiù sulla coalizione del “pentapartito” DC, PSI, PSDI, PLI, PRI che si rivelò peraltro abbastanza instabile (dal 1980 al 198 si succedettero infatti ben ti gabinetti). Per la prima volta nella storia della repubblica si ebbero anche due governi presieduti da esponenti non democristiani il repubblicano Giovanni Spadolini (1981-82), e il socialista Craxi (l983-87) i quale nel 1984 firmò con il Vaticano un nuovo concordato che abolì l’obbligatorietà dell’insegnamento religioso nelle scuole, stabilito nel 1929 dai Patti 1ateransi. Per il resto le alleanze di pentapartito si attestarono su una politica moderata, che non diede impulso alle riforme sociali ma si occupò piuttosto di estendere l’influenza dei partiti di governo nelle infrastrutture amministrative e produttive del paese facendo uso clientelare della spesa pubblica. Si venne così a creare u regime Partitocratico basato sull’allargamento dei poteri dei partiti a scapito di quelli del Parlamento, questa evoluzione determinò la sostanziale paralisi del sistema politico, frequentemente il suo inquinamento  per opera degli interessi affaristici ed industriali o addirittura della malavita organizzata.

Nel 1985 fu eletto presidente della repubblica il democristiano Francesco Cossiga (1985-92).


8 Crisi della “prima repubblica” e i nuovi schieramenti politici negli anni ‘90

Il regime della “partitocrazia” e la commistione tra affari e politica, determinata spesso dalla necessità di finanziare le mastodontiche macchine burocratiche dei partiti, a cui non bastava più il finanziamento pubblico (istituito nel 1974), causò un profondo distacco tra l’opinione pubblica ed i partiti. Questa frattura tra società civile e il mondo politico si allargò dopo l’apertura nel febbraio 1992 dell’inchiesta giudiziaria denominata “mani pulite”, seguita da altre analoghe, che misero in luce la pio fozi4a corruzione del sistema dei partiti la complicità di molti imprenditori, i quali accettavano di farsi taglieggiare per accaparrarsi grossi appalti pubblici o ottenere favori fiscali.

Investita da una generale crisi di credibilità la politica italiana fu costretta a cercare nuove strade. Nel nord del paese si sviluppò il fenomeno della Lega Lombarda -Lega Nord, che si affermò contestando il potere del governo centrale e proponendo uno stato federale.

Tra i partiti tradizionali, il primo a muoversi sulla strada della riforma fu il PCI che sotto la guida di Achille Occhetto dette vita nel 1991 al Partito democratico della sinistra PDS, una formazione di orientamento progressista e riformista; i militanti rimasti su posizioni comuniste costituirono invece il Partito della Rifondazione comunista.

Nel 1994 la DC, molto ridimensionata dagli scandali, riprese l’antico nome di Partito Popolare, mentre il PSI fu travolto da una gravissima crisi di identità e di consensi.

Dopo l’elezione a presidente della repubblica del democristiano Oscar Luigi Scalfaro (1992), nel maggio 1993 il governo fu affidato ad una personalità indipendente, l’ex governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi. Il governo Ciampi venne di fatto incaricato di preparare la transizione alla seconda repubblica, basata su un sistema elettorale uninominale e maggioritario che nella speranza dei suoi sostenitori avrebbe dovuto rivelarsi capace di garantire maggioranze di governo più forti.



9 La Chiesa cattolica

Dopo la morte di Pio XII venne eletto papa da Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli 1958-63), che si impegnò in un profondo rinnovamento della Chiesa cattolica, recependo le esigenze dei tempi. Questa opera di rinnovamento fu elaborata nel Concilio VatiCa1O li (l9b2-65) che proclamò la libertà religiosa e promosse l’intensificazione dell’azione sociale della Chiesa a fattore dei ceti e dei popoli più disagiati. I dettami del Concilio furono tradotti in pratica da Paolo vi (Giovanni Battista Montini; 1963-78), il quale dovette però arginare le interpretazioni più radicali dell’azione sociale della Chiesa, che soprattutto ne1l’America latina diedero vita alla “teologia della liberazione”, influenzata dal pensiero marxista.

Nel 1978 fu papa per soli 33 giorni GioVan1ù Paolo I (Albino Luciani), a cui seguì il polacco Giovanni Paolo II (Karol Wojtila). Il nuovo papa si impegnò ad appro10ne contatti ed il dialogo con le altre religioni ed i popoli non cattolici sul tema della pace; nello stesso tempo però si accentuò la condanna della Chiesa verso i più liberi costumi e la più tollerante morale della società contemporanea.

















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