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98 introduzione - 99 evoluzione nella percezione e trattamento del disturbo mentale



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98 introduzione

La maggior parte dei criminali è perfettamente normale da un punto di vista di psichiatrico. Non esiste nessuna connessione obbligatoriamente causale tra disturbo psichico e condotta criminosa, né alcun legame deterministico per cui, dato un dato disturbo mentale, ne debba necessariamente derivare un comportamento delittuoso o abnorme.


99 evoluzione nella percezione e trattamento del disturbo mentale

Prima dell’Illuminismo, non esisteva una chiara e univoca visione di ciò che era denominato follia. Il pazzo era cmq inteso come individuo che aveva perso del tutto la ragione, come mutato nella sua essenza spirituale. Si riteneva spesso che fosse dovuto a fattori d’ordine morale. Rinchiusi.

Dopo l’Illuminismo, nei primi anni dell’800, si riconobbe il folle come “malato di mente e come tale curabile. I malati venivano curati in appositi ricoveri, dunque sempre esclusi dalla società.



Nella seconda metà dell’800, nacquero i manicomi. Era la malattia in sé, più che il singolo malato ad essere considerato pericoloso, ma dato il binomio malattia/malato, in questo senso era considerato pericoloso, irresponsabile e da rinchiudere. Nessun peso alla storia del malato, alle sue difficoltà esistenziali, ai suoi problemi con l’ambiente sociale.

A partire dalla prima metà del ‘900 il malato cominciò a non essere più considerato come persona alienata. Nacque la psicoanalisi che evidenziò l’esistenza di malattie della psiche dovute a fattori psicologici e non organici. Nello stesso periodo la sociologia dimostrò l’importanza dei problemi relazionali: individuo-società, individuo-famiglia etc. A questo periodo risale l’abbandono della visione esclusivamente manicomiale del trattamento dei malati e le prime iniziative per una cura in senso socioterapico, per un loro reinserimento in società.

Negli anni ’60, il movimento dell’antipsichiatria arrivò a negare l’esistenza della malattia mentale. Pur non arrivando a idee così estreme, si sviluppò un’ampia critica delle istituzioni manicomiali come unica soluzione al problema della malattia di mente. Sorse una nuova politica terapeutica non più incentrata sull’istituzione chiusa ma sul reinserimento del malato nella società e sulla creazione di presidi terapeutici territoriali.

In Italia questo si tradusse, nel 1978, nella legge Basaglia (n. 180)

L’introduzione dell’uso degli psicofarmaci ha consentito di fare ulteriore passi in avanti per la cura dei disturbi mentali.


La Legge Basaglia

● chiusura dei manicomi

● volontarietà delle cure ambulatoriali e ospedaliere

● privilegiare i trattamenti domiciliari o in day hospital presso i Centri Psico-Sociali

● centri residenziali assistiti e comunità terapeutiche (in realtà molto pochi)

● istituiti negli ospedali civili reparti psichiatrici di Diagnosi e Cura per le forme acute

● Trattamento Sanitario Obbligatorio quando: 1) si è in presenza di alterazioni psichiche tali da

richiedere interventi urgenti 2) non accettazione delle cure 3) assenza di condizioni per adottare

tempestive ed idonee misure sanitarie extraospedaliere. Assurdamente non è previsto in caso di

pericolosità per l’incolumità altrui, in atto o prevedibile.

Oggi i pochi pazienti particolarmente violenti sono inseriti impropriamente in carceri o ospedali psichiatrici giudiziari







100 imputabilità e malattia mentale

Già nell’antica Roma il folle non era ritenuto responsabili dei reati commessi e pertanto non veniva condannato. Nel XIX° sec. Si è andato ovunque diffondendo il principio giuridico della non imputabilità dei folli o ridotta imputabilità per i casi meno gravi. I Codici individuavano:

Il metodo puramente psicopatologico: non punibili il malato che ha commesso un reato, solo per alcune particolari patologie previste dai codici (psicosi, ritardo mentale etc).

Metodo esclusivamente normativo è sufficiente che al momento del fatto il soggetto sia giudicato incapace di intendere e di volere, senza identificare una precisa infermità.

Metodo psicopatologico – normativo: richiede il ricorso di una infermità mentale e poi la valutazione dell’incidenza sulla capacità di intendere e di volere. Seguito nella maggior parte dei paesi europei, compreso il nostro

Imputabilità è requisito individuale legato al possesso della capacità di intendere e volere, per essere sottoposto alla sanzione penale

In Italia si acquisisce a partire dal 14° anno di età.

L’intendere prevede la capacità di discernere il bene dal male, il lecito dall’illecito.

