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La rivoluzione americana - Le tredici colonie americane, La guerra d’indipendenza, LA COSTITUZIONE AMERICANA

La rivoluzione americana - Le tredici colonie americane, La guerra d’indipendenza, LA COSTITUZIONE AMERICANA
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La rivoluzione americana

Le tredici colonie americane

Nel corso del 1600 nella fascia atlantica estesa dai grandi laghi alla Florida si erano formate dodici colonie inglesi che nel 1732. Con l’unione della Georgia, salirono a tredici. Queste però non rappresentavano un meccanismo unitario erano sorte in tempi e in modi molto diversi ed erano sempre pronte alla lite o alla zuffa armata. Da sempre avevano nemici esterni i Francesi ed i Pellirosse, ed erano convinte che, senza il legame con l’Inghilterra, sarebbero state travolte. A differenza delle colonie snole dell’America meridionale e di quelle francesi del Canada, le colonie inglesi ebbero una rapida crescita della popolazione per l’afflusso continuo d’immigrati dalle isole britanniche. Le maggiori città erano Filadelfia (24000 abitanti) New York (fondata dagli Olandesi nel 1632 con il nome di Nuova Amsterdam) e Boston. L’organizzazione politica era in mano ad un governatore il cui potere era controbilanciato dalle Assemblee rappresentative, elette dai coloni. Le diverse origini, convinzioni religiose e attività economiche creavano attriti e fratture tra le colonie che si possono dividere in tre gruppi:

·        Quattro colonie del nord (Massachussets, Connecticut, New Hampshire, Rhode Island) che formavano il New England, a causa della maggioranza di colazione inglese; qui era forte la tradizione puritana (molti coloni erano arrivati nel 1600, durante la persecuzione da parte della dinastia cattolica degli Stewart). Prevalevano piccole fattorie famigliari, condotte con tecniche simili a quelle delle camne europee; ma gli abitanti di queste regioni, coperte in gran parte da foreste, si dedicavano anche alla produzione di legname, resina, canapa e quindi alla costruzione delle navi, che erano utilizzate per la pesca, che era un’altra importante voce nel campo economico di queste colonie. I quattro stati del nord occupavano un territorio che non permetteva un grande sviluppo agricolo, ma che era favorevole alle attività manifatturiere e commerciali. I fiumi davano una forza motrice per mulini e segherie, le coste offrivano insenature per i porti, le foreste fornivano abbondante materiale per la costruzione di navi.

·        Quattro colonie del centro (New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware) che possedevano le città e i porti più importanti ed erano abitate da gente d’origine diversa: inglesi, Olandesi, Svedesi, tedeschi, Irlandesi e Scozzesi. Nonostante l’attività commerciale dei porti e delle città, queste colonie vivevano prevalentemente con l’agricoltura: la terra era suddivisa in molti appezzamenti dove numerosi piccoli proprietari coltivavano grano, con la forza delle proprie braccia e dei familiari. Inoltre i coloni praticavano la caccia d’animali da pelliccia nelle zone montuose più interne e intenso era il commercio delle pellicce comprate dai pellirossa, e per la loro posizione erano il luogo di scambio dei prodotti tra il nord ed il sud.. La tolleranza religiosa era massima e nelle colonie centrali si trovavano protestanti di chiese diverse (calvinisti, luterani, anglicani), cattolici ed ebrei.

·        Cinque colonie del sud (Virginia, Maryland, Carolina del nord, Carolina del sud, Georgia) che fondavano la loro economia sulle grandi piantagioni di tabacco, d’indaco (la pianta da cui si estraeva il colorante azzurro per tingere i tessuti) e di riso (il cotone, altro pilastro dell’economia americana, fu introdotto solamente in seguito). Qui dominava un’aristocrazia terriera d’origine inglese e di confessione anglicana, formata da un gruppo relativamente esiguo di grandi proprietari, i piantatori mentre i campi erano coltivati da schiavi.

