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"Una donna", sibilla Aleramo

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"Una donna", sibilla Aleramo


Introduzione all'autrice


Del romanzo 'Una donna' (1906), il primo, complesso frutto della scrittura di Sibilla Aleramo, è stata fatta una pluralità di letture, con un punto di partenza sempre autobiografico. Lo sono i personaggi: il padre, la madre, il marito, il lio, il profeta sono state persone che hanno fatto parte della vita della scrittrice, ma lo è anche il tempo: la fine del secolo e suoi bilanci non esaltanti; l'ansia per le novità che si annunciavano: i primi tentativi d'organizzazione, anche in campo assistenziale e formativo, mentre gli abbozzi d'industrializzazione acuivano incomprensioni e contrasti fra regioni. Un'inquietudine epocale dunque, su cui si erano innestate per Sibilla traumatiche esperienze. Il passaggio dal mondo del lavoro, al quale era stata avviata dal padre, ad un matrimonio riparatore dopo la violenza subita, e la successiva chiusura in una condizione odiata l'aveva resa partecipe di una condizione femminile che vedeva la donna condannata alla tutela di tradizioni e in cui era richiesto l'annientamento di sé. Da queste vicende individuali ed epocali era nata l'esigenza della scrittrice a cercare un riscatto attraverso la scrittura, prime dell'impegno del giornalismo attivo sul fronte del femminismo poi, dopo aver interrotto il legame con il coniuge e con il lio, per mezzo del romanzo. E' doveroso, però, precisare che 'Una donna' non è soltanto un'autobiografia, un racconto delle proprie vicende, ma principalmente un romanzo, ossia un meccanismo narrativo in cui l'esperienza vissuta è diventata struttura e personaggi, un meccanismo originale per fare della propria quotidianità è, ormai segnata dalla passione per l'avventura intellettuale, un oggetto d'arte attraverso la scrittura in modo da additare la propria esperienza quale parametro per tutte le altre donne. Uno stame autobiografico e autodefinitorio percorre non solo il primo romanzo ma tutte le prove della scrittrice, fino alle più tarde, nel flusso dinamico di un vissuto che diventa narrazione, un vissuto ormai irrinunciabile avviata ad essere testimone della propria vicenda di 'donna e poeta'. Dal 'Passaggio' al 'Frustino' ad 'Andando e stando' fino alle prove più tarde di 'Un amore insolito', diario di una manciata d'anni segnata dall'esperienza della guerra e dall'ultimo eccezionale amore per un giovane di vent'anni, tutta la scrittura si nutre del valore di testimonianza e di memoriale che a lei Sibilla Aleramo ha sempre, fedelmente affidato. Se in 'Una donna' era prevalsa la rivendicazione sociale di un ruolo femminile paritario a quello maschile, al 'Passaggio' (la seconda prova narrativa) presiede l'interiorizzazione dell'esperienza alla base del primo romanzo dando vita ad una prosa lirica, forse eccessivamente enfatica mentre dopo 'Gioie d'occasione' (raccolta di scritti vari) e 'Andando e stando' (elaborazione d'incontri significativi della propria esperienza d'intellettuale)   realizzava alla terza prova narrativa importante: 'Amo dunque sono'. Questo romanzo, che ha forma d'epistolario, testimonia la congenialità della scrittrice con un genere letterario attraverso il quale può attingere al mito di Sibilla, generatrice d'energie poetiche in coloro che ha incontrato. In questa prova narrativa, per altro poco riuscita, che mescola impulso diaristico a finzione epistolare, l'Aleramo sperimenta il linguaggio che sarà delle ultime opere significative: i 'Diari'.Con il 'Diario di una donna', 'Inediti' 1945-l960 e con 'Un amore insolito', 'Diario' 1940-l944, l'Aleramo trova il linguaggio per raccontare la vicenda del proprio io, sempre inesauribilmente alla ricerca di un tu, di un altro, disposto ad ascoltare la storia di un essere solitario alla ricerca della libertà d'essere se stessa, in una coerenza che si tinge di straordinaria fedeltà, se non agli uomini che ha incontrato, certamente alla propria vocazione di scrittrice.




