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La repubblica di Weimar

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La repubblica di Weimar


Alla fine della prima guerra mondiale, si determinò una drammatica situazione in Germania. La popolazione era stremata dalle continue privazioni e dalla prospettiva ormai certa di una sconfitta.

Il più forte partito tedesco, il Partito socialdemocratico (SPD), chiedeva la pace e la fine dell’assolutismo monarchico.

La situazione precipitò alla fine dell’ottobre 1918: la rivolta esplose in molte città tedesche. L’imperatore fuggì in Olanda e il 9 novembre 1918 fu proclamata la repubblica.

La repubblica però non era sufficiente secondo i comunisti della Lega di Spartaco. Essi volevano una rivoluzione come quella russa.

Nel gennaio 1919 tentarono effettivamente di guidare, un’insurrezione, ma questo tentativo fu represso dall’esercito. I capi della Lega, Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, furono assassinati.

La repubblica tedesca intanto trasferì la sua capitale a Weiniar, una piccola cittadina più tranquilla di Berlino. Nacque così la Repubblica di Weimar che si diede una nuova costituzione democratica.



La Germania divenne una repubblica parlamentare e federale. Infatti fu divisa in 17 Lander(regioni) parzialmente autonome. I socialdemocratici vinsero le elezioni del 1919 e un loro rappresentante, Friederich Ebert, fu eletto presidente della nuova repubblica.

La Germania fu considerata, nei trattati di pace, come unica responsabile della guerra. Fu sottoposta perciò a condizioni punitive e costretta a are un enorme cifra di 132 miliardi di marchi d’oro ai vincitori.

Le dure condizioni di pace, unite ai debiti che la guerra aveva provocato, gettarono la Germania un baratro di una crisi economica gravissima.

La moneta tedesca, il marco, perse valore. L’inflazione fece salire alle stelle i prezzi dei beni più comuni. Le famiglie si trovarono a rivivere le stesse condizioni di vita degli anni di guerra.

I piccoli risparmiatori furono rovinati. In questo di crisi molti, anche tra i moderati, aderirono ai partiti della destra nazionalista.

Le condizioni esageratamente punitive del trattato di pace favorirono la proanda nazionalista. Essi fecero crescere nei tedeschi la voglia di una rivincita, soprattutto contro la Francia. Secondo i nazionalisti e i conservatori, la sconfitta non era dipesa dalla forza militare delle potenze dell’Intesa. Era dipesa dal tradimento dei comunisti e dei pacifisti che avevano sabotato la guerra all’interno della Germania. In particolare, i comunisti venivano accusati di essersi venduti all’Unione Sovietica e di aver reso inutile l’eroismo dei soldati al fronte, fiaccando la resistenza del popolo tedesco e provocando il crollo dell’impero.

Approfittando del clima di tensione, la destra nazionalista tentò ripetutamente di prendere il potere (1920 e 1923). Ma in entrambi i casi la giovane repubblica riuscì a sopravvivere.

Il consenso ai partiti dell’estrema destra, però, continuava a crescere. Nel 1925, dopo la morte di Ebert, fu eletto presidente della repubblica il vecchio maresciallo Hindenburg, che era stato uno dei comandanti dell’esercito tedesco durante la guerra ed era notoriamente un sostenitore della monarchia.

La sua candidatura, infatti, era stata sostenuta da tutti coloro che volevano una soluzione autoritaria per la Germania.

A partire dal 1924, la Germania ottenne consistenti prestiti dagli Stati Uniti. L’economia tedesca si riprese piuttosto velocemente e in breve tempo la produzione superò il livello di prima della guerra.

La Germania iniziò anche a are i danni di guerra. Ciò favorì una distensione nelle relazioni internazionali e nel 1926 la Germania entrò nella società delle Nazioni.

MA il grande crollo del 1929 colpì a morte la Repubblica di Weimar.

I prestiti americani cessarono. La produzione nel periodo 1929- 32 diminuì del 5Q% La disoccupazione crebbe enormemente. Migliaia di piccole industrie fallirono e milioni di artigiani furono costretti a chiudere bottega. Soprattutto i piccoli risparmiatori furono rovinati dall’inflazione che ricominciò a crescere. Sia l’estrema sinistra che l’estrema destra si rafforzarono. Entrambe volevano la fine della repubblica:

• La prima per fare la rivoluzione socialista;

• La seconda per imporre uno stato dittatoriale che avrebbe dovuto garantire l’ordine e risollevare la Germania.