Il volere implica l’esercitare in modo autonomo le proprie scelte (di azione o omissione che siano).


Cercare di conciliare il metodo psicopatologico e quello normativo ha comportato un’alternanza di indirizzi e prassi che si avvicinano più all’uno o all’altro. Ma anche frequenti difformi giudizi degli psichiatri hanno alimentato prese di posizione pessimistiche, a volte estremizzate: né la medicina né nessun’altra scienza può provare che la persona sia in grado di resistere ai propri impulsi perché non può o non vuole.

La psichiatria ha consentito di superare nella maggior parte dei casi queste incertezze.


Come è modificata la percezione della malattia mentale, così è cessata la presunzione generalizzata di non imputabilità: essa è strettamente eseguita caso per caso.


101 vizio totale e vizio parziale di mente

Il Codice Penale distingue:

vizio totale: se la capacità di intendere o di volere è esclusa totalmente -> non imputabilità

vizio parziale se la capacità di intendere o volere è grandemente scemata ma non esclusa -> imputabilità ma pena ridotta

Per aversi vizio di mente è sufficiente la parziale riduzione anche solo di una delle due funzioni.

L’unica condizione idonea a interferire sulla capacità di intendere e di volere è l’infermità

Il concetto di Infermità posto nel Codice Penale è più ampio di quello di malattia: comprende sia le vere e proprie malattie mentali, sia qualsiasi manifestazione patologica in grado di interferire sulla capacità di intendere e di volere.

Se il grado dell’infermità interferisce solo in modo modesto sulla capacità di intendere o volere, allora l’imputabilità rimane piena.

Viene quindi richiesta una valutazione qualitativa (qualsiasi condizione morbosa) e quantitativa (che sia di livello tale da abolire o scemare la capacità di intendere o volere).


Ricordiamo inoltre che:

il giudizio sull’imputabilità va riferito al momento o all’epoca della commissione del fatto delittuoso

ci deve essere un rapporto di causalità tra il disturbo mentale e il delitto

la malattia mentale non sempre e non necessariamente investe tutta la personalità





102 pericolosità dei malati di mente

Non per forza tutti i malati sono pericolosi, ma qualcuno sì. Per cui anche la pericolosità va accertata caso per caso.

Quando però è il malato di mente a rendersi autore di reati particolarmente violenti, questo suscita una particolare reazione pubblica di allarme sociale, un po’ per l’incomprensibilità dei motivi che portano al delitto, un po’ per il dubbio che una migliore prevenzione avrebbe potuto evitare il delitto.

La previsione della condotta violenta di un malato è cmq gravata da grandi incognite.

Un tempo ogni malato di mente, in quanto si presumeva pericoloso, era assegnato in istituto psichiatrico giudiziario. Oggi ciò avviene solo se vi è una valutazione individuale di persistente pericolosità al momento in cui la misura deve essere applicata


103 nosografia psichiatrica

Non vi è nessun legame di necessità tra certi tipi di disturbi e certi reati, anche se è vero che a livello di statistica e di osservazione clinica vi sono disturbi mentali che sono più frequentemente ricollegabili alla commissione di reati.

In psichiatria si parla di disturbo mentale e non più di malattia mentale.

Su iniziativa dell’American Psychiatric Association è stato redatto il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, IV versione (DSM-IV, 1994) per unificare a livello internazionale la terminologia psichiatrica.


104 ritardo mentale e demenze

Il ritardo mentale è caratterizzato da un deficit significativo rispetto alla media del funzionamento intellettivo (ciò che chiamiamo intelligenza, ma che esprime più di una qualità: il confluire di moltepici attitudini psichiche), comportante inadeguatezza o incapacità nell’adattamento sociale.

Il ritardo mentale può essere: lieve, moderato, grave, gravissimo Cioè si va da semplici difficoltà scolastiche o basse attitudini lavorative, a condizioni dove l’apprendimento scolastico o lavorativo è impossibile, fino a condizioni estreme dove sono scarsissime o nulle le capacità di comunicazione verbale, i pazienti sono privi di autonomia anche per le funzioni più elementari ed è necessario che siano inseriti in istituzioni assistenziali protette

I fattori causali di questo disturbo sono prevalemente organici, si manifestano fin dalla nascita o già nell’infanzia: alterazioni cromosomiche, infezioni, traumi etc. Le forme meno gravi possono però avere origine anche in situazioni sociali di depauperamento di vario tipo, e allora si parla di pseudo-insufficienza mentale (mancanza di stimoli culturali, carenza di scolarità, isolamento, . )

Esiste una correlazione direttamente proporzionale tra sviluppo intellettivo e condizioni di sfavore.

