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“THÉRÈSE RAQUIN” di ÈMILE ZOLA



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“THÉRÈSE RAQUIN”

di ÈMILE ZOLA

Ø     Titolo: Thérèse Raquin  

Ø     Autore: Émile Zola

Ø     Genere letterario: Romanzo



Ø     Anno e luogo di pubblicazione: 1867, Parigi pubblicato a proprie spese a soli ventisei anni

Ø     Casa editrice: RCS libri S.p.a, Milano

Ø     Notizie sull’Autore:

ÉMILE  ZOLA

(Parigi 1840 – 1902)


Émile Zola (Parigi 1840-l902)trascorse l'adolescenza a Aix-en Providence divenendo amico di Cezanne durante gli anni di liceo.

La morte del padre (1847) minò la già precaria economia familiare e costrinse Émile a far ritorno a Parigi. Qui esercitò vari mestieri rinunciando a proseguire gli studi. Dopo un periodo di ristrettezze economiche e di frustrazioni psicologiche, fu nominato capo del servizio di pubblicità entrando così  in rapporto con i meccanismi dell'industria culturale e con i maggiori scrittori del tempo.

Zola aveva intanto maturato la decisione di intraprendere la carriera giornalistica e letteraria, attraverso lo studio attento degli scrittori realisti e delle teorie positivistiche di Darwin, Taine e Claude Bernard.

Ben presto, però, lo studio dei nuovi testi scientifici portarono Zola a elaborare una concezione del romanzo come opera 'sperimentale' , guidata cioè dagli stessi criteri di obiettività che caratterizzavano la ricerca scientifica dei suoi contemporanei.

L’esperienza di lavoro, intanto, lo indusse a rinunciare ai toni intimistici tardoromantici dei suoi primi lavori e a confrontarsi con gli interessi e gli umori del grande pubblico. Dopo due romanzi d’appendice (le sue “prove di laboratorio”), si affermò presso il pubblico e la critica col romanzo Thérèse Raquin (1867), dedicato a Sainte-Beuve e valorizzato da Taine. Romanzo di adulterio, di delitto e di ossessionante rimorso che, nonostante i toni tardoromantici, si presenta come opera sperimentale intesa a interpretare i dibattiti allora correnti sulla narrativa. Per influsso di Taine e della sua dottrina, Zola rese più complessa la struttura narrativa e l’adattò all’applicazione della tematica scientifica. Il romanzo divenne lo strumento per analizzare vari aspetti della vita umana e documentare i mali sociali con un linguaggio analitico ma dallo stile conciso e crudo, che egli stesso chiamò 'naturalismo'.
Zola si avviò così ad offrire un ritratto disincantato e perfino spietato della società francese sul finire dell’Ottocento, attraverso spaccati rigorosamente oggettivi e interessanti il mondo sociale ma anche culturale e politico, non senza subire attacchi da destra (per Germinal) o da sinistra (per L’ammazzatoio) secondo le tematiche affrontate. Nel 1870 era nato il progetto di un complesso ciclo narrativo in venti romanzi, poi scritti tra il 1871 e il 1893, il ciclo dei Rougon-Macquart, storia naturale e sociale di una famiglia sotto il secondo impero, inteso a illustrare la storia di una casata attraverso cinque generazioni, lavoro in cui Zola, chirurgo-scrittore, ricerca le conseguenze di un inquinamento ereditario. Si tratta di un’analisi che ebbe un grande successo di pubblico: così Il ventre di Parigi (1873), sulla vita dei quartieri popolari della città; L’ammazzatoio (1877), sulle conseguenze dell’alcolismo , la più cruda descrizione dell'abbrutimento umano e il primo grande successo dell'autore. Nanà (1880), sulla prostituzione e la “buona società” della borghesia parigina; Germinal (1885), sulla vita dei minatori, che per la prima volta nella letteratura francese metteva al centro le lotte sociali; la bestia umana (1890), sulla ferrovia e sulla follia omicida; La disfatta (1892), sulla guerra e sulla caduta del Secondo Impero.

