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IL PURGATORIO



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IL PURGATORIO



LA COMPOSIZIONE

I tempi e i luoghi della composizione della seconda cantica sono definibili solo per ipotesi,data la scarsità dei documenti storici e la loro relativa affidabilità.Secondo il critico Giorgio Petrocchi la composizione si colloca tra il 1308 e il 1312:in questi anni Dante,esule da Firenze dal 1302,soggiorna in area toscana,ad eccezione di probabili spostamenti prima a Parigi,poi a Milano e a Genova.Nel 1312 Dante parte per Verona e nella città perfeziona e porta a termine il Purgatorio,che verrà divulgato nell’autunno del 1315.Secondo Petrocchi la seconda cantica è tutta toscana,poiché Dante incontra in particolare numerosi personaggi fiorentini come Pia de’Tolomei nel V canto e Provenzan Salvani nel canto XI.

La cantica è suddivisa in 33 canti,che narrano il viaggio di Dante nel Purgatorio a partire dall’ alba del 10 aprile 1300 fino al mezzogiorno del 13 aprile.





-LE GUIDE DI DANTE

Dante è accomnato nel Purgatorio da 4 guide:

VIRGILIO:accomna Dante fino al XXVII canto,in seguito se poiché non può raggiungere il paradiso terrestre in quanto ano;

STAZIO:accomna Dante dal XXI canto,affiancando Virgilio,fino al canto XXVII.Publio Papinio Stazio,nato a Napoli nel 45 d.C.,fu un illustre poeta latino,noto soprattutto per 2 poemi,la Tebaide,poema epico di 12 libri dove si narra la leggenda tebana della contesa fra Etocle e Polinice e l’Achilleide,che avrebbe dovuto comprendere tutta la vicenda d’Achille,ma rimane interrotto a causa della morte.Questa 2 opere erano certamente note a Dante,che probabilmente non conosceva le Silvae,dove Stazio dice di essere nato a Napoli,mentre Dante lo crede Tolosano,sbagliando e confondendolo con il retore Lucio Stazio Arsolo,nato a Tolosa nel 58 d.C.,ai tempi del regno di Nerone.

MATELDA,accomna Dante dal XXVII canto al Paradiso terrestre;il nome della donna viene pronunciato da Beatrice,esistono 2 filoni riguardo la sua identità:il primo che considera Matelda come custode del Paradiso terrestre,il secondo che ipotizza una presenza transitoria,legata all’arrivo di Dante.Nel primo caso sono stati fatti nomi di donne ebree,ane,mentre nel secondo caso viene identificata con Matilde di Canossa,che appoggiò la Chiesa nella lotta per le investiture, oppure con Matilde di Hachenborn o di Magdeburgo,2 monache benedettine e autrici di testi mistici.E’ stata proposta anche l’identificazione con la Filosofia o con la donna Primavera nella Vita Nova.La donna comunque rappresenta la vita contemplativa possibile in terra.

BEATRICE,accomna Dante dal Paradiso terrestre al Paradiso vero e proprio.

-IL CUSTODE DEL PURGATORIO

Marco Porcio Catone,detto l’Uticense dalla città africana dove affrontò la morte,nacque nel 95 a.C. e morì suicida nel 46,per non essere fatto prigioniero da Cesare.La sua presenza nel Purgatorio ha sempre fatto sollevare discussioni,poiché si suicida,era ano e nemico di Cesare,ma Dante ammira in questa ura la difesa della libertà repubblicana e la coerenza nel seguire il suo ideale (infatti si suicida sentendosi braccato da Cesare e temendo che gli fosse tolta la sua libertà).

-STRUTTURA

Il Purgatorio è una montagna,un’isola che sorge nell’emisfero australe agli antipodi di Gerusalemme,perché dopo la caduta di Lucifero,il terreno della voragine provocata dall’angelo è andato a formare la montagna del Purgatorio,quindi quest’ultimo ha una struttura speculare rispetto all’Inferno.

Alla base si trova una spiaggia dove arrivano le anime su un vascello “snelletto e leggero” guidato dall’ Angelo Nocchiero che preleva le anime dalla foce del Tevere.

Il Purgatorio è costituito da 3 parti:

ANTIPURGATORIO:sulle sue pendici devono sostare le anime che si sono pentite da vive solo in punto di morte,sono i negligenti,i quali sono costretti ad aspettare determinati tempi per la purificazione.Dopo l’Antipurgatorio si apre una porta,oltre la quale risiede l’ Angelo della Penitenza,che accetta le confessioni delle anime e segna sulle loro fronti un certo numero di “P” (iniziale sia di “peccato” che di “purificazione”). In questo modo le anime vengono destinate ad una particolare cornice;a Dante segna 7 “P”,i 7 peccati capitali,anche perché Dante deve percorrere tutte le cornici.I 7 peccati capitali sono disposti in ordine inverso rispetto all’Inferno:più si sale,meno un’anima si deve purificare,perché sta raggiungendo il Paradiso.

PURGATORIO vero e proprio,formato da 7 cornici divise in 3 gruppi:

I,II,III CORNICE:peccatori di “male obietto”,troppo amore verso sé stessi e rivolto al male;in ordine i superbi,gli invidiosi e gli iracondi.

IV CORNICE:peccatori per “poco di vigore”,scarso amore del bene (accidiosi).

V,VI;VII CORNICE:peccatori per “troppo di vigore”,troppo amore per i beni terreni

(avari e prodighi,golosi,lussuriosi).

PARADISO TERRESTRE:un giardino sempre verde dove scorrono 2 fiumi:

LETE’:fa dimenticare il peccato;

EUNOE’:predispone colui che si immerge a ricevere la grazia divina;

Dopo il periodo di espiazione,ogni anima viene immersa prima nel Letè e poi nell’Eunoè; Dante sarà immerso nel Letè da Matelda.

I punti fondamentali dell’ordinamento del secondo regno sono illustrati da Virgilio nel canto XVII:la base filosofica è costituita dall’amore inteso,sulla scorta dell’insegnamento tomistico, come motore delle opere di tutti gli esseri.L’amore elettivo,quello soggetto alla volontà individuale,può portare al peccato sia quando si rivolge al male e non a Dio,sia quando non si dirige con poco ardore al bene sommo o si indirizza con eccessivo vigore ai beni terreni.



-CONFRONTO FRA PURGATORIO E INFERNO

Entrambi sono regni del dolore e in entrambi opera la giustizia divina,ma presentano alcune differenze:

IL DOLORE:nell’Inferno è eterno,le anime sono costrette a patire la loro condizione per sempre,mentre nel Purgatorio è transitorio;

LA GIUSTIZIA DIVINA:nell’Inferno è severa,è una dura legge che sottomette le anime per l’eternità,mentre nel Purgatorio si trasforma in misericordia;

LE ANIME:nell’Inferno mantengono le proprie passioni terrene,sono superbi e ribelli (ad esempio Farinata degli Uberti rimane arrogante nel suo ruolo di comandante politico), mentre nel Purgatorio le anime riconoscono di aver sbagliato,sono umili,non si ribellano,anzi si sottopongono alle pene perché sanno che finiranno e quindi sono serene.Per quanto riguarda il loro comportamento, nell’Inferno emergono e tendono ad isolarsi singolarmente per parlare con Dante,mentre nel Purgatorio emerge la coralità,le anime sono in gruppi senza essere in contrasto fra loro.

ATMOSFERA:nell’Inferno è grottesca,cupa,mentre nel Purgatorio è serena, improntata sulla gentilezza,regna comunque la pace;

PAESAGGIO:quello infernale è tetro,desolato e riempito solo dai lamenti e dalle urla delle anime,mentre nel Purgatorio il paesaggio è sereno e luminoso (Dante descrive bellissime albe e tramonti).Regna il silenzio e i rumori sono rappresentati dai canti delle anime in lode a Dio.



-TEMI

L’AMICIZIA:è un tema fondamentale della cantica,sviluppato già dal I e dal II canto, quando Dante incontra l’amico Casella e lo abbraccia in un’immagine bellissima,anche se non riesce ad abbracciare niente,poiché l’amico è un’anima.

LA CORALITA :appena scesi dalla barca guidata dall’angelo nocchiero,le anime si stringono fra di loro,spinti dalla comune disposizione alla salvezza futura.Dante durante il suo viaggio troverà i luoghi dei canti e delle preghiere,dettati dall’unità dell’amore che spinge al bene supremo.

IL PELLEGRINAGGIO:questo tema non coinvolge solo le anime destinate all’ascesa del sacro monte,ma anche Dante e Virgilio,costretto a chiedere notizie sulla via più idonea per procedere verso l’alto.La salita,la fatica rappresentano per Dante tappe di un vero e proprio pellegrinaggio.Da qui deriva la costante della sollecitudine del passo:il Purgatorio è una cantica dinamica ed il cammino non ha solo un significato fisico,ma è anche inteso come un progressivo avvicinamento alla conoscenza,alla ragione e alla fede.

L’ELEGIA DEL CORPO:le anime del Purgatorio si meraviglieranno perché Dante è l’unico ad avere un’ombra e a respirare in un mondo di spiriti trasparenti.

LA LUCE:questo tema sarà poi sovrano nel paradiso;la luce solare,lo splendore degli angeli, il carattere luminoso dell’insegnamento di Virgilio ed,infine,l’amore divino visto come specchio di luce,costituiranno nella cantica il primo approccio verso la dimensione paradisiaca.

