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Quella dei Medici è stata una famosa famiglia patrizia fiorentina che, partendo da una iniziale attività commerciale e bancaria, assunse un ruolo politico chiave nel Rinascimento italiano tra il XV ed il XVI secolo. Originari del Mugello, i Medici si stabilirono a Firenze nel XII secolo per impiantarvi un commercio della lana. La loro ascesa politica ebbe inizio con Salvestro de' Medici che, gonfaloniere di giustizia nell'estate del 1378 quando scoppiò il tumulto dei Ciompi, si trovò ad appoggiare le rivendicazioni contro l'oligarchia cittadina.

Soltanto una ventina di anni dopo, nel 1397 Giovanni di Bicci de' Medici fondò il Banco dei Medici divenendo così curatore degli interessi finanziari della Curia romana. E fu proprio al lio Cosimo de' Medici (detto il Vecchio), che si dovette nel 1434 la fondazione della signoria medicea su Firenze. A portarla all'apogeo sarebbe stato poi il nipote di Cosimo, Lorenzo de' Medici detto il Magnifico.

La Signoria dei Medici proseguì poi nel governo di Firenze fino all'assassinio di Alessandro de' Medici (detto il Moro, primo duca di Firenze, insignito da Carlo V d'Asburgo), avvenuto nel 1537, e con l'avvento al potere del lio di Giovanni dalle Bande Nere, Cosimo I de' Medici, che nel 1569 ottenne il titolo di granduca di Toscana.

Il primo documento circa un componente della famiglia Medici a Firenze risale al 1260 e non esiste nessun riferimento al mestiere dei familiari, se fossero veramente 'medici' che curassero malattie o magari farmacisti o cerusici (chirurghi) o se il cognome avesse una qualsiasi altra origine. La famiglia proveniva dal contado del Mugello. Alcuni esponenti tra il Duecento e il Trecento si guadagnarono una ricchezza ragionevole con le manifatture laniere che in quel periodo vivevano un periodo di boom di richieste in città, in Italia e all'estero (soprattutto in Francia e Sna). La presenza dei Medici in organi direttivi della città fu tutta via limitata per tutto il Trecento e se alcuni esponenti presero parte al Consiglio cittadino (una trentina di volte), dall'altro lato erano pure numerose anche le teste calde, con ben 5 sentenze di morte soltanto fra il 1343 ed il 1360.



Quindi, anche se in generale i Medici fossero accettati come cittadini responsabili e degni di fiducia, erano ad essi precluse cariche più prestigiose, come le Balìe o Consigli straordinari, nominate in situazioni di particolare necessità, nelle quali erano chiamate, atitolo di noblesse oblige, le più ricche e antiche famiglia cittadine, come gli Albizi o gli Strozzi.

Per quanto riguarda la ricchezza dei Medici a quell'epoca si deve innanzitutto dire che se qualcuno di loro era mediamente benestante, la maggior parte avevano un tenore di vita pari a quello di un artigiano o di un negoziante. Giovanni di Bicci de' Medici, dovette costruire con il suo lavoro e la sua abilità la propria fortuna, che sta alla vera base della ricchezza medicea.

Giovanni di Bicci (1360-l429) fu un uomo molto ricco e, grazie alla sua benevolenza, ben amato dalla cittadinanza, dalla quale non pretese mai incarichi politici. La sua solida ricchezza era nata dalla sua attività di banchiere, attraverso creazione di una rete di Comnie d'affari, che aveva un'importantissima filiale a Roma, dove appaltava le entrate delle decime papali, un mercato ricchissimo e di grande prstigio che gradualmente riuscì a avere sgombro da altri concorrenti. Inoltre si guadagnò l'appoggio popolare dei ceti subalterni con l'appoggio all'istituzione del catasto, un sistema di tassazione che per la prima volta colpiva in maniera proporzionale in base al reddito e ai possedimenti delle singole famiglie. Una misura che colpì tutta la classe dei più abbienti a Firenze, lui compreso, ma che sollevò i ceti minori e i piccoli-medi imprenditori da una tassazione sempre più gravosa- Questo atteggiamento, magari demagogico, fu una delle chiavi del successo dei Medici nei secoli.

