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MARC CHAGALL (1887-1985) - ESPRESSIONISMO, CUBISMO, FUTURISMO, ASTRATTISMO, DADAISMO, SURREALISMO

MARC CHAGALL (1887-1985) - ESPRESSIONISMO, CUBISMO, FUTURISMO, ASTRATTISMO, DADAISMO, SURREALISMO
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MARC CHAGALL (1887-l985)


La mia tesina s’ispira a Marc Chagall. La motivazione è semplice, sfogliando i miei libri di moda per decidere l’argomento della tesi, sono rimasta colpita dalla semplicità delle linee dei suoi disegni e dagli accostamenti cromatici che usava. I violenti contrasti in alcuni quadri e le delicate sfumature in altri mi hanno subito ispirato idee originali per abiti altrettanto originali.

Essendo stata attratta dal colore ho deciso di analizzare solamente alcuni dei quadri che hanno un colore nel titolo.

Il quadro che ho scelto per la realizzazione dell’abito è stato realizzato tra il 1914 e il 1915, nel secondo periodo russo di Chagall. In questo periodo egli dipinge panorami, paesaggi e ritratti; i colori riprendono tonalità più tenui e meno accese ed i soggetti indicano una dichiarata attenzione al dettaglio sentimentale, interiore. Il soggetto è messo in primo piano mentre compito del colore è trasporre il soggetto nella dimensione emotiva del pittore. Il quadro gli innamorati in verde esprime il sentimento che lega Chagall e Bella. Il quadro è una delicata composizione giocata sul ritorno e sul richiamo delle forme geometriche perciò il mio abito è composto da tagli netti orizzontali e verticali ed il pizzo è tagliato a triangolini. Per le stoffe ho deciso di utilizzare quelle che indossano i due protagonisti, cioè il pizzo bianco, il tessuto rigato e, per vivacizzare l’abito dando riflessi cangianti, taffettà verde e rosa sporco. L’incontro tra i due volti e la scansione cromatica degli spazi danno origine ad una ura a forma di cuore, non a caso il tema del quadro è l’amore. Il verde, che è il colore principale del quadro e dà anche il titolo allo stesso, diviene simbolo dell’ingenuità e della semplicità dell’animo dei protagonisti. In questo caso specifico, il carattere dei due amanti che si danno un bacio coincide con il loro sentimento, per cui lo scambio di queste effusioni tinge i loro visi non del solito rossore, ma di un acceso color smeraldo.



In questi anni sorgono i grandi movimenti avanguardistici: l’Espressionismo, il Futurismo, Il Cubismo, L’astrattismo, il Dadaismo ed il Surrealismo. Questi gruppi portano poetiche in netto contrasto con il passato.

ESPRESSIONISMO

Sviluppatosi in Germania nel periodo tra il 1905 e il 1925, rompe con i valori e con le forme di comunicazione della tradizione, in nome di una ricerca di un’espressione di realtà profonde. Nell’espressionismo al contrario del futurismo, non viene stravolta la visione di Nietzche; viene sostenuto il nichilismo come negazione di tutti i valori della morale comune e come liberazione dell’uomo da ogni condizionamento sociale. Gli espressionisti non ebbero una poetica in comune, ma la realtà veniva percepita da tutti come disumana, c’era un bisogno violento di cambiarla attraverso la libertà delle forze istintive e irrazionali. Gorge Trakl fu l’esponente più rilevante, influenze espressionistiche sono rilevabili anche in Kafka ed in Pirandello.

In arte si notava la forza evidente del colore e della linea. La prospettiva non veniva usata, le immagini avevano un carattere simbolico e l’arte arcaica venne rivalutata.

L’espressionismo in arte si può suddividere in cinque sottogruppi: i fauves, i die Brucke, i Blaue reiter, l’espressionismo di Vienna e l’ecole de Paris.

I fauves (belve selvagge) si stanziarono a Parigi, la loro linea era ondulata, abbastanza morbida, un po’ alla Gauguin (cloisonne); ma i colori non sono simbolici, sono violenti e soggettivi. Essi non volevano criticare la società, volevano semplicemente descrivere il gusto di vivere, di sentire, di esercitare al massimo il potere di emozionarsi.

Nel Die Brucke (il ponte) Dresda. Non si usano i colori, le linee sono spezzate, rigide, secche. Vennero fatti anche lavori di stampa (xilografia). La linea era intesa com’espressione, la pittura era fatta di segni espressivi e a differenza dei Fauves si occupavano di una denuncia sociale politica. Essi cercavano di ritornare alla pittura tedesca del ‘500.

Il Baue Reiter (il cavaliere azzurro) Monaco. Essi esprimevano spiritualmente il proprio pensiero, la propria interiorità (cavallo=libertà, indipendenza e azzurro=colore che indica spiritualità). Attratti dall’ambiente della secessione arrivarono anche artisti russi come Kandinskij. Egli fu l’iniziatore dell’astrattismo, con linee orizzontali (freddezza e stabilità), linee verticali (calore e altezza), linee oblique (instabilità e dinamicità), linee curve (calma e tranquillità), linee spezzate (nervosismo e dramma), quadrati (stabilità), triangoli (tensione e dinamismo) e cerchi (quiete). Inoltre diede significato anche ai colori perché egli intendeva l’astrazione come linguaggio dello spirito. L’azzurro era la spiritualità, il rosso la forza e la passione, il giallo il dinamismo, i tono caldi davano la sensazione di avanzare, quelli freddi il contrario ed i colori secondari avevano qualità espressive intermedie ai primari.

CUBISMO

Il cubismo (1909-l910) ha creato la scissione più grande e più violenta con l’arte precedente, non avrà teorizzazione, si svilupperà solamente in campo artistico. Il cubismo eliminerà la copiatura della realtà, dell’arte bella ed il colore diventerà secondario, privilegerà la spontaneità espressiva. Anche il cubismo si può suddividere in tre articolazioni interne: il cubismo scientifico (dipingere con elementi presi dalla conoscenza), il cubismo fisico (dipingere con elementi tratti dalla visione) e il cubismo orfico (resa della luce ed uso della frammentazione).

FUTURISMO

Il manifesto di Marinetti apre la via alla discussione sulle nuove vie della letteratura e della scrittura. I futuristi sostenevano la distruzione dei musei, delle biblioteche e delle accademie, esaltavano l’azione, il movimento, la società industriale, la macchina e la velocità. In Marinetti notiamo l’ideologia del superuomo, assai stravolta però rispetto alle sue originarie connotazioni fino a diventare sostegno della guerra come unica soluzione del mondo. Nel 1912, nel Manifesto tecnico della letteratura futurista, viene stravolto il codice comunicativo ed egli precisa le modalità della nuova letteratura, formata dalle analogie che consentivano l’abolizione dei passaggi logico-razionali. La realtà assume un valore polisemico, viene completamente svalutato l’ordine logico della sintassi e la struttura scandita dalla punteggiatura.