LA POLITICA:con metafore di luminosità sono considerati anche i 2 poli della Chiesa e dell’Impero nella teoria dei due soli,che Dante espliciterà nel VI canto (tutti i canti VI sono di carattere politico).compiendo un’invettiva principalmente contro l’Italia.

situazione debba essere direttamente Dio o un suo inviato,c’è un richiamo alla profezia del veltro del I canto dell’Inferno (per inviato si allude ad un imperatore,probabilmente Arrigo VII,in cui Dante credeva molto).



I CANTO-IL CANTO DI CATONE

E’ l’alba del 10 aprile 1300,domenica di Pasqua;come i primi canti delle altre cantiche,anche qui Dante scrive un proemio seguito dall’invocazione alle Muse.

-PROEMIO – VERSI 1-6:Dante introduce subito la metafora del viaggio:paragona il suo ingegno ad una navicella che alza le sue vele per navigare in acque migliori (il Purgatorio).lasciandosi alle spalle un mare crudele (l’Inferno).In seguito spiega l’argomento che tratterà:parlerà del secondo regno dell’aldilà,dove le anime si purificano e diventano degne del Paradiso.Il Purgatorio non viene nominato,ma citato attraverso una perifrasi.

-INVOCAZIONE ALLE MUSE – VERSI 7-l2:Dante si rivolge in particolare a Calliope,la musa della poesia epica e la più stimata,chiedendole aiuto con un’armonia simile a quando aveva sconfitto le Pieridi,le 9 lie del re di Macedonia Pierio cantando.Esse per castigo vennero trasformate in gazze,le Piche.

-INFORMAZIONI SUL LUOGO E SUL TEMPO – VERSI 13-24

  • LUOGO:un colore di zaffiro si diffondeva nell’aria ricomincia a dare la capacità a Dante di vedere,dopo aver trascorso molto tempo nelle tenebre infernali;
  • TEMPO:”il bel pianeta che invita ad amare” (Venere) fa risplendere l’est,quindi Dante sta vedendo Venere all’alba;essa si vede bene solo in primavera e in particolare Dante si trova nel mese di aprile,quando Venere si congiunge con la costellazione dei Pesci.

-LE 4 STELLE – VERSI 25-27:Voltandosi verso sud,Dante vede 4 stelle che rappresentano le 4 virtù cardinali: prudenza, giustizia,fortezza,temperanza;Dante ha avuto il privilegio di poterle vedere,poiché prima di lui le hanno viste solo coloro che in origine non erano macchiati dal peccato originale:Adamo e Eva.

-INCONTRO CON CATONE – VERSI 28-39

Dante si rivolge verso est e vede un vecchio solitario,degno di tanta riverenza più di quella che un lio deve al padre.E’ Catone e Dante ci fornisce una descrizione:ha la barba e i capelli brizzolati,che gli scendono sul petto in 2 bande;i raggi delle stelle lo adornano,tanto da sembrare illuminato dal sole.E’ una descrizione fisionomica e psicologica (è degno di rispetto), Catone è un uomo chiuso e autoritario.

-DIALOGO CON CATONE – VERSI 40-l08

Catone è meravigliato,chiede a Dante e a Virgilio chi siano loro che hanno percorso a ritroso il Letè,che secondo la tradizione nasceva dal Paradiso terrestre,scorreva lungo le pendici del Purgatorio e raggiungeva l’Inferno per portare i peccati delle anime,fino ad arrivare al lago Cocito.Catone non capisce perché un’anima infernale e un uomo vivo siano nel Purgatorio,perciò chiede se le leggi divine siano state infrante,oppure è cambiata qualche decisione è cambiata nel cielo,se un dannato arriva alle “sue grotte”.

Virgilio a questo punto afferra Dante e lo fa inginocchiare e abbassare gli occhi per esprimere riverenza nei confronti di Catone,quindi risponde:spiega che Beatrice è scesa dal cielo e ha chiesto a Virgilio di aiutare Dante oltre alle sue preghiere (II canto Inferno).Quindi spiega chi è Dante:egli non è un’anima,ma ha sfiorato la possibilità di morire per la sua “follia”;quest’ espressione ha un duplice significato:

  1. senso letterale:morto fisicamente;
  2. senso allegorico:morto spiritualmente per le sue passioni terrene,c’è un richiamo al folle volo di Ulisse;

Virgilio continua a spiegare che vuole far visitare a Dante anche il Purgatorio dopo l’Inferno e chiede a Catone di non disdegnare il suo arrivo,perché Dante cerca la libertà così come coloro che sono morti per essa (come Catone).Il tema della libertà verrà ripreso da Foscolo e come per Dante e per gli altri eroi,la libertà diventa un bene supremo.

Virgilio dice inoltre che non sono state violate le leggi divine e cerca di fare della captatio verso Catone,affermando che proviene dal Limbo,lo stesso cerchio dove risiede Marzia,la moglie di Catone,la quale sembra ancora che preghi al fine di ritornare sua moglie.La storia di Marzia e Catone è raccontata nella “Farsalia”,un’opera di Lucano che sicuramente Dante conosceva:Marzia aveva sposato Catone e lo aveva abbandonato per un altro uomo,Ortensio, ma dopo la sua morte,la donna voleva stargli vicino,così fece scrivere sulla sua tomba “Marzia moglie di Catone”.Catone in origine si trovava nel Limbo,ma Dante segue la tradizione ecclesiastica secondo cui Cristo scese nel Limbo per trarne fuori i patriarchi dell’Antico Testamento e altre anime,tra cui quella di Catone.

Virgilio chiede a Catone di poter passare e dà 2 informazioni sul Purgatorio:

  1. ha 7 cornici;
  2. queste cornici sono sotto la custodia di Catone;

Virgilio gioca sul tema degli affetti per convincere Catone,ma l’uomo risponde in maniera secca e dice sì di aver amato Marzia mentre era sulla Terra,ma ora non lo commuove più il fatto che lei risieda oltre l’Acheronte.Compare il tema del distacco:si tratta del distacco dalle passioni terrene,che nel Purgatorio diventano solo un ricordo.

Catone permette infine il passaggio di Virgilio e Dante,poiché l’ha voluto una donna che è scesa dal Paradiso (Beatrice);oltre al permesso di Catone,dante deve anche purificarsi dalla sporcizia dell’Inferno,abbandonerà i suoi peccati nel Paradiso terrestre,ma prima deve dimostrare la volontà e atteggiarsi all’umiltà.Sarà cinto da un giunco,una pianta simbolo dell’umiltà e gli sarà lavato il viso,perché non conviene presentarsi davanti agli angeli con lo sporco dell’Inferno.

Catone dà le indicazioni della via:nel punto più basso dell’isola,sulla spiaggia,cresce il giunco; quest’espressione ha un duplice significato:

  1. senso letterale:nel Purgatorio cresce solo il giunco,noto per la sua flessibilità;
  2. senso allegorico:l’uomo che arriva al Purgatorio deve piegarsi ed essere umile ;

Infine Catone dice che il sole illuminerà la loro via del ritorno e quindi se.

-INIZIO DEL VIAGGIO DI VIRGILIO E DANTE – VERSI 109-l36

Il dialogo è avvenuto tra Virgilio e Catone,mentre Dante si rialza e guarda negli occhi la sua guida;e il tema del silenzio:senza dire niente,Dante chiede spiegazioni a Virgilio,il quale dice di seguirlo e e il tema della luce:è un’alba bella che vince la notte,il mare è calmo e l’ambiente suscita serenità.

I due si trovano nell’ombra,dove la rugiada evapora più lentamente,Virgilio mette le mani nell’erba bagnata,Dante gli rivolge le guance bagnate da lacrime sia di pentimento,sia di gioia per essere uscito dall’Inferno e gli viene tolta la sporcizia dal volto.

  1. senso letterale:Dante ha riacquistato il suo colorito naturale dal sudiciume dell’Inferno;
  2. senso allegorico:riacquista il desiderio di liberarsi dal peccato.

Virgilio e Dante arrivano quindi sulla spiaggia deserta:nessun uomo è stato capace di tornare da quella montagna,quindi i versi finali ricordano il folle volo di Ulisse,che però non era riuscito a raggiungere la montagna del Purgatorio,ma era morto appena dopo averla vista.



Virgilio cinge Dante con il giunco e appena dopo averlo strappato,ne rinasce subito uno uguale nello stesso punto.Dante si serve di una reminescenza dell’Eneide,dove Enea strappa un cespuglio e ne rinasce subito uno uguale.

Così si chiude il canto,dominato dal tema della luce (descrizione dell’alba,uso di termini positivi) e da quello della solitudine:Catone è solo,la spiaggia è deserta.Negli ultimi versi si annuncia che il Purgatorio sarà il regno dell’umiltà e della penitenza,del distacco dalle passioni terrene.



II CANTO-IL CANTO DI CASELLA

Le uniche notizie del personaggio incontrato in questo canto le fornisce Dante:Casella era suo amico,era probabilmente fiorentino e cantore e probabilmente aveva musicato alcuni componimenti di Dante,simboleggia l’amicizia.

Il canto è molto dinamico,e il tema della coralità,Dante per la prima volta vede la schiera di anime e gli angeli,in particolare l’angelo nocchiero.

