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Razzismo e antisemitismo

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Razzismo e antisemitismo



Razzismo è un termine che indica la convinzione non solo che le razze esistano, ma che una determinata razza sia dotata di qualità speciali, per cui è necessario mantenerla pura per quanto possibile, proteggendola dalla commistione con altre. Al razzismo è legata anche l'idea che esistano razze superiori e razze inferiori, le prime destinate al comando, le seconde alla sottomissione.

L'ideologia della razza, codificata alla fine del Settecento ed esplosa nell'Ottocento, trova le sue radici nel razzismo popolare, cioè nell'antichissima tendenza dell'uomo a giudicare inferiore a sé chi è diverso da lui. Si tratta di un insieme di pregiudizi ed atteggiamenti irrazionali che inducono a rifiutare coloro che per aspetto esteriore, per posizione sociale, per cultura, per fede religiosa, per sesso, appaiono diversi.

Da almeno duemila anni il razzismo si esercita con particolare accanimento nei confronti degli ebrei. esso prende il nome di antisemitismo.Il popolo ebraico, le cui origini sono antichissime, è sempre stato oggetto di persecuzioni immotivate e oltraggiose. gli ebrei costituiscono una popolazione eterogenea per via della loro storia. Due grandi diaspore ne hanno determinato la diffusione in varie parti d'Europa, in Nord Africa, in Medio Oriente.



La religione ebraica non ha tendenza al proselitismo, ma gli ebrei etiopici e yemeniti sono il risultato di antiche conversioni di popolazioni locali, poiché sono assai diversi geneticamente dagli altri ebrei e simili invece ai popoli delle terre di origine. Negli altri casi, gli ebrei, pur sparsi per il mondo, hanno conservato non solo religione e tradizioni, ma anche, almeno in parte, le proprie caratteristiche genetiche, evitando i matrimoni misti.

Ma è corretto parlare di una razza ebraica?

Gli ebrei dell'Europa settentrionale e orientale (gli aschenaziti) hanno spesso capelli biondi e occhi azzurri, probabilmente per via della mescolanza con le popolazioni locali; ma non è da escludere che anche la selezione naturale abbia contribuito al cambiamento. Analizzando i  geni che determinano caratteri non visibili, si direbbe che il corredo genetico di un ebreo di oggi - frutto di unioni miste attraverso le generazioni - possa essere identico, al massimo e raramente, per il 50% al corredo genetico dei suoi antenati.

Gli ebrei dell'Europa occidentale e meridionale, i sefarditi, che oggi sono sparsi in paesi lontani l'uno dall'altro come Sna, Italia, Marocco, Egitto, Bulgaria, sono assai diversi fra loro. questa eterogeneità rende più difficile l'analisi. Sicuramente l'endogamia (cioè i matrimoni tra individui appartenenti allo stesso gruppo) era un uso così frequente tra gli antenati degli ebrei attuali da aver prodotto la conservazione di un patrimonio genetico comune non indifferente. Pertanto non sorprende scoprire una certa somiglianza fra gli ebrei di qualunque origine, come non sorprende la somiglianza fra ciascuno di essi e i popoli che dividono con loro l'origine più antica, cioè quelli del Medio Oriente.

Basta questo per parlare di razza ebraica?



Se definissimo come razza gli abitanti dei cinque continenti, è chiaro che al paragone le differenze tra ebrei ed europei non ebrei sarebbero irrisorie. Se invece considerassimo un gran numero di razze nel mondo e confrontassimo ciascuna di esse con le confinanti, probabilmente troveremmo che gli ebrei sono simili ai loro vicini non ebrei quanto gli italiani del Nord agli italiani del Sud, o i francesi del Nord ai francesi del Sud. Sarebbero calcoli facili, ma di nessun interesse scientifico.

Possiamo concludere che sussiste qualche differenza genetica fra ebrei e non ebrei; che la composizione genetica degli ebrei non è lontana da quella dei popoli che abitano ancora oggi le terre contigue a Israele, ma anche da quella dei popoli con cui hanno condiviso a lungo una stessa area nei secoli successivi alle diaspore; che si nota infine una certa eterogeneità tra ebrei di diversa origine geografica.

benché non sia facile confrontare genetica e cultura, è possibile affermare che ciò che accomuna con maggior forza gli ebrei non è un fattore genetico, ma un fattore culturale. Il popolo ebraico ha conservato la sua la sua identità soprattutto grazie alle tradizioni, in cui la religione ha giocato un ruolo determinante, anche se forse non esclusivo.

il concetto di razza è così vago che considerare gli ebrei come una razza non ha alcuna validità scientifica: a meno di essere pronti a definire centinaia o migliaia di razze diverse, con differenze minime tra le une e le altre. in questo caso le razze sarebbero tanto numerose che il concetto stesso si vanificherebbe. La realtà è che nella specie umana il concetto di razza non serve a nulla. La struttura delle popolazioni umane è estremamente complessa e variabile da zona a zona e da popolo a popolo: sussistono sempre sfumature, dovute alle continue migrazioni che si sono verificate entro e attraverso i confini di tutte le nazioni, che rendono impossibili separazioni nette.







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