Nel 1880 era stata pubblicata una raccolta di novelle, 'Le serate di Medan', di vari autori che avevano maturato , nella casa di Zola a Medan , le nuove teorie di letteratura ed arte con cui si evidenzia il rifiuto del romanticismo sentimentale ed eroico e si esprimeva , invece , una ricerca viva e genuina della realtà , indagata con occhio scientifico nei suoi aspetti più umili e quotidiani , con un'indagine sperimentale .

Questa raccolta fu salutata come il 'Manifesto del naturalismo' e Zola fu acclamato caposcuola di questo movimento in quanto u suoi romanzi erano tutti incentrati sulla realtà sociale del tempo .

Zola precisò le sue idee naturalistiche con tre opere: 'Le roman experimental' (1880) , 'Les romanciers naturalistes' (1881) , 'Le naturalisme au theatre' (1881).

Nel 1894 egli concepi' un nuovo ciclo, la trilogia 'Tre città' (Roma, Lourdes, Parigi) e nel 1899 un terzo ciclo 'I quattro vangeli' (fecondità, lavoro, verità e giustizia. Quest'ultimo mai scritto).

Nel frattempo lo scrittore aveva aderito alle dottrine socialiste e nel 1894 intervenne con impegno nell’affare Dreyfus, prendendo le difese dell’accusato con la celebre lettera aperta al presidente della Repubblica, pubblicata sul giornale “L’Aurore” col titolo “J’accuse”; questo atto gli costò un anno di carcere e un breve esilio in Inghilterra ma confermò la sua immagine di guida intellettuale e morale, ormai di statura europea.
Zola morì nel 1902, asfissiato nel sonno dalle esalazioni di una stufa.


Ø     Trama:

La storia inizia con un flashback: dalla bottega nella galleria del Pont Neuf, Parigi, ci si sposta a Vernon, a sessanta chilometri dalla capitale, per conoscere il passato, o per lo meno alcuni episodi del passato dei tre che occupano la merceria della prima descrizione. Si viene così a sapere che Thérèse è stata per così dire “recapitata” a mamma Raquin dal fratello di quest’ultima che, di ritorno con l’esercito dall’Africa, l’aveva portata con sé visto che sua madre era morta. Mamma Raquin non si cura affatto del modo in cui la bambina sia arrivata a casa sua e le vuole tanto bene quanto ne vuole a Camille, l’altro suo lio (anche se sarebbe più giusto dire l’unico suo lio). I due fanciulli crescono insieme nella casa che mamma Raquin ha comperato dopo aver chiuso il negozio come se fossero fratello e sorella e quando mamma Raquin decide di farli sposare, perché di una sua decisione si è trattato, nessuno dei due si scandalizza o è particolarmente felice, ma si limitano ad aspettare un evento ormai inevitabile.



Subito dopo il matrimonio Camille informa la madre ci essere irremovibilmente deciso a trasferirsi a Parigi e questa, che non ha motivi particolari per contraddire il lio, non può far altro che darsi da fare per trovare una collocazione nella capitale.

Giunti a Parigi i Raquin si sistemano in una galleria piuttosto malconcia e trasandata e aprono una merceria in cui lavorano mamma Raquin e Thérèse, mentre Camille trova un impiego nelle ferrovie. Ed è proprio questa la bottega, posta sotto l’abitazione dei tre protagonisti, che viene descritta in apertura del libro in cui si svolgerà la storia narrata.