-NOTIZIE COSMOLOGICHE SUL TEMPO – VERSI 1-9

Le 3 terzine iniziali indicano che sta arrivando il giorno,Dante dimostra di avere grandi conoscenze astronomiche:nella cosmologia dantesca l’emisfero boreale ha come centro Gerusalemme,all’estremo oriente il Gange e all’occidente Gibilterra.Il sole  si trova sopra Gerusalemme,mentre la notte dalla parte opposta,quindi è circa mezzogiorno.

-APPARIZIONE DELL’ANGELO NOCCHIERO –VERSI 10-52

Dante e Virgilio sono ancora sulla spiaggia dell’Antipurgatorio,appare a Dante una luce così veloce che arriva dal mare che nessuno può uguagliarla,è così splendente come Marte alla mattina rosseggia.Dante si augura di poterla vedere ancora,quindi si augura di arrivare in Purgatorio dopo la morte,già Caronte glielo aveva annunciato (III canto dell’Inferno).

Questa luce diventa sempre più splendente a poco a poco che si avvicina,vede qualcosa di bianco,sono le ali e Virgilio riconosce l’angelo nocchiero,”galeotto”,poiché timoniere della galea, una nave.Egli senza bisogno di mezzi umani,spiega Virgilio,si muove dal porto di Ostia,la foce del Tevere,alla montagna del Purgatorio,al largo dell’Africa dopo Gibilterra.E’ la rappresentazione tipica dell’angelo medievale,indicato con una perifrasi “uccello divino” in contrapposizione a Lucifero “uccello infernale”.

Gli occhi Dante non riescono a resistere alla luce emanata dall’angelo,egli si avvicina sul “vasel snelletto e leggero”,che galleggia senza che nessuna parte affondi nell’acqua.La tecnica di descrizione dell’avvenimento è quella della zoomata,Dante dice che la sola descrizione dell’angelo rende beati chi la ascolta,l’angelo sta trasportando 100 anime che cantano in coro un verso del salmo 114 In exitu Israel de Aegypto,consapevoli che il Purgatorio è un luogo di transizione,che successivamente raggiungeranno la beatitudine,come gli Ebrei si sono liberati dal peccato uscendo dall’Egitto.

L’angelo nocchiero le benedisce,le conduce sulla spiaggia e se ne va.

-INCONTRO CON LE ANIME – VERSI 53-75

A Dante le anime sembrano spaesate,infatti chiedono indicazioni ma Virgilio spiega che anche loro sono pellegrini,ma che sono arrivati da un’altra zona più dolorosa,l’Inferno.Le anime si accorgono che Dante respira e sono meravigliate,impallidiscono,cioè non hanno né peso né forma,ma sembianza umane.

Similitudine come la gente accorre intorno ad un messaggero che porta un ramo d’ulivo,così le anime si fissano a guardare il viso di Dante dimenticando quasi di purificarsi,sono le anime negligenti,curiose di sapere da Dante cosa succede.

-INCONTRO CON CASELLA – VERSI 76- 120

Casella viene verso Dante per abbracciarlo,questi ricambia,ma si accorge di strngere 3 volte le sue braccia e basta;è una reminescenza dell’Eneide (Enea cerca di riabbracciare 3 volte suo padre Anchise nell’Ade) e dell’Odissea (Ulisse cerca di abbracciare 3 volte sua madre nell’Ade).Dante è dispiaciuto,Casella gli chiede di fermarsi e introduce il tema della dolcezza, dice di aver amato Dante quando era vivo,inteso come amore fraterno profondo e chiede a Dante il motivo del suo viaggio.Dante risponde che sta compiendo questo viaggio per ritornare in Purgatorio da morto e chiede all’amico perché è passato tanto tempo dalla sua morte (probabilmente avvenuta prima del 1300) all’arrivo in Purgatorio.Casella dice che l’angelo nocchiero si è comportato in base alla giustizia divina e non l’aveva traghettato fino al 1300 appunto,anno in cui papa Bonifacio VIII aveva indetto il primo giubileo,cioè le anime potevano essere perdonate in riferimento all’indulgenza plenaria per peccati non gravi.Quindi Casella era arrivato alla foce del Tevere nel 1300 e poi traghettato dall’angelo nocchiero,la scelta di Ostia come partenza non è casuale,ma ha un senso allegorico:le anime che vogliono andare in Purgatorio devono prima umiliarsi a Roma,davanti all’obbedienza della Chiesa.

Successivamente Dante chiede a Casella di cantare e l’anima canto un componimento dell’amico inserito nel “Convivio” Amor che ne la mente mi ragiona,che Dante aveva probabilmente dedicato alla donna gentile che poi risultava essere la Filosofia:Dante sta dicendo di aver superato la produzione amorosa e di occuparsi di quella filosofica,si trova dunque in un momento eticamente elevato della sua vita.

-RITORNO DI CATONE – VERSI 121-l33

Catone torna a sgridare Dante e Casella che sta cantando,sono tutti sereni tanto da dimenticare tutto ciò che li circonda;il tema della musica inizia ad entrare nei temi della cantica e trionferà nel Paradiso,secondo Dante ha la capacità di annebbiare i pensieri dell’uomo in senso positivo.Interviene Catone,che simboleggia la ragione e sollecita al cammino, introducendo il tema della sollecitudine e del pellegrino,dice alle anime di sbrigarsi per liberarsi dello scoglio,cioè del peso del peccato.

Il canto si chiude con una similitudine:come i colombi sono riuniti per il pasto mangiando semi buoni (“biado”) e cattivi (“loglio”) e sono quieti senza mostrare il proprio orgoglio,ma se appare qualcosa di cui hanno paura abbandonano il cibo immediatamente,così Dante vede le anime lasciare il canto e fuggire,come un uomo che fugge senza sapere dove andare;allo stesso modo Dante e Virgilio riprendono il cammino velocemente e obbediscono a Catone.



III CANTO-IL CANTO DI MANFREDI

Dante e Virgilio sono sempre nell’Antipurgatorio,è l’ora del tramonto e incontrano le anime negligenti dei morti scomunicati;nonostante la scomunica sia una pena molto grave,Dante colloca queste anime nel Purgatorio perché crede che solo Dio possa giudicare gli uomini con la sua misericordia e non la Chiesa.

Compare Manfredi,lio naturale di Federico II,che alla morte del padre si impadronisce del trono e continua la politica paterna,sia nel campo culturale,sia sul piano del laicismo:per questo motivo viene scomunicato molte volte.Muore nel 1266 eroicamente a Benevento,combattendo contro Carlo d’Angiò,chiamato in Italia da papa Clemente IV.E’ ricordato da Dante nel “De vulgari eloquentia” insieme al padre come uno degli illustri “Grandi”,che mostrarono la propria nobiltà d’animo dedicandosi alle attività dell’uomo e sdegnando quelle delle bestie.

-l^PARTE - TIPO INTELLETTUALE - VERSI 16-46

Dante si accorge di fare ombra,quando la vede ha paura di essere rimasto solo,ma Virgilio gli spiega che ha solo le sembianza umane,perché il suo corpo è altrove;Dante traduce la famosa epigrafe che,secono la tradizione,sarebbe stata posta sopra la tomba di Virgilio a Napoli: “Manta me genit,Calabri rapuere,tenet nunc Partenope”.Virgilio introduce il tema della fisicità, le anime hanno aspetto umano,non hanno corpo,ma soffrono tormenti come se l’avessero senza saperne il motivo.La guida introduce anche il tema della limitatezza della conoscenza umana: sostiene che sia folle chiunque pensi di spiegare con la ragione tutto il percorso che conduce a Dio.Il linguaggio utilizzato è quello della filosofia Scolastica,che usa il termine “quia” come fatto.

-2^PARTE – TIPO NARRATIVO – VERSI 47-l02

Dante e Virgilio arrivano ai piedi della montagna e trovano una roccia molto ripida,impossibile da salire,peggiore dei burroni di Lerice (all’estremità del golfo di La Spezia) e Turbia (vicino a Nizza).anche Virgilio è in difficoltà,appaiono dunque una schiera di anime che si accostano alla roccia del monte ferme e strette a guardare come chi è dubbioso.Virgilio chiede loro dove la montagna è meno ripida e viene introdotta una similitudine:come le pecorelle escono dal recinto un po’ alla volta,sono timide e poi fanno quel che fa la prima di loro,senza saperne il motivo,così Dante vede avvicinarsi la prime parte del “gregge” di anime.Questa similitudine ci chiarisce 2 temi del Purgatorio:

  1. l’umiltà
  2. la coralità

Le anime si meravigliano nel vedere l’ombra di Dante,Virgilio capisce il loro stupore e confessa loro che stanno osservando un corpo umano che sta compiendo un cammino non senza il volere di Dio;quindi chiede alle anime di tornare indietro e di procedere davanti a loro 2.

-3^ PARTE – DIALOGO CON MANFREDI – VERSI 103-l45

Compare Manfredi,che non rivela subito la sua identità e chiede a Dante se l’avesse già visto nel mondo terreno,Dante lo guarda:è biondo e di aspetto gentile,in senso stilnovistico (di animo buono),ma nota una ferita sul sopracciglio.E’ una descrizione fisiognomica,che coinvolge il carattere e l’aspetto fisico.

