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La rivoluzione islamista

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La rivoluzione islamista

 

 

 

Le origini del mondo islamico

Oggi l'Islam ha un seguito di circa un miliardo e duecento milioni di fedeli, ed è la religione dominante in una vasta area che si estende dall'Africa settentrionale all'Asia sud-orientale. Il popolo che ha aderito per primo all'Islam è quello degli arabi, oggi presenti nel Nord Africa e in Medio. Ma l'Islam è la religione predominante anche all'interno di molte nazioni asiatiche e africane non arabe: la Turchia, l'Iran, l'Afghanistan, il Pakistan, l'Indonesia, la Nigeria, il Sudan. Il mondo islamico è attraversato, oltre che dalla divisione tra paesi arabi e non, anche da quella tra musulmani di fede sunnita (la stragrande maggioranza) e quelli di fede sciita (Iran e in alcune aree dell' Afghanistan, dell'Iraq e del Libano). L'impero arabo-musulmano (622-l256) fu fondato da Maometto e retto dai successori del Profeta (i califfi), si estendeva tra la penisola iberica e l'attuale Pakistan. L'eredità delle sue fiorenti tradizioni politiche, religiose, artistiche, letterarie, filosofiche, scientifiche e tecnologiche fu raccolta dai regni e dai principati sorti dopo la caduta dell'impero arabo. La più importante di queste formazioni fu l'impero turco-ottomano (1301-l922).



La caduta dell’impero ottomano

A partire dal Settecento, l'impero ottomano entrò in una fase di irreversibile decadenza culturale e  politica. Nello stesso tempo tutto il mondo islamico cominciò a subire la crescente pressione dell'imperialismo economico e politico delle grandi potenze europee, che si manifestò nel 1799, con l'invasione napoleonica del potente sultanato d'Egitto. Il mondo islamico affrontò questo assedio in una condizione di crescente inferiorità, poiché era rimasto estraneo al processo di modernizzazione delle strutture politiche (stato amministrativo moderno) ed economiche (capitalismo e società industriale). Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, quasi tutti i paesi islamici caddero pertanto sotto il controllo diretto o nella sfera d'influenza economica e politica dei grandi imperi coloniali occidentali. Il problema delle società islamiche è stato da allora come reagire alla supremazia politica, militare e culturale dell'Occidente. Le soluzioni sono state: il nazionalismo laico e l'islamismo.

La soluzione kemalista

Questa tendenza è stata inaugurata dal fondatore della Turchia moderna, Mustafa Kemal Atatürk, che nel 1922 abolì il sultanato ottomano di Instanbul e instaurò un regime repubblicano laico. La soluzione kemalista comportò l'abbandono rapido e per molti versi traumatico di tutti gli aspetti più tradizionali della società islamica e un'accettazione integrale del processo di modernizzazione. Secondo Kemal, infatti, la Turchia avrebbe potuto conservare la sua indipendenza e stabilire rapporti paritari con le grandi potenze europee solo grazie a un processo di 'imitazione' dei modelli occidentali, e a un rinnovamento radicale della sua cultura e delle sue strutture economiche, politiche e sociali.

Il nazionalismo laico

Il nazionalismo laico si è affermato solo in paesi islamici come la Turchia e la Tunisia. Ma in forme più moderate, la via del nazionalismo laico è stata seguita anche dai movimenti che hanno conquistato il potere nei paesi islamici nella seconda metà del Novecento, dopo la fine del colonialismo europeo, come quelli guidati da Sukarno in Indonesia, da Mossadeq in Iran e da Nasser in Egitto, il Fronte di liberazione nazionale in Algeria e il movimento Baath in Siria e in Iraq. Grazie alle riforme realizzate dai regimi nazionalisti, molti paesi musulmani hanno raggiunto elevati livelli di laicizzazione, modernizzazione del diritto , secolarizzazione della cultura.

