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LE PRAIRIE HOUSES

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LE PRAIRIE HOUSES

Tra il 1900-l901 Wright fonda, anche teoricamente, la nuova concezione della casa con due importanti conferenze:

·        The architect 1900

·        The Arts and Crafts the machine 1901



Ø      BLOSSON HOUSE, 1892

Quando ancora lavorava nello studio di Sullivan W. progettava case privatamente, questo fu il motivo di rottura fra i due architetti. Tra i progetti di quel periodo troviamo anche quello di questa casa, ispirata a dei modelli extra, che provengono dal di fuori degli Stati Uniti (quindi la sua affermazione di non essersi mai ispirato a niente non è vera).

E’ un’abitazione di stile coloniale, tipica corner house, a quattro angoli, a pianta quadrata e di forma parallelepipeda con un grande tetto a quattro falde che la copre. All’esterno c’è un grande portico con colonnato in stile ionico.

All’interno di questo progetto si notano alcuni elementi che anticiperanno le tematiche delle Prairie Houses, per esempio:

-          Il grande portico sulla destra è molto pronunciato, estendendosi al di fuori della costruzione

-          Finestre a ghigliottina caratterizzate da un’estensione orizzontale

Ø      WINSLOW HOUSE, 1893 a River Forest, Ill

E’ questo l’anno dell’esposizione colombiana di Chicago in cui è esposto il padiglione Ho-o-den, che impressionerà molto W., come testimonia anche questa abitazione.

Notiamo il grande aggetto della copertura unica, con falde dolcemente inclinate che riprende il terreno (tematica che anticipa le Prairie Houses).

Qui tutti i comignoli sono riuniti nel centro del tetto da un unico elemento verticale, questo dà una sensazione di maggior radicalità al terreno.

Il basamento è alzato fino al livello del davanzale delle finestre superiori, ed è poi segnato da una modanatura bianca che copre orizzontalmente. Sopra di esso c’è la fascia, che contiene le finestre, essa non è altro che un fregio avente decorazioni geometriche di carattere Sullivanesco.

Unico elemento che rompe la perfetta simmetria della facciata che guarda sulla strada pubblica, è il portico, collocato sulla sinistra della casa, da cui si entra nel cortile.

Osservando la pianta si identificano altre tematiche importanti che poi caratterizzeranno le Prairie Houses:

-          Il pranzo è un grande abbiente centrale con all’estremità superiore, un elemento ad esedra che si proietta al di fuori dell’edificio, ed è affiancato sulla destra da un portico che rientra.

-          La scala che parte per il piano superiore diventa poi una torretta che all’interno rompe la simmetria della casa.

Quindi all’interno, nella parte privata, l’abitazione inizia ad articolarsi e vi è quel processo che W. Definirà più avanti della ROTTURA della SCATOLA. Entrando, di fronte all’ingresso, si nota subito il camino che è situato nel punto più importante (ha due facce: una verso l’ingresso appunto, e una verso la sala da pranzo che costituisce l’elemento centrale dell’abitazione). Attorno al caminetto bisogna girare per percorrere le altre stanze del pian terreno.

-          Di fronte all’ingresso il camino è schermato da un elemento di matrice classica: un porticato interno, con colonnine di ghisa estremamente affusolate, e due divanetti all’estremità.

-          L’arredamento costruito per la casa, cioè progettato e costruito insieme alla casa, è uno degli elementi caratterizzanti le Prairie Houses, non solo quelle di W., ma anche quelle del suo gruppo (ben 18 sono gli architetti che appartengono alla Prairie School.

All’esterno bisogna oltrepassare un arco, avente decorazioni geometriche, per raggiungere i garage (allora scuderie).

Rivolgendo l’attenzione alla parte retrostante l’edificio, si intravedono il volume della torretta e i volumi aggettanti delle gronde, questi ultimi ricordano il padiglione Ho-o-den (avente come sfondo temi giapponesi); si vedono poi l’aggetto della sala da pranzo, il rientro, lo scavo, del portico.

Ø      BAGLY HOUSE, 1894

-          Insieme alla Blosson House è uno dei pochi esempi con influenza coloniale.

-          Vediamo, infatti, il portico davanti alla casa, le finestre situate al piano superiore con timpano, la scomposizione della scatola che in pianta si legge attraverso la biblioteca (un padiglioncino ottagonale sulla sinistra dell’abitazione).

Ø      ROLOSON HOUSE, 1894

E’ solo una delle poche case costruite da W. per i suoi famigliari, si tratta di una serie di case infilate unifamiliari, aventi all’interno una grande scala che collega tutti i piani.

Sappiamo che W. Riteneva il Gotico uno stile positivo (mentre rifiutava il Rinascimento) quindi leggiamo un’influenza gotica abbastanza evidente nei timpani triangolari che concludono le facciate verticalmente. All’interno dei quadrati situati sotto le finestre del piano superiore ci sono ancora delle decorazioni.

Ogni casa aveva anche una zona d’accesso costituita da un piccolo giardino con balaustra che separava dalla strada, e fungeva appunto da ingresso.