Manfredi mostra Dante un’altra ferita sul petto e il poeta lo indica allora come un fiero combattente,che si è ferito il sopracciglio perché non aveva l’elmo e il petto perché ha affrontato il nemico senza scappare.Ecco che dice di essere Manfredi,lio di Federico II: Dante lo ammira sebbene sia ghibellino e l’anima chiede che Dante,una volta tornato sulla terra,racconti la verità sulla sua morte alla lia Costanza,madre di Federico re di Sicilia e Giacomo re di Aragona.

Attraverso un flash-back rievoca la sua storia:dopo essere stato ferito 2 volte si è rivolto a Dio,si è pentito in punto di morte ma la misericordia di Dio l’ha perdonato.Ma il vescovo di Cosenza mandato da papa Clemente IV ha fatto disseppellire il corpo di Manfredi che si trovava all’estremità del ponte sul fiume Calore,nei pressi di Benevento,e ha fatto trasportare le sue ossa a luci spente (per la Chiesa la luce durante il funerale era fondamentale,mentre la mancanza era per gli scomunicati segno di perdita della salvezza), lasciandolo in balia della pioggia e della natura.

Manfredi sostiene successivamente che nonostante le scomuniche,non si può perdere la grazia divina,basta pentirsi finchè c’è possibilità,ma chi muore per la scomunica deve aspettare ai margini del Purgatorio 30 volte il tempo che è stato scomunicato,ma questo tempo può diminuire grazie alle preghiere dei vivi.Per questo motivo dice a Dante di avvertire i li che non conoscono la verità sulla morte di Manfredi e pensano che sia un dannato.

Questa teoria viene ripresa da dante dalla “Summa Theologiae” di S.Tommaso.

Dante,attraverso le parole di Manfredi,attacca la presunzione della Chiesa di giudicare gli uomini.

-LA URA DI MANFREDI

Pur occupando solo la parte finale del canto,Manfredi ne è il reale protagonista per i seguenti motivi:

  • il fascino della rappresentazione
  • la sensibilità nel ricordo terreno della lia
  • la celebrazione di una grande dinastia imperiale
  • la riflessione sulla misericordia divina
  • la conseguente condanna della Chiesa
  • la suggestione lirica sulla profanazione della tomba,che verrà ripresa da Foscolo ne

“I Sepolcri” parlando di Parini,un grande poeta,le cui ossa sono state poste in una fossa      comune

  • il riferimento al potere di intercessione che le preghiere dei vivi possono esercitare a favore dei morti

La ura di Manfredi appartiene alla tipologia classica degli eroi sconfitti,cioè per esempio l’Ettore dell’Iliade o l’Orlando della Chanson de Roland;alla ura del cavaliere dedica la sua celebre “trilogia degli antenati” Italo Calvino,in particolare un nobile guerriero mutilato in battaglia è protagonista nel romanzo “Il visconte dimezzato”.





V CANTO-IL CANTO DI PIA DE’ TOLOMEI

E’giorno avanzato,dante è riuscito a salire alla terza balza del Purgatorio,dove si trovano  i negligenti morti per violenza,suicidi o uccisi da qualcuno;camminano lentamente cantando in coro il Miserere e sono soggetti alla legge che trattiene tutte le anime negligenti al di fuori del Purgatorio per un certo periodo di tempo,ma Dante non esplicita la durata dell’attesa.

Dante e Virgilio incontrano in questo canto 3 personaggi:

  1. JACOPO DEL CASSERO:nato intorno al 1260 da una nobile famiglia di Fano,fu un uomo politico e partecipò con Dante alla battaglia di Campaldino nel 1288.Incorse alle ire di Azzo VIII marchese d’Este per essersi opposto alle sue mire espansionistiche;per evitare di passare sul suo territorio,raggiunse Venezia via mare e procedette per Milano passando per Padova.Sulle rive del Brenta lo raggiunsero i sicari di Azzo e lo uccisero con un colpo di roncone all’inguine che ne provocò il dissanguamento.
  2. BUONCONTE DA MONTEFELTRO: lio del conte Guido da Montefeltro,nacque intorno al 1250-l255;ghibellino come il padre, combattè nel 1289 nella battaglia di Campaldino dove morì combattendo valorosamente.Il suo corpo non sarà mai ritrovato e questo fatto diede inizio a leggende che sollecitarono l’invenzione dantesca nel racconto.
  3. PIA DE’ TOLOMEI:secondo quasi tutti gli antichi commentatori si tratta di Pia della famiglia De’Tolomei,sposata con il podestà di Volterra che visse fino al 1322;i motivi che spinsero il marito ad ucciderla defenestrandola dal suo castello in Maremma possono essere stati la gelosia e/o il desiderio di sposare una nuova donna.

Dante si è allontanato dalla schiera di anime del canto precedente,quello dei pigri e adesso le anime lo continuano ad osservare,meravigliate dalla sua ombra;ritorna il tema della fisicità del corpo,ma Virgilio incita Dante a non fermarsi e a continuare il suo cammino con una similitudine:Dante deve rimanere immobile come una torre la cui cima non si muove neanche quando soffiano i venti,cioè deve rimanere saldo nel perseguire la sua meta,perché un uomo che si lascia distrarre da altri pensieri perde di vista il suo obiettivo.Dante si accorge di aver sbagliato e nel frattempo,si avvicinano le anime chiamate “genti”,poiché hanno aspetto umano, cantando il Miserere,il salmo penitenziale.Ritorna il tema della coralità nel cantare il salmo e nello stupirsi dell’ombra di Dante.

Arrivano 2 messaggeri delle anime e chiedono a Dante e Virgilio informazioni riguardo la loro provenienza;la guida dice di riferire alle altre anime che Dante è vivo e di accoglierlo con cortesia.La velocità di ritorno dei 2 messaggeri è espressa con una similitudine:dante non ha mai visto stelle cadenti percorrere il cielo o lampi attraversare il cielo d’estate più velocemente delle 2 anime.Virgilio ribadisce a Dante di continuare a camminare mente ascolta le anime,è il tema della sollecitudine del passo.

-CONDIZIONE DELLE ANIME – VERSI 43-63

La preoccupazione maggiore delle anime è quella di essere riconosciute per dare loro notizie nel mondo terreno,per ricevere preghiere e quindi,scontare meno tempo nell’Antipurgatorio.

Un’anima di cui non viene detto il nome delinea la condizione delle anime:sono tutti stati peccatori fino all’ultimo e morti di morte violenta,ma pentendosi sono morti in pace con Dio che fa ardere le anime nel desiderio di vederlo.

Dante ammette di non riconoscere nessuno,ma giura di accontentare i desideri delle anime in nome della beatitudine che sta cercando nel suo viaggio fra i 3 regni dell’aldilà.

-INCONTRO CON JACOPO DEL CASSERO – VERSI 64-84

Compare Jacopo del Cassero,morto per omicidio;dice che non è necessario che Dante faccia un giuramento e gli chiede se,nel caso fosse andato a Fano una volta torna nel mondo terreno,di far pregare per lui per accorciare l’attesa nell’Antipurgatorio.

In seguito riassume la sua storia attraverso un flash-back:è nato a Fano,ma è stato ucciso nei pressi di Padova,è morto dissanguato(“ ’l sangue in sul quale io sedea”) è un’espressione dell’Antico Testamento, secondo la concezione che la vita di ogni corpo vivente sta nel sangue.Padova viene introdotta con una metonimia,Antenore,che secondo la tradizione,era il suo fondatore.Jacopo pensava di essere al sicuro a Padova,ma lo fece uccidere Azzo VIII che era in collera più del dovuto.Se fosse fuggito verso Mira e avesse raggiunto Oriamo (2 paesi fra Padova e Venezia),si sarebbe salvato.Dante cita questi 2 paesi per farci capire quanto le anime erano legate alla propria patria e al mondo terreno.Ma Jacopo è passato attraverso le paludi,è rimasto impigliato e è stato raggiunto dai sicari e ucciso.






-INCONTRO CON BONCONTE DA MONTEFELTRO – VERSI 85-l29

L’anima augura a Dante che il suo desiderio di salvarsi si realizzi e chiede preghiere,poi racconta la sua storia;Dante inventa un topos letterario riguardo il corpo di Bonconte.Neanche la moglie Giovanna prega per lui.Dante gli chiede notizie sul suo corpo,Bonconte risponde di essere arrivato nel territorio del Casentino,nel punto in cui scorre l’Archiano,un affluente che scorre perpendicolarmente all’Arno e nasce sugli Appennini,dopo la battaglia di Campaldino insanguinato;qui perse i sensi ,invocò la Madonna e poi morì.C’è un’insistenza nella descrizione geografica dei luoghi per dimostrare l’attaccamento delle anime al mondo terreno.

Dopo la sua morte,l’angelo di Dio e quello dell’Inferno si contesero la sua anima,fino a quando il primo prese l’anima ed il secondo si impossessò del corpo.Dante recupera un topos medievale, quello della disputa fra l’angelo e il demone è un topos della religione cristiana,trattato già nel XXVII canto dell’Inferno con il padre di Bonconte,Guido da Montefeltro.E’ una dimostrazione di quanto sia difficile sottrarsi alla volontà di Dio.

Secondo Dante il corpo sarebbe stato trattato in maniera vendicativa dal diavolo,il quale mandò una tempesta che provoca l’alluvione dell’Archiano e travolge il corpo di Bonconte.Dante conosceva il fenomeno della condensazione,il diavolo ha sconvolto i venti con i suoi poteri,così da Pratomagno agli Appennini avviene l’alluvione.