 

 

Islamismo politico: la difesa dell’identità storica

Il nazionalismo laico ha determinato una forte spinta verso lo sgretolamento dell'identità religiosa delle società islamiche e verso l'occidentalizzazione, cioè verso l'omologazione culturale ai modelli occidentali. L'islamismo politico nasce da una reazione a questa tendenza, e comporta un netto rifiuto della modernizzazione culturale e politico-giuridica. L'obiettivo dei movimenti islamisti è salvaguardare l'identità storica della civiltà islamica, restaurando il primato della religione sulla vita sociale, obbligando tutti i musulmani a seguire le norme di vita prescritte dal Corano e dalla tradizione, regolando la vita pubblica attraverso un sistema legislativo ispirato alla Shar'ia come unica fonte legittima del diritto. Si tratta di una rivendicazione orgogliosa delle radici storiche della civiltà islamica, di fronte all'invadenza della moderna civiltà occidentale della quale si rifiutano la secolarizzazione della mentalità collettiva, l'individualismo e il pluralismo culturale, la concezione laica dello stato e del diritto.

La necessità della modernizzazione

Nello stesso tempo, però, l'islamismo (tranne alcune forme estremiste di islamismo, ad esempio quella del movimento dei Talebani dell'Afghanistan, che condannano anche molti aspetti della modernizzazione sociale ed economica come il lavoro e l'istruzione delle donne,l'uso di beni di consumo occidentali) sostiene la necessità di accettare la modernizzazione in campo economico e sociale. Si ritiene che la civiltà islamica non potrebbe tenere testa alla sfida culturale e politica del mondo occidentale senza raggiungere un elevato grado di sviluppo economico e una razionale organizzazione della società.

Il fondamentalismo islamico

Spesso il fenomeno dell'islamismo politico viene confuso con quello del fondamentalismo islamico. Questa espressione indica un movimento di natura religiosa strettamente collegato all'islamismo politico, ma distinto da esso.

Il termine fondamentalismo è stata coniato all'inizio di questo secolo per indicare una corrente di pensiero religioso sorta alla fine .dell'Ottocento nell'ambito di alcune chiese cristiane protestanti, soprattutto negli Stati Uniti. Nel Novecento svariate forme di fondamentalismo si sono presentate anche all'interno della chiesa cattolica, dell'ebraismo e dell'islam.

I movimenti fondamentalisti hanno in comune le seguenti caratteristiche:

a)      sostengono la necessità di interpretare alla lettera i testi sacri;

b)      rifiutano ogni tentativo di adattare le credenze e gli usi religiosi alle esigenze del mondo moderno;

c)      rifiutano in varia misura il processo di modernizzazione politico-culturale della società.

Negli Stati Uniti alcuni movimenti fondamentalisti esigono che il cristianesimo sia riconosciuto come religione ufficiale, vogliono che si vietino nelle scuole insegnamenti non conformi all’interpretazione letterale della Bibbia.



La diffusione del fondamentalismo islamico

Il fondamentalismo islamico ha cominciato a svilupparsi tra le due guerre mondiali, come reazione al processo di occidentalizzazione delle società islamiche. Nel 1928 in Egitto nacque il primo movimento, quello dei Fratelli Musulmani. Questo e analoghi movimenti si sono impegnati attivamente nella vita sociale e culturale dei loro paesi, ma non hanno costituito forze politiche organizzate; sono costituite da una fitta rete di associazioni religiose, scuole e organizzazioni di carattere assistenziale che hanno lo scopo di riaffermare nella vita sociale i valori tradizionali della civiltà islamica.

La storia del terrorismo

Il fenomeno dell'islamismo politico deve essere tenuto distinto anche da quello del terrorismo islamista. Per 'terroristi' s'intendono di solito i gruppi politici che, in tempo di pace, fanno ricorso alla lotta armata contro governi in carica, compiendo azioni come attentati dinamitardi o assassini di militari e personalità politiche. Si tratta di un fenomeno che ha cominciato ad assumere la sua forma attuale nell'Europa della seconda metà del XIX secolo e che, si è esteso, facendosi sempre più cruento: si sono aggiunti infatti sempre più frequentemente attentati stragisti in luoghi pubblici frequentati da grandi folle. Le regioni europee più colpite di recente da questo fenomeno sono state:

v      la Gran Bretagna (conflitto politico-religioso tra cattolici e protestanti del Nord Irlanda);

v      la Sna (iniziativa dell'ETA e del movimento separatista dei Paesi Baschi);

v      la Francia (lotta d'indipendenza dell'Algeria);

v      l'Italia degli anni '70 e '80 (terrorismo rosso e dallo stragismo neofascista);

v      la regione jugoslava del Kossovo della seconda metà degli anni '90 (il terrorismo indipendentista e filostatunitense del movimento albanese dell'Uck).