Per quanto attiene alle Correlazioni tra intelligenza e criminalità può accadere che oltre alle deficienze mentali, si unisca l’appartenenza a ceti altamente sfavoriti e questa condizione può facilitare l’esito in senso criminale delle difficoltà del vivere. La rilevazione statistica su un gruppo di carcerati, indica un livello di intelligenza al di sotto della media.

Presumibilmente ci sarà una selezione spontanea: i meno dotati si orienteranno verso attività più facili o subordinate, mentre i più dotati intellettivamente si dedicheranno a settori diversi (truffe sofisticate, delinquenza professionale più remunerativa, . ) o a posizioni di prestigio.

Non si può parlare in generale di correlazione fra insufficienza mentale e criminalità, bensì solo di una correlazione tra ritardo mentale, avverse condizioni sociali e criminalità di basso rango.


Le Demenze si differenziano dal ritardo mentale perché implicano un deterioramento dell’attività psichica (e non un arresto del suo sviluppo) dovuta ad es. a demenza senile, demenza vascolare, pre-senile alzheimer, da intossicazione alcolica o da stupefacenti o da trauma.

La Demenza è la perdita il ritardo mentale è un mancato sviluppo

I reati messi in atto da persone affetti da demenza sono per lo più legati allo scadimento dei freni inibitori e, sono, numericamente poco rilevanti.

105 le psicosi

Le psicosi sono gravi patologie mentali in cui le funzioni psichiche sono talmente alterate da impedire l’integrazione con la realtà oggettiva.

Le manifestazioni fondamentali del fenomeno psicotico sono:

Delirio disturbo del pensiero che consiste in convincimenti e idee che risultano in aperta contraddizione con la realtà e che non recedono né all’evidenza né alla persuasione.

L’allucinazione vedere, udire o percepire cose che non esistono.

Disturbi del pensiero: alterazione della capacità critica, di fornire giudizi adeguati sul mondo reale, della consapevolezza della realtà e di sé

dissociazione perdita dei nessi logici delle idee

incoerenza il pensiero risulta assurdo, frantumato, senza nessi razionali.



Alterazione della coscienza dell’Io: l’individuo non si riconosce, sente il suo Io mutato, si crede un altro individuo

La psicosi è una sindrome psicopatologica caratterizzata dal distacco più o meno accentuato fino alla perdita del contatto con la realtà; non è una specifica entità morbosa, ma un insieme di sintomi (sindrome) che si manifestano nel corso di molte affezioni, ad es. schizofrenia, paranoia, disturbi dell’umore, ecc.


106 schizofrenia

È uno dei più gravi disturbi psichiatrici. Ha un decorso prolungato nel tempo, può anche essere cronico.

Comporta una forte alterazione delle funzioni psichiche.

Di solito esordisce nella prima adolescenza e colpisce con uguale frequenza i due sessi.

Questo disturbo comporta un grave impoverimento dell’intelligenza e della personalità tale da essere originariamente descritto come demenza precoce. Inizialmente può anche non esserci deficit intellettivo, anzi il soggetto può avere un’intelligenza particolarmente brillante, ma se il decorso è cronico il patrimonio intellettivo tende a deteriorarsi.

Spesso la storia infantile può essere caratterizzata da alterazioni della personalità (personalità premorbosa) : eccessiva sensibilità, introversione, difficoltà nelle relazioni personale e nel rendimento scolastico.

L’esordio della malattia può avvenire in concomitanza di situazioni stressanti o di intossicazioni. Non sono comunque ancora state scoperte né la causa primigenia né le alterazioni conseguenti che portano allo sviluppo di questa psicosi.

Nel DSM-IV sono descritti diversi sottotipi di schizofrenia:

Paranoideo: presenza di un sistema delirante assurdo, incoerente, incentrato su tematiche

frequentemente persecutorie, di influenzamento o anche mistiche e religiose.

Spesso con allucinazioni e alterazione dell’umore

Disorganizzato: profonda disorganizzazione del pensiero e del comportamento. Spesso con deliri

e allucinazioni acustiche.

Catatonico: prevalente espressione motoria: catatonia o scoppi di eccessiva attività motoria. Rara

Indifferenziato: tipo misto dei tre precedenti

Residuo: mancano i segni psicotici più eclatanti

Nello schizofrenico prevale il mondo interno sui contenuti oggettivi della realtà (cd. autismo schizofrenico): la realtà esterna viene modificata dalla prospettiva autistica del paziente.