Nel momento in cui Bonconte pone le mani come una croce,il diavolo scioglie questa croce per vendetta;il suo corpo è sso inghiottito dal fiume scagliato dal diavolo per vendetta nei confronti dell’angelo di Dio per aver rubato l’anima di Bonconte.

-INCONTRO CON PIA DE’TOLOMEI – VERSI 130-l36

Pia è nata a Siena, morta in Maremma,come rivela lei stessa a Dante e allude a 2 momenti della sua vita,il fidanzamento e il matrimonio.La donna esprime un senso di familiarità e fedeltà,in opposizione del tradimento del marito che l’ha uccisa per sposare un’altra donna.

-LE 3 URE DEL V CANTO

Per la vicenda di Jacopo vengono occupate 4 terzine,molto più lungo e articolato è il racconto di Bonconte,mentre risulta essere essenziale ed ellittico quello di Pia;i 3 personaggi sono morti di morte violenta,un’immagine caratteristica di tutta la letteratura:per esempio in alcune liriche di Edgar Lee Masters,un poeta statunitense autore delle Antologie di Spoon River (in Italia popolare l’interpretazione musicale di De Andrè),compaiono gallerie di anime morte seppellite nel cimitero di Spoon River,che rievocano la loro vicenda terrena.

-LE URE FEMMINILI ALL’INTERNO DELL’OPERA DANTESCA

  1. V canto Inferno:Francesca da Polenta
  2. V canto Purgatorio:Pia De’Tolomei
  3. III canto Paradiso:Piccarda Donati

Sono 3 donne che manifestano in modo diverso le proprie passioni,sono tutte e 3 state uccise: Francesca uccisa dal marito a causa del tradimento con Paolo Malatesta,Pia come Francesca muore per mano del marito,Piccarda muore per volontà altrui,perché si fa suora,ma viene tolta dal convento dal fratello Corso Donati per sposare un nobile e muore di dolore.

  1. INFERNO:amore come passione illecita e insormontabile:Francesca usa un tono passionale ancora innamorata di Paolo,anche dopo la morte;
  2. PURGATORIO:amore coniugale lecito,un sentimento fedele:Pia usa un tono distaccato, sintetizzando la sua vicenda in poche righe senza esprimere giudizi;
  3. PARADISO:amore spirituale rivolto a Cristo:il tono di Piccarda è malinconico e pietoso,il distacco dalla vicenda è molto grande;

tutte e 3 le donne rievocano passioni amorose inserendole nei costumi e nelle tradizioni dell’epoca,quasi come una cronaca;quindi Dante sfrutta personaggi storici (le donne sono realmente esistite) insieme ad aneddoti di cronaca del tempo.





VI CANTO

Come gli altri canti VI tratta di un argomento politico;Dante e Virgilio si trovano ancora tra le anime morte di morte violenta,ma riescono a liberarsi dalla ressa.Dante,riferendosi ad un passo dell’Eneide,affronta un tema dottrinario:chiede a Virgilio come mai le anime invochino preghiere per salvarsi,mentre nella sua opera si affermava che le preghiere non potevano piegare il giudizio divino.Virgilio spiega che il giudizio divino non muta anche se l’ardore di carità abbrevia il tempo di espiazione,nell’Eneide parlava diversamente perché si trattava di anime ane.

-INCONTRO CON SORDELLO DA GOITO – VERSI 57-75

Sordello nacque a Goito,vicino Mantova,nel 1200 e scelse la vita del giullare di corte;dopo alcune vicende,trovò rifugio nel palazzo del conte Raimondo Berengario II di Provenza,dove collaborò con incarichi politici.In questo periodo compose le sue liriche più famose come il “Compianto in morte di ser Blacatz”,barone di Raimondo e anch’egli poeta.Sordello esorta i principi infingardi del suo tempo a mangiare il cuore del barone,in modo da assimilare le sue doti di coraggio e intraprendenza.Muore intorno al 1273.

Virgilio e Dante scorgono un’anima che sta in disparte (iterazione della parola “solo” per accentuare la condizione dei solitudine),ma ha l’aria fiera come un leone quando riposa;guarda verso di loro,Virgilio gli si rivolge per conoscere quale sia il cammino più spedito,ma l’anima rispetta il galateo feudale secondo cui prima di dialogare,occorreva presentarsi.Chiama Sordello “anima lombarda”,perché visse nell’Italia settentrionale.Allora la guida pronuncia il nome della sua città natale,Mantova:non appena sente questo nome,l’anima si scaglia verso Virgilio per abbracciarlo in quanto suo concittadino.Sordello viene citato da Dante come autore di testi politici e fornisce a Dante l’occasione per pronunciare un’aspra invettiva politica contro l’Italia inizialmente e poi contro Firenze,pronunciata da lui stesso.

-INVETTIVA CONTRO L’ITALIA – VERSI 76-l51

INVETTIVA:discorso polemico rivolto direttamente contro chi o che cosa si vuole accusare.

APOSTROFE:procedimento espressivo che consiste nel rivolgersi direttamente, interrompendo la forma narrativa,a una persona presente o assente;in questo caso Dante si rivolge direttamente all’Italia.

ANTIFRASI:consiste nell’usare ,per esprimere un pensiero,una parola o una frase che nell’uso normale ha un significato tutto contrario.

L’invettiva inizia con un’exclamatio,una rottura improvvisa del discorso per passare ad un tema completamente diverso:con un’esclamazione,Dante afferma che l’Italia è schiava delle guerre e delle passioni (in contrasto con il passato imperiale di Roma),è un luogo di dolore,una nave nella tempesta senza timoniere,non è più padrona di province,ma prostituta,si vende ai politici.

Dante fa una personificazione (prosopopea) dell’Italia,identificandola in una donna.

Sordello fa un contrasto con la sua reazione di gioia nell’incontrare un concittadino e l’Italia, dove gli abitanti della stessa città combattono fra di loro (Firenze).

Contrapposizione lessicale:

GENTIL            GUERRA

DOLCE         QUIVI (PURAGTORIO) RODE LI VIVI TUOI (L’ITALIA)

FESTA             FOSSA

Successivamente Dante invita l’Italia a pensare se c’è una sua regione in pace,ogni sua parte è in guerra.

Dante è un grande ammiratore di Giustiniano,che visse nel VI secolo ed emanò il Corpus Iuris Civilis nel 527,ponendo le basi del diritto moderno;Dante infatti lo ammira non per le sue opere politiche,ma per la sua opera giuridica,poiché sosteneva avere buone leggi e rispettarle era alla base della convivenza pacifica.Allora si chiede a che cosa è servita l’opera di Giustiniano se manca l’imperatore che la faccia rispettare.Giustiniano sarà il protagonista del VI canto del Paradiso,dove attaccherà i conflitti fra guelfi e ghibellini.

VI CANTO INFERNO:invettiva contro Firenze

VI CANTO PURGATORIO:invettiva contro l’Italia

VI CANTO PARADISO:invettiva contro l’Impero

-Accuse alla Chiesa e all’Impero

Dante accusa le 2 autorità che dovrebbero garantire la pace nel mondo terreno:

  1. CHIESA:polemizza contro il suo temporalismo con un’apostrofe,si rivolge alla gente di Chiesa che dovrebbe obbedire al volere di Dio e dovrebbe quindi,lasciar governare l’imperatore,identificato con il termine “Cesare”;il riferimento è al Vangelo di Matteo: ”Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

L’Italia viene paragonata ad una belva selvaggia,ribelle perché non è stata frenata dalle leggi imperiali;secondo Dante questa fiera è probabilmente un cavallo,per i termini utilizzati come “predella”=briglia.

  1. IMPERO:l’imperatore accusato è Alberto I d’Asburgo con un’apostrofe,Dante lo accusa di aver abbandonato l’Italia,belva selvaggia,invece di domarla.Dante si augura che l’imperator venga punito giustamente,perché insieme al padre Rodolfo,spinti dal desiderio di dominare in Germania,avevano abbandonato “il giardino dell’Impero”.Dante aveva una concezione di impero universale,per questo motivo considera in modo dispregiativo il termine “tedesco”.Prosegue invitando Alberto I a visitare l’Italia e a notare come in tutte le sue zone (cita Verona città del nord e Orvieto città del centro Italia),stanno combattendo le famiglie guelfe e ghibelline della stessa città (i Montecchi ghibellini contro i Cappelletti guelfi a Verona e i Monaldi guelfi contro i Filippeschi ghibellini a Orvieto).Dante chiama Alberto I “uomo senza cura” dei possedimenti italiani,”crudel” e lo invita a visitare i feudi imperiali italiani come quello di Santafiora nel senese,per osservare la loro decadenza.Ma soprattutto chiede ad Alberto I di visitare Roma (personificazione della città) che piange come una vedova abbandonata dal marito (similitudine) e chiama giorno e notte la sua guida,questo perché Dante desidera che la sede dell’imperatore sia Roma.Infine Dante conclude l’accusa con un’antifrasi,invita Alberto I a vedere come la gente si ama (ironicamente).

Il riferimento a Roma triste senza l’imperatore è ripreso dalle Epistole di Dante;nel XXVII canto del Paradiso Roma diventerà la sede del papato corrotto.