Del 1910 sono il Manifesto dei pittori futuristi e il manifesto tecnico della pittura futurista (Boccioni, Carrà, Balla); a questi seguiranno il Manifesto dei musicisti futuristi e il Manifesto della musica futurista (Francesco Ballila Pratella) e il Manifesto della cinematografia futurista.

La tecnica usata era quella del divisionismo, la scomposizione era cubista ed il colore espressionista; ne usciva dunque una pittura vibrata, frammentata che si basava sullo studio del movimento. Le immagini erano sovrapposte, si sostenevano i colori e le ideologie, la cosa più importante era comunque il dinamismo, il futurismo scomponeva per studiare il movimento.

ASTRATTISMO

Nacque all’incirca nel 1910 mentre Kandinskij stava lavorando ad un tipo di pittura senza disegni, con colori molto vicini a quelli che faranno parte dell’astrattismo. Egli vide un suo quadro capovolto e capì che così era più bello e che l’oggetto era dannoso ai suoi quadri.

L’astrazione in arte è sempre esistita, partendo dai primitivi con le decorazioni geometriche, l’astrattismo è invece un movimento cosciente che cerca di rappresentare l’arte senza legarsi alla realtà esterna. Possiamo suddividere l’astrattismo in due gruppi: l’astrazione casuale (insieme d’immagini e colori né calcolati né simbolici) e l’astrattismo geometrico, matematico che si può a sua volta suddividere in due gruppi, il primo dove l’artista procede per forme astratte, mentali geometriche senza significato e di secondo dove colori e forme hanno significato (Kandinskij).

DADAISMO

La contaminazione tra Futurismo e Cubismo darà luogo in Russia ed in Francia ad interessanti sviluppi che daranno origine al Dadaismo, fondato da Tristan Tzara che pubblicò il Manifesto del Dadaismo nel 1918, rinunciando ad ogni dimensione costruttiva, a favore della libertà assoluta dell’espressione. Il movimento si diffuse in Svizzera, in Francia ed infine in Germania tra il 1916 e il 1924. Anche il Dadaismo nasce come rifiuto dei valori morali, politici e culturali e fu un’arte dominata dalla libertà assoluta, dalla ricerca del gesto spontaneo; tra gli artisti ricordiamo Ball, Duchamp ed Ernest. In campo letterario l’esperienza dadaista è molto vicina a quella futurista e gli spettacoli pubblici, disordinati e violenti, provocarono vaste polemiche perciò il Dadaismo si concluse nel 1922.

Nel Dadaismo in arte (1916-l919) si useranno varie tecniche, tra cui i collage, la body art, l’utilizzo di materiali diversi, la creazione d’immagini assurde, la casualità assoluta. Faranno parte del dadaismo tutte quelle opere provocatorie, sarà un arte non arte.

SURREALISMO

La necessità di tornare a riflettere sulle motivazioni e sulle condizioni del fare poetico è avvertita, all’interno del Dadaismo stesso e darà origine in Francia al Surrealismo. Il suo atto di nascita è la pubblicazione del Manifesto del Surrealismo, redatto da Andrè Breton nel 1924. Il Surrealismo attiva alcuni strumenti, come la scrittura automatica, che consisteva nello scrivere ciò che veniva in mente spontaneamente per mettere in luce le componenti inconsce dell’individuo. Tra gli artisti vi aderirono Mirò, Dalì, Manritte; tra gli scrittori oltre a Breton, vi erano Eluard, Bontempelli, Buzzati, Landolfi e Delfini. Gli artisti aderirono tutti ai movimento di sinistra e nel 1939 l’esperienza surrealista si esaurì.

Il surrealismo in arte ha radici nel simbolismo e sarà sostenitore dell’assurdo, del sogno, della scrittura automatica. Anche qui si userà il collage, il frottage, l’assemblage d’oggetti trovati, la pittura urativa e la gestualità automatica. Le tematiche saranno: l’amore come fulcro della vita; il sogno, la follia e la ricerca dei contenuti inconsci come mezzi di fuga della razionalità; la polemica contro i pensiero logico; la liberazione dell’individuo dalle convenzioni sociali ed il rinnovamento politico antiborghese.

Marc Chagall (1887-l985) fa parte di quel più ristretto gruppo d’indipendenti, curioso osservatore delle novità e capace di una sintesi originale tra le proposte avanguardistiche e la propria concezione stilistica: dai Primi del Novecento agli ultimi anni della sua vita non concede alla metamorfosi dell’arte di invadere la sua produzione, ma s’interessa alla loro evoluzione cogliendo solo ciò che ritiene compatibile con il suo stile ed i suoi soggetti.

L’esistenza e la carriera iniziano in Russia: egli nasce nel piccolo sobborgo di Liozno, alle porte di Vitebsk, il 7 luglio 1887, in una famiglia d’origine e di fede ebraica. L’infanzia trascorre a Vitebsk negli anni in cui l’impero vive i suoi ultimi fuochi e la grandezza della Russia bianca e zarista volge ormai al tramonto. Adolescente, il giovane Chagall esprime il desiderio di studiare per diventare pittore: i suoi primi dipinti si concentrano sulla rafurazione dei suoi cari, i fratelli, le sorelle, gli zii e dei panorami osservati oltre la finestra di casa. Inizialmente sconcertati dalle velleità artistiche dl ragazzo, che si opponeva tenacemente al veto iconico della fede ebraica, i familiari accettano infine questo desiderio. La madre lo accomnerà nell’atelier di quello che sarà il suo primo maestro, Jehuda Pen. Nella bottega dell’insegnante Chagall inizia uno studio sulla uratività e sul cromatismo, primi elementi linguistici ed espressivi, poi quando egli sente di aver appreso tutto ciò che la scuola era in grado di offrigli, nel 1907 la lasciò e si trasferì a San Pietroburgo (primo periodo russo). Qui inizierà a maturare un suo stile proprio. I grandi dipinti di questo periodo affrontano le tematiche del paesaggio cittadino e della ritrattistica. Inoltre egli si dedicherà ai nudi femminili, con i quali si avvicinerà ai risultati dell’espressionismo europeo, soprattutto a quelli fauves, e conoscerà Bella Rosenfeld, sua futura sposa.

