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PROBLEMA RELATIVO ALLA GIUSTA TASSAZIONE

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PROBLEMA RELATIVO ALLA GIUSTA TASSAZIONE

Una delle questioni più rilevanti che la dottrina ha dovuto affrontare è quella di definire un criterio non arbitrario di distribuzione del carico fiscale.

Questa esigenza ha iniziato a verificarsi al consolidarsi degli assetti statali di tipo rappresentativo (anche se qualche studioso in tempi medioevali aveva tentato di definire criteri più obiettivi).

Con lo stato di diritto la necessità di determinare secondo giustizia l'apporto contributivo di ciascun membro della collettività diviene ineludibile.

Due principi:

-Generalità del carico tributario

'Tutti sono tenuti a contribuire alle spese dello stato (aboliti i privilegi di alcune delle classi sociali)'.

-Uniformità del carico tributario



'A parità di condizione, ciascun membro della collettività deve avere lo stesso trattamento sul piano tributario'.

Implicazioni:

-Definizione di capacità contributiva

-individuazione di criteri oggettivi di equità fiscale da poter applicare alla collettività.


Teorie della ripartizione del carico tributario

1)Principio della controprestazione (dall'avvento del 'laissez-faire' sino alla 1^ metà dell'800).

-Visione 'contrattualistica' della società

-la ripartizione del carico tributario deve avvenire sulla base dei vantaggi che ciascun soggetto ricava dall'attività dello Stato. Ipotizza l'applicazione di imposte proporzionali

Limiti:

-Le imposte si fodano sul principio della coazione da parte dello Stato, e lo Stato stabilisce le imposte non sulla base di 'contratti' con i cittadini. L'imposizione è stabilita a livello politico.


2)Principio della capacità contributiva

Tre teorie, dette 'del sacrificio': -Uguale

-Proporzionale

-Minimo

Premesse comuni:                  -ciascuno deve contribuire in base al proprio livello di ricchezza, e non in base al vantaggio che gli arreca l'attività pubblica

-ciascuuno agisce spinto da un unico movente, quello di rendere massimo il proprio piacere, misurato in termini di utilità

-si può determinare il carico tributario in base al sacrificio che ogni soggetto sopporta in seguito all'applicazione dei tributi, grazie a una funzione di utilità marginale comune

Sacrificio uguale:

La ripartizione del carico tributario deve avvenire in modo da sottrarre a ciascun soggetto uno stesso ammontare di utilità. Ipotizza l'applicazione di imposte proporzionali.

Limiti: Lascia indeterminato il tipo di tributo da applicare (proporzionale, progressivo o regressivo), in quanto è possibile qualunque soluzione. Si basa sul criterio di misurabilità dell'utilità e sulla sua decrescenza.


Sacrificio proporzionale:

Stabilisce che la ripartizione del arico tributario deve avenire in modo da rendere uguali per ciascun soggetto il rapporto fra l'utilità risultante dopo l'applicazione dei tributi e quella totale goduta prima della tassazione. Accetta il criterio della progressività.

Limiti: Si basa sul criterio della misurabilità dell'utilità e sulla sua decrescenza.


Sacrificio minimo:

La ripartizione del carico tributario deve avvenire in modo da rendere minimo per ogni soggetto il sacrificio derivante dall'imposizione. Accetta il criterio della progressività, specie quella per detrazione.

Limiti: tassazione talmente elevata da essere confiscatoria.


3)INTERPRETAZIONE MODERNA

-Abbandonata l'idea di definire un criterio univoco di ripartizione del carico fiscale

-Il concetto di 'capacità' a essere soggetti passivi d'imposta è desumibile in base alle valutazioni politiche degli enti impositori

-La capacità contributiva non è definibile a priori, ma sulla base di parametri di valutazione che tengono conto della realtà socio-economica presente in un dato sistema

-Occorre tenere conto degli scopi extra-fiscali dell'attività impositiva (redistribuzione del reddito, sostegno alle aree depresse, ecc)

Limiti:

-Rinuncia a un criterio univoco

-Complesso accertamento della capacità contributiva, che risulta difficile


La capacità contributiva nel nostro sistema

Secondo la costituzione (art. 53), nel nostro sistema il criterio prevalente è quello della progressività.

