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Il sistema bancario tedesco - Le origini delle prime banche in forma societaria, La nascita e lo sviluppo delle Großbanken, Le grandi banche tra le du

Il sistema bancario tedesco - Le origini delle prime banche in forma societaria, La nascita e lo sviluppo delle Großbanken, Le grandi banche tra le du
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Il sistema bancario tedesco



Una delle caratteristiche fondamentali che distingue il sistema bancario tedesco dagli altri sistemi europei e, in particolare, da quello francese, è costituita dal fatto che l’attività bancaria è regolata da una normativa comune ai tre settori fondamentali dell’ordinamento del credito: le banche di credito private, le casse di risparmio pubbliche, le banche cooperative. La seconda caratteristica è data dal fatto che il sistema tedesco prevede il principio della banca universale, cioè di una banca che può svolgere impieghi a breve , medio e lungo termine, nel rispetto di una serie di coefficienti e di rapporti tra le componenti attive e passive del bilancio, in questo differenziandosi dalle altre banche europee molto più vincolate alla natura dei depositi.

Dal punto di vista storico, nello sviluppo delle grandi banche tedesche vi è una cesura che risulta di fondamentale importanza per la comprensione dell’attuale conurazione dell’intero sistema: la conclusione, nel 1957, delle travagliate vicende del secondo dopoguerra che, dapprima, operarono il totale smembramento delle tre grandi banche, poi la loro parziale riunificazione e, infine, il definitivo ripristino delle unità originarie. Inoltre, i modelli che ispirarono i fondatori delle Großbanken furono, in una prima fase, il Crédit Mobilier e, in una seconda fase, le banche inglesi costituite in forma societaria specializzate nei finanziamenti del commercio con l’estero. Solo in un terzo momento, le banche tedesche elaborarono un modello originale, conosciuto come banca universale.



In modo analogo a quanto avvenne in Inghilterra ed in Francia, anche in Germania la grande dimensione raggiunta da alcune banche nell’arco di poche decenni è dovuta non sola a fattori esclusivamente economici, ma anche a precise condizioni istituzionali. Infatti la crescita delle Großbanken avvenne in più fasi, seguendo un percorso originale: alla vigilia del primo conflitto mondiale si era formato un ristretto nucleo di grandi banche che solo dopo la crisi degli anni Trenta giunse ad un assetto definitivo. Infatti, la situazione di dissesto delle maggiori banche e gli interventi dello Stato portarono all’assunzione pubblica del capitale azionario dei maggiori istituti di credito tedesco, con molta analogie a quanto avvenne in Italia con l’intervento dello Stato attraverso l’IRI (Istituto di Ricostruzione Industriale).


Le origini delle prime banche in forma societaria


La fondazione delle prime banche, destinate ad entrare nel gruppo ristretto delle Berliner Großbanken, avvenne in due momenti successivi, caratterizzati da situazioni politico-istituzionali assai diverse.

Il primo periodo, dal 1848 al 1856, vede la Germania composta da un grande numero di Stati, ad economia prevalentemente agricola, nei quali la Prussia, che si andava progressivamente affermando come lo Stato guida, presentava le preminenza del ceto della nobiltà agraria, contraria ad ogni riforma che mettesse in discussione i propri interessi economici. Si può così spiegare, a fronte delle prime esperienze di industrializzazione e di diffusione di idee liberali, la riluttanza, da parte del governo prussiano di concedere l’autorizzazione alla formazione di società per azioni, rifiutando la richiesta, da parte di importanti banchieri privati, di aprire banche in forma azionaria. Il rifiuto fu aggirato con l’utilizzo della forma della società in accomandita per azioni e, per questa via, David Hansemann diede vita alla Direktion der Disconto-Gesellschaft, e un gruppo di banchieri privati costituì la Berliner Handels-Gesllschaft, entrambe con finalità di finanziamento delle ferrovie e dell’emissione di titoli pubblici.

Al di fuori della Prussia, troviamo la costituzione di altre importanti banche: nel 1853 nasce la Darmstädter Bank für Handel und Industrie da parte di un gruppo di banchieri privati – tra i quali Gustav Mevissen e Abraham Oppenheim – sull’esempio del Crédit Mobilier francese e con l’intenzione di limitare lo strapotere dei Rothschild. Questa nuova banca si dedicò, in modo particolare, al finanziamento di ferrovie, alla formazione di nuove società industriale ed al collocamento di titoli azionari.