Nel 1910, grazie a duna borsa di studio conferitagli dal suo mecenate Max Vinaver, Chagall parte per un soggiorno di quattro anni a Parigi (anni parigini). Qui vi sarà la sua rivoluzione del colore, egli abbandonerà l’eccessiva tendenza al barocchismo ed al contrasto e delimiterà lo spazio riservato ai toni scuri e terrei della pittura realista russa: il nuovo stile di Chagall accoglierà in sé i germi di un colore nuovo, in cui la pienezza dei toni non contrasterà con la levità della stesura e con la suggestione dei soggetti. Lo sperimentalismo del pittore muove verso una direzione coerente con il messaggio pittorico insito nelle sue tele: non un’arte dell’intelletto e dell’analisi, ma un’arte dell’animo e della sfera emotiva. Sono queste le motivazioni che spingono l’artista lontano dal percorso intrapreso da Ricasso e dagli esponenti del cubismo. I dipinti di questi quattro anni parigini rivoluzioneranno l’arte di Chagall nel suo aspetto formale, senza intaccarne i soggetti: tornano, infatti, sulla tela la città lontana, l’amore per la sua donna, i personaggi frutto del connubio tra ure reali ed immaginario del pittore. Nel 1914 a Berlino viene organizzata la sua prima personale, al termine della quale Chagall riparte per la Russia, dove si reca per il matrimonio della sorella e per riabbracciare Bella, che ormai non vedeva da quattro anni. Questo soggiorno che avrebbe dovuto durare solo qualche mese, durerà ben otto anni, fino al 1922. Chagall è in Russia quando scoppia la prima guerra mondiale e nel 1917, in pieno conflitto, la Russia è investita dalla Rivoluzione d’ottobre.

La prima guerra mondiale (1914-l918) ebbe varie cause: remote ed immediate.

Le cause remote furono:

-cause politiche : riguardavano i contrasti fra gli stati europei ;

Il desiderio di rivincita dei Francesi rispetto alla grave sconfitta dei tedeschi, rivendicando così l’Alsazia e la Lorena;

La secolare rivalità tra Austria e Russia;

Il malcontento delle varie nazionalità presenti all’interno dell’impero austro-ungarico;

La crisi dell’impero ottomano;

La presenza di due schieramenti di stati contrapposti: la Triplice Alleanza e la Triplice Intesa.

-cause economiche:



La rivalità economica fra la Gran Bretagna e la Germania;

La necessità da parte delle grandi potenze, di rifornirsi di materie prime e di garantirsi ampi mercati per favorire lo sviluppo industriale.

-cause militari:

La politica militarista delle grandi potenze;

La corsa agli armamenti degli stati europei industrializzati.

-cause culturali:

Il diffondersi dell’ideologia nazionalista;

Le tesi razziste sulla necessità di salvaguardare l’identità nazionale;

L’applicazione del darwinismo alle relazioni internazionali;

Gli atteggiamenti favorevoli alla guerra diffusi tra i giovani.

La causa occasionale fu l’assassinio, a Sarajevo, dell’erede al trono d’Austria Francesco Ferdinando da parte di uno studente nazionalista serbo (28 giugno 1914).

Questo fu solo un pretesto che fece innescare una reazione a catena di decisioni e avvenimenti, e precipitare verso la guerra generale la cui posta principale fu la necessità di ridefinire i rapporti tra le nazioni industrializzate d’Europa, sui quali fondare la possibilità di ricostruire un nuovo sistema di relazioni internazionali.

Il governo austriaco colse subito l’occasione per punire l’irredentismo della Serbia: il 23 luglio l’Austria inviò un durissimo ultimatum alla Serbia; quest’ultima respinse l’ultimatum, forte dell’appoggio della Russia, così cinque giorni dopo, il 28 luglio, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia.

La Germania vide subito nella dichiarazione di guerra dell’Austria l’occasione che attendeva per regolare i conti con l’Inghilterra e la Francia, e quindi a sua volta entrò in guerra il 31 luglio. La Germania era convinta di poter rapidamente liquidare la resistenza francese attraverso una “guerra lampo” per poi passare all’attacco contro la Gran Bretagna. L’esercito tedesco (von Moltke) teneva conto soltanto degli aspetti militari di un eventuale conflitto ignorando quelli politici e prevedeva l’invasione del Belgio, neutrale, e quindi l’attacco a Parigi da nord. In due settimane la resistenza belga venne piegata mentre l’esercito francese si schierò a difesa della capitale e sul fiume Marna si svolse una battaglia campale, che portò ad un vero e proprio massacro: l0esercito francese riuscì a bloccare l’avanzata tedesca. Intanto la Russia invadeva la Prussia e costringeva i generali tedeschi a sottrarre forze dal fronte occidentale per dislocarle su quello orientale; qui gli eserciti si bloccarono perché nessuno riusciva a prevalere sull’altro perciò iniziò una logorante guerra di posizione.

I soldati restavano bloccati per mesi interi nelle trincee, stipati nel fango in condizioni disumane. Essi erano falciati dalle mitragliatrici o colpiti dal fuoco delle artiglierie ancora prima di giungere a contatto delle linee nemiche. A ciò si aggiungeva l’uso di nuove e terribili armi, come i gas, impiegati a partire dal 1915 dai tedeschi.

Frattanto si apriva un nuovo teatro di guerra nei mari del nord. Germania e Gran Bretagna ebbero un duro scontro navale provocato dalla strategia britannica che tentava di realizzare un blocco navale che impedisse l’arrivo di rifornimenti agli imperi centrali. Per spezzare questa catena i comandi tedeschi decisero di avviare una guerra sottomarina, si procedette così all’affondamento indiscriminato di qualunque mezzo navale fosse sospettato di trasportare merci verso i territori nemici. In questo contesto si colloca il clamoroso affondamento del transatlantico inglese Lusitania (7 maggio 1915). Gli Stati uniti minacciarono di entrare in guerra se si fossero ripetuti incidenti simili.

Quando scoppiò la guerra, in Italia era in pieno svolgimento una dura protesta operaia: i disordini della “settimana rossa” che venne repressa dal governo Salandra.  L’Italia giustificò la sua scelta neutralista ribadendo che la Triplice Alleanza aveva uno scopo difensivo e l’Austria non era stata attaccata, ma aveva attaccato. Solo il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra, ma a fianco dell’Intesa; infatti, tra l’agosto 1914 e il maggio 1915 si aprì un aspro dibattito:

Il fronte neutralista (cattolici, gran parte dei socialisti ed io liberali giolittiani) riteneva che l’Italia avrebbe ottenuto molto di più se fosse rimasta neutrale.

