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Tenendo presente l’evoluzione socio-politica complessiva del XIX secolo,commenta la seguente affermazione dello storico inglese G.Barraclough nella Gu

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Tema di Storia

Tenendo presente l’evoluzione socio-politica complessiva del XIX secolo,commenta la seguente affermazione dello storico inglese G.Barraclough nella Guida alla Storia contemporanea,cercando di risalire ai fattori dello sviluppo dell’Europa e del suo dominio mondiale:

<La seconda rivoluzione industriale era diversa dalla prima.Intanto era scientifica in senso molto più stretto,molto meno dipendente dalle invenzioni di uomini pratici con poca o nessuna base scientifica.Era volta non tanto a migliorare ed accrescere i prodotti esistenti,quanto ad introdurne di nuovi.Inoltre più rapidi erano i suoi effetti più prodigiosi,i suoi risultati che determinarono una trasformazione rivoluzionaria nella vita e nelle prospettive dell’uomo>



Alla fine del XIX e l'inizio del XX secolo, l'economia è la forza motrice della nuova società, dominata da un forte sviluppo della grande industria che determina una crescente competizione economica tra le potenze più forti e dall'intensificarsi dell' espansione coloniale.



In Germania, la politica del Bismark favorisce lo sviluppo industriale e il formarsi dei potenti

monopoli intorno alla produzione dell'acciaio e delle armi, facendo crescere i principi di

nazionalismo e di competizione con le altre potenze. In Inghilterra lo sviluppo industriale è

all'avanguardia, c'è una politica liberale che assicura i diritti dei lavoratori e un buon controllo dei

mercati europei, quindi è guardata come il paese modello dello sviluppo industriale.

La Francia cerca di riaffermare i principi liberali con la Terza Repubblica, facendo sforzi notevoli

per il riassetto economico nel settore industriale. Anche l'Italia è impegnata a ristabilire la sua

politica interna, e con il programma del governo della Sinistra, si cerca di migliorare anche l'industria.

Per dare alla nazione una svolta di modernità nel campo dell' economia, e per incoraggiare le

industrie fu necessario applicare una politica protezionista (che scoraggi l'introduzione di

prodotti esteri), questo sforzo fu importante per l'economia del nord, ma fece accrescere le discordanze con il sud, dove c'era una misera agricoltura e la disoccupazione e la fame

raggiunsero livelli penosi. Perciò nacque il fenomeno dell'emigrazione verso l'America. La forte crescita economica fece nascere il bisogna di nuovi fonti di materie prime e di più ampi mercati e logicamente una grande ambizione di possedimenti territoriali.

Le nazioni forti videro in questa gara espansionistica un mezzo per affermare il loro prestigio e la loro potenza politica e quindi diventò quasi un diritto conquistare le terre d’Africa, Asia o d’America assoggettando le popolazioni indigene incapaci di sfruttare le ricchezze naturali dei loro

territori.

Con le trasformazioni industriali della società nacquero le idee del socialismo e a fine secolo il partito socialista si era affermato in tutti i Paesi d’Europa e contribuiva a dare ai lavoratori una coscienza politica e una reale consapevolezza dei loro diritti all’interno della società industriale di cui erano sempre più protagonisti, inoltre l’industrializzazione aveva portato all’affollarsi della società dove le condizioni di vita stavano migliorando rispetto agli anni precedenti ma dove c’erano anche notevoli disagi dovuti soprattutto alle troppe ore di lavoro ato male e alla mancata assistenza in caso di malattia o di vecchiaia. Quindi fu naturale che in questa realtà che mostrava un duplice aspetto aumentassero le tensioni e i conflitti tra la classe padronale e la classe operaia. Questa questione sociale col passare del tempo diventava sempre di più un problema scottante I soprattutto dopo le varie agitazioni nei porti e nelle miniere e dopo i lunghi scioperi in molti paesi europei, e ormai i lavoratori non potevano più essere messi a tacere con mezzi repressivi così furono fatte delle leggi che rispondevano alle loro richieste più generali come il diritto all’istruzione, la partecipazione alla vita politica, misure di assistenza e di pensione.

Più tardi ci furono anche accordi tra lavoratori e i datori di lavoro, per quanto riguardava gli orari e il salario.

In questo periodo cambiò anche il modo di affrontare la natura, la vita, il movimento e l'evoluzione, tutto questo perché erano elementi di raccordo tra ideologia e pratica artistica. Infatti, fu l'arte applicata, allora chiamata 'arte decorativa' o 'arte industriale' a prendere a prestito queste idee per costruire una sorta di ponte sul fosso che la separava dall' arte' elevata'.

Interessa tutti i paesi europei e americani in cui è stato raggiunto un certo sviluppo industriale, è un

fenomeno tipicamente urbano che nasce nelle capitali e si diffonde in provincia. Investe su tutte le categorie come l'urbanistica, l'edilizia, l'arredamento,l'arte urativa e decorativa, l'abbigliamento, l'ornamento personale e lo spettacolo.

Grazie al progresso industriale questo gusto artistico si diffonde sia nell'alta borghesia che compra oggetti lavorati da artisti in materiali nobili, sia nella media borghesia che compra oggetti di produzione industriale dello stesso tipo di quelli d'arte.