Il decorso è tendenzialmente cronico anche se alcune forme, dopo un iniziale episodio acuto (cd. schizofreniforme) che dura settimane o mesi, tendono a regredire ritornando al precedente livello di funzionamento; a volte il recupero non è completo e permangono i sintomi residuali.

Un aspetto clinico della schizofrenia è la mancata consapevolezza (a parte alcune fasi di lucidità, in cui si ha tra l’altro maggior consapevolezza della propria sofferenza e il disturbo è allora complicato dalla depressione) rispetto al proprio stato. Per questo spesso si deve ricorrere al trattamento sanitario obbligatorio.

Fondamentale per la cura di questo disturbo è l’assunzione corretta di psicofarmaci, ma a cui si devono aggiungere controlli clinici regolari e attività di gruppo.

Non è detto che lo schizofrenico sia sempre pericoloso. Le probabilità di commissione di azioni violente aumentano nel corso delle fasi attive o floride, quando i sintomi psicotici prevalgano.

Può accadere comunque che la schizofrenia si riveli proprio durante il compimento di un delitto violento delitto-sintomo.

Possono avere luogo anche psicosi reattive brevi, ore o giorni, fino ad un mese.

Di soliti gli schizofrenici non compiono i delitti più gravi, ma comportamenti non aggressivi fatui, bizzarri, o reati di poco conto: danneggiamenti, esibizionismo, disturbo della quiete pubblica


107 disturbo delirante (paranoia)

È caratterizzato da un sistema delirante stabile, coerente e duraturo, non bizzarro e senza deterioramento marcato della personalità. Così spesso riescono a mantenere l’integrità sociale, lavorativa e familiare: vengono percepite come relativamente normali, con alcune “manie”.

Non è da confondere con la schizofrenia di tipo paranoideo, in cui si ha predominanza di deliri e allucinazioni ma nell’ambito dei più generali disturbi della schizofrenia

Altro tratto caratteristico è l’esasperazione del sentimento di certezza nei confronti dei propri convincimenti con assenza di senso critico. Vi è uno spiccato sentimento di grandezza, di orgoglio e di presunzione, una costante presenza di convincimenti vittimistici, con sentimenti di offesa e mortificazione: trova intorno solo ostilità e rifiuto. In rari casi i convincimenti deliranti possono essere condivisi da un familiare o da un amico, e si realizza la “follia a due” o a più persone.

Vi sono varie forme, in base al contenuto del delirio:

Delirio da persecuzione: ci si ritiene vittime di molestie, calunnie, ingiustizie, complotti; fatti di poco conto vengono interpretati come gravi e profonde ingiustizie verso se stessi. Spesso si ricorre alla giustizia per denunciare i presunti malfattori e si giunge al

Delirio da querela: o querulomania: ostinata, continua e assurda ricerca di giustizia per torti non patiti

Delirio mistico-religioso: propositi di riforma religiosa e sociale, di modificazione moralizzatrice del mondo: si atteggiano a profeti e spesso fanno proseliti.

Delirio erotomanico: il soggetto è convinto di essere oggetto di attenzioni amorose da parte di un particolare individuo, a volte una star dello spettacolo, ma spesso di persone comuni.

Delirio di gelosia: o sindrome di Otello, o paranoia coniugale: il soggetto è infondatamente convinto che il partner gli sia infedele.

Paranoia involutiva o parafrenia: riguarda gli anziani afflitti da senso di persecuzione di vicini o parenti.

I reati che può compiere il paranoico sono: la calunnia, molestia, ingiuria, le offese. Fino ad arrivare all’omicidio, magari del presunto persecutore.












108 disturbi dell’umore

L’umore rappresenta la disposizione a provare sentimenti piacevoli o spiacevoli.

I disturbi dell’umore riguardano la possibilità di andare da un estremo di gioia (EUFORIA) al suo opposto di sofferenza e dolore (MALINCONIA).

Umore reattivo reazione affettiva a fatti importanti della vita.

Umore fondamentale: generale disposizione verso sentimenti piacevoli o spiacevoli.

Si parla di disturbi se le variazioni sono di durata ed intensità eccessive e si accomnano ad un’ampia gamma di sintomi morbosi (soprattutto deliri e allucinazioni).

I disturbi dell’umore hanno un dimostrato substrato biologico, rappresentato da una vulnerabilità trasmessa geneticamente. Ovviamente ad esso concorrono anche fattori ambientali, ma meno incisivamente.

La malinconia genera DISTURBI DEPRESSIVI:

● Episodio Depressivo Maggiore: -> è la forma più grave. Sono episodi della durata di mesi o

settimane, che una volta risolte possono essere seguite dalla

ripresa del funzionamento e dell’umore. Possono comunque

ripresentarsi in qualsiasi momento.