Il fronte interventista (nazionalisti come D’Annunzio, irredentisti trentini come Battisti, interventisti democratici come Bissolati e Salvemini) vedeva nella guerra lo strumento necessario per fare avanzare la democrazia in Europa e mettere fine al predominio dell’Austria sugli altri popoli e alla forza reazionaria e imperialista della Germania.

Nei primi di maggio Gioiti ribadì la sua posizione neutralista ed ignorava l’esistenza del patto di Londra (26 aprile 1915) firmato dal ministro degli esteri Sidney Sonnino. In base ad esso l’Italia garantiva il proprio intervento a fianco della Triplice Intesa entro un mese, in cambio avrebbe ricevuto l’Istria la Venezia Tridentina, il Dodecanneso ed una parte della Dalmazia. Il 23 maggio l’Italia dichiarò così guerra all’Austria.

Nuove tecnologie militari trovarono nella Prima guerra mondiale la loro prima applicazione, entrarono, infatti, in uso i gas tossici (fosgene, iprite), carri armati aerei da combattimento, i sottomarini, le mitragliatrici ed i sommergibili.

Nella visione dei politici interventisti l’ingresso dell’Italia avrebbe portato alla rapida vittoria degli alleati, invece la guerra si trasformò in un conflitto basato sul logoramento dei contendenti e sul succedersi di scontri mai risolutivi.

Negli Imperi centrali, la scarsità degli approvvigionamenti provocata dal blocco navale si faceva sentire, così l’esercito tedesco sferrò un’offensiva sul fronte occidentale (Verdun). Il tentativo fallì grazie alla resistenza dei soldati anglo-francesi. Anche la battaglia dello Jutland che la marina germanica ingaggiò contro quella britannica non risultò risolutiva.

Sul fronte meridionale, tra il maggio ed il giugno 1916 gli austriaci organizzarono la Strafexpedition (spedizione punitiva) contro gli ex alleati. La resistenza italiana fu però tenace e non venne spezzata, ma l’esercito mostrò d’essere impreparato perciò Salandra diede le dimissioni. Subentrò un governo di “unità nazionale” al quale parteciparono uomini appartenenti a schieramenti politici molto diversi tra loro.

Le industrie piegarono la loro produzione alle esigenze della guerra ed accumularono ingenti ricchezze, tuttavia orientare l’intera produzione in funzione delle esigenze belliche cessato il conflitto avrebbe creato gravi problemi all’industria. La produzione crebbe rapidamente, lo stato spese tre miliardi alla fine del conflitto e si caricò di un enorme debito.

Nei primi mesi del 1917 si verificarono due avvenimenti imprevisti che modificarono il corso della guerra: il crollo della Russia zarista e l’intervento a fianco dell’Intesa degli Stati Uniti. Wilson nell’aprile 1917 decise di intervenire giustificando la sua decisione con la perdita che la guerra sottomarina tedesca provocava alle flotte mercantili neutrali. Le ragioni erano però più profonde: i debiti che gli stati europei avevano fatto nelle sue banche (Francia e Gran Bretagna) e la volontà di assumere sulla scena internazionale un ruolo adeguato. L’intervento degli USA fu determinante sul piano politico, su quello economico e su quello militare, ma anche su quello psicologico, infatti, il pontefice Benedetto XV rivolse un invito a porre fine al conflitto, la sua posizione destò l’ira delle forze nazionaliste, ma andò incontro ai sentimenti popolari.

In Germania venne fondato il Partito Socialdemocratico indipendente (USPD) che organizzò violenti scioperi tra gli operai delle fabbriche per costringere il governo a porre fine alla guerra, così il 6 luglio 1917 Matthias Erzberger chiese una pace senza vincitori né vinti, ma la sua proposta venne bocciata.

Il fronte occidentale venne sfondato nella battaglia del Kaiser, ma francesi ed inglesi riuscirono a limitare le perdite. Ma con l’arrivo delle truppe americane, il 18 luglio, scattò la controffensiva finale (seconda battaglia della Marna): il fronte venne sfondato ad Amiens tra l’8 e l’11 agosto e l’esercito tedesco fu messo in rotta.

Frattanto l’esercito italiano, che aveva subito una terribile disfatta a Caporetto, sferrò una controffensiva decisiva (24 ottobre). A Cadorna subentrò Diaz che eliminò talune pratiche disciplinari particolarmente feroci e promise la terra ai contadini (promessa mai mantenuta). L’offensiva dopo che gli austriaci furono sconfitti a Vittorio Veneto (24-30 ottobre) si concluse con la resa degli stessi il 3 novembre. Il 9 scoppiò una rivolta a Berlino, l’11 la Germania chiese l’armistizio sulla base dei 14 punti di Wilson che sostenevano la necessità di sopprimere le barriere economiche tra le nazioni, di attuare un disarmo generale, di ridisegnare la carta geopolitica dell’Europa ispirandosi al principio della autodeterminazione dei popoli.

Il conflitto terminava così, dopo 4 anni e dopo 9 milioni di morti.

Il 18 gennaio 1919 a Parigi ebbe inizio la Conferenza di pace alla quale parteciparono Usa, Gran Bretagna, Francia, Italia. Gli Stati Uniti sostenevano una linea “morbida” nei confronti degli sconfitti. La Francia intendeva porre condizioni durissime alla Germania ed, infatti, nel trattato di Versailles (28 giugno 1919) la Germania venne ridotta del 13%, dovette cedere l’Alsazia-Lorena alla Francia, il controllo per 15 anni del bacino minerario della Saar, l’occupazione della Renania. A ciò si aggiungeva un esorbitante debito da are ai Paesi vincitori: 132 miliardi di marchi.

Non meno dure furono le condizioni imposte all’Austria con il trattato di Saint-Germain (10 settembre 1919) che comportò la frantumazione dello stato austriaco e alla riduzione dello stesso ad uno staterello con circa 6 milioni di abitanti. Inoltre dovette cedere l’Alto Adige, Trieste, il Trentino, la Venezia Giulia e l’Istria all’Italia. Venne inoltre riconosciuta l’indipendenza all’Ungheria, alla Cecoslovacchia e alla Jugoslavia.