L’eguaglianza era il bene più ambito dagli abitanti delle colonie, tanto da essere superiore alla libertà. Infatti, nel 1700 legato a quest’amore per l’uguaglianza è lo spirito di tolleranza, cosicché le sette più disparate si abituarono a vivere armonicamente insieme. Se la storia anteriore ci mostra il popolo del Massachussets che caccia gli eretici quando non li uccide, se la legislatura più antica esclude rigorosamente dal diritto di voto chi non appartiene alla fede religiosa dominante in ogni singola colonia, ora invece il popolo è tutto per un uguale ed universale tolleranza. Ciò dipendeva anche dal fatto che fede robusta e fanatica della prima ora si era notevolmente temperata e che la lotta quotidiana per domare il nuovo continente e per raggiungere una condizione di vita accettabile legava fortemente gli uomini agli interessi materiali, suscitando quella tenace ricerca del benessere, che resterà come un’altra caratteristica silente del popolo americano. Tutto ciò non si accordava con le esaltazioni religiose che ancora negli ultimi decenni del 1600 faceva considerare a Congregazionisti del Massachussets “una distrazione seria, ma veramente piacevole” il mettere un po’ d’ordine tra i feretri deposti nelle cantine a Natale. Tuttavia lo spirito religioso non si spense.Quindi le colonie erano nate in modi assai diversi o per l’iniziativa di singoli individui per lo più ricchi borghesi e di società commerciali ai quali il sovrano aveva concesso, con un’apposita Carta, il diritto di proprietà e ampi poteri sui territori occupati: erano le colonie di proprietà. La maggioranza delle colonie erano sorte per l’emigrazione di comuni cittadini che avevano abbandonato la patria per semplice spirito d’avventura o perché perseguitati per motivi religiosi e politici: Inglesi, Scozzesi, Irlandesi e più tardi Olandesi e tedeschi avevano ricercato nel nuovo continente quella libertà che l’Europa non garantiva loro. Erano queste le colonie della corona, poiché era più diretta l’autorità del sovrano. Ogni colonia aveva con la madrepatria un rapporto duale.di svantaggio e di svantaggio. Per quanto riguarda i vantaggi, gli Americani non avevano un esercito ben organizzato né una flotta da guerra, erano protetti dall’armata inglese, nel caso di un attacco massiccio da parte dell’esercito francese o di un assalto marinaro delle flotte francesi od olandesi ai convogli diretti in Inghilterra. Per il resto ogni contadino difendeva i suoi campi dai pellirosse e dai bisonti, a colpi di fucile e ogni porto aveva la sua flottiglia da pesca. Inoltre, in quest’epoca, un inglese ava mediamente 26 scellini d’imposte dirette, cioè di tasse direttamente versate allo stato, mentre i coloni americani versavano solo uno scellino e non era denunciato il contrabbando con le Antille. Di contro, anche le colonie americane, come tutte le colonie dell’Impero commerciale inglese dovevano contribuire alla ricchezza e allo sviluppo dell’Inghilterra, quindi dovevano produrre per la madrepatria: vino (che altrimenti bisognava importare dalla Francia) legname (importato dalla Sa) spezie (Portogallo) e inoltre di tabacco, rum, cotone, canapa, catrame, pellicce e d’olio di balena. Le spedizioni dovevano avvenire solo con navi inglesi, i cui proprietari fissavano i prezzi più convenienti per loro e non si preoccupavano dello sviluppo colonico. Questo era un freno per lo sviluppo commerciale ed industriale perché le colonie potavano commerciale solo con la madrepatria e importare da questa tutti i prodotti necessari come manufatti e macchinari e nelle colonie non potevano essere organizzate quelle attività manifatturiere già presenti in Inghilterra, come la costruzione d’imbarcazioni o la produzione di tessuti di lana e cotone: le colonie dovevano quindi limitarsi a tagliare legname nelle foreste, estrarre minerali da qualche miniera, coltivare tabacco. Tutti questi obblighi tendevano a salvaguardare gli interessi dell’Inghilterra e limitavano fortemente la libera iniziativa economica dei coloni, i quali contrabbandavano le merci con le Antille, con il Canada e con gli snoli del Messico, oltre che con mercanti olandesi. Dopo la vittoria nella guerra dei sette anni contro la Francia (1756-l763) che Inglesi e coloni avevano combattuto a fianco a fianco, le attese delle due parti erano diverse, infatti, i coloni, che erano quasi due milioni, aspettavano da Londra il permesso di occupare i territori indiani dell’interno, essendo i francesi sconfitti ritornati in patria dopo il trattato di Parigi (1763) che li assegnava all’Inghilterra, come compenso del loro aiuto, mentre gli Inglesi ritenevano doveroso che i coloni assero le spese occorse per difenderli, come affermavano i parlamentari inglesi, spalleggiati dal re Giorgio III (1760-l820). Infatti, in una guerra che si era estesa dall’America all’India, aveva prosciugato le casse inglesi, nonostante l’Inghilterra ne fosse uscita vittoriosa. Pertanto nel 1764 il Parlamento impedì ai coloni di stabilirsi nei nuovi territori, per favorire gli interessi della società commerciale di Londra, che intendevano appropriarsene. Inoltre fu approvata una legge che modificava i dazi d’alcuni prodotti importati nelle colonie: caffè, zucchero, vino, melassa (importata dalle Antille) che serviva a produrre il rum, seta divennero più cari per i mercanti americani. Nel 1765 la legge del bollo (Stamp Act) impose una tassa su tutti gli articoli di carta: libri, giornali, almanacchi e soprattutto documenti legali, tra cui quelli necessari alla compravendita. Gli Americani non accettarono queste decisioni, che avvantaggiavano esclusivamente l’Inghilterra e si richiamarono ad un principio riconosciuto dalla Costituzione inglese: solo i rappresentanti dei cittadini potevano imporre tasse. I coloni riconoscevano questo compito alle Assemblee locali da loro elette, non al Parlamento inglese, nel quale non avevano nessun rappresentante. Anche la maggior parte degli Inglesi non prendeva parte alle elezioni dei membri della Camera dei Comuni, accettandone tuttavia le decisioni: gli Americani però oltre ad aver maturato una diversa idea di rappresentanza, avevano una gran paura, se avessero riconosciuto al Parlamento il diritto di tassarli, in futuro non avrebbero potuto mai limitare l’entità delle tasse. L’Inghilterra avrebbe potuto poi sfruttare le colonie a suo esclusivo vantaggio: ogni centesimo d’imposta ato in più dalle colonie sarebbe stato un centesimo ato in meno dai cittadini britannici. I coloni avrebbero lavorato e prodotto solo a vantaggio della madrepatria “contro la chiara ed evidente regola per cui l’uomo laborioso ha diritto alla proprietà dei frutti del suo lavoro” come disse Samuel Adams uomo politico di Boston. Iniziò così la protesta sulla base del principio “No taxation without rapresentation”, nelle città americane furono organizzate diverse manifestazioni di piazza (mass meeting) guidate da associazioni spontanee chiamate “Liberty Sohns” e capeggiati da leader appartenenti alla classe media, come Sam Adams, Richard Lee, Thomas Jefferson, Thomas Paine. Le nuove idee di rivolta si diffusero facilmente nelle diverse colonie anche per mezzo dei comitati di corrispondenza che tenevano informati i cittadini con lettere, volantini e opuscoli. I giornalisti assunsero il ruolo di guida della protesta e fecero della stampa un potente veicolo di proanda contro le pretese del Parlamento di Londra. Quello fu l’avvio di un prolungato braccio di ferro, costellato da episodi violenti da entrambi le parti. Gli Americani sostenevano che, se avano le tasse, volevano almeno mandare in Parlamento dei propri deputati e votare leggi commerciali favorevoli alle colonie. Gli Inglesi non ascoltarono i consigli moderati di due illustri politici del tempo: William Pitt il vecchio e Burke e nel 1766 dopo aver abrogato lo Stamp Act poiché troppo