-> è caratterizzato da: infinita tristezza, soprattutto al mattino,

sentimenti di autosvalutazione o di colpa, mancanza di energia,

ridotta capacità di pensare o concentrarsi, anche perdita o

aumento del peso corporeo, insonnia o aumento del sonno, nei casi

più gravi pensieri di morte o comportamenti autolesivi

● distimia -> umore depresso lieve ma cronico, senza allucinazioni o deliri

● disturbi dell’adattamento con umore depresso –> chiaramente legati ad un fatto di vita specifico;

durata e intensità minori

Nei casi più gravi il soggetto può diventare aggressivo o coinvolgere le persone a lui più vicine realizzando il tipico omicidio-suicidio.


L’euforia genera DISTURBI MANIACALI:

umore anormalmente e persistentemente elevato, per settimane o mesi

aumentata stima di sé

agitazione psicomotoria

meno bisogno di sonno

maggior loquacità e accelerazione del pensiero

alterazioni del senso della fame

eccessivo e inusuale aumento dell’attività sessuale

Il soggetto si sente in perfette condizioni psicofisiche, per cui spesso è necessario il Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Vi possono essere forme:

● chiaramente maniacali -> eccitamento psicomotorio come cantare, ballare, spogliarsi, percorrere

grandi tragitti a piedi o in macchina

● ipomaniacali -> i sintomi sono limitati all’umore elevato e alla loquacità

Lo stato maniacale, per la sua iperattività può causare la commissione di reati quali: l’aggressione, ingiurie, vilipendio, guida spericolata.


Nei DISTURBI BIPOLARI gli episodi depressivi si alternano in modo imprevedibile con quelli maniacali.


Ai fini criminologici è importante l’intervallo lucido, in cui è recuperata la piena capacità, ma solo nelle forme depressive e bipolari.



109 disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia sono anche denominati nevrosi (stati di sofferenza soggettiva .



Le nevrosi coinvolgono la sfera affettiva piuttosto che quella cognitiva, infatti non comportano rottura con la realtà, né deliri o allucinazioni, né un globale sconvolgimento delle funzioni psichiche come nelle psicosi. Il nevrotico ha piena consapevolezza di essere ammalato.

Vive in uno stato costante di paura, insicurezza e pericolo. Il suo disagio si esprime con modalità autoplastica o egodistonica (verso l’interno).

Secondo la psicoanalisi la nevrosi è data da un conflitto inconscio tra l’ES e il SUPER-IO che non trova soluzione con i meccanismi di difesa. Per altre scuole psicologiche, in un’ottica di psico-sociale il disturbo è dovuto sempre ad un conflitto ma di tipo psico-sociale: con l’ambiente, la famiglia o altri gruppi sociali.

Normalmente la fisiologica risposta ansiosa a determinate situazioni (es.: esame) si esaurisce una volta superata la stessa.

Ansia stato d’allarme

Angoscia: stato d’ansia particolarmente profondo

Panico: stato d’ansia estrema

I disturbi d’ansia si classificano a seconda del tipo delle manifestazioni:

v      disturbo d’ansia generalizzata: stato d’ansia diffuso, preoccupazione eccessiva e timore di eventi negativi anche al di là di ogni evidenza reale, forte disagio per ogni compito o responsabilità anche di scarso rilievo

v      Disturbi da attacchi di panico: crisi di ansia acutissima senza segnali di preavviso; in circa 10 minuti l’attacco giunge al culmine e poi lascia gradualmente posto alla spossatezza e depressione; si può generare, col ripetersi degli attacchi, uno stato d’ansia persistente legata al timore del ripetersi degli attacchi stessi. Es.: agorafobia o claustrofobia

v      Fobie: paura immotivata irrazionale di situazioni (spazi aperti o chiusi, volare, andare in macchina) o animali. Fobia sociale quando si ha difficoltà ad affrontare situazioni che comportano l’incontro con persone al di fuori del normale entourage, o prendere la parola in pubblico.

v      disturbo ossessivo-compulsivo: disturbo tipicamente cronico che si caratterizza con vere e proprie ossessioni. Le compulsioni sono impulsi e possono riguardare es. la pulizia, collocare oggetti in un determinato posto, controllare ripetutamente di aver spento il gas etc.

