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Appunti, Tesina di, appunto ITALIANO

IL BISOGNO - PROEMIO: IL RISVEGLIO DEL GIOVIN SIGNORE, LA TOILETTE DELLA DAMA E L’ARRIVO DEL SUO CICISBEO, IL VEGETARIANO E LA VERGINE CUCCIA

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IL BISOGNO

In onore di Wirtz, magistrato uscente di Locarno, alla sua saggezza e umanità.

Tema: riflessione sulla miseria come causa della criminalità (illuminismo e cattolicesimo).

1)                                                                                                                              La miseria entra nei cuori e nelle menti, e ne diventa tiranna, spingendo al  male;

2)                                                                                                                              la miseria è la miglior difesa nei confronti di atroci punizioni (la miseria: “Sia contro a me        diretta / la pubblica vendetta”);

3)                                                                                                                              il giudice pietoso, di fronte a ciò, si commuoverà (Wirtz esempio di generosa umanità e solidarietà.

Alta eloquenza classica: personificazioni (Bisogno, Ragione, Legge), apostrofi, domande retoriche, immagini mitologiche, sintassi  ricca di iperbati… e illuministica: termini (Ragione, lume), studiata aggettivazione, endiadi.

Beccaria e Parini: entrambi riconoscono nella battaglia contro la povertà la soluzione per la prevenzione della criminalità. Solo così tutti si sentiranno partecipi del patto sociale e lo rispetteranno (i “comuni patti” dell’ode IL BISOGNO).

PROEMIO: IL RISVEGLIO DEL GIOVIN SIGNORE (del 1763, poi soppresso)

Rivolto al giovin signore, gli insegnerà come passare le ore della sua giornata, senza azioni belliche o studi impegnativi,  ma tra “soavi cure”.

Descrizione dell’alba: sveglia e lavoro per la gente comune, per il giovin signore il canto del gallo conclude una notte di feste. Risveglio a mezzogiorno tra le cure dei servitori, con la difficile scelta della bevanda per colazione.

Ironia: purissimo, celeste (sangue dei nobili) contro la presunzione di origine divina, immoralità dei nobili per arricchimento, avvenuto “in pochi lustri” per essere onesto. Termini negativi (tedio, fastidio, noiosi) per sottolineare la vuotezza della vita nobiliare.

Secondo gli illuministi e i fisiocrati ciò che segue la natura è buono e morale (contadino e fabbro, lavori anche utili socialmente). Il nobile offende la natura prolungandosi più del dovuto nella notte, momento di buio e quiete, a far baldoria con le fiaccole.

Il Risveglio richiede le cure di molti servitori, mentre egli è inutile per tutti.

Il dolce sbadiglio ha sostituito l’urlo del duro capitano, a sottolineare come i nobili abbiano abbandonato anche l’attività bellica.

Bevanda: prima sembra d’accordo nel dire che è giusto aver conquistato il l’ America per fornire tali prelibatezze al palato del giovin signore, ma poi si indigna nei confronti delle sanguinose stragi perpetrate da Pizarro e Cortes.

IRONIA PER AMPLIFICAZIONE di cose comuni: iperboli, sintassi complessa e latineggiante, ricca di iperbati e inversioni, rimandi mitologici. Contrasto tra la concezione del nobile di sé (amplificazione) e vacuità dei gesti quotidiani.

LA TOILETTE DELLA DAMA E L’ARRIVO DEL SUO CICISBEO

La dama si dedica al rito della sua toilette, mentre giovani nobili assistono corteggiandola e pettegolando. Il marito attende con ansia il giovin signore per il pranzo, e quando arriva tutti gli cedono il posto, consci dei suoi diritti. Poi il giovin signore si dedica alla finzione amorosa con la dama.

Antinatura: pranzo quasi al tramonto. Ironia: i ritmi antinaturali sono privilegio dei nobili.