Tale principio è però applicato tenendo conto di molteplici parametri di valutazione della capacità ad essere soggetti passivi d'imposta.

Il nostro ordinamento:

-adotta anche imposte proporzionali

-considera in modo differente le ricchezze, a seconda che esse provengano o meno dal lavoro (discriminazione qualitativa dei redditi), e grava in maniera maggiore sui redditi da capitale o misti.

-opera distinzioni in base alla situazione personale del contribuente (discriminazione qualitativa delle condizioni familiari)

-contempla una pluralità di imposte, concepite per meglio colpire le diverse manifestazioni di capacità contributiva (discriminazione qualitativa e quantitativa delle imposte)

C'è quindi una tendenza a modellare la capacità contributiva sul singolo individuo. La progressività intende pervenire a due risultati:

-migliorare la distribuzione delle ricchezze (correzione delle distorsione che provoca il sistema di mercato)

-utizzare per fini extra fiscale la manovra sulle aliquote


Critiche:

Mill sostiene che con questo criterio si penalizzano coloro che fanno più sacrifici, che lavorano di più, e quindi producono più redditi, e si favoriscono i meno volenterosi, che si danno meno da fare e quindi hanno meno redditi.

Laffer (che si ispira a principi neoclassici) sostiene, mediante un grafico, l'inefficacia della progressvità a fini distributivi.

-all'aumentare progressivo della tassazione diminuisce l'incentivo a lavorare e a produrre.

-si verifica più facilmente l'evasione fiscale

-si scoraggia l'accumulazione, e quindi la possibilità di investimenti futuri che potrebbero aumentare il gettito futuro.

-drenaggio fiscale: in tempo di inflazione i prezzi aumentano; i salari monetari vengono aumentati, per ottenere salari reali uguali a quelli precedenti all'aumento dei prezzi (in sostanza per mantenere lo stesso potere d'acquisto dei soggetti). Però le imposte progressive non tengono conto che l'aumento è solo monetario e non reale. Quindi scatta un'aliquota maggiore, e il soggetto deve are maggiori imposte anche se non ha effettivamente avuto un incremento di reddito. C'è quindi una sottrazione di ricchezza a favore del fisco.


REDDITO: in che modo è possibile rilevarne l'esistenza e misurarne la consistenza.

Tre concetti di reddito: -come prodotto

-come entrata

-come consumo

Come prodotto:

Il reddito imponibile è identificato con il prodotto annuo di un'economia. Deriva dalla somma dei rediti monetari individuali. La ricchezza viene tassata al momento in cui essa si manifesta nella produzione.

Limiti:non è in grado di valutare redditi non derivanti dalla produzione (vincite, donazioni, ecc.). Non tiene conto delle modificazioni che la ricchezza subisce nel tempo (e. un palazzo che acuista valore nel tempo).


Come entrata:

Somma delleentrate che affluiscono a un soggetto in un dato periodo di tempo. La ricchezza viene tassata sulla base dell'accertamento delle entrate e uscite relative a ogni soggetto. Limiti: risulta difficile l'accertamento del reddito, perchè ogni soggetto dovrebbe tenere una contabilità accurata.


Come consumo:

Somma di tutti i consumi che un soggetto affronta in un dato periodo di tempo. La ricchzza viene tassata quando si esprime sotto forma di consumo. Limiti: esenta il reddito risparmiato, che pure deriva da una ricchezza prodotta. Penalizza i meno abbienti, che consumano di più e risparmiano meno, rispetto ai più abbienti.


Si ritiene che non esistano criteri univoci per attribuire validità a un dato criterio; l'adozione di una specifica definizione di reddito è fatta dal governo in base a specifici obiettivi, e compatibili con le condizioni in cui ci si trova a operare.