Biografia


Rina Faccio (riproduzione qui a fianco), conosciuta con il nome di Sibilla Aleramo, nasce ad Alessandria il 14 Agosto del 1876. A causa dell'attività lavorativa del padre cambiò spesso città fino a stabilirsi a Porto Civitanova Marche dove cominciò a lavorare presso uno stabilimento industriale. All'età di quindici anni è sedotta da un collega e per riparare al danno nel 1893 si sposano. Ciò segnò in modo indelebile la sua esistenza, proiettata magistralmente nel romanzo autobiografico Una donna, nel quale critica il rapporto coniugale definito oppressivo e frustrante. Nell'apice drammatico della sua esistenza finì con il tentare il suicidio e quando si riprese cominciò a concretizzare le sue aspirazioni umanitarie e socialistiche, iniziando anche a scrivere racconti e articoli giornalistici. Erano gli anni 1898-l910: Sibilla scrisse che il femminismo si concentrava ora nelle letteratura e nella spiritualità, nella rivendicazione della diversità femminile; credeva infatti in una spiritualità femminile e cioè nel fatto che tra uomo e donna c'è una spiritualità diversa. Le donne sono intuitive e hanno un contatto più rapido con l'universo producendo così una poesia sconosciuta al mondo maschile. Nel 1899 si trasferisce a Milano dove dirige il giornale L 'Italia femminile.

Nel 1902 la sua relazione amorosa con il poeta Damiani la spinse ad abbandonare la famiglia e a trasferirsi a Roma. Qui legò una nuova relazione con G. Cena, direttore di una rivista e animatore d'iniziative democratiche e unitarie. A Roma entrò in contatto con l'ambiente intellettuale e artistico .

Nel 1906 pubblicò Una donna che rappresentava un concentrato di tutti i modi positivi e negativi che lei nel corso della sua carriera modulerà in forme diverse; dall'autobiografismo pieno d'autocontemplazione. Intensificò la sua attività femminista e unitaria soprattutto promovendo l'istruzione del mezzogiorno (Agropontino, Maccarese ancora paludosi e malsani). Tra il 1913 e il 1914 si trovò a Parigi, dove entrò in contatto personalità di spicco della cultura internazionale, come Apollinaire e Verhaeren. Durante la grande guerra incontrò Campana, con cui ebbe una relazione tempestosissima.

Conobbe Emilio Cecchi, con il quale mantenne una grande amicizia, e poi Marinetti e D'Annunzio col quale instaurò una corrispondenza. Dopo la relazione con Cena ne ebbe altre più o meno lunghe per lo più con intellettuali e artisti fino a quando non incontrò il giovane Matacotta al quale restò legata dal 1936 al 1946. Narrò tutti i suoi amori nelle sue opere evidenziando il fatto che la vita e la letteratura fossero legate in modo inscindibile. Nel 1919 esce Il passaggio, una nuova tessera romanzesca aggiunta alla costruzione mitologizzante del proprio personaggio. Del 1921 è la prima raccolta di liriche, Momenti. Fra il '20 e il '23 è a Napoli, dove scrive un poema drammatico dedicato a D'Annunzio, Enmione. Aderisce al manifesto antifascista degli intellettuali promosso da Croce. Nel 1927 esce il romanzo epistolare Amo dunque sono. Del 1929 è la raccolta Poesie. Un anno pubblica un volume di prose varie, Gioie d'occasione. Parallelamente escono tra il 1932 e il 1938 un romanzo, Il frustino, e un'altra raccolta di poesie, Si alla terra, così come una nuova serie di prose Orsa minore che ha per sottotitolo la frase indicativa di una non rimossa vena autobiografica, Note di taccuino.