La toilette è un vero e proprio rito, in cui la cameriera è la sacerdotessa del suo cuore e pure la seggiola è sacra.

Attorno, i  giovani eroi” partecipano con pettegolezzi e scherzi, sempre uguali, sciocchi ed inutili.

Parini finge di condividere il disprezzo tipico di un nobile nei confronti del marito che, per nulla geloso dei giovani eroi, ha accettato il matrimonio e non si riscatta servendo anche lui altre dame.

Parini attacca il cicisbeismo, espressione effimera di finti rapporti amorosi, artificiosi. Il giovin signore si muove a sequenze, come un automa, a sottolineare l’artificiosità dei suoi sentimenti.

IL VEGETARIANO E LA VERGINE CUCCIA

Pranzo a casa della dama, ognuno vuole distinguersi per qualche particolare.

Ad es. il vegetariano, così sensibile che disprezza chi ripone tutte le proprie attenzioni agli uomini e non agli animali. Lui ci pensa agli animali, e prova disgusto quindi dal  mangiar carne.

La dama lo ascolta e ricorda un episodio accaduto alla sua cagnetta: stava mordendo la gamba di un servitore, e questi l’ha scalciata via. La povera cagnetta, guaendo, richiama i domestici e la dama stessa che sviene. Il servitore subisce la “giusta vendetta”: viene licenziato e nessuno lo riassume più per ciò che ha fatto,  cosicché si ritrova sulla strada con moglie e li.

Vegetariano: comportamento snob, legato alla moda: corpo snello, comportamento originale, umanitarismo di maniera nei confronti degli animali, dimenticando i soprusi che subiscono anche gli esseri umani. Parini lo descrive come un eroe, animalizzato dal verbo ruminare, unico nel “durar sì forte” alla squallida fame.

L’episodio della cagnetta passa dal punto di vista della padrona, come un affronto alla povera bestiolina, a quello dell’autore, che si sofferma sul dramma del povero servitore e della sua famiglia.

Sproporzione tra amore per gli animali e disprezzo per i servi: ipocrisia e cinismo dell’aristocrazia.

VITA

·        nasce a Bosisio (a pochi km. Da Milano) nel 1729 e vive tutta la vita nel territorio Lombardo

·        personalità : è un uomo moderato, equilibrato, coerente che dedica tutta la sua vita all’impegno poetico,  morale, sociale

·        formazione : a 8 anni si trasferisce a Milano da una prozia per studiare nella scuola dei     Bernabiti; quando ha 11 anni muore la prozia che nel testamento gli promette una rendita annua solo se si fa sacerdote; a 25 anni diventa abate senza avere alcuna vocazione

·        Parini precettore : dai 23 ai 33 anni viene assunto come precettore dai duchi Serbelloni e questa sarà il suo vero periodo formativo perché entra in contatto con l’ambiente nobiliare che sarà lo sfondo della sua opera più famosa : “il Giorno”; poi diventa precettore presso la famiglia Imbonati e pubblica le prime due parti dell’opera, ovvero “il Mattino” e “il Mezzogiorno”, attraverso i quali ottiene un’enorme notorietà. Il grande successo poetico fa sì che il governo austriaco gli offra prima la dirigenza della Gazzetta di Milano e poi una cattedra come insegnante di lettere. Durante la Rivoluzione francese, Parini rifiuta l’incarico di entrare a far parte della municipalità repubblicana (sia per la salute, sia per idee moderate); infatti, al ritorno degli Austriaci nel 1799, non viene coinvolto nelle repressioni punitive

·        Periodo strorico : vive interamente quel periodo di graduali riforme attuate dai sovrani austriaci (dispotismo illuminato) e vi aderisce con molto impegno e convinzione ma negli ultimi anni della sua vita vede fallire questo sogno di cambiamento graduale e pacifico. La fine del ‘700 infatti è segnata dalla sanguinosa e violenta Rivoluzione Francese; Parini è interiormente contraddetto perché condivide gli ideali di uguaglianza, fraternità e libertà ma non le maniere violente