Le elezioni del 1930 registrarono queste tendenze. Perciò tutti i partiti democratici. Si rafforzarono i comunisti e soprattutto i nazisti di Hitler che passarono dal 2,5 al 18,3°/a dei voti, conquistando ben 107 seggi.

Ma cosa proponeva Adolf Hitler ai tedeschi?

Il programma dei nazisti fu ispirato fin dall’inizio da una ideologia nazionalista, antidemocratica e razzista.

Hitler pensava che nulla dovesse rompere l’unità assoluta del popolo. Questa unità si realizza nello Stato, nella persona del Fuhrer, che in tedesco significa capo supremo.

Per questo Hitler disprezzava la democrazia e il metodo parlamentare: secondo lui, il rispetto delle libertà individuali non è importante; ciò che conta è l’interesse della nazione, che comprende quello degli individui.

Ancora più dura era la condanna per il comunismo. Per Hitler la lotta di classe corrompeva il popolo e spezzava l’unità della nazione.

Ma il punto centrale del nazismo era l’idea che la razza ariana fosse superiore a tutte le altre. Il compito della razza ariana, e dei tedeschi in particolare, era quello di sottomettere le razze “inferiori”, formate da “sottouomini”. In questo modo gli ariani avrebbero edificato una comunità superiore, “purificata” da ogni elemento esterno.

In particolare, gli Slavi andavano ridotti in schiavitù mentre gli ebrei dovevano essere eliminati.

Erano gli Ebrei, infatti, i veri nemici della Germania:

• Gli Ebrei avevano indebolito la resistenza del popolo tedesco durante la guerra; molti dei capi comunisti e lo stesso Marx, infatti, erano Ebrei;

• Gli Ebrei strangolavano la Germania con le condizioni economiche imposte a Versailles: non era infatti nelle mani degli Ebrei la finanza internazionale?

Il trattato di Versailles, che aveva umiliato la Germania, doveva essere rivisto. Successivamente, una politica di riarmo e di espansione territoriale doveva portare la Germania a dominare sull’Europa. Per realizzare questo programma doveva nascere un nuovo Reich, cioè un nuovo impero: uno Stato guidato da un solo uomo, che educasse le masse alla disciplina e alla lotta. Per diffondere il vero spirito ariano venne costruito un grande apparato proandistico. Il cinema, la stampa, la radio, l’arte dovevano essere usati per educare il popolo tedesco al suo compito.



Ad occuparsi della proanda venne chiamato Josef Gobbles. Fu lui il regista delle grandi adunate e delle grandi manifestazioni di massa che caratterizzarono il nazismo. La crisi della repubblica di Salò precipitò nel 1932.

I disoccupati erano diventati 6 milioni. Il paese era sull’orlo della guerra civile: le squadre d’azione dei nazisti si scontravano in continuazione con i comunisti.

Il parlamento non riusciva ad esprimere un governo in grado di guidare il paese. Nell’arco di pochi mesi si svolsero ben 3 elezioni( Marzo, luglio, novembre 1932).

durante questo terribile 1932 gli industriali, gli agrari e l’esercito decisero definitivamente di appoggiare i nazisti. Pensavano che Hitler fosse l’unico in grado di salvare il paese, imponendo un governo forte e conservatore.

Nelle elezioni di novembre i nazisti ottennero il 37% dei voti. divennero così il più forte partito tedesco. Nulla ormai poteva fermare l’ascesa di Hitler.

IL 30 gennaio 1933 il presidente Hinderiburg affidò a Hitler l’incarico di formare il nuovo governo, gli diede cioè la carica di Cancelliere(z primo ministro).

Nel 1934, Hiridenburg morì e Hitler divenne anche il capo dello Stato. Egli ora il Fuhrer, il padrone di un paese su cui poteva esercitare poteri illimitati.

La Repubblica di Weimar era finita.


IL TERZO REICH E L’EUROPA


Appena giunto al potere, Hitler aggredì tutte le forze di opposizione.

decine di giornali vennero chiusi con l’accusa di causare disordini. Le Squadre d’azione naziste ebbero mano libera e si scatenarono contro i partiti di sinistra.