L’effetto della guerra sull’Europa fu devastante, tutto ciò che il pittore aveva amato e conosciuto sve sotto i suoi occhi, inoltre gli viene negato il ritorno a Parigi e da Berlino funeste notizie si abbattono su di lui; perde infatti tutti i dipinti che aveva presentato alla mostra nella galleria Der sturm. Così costretto ad una lunga permanenza a Vitebsk, Chagall riprende in mano il pennello per dedicarsi alla sua terra, riempiendo fogli su fogli di panorami, paesaggi e ritratti. Nel 1915 viene celebrato il matrimonio tra Bella ed il pittore e dopo la cerimonia i due si trasferiranno per qualche tempo in camna. Questo secondo periodo russo lo vede impegnato in una serie di opere dallo stile marcatamente diverso da quello parigino: i colori riprendono tonalità più tenui e meno accese, e i soggetti indicano una dichiarata attenzione al dettaglio sentimentale, una pittura dello stato d’animo, concentrata sull’interiorità del giovane sposo e da essa direttamente emanata. L’interesse per il soggetto e la delicata attenzione nello svolgerne tutti i particolari, costituiscono il punto di partenza e l’elemento centrale nella produzione di questo periodo: la uratività viene mantenuta in primo piano, mentre compito del colore è trasporre il soggetto nella dimensione emotiva del pittore, trasmettendo senza soluzione di continuità il messaggio che vi è custodito. Esempi di questa ricerca poetica e urativa sono le opere del periodo che va dal suo ritorno nel 1914 alla sua partenza nel 1922: (tra quelli che io ho analizzato) l’ebreo in rosa, gli innamorati in verde, la casa blu. La vita condotta in Russia da Chagall è molto dura e non sempre ricca di soddisfazioni: per sopravvivere deve lavorare ed evitare la leva obbligatoria, che l’avrebbe condotto al fronte; fortunatamente riesce in entrambe le cose, trovando un’occupazione presso il ministero della guerra grazie all’intervento del cognato. Nel 1917, con la rivoluzione d’ottobre, il mondo sociale e culturale della Russia viene completamente sconvolto, e tutti i canoni sociali dell’impero zarista crollano con la famiglia reale.

Karl Marx aveva sostenuto che il comunismo era destinato ad impiantarsi nelle società capitalistiche più mature, invece la rivoluzione si verificò in Russia, una società di chiara connotazione contadina, in cui l’industrializzazione si trovava in un’enorme fase di sviluppo. Fu appunto lo sviluppo industriale, insieme alle devastazioni della grande guerra, che fece esplodere quanto già stava maturando da tempo.



Il regime zarista si mostrava, infatti, sempre più incapace di gestire il potere e i lenti processi di trasformazione in atto; così nel 1989 un partito d’ispirazione marxista fondò il partito operaio socialdemocratico russo che nel 1903 si divise in due gruppi:

-i bolscevichi (maggioranza) capeggiati da Lenin, che volevano creare un partito formato da professionisti della politica, volevano creare una società comunista.

-i menscevichi (minoranza) capeggiati da Martov, che volevano creare un partito di massa accettando l’alleanza con la borghesia (riformisti).

Nel 1905 la Russia ebbe una grave crisi per le misere condizioni di vita e le proteste si diffusero ovunque. Il 9 gennaio molti manifestanti pacifisti raggiunsero il palazzo d’inverno e l’esercito aprì fuoco su di loro (domenica di sangue). Sotto la pressione della protesta popolare, lo zar concesse nell’ottobre 1905 la possibilità di costituire un parlamento: la Duma che però non ebbe alcun reale potere.

Con la prima guerra mondiale si capì che l’economia russa non sarebbe stata in grado di sopportare il peso di un conflitto mondiale. Il problema della distribuzione della terra restava il più importante, gran parte dei contadini non possedeva nulla e viveva in condizioni d’estrema miseria, inoltre la produzione di grano diminuiva, le scorte alimentari si assottigliavano e i prezzi salivano. La situazione precipitò l’8 marzo (febbraio secondo il calendario ortodosso) quando esplose una violenta rivolta d’operai e soldati a Pietrogrado. I manifestanti chiedevano pane e pace e l’esercito si era schierato dalla loro parte così lo zar Nicola II fu abdicò; nacque la repubblica.

Si formarono due centri del potere:

-un governo provvisorio, a maggioranza moderata, presieduto dal principe L’Vov, aperto alle riforme e appoggiato dai borghesi e dal socialista Kerenskj.

-il soviet dei deputati operai e il soviet dei soldati, all’interno del quale vi erano menscevichi e bolscevichi.

Il governo provvisorio voleva continuare la guerra, il soviet no.

Il 4 aprile arrivò a Pietrogrado Lenin che propose una seconda rivoluzione socialista. Nelle tesi d’aprile egli indicò la dittatura del proletariato:

-tutto il potere ai soviet.

-pace con l’uscita dalla guerra.

-terra ai contadini.

Nel luglio del 1917 venne costituito un nuovo governo capeggiato da Kerenskij che non sapeva risolvere il problema della guerra: così le posizioni di Lenin conquistarono molti consensi. I bolscevichi organizzarono la Guardia rossa per l’insurrezione. Iniziò così la rivoluzione d’ottobre, la notte del 25 ottobre i soviet guidati da Trockij si impossessarono dei punti strategici della capitale ed attaccarono il palazzo d’inverno. Venne così creato il soviet dei commissari del popolo, guidato da Lenin, che assunse subito due importanti avvenimenti:

-abolì la proprietà della terra.

-uscì dalla guerra (pace di Brest-Litovsk, 3 marzo 1918).

Il 12 novembre 1917 si svolsero le elezioni per la formazione dell’assemblea costituente, i bolscevichi ottennero solo il 25% dei voti, ma Lenin impose la dittatura del proletariato e restò al potere.

Le armate bianche (generali rimasti fedeli allo zar) scatenarono una guerra contro il nuovo stato comunista; così Lenin organizzò l’armata rossa (Trockij). Il 16 luglio 1918 lo zar e la sua famiglia furono uccisi e nell’estate del 1920 la guerra civile si concluse con la vittoria dell’armata rossa.

Nel timore che l’esempio russo venne seguito anche dagli operai degli stati occidentali, questi ultimi circondarono la Russia con il cosiddetto cordone sanitario, esso consisteva nella formazione di un gruppo di piccoli stati governati da esecutivi anticomunisti e collocati a ridosso del confine russo (Estonia, Lettonia, Finlandia, Polonia).

Nel 1919 il partito bolscevico (partito comunista) diede vita alla terza internazionale che si proponeva di coordinare le spinte rivoluzionarie esistenti nei movimenti operai internazionali.

Per superare le difficoltà economiche Lenin realizzò inoltre la NEP (nuova politica economica) secondo la quale i contadini dovevano consegnare allo stato parte del raccolto e potevano coltivare per se stessi e vendere quel che avanzava; inoltre lo stato controllava solo le fabbriche con più di 20 dipendenti.

Uno dei primi effetti positivi della NEP fu l’aumento della produzione agricola, che nel 1926 tornò insieme all’industria, ai livelli del 1914.