Attualmente le case sono state ristrutturate con una certa cura, eliminando però la balaustra e il giardino davanti.

Ø      FRANCISCO TERRANCE, 1895 (oggi demoliti)

Un’altra serie di abitazioni di carattere urbano che in questo caso copre un intero isolato. Agli alloggi esterni si accede dalla strada, con le scale a destra di un grande arco, che invece conduce al cortile interno per accedere poi alle altre abitazioni interne. La corte interna ha una serie di elementi, di ricordi, di particolari riguardanti i forti: ad esempio ci sono quattro torri angolari (corrispondenti alle scale). Si sale poi al piano superiore da cui emergono, la loro copertura è stata conurata in modo tale che ricordi la torretta difensiva.

Gli ingressi del pian terreno sono coperti dal ballatoio superiore, mentre per gli accessi degli alloggi superiori ci sono piccoli portici aggettanti di protezione.

Nell’angolo delle torri, sia a destra sia a sinistra, si vede che sopra la porta c’è una bifora doppia di ispirazione gotica e autoctona.

Diversi anni dopo W. Progetta un altro intervento: alloggia aventi nella fascia centrale i servizi (cabine armadio, piccole cucine..) e le stanze sui due lati esterni.

Ø      EXITON TERRACE, 1909 (mai realizzato)

Questo progetto costituisce un altro intervento sugli isolati urbani (che W. si è trascinato per diversi anni), ed è molto più complesso in quanto l’architetto compone due isolati vicini con strada privata all’interno, ognuno avente due file di abitazioni (un’interna ed un’esterna, separate da una specie di piccola vetrata con scale di sicurezza.

Agli alloggi esterni si accede dall’esterno mentre per quelli interni si utilizza la corte intera; il complesso è molto articolato in quanto il blocco esterno risulta più alto di un piano rispetto a quello interno, per cui, essendoci il digradare verso l’interno, questi alloggi possono traguardare sulla corte interna.

Gli ingressi superiori sono caratterizzati da piccoli portici.

Ø      MOORE HOUSE, 1895

E’ stata in parte bruciata in un incendio, e poi ricostruita da W. nel 1923.

Vediamo la parte superstite del 1° progetto: si tratta di un progetto in parte goticizzante:

-          con il triangolo superiore

-           con elementi cingol in legno inframmezzato da ripartire in intonaco, e dai legni gotici del bay window (così chiamato se di forma rettangolare o poligonale, altrimenti bow window se circolari)

-          con le bifore

La facciata su strada è la parte preservata dall’incendio, mentre nell’interno, pur mantenendo il carattere gotico, W. è andato avanti nel 1923 inserendo elementi architettonici che ricordano il Giappone.

Ø      GOODRIC HOUSE, 1896

Progettata tre anni dopo l’esposizione colombiana di Chicago, ma le cui influenze sono molto evidenti; soprattutto nel padiglioncino emergente che ricorda una delle parti del padiglione Ho-o-den.

Ø      FRANK LLOYD WRIGHT HOWIS, al 1889

      Infine, in questo periodo di elaborazione, di tentativi a volte non completamente riusciti, altre volte                           che ci hanno portato a dei capolavori, va inserita anche questo edificio, la casa e studio dell’architetto costruitasi a Oak Park (sobborgo a ovest di Chicago).

Guardando la pianta: la pianta superiore è costituita dall’abitazione affacciata su strada residenziale, mentre nella parte inferiore lo studio prospetta sulla strada trafficata che porta a Chicago. Inizialmente la casa consisteva solo in un’abitazione con studio al piano superiore, poi sarà ampliata mediante l’aggiunta dello studio, finché nel 1909 W. costruirà proprio uno studio separato collegato all’abitazione (o meglio allo studio all’interno della casa) mediante un passaggio.



Anche in questo caso notiamo il carattere tranquillo, simmetrico, in un certo senso convenzionale della facciata privata, mentre sulla facciata dello studio (pubblica), ci sono una serie di volumi articolati, evidente sperimentazione della rottura della scatola. E’ naturale che il proprio studio sia caratterizzato dalla ricerca dello spazio, dalla sperimentazione continua.

C’è un ingresso cui si giunge attraversando dei gradini, c’è un portico da cui si accede all’ufficio della segretaria, dietro si trova la stanza di W. , sulla destra la biblioteca che fingeva anche da ricevimento dei clienti, e poi sulla sinistra la stanza da disegno dove erano collegati i tavoli da disegno.

Da un’immagine dell’ingresso si vedono delle anfore tipiche di W. e delle statue collocate lateralmente, sullo sfondo si intravede la   ……..   di legno con la parte superiore ottagonale dopo il restauro.

Vediamo ora due immagini della sala da pranzo:

Prima sistemazione: le finestre furono alzate da lui quando venne costruita una casa di fianco alla sua, per cui i vicini potevano osservare l’ambiente. Il pranzo è un tema particolare, spesso nelle case di W. questo costituisce una stanza dentro la stanza, ad esempio: le seggiole con schienali molto alti tendono quasi a formare un ambiente dentro l’ambiente, il tutto è accentuato dal posizionamento di lampade in corrispondenza dei piedi del tavolo.