Il 27 febbraio 1933 un incendio distrusse il parlamento di Berlino, il Reichstang. Ancora oggi non si sa chi avesse appiccato il fuoco, forse gli stessi nazisti.

In ogni caso Hitler seppe sfruttare l’occasione. Accusò dell’ incendio i comunisti e fece approvare un decreto “per protezione del popolo e dello Stato”.

Vennero così soppressero tutte le libertà civili e personali garantite dalla costituzione di Weimar.

Subito dopo l’incendio, i nazisti scatenarono un’ondata di terrore contro i loro avversari. Circa 4000 comunisti vennero arrestati e uccisi nella più assoluta illegalità.

Il 2 maggio 1933 i sindacati furono sciolti.

Fra marzo e giugno tutti i partiti vennero soppressi. 1114 luglio 1933, il partito nazista fu riconosciuto come l’unico partito legale in Germania. Hitler, dunque, passo dopo passo distrusse la repubblica. Egli riuscì in poco più di 6 mesi nel compito che impegnò Mussolini per anni: la costruzione di uno Stato totalitario.

Berlino divenne la capitale del Terzo Reich: il terzo impero, dopo il sacro romano impero medievale e quello di Bismark e dell’imperatore Guglielmo(1871).

Non appena ottenne ogni potere, Hitler sottopose tutti i settori dello Stato al controllo dei nazisti. Nazismo e Stato così divennero la stessa cosa. Gli avversari del nazismo furono uccisi o imprigionati, soprattutto per l’azione di una speciale polizia segreta creata nel 1933: 6ESTI4PO.

Molti artisti e intellettuali per non aderire al nazismo lasciarono la Germania. Tra questi ricordiamo: lo scienziato Albert Einstein e lo scrittore Thomas Mann.

Altri dovettero scegliere l’esilio perché erano comunisti, come il drammaturgo Bertolt Brecht o perché erano ebrei.

I libri che contenevano idee non in accordo con la dottrina nazista furono posti fuori legge. Le opere di alcuni pittori e scultori furono bandite come forme di “arte degenerata”.

Il bersaglio fondamentale dei nazisti però furono gli Ebrei. La persecuzione degli ebrei si fece particolarmente aspra a partire dal 1935, quando vennero approvate le leggi razziali (leggi di Norimberga).

Gli Ebrei furono espulsi legalmente dalle cariche pubbliche dalle scuole, dai giornali. Avere anche un solo nonno ebreo bastava per non poter esercitare la professione di avvocato o di insegnante. I matrimoni misti vennero proibiti. Qualsiasi frequentazione di un ebreo poteva essere pericolosa.

Dal 1938 la violenza e la crudeltà contro gli ebrei si radicalizzarono. Intere famiglie di ebrei furono deportate nei Lager, cioè i campi di concentramento.

Nei lager vennero richiusi anche gli oppositori politici, gli zingari, gli omosessuali, i malati di mente, i portatori di handicap: tutti quanti potevano “contaminare” la purezza della razza ariana.



Il principale obbiettivo di Hitler era la rivincita tedesca dopo la sconfitta della prima guerra mondiale.

La Germania, umiliata dai trattati di pace, avrebbe dovuto riaffermare la propria potenza di fronte all’Europa intera.

Secondo i progetti del Fuhrer, il terzo Reich doveva dominare tutta l’Europa.

Ogni settore dell’economia fu controllato per il raggiungimento di questo obbiettivo.

Nella produzione agricola si cercò di raggiungere l’autosufficienza alimentare. In previsione di una guerra, i Tedeschi avrebbero dovuto avere le risorse necessarie senza dover dipendere dalle importazioni.

L’industria invece ebbe il compito di sostenere la riorganizzazione di un grande esercito necessario alla guerra. I gruppi industriali erano favorevoli a questa politica che contribuiva allo sviluppo della produzione.

Secondo Hitler, la guerra era la soluzione definitiva dei problemi tedeschi, compresi quelli economici. Solo la conquista di nuovi territori avrebbe consentito alla Germania di svilupparsi. Gli obbiettivi dichiarati di questa politica erano:

• La costituzione di una Grande Germania comprendente tutti i popoli di lingua tedesca;

• L’espansione del paese verso est, in particolare a danno dell’Unione Sovietica.

Dal 1925 al 1933 vi era stata una distensione delle relazioni internazionali.