impopolare (infatti, in America i commercianti inglesi erano messi nel catrame e cosparsi di piume, pena riservata ai ladri e facevano ingoiare loro del tè) ma in compenso introducevano i townshend sul tè (molto importato) e altri prodotti di prima necessità. Le colonie reagirono ai dazi ed alle tasse impedendo alle navi inglesi di scaricare le loro merci sul suolo americano e ottennero dal Parlamento la revoca dei provvedimenti tranne quello della tassa sul tè. Il successo ottenuto con quest’azione comune creò tra le colonie profondi legami “Le colonie erano state sempre in conflitto e follemente gelose le une delle altre ma ora… sono unite… e non dimenticheranno facilmente la forza che deriva da questa stretta unione d’intenti” scrisse Joseph Warren del Massachussets. Uno scontro riguardo i dazi imposti dall’Inghilterra e facente parte della lotta anti tasse, tra dimostranti americani e truppe britanniche sfociò nell’uccisione di cinque civili (Boston 1770) che i giornali ingigantirono con titoli a piena ina riguardo quello che fu definito il massacro di Boston. Nel 1773 il Parlamento inglese affidò in esclusiva il commercio del tè alla Comnia delle Indie Orientali che riversò tonnellate di tè sottocosto sui mercati americani per battere la concorrenza del contrabbando delle colonie, infatti, fino a quel momento il tè consumato dai coloni americani era stato oggetto di contrabbando tra Americani ed Olandesi, in violazione delle leggi britanniche ed aveva un costo elevato.Allora i contrabbandieri di Boston, travestiti da pellirosse, assalirono re navi cariche di tè ancorate nel porto e rovesciarono tutto il loro carico in mare, poi presero di mira i magazzini portuali, distribuendo una parte del bottino ai Bostoniani che applaudirono l’azione e gettando tutto il rimanente in mare. Quest’episodio è noto come Tea Party of Boston. Di fronte a questo ed ad altri Tea Parties Giorgio III decise di intervenire con durezza per dare un esempio a tutte le colonie e ricordare loro che dipendevano dalla corona inglese: tramite il Parlamento fece emanare i “Coercive Acts” con i quali s’imponeva la chiusura del porto di Boston, fintanto che il tè non fosse stato risarcito e rafforzò l’autorità del Governatore, cui inviò nuove truppe. Per il Massachussets questi provvedimenti significavano la perdita d’ogni autonomia, il blocco delle principali attività economiche e la povertà “[gli inglesi] ci profilano un quadro di miseria, ma…la virtù dei nostri avi è la nostra guida: essi si contentavano di lumache e di molluschi” scrisse Samuel Adams. Le altre colonie corsero in aiuto della città, furono inviati soccorsi d’ogni genere e nel settembre del 1774 fu convocato a Filadelfia il primo congresso continentale dei rappresentanti al quale partecipavano tutti i delegati delle tredici colonie per decidere quale azione comune intraprendere. Questi decisero di interrompere tutti gli scambi commerciali con l’Inghilterra e di “incoraggiare la frugalità, l’economia, la laboriosità, promuovere l’agricoltura, le arti e l’industria, soprattutto quelle della lana' nell’attesa del ripristino delle condizioni vigenti prima del 1763. Ma le richieste del Congresso di considerare le colonie autonome, pur restando nell’ambito dell’Impero Britannico e la decisione di sospendere per protesta i commerci con l’Inghilterra, furono considerati dalla Corona un atto di ribellione che doveva essere soffocato con la forza e re Giorgio inviò nuove truppe per reprimere la rivolta. Gli Americani, però, ben lungi dal lasciarsi nuovamente imprigionare, e questa volta sarebbe stata molto più terribile delle precedenti, dalle tasse e dai dazi inglesi, speravano che almeno Benjamin Franklin, da molti anni impegnato al Parlamento inglese riuscisse a convincere questi di un allentamento da parte britannica, delle catene che tenevano legate le colonie d’oltreoceano, facendo presente che quest’atteggiamento alla lunga sarebbe diventato controproducente, perché un individuo, continuamente sottoposto a vessazioni, avrebbe finito per ribellarsi, e così stavano facendo le colonie americane, stufe di esser maltrattate dal regime tirannico inglese. I discorsi di Franklin, però, non ebbero pesa sul Parlamento ed egli allora, prevedendo ormai un’imminente guerra tra le colonie americane e la madrepatria inglese, si adoperò per perorare la causa separatista e rivoluzionaria, presso le principali potenze europee del tempo nemiche dell’Inghilterra, perché questa, dopo la vittoria nella guerra dei sette anni contro la Francia, aveva la completa supremazia sui mari, ostacolando i commerci degli Snoli, dei Portoghesi, degli sconfitti Francesi e degli Olandesi. Quindi gli Americani, vista l’impossibilità di trattative con l’Inghilterra, nel 1775 cominciarono ad arruolare nelle 13 colonie dei volontari per la formazione di un esercito di liberazione in caso di un attacco da parte inglese.

La Dichiarazione d’Indipendenza

Nel 1776 i delegati del secondo Congresso di Filadelfia avevano approvato, insieme alla Dichiarazione d’Indipendenza anche un preambolo politico, preparato da Thomas Jefferson, nel quale erano enunciati alcuni principi fondamentali che dovevano essere alla base di nuovi stati indipendenti : i diritti naturali degli uomini (“alla vita, alla libertà, alla ricerca della felicità”) la sovranità popolare ed il diritto dei sudditi di destituire i governanti che non rispettassero la libertà del popolo. Alla fine della guerra tutte le tredici colonie diventate stati indipendenti si diedero una nuova Costituzione in alcune di queste era inserita una Dichiarazione dei Diritti che ricalcava il preambolo del 1776, inoltre le Costituzioni introdussero il principio,di derivazione illuministica della separazione dei tre poteri e della elettività di tutte le cariche pubbliche. Il discorso preliminare che apre la Dichiarazione d’Indipendenza è commosso e solenne. La decisione dei coloni di separarsi dalla madrepatria è sofferta,meditata,discussa e si vuole portare fino in fondo “Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i legami politici che lo avevano unito ad un altro e assumere tra le potenze della terra quel posto separato ed uguale al quale gli danno diritto le leggi della natura e di dio, un giusto rispetto per le opinioni dell’umanità esige che esso renda note le cause che lo costringono alla separazione”. Il 4 luglio 1776 il Congresso di Filadelfia approvò la Dichiarazione d’Indipendenza che proclamava:”Noi riteniamo che tutti gli uomini sono creati uguali;che essi sono dal Creatore dotati di certi inviolabili diritti:che fra questi diritti sono la vita,la libertà e la ricerca della felicità”. Essa affermava inoltre il diritto dei popoli alla rivoluzione quando il sovrano calpestava questi diritti:”Ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla ed istituire un nuovo governo fondato su tale principi”. Dal diritto alla libertà rimasero esclusi gli schiavi e all’ultimo fu cancellato dalla Dichiarazione il divieto alla tratta dei negri. In nome dei principi sopra enunciati “…queste colonie sono e per diritto devono essere stati liberi e indipendenti, sciolti da ogni fedeltà alla Corona Britannica…” e come tali “…hanno pieno potere di muovere guerra,concludere pace, stringere alleanze, stabilire rapporti commerciali e compiere tutti gli atti e le cose che gli stati indipendenti possono fare di diritto…”. Pur con i suoi limiti, la Dichiarazione ebbe un’importanza ed un eco enorme :per la prima volta dopo secoli d’assolutismo nasceva uno stato fondato sul rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della sovranità popolare. Anche se inizialmente in America il diritto al voto e soprattutto il diritto di essere eletti fu riservato ai cittadini più abbienti, la Dichiarazione ispirò tutti i movimenti e le rivoluzioni democratiche dei decenni successivi.