Successiva sistemazione: il tavolo verrà disposto nell’altra direzione, qui troviamo una grande lampada con decorazioni geometriche.

 La stanza da gioco per i ragazzi, coperta da volta a botte, presenta una luce in alto e finestre laterali che furono chiuse e successivamente riaperte. Questo ambiente era anche una stanza da musica ,interessante la presenza di un calco Louvre di Parigi e la presenza di un pianoforte che veniva raggiunto salendo una sorta di gradinata, con la possibilità di divenire un palcoscenico per spettacoli teatrali.

Nella biblioteca dello studio, vi è la presenza di un’estrema ricchezza degli arredi, vi sono stampe giapponesi e altri elementi orientali che già W. collezionava.

Dopo il 1909, la casa di F.L.Wright a seguito della chiusura del suo studio e conseguentemente al suo trasferimento a Taliesin East è stata da lui profondamente modificata per ricavare due alloggi: uno per la famiglia (moglie e li) e l’altro (parte vecchia della casa) da cedere in affitto.

Dopo che ha subito maneggiamenti, si è deciso di far tornare il tutto alla situazione del 1909; oggi la casa è di proprietà di una fondazione che ne ha curato il restauro e l’ha aperta al pubblico inserendovi un museo dedicato all’architetto, c’è stato anche il tentativo di recuperare gli arredi ricomprando quelli venduti.

Un disegno della facciata dello studio è stata pubblicata anche sul Vasdmun porfolio del 1910 in cui si nota perfettamente come il volume di sinistra sia articolato.

Alla fine di questo periodo (fine 800 e inizio 900) W. scrive per le due conferenze                                                                                     

·         The architect 1900

In questo articolo descrive quella che lui definisce la pratica generale della professione dell’architetto dove invece di sforzi creativi ci si ostina a usare gli stili europei e quelli del passato assolutamente antiquati per le nuove funzioni; per esempio W: cita il caso di un edificio commerciale che all’interno appare come un tempio greco (borsa di Wall Street) conclude lo scritto affermando che “l’architetto è diventato un venditore che distribuisce stili pre confezionati per il catalogo di un’enorme fabbrica in piante”, ma W. ha ancora la speranza che il pubblico capirà gradualmente che un cattivo-originale americano è preferibile a una buona coppia europea.

Il suo ottimismo nel 1900 era basato sulla possibile crescita culturale americana e sulla potenziale capacità missionaria di un gruppo di giovani architetti che aderivano alla Prairie School (Spencer, Griffield, Bari Birm ecc.). Teniamo presente che il termine Prairie School non era coevo del periodo di W., anzi allora questa scuola era conosciuta come Chicago school (termine successivamente usato per indicare gli edifici commerciali, i grattacieli); fu lo studioso americano

Allen Brooks a coniare il vocabolo Prairie School per distinguere la scuola wrightiana.

Quindi la 1° conferenza intitolata L’Architetto faceva il punto sulla professione.

·         The Arts and Crafts the machine 1901

La 2° conferenza che inizia alla Bauhaus di James Adams, l’importante centro della cultura di Chicago, in quel così detto Rinascimento di Chicago, era un posto dove si riunivano personaggi come Henry James o come Jhon Zurli (filosofo formatore del sistema della nuova didattica della società americana), i quali teorizzavano le necessità di un ritorno ai valori della natura, ma davano la città come un fatto ormai inevitabile e quindi il loro problema era quello di civilizzare la città attraverso la natura. The Arts and Crafts the machine quindi è la conseguenza di quelle considerazioni sulla professione dell’architetto che W. ha fatto nella prima conferenza, stabilendo i principi teorici di una nuova architettura americana.

La macchina per W. è il futuro dell’arte e dell’architettura, contrapponendosi così al pensiero di Morris e Ruskin che avevano teorizzato il ritorno all’artigianato tema per altro ricordato nel titolo della conferenza. Occorre per W. esplorare le nuove possibilità offerte dalla macchina per creare un’architettura appropriata al 20° secolo, gli architetti usano la tecnologia per progettare edifici rinascenti rispetto agli stili del passato; è infatti sbagliato che il ferro con cui si sono costruiti i nuovi edifici sia seppellito sotto tonnellate di muratura ornamentale.

W. cita anche il legno e sostiene che la sua bellezza sta nelle sue caratteristiche intrinseche (la venatura, il colore,..); queste caratteristiche che dovrebbero essere messe in evidenza dalla lavorazione industriale spesso sono invece penalizzate dal lavoro manuale, dall’intagliatura, dall’incisione.

“E’ venuto il tempo” dice W. “di imparare dalla macchina stabilendo un controllo su di essa, chiave centrale nella nuova tecnologia è la semplicità” è questo un chiaro riferimento all’arte giapponese nella semplificazione e sottrazione. “La nuova tecnologia ha permesso al ferro e all’acciaio, con la loro stessa capacità di attrarre, di aprire nuove porte dell’espressione antitetica; specialmente la copertura permette di vestire la forma strutturale con un semplice gesto, mentre prima venivano utilizzati diversi strati di materiale”.