Nel 1928 i più importanti Stati del mondo, avevano firmato un patto con cui si impegnavano a risolvere le controversie internazionali senza ricorrere alla guerra.

L’avvento del nazismo pose termine a quest’epoca di pace. Infatti la prima iniziativa di politica estera di Hitler fu quella di far uscire la Germania dalla Società delle Nazioni. Hitler voleva che fossero abolite tutte le limitazioni. Infatti procedette immediatamente al riarmo della Germania, cioè alla ricostituzione di una flotta e di un grande esercito.

Il 7 marzo 1936 Hitler tentò il suo primo atto di forza militare:

l’esercito tedesco rioccupò la Rnania, che secondo le condizioni di Versailles doveva rimanere smilitarizzata.

Il successo di questa iniziativa rafforzò il consenso intero verso

il nazismo. Hitler riusciva a dare l’impressione ai tedeschi di una rivincita rispetto alfa sconfitta del 1918.

L’iniziativa del terzo reich però era bloccata dal fatto che fa Germania non poteva contare su nessun alleato. Le cose cambiarono a partire dal 1935.

In quell’anno l’Italia iniziò la conquista dell’Etiopia e si avvicinò alla Germania. Parallelamente Hitler raggiunse un’intesa con il Giappone. Infine nel 1937 si costituì l’Asse Roma- Berlino- Tokio.

Tutti questi stati avevano in comune l’organizzazione autoritaria a l’intenzione di intraprendere una politica espansionistica. Le potenza occidentali affrontarono Hitler con molte esitazioni. Gli Stati Uniti erano impegnati nel New Deal e non intendevano farsi coinvolgere dalle vicende europee.

Francia e Gran Bretagna preferivano tollerare le prepotenze dei nazisti piuttosto che rischiare una nuova guerra.

Hitler era consapevole di questo e decise di approfittar del momento favorevole.

Il 12 marzo 1938 le truppe naziste occuparono l’Australia e il mese seguente un plebiscito ratificò l’annessione. La Germania era di nuovo una grande potenza, ma la volontà espansionistica di Hitler non era ancora soddisfatta.

I nazisti, infatti, pretendevano il controllo dei Sucl4ti, una regione della Cecoslovacchia dove venivano circa 3 milioni di Tedeschi.

La Cecoslovacchia non intendeva cedere ma fu lasciata sola dalla Gran Bretagna e dalla Francia. Nel 1938 così anche i Sudeti entrarono a far parte del Terzo Reich.

Nei primi mesi nel 1939 l’avanzata verso est continuò. A marzo, Hitler occupò la Boemia e la Moravia, due regioni che facevano parte della Cecoslovacchia. E questa volta non c’erano minoranze tedesche da difendere: si trattava di un’aggressione vera e propria.

Contemporaneamente Hitler incominciò a rivendicare Danzica e il

corridoio polacco che avrebbe consentito di unire la Prussia orientale al resto del paese.

Finalmente la Francia e La Gran Bretagna si resero conto che la loro arrendevolezza favoriva le preteste smisurate di Hitler. Incominciarono allora a stringere alleanze con le nazioni minacciate dalla Germania.

Particolarmente importante fu l’alleanza con la Polonia, che appariva la prossima vittima dell’espansionismo nazista. Francia e Gran Bretagna resero noto che se la Polonia fosse stata invasa sarebbero scese in guerra contro la Germania.

Nel frattempo, anche l’Italia Fascista aveva seguito l’esempio dei nazisti occupando l’Albania nell’aprile 1939. Fu proprio in questo periodo che Italia e Germania rafforzarono la loro alleanza firmando il Patto d’Acciaio( 22 maggio 1939).

Ma l’accordo più inaspettato fu quello che venne firmato il 23 agosto 1939 tra il ministro degli esteri sovietico Molotov e quello tedesco von Ribbentrop(Patto Molotov- Ribbentrop). Nessuno poteva immaginarsi che Hitler e Stalin si sarebbero alleati1

Al tratto fu aggiunta una parte segreta nella quale i due dittatori si accordavano per la spartizione della Polonia.

Che si era assicurato l’appoggio russo, Hitler era pronto ad intervenire ad invadere la Polonia. Era convinto che anche questa volta Francia e Inghilterra non avrebbero avuto il coraggio di affrontare una guerra. Si sbagliava !!!!






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