Il secondo periodo, dal 1870 al 1872 - in un clima politico assai diverso per la raggiunta unificazione nazionale e per la sempre più ampia diffusione delle idee liberali che portò, nel 1870, a liberalizzare il regime delle società per azioni -, vide nascere oltre cento nuovi istituti di credito in forma societaria. Tra i più importanti vanno segnalati la Deutsche Bank a Berlino, la Commerz und Disconto-Bank ad Amburgo e la Dresdner Bank a Dresda. La banca berlinese fu la prima banca tedesca ad organizzare in forma sistematica la raccolta dei depositi, in precedenza completamente trascurata. Questa esplosione bancaria è dovuta, principalmente, al dinamismo dei più importanti banchieri privati che utilizzano la forma della società per azione per dar vita ad istituti in grado di soddisfare le esigenze finanziarie della grande industria nascente.

Accanto a queste grandi banche, trovano una loro collocazione altre istituzioni bancarie, destinate a ricoprire un ruolo importante nell’intero sistema sino ad oggi: le Casse di Risparmio, che ebbero un periodo di grande espansione dal 1840 al 1860 (circa 800); le Banche Cooperative, nella forma voluta da Hermann Schulze-Delitzsch e Friedrich W. Raiffeisen i più convinti sostenitori del solidarismo tedesco; le Hypothekenbanken che esercitavano il credito ipotecario sul modello del Crédit Foncier. Va sottolineato come le Casse e le Banche Cooperative, dai ristretti àmbiti iniziali, allargarono progressivamente il loro raggio d’azione seguendo il modello della banca universale. Allo stesso modo, la nascita e lo sviluppo delle Großbanken, che richiedevano la mobilitazione di grandi masse di capitali, furono facilitati dal diffondersi delle idee liberali e dalla rimozione dei vincoli istituzionali alla costituzione delle società per azioni, cui si è fatto prima riferimento. La crescita di questi nuovi istituti e la loro trasformazione in grandi banche avviene in forme originali.


La nascita e lo sviluppo delle Großbanken


Nel 1873 ebbe termine la seconda fase di fondazioni di banche in forma societaria per effetto della diffusione di una generalizzata crisi economica che durò circa un ventennio – la cosiddetta Grande Depressione - e che mise in tutta evidenza l’eccedenza, rispetto ai bisogni reali, di un numero troppo alto di banche. Di conseguenza si resero necessari assorbimenti e liquidazioni, da parte delle banche di maggior peso, di molti di questi istituti minori. Le più attive furono la Deutsche Bank e la Dresdner Bank e la prima, con l’assorbimento della Deutsche Union-Bank e della Berliner Bank-Verein, giunse a diventare, nel 1876, la più grande banca tedesca, anche se la trasformazione di alcuni di questi istituti in Großbanken, avvenne nel periodo successivo che si concluse con la crisi degli anni Trenta.



La crisi, iniziatasi nel 1873, determinò un mutamento significativo nel modo di operare delle maggiori banche tedesche. Se in precedenza le banche costituite in società per azioni si erano principalmente dedicate ad attività di collegamento sul mercato dei titoli pubblici e, soprattutto, dei titoli di imprese industriali, in molti casi favorite proprio dai finanziamenti delle banche, dalla fine del decennio 1870, molte banche curarono maggiormente le attività creditizie nella forma del credito in conto corrente, dello sconto di effetti cambiari, ecc. La trasformazione delle banche tedesche in banche universali, si evidenzia nei rapporti attuati nei confronti delle industrie: le prestazioni offerte si estendevano dal credito in conto corrente ai finanziamenti a medio e lungo termine di importo anche elevato, dall’accettazione di depositi, dalla sottoscrizione di nuove emissioni di titoli di partecipazione o di titoli obbligazionari da collocare sul mercato.

Le maggiori banche manifestarono un atteggiamento quanto mai attivo nei confronti delle imprese: gestivano, sia in nome proprio che per conto terzi, rilevanti quote del loro capitale e riuscivano a nominare propri rappresentanti nei consigli di amministrazione e influivano sulle strategie di espansione. In molti casi, le stesse banche favorivano le concentrazioni industriale e la formazione di sectiunelli per limitare la concorrenza tra i propri clienti, nei confronti dei quali avevano rilevanti esposizioni finanziarie.