Nella capitale i Raquin prendono subito un’abitudine: ricevere, ogni giovedì sera, degli ospiti praticamente fissi per discutere amichevolmente e giocare a domino. È così che conoscono Michaud, che in realtà era già una vecchia conoscenza di mamma Raquin, suo lio Olivier  con la moglie Suzanne, e Grivet, un superiore di Camille. La comnia passa delle piacevoli serate, alle quali assiste anche Francois, il gatto di mamma Raquin, e gli ospiti si divertono; c’è però qualcuno che è un po’ meno entusiasta di questi ritrovi: Thérèse. Ella infatti ogni giovedì sera si inventa un pretesto pur di non prendere parte al “divertimento” e quando non vi riesce partecipa al gioco con indifferenza, irritando Camille.

Un giovedì però Camille porta con sé Laurent, un suo collega e vecchio amico, un uomo vigoroso che stupisce e attrae Thérèse, la quale non aveva mai visto da vicino né tanto meno conosciuto un uomo vero e proprio, ma era abituata a Camille, flaccido e malaticcio. I Raquin  e Laurent si apprezzano a vicenda e quest’ultimo quasi tutti i giorni si trattiene, più o meno a lungo, nella bottega e spesso nell’abitazione sopra di essa. Il giovedì sera diventa così piacevole anche per Thérèse, che trascorre questa serate ammirando il suo nuovo conoscente e facendogli capire il suo interesse per lui. Laurent, inevitabilmente, si accorge dell’atteggiamento della moglie dell’amico e, anch’egli affascinato, trova un motivo in più per trascorrere il tempo in casa Raquin, anche ad ore inusuali. Tra i due giovani s’instaura così un rapporto, ovviamente segreto, che li coinvolge e che diventa, per Thérèse, una della poche soddisfazioni, forse l’unica, che la vita le offre. A lungo andare però il dover tenere nascosta la loro relazione infastidisce i due amanti: Camille è solo un intralcio, è sposato con Thérèse quasi per caso, tratta la moglie come una semplice amica, senza approfittare della situazione in cui si trova, ma nel contempo impedisce a chiunque, per il legame coniugale, di toccare Thérèse. Bisogna eliminarlo. I due giovani cominciano allora a meditare il modo di compiere il misfatto, scartando via via tutte le ipotesi per timore d’esser scoperti; alla fine riescono però a trovare un metodo per liberarsi del loro fardello e, al momento propizio, il piano viene messo in atto.