Nel dopoguerra Sibilla si iscrive al PCI e abbandona il filone letterario dedicato ad un autobiografismo leggendario e affabulatorio, per dedicarsi ad un impegno politico e sociale sempre più intenso, un impegno che la porterà a fare lunghi viaggi nei paesi dell'Est e a collaborare con Case del Popolo e circoli ricreativi. Iniziano in questo periodo le collaborazioni all'Unità ed a Noi donne. Nel 1947 pubblica tutte le sue poesie nel volume Selva d'amore, cui fa seguire nel 1956 la nuova raccolta Luci della mia sera, in cui grandeggia l'enfasi della nuova militanza, in una dimensione tutta corale. In quegli ultimi anni, in cui cerca di dimenticarsi e mimetizzarsi nella folla dei destini minimi, annota nel suo diario un pensiero quasi testamentario con sconsolata ironia: 'Ho fatto della mia vita, come amante indomita, il capolavoro che non ho avuto così modo di creare in poesia'. Dopo una lunga malattia, morì a Roma il 13 gennaio 1960.


Luoghi e Tempi



Il racconto si svolge principalmente in tre città: Milano, un paesino del Mezzogiorno e Roma.

Milano è il simbolo della libertà e dell'ingenuità delle bambine che ancora non comprendono la complessità dell'universo femminile e l'ingrato futuro cui sono destinate. E' proprio ciò che accade alla protagonista, che qui passa la sua fanciullezza spensierata, libera e nello stesso tempo felice per questa sensazione. Più avanti si ricorderà di questo periodo come di un sogno bellissimo, che sfortunatamente la dura realtà tenderà a far svanire. Successivamente, per seguire gli avvicendamenti lavorativi del padre, si trasferisce in un anonimo paesino del Mezzogiorno.

Questo è, al contrario della rinomata provincia del nord, simbolo della consapevolezza delle donne del loro ruolo nella società che considerano "un carcere strano", in cui l'unica nobiltà è la rassegnazione. Simbolo di questa condizione è la protagonista che, sposatasi giovane è picchiata e rinchiusa dentro casa dal marito per un fatto di gelosia; quest'ultimo, come se ciò non bastasse, non le concede neanche un minimo di considerazione e di rispetto, neanche dopo la nascita del loro lio. Tutto questo la porta a preferire la morte ad una vita di miserie e d'ingiuste rassegnazioni.

Si trasferisce, infine nella capitale: Roma. La città eterna rispecchia la solitudine delle donne e la loro frustrazione nei confronti di una vita ingiusta: come conseguenza di tutto ciò si afferma il femminismo, movimento sorto per rivendicare la parità giuridica, politica e sociale delle donne rispetto agli uomini.

Quindi i luoghi del romanzo sono significativi perché, a causa delle varie esperienze della donna, acquistano accezioni negative o positive. La città è dunque il simbolo di libertà ed emancipazione, e ha perciò caratteristiche positive per l'autrice; il piccolo paesino meridionale, essendo invece il simbolo dell'ottusità e della chiusura mentale, è una sorta d'ambiente antagonista, e d'opposizione al desiderio d'indipendenza dell'autrice. Ape quanto riguarda, invece, le descrizioni di questi luoghi, ciò che prevale di più nella città è la presenza di persone acculturate, impegnate nel proprio lavoro e sempre indaffarate, mentre gli abitanti del paesino meridionale, svolgono lavori molto semplici e manuali e , per propria tradizione, tendono spesso a basarsi molto sui pregiudizi e sulle calunnie. La narrazione di tutta la vicenda si incentra dunque sui continui spostamenti della donna, che si distribuiscono per tutto il lungo tempo narrativo. In generale, la storia raccontata dalla protagonista stessa non è altro che un lungo flash back nel quale il periodo dell'infanzia e dell'adolescenza occupano uno spazio minore rispetto agli avvenimenti più recenti accaduti. Per questo l'autrice, parlando della sua giovinezza si serve dell'imperfetto, trattandosi di un ricordo bello ed idealizzato, scrivendo il racconto attraverso un linguaggio articolato e fluido per indicare la spensieratezza di quel periodo. 