Inoltre, le maggiori banche tedesche, spesso unite in consorzi aperti a banchieri privati costituivano, a partire dal 1885, il principale strumento di esportazioni di capitali verso l’America meridionale ed in Asia, finanziando importanti progetti industriali e la costruzione di linee ferroviarie (ad esempio, la linea dal Bosforo a Baghdad), nonché l’istituzione di banche nei territori oggetto di conquiste coloniali e la sottoscrizione di ingenti prestiti a governi stranieri. Per quanto riguarda l’Italia, va ricordata l’importanza dei capitali tedeschi nella nascita della Banca Commerciale Italiana (1894) e del Credito Italiano (1895).

Vediamo ora quali sono le ragioni e i modi del progressivo prevalere nel sistema bancario tedesco di un ristretto gruppo di grandi banche.

Un primo fattore è dato dalla formazione – attraverso la stipulazione di accordi di sectiunello e le fusioni - dei grandi gruppi industriali, che richiedevano alle banche un crescente sostegno finanziario ed una più estesa presenza sul mercato interno e su quello estero, in corrispondenza delle proprie reti commerciali. Un secondo fattore è di natura istituzionale in quanto riguarda la normativa in materia di borsa. La legge sulla borsa del 1896 introduceva, accanto ad altre disposizioni, il divieto di collocamento in borsa di società di nuova costituzione o in fase di trasformazione prima del termine di un anno dalla loro emissione; di conseguenza, soltanto le banche maggiori erano in grado di sostenere il peso dei prefinanziamenti richiesti dalle imprese, interessate all’immediata disponibilità di mezzi liquidi. Queste disposizioni costrinsero un notevole numero di banchieri privati, che avevano conservato una particolare specializzazione nelle operazioni sui titoli, a cessare le attività o ad accettare l’incorporazione in istituti più grandi.

Così le maggiori banche tedesche si avviarono a diventare Großbanken attraverso la costituzione di consorzi per la gestione di impegnative operazioni finanziarie allo scopo di ripartire gli oneri ed i rischi. Allo scopo di sviluppare la propria presenza sul territorio, le principali banche istituirono filiali e sedi secondarie nei centri industriali più importanti. Ma la principale strategia, attraverso la quale esse si avviarono a conquistare una posizioni preminente nel sistema bancario verso la fine del XIX secolo, fu quella delle comunità di interesse, basate su accordi contrattuali con una o più banche che mantenevano intatta la propria autonomia giuridica ed organizzativa. In molti casi questi accordi erano rafforzati dalla cessione reciproca, o soltanto a favore della banca maggiore, di una parte del capitale azionario. Per questa via alcune banche riuscirono a porsi a capo di gruppi bancari che, per ramificazioni discendenti, ricomprendevano un gran numero di banche locali e ad ottenere, con costi minori, effetti equivalenti a quelli raggiungibili con l’istituzione di filiali o con l’incorporazione.

Alla vigila della prima guerra mondiale emerse nel sistema bancario tedesco un gruppo di 9 istituti che formava il gruppo delle Berliner Großbanken: la Deutsche Bank, la Dresdner Bank, la Disconto-Gesellschaft, la Darmstädter Bank, lo Schaaffhausen’sche Bankverein, la Berliner Handels-Gesellschaft, la Commerz-und Disconto-Bank, la Nationalbank e la Mitteldeutsche Kreditbank.



Questo gruppo si poneva al centro del sistema economico in modo particolare per l’influenza che esse avevano acquisito sull’industria, esercitando i diritti di voto connessi alla partecipazioni azionarie detenute direttamente o per conto della propria clientela e nominando i propri rappresentanti negli organi amministrativi delle principali società. In questo caso un intervento di controllo delle forze politiche sarebbe stato facilitato dal controllo di queste banche maggiori.


Le grandi banche tra le due guerre


Nel primo dopoguerra, le banche tedesche operarono in un contesto politico mutato per due fattori: il primo riguardava il sensibile rallentamento dei rapporti banca/industria (almeno sino al 1925) a causa degli interventi, diretti ed indiretti, dello Stato nei confronti delle imprese impegnate nella produzione bellica attraverso commesse, finanziamenti per la ristrutturazione, contributi, ecc; il secondo era dovuto all’altissima inflazione degli anni 1920-l924, che determinò una rapida espansione quantitativa dei flussi di intermediazione e un progressivo degrado della struttura patrimoniale delle banche.

La risposta delle banche, nel tentativo di migliorare ed ampliare i rapporti con la propria clientela, fu di ampliare la penetrazione sul territorio con lo scopo di incorporare quegli istituti che già rientravano nella loro influenza, trasformandoli in vere e proprie filiali, mentre abbandonarono l’acquisizione di partecipazioni e la politica degli accordi. La politica espansiva si poneva l’obiettivo di semplificare i rapporti con le grandi imprese, centralizzando nelle direzioni centrali di Berlino le più importanti decisioni in ordine all’erogazione del credito.