Fuori d'Europa:

v      molti paesi dell'America latina, dove le tecniche terroristiche sono state utilizzate sia dalla guerriglia dei movimenti di liberazione antiamericani, sia dai governi dittatoriali e dai gruppi di controguerriglia;

v      il Medio Oriente, dove il terrorismo è stata utilizzata a partire dagli anni Trenta sia dal nazionalismo ebraico sia dai gruppi arabo-palestinesi;

v      l'Algeria, l'Egitto, l'India, il Pakistan, l'Indonesia e le Filippine, tutti colpiti dal terrorismo islamista;

v      la Russia (lotta indipendentista dei movimenti islamisti della Cecenia);

v      gli Stati Uniti (prima da parte di gruppuscoli neonazisti, poi su iniziativa del terrorismo islamista).

Le divisioni all’interno dell’islamismo politico

Il ricorso alla lotta armata e alle azioni terroristiche ha diviso il movimento dell'islamismo politico. Molti gruppi di sono collocati sul terreno della lotta politica, mentre altri hanno considerato le azioni militari come l'arma principale da utilizzare nella lotta contro i regimi nazionalisti e contro le potenze straniere 'nemiche dell'Islam'. In Algeria, all'interno dell'area dell'islamismo politico, esiste una differenza sostanziale tra il Fis (Fronte di salvezza islamico) e il Gia (Gruppi islamici armati). Il Fis è un partito islamista che nel 1992, dopo aver vinto le elezioni, è stato messo al bando dalla vecchia classe dirigente algerina, rimasta al potere grazie a un colpo di stato. II Gia è invece un'organizzazione di tipo militare che, dopo il colpo di stato del '92, ha scatenato una 'guerra totale' contro il partito di governo (il Fronte di liberazione nazionale) e i settori più laici della società algerina, facendo ricorso a metodi feroci. Si calcola che in dieci anni questa guerra abbia provocato circa 100.000 morti.




Origini dell’islamismo politico

All'indomani della Seconda guerra mondiale, dal fondamentalismo islamico cominciarono ad emergere le prime organizzazioni politiche di orientamento islamista, molte delle quali si ispirarono alle idee dell'indiano Mawdudi, autore nel 1920 di un testo molto influente di teoria politica islamista (La guerra santa nell'Islam). In questa fase l'islamismo politico partecipò alla lotta per l'indipendenza dei paesi musulmani colonizzati, ma con un seguito molto ridotto e un ruolo decisamente secondario rispetto a quello dei movimenti nazionalisti laici, molti dei quali erano d'ispirazione socialista. Furono questi ultimi a guidare la lotta anticoloniale e a creare i regimi che avrebbero governato la maggior parte dei paesi musulmani.

Sviluppi dell’islamismo politico

I movimenti islamisti si moltiplicarono ed estesero i loro consensi solo a partire dagli anni '70, in seguito a tre episodi particolarmente importanti:

1)      le umilianti sconfitte subite dal mondo arabo da parte di Israele nel 1967 (Guerra dei sei giorni) e nel 1973 (Guerra del Kippur). L'incapacità di fronteggiare Israele dimostrata dai gruppi nazionalisti al potere in Egitto, Siria e Iraq, e la ferita aperta dall'occupazione israeliana dei territori arabo-palestinesi provocarono in ampi strati delle popolazioni musulmane di tutto il mondo un sentimento di frustrazione che favorì la diffusione degli ideali politico-religiosi dell'islamismo;