La sua fortuna venne ereditata solo dal lio primogenito, Cosimo de' Medici, poi detto 'il Vecchio', per non frammentare il patrimonio familiare.

Cosimo il vecchio (1389-l464. Aveva infatti una tempra da dominatore che lo portò ad essere ancora più potente e ricco del genitore. Oltre alla notevole abilità come uomo d'affari, oltre ad essere un appassionato uomo di cultura e mecenate, fu soprattutto uno dei più importanti politici del Quattrocento italiano.

Si accorse presto che la ricchezza familiare era ormai troppo grande per essere tutelata senza copertura politica, per via delle operazioni finanziarie sempre più di grandi numeri e quindi rischiose, e iniziò la sua ascesa verso le leve del potere della Repubblica fiorentina. Si manifestò fin da subito la sua proverbiale prudenza: egli non mirava a diventare Signore della città, magari con un colpo di mano o cercando di essere eletto nei ruoli più prestigiosi di governo, ma la sua ura restò in ombra, vero burattinaio di una serie di personaggi fidati che per lui ricoprivano incarichi chiave nelle istituzioni.

Così mentre numerose famiglie entravano nel partito mediceo, altre iniziarono a vedere in lui una minaccia e tra sottomettersi a Cosimo o sfidarlo aprtamente scelsero la seconda strada. In particolare le antiche e ricchissime famiglie degli Albizi e degli Strozzi furono a capo della fazione anti-medicea. Con un colpo di mano Rinaldo degli Albizi fece imprigionare Cosimo nel settembre 1433 come magnate, cioè come tiranno. Una serie di 'bustarelle' abilmente distribuite evitarono comunque condanne irrimediabili, con la conversione della pena a esilio, la cosiddetta prima cacciata dei Medici. Dopo la partenza di Cosimo per Venezia nel frattempo le istituzioni repubblicane, nel loro frenetico alternarsi, cambiarono nuovamente e questa volta Cosimo riuscì a riprendere le redini del potere facendo eleggere un governo a lui favorevole, che lo richiamò appena un anno dopo la sua partenza esiliando i suoi oppositori.

L'entrata trionfale di Cosimo, acclamato dal popolo, che preferiva i tolleranti Medici agli oligarchici e aristocratici Albizi, segnò il primo trionfo della casata.

Cosimo, nominato pater patriae per l'abbellimento e lo sviluppo che diede alla città, morì lasciando lo stato nelle mani del lio Piero (1416-l469). Piero fu un saggio regnante, ma la malattia che gli valse l'appellativo de il Gottoso, lo lasciò governare solo per cinque anni.

La ura di Lorenzo il Magnifico (1449-l492), lio di Piero salì al potere alla morte del padre, senza grandi stravolgimenti. Sposato alla nobile romana Clarice Orsini è il primo dei Medici a legare il proprio nome con un personaggio di sangue blu. A 29 anni, dopo nove anni di governo, subì il più grave attacco nella storia medicea, la cosiddetta Congiura dei Pazzi nella quale morì suoi fratello Giuliano e lui stesso fu pure ferito, ma ne uscì miracolosamente salvo. In seguito alla congiura, alla quale avevano partecipato alcuni suoi oppositori fiorentini, con l'appoggio del papa e di altri stati italiani, il popolo fiorentino si schierò nettamente dalla sua parte, punendo i responsabili e dando a Lorenzo l'occasione di accentrare maggiormente le leve del potere nelle sue mani, attraverso una riforma delle istituzione repubblicane, che divennero a lui subordinate.

Dal punto di vista della politica estera, Lorenzo ricucì i rapporti con gli altri stati italiani, recandovisi spesso di persona, creando la grande impresa diplomatica di una pace generale in Italia, attraverso il concetto di coesistenza pacifica.



Grande uomo di finanza e di politica, anche Lorenzo amava svagarsi con la poesia con la filosofia, con il collezionismo e l'amore appassionato delle arti, delle quali aveva dopotutto appreso dai suoi predecessori il fondamentale ruolo politico quale strumento di prestigio e fama verso agli altri. E' infatti grazie al suo interessamento che la Cappella Sistina, già affidata a artisti umbri nell'ambito del Perugino, viene invece affrescata dai migliori pittori fiorentini, esportando verso Roma quelle novità insigni del Rinascimento fiorentino. Sempre nella stessa ottica si può inquadrare la partenza di Leonardo da Vinci per Milano.