Nel n° di Febbraio del USL del 1901 la Ladies and Giornal pubblica due progetti di W.: si tratta di abitazioni Prairie Houses che hanno un costo moderato: 7000 e 5800 $, le quali incorporano quelle idee che W. aveva annunciato nei due articoli.

Vediamo ora i due progetti:

Ø      Prairie Houses da 7000 $

Appare evidente come la casa non sia più compatta ma articolata su pianta a croce avente al centro il camino; è caratterizzata da una maggiore compattezza al centro, e poi man mano che la casa si allarga adagiandosi sul terreno, vi è una progressiva apertura e alleggerimento dei volumi (mediante l’inserimento di portici, terrazzi e altri elementi).

Il tutto è coperto da grandi tetti aggettanti con le falde leggermente inclinate, è evidente il forte legame architettura-natura dovuto anche alla presenza di fioriere.

La pianta è complessivamente più elastica, soprattutto al pian terreno (il piano pubblico), dove non c’è una separazione netta fra un ambiente e l’altro.

Anche qui c’è una caratteristica circolatoria, infatti si può percorrere tutto il piano girando intorno al camino (articolato con diversi affacci verso gli ambienti) che sta al centro dell’ambiente.

Prairie Houses Ovviamente più piccola della precedente, qui notiamo che le finestre sono grandi, in lunghezza, separate solo da piccoli ritti di sostegno. Per questo quando i modernisti europei arriveranno, con le Le Corbusier in particolare, a parlare di finestra nastro, W. affermerà di averla già usata in precedenza.

Concludiamo questa prima parte sentendo come W. stesso descrive, nella sua autobiografia, le caratteristiche delle Prairie Houses:

·        Costruendo la casa nuova bisogna liberarsi della soffitta e pertanto dell’abbaino, per non sprecare le altezze

·        Liberarsi dello scantinato

·        Unire tanti comignoli in mattoni posti sul tetto in un comignolo unico, anche generoso

·        E’ preferibile che i tetti siano poco inclinati, magari piatti

·        Il caminetto consiste in un incorniciatura di marmo per ospitare pochi elementi di carbone

·        La parete non è più il lato di una scatola, ma il mezzo per proteggersi da il caldo o da il freddo; funge così da schermo per un migliore collegamento interno-esterno

·        La gronda deve essere in tinte chiare per creare una luminosità riflessa che si diffonde così senza abbagliare nelle stanze superiori.

Gli aggetti del tetto avevano una duplice utilità: prestare difesa alle murature della casa e far sì che la proiezione di luce riflessa passasse in secondo piano attraverso gli schermi luminosi, che sostituivano le pareti , spesso erano costituiti da finestre in serie ininterrotta.

In questo periodo W. concepì la casa essenzialmente come spazio interno abitabile posto sotto un ampio riparo. “Mi piaceva il senso del riposo, della vita dell’edificio, e mi piace tuttora”. La casa cominciò a integrarsi con il terreno, a integrarsi con la prateria; le abitazioni di quel periodo erano suggerite deliberatamente con l’annuncio di determinazione che W. si accomna ad ogni processo di bisezione. Gli interni consistevano in una serie di scatole affiancate o interne chiamate camere, tutte le scatole dovevano raggiungere una scatola interna. Pareva che vi fosse ben poco di ragionevole in questa sperimentazione.

Le Prairie Houses hanno successo fra il 1900-l914, poi entra rapidamente in decadenza parallelamente a una ripresa nella moda degli stili storici; ma a cosa è dovuto questo successo delle Prairie Houses?

E’ dovuto a una corrispondenza, a una risposta, alle esigenze della famiglie americane. Si stava infatti rispondendo a una condizione urbana , quindi nelle Prairie Houses si introducono una serie di semplificazioni (che riguardano il rapporto fra le stanze ecc.), che corrispondono alla maggior unità della famiglia. Essa simboleggia un senso di protezione che nell’ambiente urbano, pieno di conflitti, ricercano i cittadini; non solo, simbolizza anche nel meglio dell’urbanizzazione il ricordo di un passato da cui ci si stava man mano staccando, ma a cui la gente cercava di ritornare.

Ecco, da qui nasce il successo dei sobborghi di W. che pur trovandosi vicini alle grandi città nello stesso tempo sono immerse nella natura.

Il successo non riguarda solo le Prairie Houses di W., ma di tutta la Prairie School che nasce da un gruppo di 18 architetti (Wright, Parcker, Spancer, Thompson, Griffin …) aventi lo studio vicino, che si trovavano settimanalmente per discutere di architettura.

Le Prairie Houses si articolano in una serie di tipi:

-          pianta a croce (di cui c’è la variazione a L o a T)

-          pianta in linea

-          pianta quadrata, che riprende il tipo tradizionale della casa a quattro angoli che poi W. applicheranno nel progetto (pubblicato anche sul Wasmuth porfolio) della casa a prova di fuoco: si tratta di un edificio in cemento per 5000$ datato 1907, tipo poi ripreso da altri architetti della Prairie School

-          pianta a padiglione: variazioni e articolazioni usate in case più grandi




Ø       HARLEY BRADLEY HOUSE

E’ la realizzazione di un progetto pubblicato sul Ladies and Giornal, (cioè giornale della casa per signore).