Un giorno Camille, Thérèse e Laurent fanno una gita in barca sulla Senna; Camille non sa nuotare, ma, fidandosi del suo robusto amico, accetta di buon grado la proposta. D’un tratto però, quando la barca è in un punto ben riparato da occhi indiscreti, Laurent al collo del marito di Thérèse afferrandolo per le spalle, lo spinge verso l’acqua; Camille, ignaro della congiura, dapprima ride divertito pensando ad uno scherzo del bonario amico, ma quando questi spinge più forte e gli fa oltrepassare il bordo della barca, capisce che non vi è nulla di scherzoso e non può però fare ormai più nulla se non affondare i denti nel collo di Laurent, nel tentativo di aggrapparsi ad un ultimo, estremo, appiglio. Il suo sforzo è però vano e viene così scaraventato nella Senna dove, in poco tempo, annega. All’arrivo dei soccorsi non c’è più nulla da fare e Laurent, conscio dell’inutilità del suo gesto, si tuffa alla ricerca dell’amico per sviare i sospetti. La polizia apre un’inchiesta sul caso, ma mai nessuno si sognerebbe di dire che ad uccidere Camille sia stato il suo caro amico Laurent. Il caso viene dunque archiviato e Laurent, che aveva passato indenne l’inquisizione della polizia, per considerarsi definitivamente salvo deve fare ancora due cose: vedere il corpo dell’annegato per accertarsi che sia effettivamente morto e sposare Thérèse. Così ogni mattina si reca all’obitorio sperando di trovare il cadavere disteso sulle lastre di marmo e, dopo alcuni giorni di tentativi vani, vede finalmente il corpo flaccido e cotto dall’acqua che fa bella mostra di sé da dietro il vetro. Rincuorato, torna a casa pensando che ormai il suo cammino sarà tutto in discesa, ma così non è: mentre di giorno conduce una vita pressoché normale, lavora, mantiene le sue vecchie abitudini, fa mille smancerie e si preoccupa della salute di mamma Raquin per ingraziarsela, di notte cade letteralmente nelle braccia del panico; terrorizzato dall’idea che Camille possa tornare e convinto di avere il suo spettro sempre addosso, non riesce a prendere sonno; le sue notti sono delle continue veglie, in preda alla paura che quell’ammasso di carne putrefatta distesa sulla pietra fredda possa tornare e vendicarsi. Laurent pensa allora che la sua salvezza sia il matrimonio, che, in comnia di Thérèse, non avrebbe più paura e così i due amanti preparano una messa in scena per far sì che non debbano essere loro a chiedere di sposarsi, ma gli altri conoscenti, Michaud, Grivet e gli altri, a suggerir loro questa ipotesi. A questo scopo ognuno dei due recita la sua parte: Thérèse impersona la vedova che, abituata ad avere un uomo accanto, ora sente un enorme vuoto nella sua vita, mentre Laurent dà a vedere di essere molto preoccupato per lei e per la salute di mamma Raquin, che già si era accattivata in precedenza. Ed è Michaud che, per primo, propone alla vecchia Raquin di far riammogliare la lia e che indica come marito ideale proprio Laurent. La donna sembra soddisfatta dell’idea: Laurent le è molto caro e la sofferenza di Thérèse la mette in pena, così accetta la proposta di Michaud, il quale si reca subito dal giovane per sottoporgli l’idea, mentre lo stesso viene fatto con Thérèse. Entrambi si mostrano stupiti per completare l’opera, ma convengono che il matrimonio potrebbe risolvere molti problemi. Vengono così celebrate le nozze.

Ora che sono finalmente moglie e marito i due giovani si sentono realizzati ed entrambi pensano che sia giunta la fine delle loro sofferenze, ma così non è: la prima notte di nozze, che avrebbe dovuto in teoria scacciare definitivamente lo spettro di Camille dalle vite dei due sposi, viene trascorsa ancora peggio di quelle precedenti. Laurent non si azzarda nemmeno a sfiorare il corpo di Thérèse, che sembra bruciare; la presenza dell’annegato tra di loro si fa ancora più percettibile e per di più nella camera di Thérèse c’è un ritratto, il ritratto che Laurent aveva fatto a Camille e che, se già di giorno e in piena luce era tutt’altro che bello e allegro, nella penombra della stanza assume le sembianze del corpo putrefatto dell’annegato, quasi come se egli stesse a guardare da dietro quella cornice.

Le notti trascorrono tutte pressappoco nello stesso modo, solo ogni volta Laurent compie un piccolo passo verso la moglie e si infila nel letto senza però sfiorarla. Poi, di colpo, si decide a farla finita e, in un impeto di rabbia e passione, tira Thérèse a sé e la bacia furiosamente, quasi obbligandola a fare lo stesso e, in particolare, a posare le sue labbra sulla cicatrice per alleviare il dolore, ma così non è: la ferita prende a bruciargli come non mai e lui allontana la moglie dal suo collo.