La nevrosi non è condizione che favorisca condotte criminose. ½ sono però delle eccezioni: delinquente per senso di colpa, cleptomane, acting-out nevrotico, disturbi ossessivi-compulsivi che in alcuni casi rendono il paziente schiavo delle proprie ossessioni e sfociano nella violenza sessuale o pedofilia (o almeno questo asseriscono coloro che ne sono stati gli autori)















110 stati emotivi e passionali – disturbi mentali transitori

Gli stati emotivi e passionali, anche se influenzano sfavorevolmente la ragione, la libertà di scelta, la coerenza dell’agire, non escludono né diminuiscono l’imputabilità, proprio perché non sono patologici ma rientrano nell’ambito delle comuni funzioni psichiche.

Emozioni: stati affettivi di breve durata

Passioni: condizioni affettive di maggiore durata.

Tra i reati facenti parte di questo ambito vi sono i delitti d’impeto.

● nel caso in cui gli stati emotivi o passionali siano espressione sintomatologica fondamentale di preesistenti condizioni patologiche (psicosi, disturbi dell’umore, schizofrenia, demenze, ecc), allora saranno idonei ad abolire o ridurre la capacità di intendere e di volere. L’imputabilità non sarà ridotta dallo stato emotivo o passionale, ma dalla soggiacente malattia mentale


Diverso è il caso di Disturbi mentali transitori per i quali è prevista una minore imputabilità. La discriminante tra semplice stato emotivo e disturbi mentali transitori è dato dai seguenti elementi:

alterazione della coscienza durante la commissione del fatto

frattura nei confronti della realtà

condotta ed eloquio globalmente disorganizzati

modalità di reagire del tutto aliena agli abituali standard comportamentali del soggetto

non conservata memoria del fatto

stato confusionale subito prima, durante e dopo il delitto

delitto mal comprensibile e assolutamente inconciliabile con la logica comune

Essi vengono variamente denominati: discontrollo episodico, reazione a corto circuito, disturbo esplosivo. Secondo il DSM è denominato disturbo psicotico breve o disturbo schizofreniforme o bouffèe delirante o psicosi reattiva breve


111 i disturbi di personalità

I Disturbi di personalità si riferiscono a modelli abituali di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative dell’ambiente culturale in cui si vive.

Si tratta di disturbi sui generis, nel senso che di solito non vengono percepiti nella società come malattie psichiche e non conurano la condizione di infermità rilevante per l’imputabilità. La maggior parte dei disturbi di personalità non rientra nelle malattie mentali propriamente dette, quanto più tra le anomalie del carattere e della personalità.

Vi sono due parametri per riconoscerli:

Carattere abnorme del comportamento: è presente solo in una minima percentuale di popolazione

Giudizi di valore negativi da parte della società, che ritiene inadeguato il comportamento

Quando invece il disturbo di personalità ha particolare rilevanza sul comportamento criminoso, si usa il termine (oggi desueto) di personalità psicopatica.

Tra le caratteristiche principali di questi soggetti (oltre ai due sopra citati):

Tendenza alloplastica (verso l’esterno)

Egosintonia

Abitualità (è uno stile di vita)

Non si riscontra una propensione alla criminalità se non in talune specifiche specie di delitti. E’ scarsa la rilevanza invece per la delinquenza occasionale, dei colletti bianchi, economica, e per le gerarchie elevate di quella organizzata.

I disturbi di personalità più significativi sono:

disturbo schizoide di personalità: distacco dalle relazioni sociali, gamma ristretta di espressioni emotive, freddezza, attività solitarie. Spesso è autore di reati violenti: rapina, omicidio, violenza carnale. E’ indifferente alle reazioni e alle sofferenze altrui: omicidio su commissione dei killer.

disturbo Borderline di personalità: instabilità nelle relazioni interpersonali, marcata impulsività (quest’ultima si manifesta attraverso almeno due di: promiscuità sessuale, spendere oltre le proprie capacità finanziarie, guida imprudente e spericolata, abuso di sostanze psicoattive, impegnarsi in attività illegali). Frequenti i tentativi di suicidio o comportamenti autolesivi.

Disturbo narcisistico di personalità: tendenza a rapportarsi con gli altri in maniera manipolatoria ed esclusivamente nel proprio interesse, non è riconosciuto negli altri un valore personale, difficoltà a sviluppare relazioni e contatti affettivi profondi, perseguono il successo, al ricchezza economica e la notorietà. Confronti con realtà frustranti sono da temere, possono causare emozioni depressive anche profonde

Disturbo paranoide di personalità: (da non confondere col disturbo delirante), diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti della gente, costante aspettativa di essere ingannati, sfruttati, danneggiati, diffidenti ed emotivamente gelosi, portano rancore, non perdonano gli insulti, le ingiurie e le offese, atteggiamenti vittimistici, aggressività e litigiosità. Su questo terreno caratteriologico può trovare sviluppo una vera e propria forma di disturbo delirante (delirio di querela). Favoriti sono i reati di ingiuria, diffamazione, calunnia, vilipendio dell’apparato giudiziario. Affini sono poi le personalità fanatiche: eccessivo sentimento di certezza nei propri convincimenti nell’ambito dell’esaltata adesione a culti o ideologie politiche. Si possono riscontrare tra i terroristi e gli adepti di culti religiosi. Es. suicidi collettivi.