·        Muore : il 15 Agosto del 1799 all’età di 70 anni

LA SATIRA ANTINOBILIARE E IL GIORNO

(satira = genere letterario polemico con cui si critica e si accusa attreverso lo scherzo. L’ironia ed il sarcasmo)

 

-         “Dialogo sopra la nobiltà” :

  

1)           operetta che precede “Il Giorno”, di argomento analogo ( critica le futilità aristocratiche )

2)      riassunto : due cadaveri, uno nobile e uno plebeo, si incontrano in un sepolcro ; quello nobile vuole imporsi con arroganza ma il sepolcro “è un luogo ove tutti riescono uguali”

3)       morale : tutti gli uomini sono uguali ; l’unica nobiltà importante è quella d’animo

-         “Il Giorno”

·        è il capolavoro del Parini, un poema satirico in cui il poeta immagina di essere precettore di un “giovin signore” durante il Mattino, il Mezzogiorno, il Vespro e la Notte (che sono le 4 parti del poema)

·        il giovin signore è il protagonista ed è caratterizzato dall’assenza di vita interiore, di personalità, di moralità e di sentimenti ; ha l’aspetto di un uomo, si veste come un uomo, egisce come un uomo ma al suo interno c’è il vuoto ; è un automa, un essere artificiale, innaturale, meccanico : un burattino

·        il precettore accomna il giovane lungo tutta la giornata, insegnandogli i piaceri, i riti sociali, i gesti, gli atteggiamenti e le parole adatte ; in realtà FINGE di ammaestrarlo e la sua funzione essenziale è quella di SMASCHERARE i vizi, i limiti e la pochezza umana e culturale del protagonista ; in realtà egli è il portavoce di Parini, il suo alter ego

·        altri antagonisti : contadini e lavoratori, ovvero i rappresentanti di un mondo onesto, operoso e morale

·        stile : Parini critica l’aristocrazia e  il suo mondo vuoto e vano attraverso l’IRONIA e l’ANTIFRASI (ura retorica con cui si dice il contrario di ciò che vorrebbe significare)

·        obiettivo : polemizzare quei valori negativi o disvalori appartenenti al giovin signore a al mondo che lo circonda ; ne “il Giorno” il Parini descrive gli aristocratici come persone schiave della moda, disumane nei confronti della servitù e ignoranti per quanto riguarda questioni di attualità . Il loro è un mondo fatto di apparenza, falsità e assenza di ideali

·        speranza politica : bisogna chiarire che questi disvalori sono tipici solamente di quella parte degenerata e parassitaria dell’aristocrazia ; gli aristocratici non sono tutti così e Parini spera che la parte intelligente della nobiltà inizi un graduale movimento di riforme in cooperazione con gli intellettuali illuministi

·        pessimismo : con la Riv. Francese viene meno questa fiducia nelle riforme e nel dispotismo illuminato ; si affievolisce di conseguenza la convinzione del poeta che la propria opera potesse concretamente servire ad un rinnovamento civile ; da un parte aderisce agli ideali della Rivoluzione ( uguaglianza, fratellanza e libertà) dall’altra è preoccupato per la violenza e per il crollo definitivo di tutta l’aristocrazia (anche quella illuminata) ; questo pessimismo trapela nell’ultima parte de “il Giorno”, “la Notte” (che tra l’altro rimarrà incompleta)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


IL MARE  (Marsiglia, estate 1767)

Partecipazione a spettacoli teatrali e contemplazione del mare (descrizione lirica naturalistica e fantastica che anticipa L’infinito di Leopardi nella disposizione dell’animo).

1)      oltre il teatro” passione per il teatro

2)      un’ora di delizia” contemplazione

3)      appunto sulla povertà delle proprie risorse culturali

Nn vede la terra, riposo e quiete, tra le due immensità celesti di mare e cielo, si tuffa e fantasticando evade dalla noia e dall’ inquietudine abituali.