Negli anni Venti si hanno, a seguito di queste strategie, tre importanti fusioni tra banche di grande rilevanza. Nel 1920 la Commerz-und Disconto-Bank si fonde con la Mitteldeutschen Privat­-Bank,¸ e la Nationale Bank für Deutschland con la Deutsche Nationale Bank; nel 1922 è la volta della fusione tra la Darmstädter Bank für Handel und Industrie e la Nationale Bank für Deutschland e la Deutsche Nationale Bank, dando vita alla Darmstädter Nationalbank, conosciuta anche come Danat-Bank. Solo la Berliner Handels-Gesellschaft, del gruppo delle Berliner Großbanken non intraprese la politica di espansione territoriale, ma preferì consolidare una ristretta cerchia di grandi clienti, selezionando i propri investimenti ed evitando di entrare in concorrenza con le altre grandi banche che, al contrario, iniziarono ad operare su molteplici piazze, entrando in aperta concorrenza, senza, tuttavia, assicurasi il predominio sul mercato per la forte presenza di banche regionali.

A partire dal 1925, il rapporto tra il sistema industriale ed il sistema bancario ritornò molto stretto. Le concentrazioni industriali produssero concentrazioni bancarie per affrontare una maggiore necessità di investimenti finanziari. La maggiore fusione, prima della grande crisi, riguarda la Deutsche Bank e la Disconto Gesellschaft che danno vita alla Deutsche Bank und Disconto Gesellschaft, senza dubbio la maggiore banca tedesca e l’unica in grado di competere, per volume d’affari, alle grandi banche inglesi ed americane. In tal modo, all’inizio degli anni Trenta ed alla vigilia delle crisi, il gruppo delle Großbanken si era ridotto a 5 istituti.

Nel panorama delle banche tedesche vanno inseriti due istituti pubblici che svolgevano attività bancaria in concorrenza con le maggiori banche private: la Reichs-Kredit-Gesellschaft, fondata nel 1919 per sostenere gli sviluppi dell’economia di guerra, e la Deutsche Golddiskontonbank, nata nel 1924 come filiale della Reichsbank (la banca centrale) con il compito di svolgere attività commerciali, precluse alla banca centrale e, durante la crisi bancaria, di salvataggio e di risanamento dell’intero sistema.

La crisi degli anni Trenta colpì violentemente l’intero sistema bancario tedesco e, in modo particolare, le grandi banche. Tra i fattori politici ed economici sono da segnalare: il progressivo venir meno della fiducia dei creditori esteri nella situazione generale del paese che già a partire dal 1929 dava segni di grande debolezza economica e di instabilità politica; la caduta dei corsi dei titoli industriali quotati in borsa, alla quale le grandi banche si erano contrapposte tramite un consorzio di intervento appositamente creato per sostenere la domanda; la grave crisi di liquidità che aveva colpito anche il settore delle casse di risparmio per l’impossibilità dei comuni, da queste sostenuti finanziariamente, di far fronte ai debiti contratti. Inoltre, lo spirito di rivalità impedì che, nel corso del 1931, si costituisse un comitato di garanzia, fortemente consigliato dalle autorità monetarie, per fronteggiare il pericolo di una caduta generalizzata. In tal modo fallirono sia la Danat-Bank che la Dresdner Bank.

L’operazione di risanamento avvenni su più fronti e richiese una serie di drastici provvedimenti ed un massiccio intervento finanziario da parte e dello Stato: controllo sui cambi; la costituzione di un istituto di garanzia, con la partecipazione diretta dello Stato e della Golddiskontonbank, per rendere possibile l’accesso al risconto presso la banca centrale; la sospensione temporanea dei debiti nei confronti dei creditori esteri.



L’effetto finale dell’intera operazione di risanamento fu, da una parte, la riduzione del numero delle Großbanken e, dall’altra, il controllo proprietario da parte dello Stato, definito socializzazione che, tuttavia, fu dovuto più alla necessità del particolare momento storico che alla volontà dello Stato di assumere il controllo del credito e dell’economia. Infatti con la presa del potere da parte del partito nazionalsocialista si ritornò ad una riprivatizzazione dell’intero settore e il peso della dittatura nazista si fece sentire sulla politica di espansione territoriale della grandi banche tedesche che, tra il 1938 ed il 1943, si estesero nei territori progressivamente occupati dall’esercito del Terzo Reich, aprendo nuove filiali ed acquisendo il controllo di importanti banche locali.