Nemico dichiarato di Lorenzo fu Girolamo Savonarola, che nella sua convinzione ultrareligiosa non poteva che scontrarsi con il clima culturale di recupero dell'antico (visto dal frate come un neo-anesimo), della centralità dell'uomo, del libero pensiero promosso da Lorenzo. Il Magnifico lo sopportava come se fosse il male minore da subire, mantenendo comunque un rispetto reciproco, per il quale tra i due non ci fu mai un aperto scontro diretto.

La seconda cacciata dei Medici (1494-l512)

Con la morte di Lorenzo, salì al comando di Firenze suo lio Piero (1472-l503), educato fin dall'infanzia a ricoprire tale ruolo.. La pace mantenuta da Lorenzo se ne andò con il Magnifico e già due anni dopo Carlo VIII di Francia scendeva in Italia con il suo esercito. La crisi travolse Piero chevenne cacciato dalla città con una sentenza datata 9 novembre 1494. La città allora divenne uno stato 'teocratico' governato da Savonarola. Il trionfo del frate domenicano però fu di breve durata, travolto dalle lotte tra le fazioni e soprattutto sopraffatto dall'opposizione con Papa Alessandro VI, che lo scomunicò e lo condannò al rogo. Intanto la Repubblica navigò in cattive acque per la difficile situazione internazionale.

[modifica] Le ragioni del successo dei Medici

I motivi che portarono la famiglia Medici a primeggiare così costantemente in un panorama così variegato e pluralistico come la Firenze dal Quattrocento in poi si possono riassumere in alcuni fattori chiave.

La ricchezza

Senz'altro la prosperità del Banco Medici nel tempo fu la primaria base sulla quale si innestò la foirtuna familiare. I Medici comunque non furono nè gli unici nè 'i più' ricchi cittadini fiorentini. Sicuramente seppero sfruttare al meglio durante le generazioni di Giovanni di Bicci, Cosimo e Lorenzo il Magnifico il fatto di essere divenuti banchieri pontifici e, dal 1460 circa per qualche decina di anni, monopolisti delle miniere di allume, il componente fondamentale della tintura della lana, che veniva estratto nei territori pontifici appunto vicino ai Monti della Tolfa.

L'appoggio popolare

L'appoggio dei ceti più popolari della città di Firenze fu fondamentale per i Medici ed essi se lo seppero guadagnare attraverso una serie di piccole ma significative azioni verso i meno abbienti: Salvestro de' Medici aveva appoggiato la rivolta dei Ciompi, Giovanni di Bicci aveva riformato l'erario svantaggiando il popolo grasso e Cosimo il Vecchio aveva per la prima volta usato la magnificenza del singolo a favore di tutta la comunità, lasciando indelebili tracce nell'immaginario collettivo Questo appoggio, che altre famiglie come gli Albizi non avevano, si rivelò critico almeno in due occasioni fondamentali: la cacciata di Cosimo, e il suo successivo rientro con acclamazione e la congiura dei Pazzi, nella quale fu il popolo stesso che vendicò l'assassinio e l'oltraggio verso i Medici. Questo appoggio, con la ssa di Lorenzo il Magnifico venne incrinandosi, tanto che per ben due volte i suoi discendenti vennero cacciati dalla città dalla folla inferocita, ma ormai la casata disponeva di altre sectiune per garantire il proprio successo.

Il papato

Avere due papi dal pontificato abbastanza lungo e in un arco di tempo così ravvicinato fu il fattore che permise ai Medici il salto di qualità: da cittadini maggiorenti a nobili veri e propri.

I cardinali della famiglia Medici non si distinsero mai per l'operato religioso, sebbene in alcuni casi fu meritevole e diligente, ma sono soprattutto celebri per la magnificenza con la quale adoravano circondarsi, supportando l'attivitá di numerosi artisti dei quali furono mecenati






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