Intanto mamma Raquin diventa sempre più vecchia, ogni giorno il tempo e il dolore le rosicchiano un po’ di vita dall’anima, ma lei non vuole morire, vuole continuare a vedere sua lia felice, o così almeno lei crede, e suo genero che le dedica mille cure. Purtroppo però con gli anni un altro male affligge la vecchia, quasi qualcuno si fosse accanito su di lei: una paralisi la inchioda alla sedia, impedendole perfino di parlare. Ma questo dispiacere non è nulla se confrontato a quello che le verrà dato dai suoi amati ragazzi; essi infatti, a mano a mano che mamma Raquin invecchia, fanno sempre meno caso alla sua presenza e si lasciano sfuggire qualche discorso di troppo. La vecchia viene così a sapere della vera fine di suo lio Camille e vorrebbe scuotersi dall’immobilità cui è stata costretta per denunciare i due sposi, nei confronti dei quali prova ora un sentimento di odio e repulsione: è scossa da brividi interiori ogni volta che Thérèse le si avvicina per chiederle falso perdono o che Laurent la solleva per metterla a letto o a sedere. Un giovedì sera mamma Raquin tenta anche di far capire la terribile verità che le è stata svelata tracciando delle lettere, con estremo sforzo, sulla cerata del tavolo, ma dopo poche parole la forza le viene meno e ricade nell’abituale immobilità; gli ospiti formulano molteplici ipotesi su ciò che volesse dire la vecchia, ma nessuno pensa nemmeno lontanamente a ciò che ella voleva effettivamente dire: il delitto di Laurent è dunque destinato a rimanere segreto almeno ancora per un po’ di tempo.

La vita sta però diventando insopportabile per i due sposi e così Thérèse decide di cercare un po’ di svago dandosi alla vita mondana; dopo aver dato fondo ai risparmi di mamma Raquin, ogni giorno esce di buon’ora e trascorre la giornata in giro per i bistrot con altri uomini, ma ben presto Laurent la scopre e la loro situazione coniugale si fa ancora più tesa: per ogni inezia scoppia una lite, che nella maggior parte dei casi si conclude con Laurent che picchia la moglie, dando un piccolo godimento a mamma Raquin, che, dietro la sua maschera, si rasserenava vedendo soffrire la lia.

I due coniugi resistono ben poco in questo stato ed entrambi si preparano ad un altro delitto, escogitando il modo migliore per liberarsi del comno. Laurent trova la soluzione in un veleno che sottrae a un suo amico che lavora in un laboratorio di chimica, mentre Thérèse, non preoccupandosi di non lasciar tracce, opta per un coltello ben affilato.

Tutto è pronto e così, prima di coricarsi, i due sposi sono decisi a sferrare il colpo finale; Laurent messo il veleno nell’acqua e zucchero della moglie e questa, il coltello dietro la schiena, si trovano uno di fronte all’altra e contemporaneamente capiscono le loro intenzioni. Thérèse allora, rassegnata, dice che ormai è la fine, così non si può più vivere e, preso il bicchiere dalle mani di Lorenzo, beve metà del suo contenuto, porgendo l’altra al marito, che lo finisce. Mamma Raquin, intanto, sta a guardare, gioiosa. Muoiono così i due amanti, di una morte cruenta per mano l’uno dell’altro.


Ø     Personaggi:

THÉRÈSE: apparentemente calma e distaccata, si rivela invece passionale quando conosce Lorenzo. Spinge il giovane ad uccidere Camillo, ma poi rinnega la complicità nell’omicidio e cerca, seppur non convinta, di farsi perdonare da mamma Raquin. Dell’aspetto fisico si sa ben poco: è un’indigena africana e, seppur di padre probabilmente europeo, conserva dei tratti somatici tipici dell’Africa; ha una salute di ferro, a dispetto delle cure di mamma Raquin.

LAURENT è un uomo vigoroso, che rappresenta la luce per Teresa, colui che le ha aperto gli occhi e le ha fatto conoscere un vero uomo. Svogliato e tendente all’ozio, lavora in ferrovia, ma in realtà attende la morte del padre per avere l’eredità; vede in Teresa una fonte di piacere e ricchezza e non se la lascia scappare, arrivando ad uccidere per averla. Costretto a convivere con lo spirito di Camillo, è scosso da frequenti crisi nervose, che gli logorano l’animo.