La guerra d’indipendenza

All’inizio della guerra la situazione militare si presentava nettamente favorevole all’Inghilterra che aveva inviato in America un esercito poderoso, ben armato e disciplinato e che controllava con la sua flotta atlantica l’afflusso d’armi e rifornimenti all’esercito impegnato nelle colonie.invece gli americani erano privi di una flotta da guerra e per i rifornimenti dovevano affidarsi ai contrabbandieri olandesi e il loro esercito era formato da poche migliaia di volontari, male armati, poco addestrati e non abituati alla disciplina nei confronti degli ufficiali. Ma a loro favore erano elementi che si sarebbero rivelati decisivi: i soldati americani erano volontari che combattevano con entusiasmo per la loro terra e per le loro idee di libertà, mentre una buona parte dell’esercito inglese era formato da mercenari per lo più tedeschi. Gli Americani erano comandati da un generale che pur non essendo uno stratega dimostrò notevoli capacità militari: George Washington. Il Continental Army si scontra per la prima volta con l’esercito inglese a Lexington (North Carolina) nell’aprile 1775. numerosi reparti inglesi sono inviati da Boston a Lexington per sedare una rivolta dei minutemen (soldati pronti a marciare a qualunque appello, costituitisi dopo il grido pronunciato per primo da Patrick Henry “datemi la libertà o la morte” contro i soprusi inglesi), tentando di coglierli di sorpresa, Ma un infiltrato del servizio segreto di George Washington ha sentore del fatto e si accorda con i ribelli, se avesse fatto due segnali con la lanterna, gli Inglesi stavano arrivando dal mare, uno soltanto da terra. Dopo aver visto il segnale, un patriota Paul Revere, con un’epica cavalcata notturna informa i coloni dell’imminente attacco inglese e fa in modo che questi possano difendersi senza essere colti di sorpresa riuscendo a respingere gli Inglesi (18 aprile) che allora tentano di assalire più a sud gli americani, ma sono respinti a Concord (North Carolina) sempre nell’aprile del 1775, l’esercito inglese, allora, forte dei rinforzi appena giunti, attaccano nuovamente Concord conquistandola (19 aprile 1775) ripiegando quindi su Lexington, su Charleston su Boston. Quindi essendo la città sotto il dominio dei ribelli si scontrano con le forze americane a Bunker's Hill (presso Boston) dove un esiguo numero di combattenti americani respinge per ben due volte tremila soldati prima di arrendersi (giugno 1775). l’esercito inglese si muove verso Charleston assediandola (1776) senza riuscire ad espugnarla ed il generale Lord Cornwallis, comandante in capo dell’esercito di sua Maestà Giorgio III, decide di attendere gli sviluppi della situazione sperando che i Ribelli, dopo questo inizio di guerra a loro sfavorevole, decidano di arrendersi. Invece il 4 luglio 1776 si riunisce a Filadelfia il Secondo Congresso delle Colonie, dove George Washington, Thomas Jefferson, Benjamin Franklin, James Madison, John Adams leggono e sottoscrivono la Dichiarazione d’indipendenza e la guerra contro la madre patria Inghilterra. Iniziano così ad accorrere da tutte le parti i coloni che sono inquadrati nei ranghi del Continental Army composto da gente non abituata all’arte militare. Il 26 dicembre 1776 il generale Washington, appostatasi nei pressi del fiume Delaware, decise di attraversarlo e con un’azione di sorpresa giunge a Trenton (New Jersey) dove sbaraglia l’esercito inglese agli ordini del colonnello Rall (1777) e si dirige alla volta di Princeton, dove è accampato un grosso contingente militare inglese. Benché inferiori di numero, i Ribelli riescono a tenere impegnato l’intero corpo d’armata britannico tutto il giorno (2 gennaio 1777) e durante la notte tra il due e il tre Washington, con un abile mossa strategica, aggira il fianco sinistro del reparto nemico sorprendendolo il giorno successivo e riportando una completa vittoria. Intanto Lord Cornwallis riesce a prendere la città di Filadelfia dopo un lungo assedio mentre il generale Buorgain con le sue truppe prende la cittadina d’Albany e si apposta a Saratoga, presso il campo degli uomini del generale Gates. Il 19 settembre 1777 i due eserciti si scontrano ed il risultato della battaglia è incerto finche i Ribelli non respingono gli Inglesi. Il generale Buorgain ricostruisce le sue forze e il 7 ottobre attacca il contingente americano essendo respinto una seconda volta, ripiega su Saratoga e è sconfitto l’8 ottobre dal generale Gates e sì trova senza risorse in territorio ostile, quindi in seguito alla promessa di Gates della libertà in cambio della resa, 3000 militari inglesi consegnano le armi il 14 ottobre ed il Congresso ordina di prenderli tutti prigionieri, scavalcando le decisioni di Gates. I generali inglesi progettavano, secondo lo stile delle guerre europee, camne tese, con grandi manovre avvolgenti, a conquistare e isolare intere regioni, senza tener conto degli enormi problemi logistici che le dimensioni continentali del conflitto creavano e senza capire che la conquista di territori scarsamente abitati non significava niente dal punto di vista tattico e strategico.Un altro importante vantaggio che giocò a favore dei Ribelli fu la loro perfetta conoscenza del territorio, spesso accidentato, coperto da paludi e foreste impenetrabili dove adottarono con successo una tecnica di guerriglia basati su piccoli gruppi d’uomini mobili, che facilmente riuscivano a colpire le Giubbe Rosse inglesi facili bersagli con le loro divise colorate. Meno fortuna ha la guerra per mare ,infatti l'ammiraglio Jones non è in grado di impedire il blocco navale inglese che blocca i rifornimenti in America.Ma i coloni si giovavano dell’esperienza di generali europei accamparsi in loro aiuto come il polacco Kosciusko e il francese LaFayette.Le sorti della guerra sono in questo momento a favore degli Insorti: il generale prussiano Von Stauben organizzatore delle truppe americana vince gli Inglesi a Monmouth e a Yorktown (1778) ma la notizia più importante per la guerra e per il morale degli insorti è l’entrata in guerra al loro fianco della Francia e della Sna, finalmente convinte dalle perorazioni di Benjamin Franklin presso le corti, la partecipazione dei francesi alla guerra d’indipendenza americana ebbe un altro effetto del tutto inatteso, centinaia di volontari, tra i quali l’aristocratico d’idee illuministe LaFayette che divenne stretto collaboratore di Washington affluirono elle 13 colonie e vi scoprirono un mondo nuovo, pieno di gente colta ed entusiasta che conosceva a fondo Voltaire e Rousseau ma anche Newton e le macchine a vapore di Watt e che per la prima volta applicava l’Illuminismo alla azione politica e combatteva in nome dell’eguaglianza. In America 37 giornali vendevano una media di quattromila copie al giorno e discutevano sulle loro ine d’indipendenza, di tasse, di scienza e di religione grazie alla più assoluta libertà di stampa e d’opinione. La flotta francese è sconfitta da quella inglese agli ordini dell’ammiraglio Howe mentre gli Snoli invece attaccano via terra muovendosi dalla Florida ma vengono anch’essi ricacciati, e gli stessi ribelli sono vinti dal generale Burgdyng a Ticonderoga (New York) e a Fort Edward. Intanto anche la Sna passa all’attacco navale tentando inutilmente di espugnare Gibilterra difesa strenuamente ma riescono ad espugnare Minorca ed in America riescono a sfondare il fronte inglese appostato sul confine tra le ex colonie britanniche e quelle snole. Da parte inglese il generale Clinton, nuovo comandante delle truppe britanniche, delegato in luogo di Lord Cornwallis dopo la sconfitta di Saratoga, marcia sì Charleston, in mano ai Ribelli, invade la South Carolina, stringe d’assedio la città costiera e dopo una lunga resistenza oppostagli, aiutato dalla fame che aveva stretto nella sua morsa ala città, la espugna chiudendo la via degli approvvigionamento provenienti da Francia e Sna. Vi è subito il tentativo da parte americana di riprendere Charleston (1780), nodo marittimo vitale per la sopravvivenza delle colonie, ma vanamente. Nel golfo del Messico l’ammiraglio Rodney conquista Martinica, Santa Lucia e Grenada e libera Capo Vincente dagli Snoli, issando il vessillo reale inglese. Contro la guerra corsare inglese, le nazioni di Sna, Francia, Russia, Olanda, Sa, Danimarca, Austria e Prussia, proclamano la neutralità armata sui mari (il principio “la bandiera neutrale protegge le merci nemiche all’infuori di quelle di contrabbando (belliche) ” è accolto anche dal moderno diritto marino). Guidate dall’ammiraglio Rochambeau, truppe francesi sbarcano a Rhode Island e cacciano i soldati inglesi. Nell’agosto del 1780 Lord Cornwallis, ex comandante in capo, conquista Charleston e Campden scongendo Gates che è destituito dall’incarico. Nel 1781 le truppe inglesi più volte respinte dai soldati americani per terra riescono a stento a mantenere la supremazia marittima su Sna e Francia. Il 16 maggio la flotta interviene in aiuto della città di Yorktown, ed incontra nella baia di Chesapeake la flotta del conte di Grasse, e dopo 4 giorni di combattimento deve battere in ritirata, e la sorte della città è segnata quando le truppe francesi tornate nel settembre cacciano gli Inglesi ma non riescono a sbarcare. Sulla terraferma Burgddyng taglia i rifornimenti e tiene in scacco Saratoga (17 settembre 1781) che è liberata dagli Insorti mentre l’esercito inglese si ritira e Cornwallis è bloccato a Yorktown da Washington che gli sbarra la strada e il 6 ottobre vi è la resa di 7500 soldati inglesi (tra cui Gneiseau). L’esercito inglese tenta un’ultima sortita prima della resa il 16 ottobre. Nel 1783 con la pace di Versailles, l’Inghilterra riconosce l’indipendenza delle excolonie americane, Tobago e il Senegambia passano alla Francia, Minorca alla Sna. Tornando in Francia i volontari ritrovarono il mondo chiuso dei privilegi e dell’aristocrazia, un’agricoltura soffocata dai vincoli feudali, una polizia sempre all’erta pronta a chiudere un giornale troppo audace o ad arrestare un cittadino troppo critico verso il clero o la monarchia. Le idee che circolavano tra i ceti più colti cominciarono sempre più frequentemente a diventare azione concreta e la Guerra d’Indipendenza Americana cominciò a sembrare a molti la prova generale di un altro grande capovolgimento europeo che avrebbe trovato in Francia il terreno più fertile dal quale partire. In Europa la nascita dello stato americano non era passata inosservata: si erano stabiliti nuovi legami commerciali e per gli europei si era aperta la possibilità di emigrare oltre oceano, ma soprattutto gli avvenimenti nel nuovo mondo avevano fatto nascere ovunque la sensazione che si stesse aprendo un ‘era nuova per la storia mondiale. L’illuminismo aveva diffuso in molti l’idea de progresso ,la convinzione che con i mali dell’uomo dovuti all’ignoranza ed ai pregiudizi del passato,sarebbero stati superati grazie alla ragione :la rivoluzione americana appariva agli intellettuali come il primo passo concreto verso il rinnovamento. Soprattutto i francesi vedevano l’America come una terra non rovinata da un vecchio regime, in cui non esistevano classi privilegiate,cariche ereditarie per legge, corporazioni che ostacolavano la libera iniziativa economica: l’America era per l’Europa il simbolo degli anni futuri. In Europa divenne intensa la produzione letteraria ispirata alle esperienze americane: poesie,saggi e dissertazioni filosofiche presentavano,spiegavano,esaltavano la rivoluzione americana “Di là dalle coste di Franklin erompe un caldo soffio di libertà…più vasto si aprì il cuore dell’uomo,il suo desiderio vide fiorire giorni di felicità…”scrisse il poeta tedesco Isaac Von Gerning. Ma soprattutto in Europa si parlava ,si discuteva del modello americano di stato considerato la realizzazione di quegli ideali di libertà e uguaglianza proposti dai filosofi illuministi. Gli Americani avevano indicato la via da seguire: un’Assemblea Costituente (la Convenzione) che agiva a nome del popolo affermando i diritti individuali (la Dichiarazione dei Diritti) e creando l'ordinamento dello Stato (la Costituzione). Furono soprattutto le costituzioni d’alcuni stati americani come la Virginia o il Massachussets a suscitare un dibattito politico in Europa:in special modo in Francia nei salotti,nei caffè e sulla stampa la discussione contribuì alla riflessione su importanti temi politici come l’origine della sovranità, la natura della rappresentanza politica (cioè il rapporto esistente tra coloro che sono stati eletti ad una carica pubblica) o la modo per redigere una Costituzione. Quindi la rivoluzione americana ebbe un ‘ampia risonanza in Europa dove fu salutata come segnale di prossime innovazioni civili, e un esempio da seguire come attestano alcune testimonianze dell’epoca: “Ci auguriamo che la rivoluzione americana sia per il mondo un segnale;che gli uomini insorgano e spezzino le catene in cui da se stessi si sono legati per ignoranza e superstizione; che essi finalmente conoscano la soddisfazione di scegliere la forma del proprio governo. Ormai gli occhi di tutti sono aperti sui diritti dell’uomo e i lui della scienza hanno tolto i veli a questa evidente verità, che gli uomini non sono nati con una sella sul dorso, pronta ad essere montata da qualche privilegiato… “ (tratto da un discorso di Thomas Jefferson esponente del partito repubblicano federalista), mentre Christoph Ebeling,uomo politico tedesco, scrisse “L’America deve servire da esempio al mondo”. Anche Heinrich Steffens, scrittore danese, ha lasciato il suo pensiero “E’ stato un bellissimo giorno quello in cui abbiamo celebrato la vittoria della libertà, conquistata dopo la lotta. Dopo aver riempito i bicchieri di punch, abbiamo brindato alla prosperità della nuova Repubblica. Certamente questa vittoria era annunciatrice di nuovi grandi avvenimenti. Nel porto tutte le navi hanno issato la bandiera per salutare con spari la nascita di questa nuova nazione”. Quindi la rivoluzione americana aveva avuto una risonanza in tutto il continente europeo e soprattutto in quegli stati come la Francia,dove erano maggiori le concentrazioni d’illuministi e d’assertori della libertà perché lo stato francese era governato da una monarchia assoluta verticistica e da una ristretta casta di nobili. Così un caldo vento di libertà spirò sull’avido terreno europeo, portando speranza a tutti gli oppressi in un mondo migliore come cittadini di uno stato democratico fondato sull’Eguaglianza, Fratellanza,Libertà e sulla tolleranza religiosa reciproca delle confessioni, a differenza dei secoli precedenti.