Grazie a questi progressi economici la situazione interna si assestò gradualmente. Il che ebbe riflessi positivi sulla stessa organizzazione politica e favorì, nel 1922, la costituzione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Due anni dopo Lenin morì (21 gennaio 1924); a lui subentrò Stalin col quale iniziò una nuova fase della storia Russa, caratterizzata dalla costituzione di un regime totalitario comunista. La rivoluzione comunista e la definitiva sconfitta di Nicola II accentuano il rinnovamento culturale attraverso uno slancio propositivo e il dinamismo legato alla consapevolezza delle nuove libertà. Gli ebrei divengono cittadini dotati del medesimo status degli altri russi, e possono ambire ad un’istruzione ed una cultura prima negate.

Chagall considerato un elemento di spicco conosciuto e stimato, viene proposto per entrare a far parte del Ministero della cultura, ma egli rifiuta, accettando invece nel 1918 la nomina a commissario per le Belle Arti.

Contemporaneamente Chagall inizia a dedicarsi al teatro, in particolare alle scenografie: nel 1919 realizza, infatti, studi e schizzi per le scene d’alcune opere di Gogol. Il rapporto con il teatro costituisce un nodo centrale in tutta la produzione di Chagall: proprio a partire da questi anni in Russia inizia a lavorare nel mondo del teatro, in particolare nell’ambito della realizzazione delle scenografie e dell’ideazione dei costumi di scena. Chagall è molto interessato alla caratteristica multidisciplinarietà del teatro, che come arte include in sé oltre alla recitazione, la musica, la pittura e la letteratura. Appunto in quest’ultima, l’esponente più significativo che fece del teatro un punto importante della sua formazione fu Pirandello.

Pirandello nacque nel 1867 a Girgenti, il padre gestiva delle miniere di zolfo e la madre apparteneva ad un’agiata famiglia di commercianti. Studiò a Palermo, poi a Roma e poi in Germania. Nel 1897 sposò Antonietta Portulano. Nel 1904 ci fu il fallimento economico perché fallirono le miniere di famiglia. La moglie essendo molto fragile, dopo il fallimento ebbe una crisi e nel 1919 Pirandello fu costretto a farla rinchiudere in una casa di cura, intanto suo lio Stefano viene internato a Matausen. Tutti questi eventi di follia e delusione influiranno sulla produzione di Pirandello.Nel 1921 col dramma Sei personaggi in cerca d’autore ebbe inizio la sua grande stagione teatrale.  Nel 1924 s’iscrisse al partito fascista, ma si tenne lontano dagli obblighi ufficiali. Nel 1934 ricevette il premio nobel per la letteratura, morirà nel 1936.

Pirandello scrive con uno schema molto semplice, lui si ritiene uno scrittore filosofo, egli non si limita a descrivere ma cerca di utilizzare la letteratura per far riflettere.

Egli considera la condizione di crisi del suo tempo come la necessaria conseguenza storica del fallimento degli ideali patriottici e risorgimentali di libertà e di rinnovamento sociale, ciò che interessa lo scrittore sono in realtà gli effetti di tale situazione, che portano l’uomo ad un senso di smarrimento, egli non si riconosce più all’interno di una realtà estranea, indecifrabile. È questo il tema della perdita dell’identità, di fondamentale importanza nelle opere a partire da Il fu Mattia Pascal. I principali temi pirandelliani sono pertanto tutti di natura esistenziale, affrontati insistentemente in tutta la sua produzione: l’insanabile condizione di solitudine dell’uomo moderno, il senso d’esclusione e di sostanziale incomunicabilità, la frammentazione della realtà, il carattere illusorio ed effimero degli ideali politici e religiosi, l’assurdità di un’esistenza condizionata dal caso e dalle convenzioni sociali, al dì fuori delle quali non è possibile vivere. A tutto ciò egli non dà soluzioni plausibili se non attraverso forme estreme d’evasione quali la morte e la follia; rimane invece un fondo di fatale rassegnazione, parzialmente riscattato dal senso di pietà con cui lo scrittore osserva la sofferenza inevitabile dell’uomo, nel carcere dell’esistenza.

Il contrasto tra la vita e la forma: fu il critico Adriano Tilgher, nel 1922, ad individuare nel contrasto vita-forma uno dei nidi fondamentali dell’opera pirandelliana. Alla vita concepita come flusso istintivo e inarrestabile si oppone la forma, una sorta di maschera imposta all’individuo dalla società e costituita dall’insieme dei condizionamenti morali e comportamentali, necessari alla vita di relazione. Il flusso vitale è quindi una continua modifica della propria identità, viene in tal modo ad essere bloccato dal giudizio sociale, fissato in una forma, in un’etichetta (L’esclusa).

Il relativismo: Pirandello nega la possibilità di pervenire a duna conoscenza autentica delle cose. La realtà esiste infatti solo all’interno di noi stessi e viene quindi moltiplicata attraverso la concezione che di essa ha ciascun individuo; in questo modo le verità di ciascuno non sono che semplici opinioni, tutte equivalenti sul piano conoscitivo, perché la vita in sostanza è priva in sé di ogni persistente valore di verità. (Uno, nessuno e centomila è il punto estremo del relativismo pirandelliano, cioè la negazione dell’unità dell’io e la sua dissoluzione in centomila frammenti).

Il pessimismo: i personaggi pirandelliani si vedono vivere, osservando se stessi dall’esterno come oggetti, prodotti inconsapevoli delle convenzioni sociali. Essi cercano allora di evadere dalla forma (Mattia Pascal, Il treno ha fischiato, La carriola) ma si rivelano tutti tentativi vani. La consapevolezza dei limiti umani attraverso il vedersi vivere costituisce uno dei punti più significativi del messaggio pirandelliano, che risulta pessimistico. Si conosce solo chi riesce a vedere la forma che gli altri gli hanno dato, ma se la si vede significa chela nostra vita non è più in essa. Possiamo dunque vedere e conoscere solo ciò che di noi è morto, conoscersi è morire (L’uomo dal fiore in bocca).

L’umorismo come sentimento del contrario: il compito fondamentale dell’arte è mettere a nudo le assurdità e le contraddizioni dell’esistenza. Tale operazione viene attuata attraverso la poetica dell’umorismo. Il comico è solo la fase iniziale della conoscenza, il momento in cui si avverte la presenza di una contraddizione (avvertimento del contrario); l’umorismo è invece il sentimento del contrario, ossia il procedimento con cui l’artista, grazie all’intervento della riflessione, riesce a cogliere i motivi profondi di quella contraddizione, evidenziando così la realtà che si cela dietro le vane apparenze, dietro le maschere che l’uomo indossa nella società per apparire diverso da quello che è. L’artista scopre dunque le contraddizioni del vivere.