La scelta del patrimonio come base imponibile

Alcuni tributi prendono in considerazione il reddito anzichè il patrimonio. Questo nasce dall'esigenza di assoggettare a tassazione tutte le forme di capacità contributiva, al fine di rendere attuato il pricipio di equità fiscale.



Vantaggi:

-aliquote generalmente basse, perchè aliquote alte porterebbereo ad un'erosione del patrimonio in oggetto, diminuendo la materia imponibile relativa. Si preferisce quindi fare in modo che i contribuenti assolvano agli obblighi fiscali con il proprio reddito, senza depauperare il patrimonio.

-l'imposta è un incentivo a usare produttivamente le ricchezze, perchè comunque siano utilizzate l'imposta è la stessa, quindi conviene impiegarle produttivamente per far meglio fronte alle impoiste su di essi.

-poichè sono imposte poco elevate non danno luogo a particolari forme di insofferenza, e anche l'evasione è limitata.

-rappresentano una fonte non marginale di entrata per gli enti locali, in quanto sono riscosse dagli enti territoriali dei luoghi in cui sono situate le ricchezze soggette a tassazione.


EFFETTI DELL'IMPOSIZIONE

Analisi macroeconomiche: riguardano l'imposizione nelle sue ripercussioni globali sulle categorie economiche.

Analisi microeconomiche: relazioni causa-effetto dell'applicazione di un tributo e verificare le conseguenze di esso. Tale sistema mira a porre in luce le singole reazioni del sistema alle sollecitazioni del sistema impositivo.


Rimozione dell'imposta

Il soggetto passivo d'imposta tende a ridurre il peso dell'imposta attraverso un comportamento finalizzato ad accrescere la sua capacità di produrre ricchezza.

Il soggetto fronteggia l'imposta mediante un accrescimento delle proprie attività produttive, o con un miglioramento della propria efficienza. Il soggetto tende ad accrescere la fonte dell'imposta, in modo da porsi in condizione di affrontare meglio l'onere del tributo.

Vantaggi per il sistema economico:

-il fisco realizza integralmente la sua entrata

-il soggetto incentiva la produzione di reddito, e ciò determina un accrescimento del livello di offerta del sistema.

-l'incremento di reddoto si traduce in un aumento della base imponibile, che si tradurrà in un incremento di entrate tributarie.

Quest'impostazione è però troppo ottimistica, in quanto è praticamente impossibile una così aperta 'collaborazione' tra soggetti e fisco, inoltre gli effetti sarebbero comunque limitati.


Elusione dell'imposta

Il contribuente che sarebbe assoggettato all'imposta modifica, con comportamenti legali, le proprie scelte al fine di rendere minimo il amento di tributi. Non determina effetti positivi.

-Il soggetto può eludere un'imposta riducendo la propria produzione sottraendo al fisco materia imponibile per gli anni futuri

-Il soggetto opera scelte che non comportino tassazione (es. tassa su un bene di consumo: il contribuente acquista beni succedanei su cui non gravano tributi)

-Espedienti e artifizi al limite della legalità (es. fusioni di comodo, 2 società si fondono con il solo scopo di ottenere benefici garantiti dallo stato)


Evasione dell'imposta

Comportamento illecito, diretto a eliminare l'assolvimento degli obblighi contributivi, mediante:

-occultamento parziale o totale di materia imponibile

-contraffazione di documentazione probante

-tentativi di corruzione

Gli 'evasori' cercano di ridurre la perdita monetaria connessa al prelievo fiscale.

Per ridurla la repressione non è la soluzione migliore. Occorre emenare leggi tributarie tali che la collettività trovi conveniente osservare spontaneamente.