La Costituzione

Dopo la vittoria restava ancora da risolvere un problema fondamentale:la mancanza di una costituzione federale e di un governo centrale che unisse i tredici stati in un'unica Confederazione ; solo in questo modo i tredici stati sarebbero potuti diventare una nazione forte politicamente ed economicamente. Su questo problema si fronteggiavano due posizioni contrapposte:quella degli antifederalisti o nazionalisti che volevano un governo centrale abbastanza forte e la posizione dei federalisti che volevano difendere i poteri dei singoli stati. Nel 1787 una Convenzione di delegati riunitasi a Filadelfia ,alla quale partecipavano i maggiori esponenti della rivoluzione riuscì a raggiungere un compromesso tra le due posizioni: fu così promulgata la Costituzione degli Stati Uniti d’America che costituiva una repubblica presidenziale e democratica . Al comando vi è un Presidente, eletto a suffragio universale indiretto, che detiene il potere esecutivo ed è eletto ogni 4 anni (dal 1951 con il 22 emendamento è permessa una sola rielezione) che è a capo del governo e sceglie i segretari (ministri). Al governo centrale (Autorità Federale) furono riconosciuti poteri decisionali solo in politica estera, in tema di difesa e finanze e nel camp delle principali questioni di comuni interesse,quali l’esplorazione e colonizzazione di nuovi territori. Il potere legislativo è affidato al Congresso, composto dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato, la Camera è in carica per due anni ed è formata da cittadini eletti in proporzione al numero d’abitanti dello stato, il Senato, in carica per 6 anni con rotazione di un terzo di senatori ogni due anni formato da 2 senatori per ogni stato. In questo modo gli artefici della costituzione avevano raggiunto un compromesso tra i rappresentanti degli stati più popolosi, che volevano un’elezione in base alla proporzione con i loro abitanti e gli stati più piccoli che proponevano lo stesso numero di rappresentanti per tutti gli stati. Il potere giudiziario è affidato alla Corte Suprema (Supreme Court) composta da nove membri nominati a vita dal Presidente. Essa è il vertice delle corti federali di tutti gli stati, ha la facoltà di annullare quelle decisioni che sono contrarie alla Costituzione e l’incarico di appianare eventuali contrasti tra gli stati. Per garantire un certo equilibrio tra i poteri costituzionali e per impedire che uno prevalesse sull’altro la Costituzione prevede una serie di controlli reciproci:il Presidente può porre il veto di sospensione sulle leggi del Congresso e questo a sua volta esercita un controllo politico sull’attività del Presidente. La costituzione è formata da un preambolo e da sette articoli ai quali dal 1791 al 1951 sono stati aggiunti 22 emendamenti (articoli addizionali) i primi dieci si riferiscono alla carta dei diritti che rispetta la libertà individuale (di culto,parola,stampa,petizione,associazione,riunione) ,quello del 1863 abolisce la schiavitù, e il 22° preclude al Presidente la possibilità si superare i due mandati presidenziali. Quindi si passò a decidere chi avesse il diritto di voto :alcuni sostenevano il suffragio universale basandosi sul principio dell’uguaglianza naturale di tutti gli uomini, altri sostenevano il suffragio basato sul censo, cioè sulla ricchezza, sostenendo che i poveri non sarebbero stati in grado di esprimersi su problemi di cui non avevano competenza. Prevalse questa seconda linea: gli elettori furono i maschi maggiorenni bianchi che avevano delle proprietà o avano le tasse da un certo livello in su. I negri non avevano diritto al voto, ma gli Stati del sud sfruttarono il fatto che essi costituivano in ogni modo una colazione molto numerosa per aumentar il numero dei loro rappresentanti al Congresso e fecero calcolare cinque negri come tre cittadini liberi. Solo cento anni dopo nel 1870 ai neri fu concesso il diritto di voto, ma molti stati emanarono leggi locali che cercavano in ogni modo di impedire loro di votare (come il superamento di un esame di lettura e scrittura). Nonostante l’accordo rimasero le divergenze venutasi a manifestare già durante la guerra, quando 11 delle 13 colonie si erano costituite come Stati indipendenti: ciascuna aveva redatto una Dichiarazione dei Diritti, una carta in cui,in base agli ideali illuministici di libertà ed uguaglianza erano stati fissati i diritti dei singoli cittadini ed i principi secondo i quali doveva essere organizzato lo stato, contenuti in Costituzioni, documenti che stabilivano gli uffici,le funzioni pubbliche ed i loro poteri. Durante il conflitto, il Congresso,composto dai rappresentanti delle colonie, aveva coordinato tutte le azioni militari e diplomatiche contro il comune nemico. Conclusa la pace sarebbe stato opportuno conferire al Congresso maggiori poteri per difendere l’indipendenza ottenuta e soprattutto rimuovere tutti quegli impedimenti come la differenza delle monete e de dazi che ostacolavano le attività commerciali fra gli Stati. Non tutti però erano del parere di limitare la propria autonomia a favore di un governo centrale poiché diverse erano le caratteristiche e le esigenze che li distinguevano. Si formarono due correnti:quella dei federalisti (dal latino foedus cioè patto) favorevoli ad un unione tra gli stati e quella dei repubblicani sostenitori delle autonomie dei singoli stati. Per il momento la Costituzione conservava alcuni limiti:il diritto di voto era precluso agli schiavi che rappresentavano un sesto della popolazione ed erano esclusi da qualsiasi esercizio politico ed ai pellirossa. Comunque la Costituzione americana rivestiva un modello di riferimento per gli stati europei che videro nell’America la libertà come scrisse il marchese di LaFayette in una lettera alla moglie:”Difensore di quella libertà che adoro,libero me stesso più che altri,venendo come amico ad offrire i miei servizi a questa Repubblica così interessante, io non porto che la mia franchezza e la mia buon volontà;nessuna ambizione,nessun interesse particolare,lavorando per la mia gloria io lavoro per la loro felicità…la felicità dell’america è intimamente legata alla felicità di tutta l’umanità. Essa diventerà il rispettabile e sicuro asilo della virtù, dell’onesta, della tolleranza, dell’uguaglianza, e di una tranquilla libertà.

LA COSTITUZIONE AMERICANA

1787

PREAMBOLO

Noi, popolo degli Stati Uniti, allo scopo di perfezionare ulteriormente la nostra Unione, di garantire la giustizia, di assicurare la tranquillità all'interno, di provvedere alla comune difesa, di promuovere il benessere generale e di salvaguardare per noi stessi e per i nostri posteri il dono della libertà, decretiamo e stabiliamo questa Costituzione degli Stati Uniti d'America.

ARTICOLO I

Sezione 1.

- Tutti i poteri legislativi conferiti col presente atto sono delegati ad un Congresso degli Stati Uniti, composto da un Senato e da una Camera dei Rappresentanti.

Sezione 2.

- La Camera dei Rappresentanti sarà composta di membri eletti ogni due anni dal popolo dei vari Stati, e gli elettori di ciascuno Stato dovranno avere i requisiti richiesti per essere elettori della Camera più numerosa del Parlamento dello Stato. Non può essere Rappresentante chi non abbia raggiunto l'età di 25 anni, non sia da sette anni cittadino degli Stati Uniti e non sia, nel periodo delle elezioni, residente nello Stato in cui sarà eletto.

Rappresentanti e le imposte dirette saranno ripartiti fra i diversi Stati che facciano parte della Unione secondo il numero dei loro abitanti; numero che verrà determinato aggiungendo al totale degli uomini liberi - compresi quelli sottoposti a prestazioni di servizio per un periodo limitato ed esclusi gli indiani non soggetti ad imposte - tre quinti del rimanente della popolazione.Il censimento deve essere fatto entro tre anni dalla prima riunione del Congresso degli Stati Uniti, e successivamente ogni dieci anni, secondo le norme che verranno stabilite per legge.

Il numero dei Rappresentanti non supererà quello di uno per ogni trentamila abitanti, però ciascuno Stato avrà almeno un Rappresentante; e fino a che quel computo non sarà effettuato, lo Stato del New Hampshire avrà il diritto di eleggere tre Rappresentanti, il Massachusetts otto, il Rhode Island e le Piantagioni di Providence uno, il Connecticut cinque, lo Stato di New York sei, quello del New Jersey quattro, la Pennsylvania otto, il Delaware uno, il Maryland sei, la Virginia dieci, la Carolina del Sud cinque, la Georgia tre.

Quando nella rappresentanza di uno Stato rimarranno seggi vacanti, già organi del Potere esecutivo indiranno le elezioni per ricoprire tali seggi.Camera dei Rappresentanti eleggerà il suo Presidente e le altre cariche ed essa sola avrà il potere di mettere in stato di accusa il Presidente o i membri del Congresso.

Sezione 3.

- Il Senato degli Stati Uniti sarà composto da due Senatori per ogni Stato, eletti dalla Legislatura locale per un periodo di sei anni; ed ogni Senatore disporrà di un voto.Immediatamente dopo la riunione successiva alla prima elezione, i Senatori saranno divisi in tre classi, in numero possibilmente eguale.

I seggi dei Senatori della prima classe diverranno vacanti allo scadere del secondo anno, quelli della seconda classe allo scadere del quarto anno, quelli della terza allo scadere del sesto anno, in modo che ogni due anni venga rieletto un terzo del Senato; e ove nell'intervallo tra le sessioni della Legislatura di ciascuno Stato, in seguito a dimissioni o per altra causa qualsiasi, alcuni seggi rimangano vacanti, l'Esecutivo potrà procedere a nomine provvisorie fino alla successiva sessione della Legislatura, che conferirà i seggi vacanti.

Non potrà essere Senatore chi non abbia compiuto l'età di 30 anni, non sia da nove anni cittadino degli Stati Uniti, e non sia, nel periodo della elezione, residente nello Stato in cui sarà eletto.Il Vicepresidente degli Stati Uniti sarà Presidente del Senato, ma non avrà voto, salvo nel caso di pareggio dei voti.Senato nominerà le altre sue cariche, come pure un Presidente protempore, il quale presiederà in assenza del Vicepresidente, o quando questi svolga le funzioni di Presidente degli Stati Uniti.Il Senato avrà il potere esclusivo di giudicare nei casi d'impeachment .

Ove si riunisca per tale scopo, i suoi membri presteranno giuramento o impegneranno la loro parola. Ove si debba giudicare il Presidente degli Stati Uniti, presiederà il Presidente della Corte Suprema; nessun accusato potrà essere dichiarato colpevole senza una maggioranza dei due terzi dei membri presenti.

Le condanne pronunziate in tali casi non avranno altro effetto se non di allontanare l'accusato dalla carica che occupa e di interdirgli, negli Stati Uniti, l'accesso a qualsiasi carica onorifica, di fiducia, o retribuita; ma il condannato potrà, nondimeno, essere soggetto, e sottoposto, ad incriminazione, processo, giudizio e punizione secondo le leggi ordinarie.

Sezione 4.

- La data, i luoghi e le modalità delle elezioni dei Senatori e dei Rappresentanti saranno fissati in ogni Stato dalle relative Legislature; ma il Congresso federale potrà in qualsiasi momento emanare o modificare queste norme, salvo per quanto riguarda i luoghi in cui i Senatori debbono essere eletti.Il Congresso si riunirà almeno una volta all'anno e tale riunione dovrà aver luogo nel primo lunedì di dicembre, a meno che non venga fissato per legge un altro giorno.