Il tempo storico del romanzo è contemporaneo al momento in cui l'autrice scrive e corrisponde quindi ai primi anni del '900, periodo caratterizzato dalle prime insurrezioni femministe per la parità tra i sessi.



Commento



Che cosa rimane all'umanità intera dopo la sua morte? Qual'è stata la considerazione che i critici (ed il lettori) ebbero di questa grande scrittrice? Certamente l'aspetto più importante della sua vita e che, più di tutti, solca i tempi nella mitizzazione della sua ura è senz'alto la sua adesione al femminismo. L'Aleramo stessa, in una prosa del 1911 ('Apologia dello spirito femminista', compresa nel volume 'Andando e stando'), scriveva: ' Il femminismo, movimento sociale, È stato una breve avventura, eroica all'inizio, grottesca sul finire, un'avventura da adolescenti, inevitabile ed ormai superata'. L'istanza femminista si era ora riversata sul lato letterario e spirituale, sulla rivendicazione della 'diversità" femminile e della necessità della 'libera estrinsecazione dell'energia femminile'. Negli anni del suo apprendistato, l'Aleramo era stata attiva nel movimento per l'emancipazione della donna, collaborando a riviste e giornali, e partecipando alle camne più significative, come quelle per il voto alle donne e per la pace, contro l'alcolismo, la prostituzione, la tratta delle bianche. Nell'accogliere la direzione del giornale 'L'Italia femminile', un settimanale fondato dalla socialista Emilia Mariani, imprime un carattere più politico e d'attualità. E' in questo periodo che entra in contatto con molte attiviste di rilievo del movimento femminista, tra le quali Alessandrina Ravizza, ricordata in seguito in 'Una donna'. Nel romanzo, stesso è evidente il fatto che siamo ancora in una cultura intrica d'ideologie socialiste, umanitarie e soprattutto femministe. Sibilla Aleramo, inoltre, intensificò il suo impegno nel movimento femminista e nelle iniziative umanitarie, dalla creazione delle scuole nell'Agro romano, alla partecipazione al Comitato per promuovere l'istruzione nel Mezzogiorno. Fu presente al I congresso femminile nazionale indetto dal Consiglio nazionale delle donne italiane. Pubblicò diversi articoli sulla 'Tribuna', articoli concernenti il movimento femminista. L'autrice di 'Una donna' è la femminista militante, la progressista battagliera, la narratrice essenziale e oggettiva. La sua fama ha travalicato i decenni ed è giunta sino a noi con la fama dei grandi narratori antichi. Da poco le è stato dedicato anche un film diretto da Michele Placido intitolato "Un viaggio chiamato amore" in memoria della relazione dell'autrice con il giovane poeta Dino Campana. La stessa famosa attrice, interprete dell'Aleramo, Laura Morante ha commentato a proposito della ura che si accingeva ad impersonare: "Confesso che mi ispira sentimenti contrastanti. In alcuni momenti è toccanti, in altri insopportabile. E' una donna di pulsioni, ma nel raccontarle è sincera, anche a costo di mostrarsi irritante. Si autocelebra senza pudore, con candore, però racconta le umiliazioni subite. E' una persona forse non profonda ma molto generosa".

"Sibilla Aleramo", continua l'attrice, "è stata una delle prime scrittici femministe, ma ha uno strano inconscio bovarista: s'innamora sempre d'artisti a quali è disposta a concedere tutto a patto di essere consacrata. Per molti anni, pur essendo una grafomane, non scrive un libro, ma vive amore assoluti."

Una donna ricca interiormente più d'ogni altro e proprio per la sua ricchezza sentimentale Sibilla Aleramo è uno dei personaggi più affascinanti che hanno attraversato la storia del '900.







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