L'evasione provoca effetti negativi a tutta l'economia di un paese:

-accentua il divario tra spesa pubblica e mezzi finanziari necessari a far fronte agli impegni

-costringe lo stato a reperire altrove i mezzi suddetti

-premia ingiustamente coloro che possono attuarla senza troppi rischi

-penalizza coloro che non possono sottrarsi al tributo, che ano anche per gli evasori.


Erosione dell'imposta

Condizioni poste dal legislatore fiscale che consentono al contribuente di ridurre la pressione tributaria a suo carico.


Traslazione dell'imposta

Passaggio del peso economico di un tributo da un soggetto chiamato giuridicamente ad assolvere a obblighi contributivi, a un altro che effettivamente ne subisce gli effetti.

Due momenti:

-percussione (il soggetto viene gravato dell'imposta)

-incidenza (si verifica la traslazione dal soggetto percosso a un altro, il contribuente di fatto)


Caratteristica costante è quella di avvenire sempre mediante modificazione del valore dei beni soggetti a tassazione o prodotti da soggetti il cui reddito risulta soggetto a tassazione. La traslazione tende ad alterare l'equilibrio dei prezzi relativi o il livello generale dei prezzi. Il venditore recupererà il suo margine di profitto aumentando i propri prezzi, ad esempio.


Traslazione in avanti (o progressiva): il venditore trasla l'imposta aumentando il prezzo dei propri beni

Traslazione all'indietro (o regressiva): il venditore cerca di diminuire il prezzo dei beni che compra

Traslazione obliqua: il venditore varia il prezzo di beni di altri settori non gravati dall'imposizione.


Le tre traslzioni si possono anche combinare, e il grado della traslazione è dato dal numero delle singole traslazioni.


TRIBUTI: mezzi finanziari che lo stato preleva a carico della collettività in forza

del suo potere impositivo.


Imposte

Prelevamenti coattivi di ricchezza operati dallo Stato, per soddisfare bisogni pubblici

collettivi e indivisibili, e per finalità

extra-fiscali.


Sogg. attivo: lo Stato

Sogg. passivo: Contribuenti

Presupposto: Secondo criteri (esistenza di reddito ecc)

Oggetto: ricchezza su cui l'imposta è commisurata

Materia imponibile: valore monetario dell'oggetto

Fonte: ricchezza alla quale si attinge x are il tributo (di solito coincide con l'oggetto)

Aliquota

Debito d'imposta


Imposte dirette: considerano una manifestazione di ricchezza in quanto tale

' indirette: considerano le utilizzazioni di ricchezza


' reali: gravano su una ricchezza astraendo dalle condizioni del titolare

' personali: tengono conto delle condizioni del titolare


' generali: gravano su tutte le categorie di ricchezza e le colpiscono in egual misura

' speciali: colpiscono singole categorie di ricchezza


' ad valorem: hanno x oggetto un valore espresso in moneta

' specifiche: hanno per oggetto un valore espresso in altro modo (es. alcolici la %le di vol.)



Le imposte possono essere:

1) A quantità fissa

2) Proporzionali

3) Progressive

4) Regressive




Progressive: - x classi

- x scaglioni

- progressività crescente secondo formula

- x detrazione


Le imposte sul consumo sono regressive perchè tutti le ano secondo la stessa aliquota, ma i più ricchi hanno

una propensione al

consumo + bassa e quindi dovrebbero are di +. I + poveri hanno una propensione al consumo + alta,

quindi in proporzione ano +

imposte sul consumo dei ricchi.


Accertamento

1) determinazione materia imponibile e soggetto passivo:            -metodo analitico (verifica di documentazione)

-metodo sintetico (verifica di possesso di beni ecc.)



2) tassazione e liquidazione d'imposta.

3)notificazione dell'imposta al contribuente.