La pianta è a L: si tratta di un tipo a croce articolato, presentante una progine dietro, dei garage e un portico sulla sinistra

Ø      WILLITS HOUSE, 1901

Altro dei grandi capolavori delle Prairie Houses; qui la pianta a croce presenta un soggiorno che si sviluppa su doppie altezze. Si vede come l’integrazione fra i valori locali è ormai diventata completa, si vedono infatti gli elementi del portico che temono la volumetria della casa, la sciolgono e la mettono in rapporto con l’ambiente attorno.

E’ ben leggibile il contrasto fra le linee orizzontali della casa con i grandi terrazzi in legno e con le coperture leggermente inclinate e l’accento del grande camino che costituisce il simbolo dell’unità della famiglia. In un’immagine si vede come le finestre siano decorate con grandi elementi a piombo stilizzati, anche qui si nota come il portico sembri aprirsi sulla natura.

Ø      ARTHUR HEURTLEY HOUSE, 1902

La committenza chiede che sia un volume compatto, ben possente in sé stesso, con tetto che copra tutta la struttura.

Caratteristica dell’architetto che gli accessi non siano mai diretti, ma “nascosti”; ad es. qui oltre all’accesso sul tetto, si entra nella casa attraverso un cortiletto, si scende qualche gradino, si gira prima a sinistra poi a destra; ci sono quindi una serie di percorsi con diversi angoli proprio come gli ingressi delle case giapponesi.

Ø      THOMAS HOUSE, 1901

Sembra situata su un podio, protetta dal fatto di essere rialzata; il podio permette di mantenere privacy, miglior osservazione della vita di città, è quindi un atteggiamento ancora positivo quello di W. verso la città.

Si accede da un cortiletto, si percorre una scala, poi si arriva all’ingresso della vera e propria casa; presenta una grande terrazza che si affaccia sulla strada (il locale ospita la sala da pranzo).

Anche in questo edificio scendendo le scale si raggiunge il seminterrato, dove sono localizzati il servizio e una stanza da gioco per i ragazzi; risalendo le scale si arriva alla sala da pranzo, soggiorno, stanza da letto, cucina, office e una grande veranda, successivamente chiusa, che costituiva l’affaccio sulla natura.

Nel cortile d’ingresso si vede un arco di matrice forse richardsoniana; anche qui le finestre sono in lunghezza.

Come la maggior parte delle sue case è in legno intonacata, è importante capire questo perché noi non siamo abituati alla tecnologia del legno.

Altra caratteristica di cui W. spesso parlava, ed è qui presente, è la grande gronda con superficie chiara e riflettente.

Ø      CHENEY HOUSE, 1903

La moglie di Cheney e la donna con cui W. fuggirà in Europa nel 1909, quindi questo progetto segna in qualche modo la vita futura di W..

Questa casa, estesa tutta su un piano, ha le caratteristiche dei progetti precedenti, anche se le dimensioni ridotte ricordano di più un tempio.

Pianta: sulla destra l’ingresso nascosto, con soggiorno al centro, lateralmente si trova il pranzo; il camino è posizionato sul fondo; vediamo anche un corridoio che disimpegna le stanze, dietro la fascia dei servizi. Sul davanti il pranzo si apre con un terrazzo racchiuso da un recinto, che a sua volta è parte di un recinto più alto che chiude tutto il giardino della casa. Il concetto del recinto ricorda la casa romana, greca.

La casa nell’insieme di Oak Park sembra molto piccola, immersa nel verde della natura; è costruita in mattoni, con le stillature di malta, fra un mattone e l’altro, messe in evidenza arretrandole in modo da segnare l’apparenza orizzontale dell’abitazione.

Serie di piante a confronto della: CHENEY HOUSE, HUNDERSON, MARTIN HOUSE.

In esse si legge uno schema di soggiorno, biblioteca, sala da pranzo, che riprende la disposizione del padiglione Ho-o-den dove al posto del Togodova (mobile contenente gli oggetti simbolici della famiglia abitante nella casa) è situato, in fondo nelle case di W., il camino.

Ø      FARLO HOUSE, 1907-l1

Pubblicata su Wasmuth porfolio riprende il tema del volume compatto, da una parte si trovano il soggiorno, il pranzo, la cucina; mediante una scala aggettante si sale al piano superiore che porta alle camere e al bagno.

Alcuni elementi certamente colpirono la fantasia degli architetti europei quando questo progetto fu pubblicato in Europa; soprattutto per l’uso delle gronde in aggetto del tetto piano (tetto come lastra). In questo caso si tratta di assonanze di riferimento, e non di influenze con le stampe giapponesi.

I rendering ben fatti furono appunto pubblicati sul Wasmuth porfolio, come ben si vede nel libro.