Disturbo istrionico di personalità: si comportano in modo drammatico, teatrale, cercano di attirare l’attenzione, esibizionisti, ricorrono alla bugia patologica, compensano le insufficienze e i fallimenti recitando ruoli artificiosi. Spesso sono mitomani, cioè si creano un vero e proprio personaggio inesistente, tanto da trarre in inganno gli altri e in parte anche se stessi. Truffatori, millantatori di credito, coloro che esercitano professioni senza qualifica, coloro che simulano reati proponendosi come vittime di violenze.



Disturbo antisociale di personalità: inosservanza e violazione dei diritti altrui. Fin dall’adolescenza compiono atti vandalici e sono ribelli. Mantengono una condotta irregolare crescendo: incostanti o indifferenti al lavoro e agli obblighi familiari, sono irritabili, aggressivi, rissosi, spesso abusano di alcol e droghe. La commissione di reati è ovviamente facilitata, ma nella prospettiva criminologica questa categoria è piuttosto ambigua ed è opportuno evitarla, perché il comportamento antisociale non è prerogativa solo di personalità con questo disturbo del carattere.

Disturbo sadico di personalità: tipico di chi desidera per il proprio gusto, infliggere sofferenza negli altri, comportamento aggressivo, crudele, umiliante. Da non confondersi col sadismo sessuale. Autori di feroci torture e omicidi per sevizie.

Disturbo esplosivo intermittente reazioni imprevedibili e molto violente per perdita del controllo inibitorio. La qualità di disturbo è data dalla frequenza degli episodi e dalla sproporzionalità della reazione agli stimoli scatenanti. Attentati all’incolumità altrui (lesioni, percosse, maltrattamenti, omicidio) o distruzione di cose, o aggressività verbale (ingiurie, diffamazione, oltraggio)












112 disturbi del controllo degli impulsi

v      Cleptomania: spesso donne, incapace di resistere all’impulso di rubare oggetti senza apparente valore che a volte vengono regalati (no scopo di lucro). Spesso associato ad ansia, depressione, bulimia nervosa. Considerata più come un disturbo depressivo

v      Disturbo esplosivo intermittente

v      Piromania: tendenza a provocare intenzionalmente incendi a scopo non lucrativo, né di vendetta, né di protesta. Spesso maschi e delinquenti solitari.

v      Disturbo da gioco d’azzardo patologico: tendenza impulsiva a spendere forti somme di denaro al gioco. Necessità di quantità sempre più ingenti di denaro. Può ricorrere a furto, frode, appropriazione indebita.

v      Disturbi del comportamento alimentare: paura fobica di prendere peso.

Anoressia nervosa: restrittiva o forma evacuativa

Bulimia nervosa: circolo vizioso abbuffata-vomito. Esiste un’associazione tra bulimia e cleptomania. Autolesioni, condotte sessuali rischiose, furti.

Per quanto riguarda l’imputabilità: per i primi 3 (se non vi siano gravi e concomitanti problemi di malattia mentale) la capacità di intendere è conservata ma la libertà del volere risulta generalmente compromessa per l’imperatività e irresistibilità degli impulsi.

Per i disturbi da gioco d’azzardo patologico l’imputabilità è conservata. Si potrà al limite chiedere l’inabilitazione per prodigalità.


113 parafilie, devianze sessuali e delitti sessuali

Le Parafilie (o perversioni sessuali) sono particolari disturbi psichici che attengono esclusivamente alla sfera sessuale. L’interesse criminologico è dato dal fatto che talune implicano il coinvolgimento di partner non consenzienti.

Sono tre i parametri cui fare riferimento per valutare un comportamento sessuale come abnorme:

Criterio medico-biologico: sono morbosi alcuni comportamenti

Criterio sociologico: sono devianti le condotte contrarie al costume di un certo contesto culturale

Criterio giuridico: sono reati alcune condotte specificatamente precisate dalla legge

Le Parafilie hanno come caratteristica quella di ricorrere a fantasie o comportamenti che vanno al di là di quelli che sono gli abituali schemi, per conseguire l’eccitazione sessuale.