Le tecniche espressive: Pirandello frequentò tutti i generi letterari, ma l’originalità della sua opera riguarda soprattutto la narrativa ed il teatro. Egli opera un processo di demolizione della barriera naturalista, attraverso la moltiplicazione dei punti di vista e la frammentazione della linearità del discorso narrativo. La descrizione dei fatti s’intreccia continuamente con la riflessione su di essi compiuta dal protagonista. Contemporaneamente si spezza il ritmo logico e cronologico dei fatti narrati e si disgregano anche la personalità ed il mondo oggettivo. Tutto ciò vale a maggior ragione per il teatro, dove l’attore si trova tra realtà e finzione.



Nella sua incessante attività di romanziere narratore e drammaturgo, Pirandello seppe concretizzare tutte queste tematiche in forme di grande efficacia espressiva, apportando in ciascuno dei generi letterari affrontati profonde innovazioni.

I nuclei tematici dei suoi drammi sono già contenuti nelle opere narrative, in particolare nelle novelle: il contrasto tra l’essere e l’apparire, la perdita dell’identità, la solitudine dell’uomo, la concezione della vita come finzione, come recita di una parte convenzionale. Così ad esempio La signora Frolle e il signor Ponza, suo genero diventò Così è (se vi pare), e La morte addosso diventò L’uomo dal fiore in bocca. Quest’ultima in particolare dimostra la stretta relazione tra novella e teatro, il testo è infatti lo stesso: rimane invariata la parte dialogica e la parte descrittiva viene trasferita in una lunga didascalia iniziale. Egli scelse come titolo complessivo delle sue 43 opere teatrali quello di Maschere nude appunto perché il teatro era lo spazio ideale per oggettivare il suo pensiero del dramma esistenziale dell’uomo moderno.

Il teatro di Pirandello si stacca nettamente dalle convenzioni del teatro naturalista e verista negando l’esistenza di una realtà oggettiva e dando diverse interpretazioni ala realtà, la quale alla fine risulta essere priva di consistenza. Il suo teatro è un teatro di idee, che mette a fuoco i problemi esistenziali scottanti, quasi sempre senza via d’uscita, attraverso situazioni a metà strada tra il comico ed il tragico (grottesco).

Con Pirandello viene infine a cadere la quarta parete del teatro naturalista, ossia la barriera ideale che separa il palcoscenico dalla platea. 

In particolare con Sei personaggi in cerca d’autore tramite un linguaggio nuovo e provocatorio portò ala distruzione definitiva dei meccanismi tradizionali del teatro, ponendosi come uno dei vertici della drammaturgia novecentesca. I sei personaggi chiedono di rappresentare il dramma che è in loro e a cui l’autore non ha voluto dare forma, qui comincia il contrasto tra persona e personaggio. L’opera lascia un finale aperto e mette a fuoco il problema stesso della nascita del dramma, nonché i temi della solitudine, della relatività del reale, dell’impossibilità di conciliare le diverse verità vissute dagli individui e dell’incomunicabilità.

Dopo essere giunti con i Sei personaggi al culmine del processo di scomposizione del personaggio e dopo aver messo in crisi i fondamenti stessi della rappresentazione scenica, Pirandello seguì altre strade, cercando di dare forma a ure non più grottesche, ma tragiche, che rappresentassero problematicamente la tormentata coscienza dell’uomo (Enrico IV e Vestire gli ignudi).

La ricerca di Pirandello si indirizzò infine sul terreno del mito, nel tentativo di creare sulla scena organismi scenici spettacolari che sapessero imporsi come nuova immagine della coscienza contemporanea come valori universali (La nuova colonia e Lazzaro).

Il teatro basato sulle maschere, sulla recita dei personaggi, sul gioco delle parti, possedeva già di per sé le caratteristiche più adatte alla rappresentazione dei meccanismi fittizi della vita, perciò Pirandello dedicò al teatro le proprie migliori energie nell’ultima parte della sua vita.        

Chagall riesce ad ottenere il permesso di lasciare la Russia e parte per Berlino, dove starà dal 1992 al 1923 e terminerà la stesura della sua autobiografia. Di questo periodo è il quadro “il violinista verde”. Alla fine dell’estate Marc e la sua famiglia (Bella e la lia Ida) riescono ad ottenere il visto per la Francia. In questo periodo (secondo periodo in Francia 1923-l926) la produzione dell’artista riflette il suo interesse per il teatro, ma il ritorno in Francia restituirà a Chagall l’universo urativo scoperto nel suo primo viaggio a Parigi: ora il pittore vi ritorna con uno stile più maturo, che ha rielaborato la lezione cubista, il cromatismo fauve e l’intellettuale linguaggio suprematista. Chagall recupererà l’immagine paesaggistica della città, che si fonde nuovamente con il tema dell’amore.

In Francia, Chagall vive anni di realizzazione e di serenità interiore; in quel periodo nasce il movimento surrealista, che in breve tempo accoglie sotto i dettami del suo manifesto le più grandi personalità dell’arte europea. Andrè Breton, teorico del movimento e autore del manifesto del surrealismo, rimane colpito dalla produzione immaginifica di Chagall: le sue opere riflettono, infatti, gli obiettivi artistici propugnati dai surrealisti, soprattutto nel caso dei dipinti quali Natura morta alla finestra, Lo specchio, Nudo sopra Vitebsk. Per questi motivi Breton chiede a Chagall di sottoscrivere il manifesto, ma egli rifiuta l’invito perché il surrealismo, per quanto affine esteticamente ai suoi risultati pittorici, concettualmente si pone su un differente livello che coinvolge la ricerca intellettuale e la rappresentazione dello stato psichico dell’artista, piuttosto che la rafurazione dell’interiorità e dei suoi contenuti legati alla memoria, al sogno ed alla nostalgia. Mentre i surrealisti analizzano le possibili realtà e le metodiche dell’inconscio, Chagall viaggia all’interno di se stesso in un universo ordinato e strutturato, in cui sono riposti i suoi ricordi e le sue emozioni.

Le tendenze pittoriche di Chagall risentono in tutta la sua produzione dell’affettuoso rapporto con la sua terra e del legame sentimentale con la donna amata, ma non solo: la concezione dello spazio come un unico universo in cui l’atmosfera è l’insieme delle sensazioni e delle emozioni, e l’idea dell’esistere come un continuo dialogo con l’interiorità e con i sentimenti, sono tutti retaggio del credo religioso in cui Chagall è stato cresciuto e allevato, la fede ebraica.