2)      la vittoria, nel 1979, del movimento iraniano degli ayatollah contro il corrotto regime filo-occidentale di Reza Pahlevi. Nel dopoguerra lo scià Reza Pahlevi, intraprese una politica di modernizzazione del paese. Sull'onda del nazionalismo arabo-islamico impose controlli alle comnie straniere estrattrici del greggio e promosse !'industrializzazione. L'impianto assolutistico d'una politica che privilegiava soprattutto gli interessi della borghesia mercantile fece scontrare lo scià con l'opposizione della Sinistra comunista e della Destra integralista islamica. Un lungo periodo di lotte e scontri, costrinse Reza Pahlevi ad abbandonare il paese (febbraio 1979). Il movimento rivoluzionario, animato dal clero musulmano sciita, trovò la sua guida nell'ayatollah Khomeini. Con lui la Repubblica islamica si è caratterizzata come uno Stato teocratico, ed insieme populista, con vaghe aspirazioni alle riforme sociali. La rottura con gli Stati Uniti, non ha significato un riavvicinamento all’Unione Sovietica. Fece molto scalpore, il sequestro di un gruppo di funzionari USA tenuti per oltre un anno (1979-'81) prigionieri a Teheran ad opera di un'associazione di militanti islamici che trovarono la copertura delle autorità statali. Questo crebbe nel mondo musulmano la popolarità del movimento islamista, che parve l'unica forza in grado di tenere testa all'imperialismo occidentale. Il prestigio della repubblica islamica dell'Iran si consolidò anche in seguito alla resistenza opposta alla feroce aggressione del regime di Saddam Hussein (1980-l988), il quale, appoggiato dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali, non ebbe scrupoli a utilizzare nel conflitto anche armi chimiche, fabbricate con tecnologie britanniche. Tra il 1980 e il19881'Iran ha dovuto far fronte all'aggressione dell'Iraq. Alle radici della guerra erano questioni territoriali e contrasti religiosi tra islamismo sciita dell’Iran e l'islamismo sunnita dell'Iraq. Ma la questione di fondo era l'egemonia nell'area mediorientale. L'Iraq, dopo aver nazionalizzato il petrolio, era nel 1980 una nazione prospera, con l’industria e l'agricoltura in espansione, ed aspirava a diventare la più grande potenza del Golfo Persico. Rappresentava, con i suoi governi appoggiati dal partito al Baath (animato dal socialismo dei ceti borghesi e dei militari progressisti), il modello laico delle repubbliche mediorientali; profondamente diverso da quello della teocrazia tradizionalista di Khomeini. Dopo otto anni d'una guerra durissima, disastrosa per entrambe le parti, conclusasi senza vinti né vincitori, Iran e Iraq, hanno dovuto contare le perdite umane, le ricchezze distrutte, l'offuscarsi del mito della «rinascita islamica». (Questa era anche l'epoca in cui Saddam Hussein impiegò i gas letali contro i civili dei villaggi del Kurdistan iracheno in rivolta);

3)      la vittoriosa resistenza afghana all'invasione sovietica degli anni 1979-l988. I sovietici intervennero in Afghanistan nel 1979 per ristabilire, dopo un colpo di stato, il governo filosovietico che aveva vinto le elezioni l'anno precedente. L'invasione fu particolarmente brutale: le forze occupanti cercarono di snidare i nemici del governo filosovietico seminando milioni di mine antiuomo e bombardando i villaggi in cui si erano sviluppati focolai di resistenza. Ma ben presto i sovietici si trovarono in una situazione analoga a quella degli americani in Vietnam. Gran parte delle etnie afghane si schierò contro i sovietici, ingrossando l'esercito guerrigliero dei mujahiddin; la mobilitazione dei mullah (il clero afgano) diede inoltre una forte motivazione religiosa alla lotta d'indipendenza. Da tutto il mondo musulmano accorsero circa 40.000 giovani islamisti radicali (i 'pazzi di Allah'), decisi a combattere con ogni mezzo una 'guerra santa' (jihad) contro l'infedele sovietico. I mujahiddin afgani e i guerriglieri islamisti stranieri, chiamati 'combattenti della libertà', furono attivamente sostenuti dal confinante Pakistan, mentre non furono altrettanto buoni i rapporti della resistenza afghana, prevalentemente sunnita, con l'Iran sciita. Ma il sostegno principale ai 'combattenti della libertà' venne dagli Stati Uniti, che, attraverso l'intervento della CIA e la mediazione dei servizi segreti pakistani, contribuirono 1n modo decisivo a finanziare e armare la guerriglia antisovietica in Afghanistan. Nel 1988 i sovietici furono costretti a ritirarsi, e tre anni dopo, nel 1991, crollò anche il governo filosovietico.






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