Ø      MARTIN HOUSE, A BUFFALO 1904-5

Esempio di grande casa con pianta a croce in uno schema complesso; da una foto si vedono la serra, il garage collegato all’edificio mediante un passaggio coperto, casa della lia anche questa collegata al complesso.

E’ ben visibile l’articolazione in blocchi, tutti però collegati e uniti dalla presenza del giardino.

Qui la distruzione della scatola è completa; la casa è realizzata in mattoni, la struttura si appoggia su grandi pilastri che distruggono la parete facendola divenire uno schermo trasparente verso l’esterno.

L’interno è interessante per capire come è applicata la teoria di W. sull’arredamento: costruito propriamente per la casa si accosta al pensiero Arts and Crafts ma anche Liberty (ad es. la libreria , la lampada, le tende, tutto costituisce un tutt’uno con la progettazione).

Ø      THOMAS HARDI HOUSE, 1905

Schema di casa in linea situata a nord di Chicago sul lago Michigan, anche qui il rendering ricorda le stampe giapponesi, anche per il particolare dei fiori in primo piano.

Ø      GALE HOUSE, Oak Park 1904-06

E’ stato uno dei capolavori finali delle Prairie Houses, la pianta risulta piuttosto semplice, lineare, contenuta in un rettangolo da cui sporge solamente l’elemento della scala, che però contribuisce enormemente al punto di vista della volumetria, interna a dare l’impressione di ambiente articolato. Si vedono grandi terrazzi a sbalzo sostenuti da travi in legno intonacato. Ci sono poi grandi finestre in lunghezza, il piano coperto che costituisce la rampa (sensazione di lastre che si proiettano nello spazio, anticipazione neoplasticismo).

Guardando la pianta: L’ingresso è collocato in alto, salendo tre gradini ci si ritrova davanti a una parete che obbliga a girare per poter entrare nel soggiorno; il camino è sempre al centro. Nel piano superiore sono collocate le camere da letto.

W. usa un artificio per rendere più evidenti le lastre a sbalzo dei terrazzi: le travi escono di più al livello della parete.

Per quello che riguarda il rapporto fra interno- esterno: si vedono le case al di là della strada, che è a traffico molto lento, quindi dalla terrazza si può’ osservare la vita della strada, ma si è protetti dalla balaustra quindi non si è osservati.

Ø      ISABEL ROBERTS HOUSE, Riverside 1908

Costruita da W. per la segretaria del suo studio nella zona ovest di Chicago.

E’ caratterizzata da un soggiorno a doppia altezza, cosicché anche dal sopra si partecipa alla vita di sotto tramite una sorta di balconata.

Al corridoio superiore, molto stretto al punto di essere paragonato ad un cannocchiale, che porta alle camere da letto, si accede salendo una scala.

La pianta è quella tipica a croce con camino al centro e portico, ora chiuso.

La casa inizialmente intonacata, fu poi rivestita con mattoni paramano dallo stesso W.

Da un’immagine si vede come la casa sia molto piccola, distesa sul terreno, con la gran vetrata che corrisponde all doppia altezza del soggiorno.

Sul retro della casa si può vedere il balconcino definito dall’architetto di Romeo e Giulietta, perché mette in comunicazione la camera della proprietaria con quella degli ospiti: ideale per incontri amorosi.

Queste case è meglio vederle d’inverno, altrimenti la vegetazione nasconde molto.

Quasi tutte non sono recintate, ma bisogna rispettarne la privacy.

Ø      ROBIE HOUSE, 1906-09

Ultima delle Prairie Houses è oggi di proprietà dell’Università di Chicago, quindi visitabile solo sotto appuntamento.

Il committente, Sig. Robbie, era un industriale produttore di accessori per automobili, che come W., adorava le automobili (costruì una bicicletta a 4° 6 posti con dei comni di università, da qui si capisce quanto fosse un personaggio curioso e originale).

La casa, costituita da due corpi slittati uno sull’altro, è situata piuttosto in centro a Chicago, vicina a un bosco, si trova su un lotto lungo e stretto che si affaccia per il lato lungo verso sud, quindi è quasi tutta costruita con un affaccio solamente.

Il proprietario chiese una casa antincendio, quindi fu costruita in mattoni con struttura portante in ferro, si nota il grande salto della pensilina sorretta da due grandi travi longitudinali, che poggiano sopra i pilastri.

Questa stessa casa è stata paragonata ad un bastimento, proprio per il suo aspetto da nave, ma può anche essere paragonata ad un aereo con grandi ali per le lastre ben visibili dell’abitazione.

E’ una casa sostanzialmente in linea, ma che recupera l’andamento a croce solo nel piano superiore; sono sostanzialmente due i piani:



-          quello principale, quello della vita, composto al soggiorno con grande terrazzo che si affaccia sulla città, e un pranzo suddiviso tra una parte principale e una secondaria con tavolino (lampade d’angolo poste ai lati del tavolo).

-          quello superiore per la zona notte. Interessante è il camino, o meglio la canna fumaria che in questo piano si suddivide in 2, in modo da lasciare un punto di vista fra le 2 stanze che diventano un tutt’uno, un fluire di spazi.