Da segnalare, inoltre, l’approvazione della legge bancaria del 1934 che, per la prima volta, introdusse la necessità dell’approvazione per la costituzione di aziende di credito e un compiuto sistema di vigilanza, senza che per questo venisse abolito il sistema della banca universale, non ritenuto colpevole delle situazioni di dissesto createsi in quegli anni. Viene inoltre mantenuta intatta l’idea della centralità e della insostituibilità degli istituti di maggior peso nell’ambito della struttura finanziaria del paese, idea che giustificava l’enorme impiego di risorse erogate a sostegno.


Le vicende delle Großbanken nel secondo dopoguerra


L’occupazione della Germania significò, per le tre maggiori banche – Deutsche Bank, Dresdner Bank, Commerz Bank - e per l’intero sistema bancario, la sospensione di ogni attività, il provvisorio trasferimento della responsabilità e la riorganizzazione nelle mani degli alleati. Il punto di partenza della riorganizzazione fu la convinzione che le grandi banche tedesche, a causa dei loro legami con l’industria pesante e la loro collaborazione al nazismo durante gli anni Trenta, costituivano un pericoloso blocco di potere che era necessario frammentare. La fase, denominata della deconcentrazione, che occupa gli anni 1946-l948, è la conseguenza di questa convinzione ed il risultato ottenuto fu la creazione, in ciascuno degli undici distretti in cui venne diviso il territorio della Germania occidentale, di una sola filiale per ognuna delle tre banche, giungendo, per tale via , alla costituzione di trenta banche regionali, amministrate dai fiduciari dei governi d’occupazione. Un tale smembramento fu solo un atto punitivo, privo di qualsiasi logica economica, dal momento che la ricostruzione del paese aveva bisogno dell’esatto contrario: cioè di banche in grado di mobilitare enormi quantità di risorse.

Nel 1952 le pressioni del governo tedesco posero fine ad una tale situazione e furono poste le base per la successiva riunificazione, completata nel 1956, anno in cui le tre grandi banche ripresero i loro nomi originari, quasi a sottolineare la continuità con la loro tradizione.

La legge bancaria del 1961 introdusse una disciplina generale dei vari aspetti dell’attività bancaria senza tuttavia porre nette distinzioni tra le diverse specie di istituti di credito; impose un organo di vigilanza autonomo dalla Bundesbank (la banca centrale che sostituì la Reichsbank precedente) e perseguì l’obiettivo di garantire la sicurezza e la liquidità delle banche e la tutela dei risparmiatori. Rimase in vigore l’idea di banca universale che ebbe come conseguenza la rinnovata capacità di concorrenza esercitata dalle Casse di Risparmio e dalla Banche Cooperative verso le tre Grandi Banche. Infatti la quota di mercato delle Großbanken andò progressivamente restringendosi, nell’arco di un trentennio (1952-l981), a favore delle Casse di Risparmio e delle Banche Cooperative: dal 16,9 all’8,8%; dal 32,7 al 38,6%; dall’8,5 al 15,2%. Il motivo di questa tendenza va anche ricercato nelle capacità organizzative delle Casse e delle Banche Cooperative che svolgono sempre più attività bancaria di tipo commerciale, sostenute dai rispettivi istituti centrali di riferimento.

Tuttavia, nel medesimo tempo, le grandi banche si impegnano in due direzioni. La prima riguarda la loro partecipazione verso una clientela sempre più articolata, per sfatare l’immagine di “banche nobili” inavvicinabili dai piccoli clienti in quanto disponibili soltanto verso una clientela altamente selezionata di natura industriale e commerciale di grandi disponibilità. La seconda è rappresentata dall’espansione sui mercati esteri e dalla diversificazione delle attività nel settore dei servizi parabancari (leasing, factoring, ecc.) ed in altre attività attraverso società appositamente costituite (credito al consumo).

La deregulation, intervenuta alla metà degli anni Ottanta, ha spinto il sistema bancario tedesco, come gli altri sistemi dei paesi maggiormente industrializzati, ad una ulteriore specializzazione ed internazionalizzazione per fronteggiare la concorrenza straniera che ha portato anche le altre categorie di banche ad avvicinarsi ai modelli operativi delle grandi banche, pur senza snaturare l’originaria connotazione solidaristica.








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