L'industria ha dei tempi di produzione sempre più veloci e quindi bisogna fare in modo

che ci sia sempre più consumo e novità, ci sono delle macchine molto perfette che possono



eseguire un progetto di un artista e quindi gli industriali si rivolgono agli artisti per farli

intervenire anche sui prodotti semi lavorati, rifinendoli.

La transizione al nuovo mondo inizia già nel 1890, con il manifestarsi delle forze tipiche della contemporaneità, e (nonostante la Grande Guerra segni decisamente la fine del vecchio mondo) essa non si conclude prima del 1960, per l’inerzia di paure, nostalgie ed illusioni soprattutto europee.

Centrali nel crollo del vecchio equilibrio, eventi come i conflitti tra le potenze europee e i regimi fascisti (tentativi falliti di conservare la supremazia dell’Europa) furono periferici nella costruzione del nuovo.


Fu la 2^ rivoluzione industriale (che in parte globalizzò le innovazioni della 1^, uso delle macchine e dell’energia chimico fisica e in parte ne introdusse di nuove) a mettere in moto la transizione. Da un lato essa contribuì alla nascita della società di massa:

consentendo progressi di medicina, igiene, produzione, conservazione e trasporto dei cibi che condussero ad una esplosione demografica.

innescando economie di scala che portarono alla concentrazione dell’economia e quindi della manodopera nelle grandi città industriali.

Dall’altro essa rese le dottrine imperialiste a) praticabili e b) appetibili:

a1) ampliando il gap economico e militare tra occidente e resto del mondo;

a2) migliorando comunicazioni, trasporti e organizzazioni commerciali;

b1) accrescendo il bisogno delle nazioni industrializzate di alimenti e materie prime;

b2) stimolando la competizione economica internazionale (soprattutto con la depressione ‘73

L’imperialismo, basato sul temporaneo (data la trasferibilità della tecnologia) monopolio dell’industrializzazione, si infranse presto contro gli sviluppi che aveva messo in moto:

affaticando le potenze europee e inasprendone le rivalità;

innescando nei paesi colonizzati processi di sviluppo demografico, economico e politico.

Centri di industria, civiltà e potenza sorsero lontano dall’Europa. Russia e US orientarono i propri interessi verso le coste pacifiche.

La contemporaneità ha comportato il passaggio da un equilibrio centrato sull’Europa ad un bipolarismo di superpotenze continentali ed extraeuropee. Già nell’800 si erano delineati due distinti campi di politica internazionale: quello europeo e quello mondiale. L’imperialismo erose gli spazi di manovra e mise le potenze europee in attrito con quelle mondiali (prima in Cina, poi nella Grande Guerra).



In        Questo duplice conflitto furono avvantaggiate le potenze impegnate su un solo campo, come la Germania (che tentò assurgere a potenza mondiale, spiegando rapidamente in Europa ed Africa la sua temporanea superiorità industriale) e il Giappone (che si impose nel Pacifico), e svantaggiate quelle impegnate su entrambi, come la Russia (che manteneva però una salda posizione in Asia) e la GB (che poggiava su una supremazia navale ed un impero traballanti).

La Grande Guerra fu trasformata in una lotta mondiale, rivoluzionaria ed ideologica dalla politica diretta alle masse di Lenin e Wilson. Presto i loro modelli entrarono in conflitto ideologico e politico originando il sistema bipolare della guerra fredda.

Dalla inurbamento industriale nacque la società di massa destinata a sconvolgere lo Stato liberale. L’espansione del diritto di voto (fino alla prima metà dell’800 limitato a una oligarchia borghese) rese politicamente attive le masse e impose una nuova organizzazione basata sui partiti (uno, duo o più.

La rivolta contro l’imperialismo fu la più vasta e rapida rivoluzione della storia: tra il 1945 e il 1960 più di ¼ della popolazione mondiale si ribellò per l’indipendenza. Le guerre mondiali furono cause contingenti di una rivolta le cui basi erano state poste dall’imperialismo stesso:


modernizzazione sociale ed economica prodotta dall’esposizione al capitalismo;

compromissione delle forze che si allearono con i colonizzatori;

formazione di leaders autoctoni esperta nella nuove tecniche politiche.

Lo sviluppo dei nazionalismi avvenne in 3 stadi:

proto–nazionalismo, con orientamenti conservatori, soprattutto nei paesi con un passato glorioso;

partecipazione della classe media e sorgere di una classe di leaders;

estensione a contadini e operai e organizzazione in un moderno partito di massa.

La democrazia liberare del XIX secolo era una oligarchia egualitaria su base economica controllata da un corpo relativamente piccolo di individui facenti parte del medesimo sfondo sociale. L’avvento della società massa, attraverso l’estensione progressiva del diritto di voto, ha reso politicamente attivi strati della società sempre più vasti ed eterogenei per censo ed educazione.

I cardini del nuovo modello politico sono i partiti (ne sia presente uno solo, due o più), essi rappresentano la forma caratteristica dell’organizzazione politica moderna e il fulcro del potere politico.







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