Sezione 5.

- Ciascuna delle due Camere sarà giudice delle elezioni, delle rielezioni e dei requisiti dei propri membri. Il numero legale per ciascuna delle due Camere sarà costituito dalla metà più uno; qualora non si raggiunga il numero legale, ciascuna Camera potrà aggiornare la seduta di giorno in giorno, ed essere autorizzata a costringere i membri assenti ad intervenire, ricorrendo a quei mezzi e comminando quelle sanzioni cui essa riterrà di ricorrere.

Ciascuna Camera elaborerà il proprio regolamento, punirà i suoi membri per condotta scorretta, e potrà, a maggioranza di due terzi, procedere ad espulsioni.Ciascuna Camera redigerà un verbale delle proprie sedute e lo pubblicherà periodicamente, ad eccezione di ciò che crederà debba rimanere segreto; i voti favorevoli e contrari dei membri di ciascuna Camera, sopra una qualsiasi questione, saranno, su domanda di un quinto dei membri presenti, inseriti a verbale.

Nessuna delle due Camere, durante la sessione del Congresso, potrà, senza il consenso dell'altra, rinviare la seduta per più di tre giorni, né spostare in luogo diverso da quello in cui seggono le due Camere.

Sezione 6.

- I Senatori e i Rappresentanti riceveranno per le loro funzioni un'indennità, che verrà determinata per legge e ata dal Tesoro degli Stati Uniti. In nessun caso, salvo che per tradimento, fellonia e turbamento della quiete pubblica, essi potranno essere arrestati, sia durante la sessione, sia nel recarsi a questa o nell'uscirne; né, per i discorsi pronunziati o per le opinioni sostenute nelle rispettive Camere, potranno essere sottoposti a interrogatori in alcun altro luogo.

Nessun Senatore e Rappresentante, per tutto il periodo per cui è stato eletto, potrà essere chiamato a coprire un qualsiasi ufficio civile alle dipendenze degli Stati Uniti, che sia stato istituito, o la cui retribuzione ne sia stata aumentata, durante detto periodo; e nessuno, che abbia un impiego alle dipendenze degli Stati Uniti, potrà essere membro di una delle due Camere anche conservi tale impiego.

Sezione 7.

- Tutti i progetti di legge relativi all'imposizione di tributi debbono avere origine nella Camera dei Rappresentanti; il Senato, però, può concorrervi, come per gli altri progetti di legge, proponendo emendamenti qualsiasi progetto di legge che abbia ottenuto l'approvazione del Senato e della Camera dei Rappresentanti, deve essere presentato, prima di divenire legge, al Presidente degli Stati Uniti.

Questi, qualora lo approvi, vi apporrà la firma; in caso contrario, lo rinvierà con le sue osservazioni alla Camera da cui è stato proposto, e questa inserirà integralmente a verbale tali osservazioni e discuterà di nuovo il progetto. Se dopo questa seconda discussione, due terzi dei membri della Camera interessata si dichiareranno in favore del progetto, questo sarà mandato, insieme con le osservazioni del Presidente, all'altra Camera, da cui verrà discusso in maniera analoga; e se anche in questa sarà approvato con una maggioranza di due terzi, acquisterà valore di legge.In tali casi, però, i voti di entrambe le Camere debbono essere espressi con appello nominale, e i nomi dei votanti pro e contro saranno annotati nei verbali delle rispettive Camere.

Se entro dieci giorni (escluse le domeniche) dal momento in cui gli sarà stato presentato, il Presidente non restituirà un progetto di legge, questo acquisterà forza di legge come se egli lo avesse firmato, a meno che il Congresso, aggiornandosi, non renda impossibile che il progetto stesso gli sia rinviato; nel qual caso il progetto non acquisterà forza di legge.Tutte le decisioni, le deliberazioni o i voti, per i quali sia necessario il concorso delle due Camere (salvo che si tratti di aggiornamenti) debbono essere sottoposti al Presidente degli Stati Uniti, e da lui approvati prima che entrino in vigore; oppure, se egli li respinge, debbono nuovamente essere approvati dai due terzi delle due Camere, conformemente a quanto prescritto per i progetti di legge.

Sezione 8.

- Il Congresso avrà facoltà:

d'imporre e percepire tasse, diritti, imposte e dazi;

di are i debiti pubblici e di provvedere alla difesa comune e al benessere generale degli Stati Uniti I diritti, le imposte, le tasse e i dazi dovranno, però, essere uniformi in tutti gli Stati Uniti;

di contrarre prestiti per conto degli Stati Uniti;

di regolare il commercio con le altre Nazioni, e fra i diversi Stati e con le tribù indiane;di fissare le norme generali per la naturalizzazione, e le leggi generali in materia di fallimento negli Stati Uniti;

di battere moneta, di stabilire il valore della moneta stessa e di quelle straniere, e di fissare i vari tipi di pesi e di misure;

di provvedere a punire ogni contraffazione dei titoli e della moneta corrente degli Stati Uniti;

di stabilire uffici e servizi postali;

di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili, garantendo per periodi limitati agli autori e agli inventori il diritto esclusivo sui loro scritti e sulle loro scoperte;

di costituire tribunali di grado inferiore alla Corte Suprema;

di definire e di punire gli atti di pirateria e di fellonia compiuti in alto mare, nonché le offese contro il diritto delle genti;

di dichiarare la guerra, di concedere permessi di preda e rappresaglia e di stabilire norme relative alle prede in terra e in mare;

di reclutare e mantenere eserciti; nessuna somma, però, potrà essere stanziata a questo scopo per più di due anni;

di creare e mantenere una Marina militare;

di stabilire regole per l'amministrazione e l'ordinamento delle forze di terra e di mare;

di provvedere a che la milizia sia convocata per dare esecuzione alle leggi dell'Unione, per reprimere le insurrezioni e per respingere le invasioni;

di provvedere a che la milizia sia organizzata, armata e disciplinata e di disporre di quella parte di essa che possa essere impiegata al servizio degli Stati Uniti, lasciando ai rispettivi Stati la nomina degli ufficiali e la cura di addestrare i reparti secondo le norme disciplinari prescritte dal Congresso;

di esercitare esclusivo diritto di legiferare in qualsiasi caso in quel distretto (non eccedente le dieci miglia quadrate) che per cessione di Stati particolari, e per consenso del Congresso, divenga sede del governo degli Stati Uniti;

e di esercitare analoga autorità su tutti i luoghi acquistati, con l'assenso della Legislatura dello Stato in cui si trovano, per la costruzione di fortezze, di depositi, di arsenali, di cantieri e di altri edifici di utilità pubblica;

di fare tutte le leggi necessarie ed adatte per l'esercizio dei poteri di cui sopra, e di tutti gli altri poteri di cui la presente Costituzione investe il governo degli Stati Uniti, o i suoi dicasteri ed uffici.

Sezione 9.

- L'immigrazione o l'introduzione di quelle persone che gli Stati attualmente esistenti possono ritenere conveniente di ammettere non potrà essere vietata dal Congresso prima dell'anno 1808; ma può essere imposta sopra tale introduzione una tassa o un diritto non superiore ai dieci dollari per persona.Il privilegio dell'habeas corpus non sarà sospeso se non quando, in caso di ribellione o d'invasione, lo esiga la sicurezza pubblica.

Non potrà essere approvato alcun decreto di limitazione dei diritti del cittadino, né alcuna legge penale retroattiva.Non potrà essere imposto testatico, o altro tributo diretto, se non in proporzione del censimento e della valutazione degli averi di ciascuno, che dovranno essere effettuati come disposto più sopra nella presente legge.Nessuna tassa e nessun diritto potrà essere stabilito sopra merci esportate da uno qualunque degli Stati.

Nessuna preferenza dovrà essere data dai regolamenti commerciali o fiscali ai porti di uno Stato rispetto a quelli di un altro; e le navi dirette ad uno Stato o provenienti dai suoi porti non potranno essere costrette ad entrare in quelli di un altro Stato o di arvi alcun diritto.

Nessuna somma dovrà essere prelevata dal Tesoro, se non in seguito a stanziamenti decretati per legge; e dovrà essere pubblicato periodicamente un rendiconto regolare delle entrate e delle spese pubbliche.Gli Stati Uniti non conferiranno alcun titolo di nobiltà; nessuna persona che occupi un posto retribuito o di fiducia, alle dipendenze degli Stati Uniti potrà, senza il consenso del Congresso, accettare doni, emolumenti, incarichi o titoli da un Sovrano, da un Principe o da uno Stato straniero.

Sezione 10.

- Nessuno Stato potrà, concludere trattati, alleanze o patti confederali;

o accordare permessi di preda o rappresaglia; o battere moneta;

o emettere titoli di credito;

o consentire che il amento dei debiti avvenga in altra forma che mediante monete d'oro o d'argento;

o approvare alcun decreto di limitazione dei diritti del cittadino, alcuna legge penale retroattiva, ovvero leggi che portino deroga alle obbligazioni derivanti da contratti;

o conferire titoli di nobiltà.