Nel 1931 parte con Bella per la Palestina per colmare i suoi occhi dei luoghi sacri dell’Antico Testamento, giunto a Gerusalemme, Chagall concentra tutta la sua attenzione sul panorama della città santa, che entra nelle sue tele con tutti i particolari, colti dallo sguardo e dal pennello del pittore.

Nel 1933, mentre in Germania vengono bruciati i suoi dipinti perché opere di un ebreo, s’inaugura a Basilea la grande retrospettiva dedicata a Chagall. Nel 1935 visita la Polonia, viaggio che segnerà un punto di rottura nell’equilibrio interiore del pittore, che sente il mutamento del clima politico e sociale in Europa come un grande pericolo incombente sul mondo ebraico. Tra il 1938 e il 1939, Chagall e la sua famiglia lasciano Parigi per recarsi nella regione della Loira; successivamente, allo scoppio della seconda guerra mondiale, si trasferiscono in maniera definitiva nel sud della Francia, ma a causa delle leggi razziali l’artista è costretto ad abbandonare la Francia ed a fuggire con la famiglia negli Stati Uniti (1941-l944). Nel settembre del 1935 furono promulgate le leggi di Norimberga. Esse privavano gli ebrei della nazionalità tedesca e dunque di tutti i diritti politici. Le leggi furono applicate anche in tutti i territori conquistati. L’episodio più grave si verificò tra il 9 ed il 10 novembre: i n seguito all’uccisione di un diplomatico tedesco da parte di uno studente ebreo, si scatenò infatti una gigantesca repressione (la notte dei cristalli). Hitler aveva pensato di costringere tutti gli Ebrei a lasciare la Germania, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale lo spinse alla soluzione finale: l’eliminazione fisica del popolo ebraico nei campi di concentramento.

In questo periodo, il suo interesse è rivolto alla Russia e alle tragiche notizie che arrivano dall’Europa sulla guerra e sullo sterminio degli ebrei: divengono emblema dello stato d’animo del pittore le tele dipinte in questi anni, tra le quali l’occhio verde. Dopo un’esperienza in Messico, la tavolozza di Chagall si accenderà di nuovo di tonalità calde. Sfortunatamente il soggiorno americano si conclude con un avvenimento tragico: nel 1944 Bella, improvvisamente colpita da una malattia, muore in un brevissimo arco di tempo. Chagall è distrutto, abbandona la pittura, il mondo.

Dopo un anno di inattività forzata, riprende in mano il pennello, focalizzando sulla tela l’enorme vuoto lasciato dalla donna che aveva profondamente amato. Inizia da qui i percorso che conduce Chagall alla realizzazione di una nuova dimensione pittorica: ora il passato e il ricordo fanno spazio a una realtà parallela, una terra interiore in cui trova posto tutto ciò che non è più del mondo. Nel frattempo la guerra finisce, e la possibilità di tornare in Europa si fa sempre più concreta: nel 1946 infatti si reca a Parigi, ma tornerà subito negli Stati Uniti richiamato dai suoi impegni. Qui conosce Virginia Haggart McNeil, da cui avrà un lio, David, e con cui vive per i successivi sette anni. I dipinti dell’epoca riflettono u nuovo margine di speranza nei soggetti trattati dal pittore. Sulla fine degli anni Quaranta Chagall inoltre recupera una serie di dipinti precedentemente iniziati e li porta a compimento: tra questi, uno in particolare ritorna sul tema della donna ssa, il Guanto nero, iniziato nel 1923 e concluso nel 1948, il cui soggetto si ricollega ad uno dei primi ritratti della moglie, Bella con i guanti neri del 1909.

In Europa Chagall è atteso da un fittissimo calendario di eventi, mostre, esposizioni che lo conducono dalla Gran Bretagna all’Italia, dall’Olanda alla Svizzera. La relazione con Virginia termina: tra i due non c’è quella forte radice comune che costituiva le basi indistruttibili della relazione con Bella.

Nel 1950 Chagall si stabilisce definitivamente nel sud della Francia, a Vence. Il pittore incontra un’altra donna, Valentie Brodskij, di cui si innamora: tra loro nasce un rapporto intimo, profondo, sorretto dalle origini comuni che legano entrambi alla Russia e ala fede ebraica. I due si sposano il 12 luglio 1952. Nel corso degli anni Cinquanta Chagall inizia a dedicarsi ancora di più al teatro e alla musica; saranno anni molto intensi: la pittura raggiunge nuovi picchi di espressione e di lirismo sia nei contenuti che nello stile pittorico, i colori acquistano leggerezza e contemporaneamente pastosità, creando un’atmosfera gioiosa, vitale, che esprime le sensazioni dell’animo del pittore. Ancora una volta Chagall torna sul tema della città natale con il dipinto del 1952 La notte verde, mentre negli anni successivi dedica ampio spazio all’altra città tanto amata, Parigi. Inoltre porterà a termine alcuni dipinti iniziati precedentemente, tra cui La fidanzata dal volto blu, una composizione onirica e immersa in un mondo fantastico ed irreale.

Il legame con il mondo musicale e teatrale sembra non volere più lasciare Chagall, i quale pochi mesi dopo è impegnato nella realizzazione della scenografia per Il flauto magico di Mozart.

Dalla fine degli anni Sessanta alla fine dei Settanta Chagall riprende a lavorare sui soggetti religiosi. Egli continua a dipingere ed ad impegnare le sue forze sui diversi fronti dell’arte, dall’incisione al mosaico, dalla vetrata agli arazzi, fino alla scultura, in pietra, marmo, argilla. I soggetti tornano dal passato più remoto e da quello più recente, coinvolgendo sempre la sfera interiore del pittore. L’amore è ancora una volta il soggetto per eccellenza. L’amore, così dipinto da Chagall, funge da collante universale per riunire Bella, Vavà, Vitebsk, Parigi, la Senna, la Torre Eiffel, il violinista con lo strumento scordato e l’anima leggera, il rabbino, i musicisti, le madri abbracciate ai loro li, i profeti, i padri della Chiesa, Cristo, gli uomini, le donne, gli animali, le storie e i miti, e se stesso, nell’unico grande mondo la cui geografia è scolpita dagli ondulati movimenti del pennello.

Dopo novantasette anni ricchi di emozioni e di grandi soddisfazioni, Marc Chagall lascia questo mondo il 28 marzo 1985.

Per quanto riguarda Chagall, ebbene o si apprezza la sua vena creativa sempre mutevole e sempre costante, così strettamente legata alle sue passioni, alle sue fantasie, ai suoi incubi; oppure non si capisce nulla della sua arte.














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