CAMILLE: cresciuto da bambino eternamente malato, conserva questo aspetto anche da grande. Si getta a capofitto nel suo lavoro, quasi fosse un gioco, ed è facilmente ingannabile; giudica le cose superficialmente e così non riesce a scorgere gli inganni e i pericoli ai quali va incontro.

MAMMA RAQUIN nutre un grande amore per Camillo e Teresa e quando suoi lio viene a mancare cade in preda alla disperazione; di questa situazione approfittano bassamente Teresa e Lorenzo, che si mostrano gentili e servizievoli per ingraziarsela, riuscendoci. Non si accorge del complotto fino a quando, resa ormai impotente dalla paralisi, i due giovani non le sbandierano la verità sotto gli occhi; viene allora assalita da un’enorme sete di vendetta, che sarà placata solo dai suicidi dei due congiurati.

Vi sono poi altri personaggi, MICHAUD, il lio OLIVIER  con la moglie SUZANNE e GRIVET sui quali non vengono date molte informazioni; bonari Michaud e Grivet, magra e tesa Susanna, sono comunque personaggi di sfondo.




Ø     Tempo:

II metà dell’Ottocento. L’intera vicenda si svolge in un arco di tempo di all’incirca vent’anni, l’intera storia inizia (tramite un flashback) quando Camille ha due anni e Thérèse si trasferisce dalla zia (madre di Camille) a causa della morte prematura della propria madre e, termina quando i due amanti-sposi Laurent e Thérèse si uccidono a vicenda.


Ø     Spazio:

Vernon, una città sita sulla riva sinistra della Senna, all’incirca a sessanta chilometri a nord-ovest di Parigi. Parigi, più precisamente la galleria del Pont Neuf, che va da rue Mazzarin a rue de la Seine, nel quartiere St. Germain, opposto all’ile de la cité rispetto alla Senna, a sud della quale si trova.


Ø     Lessico:

Il lessico è complesso, ma accessibile alla folla a cui è destinato il romanzo; giornalistico e preciso. Rispecchia e sa descrivere correttamente la società dell’epoca, ce ne mostra attraverso il lessico uno spaccato molto realistico.


Ø     Stile:

Il Romanzo appartenente al filone del Naturalismo francese, caratterizzato dalla narrazione impersonale e dallo studio scientifico dei personaggi e con la presenza di ampie e particolareggiate descrizioni.


Ø     Tema principale:

L’autore ha voluto, come spiega nella prefazione, evidenziare la bestia che c’è in Laurent e Thérèse, narrare la storia di un adulterio e di un delitto, mostrandoci così gli aspetti più negativi della società e ritrovando così ancora una volta il tema del doppio: l’aspetto umano dei due giovani e, contrapposta, la bestia che c’è in loro. ½ è poi l’amore dei due protagonisti, a cui ben presto però si sostituisce il terrore dello spettro di Camille. Ciò su cui Zola ha voluto puntare è però la meschinità, la bassezza di animo dei due giovani che, con il solo scopo di raggiungere la propria felicità, uccidono Camille e ingannano conoscenti e amici e perfino la madre stessa della vittima.


Ø     Narratore:

All’interno del romanzo il narratore è onnisciente conosce tutta l’intera vicenda e ci narra tutti i particolari, tutti gli stati d’animo dei protagonisti, senza però farne parte.


Ø     Conclusione (o commento personale):

Il romanzo mi è parso molto interessante e piacevole da lettere, infatti ci mostra attraverso la mentalità e l’interpretazione dell’autore-protagonista la società del Ottocento, con i suoi costumi e le sue consuetudini oltre a far comprendere in modo più profondo l’animo delle persone mostrandocene uno spaccato molto crudo e realistico

Per concludere posso infine dire che il romanzo è molto piacevole da leggere, ricco nelle descrizioni, non mancano però le riflessioni introspettive dei personaggi-protagonisti che hanno l’effetto di rendere fin troppo lenta la lettura.

Questo romanzo rispecchia a pieno la corrente letteraria Naturalistica.










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