Nessuno Stato potrà, senza il consenso del Congresso, stabilire imposte o diritti di qualsiasi genere sulle importazioni e sulle esportazioni, ad eccezione di quanto sia assolutamente indispensabile per dare esecuzione alle proprie leggi di ispezione;

e il gettito netto di tutti i diritti e di tutte le contribuzioni imposte da qualsiasi Stato sulle importazioni e sulle esportazioni sarà a disposizione della Tesoreria degli Stati Uniti;

e tutte le leggi relative saranno soggette a revisione e a controllo da parte del Congresso.

Nessuno Stato potrà, senza il consenso del Congresso, imporre alcuna imposta sulle navi in base al tonnellaggi, mantenere truppe o navi da guerra in tempo di pace, concludere trattati o unioni con altri Stati o con Potenze straniere, o impegnarsi in una guerra, salvo in caso di invasione o di pericolo così imminente da non ammettere alcun indugio.

ARTICOLO II

Sezione 1.

- II Presidente degli Stati Uniti d'America sarà investito del potere esecutivo.

Egli rimarrà in carica per il periodo di quattro anni, e la sua elezione e quella del Vicepresidente, eletto per lo stesso periodo, avranno luogo nel modo seguente:Lo Stato nominerà, nel modo che verrà stabilito dai suoi organi legislativi, un numero di elettori pari al numero complessivo dei Senatori e dei Rappresentanti che lo Stato ha diritto di mandare al Congresso; nessun Senatore e Rappresentante, però, né alcuna persona che abbia un pubblico incarico o un impiego retribuito dagli Stati Uniti, potrà essere nominato elettore.

Gli elettori si riuniranno nei rispettivi Stati e voteranno a scrutinio segreto per due persone, delle quali una almeno non dovrà appartenere allo stesso Stato degli elettori. Essi compileranno una lista di tutti coloro che hanno ottenuto voti e del numero dei voti raccolti da ciascuno; questa lista sarà da essi firmata, autenticata e trasmessa, sotto sigillo, alla sede del governo degli Stati Uniti, indirizzata al Presidente del Senato.Il Presidente del Senato, in presenza del Senato e della Camera dei Rappresentanti, aprirà le liste autenticate e quindi si procederà al computo dei voti.

La persona che avrà ottenuto il maggior numero di voti sarà Presidente, sempre che questo numero rappresenti la maggioranza del numero totale degli elettori prescelti: e se vi sarà più di uno che abbia ottenuto tale maggioranza, con un eguale numero di voti, allora la Camera dei Rappresentanti procederà immediatamente a scegliere uno di essi per Presidente, mediante scrutinio segreto; qualora invece nessuno raccogliesse la maggioranza, la Camera procederà in modo analogo a eleggere il Presidente tra i cinque che abbiano raccolto il maggior numero di voti.Nell'elezione del Presidente, tuttavia, i voti saranno dati per Stato e la rappresentanza di ciascuno Stato avrà un solo voto. Il numero legale sarà costituito a tale scopo dalla rappresentanza, composta di uno o più membri, dei due terzi degli Stati, ma per la validità dell'elezione saranno necessari i voti della meta più uno di tutti gli Stati.

In ogni caso, dopo l'elezione del Presidente, la persona che abbia raccolto il maggior numero di voti degli elettori sarà nominata Vicepresidente.Se due o più candidati si trovassero con egual numero di voti, il Senato eleggerà fra questi il Vicepresidente a scrutinio segreto. Il Congresso può determinare l'epoca per la designazione degli elettori, e il giorno in cui questi dovranno dare i loro voti; giorno che dovrà essere lo stesso per tutti gli Stati Uniti. Nessuna persona, che non sia per nascita o, comunque, cittadino degli Stati Uniti nel momento in cui questa Costituzione sarà adottata, potrà essere eleggibile alla carica di Presidente, né potrà essere eleggibile a tale carica chi non abbia raggiunto l'età di 35 anni e non sia residente negli Stati Uniti da 14 anni.

In caso di rimozione del Presidente dalla carica, o di morte, o di dimissioni, o di inabilità ad adempiere le funzioni e i doveri inerenti alla sua carica, questa sarà affidata al Vicepresidente, ed il Congresso potrà provvedere mediante legge, in caso di rimozione, di morale, di dimissioni o di inabilità sia del Presidente che del Vicepresidente, dichiarando quale pubblico funzionario dovrà adempiere le funzioni di Presidente, e tale funzionario le adempirà fino a quando la causa di inabilità cessi, o venga eletto il nuovo Presidente.

Il Presidente riceverà per i suoi servizi, a epoche stabilite, un'indennità, che non potrà essere aumentata né diminuita durante il periodo per il quale egli e stato eletto; ed egli non dovrà percepire durante tale periodo alcun altro emolumento dagli Stati Uniti o da uno qualsiasi degli Stati.Prima di entrare in carica, il Presidente dovrà fare la seguente dichiarazione, con giuramento o impegnando la sua parola d'onore: 'Giuro, (o affermo) solennemente che adempirò con fedeltà all'ufficio di Presidente degli Stati Uniti e che con tutte le mie forze preserverò, proteggerò e difenderò la Costituzione degli Stati Uniti'.

Sezione 2.

- Il Presidente sarà Comandante in Capo dell'Esercito, della Marina degli Stati Uniti e della Milizia dei diversi Stati, quando questa sia chiamata al servizio attivo degli Stati Uniti; egli potrà richiedere il parere per iscritto del principale funzionario di ciascuno dei dicasteri esecutivi su ogni argomento relativo ai doveri dei loro rispettivi uffici, e avrà anche l'autorità di concedere diminuzioni di pena e grazia per tutti i crimini compiuti contro gli Stati Uniti, salvo nel caso dei procedimenti di incriminazione da parte della Camera (impeachment).

Egli avrà il potere, su parere e con il consenso del Senato, di concludere trattati, purché vi sia l'approvazione di due terzi dei Senatori presenti; designerà e, su parere e con il consenso dei Senato, nominerà gli ambasciatori, gli altri diplomatici e i consoli, i giudici della Corte Suprema e tutti gli altri pubblici funzionari degli Stati Uniti la cui nomina non sia altrimenti disposta con la presente Costituzione, e che debba essere stabilita con apposita legge; ma il Congresso può, mediante legge, devolvere quelle nomine di funzionari di grado inferiore che riterrà opportuno al solo Presidente, alle Corti giudiziarie, ovvero ai capi dei singoli dicasteri.

Il Presidente avrà il potere di assegnare le cariche che si rendessero vacanti nell'intervallo tra una sessione e l'altra del Senato, mediante nomine provvisorie, le quali avranno validità fino alla fine della sessione successiva.

Sezione 3.

- Il Presidente informerà di tanto in tanto il Congresso sulle condizioni dell'Unione e raccomanderà all'esame del Congresso quei provvedimenti che riterrà necessari e convenienti; potrà, in contingenze straordinarie, convocare entrambe le Camere, oppure una di esse, e, in caso di dissenso tra le Camere circa la durata dell'aggiornamento, potrà fissare quella che gli parrà conveniente; riceverà gli ambasciatori e gli altri diplomatici; avrà cura della piena osservanza delle leggi e sanzionerà la nomina di tutti i funzionari degli Stati Uniti.

Sezione 4.

- Il Presidente, il Vicepresidente e ogni altro funzionario civile degli Stati Uniti saranno rimossi dall'ufficio ove. in seguito ad accusa mossa dalla Camera, risultino colpevoli di tradimento. di concussione o di altri gravi reati.

ARTICOLO III

Sezione 1.

- II potere giudiziario degli Stati Uniti sarà affidato ad una Corte Suprema e a quelle Corti di grado inferiore che il Congresso potrà di volta in volta creare e costituire. I giudici della Corte Suprema e quelli delle Corti di grado inferiore conserveranno il loro ufficio finché non se ne renderanno indegni con la loro condotta (during good behavior), e ad epoche fisse riceveranno per i loro servizi un'indennità che non potrà essere diminuita finche essi rimarranno in carica.

Sezione 2.

- Il potere giudiziario si estenderà a tutti i casi, di diritto e di equità, che si presenteranno nell'ambito della presente Costituzione, delle leggi degli Stati Uniti e dei trattati stipulati o da stipulare, sotto la loro autorità;

a tutti i casi concernenti gli ambasciatori, gli altri rappresentanti diplomatici ed i consoli; a tutti i casi che riguardino l'ammiragliato e la giurisdizione marittima;

alle controversie tra due a più Stati, tra uno Stato e i cittadini di un altro Stato, tra cittadini di Stati diversi, tra cittadini di uno stesso Stato che reclamino terre in base a concessioni di altri Stati, e tra uno Stato o i suoi cittadini e Stati, cittadini o sudditi stranieri.

In tutti i casi che riguardino ambasciatori, altri rappresentanti diplomatici, o consoli e in quelli in cui uno Stato sia parte in causa, la Corte Suprema avrà giurisdizione esclusiva. In tutti gli altri casi sopra menzionati la Corte Suprema avrà giurisdizione d'appello, sia in diritto che in fatto, con le eccezioni e norme che verranno fissate dal Congresso.Il giudizio per tutti i crimini, salvo nei casi di accusa mossa dalla Camera dei Rappresentanti, dovrà avvenire mediante giuria; e tale giudizio sarà tenuto nello Stato dove detti crimini siano stati commessi; quando il crimine non sia stato commesso in alcuno degli Stati, il giudizio si terra nel luogo o nei luoghi che saranno stati designati per legge dal Congresso.