Riscossione

Ritenute alla fonte (il debito è assolto al percepimento del reddito)         -dirette

-indirette

Esattoria delle imposte con appositi organi

Regia tramite uffici (x imposte indirette)

Bollo




WELFARE STATE




CONCETTO

Il welfare state indica un assetto della società in cui la stato svolge un ruolo particolarmente attivo nell’organizzare e gestire parte delle risorse, al fine di promuovere la sviluppo equilibrato del sistema, con particolare riferimento all’interventismo pubblico nel mercato, venendo a contrapporsi al tradizionale ruolo dello stato, proprio del periodo ottocentesco. Il welfare state nasce a seguito del lungo periodo di depressione economica, chiamata la Grande Depressione (venuta con la crisi della borsa di Wall Street), che provocò, tra l’altro, un profondo ripensamento delle teorie economiche, con una decisa critica a quella del liberalismo assoluto. Infatti la politica del laissez faire aveva mostrato dei grossi limiti: l’economia, abbandonata a se stessa, era precipitata in un baratro da cui occorreva farla uscire adottando una diversa linea di politica economica. Comunque, questa politica dominò per tutto l’800.


PRIMA DELLA CRISI (Laissez-faire)

Il concetto economico del laissez – faire affermava il diritto di partecipazione del popolo alla vita politica, mostrando che l’uomo lasciato a se stesso e reso autonomo da ogni imposizione “superiore” era in grado di perseguire il proprio interesse e quello dell’intera collettività in piena armonia con gli altri.

Anche se in Europa e negli Stati uniti, l’intervento pubblico era stato gia largamente attuato per favorire i processi di industrializzazione per temperare i conflitti di classe e per organizzare la produzione in tempo di guerra, allo scoppio della Grande Crisi, la cultura dominante tra gli statisti dei paesi industrializzati considerava ancora queste forme d’intervento come conseguenze di specifiche situazioni o al massimo come supporto che doveva rendere più scorrevole il funzionamento di una realtà economica -il mercato- dotato d’autonoma capacità espansiva.

Lo stato non doveva intervenire nell’economia, in quanto il sistema economico riusciva autonomamente a reggere l’equilibrio di piena occupazione; anzi molti economisti affermavano che un suo intervento sarebbe risultato dannoso.

Secondo i classici e i neoclassici, nel sistema economico opera una mano invisibile che rende compatibile gli interessi di tutti i soggetti del sistema e che incentiva gli scambi in misura necessaria per assorbire la produzione crescente. Questo è reso possibile grazie all’EGOISMO VIRTUOSO, come sostenuto da SMITH. L’egoismo è un sentimento e un atteggiamento presente in ogni uomo, che ci permette di piegare a proprio vantaggio l’egoismo altrui in quanto porta alla tendenza naturale dello scambio del proprio sovrappiù prodotto, che diviene fonte di miglioramento della propria vita e dell’intera collettività.

Quindi se l’egoismo porta ad un aumento degli scambi per assorbire la produzione crescente, si verificherà che il prodotto sociale verrà tutto impegnato e non si potranno creare situazioni di scarso consumo.

TUTTO CIO’ CHE VIENE PRODOTTO VIENE DOMANDATO” (Legge degli sbocchi) di Say.

Di conseguenza ad ogni offerta, corrisponde sempre un’adeguata domanda e ciò garantisce l’assenza di disoccupazione. Non essendo possibile una crisi di sottooccupazione si arriva ad una massima ed ottimale collocazione delle risorse che va a rispecchiare l’equilibrio senza l’intervento dello stato.

Coerentemente con i presupposti di ispirazione liberista, la finanza pubblica diviene un semplice strumento di prelievo-erogazione teso al soddisfacimento di quei pochi bisogni collettivi di cui a giudizio dei teorici classici e neoclassici lo Stato deve farsi carico in qualità di ente sovrano: l’amministrazione della giustizia, il mantenimento dell’ordine interno e la difesa dall’esterno.


LA CRISI E LE TEORIE DI KEYNES

La crisi del ’29 fece sorgere un complesso di problemi la cui soluzione si rilevò al di là della capacità di recupero delle forze economiche individuali. Le cause della crisi vengono identificate nella difficoltà del sistema di pervenire all’ottimale allocazione delle risorse e all’equilibrio dell’occupazione continuando a seguire le rigorose indicazioni del LAISSEZ-FAIRE che il Presidente Hoover aveva mantenuto.


