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Conflitto arabo-israeliano

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Conflitto arabo-israeliano

Il problema degli Israeliani è di non aver mai avuto una terra dove vivere.

Tutto è incominciato quando Abramo, prima del II millennio A.C., si diresse in Palestina, terra promessagli da Dio.

Più tardi con un suo discendente, Giuseppe, trasferitosi in Egitto, incominciò il soggiorno in terra straniera, che si chiuse quando gli Ebrei, oppressi dal faraone Ramses, vengono liberati da un grande condottiero: Mosè. Costui li conduce attraverso il Mar Rosso fuori del paese, nei pressi del monte Sinai dove Dio (Jawhè) gli si rivela e gli dà la Legge. Dopo una lunga marcia arrivano in Palestina nel 13° sec. A.C. e si organizzano in tribù; tuttavia sorse una monarchia per guidare queste nei momenti pericolosi, il primo capo fu Saul al quale successe David che si estese, vincendo i Filistei, fino alla Siria e spostò la capitale a Gerusalemme. Più tardi col re Salomone il regno si divise in due: il nord d’Israele con capitale Samaria, e al sud Giuda con capitale Gerusalemme. Indeboliti dalla divisione, i due regni non riuscirono a resistere agli imperi formatisi in Mesopotamia, cadde così prima il regno nord poi il sud, conquistati dal re assiro Nabucodonosor. Con Ciro gli Ebrei riuscirono a tornare in Palestina, ma non riuscirono mai più ad avere un’indipendenza completa, infatti, rimasero prima sotto i Persiani, poi sotto Alessandro Magno e infine sotto i Romani.



Da allora non ebbero più una patria e si dispersero nel mondo (diaspora) costretti a subire delle violente pers3ecuzioni.

Intanto, in Arabia, dopo la morte di Maometto (632 D.C), si successero dei profeti, i califfi, che cercarono di espandere l’impero islamico, fondato sulla tolleranza, fino all’India, in Palestina, in Egitto, insomma dal Mediterraneo all’oceano Indiano. Alla dinastia degli Omayyadi, che collocò a Damasco la capitale e che si divideva in sciiti (coloro che non riconoscevano la legittimità ai califfi che successero la morte di Maometto) e in sunniti (coloro che rispettano l’autorità dei capi), seguì quella degli Abassidi che spostarono la capitale a Bagdad. Costoro originarono una nuova civiltà in Medioriente che prende spunto dalla cultura ellenistica.

Avvicinandoci ai tempi nostri, dopo la prima guerra mondiale, gli Ebrei si trovarono dispersi in tutta Europa, così nel 1917, con la dichiarazione di Belfour, i più grandi paesi europei esprimono la loro volontà di trovare una patria agli Ebrei; primo fra questi paesi vi è l’Inghilterra, che possedeva la Palestina come mandato. Gli Ebrei organizzarono in questa terra colonie collettivistiche, i kibbutz, caratterizzate da un alto livello tecnologico. Ma si dovettero confrontare con le popolazioni indigene che lamentavano il danno che i nuovi venuti recavano alla loro economia pastorale e agricola. Nel 1946 l’ONU programmò la divisione della Palestina in due parti: da una parte gli Ebrei e da una gli arabi, ma nessuna delle due culture era d’accordo.L’antisemitismo ebreo non era provato dalla popolazione araba, ma anche dai paesi come la Francia, Germania e paesi dell’Est e aveva non solo motivazioni geografiche e culturali, Am anche economiche. Il fatto è che gli ebrei esercitavano in questi paesi l ’ “usura” (uso le virgolette in quanto era un po’ quello che fanno le nostre banche), una pratica alla quale avevano ricorso fino al Medioevo per l’interdizione che li aveva colpiti quando tentarono ad avvicinarsi ad altre attività. Così l’avversione degli arabi a dividere la Palestina con gli ebrei portò ad una guerra (1948) e dalla supremazia degli ebrei nacque lo stato d’Israele. Più tardi ci fu un secondo conflitto (1967) vinto sempre da Israele che occupò alcuni territori arabi; infine ci fu un terzo scontro nel (1973) fu denominato “guerra dei sei giorni” dove gli arabi erano appoggiati dall’Unione Sovietica e gli israeliani dagli U.S.A.

Credo che il conflitto araboisraeliano non sia nato né dagli stessi arabi né dagli stessi ebrei, ma da chi l’ha guidati. L’U.S.A. e l’Unione Sovietica hanno entrambe le loro colpe, anche se l’Unione Sovietica ha esercitato un diverso colonialismo da quello americano che sfruttava le risorse petrolifere dell’Arabia; infatti l’imperialismo statunitense, ha cercato di svilupparsi attraverso degli aiuti finanziari concessi da gruppi privati in cambio di privilegi quali lo sfruttamento delle risorse naturali, l’insediamento d’imprese industriali, la gestione dei mercati. Si noti per esempio l a recente guerra del Vietnam, dove gli U.S.A. appoggiavano il sud di Diem il cui governo era autoritario e dove gli stessi americani cercarono di combattere le cosiddette guerriglie del vietcong che chiedevano l’indipendenza delle proprie terra e l’unità della propria terra. Come del resto, sia gli arabi sia gli ebrei hanno tutti i diritti di chiedere una propria patria indipendente. Gli arabi si sentono i “proprietari” della Palestina perché vi abitano da più di 300 anni, mentre gli ebrei ritengono loro quella terra per un legame storico e religioso (Dio aveva promesso loro quella terra).



Oggi siamo arrivati a combattere il terrorismo islamico nato dall’odio per le diverse culture e religioni; certo, è giusto combattere il terrorismo ma non con le sue stesse armi, chiamando una guerra “Guerra Infinita” o le bombe “Bombe Intelligenti” perché non è il modo giusto di “combattere”. Come non mi sembra il modo giusto di aiutare le povere donne arabe dicendo come la giornalista Oriana Fallaci nel suo ormai “famoso” articolo: “Se in alcuni paesi le donne sono così stupide da accettare il chador, peggio per loro. Se sono così scimunite da non andare a scuola, peggio per loro.”; come non mi sembra il modo giusto dire, sempre nel suo articolo: “Da noi non c’è posto per un muezzin, per i minaretti, per i falsi astemi, per il loro Medioevo, per il loro chador. E se ci fosse non glielo darei. Significherebbe regalargli l’Italia e io non gliela regalo”. Perché se abbiamo la possibilità di far vivere gli immigrati diversamente da come vivono miseramente nel loro paese, non dobbiamo farlo? Forse la sig. Fallaci crede che gli immigrati siano solo tutti dei delinquenti, ma perché tutti noi italiani siamo poi così onesti? Forse non si ricorderà che anche i nostri concittadini italiani, dai primi anni del Novecento, emigrarono in America in cerca di una vita migliore; e se gli americani avessero fatto il suo stesso ragionamento, i nostri connazionali non avrebbero avuta alcuna speranza.

Per questo dico che la guerra ha sempre portato morte sia fra i popoli, sia fra gli individui, sia tra i militari (che poi non è vero, come dice il presidente degli U.S.A., Bush, che vengono bombardate solo basi militari) e dico anche che ogni persona, sia americana sia islamica, ha il diritto alla vita (questa non deve essere considerata come una frase retorica ma è semplicemente la verità). Dobbiamo punire i terroristi senza uccidere, usando delle istituzioni come il Tribunale dei Crimini contro l’Umanità e delle organizzazioni, quale l’ONU, che può assicurare la pace e catturare i colpevoli; altrimenti è un contro senso aver creato l’ONU se poi non viene utilizzato.   





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