-          e, infine, un piano leggermente incassato dove si trovano, oltre all’ingresso, gli elementi accessori (stanza da bigliardo, sala gioco ragazzi, …) che si affacciano sulla corte chiusa e incassata che prospetta sulla via.

Sulla corte si affaccia anche il garage, per entrarvi in macchina essendo appunto il proprietario una appassionato collezionista d’automobili.

I mattoni, sono disposti in corsi orizzontali, le stillature orizzontali sono larghe un centimetro e arretrate, in modo che la linea orizzontale rimanga evidente; mentre le stillature verticali sono alte mezzo centimetro, portate a livello del concio, e realizzate color mattone in maniere da farle sire e trasmettere quella sensazione di orizzontalità della casa.

In una vista sul fianco si vede nettamente il suo sviluppo orizzontale, è circondata da un recinto che però risulta essere basso rispetto all’altezza di una persona.

Una della tecniche di W. qui applicata, consiste nel prevedere ingressi bassi che trasmettano senso di protezione, entrando in soggiorno poi lo spazio si allarga, come se esplodesse.

Mettendo a confronto The Great Hall di Higashi Hongan-ji Betsuin a Nogaya con la Robie House, la cosa più importante da capire è come queste case subirono un processo di semplificazione e quindi si siano avvicinate ai metodi dell’arte giapponese soprattutto al punto di vista metodologico.

CONSIDERAZIONI SUGLI SCRITTI DI WRIGHT DOPO

 IL SUO VIAGGIO IN EUROPA

Quando torna ha meno lavoro, si trasferisce a Taliesin East.

Costruisce meno, quindi ha modo di riflettere, di chiarire il suo concetto di architettura organica.

Scriverà su questo tema 3 volumi:

1.      AUSGEFUHRTE BAUTEN…(in WASMUTH PORFOGLIO), 1910

2.      THE JAPANESE PRINT AN INTERPRETATION, 1912

3.      Seconda versione dell’articolo intitolato IN THE COURESE OF ARCHITRCTURE

Questi saggi costituiscono in qualche modo una lucida e completa presa do posizione di W.

Nel primo di questi saggi, pubblicato a Berlino, scritto da W. nel suo soggiorno in Italia, egli conferma che il recente soggiorno a Firenze lo ha rapportato a una sua idea che il Rinascimento è agli antipodi dell’architettura organica. Invece che è lo stile gotico, o meglio lo spirito gotico, da cui bisogna apprendere; il concetto di spirito è basilare altrimenti non si potrebbe capire come un’architettura che va tutta in orizzontale possa paragonarsi al gotico che aveva invece una spinta tutta verticale.

Egli dichiara inoltre di aver apprezzato la quantità di linee di costruzione indigene legate alla terra, la cui qualità è intimamente connessa all’ambiente.

W. poi si sofferma sui caratteri di bellezza basati su leggi di geometria che davano forma all’oggetto architettonico; il Rinascimento italiano è inorganico, poiché copiando gli stili dell’antichità non è creativo, ma è staccato al tempo, al nuovo, dalla gente.

L’architettura gotica rispondeva invece ai bisogni reali, era costruita con metodi e strumenti adeguati al suo tempo, e rispondeva alla legge naturale con i suoi principi strutturali, le forme espressive.

“La rinascita dello spirito gotico” scrive W. “è necessaria nelle arti e nell’architettura; ma far rivivere lo spirito gotico non significa utilizzare le forme dell’architettura Medievale, significa qualcosa di socialmente diverso…”; il tentativo fatto da Sullivan e da lui e consiste nel liberarsi dalle imitazioni, in nome di un nuovo spirito democratico americano.

Il concetto di architettura organica prevede che ogni cosa, strumento, roccia, edificio o architettura, abbia la sua propria unità, cioè la sua natura propriamente unica. Bisogna quindi scoprire la natura delle cose.

L’obbiettivo verso cui W. punta è l’unità: l’arredo, i quadri, le lampade, gli elementi di riscaldamento ecc., tutto deve essere armonioso; ecco la concezione del tutto o del niente.

Nell’architettura organica non c’è posto per le decorazioni intese come tali; ma queste devono nascere col progetto stesso, con la pianta dell’organismo.

Se l’architetto vuole pensare in termini di architettura organica, ogni soluzione del progetto assumerà la sua collocazione esatta come i rami e le foglie di un albero (paragone organico naturale).

Nella conclusione del libro, che è la presentazione del saggio introduttivo del Wasmuth porfolio, W. ammette il suo debito nei confronti dell’arte giapponese come fonte d’ispirazione.

E’ naturale che il suo studio successivo sui principi estetici e filosofici sia THE JAPANESE PRINT AN INTERPRETATION, scritto e pubblicato a Chicago nel 1912.Si tratta di un piccolo libro di sole 35 ine che non riguarda direttamente l’architettura poiché l’oggetto del libro sono le stampe giapponesi di cui W. era collezionista e ne era diventato poi esperto. Ma attraverso i principi dell’arte giapponese egli riprende alcuni temi che riguardano l’architettura anche se indirettamente.