Tra le principali vi sono: Pedofilia (di solito cronica e più frequente tra gli uomini)(ritenuto sempre violenza- 14/16 anni) – Gerontofilia – Zoofilia - Coprolalia telefonica – Frotteurismo – Necrofilia –Esibizionismo (atti osceni in luogo pubblico, corruzione di minorenne se è fatto in presenza di bambini) –voyerismo (violazione del diritto alla privacy) – masochismo – sadismo sessuale (lesioni personali, omicidio) - feticismo (furti) – Transessualismo.

Secondo una prospettiva rigidamente biologica l’omosessualità dovrebbe essere considerata una parafilia, ma oggi non è più inclusa.

Secondo una prospettiva sociologica il comportamento sessuale è sempre appreso e regolato da norme della cultura (che però varia). Si può dire che la sessualità spontanea non esista nell’uomo

Secondo una prospettiva giuridica si parla di delitti sessuali (violenza sessuale, atti osceni, incesto) che sono quei comportamenti motivati dall’impulso sessuale proibiti dalla legge.

● La legge 66/96 tutela i più giovani: presume violenza quando i rapporti sono compiuti con soggetti

inferiori a una certa età, o su persona in stato di inferiorità fisica o psichica; non punibilità degli

atti sessuali fra minorenni

● La legge 269/98 punisce più severamente l’induzione di un minore alla prostituzione e il suo

sfruttamento, la produzione, commercio, distribuzione, cessione gratuita, divulgazione,

pubblicizzazione di materiale pornografico minorile, la diffusione di informazioni indirizzate all’abuso

sessuale di minori, le iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile.

Vi è dunque una doppia normativa: una morale ed una legale.

Gli autori di Stupro sono spesso persone normali che non presentano perversioni.

Malattia mentale e parafilia: i parafilici non vivono il proprio disturbo come malattia. La loro perversione non è mette in dubbio la loro capacità di intendere e di volere e dunque non riduce la loro imputabilità. Quando invece si manifestano in soggetti con malattie psichiatriche (ritardo mentale, psicosi, demenza, ecc), la condotta sessuale è uno dei sintomi della malattia e perciò l’imputabilità verrà valutata secondo i criteri che si adottano abitualmente.

Nella maggior parte dei casi le deviazioni sessuali si realizzano in soggetti che non sono portatori di nessuna infermità mentale.


114 disturbi mentali carcerari

Può accadere che durante la permanenza in carcere, a causa dell’isolamento dalla società, del regime di vita imposto, della lontananza dagli affetti, si verifichino problemi di patologia mentale in alcuni detenuti. Soprattutto nei detenuti in attesa di giudizio, per l’ansia dell’incognita sull’esito giudiziario.

Si possono verificare:

v      Disturbi preesistenti: di particolare significato sono i casi di delitto-sintomo: la psicosi prima dell’arresto non era stata identificata, pur essendo in atto, e si è resa palese proprio per la clamorosità con cui fu commesso il delitto.

v      Slatentizzazione di forme di patologia mentale prima latenti o compensate, e poi, con l’imprigionamento, sviluppatesi in tutta la loro violenza.

v      Reazioni abnormi: soprattutto nella fase iniziale della detenzione. A causa del particolare ambiente carcerario: depressione con tentato suicidio, autolesionismo.

v      Psicosi carcerarie: forme morbose caratterizzate dalla specificità del legame fra disturbo e stato di detenzione.

v      Psicosi deliranti: forme paranoiche con senso di persecuzione, deliri di imminente liberazione o deliri di innocenza.

v      Sindrome di prisonizzazione: forma morbosa di tipo deteriorativo dovuta alla routine e alla mancanza di stimoli e informazioni. Prisonizzazione è un termine coniato da Clemmer 1940 che fa riferimento non a forme patologiche quanto a modificazioni della personalità del detenuto. Vere e proprie modificazioni del sé. Queste forme sono andate sendo e sono ora presenti dove il regime carcerario è ancora particolarmente severo.

v      Sindrome di Ganser: forme di tipo isterico, il limite con la simulazione è ambiguo. Si verifica soprattutto tra quei carcerati in attesa di giudizio, al fine di essere reputati incapaci di intendere e di volere. Il proposito di ottenere un beneficio mette in moto un meccanismo di reazione isterica che “prende la mano” a chi l’ha iniziato, per cui risulta difficile interromperlo. Il soggetto si sfornza di fare il matto, comportandosi al contrario di come si comporterebbe un sano.

Rientrano nel medesimo ambito le pesudo-demenze: risposte assurde meno frequenti, ma il soggetto

si presenta come smarrito, disorientato, assume un atteggiamento mimico di sforzo intenso per

rispondere alle domande più elementari







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