LA PAURA E’ ALLA BASE DELLA TIRANNIDE

Potere = forma di tirannide liberticida, che si serve della paura come “base e molla”. Odio attorno al tiranno che, bramoso di potere, sa di essere solo, e ricorre alla violenza per opprimere e avvilire gli uomini che, per paura e viltà, diventano schiavi, mentre il tiranno si avvale di: nobiltà, esercito, religione.

Alfieri critica la teoria di Montesquieu della possibilità di una monarchia moderata, fondata sull’amore. Secondo lui ogni monarchia si realizza con esiti oppressivi e dispotici.

1)      La paura dell’oppresso: perché sa che le sue sofferenze dipendono dal suo oppressore: timore smisurato dal quale l’uomo, se ragionasse, uscirebbe e prenderebbe la risoluzione di non voler più soffrire. Viceversa il timore fa nascere la prudenza, l’obbedienza cieca e la sottomissione.

2)      La paura dell’oppressore: per la sua debolezza effettiva, cosciente che la sua forza deriva dal timore di lui, e perciò rabbrividisce ogni volta che pensa all’odio che suscita. Vorrebbe essere meno terribile, ma come gli uomini non prendono risoluzioni, così egli non è capace a ricercare nell’amore la fama e l’onore.

Timore e sospetto sono la causa della tirannide: rendono crudele il tiranno più mite: per paura di ribellioni, al solo sospetto di una di queste infligge crudeli punizioni.

NESSUN COMPROMESSO CON IL TIRANNO

Profondo pessimismo: l’unico modo per esser liberi è fuggire dal tiranno. La lontananza permette di non scendere a compromessi e di dedicarsi alla poesia, scuola di virtù e libertà per lo spirito, un esercizio sacerdotale di giovamento a tutti.

1)      Precetto: allontanarsi dal tiranno, rifiutare cariche onorifiche, per proteggere la propria autostima e l’integrità che la corte corromperebbe.

2)      L’uomo libero: in apparente schiavitù, senza difficoltà economiche e senza ribellarsi. Può cercare la gloria nel pensare e nello scrivere, giovando a sé e ai lettori.

“Della tirannide” si propone quindi di attaccare qualsiasi struttura che limiti la libertà di espressione, proponendo la ura dello scrittore/eroe simbolo di una libertà intellettuale interiore contrapposta alla schiavitù dei sudditi.

IL DONO DELLLA POESIA DURA PER SEMPRE

Superiorità della letteratura sulle altre arti. Lo scrittore ispira con i suoi pensieri le azioni dei grandi uomini. Segue solo la propria grandezza senza farsi influenzare.

Romanticismo: espressione “forte sentire”, elemento necessario all’eroe e al poeta.

1)      La letteratura è indipendente ed autonoma: non ha bisogno di mezzi materiali o committenti. Permette il raggiungimento, più lentamente, dell’immortalità, ma non è semplice, perché fama e onori sono accordati solo ai più eccellenti.

2)      Secondo Alfieri, dire è superiore al fare, perché un impulso (forte sentire) spinge lo scrittore a pensare. Non potendo agire, esprime sé stesso con la parola, senza alcun guadagno personale: solo la gloria del suo pensiero.

3)      Omero racchiude in sé sia i valori trasferiti ai suoi eroi, sia il dono divino della poesia, perciò è superiore ai primi.

4)      Lo scrittore è “l’eroe del dire, più utile dei grandi uomini perché scrive opere che gioveranno nel tempo, e perché racchiude in sé i personaggi che crea con la propria intelligenza e con il proprio eroismo, oltre ad essere un sublime narratore.