Precisamente le cause si possono riassumere in alcuni punti:

Nel pessimismo causato dall’improvviso crollo della borsa, dopo un periodo di aumenti gonfiati da una vera e propria febbre speculativa;

Nel ripristino del sistema basato sull’oro, che avrebbe irrigidito i amenti internazionali;

Nell’innalzamento di barriere contro le importazioni da parte dei maggiori paesi industriali;

Nell’insufficienza della domanda di beni di consumo;

Nell’esaurimento delle occasioni d’investimento in attività produttive;



Nei troppi debiti contratti da soggetti privati.


Ma quando alle elezioni del 1933 viene eletto il presidente Roosevelt, le cose iniziarono a migliorare grazie al suo programma “NEW DEAL” che prevedeva la creazione di posti di lavoro e aiuti ai soggetti più deboli. Infatti il “new deal” può essere interpretato come una anticipazione pratica dei concetti Keynesiani.

Di fatto la legge di Say sopravvive fino alla Grande Depressione, o meglio fino a quando Keynes dimostra che può esistere una carenza di domanda e che la crisi scoppiata nel 1929 è determinata da una simile carenza. La carenza della domanda è causata da un insufficiente livello degli investimenti che gli imprenditori decidono in base alle aspettative di domanda e di profitto. Inoltre i prezzi invece di cadere, possono mantenersi a un livello superiore a quello necessario per rilanciare la domanda, e le merci, di conseguenza, rischiano di rimanere invendute. Diventa quindi necessario un calo della produzione realizzato con un’inevitabile diminuzione del numero di lavoratori impiegati.

Al contrario di quanto raccomandato dal laissez faire il governo allora può e deve correggere le tendenze del mercato investendo in opere pubbliche e comunque spendendo per sostenere la domanda. Più in generale Keynes, nella sua opera principale, la teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, pubblicata nel 1936, sostiene la tesi che è la domanda a generare l’offerta e va quindi capovolta l’analisi classica dell’equilibrio e la legge di Say.



Inoltre è posta la confutazione dei due fondamentali presupposti classici:

Il sistema economico non possiede alcuna capacità autonoma di conseguire il livello di reddito d’equilibrio e d’occupare pienamente tutti i fattori produttivi;

Non esistono meccanismi che tendono automaticamente a riportare il sistema in una situazione di piena occupazione.


La spesa pubblica

Keynes dimostra che può realizzarsi un equilibrio basato sulla sottoutilizzazione delle risorse e in particolare sulla sottooccupazione dei lavoratori, e offre alcuni suggerimenti per favorire il pieno utilizzo delle risorse:

Difendere i salari per evitare diminuzioni dei consumi e conseguentemente della domanda complessiva;

Sostenere direttamente la domanda globale con la spesa pubblica;

Fare intervenire lo Stato direttamente nell’economia con investimenti pubblici, politiche fiscali e di bilancio.


È proprio seguendo l’approccio Keynesiano che nasce la politica di BILANCIO FUNZIONALE e il meccanismo del MOLTIPLICATORE DELLA SPESA PUBBLICA.

Secondo la teoria del bilancio funzionale, il bilancio non deve più essere un puro documento contabile “a costi e ricavi” ma deve divenire un prezioso strumento di politica finanziaria. Poiché lo stato è sempre più presente nella vita sociale ed economica, e il suo intervento è indispensabile non soltanto a regolare l’andamento del mercato, ma anche a favorire uno sviluppo armonico della società, il bilancio deve rispondere a queste ulteriori e più complesse funzioni.