L’interesse di W. per il Giappone viene fatto risalire dai grandi studiosi alla sua visita all’esposizione colombiana di Chicago del 1893; tuttavia prima del suo viaggio in  oriente (1905) si trova solo un breve accenno a questa influenza nella conferenza all Bauhaus del 1901: The Arts and Crafts the machine.

Dalla prima visita in Giappone egli torna con stampe e un n° d’informazioni sufficienti per tenere una conferenza sull’argomento, al punto tale di organizzare un’esposizione, l’anno dopo, a Chicago con il catalogo contenente una sua introduzione.

E nel 1912 quando scrive questo libro era certamente conosciuto in tutti gli stati uniti come esperto di stampe giapponesi, stava infatti mettendo insieme una delle collezioni più importanti.

W. diventerà poi un importante commerciante  di esse, che lo aiuteranno anche nei momenti difficili poiché le rivenderà ricavandone i soldi necessari per tirare avanti (quando il suo lavoro non sarà più sufficiente).

Il libro contiene alcune delle sue più importanti idee, ad es. che le leggi della bellezza sono simili a quelle della fisica, asse preesistono a priori di ogni concezione.

Così l’arte organica, l’unica vera arte, deriva la sua bellezza da un processo creativo e dalla sua struttura, che è la forma elaborata al costruire un’idea.

Per W. l’architettura è la grammatica della scrittura, egli ritiene che certe forme siano dotate della forza parlante, una proprietà simbolica ma che dà l’idea delle cose; così il cerchi rappresenta l’infinità, l’immensità, la cuspide l’ispirazione, il triangolo la struttura, la spirale il processo organico, il quadrato l’integrità.

Questi concetti servono per capire anche quale importanza avrà la griglia nelle case di W.: tutte le sue abitazioni sono basate su griglie, ad es. nelle Prairie Houses si tratta di griglie aventi dimensioni diverse sovrapposte e fatte scorrere l’una sull’altra, mentre nelle Usonian Houses si tratta di griglie più semplici.

W. ritiene che tutti i creatori di stampe giapponesi siano i migliori nel catturare l’idea di questo gioco [ es. del PINO: se questa pianta dovesse sire dalla terra l’artista dovrebbe essere in grado di conservarlo nella memoria del tempo con alcune idee semplici perché egli ha approfondito attraverso  lo studio della la sua natura; cioè non il suo aspetto esterno che colpisce l’occhio, ma quelle sue caratteristiche interne che W. ha definito come idea eterna della cosa conoscibile solo dopo uno studio sapiente].

Il problema centrale per l’architettura consiste nel modo di trasferire un’idea in un edificio mediante forme appropriate.

Questo processo si attua inserendo solo ciò che è estremamente necessario per evidenziare il significato essenziale. Gli artisti giapponesi hanno perfezionato la tecnica della semplificazione attuando l’eliminazione di elementi insignificanti, raggiungendo così la natura dell’oggetto (ecco quello che ha imparato da loro).

Semplificare è in un senso drammatizzare, e drammatizzare è convenzionalizzare, la convenzionalizzazione è il processo di catturare l’essenza di ridurre l’oggetto ai suoi elementi fondamentali. L’arte occidentale è antitetica a questi principi, poiché si basa sull’imitazione.

La funzione sociale dell’artista è quella di interprete della società, quindi di assumere il ruolo di leaderscip attivo , questo concetto anticipa quello che poi tratterà nella sua autobiografia IN PROGRESSIV . Poiché la parte sociale richiede un’interrelazione alla parola delle parti civili, libera l’architettura organica, chi meglio dell’architetto può dettare leggi e amministrare lo Stato?

THE JAPANESE PRINT AN INTERPRETATION è una metafora all’attività politica.

L’obbiettivo di W., più volte ribadito con  le Prairie Houses, è quello di ripensare alla natura della residenza semplificandola, è quello di tradurre l’idea richiesta in forma autoctona usando  materiale e metodi appropriati al tempo, al luogo, alla cultura, allo stato dell’arte in breve, a convenzionalizzare il posto della vita e della famiglia.

Va ricordato che THE JAPANESE PRINT AN INTERPRETATION è sotto spesso trascurato, sommerso dalla valanga di altri suoi scritti, per altro ridondanti, successivi.

IN CONCLUSIONE:

L’OBBIETTIVO DI W. E QUELLO DELL’ARCHITETTURA ORGANICA E’ QUELLO DI RIPENSARE LA NATURA DELLA RESIDENZA  SEMPLIFICANDOLA, RIDUCENDOLA ALL’ESSENZIALE; E DI L’IDEA DI ESSA IN FORME AUTOCTONE USANDO MATERIALI E METODI APPROPRIATI AL TEMPO, AL LUOGO, ALLA CULTURA E ALLO STATO DELL’AARTE.

IN BREVE DI “CONVENZIONALIZZARE” IL POSTO DELLA VITA, DELLA FAMIGLIA (quindi la casa).

 QUESTO ERA CIO’ CHE W. AVREBBE DEFINITO COME ARCHITETTURA ORGANICA.






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