SAUL


Trama:
La vicenda ha inizio quando David , che era stato allontanato dalla città di Israele , vi ritorna di nascosto. Egli incontra suo cognato Gionata , quale intrattiene una breve conversazione in cui apprende che gli israeliani erano prossimi ad attaccar battaglia contro i Filistei. Gionata , fratello di Micol , la dolce amata di David , conduce quest'ultimo al cospetto di lei che è molto contenta di poterlo rincontrare , ma anche preoccupata per come reagirà il padre e re degli israeliani Saul , responsabile di aver allontanato tempo prima David.
Infatti , quando David giunge al cospetto di Saul , il re non sa come comportarsi perchè il giovane ha disubbidito ai suoi ordini presentandosi così spudoratamente . David , però , afferma più volte di esser stato e di esser tutt'ora fedele al re e cerca di dimostrare il suo affetto per il re e per il popolo. Inoltre David si dice pronto e determinato a scendere in battaglia a fianco degli israeliani , promettendo di vincere i Filistei per re Saul. Quest'ultimo è molto scosso interiormente , molto indeciso anche a causa di violenti momenti di sconforto che lo aggrediscono ; da una parte sembra che si sia convinto della fedeltà di David , d'altra parte il terrore di venire tradito gli impedisce di abbracciare l'aiuto del giovane. Al termine di questa battaglia interiore Saul , negativamente influenzato dal suo falso e ipocrita consigliere , Abner , nega la sua riconcilazione a David , ritenendolo un pericoloso traditore e gli vieta di aiutare l'esercito durante la battaglia. David ormai sconsolato , è costretto nuovamente ad allontanarsi , gettando nello sconforto Micol. Al termine della vicenda si scopre che l'esercito di Saul è protagonista di una tremenda sconfitta e al vecchio re non resta altro che suicidarsi traendosi con la propria spada.

VITA

Vittorio Alfieri nacque ad Asti nel 1749 e morì a Firenze nel 1803.

D’antica e nobile famiglia piemontese, fu istruito dapprima da un precettore, quindi (1758) iscritto all'Accademia di Torino dove egli, però, si sentiva costretto ad uno studio infruttuoso.

Uscito dall'accademia (1766), intraprese una serie di viaggi in Italia e in Europa nei quali sembrava cercare uno sfogo alla sua giovinezza dissipata in varie passioni (preminente quella per i cavalli).

Amori, duelli, tentati suicidi si susseguirono in quei viaggi, che non apavano la sua anima inquieta, attratta solo dal paesaggio desertico e sconfinato dell'Europa settentrionale.

Si ritrasse invece, sdegnato, da città come Berlino e da corti come quella di Maria Teresa d'Austria, dove aveva visto servilmente genuflesso il Metastasio.

Nel 1772, stabilitosi a Torino, si dedicò allo studio dei classici latini e italiani per rimediare alla frammentarietà della sua cultura, fatta fino allora soprattutto di letture degli illuministi francesi.

Scoprì la sua vocazione d’autore teatrale componendo una tragedia, Cleopatra. Rappresentata con successo al Teatro Carignano di Torino, nel giugno 1775, lo spinse a conseguire la gloria in quel genere tragico che non aveva visto eccellere nessuno scrittore italiano.

Si recò allora in Toscana dove iniziò la sua attività letteraria, cui volle dedicarsi in piena indipendenza anche dai doveri di suddito, donando i suoi beni patrimoniali alla sorella Giulia in cambio di una pensione.

A Firenze, nel 1777, conobbe Luisa Stolberg, contessa d'Albany e consorte di Carlo Edoardo Stuart, la quale fu per la fedele comna fino all’ultimo.

Soggiornò in Toscana, a Roma (dal 1781 al 1783), in Alsazia, e, dal 1787 al 1792, a Parigi, dove salutò con entusiasmo lo scoppio della rivoluzione, che poi rinnegò, sdegnato dagli sviluppi popolari e sanguinosi degli avvenimenti parigini.

Tornò nel 1792 in Italia e si stabilì a Firenze, dove visse in solitudine.

Fu sepolto in Santa Croce, dove Luisa Stolberg gli fece erigere dal Canova un monumento sepolcrale.



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