-Pensiero di Dante rivolto a Dio

Dio è venuto in terra per essere crocifisso,ma allora perché non si sta preoccupando degli uomini e ha gli occhi altrove?E’ un domanda antichissima che anche Dante si pone e,poiché è credente,cerca di fare delle ipotesi e sostiene che Dio stia preparando qualche bene per gli uomini che però non sono in grado di capire.L’eco di questa terzina dantesca ritornerà nell’ottavo modulo de “I promessi sposi” di Manzoni nella riflessione di Lucia.

-Invettiva rivolta verso Firenze

L’Italia è piena di tiranni,ma Firenze deve gioire perchè le parole di Dante non la toccano grazie alla pace del suo popolo:è ovviamente un’antifrasi,il discorso di Dante è altamente sarcastico,poiché Firenze si trova nella situazione peggiore,poiché la fazione guelfa è ulteriormente divisa fra guelfi bianchi e neri.L’introduzione ricorda quella del XXVI canto dell’Inferno “Godi,Fiorenza”,è l’unico punto del Purgatorio in cui la città viene chiamata con il suo nome.Dante elenca i mali di Firenze:

  1. A Firenze non c’è giustizia,tutti ne parlano ma nessuno la mette in pratica;
  2. A Firenze tutti corrono alle cariche pubbliche (antifrasi con l’iterazione del “tu”);
  3. Atene e Sparta offrono un modello di vita civile scarso rispetto a Firenze,che quello che fa ad ottobre non raggiunge novembre;

C’è grande sarcasmo nelle parole di Dante,quante volte Firenze ha cambiato leggi,monete e cittadini;nei versi finali la paragona a una donna malata che non riesce a trovare una posizione comoda nel letto,ma cerca di trovare sollievo continuando a rigirarsi nel dolore.

-Poesia politica

L’invettiva viene rivolta seguendo i canoni della poesia politica,cioè secondo 3 parti:

  1. descrizione della situazione (l’Italia lacerata da guerre e ingiustizie);
  2. analisi delle componenti e delle cause (il temporalismo della Chiesa e il disinteresse dell’Impero);
  3. giudizio e previsioni (la condanna della società contemporanea e l’auspicio di un’imminente intervento risolutore,sotto forma di una punizione divina o nella ura di un imperatore universale ispirato a Dio,probabilmente Arrigo VII stiamto da Dante.)C’è un richiamo alla profezia del veltro del I canto.



IX CANTO

Si svolge tra la notte di domenica 10 aprile e l’alba dell’11 aprile del 1300;Dante s’addormenta nella valletta e,verso l’alba,quando secondo la tradizione i sogni si fanno veritieri,si vede sul monte Ida e in alto un’aquila dalle penne dorate lo rapisce in volo per poi incendiarsi:Dante non riconosce il luogo in cui si trova.

Al suo fianco c’è sempre Virgilio,che lo conforta spiegandogli che sono vicino all’entrata del Purgatorio,dove li ha sollevati in volo S. Lucia nel sonno.

Ripresa la salita,Dante vede una porta con 3 gradini di diverso colore:su quello più alto è seduto un angelo splendente che,ricevute le spiegazioni da Virgilio,li invita ad avanzare,è l’angelo guardiano.

Dante si prostra umilmente ai piedi dell’angelo chiedendogli di aprirgli la porta del Purgatorio, questi allora con la punta della spada gli incide 7 “P” sulla fronte,esortandolo a cancellarle nella salita del monte.Quindi apre la porta del Purgatorio,che emette un grande stridore subito affievolito dal dolce suono di un coro di anime che canta il Te Deum.Dante compirà la propria espiazione da vivo.

-TEMI E ALLEGORIE

  1. il sogno di Dante con l’aquila dalle penne dorate,simbolo della Grazia divina e della giustizia imperiale;
  2. i 3 gradini della porta,simbolo delle 3 fasi della confessione (riconoscimento del peccato,pentimento,penitenza);
  3. l’angelo custode del Purgatorio,con la spada di fuoco simbolo della giustizia,le 2 chiavi simbolo del potere ecclesiastico e le 7 “P” simbolo dei peccati capitali da espiare nelle rispettive cornici della montagna;

-LA PORTA DEL PURGATORIO

E’ l’elemento più significativo del canto,che segna il passaggio da una condizione all’altra delle anime:comincia veramente il viaggio nel secondo regno dell’aldilà e quindi il processo di purificazione;c’è una corrispondenza alla porta dell’Inferno,descritta nel III canto.

-L’ANGELO CUSTODE DEL PURGATORIO

E’ un ura dominante,che nella sua funzione di guardiano nel Purgatorio ha il compito tanto di illustrare l’ordinamento dell’aldilà quanto di permettere a Dante di procedere nel cammino.



XI CANTO

E’ lunedì 11 aprile,Dante si trova nella cornice dei superbi dove incontrerà 3 personaggi: Omberto Aldobrandeschi,Oderisi da Gubbio e Provenzan Salvani.Sono punite secondo la legge del contrappasso per contrasto:poiché da vive sono state superbe,nel Purgatorio le anime avanzano curve, portando sul dorso pesanti massi;la parete della roccia,di marmo bianco,è lavorata con bassorilievi che rappresentano esempi di umiltà esaltata,mentre al suolo sono rafurati esempi di superbia punita.

-IL PADRE NOSTRO – VERSI 1-24

Il canto esordisce con questa preghiera cantata dalle anime;il poeta non si limita a riportare i versetti testamentari,ma fa seguire a ciascuno di essi un commento e una meditazione:l’ultima parte della preghiera è un atto di carità delle anime nei confronti di chi corre ancora il rischio di essere dannato.E’ l’unico testo liturgico riportato nella sua interezza ed è anche la prima traduzione in volgare,ridimensionato alla situazione in cui si trovano le anime espianti in Purgatorio;è la stessa preghiera che Cristo insegnò agli apostoli e qui Dante obbedisce all’intento di adattare il Padre nostro alla superbia,tema del canto.

-INCONTRO CON ALDOBRANDESCHI – VERSI 46-72

Il personaggio risponde alla richiesta di informazioni per salire sulla montagna di Virgilio,è un nobile toscano del 1200,esempio di superbia aristocratica.

-INCONTRO CON ODERISI DA GUBBIO – VERSI 73-l42

Della scuola di Cimabue,fu il più grande miniatore del tempo di Dante;nacque intorno al 1240, probabilmente lavorò al Palazzo papale per Bonifacio VIII e morì a Roma.Dante lo rappresenta come un esempio di vanagloriosa superbia artistica.

Dante sta ascoltando l’anima di Aldobrandeschi tenendo la faccia verso il basso poiché le anime sono curve,quando un’altra anima si contorce sotto il peso del macigno che lo opprime; riconosce Dante e lo chiama (polisindeto che indica la fatica dell’anima nelle sue azioni).Dante lo riconosce a sua volta:è Oderisi da Gubbio e Dante dice di ammirarlo per la sua arte dell’alluminare (dal francese enluminer che significa miniare;l’etimologia dei termini francese e italiano deriva dagli ingredienti usati per quest’arte:l’allume per la preparazione dell’oro e dell’argento,il minio come colorante rosso pregiato).

Oderisi gli risponde chiamandolo “Frate”,nel senso di fratello,per sottolineare l’amicizia che intercorre fra i 2 e riconosce con grande umiltà che esiste qualcuno migliore di lui,come il suo discepolo Franco Bolognese;riconosce anche che in vita non sarebbe stato così umile a causa della sua superbia e del suo desiderio di primeggiare.Oderisi sta ando la sua superbia in Purgatorio,non si è pentito in punto di morte,ma durante la sua vita,quando si poteva ancora peccare.

-l^ PROFEZIA – VERSI 91-99

L’anima continua il discorso con considerazioni generali:considera vana la gloria terrena rispetto all’eterno e fa l’esempio di Cimabue,che credeva d’esser grande ma venne superato da Giotto,come Cavalcanti ha tolto la fama a Guinizzelli e forse arriverà qualcuno in grado di sottrarla ad entrambi i “Guido”,cioè Dante.Oderisi sta quindi profetizzando a Dante che raggiungerà il primato della poesia.

1^SIMILITUDINE:Oderisi paragona quindi la fama terrena ad un alito di vento che soffia da una parte e dall’altra e cambia nome a seconda della direzione di provenienza.

-STORIA DI PROVENZAN SALVANI – VERSI 109-l37

Oderisi fa un esempio riguardante la caducità delle cose terrene introducendo la vicenda di Provenzan Salvani,signore di Siena quando venne distrutta e credeva di avere la città nelle sue mani,tanto che tutti parlavano di lui,ma ora si bisbiglia a malapena qualcosa.

2^ SIMILITUDINE:la fama umana è come il colore dell’erba,che nasce e muore perché lo stesso sole che la fa spuntare dalla terra la fa seccare;Oderisi indica la fragilità della fama,il riferimento è evangelico,da Isaia.

Od risi racconta il pentimento di Provenzan Salvani,avvenuto durante la vita:quando era all’apice della sua gloria,volontariamente si espose alla vergogna nella piazza si Siena per chiedere aiuto al fine di salvare un suo amico imprigionato da Carlo d’Angiò.




