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Economia - La seconda area d'indagine, la macroeconomia

Economia - La seconda area d'indagine, la macroeconomia


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Economia


L’economia è la scienza sociale che studia la produzione, la distribuzione, lo scambio e il consumo di beni e servizi, analizzando il modo in cui individui, gruppi, imprese e governi cercano di raggiungere in modo efficace l'obiettivo economico che si sono prefissati.

L'economia può essere divisa in due settori principali.

- Il primo, la microeconomia o teoria dei prezzi, intende spiegare come l'interazione di domanda e offerta nei mercati concorrenziali crei una miriade di variazioni di prezzi, retribuzioni, margini di profitto e rendite. A tal scopo, la microeconomia ipotizza che gli individui si comportino razionalmente, ossia che i consumatori cerchino di spendere il proprio reddito in modo da massimizzare l'utilità e che gli imprenditori perseguano il maggior profitto possibile.

-La seconda area d'indagine, la macroeconomia, si occupa del reddito nazionale e dei problemi dell'occupazione, avvalendosi di strumenti quali il calcolo infinitesimale, l'algebra lineare e altri metodi matematici avanzati.


Tutte le comunità organizzate combinano, in varie proporzioni, attività di mercato e intervento governativo. I mercati privati differiscono ampiamente per il grado di concorrenza che li caratterizza.

Le maggiori differenze tra l'organizzazione economica comunista e quella capitalista riguardano la proprietà di fabbriche, aziende agricole e altre imprese, nonché la formazione dei prezzi e la distribuzione del reddito.In molte economie capitaliste la maggior parte del prodotto nazionale lordo (PNL) viene generata direttamente dalle imprese con finalità di lucro e da entità non-governative quali cooperative e fondazioni. I seri problemi economici degli ultimi anni hanno stimolato un ampio dibattito sul ruolo dell'intervento dello Stato.




Negli anni Ottanta il problema è stato affrontato in modo totalmente diverso dal governo del Partito conservatore guidato dal primo ministro Margaret Thatcher in Gran Bretagna e dall'amministrazione repubblicana del presidente Ronald Reagan negli Stati Uniti. In entrambi i paesi si è ridotta l'imposizione fiscale sulle imprese private, con l'intento di accrescere i profitti e incoraggiare gli investimenti, la produttività e il rilancio della crescita economica. Queste politiche neoliberistiche, volte ad accrescere i profitti delle imprese per stimolarne l'attività, si basavano altresì sulla speranza che la tecnologia potesse ridurre i costi delle fonti energetiche alternative al petrolio e che altri settori, quali l'informatica e l'agricoltura, potessero registrare una rapida crescita in virtù di innovazioni e di nuove tecnologie.

Le nazioni povere, bisognose d'aiuto, di capitali, di esperienza tecnologica e organizzativa, necessitano anche di un accesso ai mercati delle nazioni industrializzate per commerciare i propri prodotti e le materie prime. La capacità politica dei paesi ricchi di rispondere a questi bisogni è tuttavia condizionata fortemente dal loro successo nell'affrontare l'inflazione, la disoccupazione e il ristagno della crescita.

Nelle comunità democratiche è tuttavia difficile proporre di assistere i paesi stranieri quando la situazione finanziaria interna è in crisi; altrettanto difficile, per ragioni politiche, è consentire la libera importazione di merci estere a buon mercato, quando queste sono giudicate la causa della disoccupazione tra i lavoratori interni: l'economia dello sviluppo è pertanto intimamente legata alle circostanze politiche globali.







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