Lo stato interviene nel mercato attraverso la spesa pubblica, partecipando, in questo modo, a creare quel meccanismo denominato “ moltiplicatore della spesa pubblica”. La pubblica amministrazione, presentandosi sul mercato come richiedente di beni di consumo, di sevizi e come richiedente di beni d’investimento esercita una domanda aggiuntiva rispetto a quella espressa dagli operatori provati. Tale domanda viene indicata come “spesa pubblica” o come “investimento pubblico”. Così vediamo come la spesa concorra a tracciare “l’equazione dell’equilibrio” con l’aggiunta, a fianco del settore privato del settore pubblico dell’economia:


Y = C+I+G


Y rappresenta il reddito globale che un sistema è in grado d’esprimere in un data momento, cioè l’offerta aggregata.

C+I+G rappresenta le tre componenti della domanda aggregata: il consumo, l’investimento privato, la spesa pubblica.


La formula indica come l’equilibrio trovi realizzazione nell’uguaglianza tra offerta e domanda. La spesa pubblica produce un effetto amplificato sul reddito globale consentendo d’ottenere un reddito complessivo in misura multipla dell’ammontare iniziale. Questo fenomeno ampliativi di una spesa originaria è noto come moltiplicatore della spesa pubblica.

ES: supponiamo che la stato intenda procedere alla costruzione di nuove infrastrutture, dovrà, quindi, erogare spese in beni di consumo e spese in beni d’investimento e in servizi, are i salari, gli stipendi e gli onorari ai diversi soggetti che concorreranno alla produzione. Questa spesa iniziale, una volta erogata, entra a far parte del reddito degli operatori economici.

A sua volta, tale reddito si convertirà in ulteriore domanda di beni di consumo e darà luogo ad un ampliamento del processo distributivo del reddito originario. Una parte del reddito ricevuto ritornerà alla produzione, sotto forma di domanda aggiuntiva di beni e servizi che il sistema dovrà soddisferà mediante un’offerta aggiuntiva.

L’entità del processo dipenderà dalla capacità di domanda della collettività, cioè dalla sua propensione al consumo. Più la collettività è disposta a consumare reddito percepito, rinunciando a mantenerlo sotto forma di risparmio, tanto più alto sarà il valore del moltiplicatore.

L’analisi del moltiplicatore è di rilevante importanza il quanto manovra orientata sull’uscita di bilancio, al fine di “pilotare” l’economia, consentendole di raggiungere una condizione d’equilibrio.





Crisi del Welfare State

Con la politica del bilancio funzionale, lo stato di è fatto carico di una serie molto estesa di compiti, che vanno dall’assistenza sanitaria all’istruzione .

Fra le spese pubbliche hanno assunto sempre più rilievo quelle sociali, per l’erogazione dei servizi . Solo in questo, modo si pensava, sarebbe stata possibile la realizzazione di quella condizione d’ uguaglianza sostanziale.

Nel corso degli anni ’80 però, si è avuta una crisi di tutti i sistemi di welfare state dovuti alla difficoltà di finanziare con la tassazione una spesa pubblica giunta a livelli prossimi al 50% del PIL.

La crisi del welfare state ha fatto emergere un nuovo tipo di soggetto considerato parte del terzo settore. Nuovo soggetto con natura privata, come le imprese, ma senza gli obbiettivi di massimizzazione del profitto. Questo sog. È l’impresa NON-PROFIT.

Le caratteristiche principali di questo tipo d’impresa sono le seguenti:


Sono imprese che possono anche realizzare un profitto, ma questo non viene diviso fra i suoi membri, bensì reinvestito nell’attività svolta.

Sono imprese la cui attività non è rivolta al soddisfacimento dei bisogni dei membri che ne fanno parte, ma a realizzare una qualche utilità sociale.

Sono imprese che hanno natura giuridica privata.


A tal fine è utilizzabile la concezione della natura umana espressa da Smith secondo cui nell’uomo convivono, simultaneamente, egoismo e compassione. Quest’ultima caratteristica spiega il volontariato nei servizi di pubblica utilità, e spiega il successo delle imprese non-profit in campi in cui falliscono sia lo Stato che il mercato.








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