Sezione 3.

- Sarà considerato tradimento contro gli Stati Uniti soltanto l'aver impugnato le armi contro di essi, o l'aver fatto causa comune con nemici degli Stati Uniti, fornendo loro aiuto e soccorsi. Nessuno sarà dichiarato colpevole di alto tradimento, se non su testimonianza di due persone che siano state presenti a uno stesso atto flagrante, ovvero quando egli confessi la sua colpa in pubblico processo. II potere di emettere una condanna per alto tradimento spetta al Congresso; ma nessuna sentenza di tradimento potrà comportare perdita di diritti per i discendenti, o confisca di beni se non durante la vita del colpevole.

ARTICOLO IV

Sezione 1.

- In ogni Stato saranno attribuiti piena fiducia e pieno credito agli atti, ai documenti pubblici e ai procedimenti giudiziari degli altri Stati; e il Congresso potrà, mediante leggi generali, prescrivere il modo in cui la validità di tali atti, documenti e procedimenti debba essere determinata, nonché gli effetti della validità stessa

Sezione 2.

- I cittadini di ogni Stato hanno diritto, in ogni altro Stato, a tutti i privilegi e a tutte le immunità inerenti alla condizione di cittadini. Qualsiasi persona accusata in uno Stato di alto tradimento, di fellonia o di altro crimine e che si sia sottratta alla giustizia e sia trovata in un altro Stato, sarà - su richiesta degli organi esecutivi dello Stato da cui è fuggita - consegnata e condotta allo Stato che abbia giurisdizione per il reato ad essa imputato.

Nessuna persona sottoposta a prestazioni di servizio o di lavoro in uno degli Stati, secondo le leggi ivi vigenti, e che si sia rifugiata in un altro Stato potrà, in virtù di qualsiasi legge o regolamento quivi in vigore, essere esentata da tali prestazioni di servizio o di lavoro; ma, su richiesta dell'interessato, verrà riconsegnata alla parte cui tali prestazioni sono dovute.

Sezione 3.

- Nuovi Stati potranno essere ammessi nell'Unione per decisione del Congresso; ma nessuno Stato nuovo potrà essere costituito entro la giurisdizione di qualsiasi Stato già esistente; e nessuno Stato potrà essere formato dalla riunione di due o più Stati già esistenti, o di parte di essi, senza il consenso delle Legislature degli Stati interessati, oltre che del Congresso.

Il Congresso avrà l'autorità di disporre del territorio e delle altre proprietà appartenenti agli Stati Uniti e di stabilire tutte le norme e le misure che in detto territorio si ritenessero necessarie. Nessuna disposizione della presente Costituzione potrà essere interpretata in modo pregiudizievole a qualsiasi diritto che possa essere accampato dagli Stati Uniti o da uno dei singoli Stati.

Sezione 4.

- Gli Stati Uniti garantiranno ad ogni Stato dell'Unione la forma di governo repubblicana, e proteggeranno ogni Stato contro qualsiasi invasione e - su richiesta degli organi legislativi o del Potere esecutivo (quando il Legislativo non possa essere convocato) - contro violenze interne.

ARTICOLO V

Il Congresso, ogniqualvolta i due terzi delle Camere lo riterranno necessario, proporrà emendamenti alla presente Costituzione, oppure, su richiesta dei due terzi delle Legislature dei vari Stati, convocherà una Convenzione per proporre gli emendamenti.

In entrambi i casi, gli emendamenti saranno validi a ogni effetto, come parte di questa Costituzione, allorché saranno stati ratificati dalle Legislature di tre quarti degli Stati, o dai tre quarti delle Convenzioni riunite a tale scopo in ciascuno degli Stati, a seconda che l'uno o l'altro modo di ratifica sia stato prescritto dal Congresso; tuttavia resta stabilito che nessun emendamento, prima dell'anno 1808, potrà modificare in alcun modo i capoversi primo e quarto della Sezione 9 dell'Articolo I, e che nessuno Stato, senza il suo proprio consenso, potrà essere privato della parità di rappresentanza nel Senato.

ARTICOLO VI

Tutti i debiti contratti e le obbligazioni assunte prima della presente Costituzione saranno validi per gli Stati Uniti sotto la presente Costituzione, come lo erano sotto la Confederazione.La presente Costituzione e le leggi degli Stati Uniti che verranno fatte in conseguenza di essa, e tutti i trattati conclusi, o che si concluderanno, sotto l'autorità degli Stati Uniti, costituiranno la legge suprema del Paese (the supreme Law of the Land); e i giudici di ogni Stato saranno tenuti a conformarsi ad essi, quali che possano essere le disposizioni in contrario nella Costituzione o nella legislazione di qualsiasi singolo Stato.

I Senatori e i Rappresentanti sopra menzionati, i membri delle Legislature dei singoli Stati e tutti i rappresentanti del Potere esecutivo e di quello giudiziario, sia degli Stati Uniti, che di ogni singolo Stato, saranno tenuti, con giuramento e con dichiarazione sul loro onore, a difendere la presente Costituzione; ma nessuna professione di fede religiosa sarà mai imposta come necessaria per coprire un ufficio od una carica pubblica degli Stati Uniti.

ARTICOLO VII

La ratifica da parte delle Assemblee di nove Stati sarà sufficiente a far entrare in vigore la presente Costituzione negli Stati che l'abbiano in tal modo ratificata. Redatto in Assemblea per unanime consenso degli Stati presenti, il giorno diciassettesimo del settembre dell'anno del Signore 1787, e dodicesimo dell'indipendenza degli Stati Uniti d'America.

In fede di che abbiamo qui sotto apposto le nostre firme.

Presidenti degli USA

George Washington (1732-l799)

1789-l793

1793-l797 (rifiuta il 3° mandato)

federalista

John Adams (1735-l826)

1797-l801

federalista

Thomas Jefferson (1743-l826)

1801-l805

1805-l809 (rifiuta il 3° mandato)

democraticorepubblicano

James Madison (1751-l836)

1809-l813

1813-l817

democraticorepubblicano

James Monroe (1758-l831)

1817-l821

1821-l825

indipendente

John Quincy Adams (1767-l848)

1825-l829

indipendente

Andrew Jackson (1767-l845)

1829-l833

1833-l837

democratico

Martin Van Buren (1782-l862)

1837-l841

democratico

William Harry Harrison (1773-l841)

1841 assassinato

whig

John Tyler (1790-l862)

1841-l845

whig

James Polk (1795-l849)

1845-l849

democratico

Zachary Taylor (1784-l850)

1849-l850 morto di enterocolite

whig

Millard Fillmore (1800-l874)

1850-l853

whig

Franklin Pierce (1804-l869)

1853-l857

democratico

James Buchanan (1791-l868)

1857-l861

democratico

Abraham Lincoln (1809-l865)

1861-l865

1865 assassinato

repubblicano

Andrew Johnson (1808-l875)

1865-l869

democratico

Ulysses Simpson Grant (1822-l885)

1869-l873

1873-l877

repubblicano

Rutherford Hayes (1822-l883)

1877-l881

repubblicano

James Garfield (1831-l881)

1881 assassinato

repubblicano

Chester Arthur (1837-l908)

1881-l885

repubblicano

Grover Cleveland (1837-l908)

1885-l889

1893-l897

democratico

Benjamin Harrison (1833-l901)

1889-l893

repubblicano

William McKinley (1843-l901)

1897-l901

1901 assassinato

repubblicano

Theodore Roosevelt (1858-l919)

1901-l905

1905-l909

repubblicano

William Howard Taft (1857-l930)

1909-l913

repubblicano

Thomas Woodron Wilson (1856-l924)

1913-l917

1917-l921

democratico

Warren Harding (1865-l923)

1921-l923 morto di polmonite

repubblicano

Calvin Coolidge (1872-l933)

1923-l925

1925-l929

repubblicano

Herbert Hoover (1874-l964)

1929-l933

repubblicano

Franklin Delano Roosevelt (1882-l945)

1933-l937

1937-l941

1941-l945

1945 morto di emorragia cerebrale

democratico

Harry Truman (1884-l972)

1945-l949

1949-l953

democratico

Dwight David Eisnhower (1890-l963)

1953-l957

1957-l961

repubblicano

John Fitzgerald Kennedy (1917-l963)

1961-l963 assassinato

democratico

Lyndon Baines Johnson (1908-l973)

1963-l965

1965-l969

democratico

Richard Nixon (1913-l994)

1969-l973

1973-l974 dimissionario

repubblicano

Gerald Ford (1913)

1974-l977

repubblicano

James Earl sectiuner (1924)

1977-l981

democratico

Ronal Wilson Reagan (1911)

1981-l985

1985-l989

repubblicano

George Bush sj (1924)

1989-l993

repubblicano

William Jefferson Clinton (1946)

1993-l997

1997-2001

democratico

George Walker Bush jr (1950)



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