Dante fa pronunciare a Oderisi questo episodio per 2 motivi:

  1. per spiegare il motivo per cui un personaggio del genere si trovava nel Purgatorio;
  2. per evidenziare l’umiltà del personaggio nella richiesta d’aiuto;

-2^ PROFEZIA – VERSI 139-l42

Nei versi finali del canto,Oderisio annuncia a Dante che non passerà tanto tempo che anche lui dovrà umiliarsi davanti ai suoi concittadini,cioè profetizza l’esilio.

PROFEZIA POSITIVA=Dante diventerà più grande di Cavalcanti e Guinizzelli per capacità letterarie;

PROFEZIA NEGATIVA=Dante sarà costretta ad umiliarsi nella richiesta d’aiuto con i suoi concittadini.



XX CANTO

Dante e Virgilio si sono allontanati da un’anima,quando sentono la montagna tremare e da ogni parte un grido intenso:Virgilio dice a Dante di non aver paura e i 2 sentono le anime cantare “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”.





XXI CANTO

Inizia l’incontro di Dante con i grandi poeti dell’antichità e con i suoi predecessori;è la mattina di martedì 12 aprile 1300 e Dante si trova nella cornice degli avari e dei prodighi,coloro che sono stati troppo scialacquatori dei beni terreni;le anime sono punite secondo la legge del contrappasso per affinità:così come in vita sono stati troppo attaccati ai beni terreni,nel Purgatorio giacciono legati con il viso rivolto a terra.

Dante e Virgilio sono spaventati per aver sentito nel canto precedente il terremoto,quando, come nel Vangelo Luca racconta che Cristo apparve ai due discepoli per la strada di Emmanus dopo essere uscito dalla fossa sepolcrale,così appare uno spirito dietro di loro,mentre cercano di proseguire senza calpestare le anime a terra.

-DIALOGO CON L’ANIMA – VERSI 16-39

L’anima non rivela la sua identità ed inizia a parlare con la formula del saluto e l’invocazione a Dio;Virgilio allora si rivolge allo spirito e gli augura di raggiungere presto il Paradiso secondo la giustizia divina,la stessa che lo obbliga a risiedere nel Limbo nel suo “etterno esilio”.Allora l’anima si chiede perché i 2 siano lì e la guida le dice di guardare le “P” sulla fronte di Dante (sono rimaste 3 perché gli sono state tolte salendo in ogni cornice).

-SPIEGAZIONE DEL TERREMOTO – VERSI 40-81

Virgilio chiede spiegazioni riguardo il terremoto e l’anima spiega che la montagna sacra non patisce niente senza un ordine prestabilito,non avviene nulla senza il volere di Dio,non avviene nessun fenomeno atmosferico.Se la terra trema significa che un’anima,dopo aver espiato i propri peccati,possiede in sé la voglia di salire per accedere pronta al Paradiso,accomnata dal canto delle anime “Gloria a Dio nell’alto dei cieli.La prova della purificazione è la volontà dell’anima che la invade,le permette di salire e cambiare condizione.I termini “voglia” e “talento” si rifanno alla Summa Theologiae di Tommaso d’Aquino,il quale afferma che nell’uomo coesistano 2 tipi di volontà:

  1. la voglia:volontà assoluta dell’uomo,soggetta alla ragione e tendente sempre al bene;
  2. il talento:volontà relativa soggetta alle passioni,che induce al peccato;

Anche prima di essere purificata,l’anima ha desiderio di salire,ma su questo desiderio ha il sopravvento il talento,in opposizione alla voglia incline al bene.

Lo spirito dice che sono più di 500 anni (1200 perché Stazio muore nel 96 d.C. nelle varie cornici e 500 nella 5^cornice) che si trova in Purgatorio ed è stato proprio lui a sentire la volontà di salire.

La prima funzione di Stazio è di natura didascalica.

-STORIA DELL’ANIMA – VERSI 82-93

L’anima rivela il suo nome:è Stazio,che visse nel periodo in cui l’imperatore Tito vendicò il sangue di Cristo conquistando Gerusalemme nel 70 d.C. e dando origine alla prima diaspora degli Ebrei (l’aggettivo “buon” riferito all’imperatore sottolinea la convinzione di Dante dell’importanza dell’Impero);dice di essere stato ano e di essere stato chiamato “col nome che più dura e più onora”:con questo verso Dante fornisce la definizione di poesia,come arte suprema che rende l’uomo immortale,definizione ripresa da Foscolo ne “I sepolcri”.

Stazio dice di essere nato a Tolosa,di aver ricevuto riconoscimenti da Roma e cita le sue opere principali:la “Tebaide” e l’”Achilleide”,che dice di aver lasciata incompiuta a causa della morte (infatti l’opera risulta interrotta al nono libro).Dante conosceva queste 2 opere,ma sicuramente non conosceva le “Silvae”,opera in cui Stazio dice di essere nato a Napoli,quindi Dante ha probabilmente confuso questo Stazio con il retore Lucio Stazio Arsolo,nato a Tolosa vissuto ai tempi di Nerone.



-CELEBRAZIONE E RICONOSCIMENTO DI VIRGILIO – VERSI 94-l36

Senza sapere l’identità dei suoi interlocutori,Stazio afferma che alla sua ispirazione poetica servì soprattutto l’Eneide,che infiamma,genera come una madre ed educa come una nutrice:se gli fosse stato concesso di vivere al tempo di Virgilio,sarebbe stato disposto a passare un altro anno in Purgatorio (il termine “bando” indica un periodo transitorio,quello di Stazio nel Purgatorio,in contrapposizione con l’ ”etterno esilio” di Virgilio).

A queste parole Virgilio guarda Dante e con il solo sguardo gli fa capire di tacere,è talmente umile da non voler rivelare la propria identità;ma Dante non riesce a trattenersi e abbozza un sorriso in senso di accondiscendenza,Stazio se ne accorge e ne chiede il motivo.Dante dice di essere preso da 2 fuochi:Virgilio che gli chiede di tacere e Stazio che lo scongiura di parlare, ma il primo gli consente di parlare.Stazio capisce di avere davanti Virgilio e,non appena sente le parole di Dante,si inchina,ma la guida gli ricorda che entrambi sono ormai anime,vuole allora abbracciare il suo maestro,poiché prova per lui così tanto amore nei suoi confronti da essersi dimenticato di essere un’ombra.E’ il momento dell’agnizione:riconoscimento che termina sempre con un abbraccio,è un procedimento teatrale che coinvolge lo spettatore,che è a conoscenza dei personaggi prima del riconoscimento.

-URE RETORICHE DEL CANTO

In questo canto sono presenti numerose ure retoriche:

  1. adynaton:ura retorica secondo cui è impossibile che si realizzi qualcosa che si n è disposti a fare;esempio:Stazio è disposto a stare un anno in più in Purgatorio pur di incontrare Virgilio,ma questo va contro la giustizia divina.
  2. 3 metafore per indicare l’Eneide:
    • Divina fiamma;
    • Mamma;
    • Nutrice;
  3. chiasmo: mamma fummi,fummi nutrice”;
  4. iterazione del “fummi” all’interno del chiasmo;
  5. enjambement mamma – fummi”;
  6. iperbole:”onde sono allumati più di mille poeti”;



XXII CANTO

E’ martedì 12 aprile,Dante si trova nella sesta cornice,quella dei golosi,puniti secondo la legge del contrapasso per contrasto:poiché in vita si sono cibati continuamente,nel Purgatorio sono smagriti e irriconoscibili,costretti ad aggirarsi fra alberi con frutti rigogliosi e ruscelli d’acqua senza poter toccare nulla e cantando salmi di penitenza.Il canto è interamente occupato dal dialogo fra Virgilio e Stazio,il quale rivela il motivo per il quale si trova nel Purgatorio e celebra nuovamente Virgilio.


-l^ DOMANDA DI VIRGILIO

Virgilio chiede cortesemente a Stazio il motivo a causa del quale si trova nella cornice degli avari,come ha fatto ad essere stato avaro in vita con tutta la sua saggezza. Queste parole fanno sorridere Stazio,il quale risponde che ogni parola di Virgilio per lui è come un segno d’affetto e dice di non essere stato avaro ma,al contrario,prodigo e di essere stato punito per molti mesi.

-2^DOMANDA DI VIRGILIO

Virgilio ha un altro dubbio:mentre Stazio stava componendo la storia di Eteocle e Dominice li di Giocasta (la Tebaide) non sembrava avesse la fede cristiana,quindi non ha chiaro quale sia il motivo della sua conversione.Stazio risponde che per primo è stato proprio Virgilio ad avviarlo verso il Parnaso (il monte delle Muse,quindi l’ha avviato verso la poesia) e per primo l’ha avviato verso Dio.Virgilio è stato un lampadoforo,colui che tiene il lume di notte senza giovare a sé stesso,ma rendendo esperte le persone al suo seguito.E’ una ura ripresa da S. Agostino riferita sempre a Virgilio,che non ha giovato tanto a sé stesso quanto ad altri poeti.

Virgilio ha giovato a Stazio grazie ad alcuni versi della IV egloga,dove racconta la nascita di un fanciullo lio dell’amico Asinio Pollione,ma che i cristiani hanno inteso come una profezia della nascita di Cristo che avrebbe portato pace e giustizia.Stazio è diventato poeta e cristiano grazie a Virgilio,ha un reale riconoscimento e riverenza nei confronti del poeta (iterazione “Per te”).Dopo aver conosciuto i versi del testo di Virgilio,Stazio si è accorto che essi accordavano con le parole degli apostoli che stavano diffondendo il Cristianesimo al suo tempo;per questo motivo ha iniziato a seguire gli insegnamenti e mentre scriveva il nono libro della Tebaide è stato battezzato,ma per la fama delle persecuzioni ha praticato il Cristianesimo segretamente,dimostrando agli altri di essere ano.Per quella scarsa volontà di mostrare la sua fede è stato 400 anni nella cornice degli accidiosi,quindi ha trascorso 500 anni fra i prodighi,400 fra gli accidiosi e i restanti anni nelle cornici sottostanti e nell’Antipurgatorio.



XXIII CANTO

E’ la mattina di martedì 12 aprile,Dante si trova nella sesta cornice,quella dei golosi e incontra Forese Donati,che riconosce solo dalla voce,poiché è smagrito dalla condizione in Purgatorio.Le anime vengono descritte con gli occhi incavati,la pelle attaccata alle ossa e pallide.

Dante aveva composto delle rime della tenzone contro Forese,alle quali quest’ultimo aveva risposto;i due sono amici anche se appartengono a fazioni diverse ed entrambi sono stati salvati da una donna:Dante da Beatrice e Forese dalla moglie Nella,che sostiene essere l’unica donna virtuosa di Firenze in confronto alle altre donne corrotte. Il dialogo occupa tutto il canto e prosegue nel canto XXIV.




XXIV CANTO

Dante si trova ancora nella cornice dei golosi e chiede a Forese dove si trova la sorella Piccarda e lo spirito risponde che è in Paradiso (Dante la incontrerà nel III canto);Dante chiede anche di indicargli qualche anima di sua conoscenza perché egli non le riconosce.

Forense allora iniziera’ ad elencare una serie di anime,la prima e’ Bonaggiunta Orbicciani con il quale Dante iniziera’ un importante discorso sulla poesia.

Bonaggiunta forniera’ a Dante la 3^ profezia del purgatorio:

  1. 8 cantoàCorrado Malaspiga
  2. 11 cantoàOderisi Da Gubbio
  3. 24 cantoàOrbicciani


A Lucca (la citta’ di Orbicciani)Dante incontrera’ una donna(Gentucca)che gli dara’ ospitalita’.

Ma il canto e’ soprattutto ricordato per la definizione di Dolce Stil Novo che come dira’ Dante stesso e’ caratterizzato  per l’ ispirazione amorosa e per l’ adozione di un linguaggio dolce.


Il termine dolce stilnovo verra’ pronunciata da Orbicciani e deriva proprio da questo canto.



XXIV CANTO



Dante e Virgiglio sono alla settima ed ultima cornice,quella dei lussuriosi.

(Qui troveremo l’ anima di Guinizzelli, quest non significa che se e’ qui e’ stato un lussurioso anzi Dante lo stima molto e lo colloca qui per le sue poesie troppo legate all’ amore terreno,non er la lussuria personale)

Dal canto successivo ci troveremo gia’ nel paradiso terrestre.

Il canto,dopo una breve descrizione iniziale da parte di Dante sulla condizione delle anime,e’ tutto impostato sul dialogo fra Dante e Guido Guinizzelli.

Guido Guinizzelli e’ il protagonista narrativo ed ideologico del canto.

Con lui si completa la sezione del purgatorio(iniziata nel xxi canto)dedicata all’ incontro con i poeti àdalla celebrazione della poesia classica(incontro fra Virgiglio e Staziono)all’ esaltazione dei maestri della poesi moderna(Guinizzelli).


Dante inizia con la celebrazione di Guinizzelli come sommo poetaàil padre mio e de gli altri miei miglior.

L’ eccellenza di Guinizzelli deriva dalle sue rime d’ amor dolci e leggiadre, dai suoi dolci detti che gli meriteranno gloria eterna in terra.


Secondo elemento del dialogo fra i due poeti e’ il dibattito letterario sui diversi modi di poetare.

Dante dichiara tramite Guinizzelli che il primato debba andare ad Arnaldo Daniello,scrittore d’ amore ed inventore della sestina quasi contemporaneo di Dante.

Inizia cosi’ incontro con Arnaldo Daniello anticipato dall’ apprezzamento di Guinizzelli verso quest’ ultimo come miglior fabbro del parlar materno.

Arnaldo si esprimera’ proprio nella sua lingua,il provenzale:e’ l’ esempio piu’ lungo di tutta la commedia di realismo linguistico,un atto d’ omaggio verso quella tradizione letteraria in cui tutta la poesia lirica medioevale riconosceva le proprie origini.


XXVII CANTO

L’ angelo della settima cornice mostra ai due poeti una barriera di fiamme purificatrici:per avanzare dovranno atraversarle.(fuocoàstrumento tradizionale purificazione)

Dante e’ molto atterrito ma Virgiglio lo conforta dicendogli che si tratta dell’ ultimo ostacolo prima di incontrare Beatrice.

Dante e Virgiglio l’ attraversano ma e’ notte e Dante cade nel sonno e fara’ un sogno:

sogna un fanciulla che raccoglie fiori in una camna lussureggiante.Ella si avvicina al poeta e dira’ di esser Lia,simbolo della vita attiva.

Virgiglio all’ alba parlera’ per l’ultima a volta a Dante prima di congedarsiàVirgiglio rappresenta la ragione umana,non piu’ in grado di guidare il viaggio,poiche’ solo la Teologia nel regno della beatitudine puo’ guidare l’ uomo.






XXVIII CANTO


Desideroso di addentrarsi nella divina foresta dell’ Eden(Il Locus Amoenus,elementi tipici locus amoenus:brezza,promufo,foresta fitta e rigogliosa,ruscello)Dante inizia a camminare fra i fiori ed  prati ,mentre gli uccelli cinguettano.Questo luogo a Dante ricorda il lido di Classe presso Ravenna.

Il bosco e’ percorso da un fiumicello dalle acque limpide.Dante si ferma a guardare la natura che lo circonda quando all’ improvviso gli appare sull’ altra riva del fiumicello una donna.

La bella donna e’ la misteriosa Matelda che condurra’ Dante fino all’ incontro con Beatrice.(Matelda non si presentera’ e non sapremo il suo nome fino al XXXIII canto quando lo dira’ Beatrice.)

Matelda dira’ che la sua letizia e’ un dono di Dio,poi si dichiarera’ pronto a chiarire i dubbi di Dante.

Infatti Dante non riesce a capire come mai sulla vetta del monte libera da perturbazioni atmosferiche ci siano vento ed acqua.

Matelda dira’  che il vento e’ causato dalla costante ed immutabile circolazioni delle sfere terresti,mntre l’ acua sorge da una fonte inesauribile alimentata solo dal volere di Dio.

Da questa sorgente nascono 2 fiumi:il Lete’(le cui acque hanno il potere di cancellare la memoria dei peccati) ed l’Eunoe’ (le cui cque hanno il potere di ridare la memoria del bene compiuto).

Matelda dira’ inoltre che il paradiso corrisponde alla rappresentazione dell’ eta’ d’ oro  forse gli autori classici videro questo lugo in un sogno.

Dante allora guarda Virgiglio e Stazio che gli stan dietro che sorridon compiaciuti alle parole di Matelda.




XXIX CANTO

Dante  e Matelda si inoltrano all’ interno della selva del paradiso terrestre.Dante allora vede avanzare infronte a loro una processione preceduta da 7 candelabri invocante osanna.

La processione scorre innanzi a lui sulla riva opposta del fiume:i 7 cadelabri son seguiti da 24 anziani e da 4 animali quindi avanza un grifone che traina un carro trionfale fiancheggiato da 2 gruppi di 3 e 4 donne.Giunto davanti al carro Dante si ferma e rimbomba un tuono.

Processione misticaàprcessione dell’ eden


4 animalià4 vangeli

Carro trionfaleàchiesa

GrifoneàCristo

3 donneàvirtu’ teologiche(fede speranza e carita’)

4 donneàvirtu’ cardinali(sapienza fortezza temperanza e giustizia)



XXX CANTO

La processione si e’ fermata davanti a Dante.Gli angeli cantano sii benedetto tu che arrivi ed avvolta da una nuvola di fiori appare Beatrice.

La donna indossa i colori delle virtu’ teologiche:

vestito rossoàfede

manto verdeàsperanza

velo biancoàcarita’


Dante pur non distinguendol prova la stessa sensazione che provava sulla terra(Dante la riconosce con il cuore) e si gira per chiede spiegazione a Virgiglio che e’ sparito,allora Dante scoppia a piagere.


Chiamandola per nome,Beatrice ammonisce il poeta.

Beatrice àammiraglio nave

-guida

-giudice

E’ una Beatrice sdegnosa,che rimprovera Dante e raccontera’ agli angeli la storia di Dante.


Dante  nella sua giovinezza e per la grazia divina e per la sua costellazione(gemelli)aveva enormi potenzialita’ ma non ne approffito.

Beatrice dira’ di averlo sostenuto per un po’ e guidato verso il giusto cammino fino alla sua morte.

Dante allora sbanda e volge i suoi interessi per vie non vere,l’ amore terreno(vedi vita nuova),cade cosi’ in basso quindi Dante che tutti i rimedi erano vani se no non fargli fare questo percorsoàDante dice quindi perche’ scrive la Divina Commediaàper ravvedersi(tema didascalico)àesperienza ad personale ad universale.









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