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ANALISI STORICO-ECONOMICA - IL METODO - L’INTERDISCIPLINARITA’

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La storia economica: studia i fatti, gli avvenimenti economici e la politica economica dei diversi paesi nel breve e lungo periodo.


Nel breve periodo studia: i fatti, le congetture e le fluttuazioni; nel lungo periodo studia i diversi fenomeni sotto l’aspetto statico (il sistema si riproduce uguale a se stesso “riproduzione semplice” e l’aspetto dinamico (il sistema tende al cambiamento”riproduzione allargata”.



ANALISI STORICO-ECONOMICA

a)      conoscenza delle peculiarità mentali, sanali e culturali dell’uomo, a livello individuale e collettivo.

b)      Adozione di un paradigma interpretativo, per la classificazione degli argomenti secondo un ordine logico.




La parola economica = deriva dal greco oikos (casa) vomos (legge)

La parola fisiocrazia =governo della natura

I fisiocratici davano importanza solo al settore agricolo, l’unico secondo loro in grado di produrre un prodotto netto.

Storia economica ed economia: sono materie complementari, si integrano in modo speculare ciascun evento deve essere inserito in uno schema teorico di riferimento, miglioramento e arricchimento di entrambe le discipline.


IL METODO

Per metodo si intende il processo di razionalizzazione di una scienza o di una dottrina che ha lo scopo di determinare le uniformità o le leggi che ne regolano l’oggetto studiato.

I metodi seguiti dall’economia politica prima e dalla storia economica, poi, sono stati per lungo tempo contrapposti, per poi essere trasformati da metodi alternativi a complementari. L’economia nacque come scienza organica tra la fine del XVIII° e inizio del XIX°.

Adam Smith, David Ricardo e Robert Malthus, raccolsero i tasselli di quel complesso e incompleto mosaico dottrinario e attraverso l’adozione del METODO LOGICO-DEDUTTIVO, diedero inizio alla scuola classica, un metodo che va dal generale al particolare, si parte da un postulato astratto e sulla base di quel postulato dato, si interpreta la realtà ipotizzata empiristicamente.

Essi erano forti sostenitori del massimo liberismo e di leggi ritenute UNIVERSALI, poiché secondo loro attraverso “la mano invisibile” (il meccanismo che utilizza e massimizza il sistema economico, in quanto crede che questo lasciato libero tende a trovare la forma migliore) e il gioco della domanda e dell’offerta si era in grado di mantenere “l’equilibrio economico generale”.

Paese di analisi degli economisti della scuola classica fu l’Inghilterra, durante la prima Rivoluzione Industriale e, quindi in una fase di grande ottimismo.

Ben presto la dottrina classica si diffuse anche in Francia, dove Jean Baptiste Say sostiene l’idea che le leggi dell’economia non vanno decretate ma solo scoperte (e che l’offerta crea sempre la propria domanda).

Tra il XIX° e XX° secolo ci fu la nascita della “scuola storica” ad opera di Roscher Hildebrande Knies, i quali rigettano la visione classica, privilegiando il METODO LOGICO-INDUTTIVO, l’osservazione sistematica dei fatti per pervenire a una sintesi dell’attività economica.

Paese oggetto di analisi della scuola storica fu la Germania, la quale era ancora suddivisa in una miriade di piccoli stati con assetti socio economico-istituzionali diversi

Con la scuola storica ci fu l’affermazione della relatività delle leggi economiche; perché legate a determinate contingenze storiche, condizioni geografiche, ambientali ed istituzionali. Esse dunque sono temporalmente definite e spazialmente delimitate.

Teoria degli stati dello sviluppo di Frederic list (1840): classificazione sulla base del livello di civiltà raggiunta da ciascuna comunità (cacciatrice, pastorale, agricolo-manifatturiera, industriale-commerciale ecc.. ).

Periodizzazione degli stadi della crescita di Hildebrand (1860) rapportata alla tipologia degli scambi economici prevalenti (economia naturale, economia monetaria, economia creditizia).

Nella seconda metà dell’800’, attraverso gli studi della “nuova scuola storica” con le tecniche di perfezionamento del metodo induttivo si avviò un processo di affermazione della storia economica come disciplina autonoma acquisendo un grande prestigio internazionale degli studi effettuati in Germania.

La nuova scuola storica: propugnatrice dell’intervento dello stato nella vita economica, recuperò dell’ideologia, gli studi marginalisti: basati sull’analisi preferenziale della domanda rispetto all’offerta attraverso modelli matematici; i marginalisti grandi sostenitori del metodo logico deduttivo.


L’INTERDISCIPLINARITA’

Economia: strettamente correlata con la storia economica che da essa è stata originata e della quale costituisce parte integrante e complementare

Statistica: fornisce una serie di molteplici più o meno complesse di dati, quantitativi e qualitativi, su prezzi, corsi dei titoli, produzioni, salari.

Demografia: fornisce svariate informazioni di grande importanza,per gli indiscussi nessi tra popolazione e attività economiche (teoria Maltusiana:sul saggio di popolazione, consiste nell’aumento della popolazione contro una diminuzione di risorse, che a lungo andare provocheranno mortalità ecc..; soluzione di Malthus ritardare l’età del matrimonio almeno fino a quando non si era in grado di mantenersi da soli la propria famiglia).

Geografia: consente dispiegare i rapporti tra i comportamenti delle collettività passate e presenti e l’ambiente.

Sociologia: fornisce ausilio per la comprensione dei comportamenti dei gruppi e classi .






























LE ORIGINI DEL SISTEMA ECONOMICO

Il sistema economico è l’insieme di istituzioni, norme, consuetudini, strutture sociali, e forme di organizzazione della produzione che regolano l’attività economica, in una certa area, in un certo arco di tempo.

Maurice Dobb, afferma che non esistono “sistemi puri”, perché in ogni sistema vi sono presenti elementi caratteristici sia dei periodi precedenti, che di quelli successivi.


LA FORMAZIONE ECONOMICA COMUNITARIA

si fondava sulla proprietà collettiva della Terra e sul lavoro articolato su base individuale familiare;

la distribuzione della terra non avveniva in maniera uguale, ma in funzione di regole precise che privilegiavano alcuni gruppi, rispetto ad altri

non esisteva un SURPLUS e non esistevano rapporti mercantili di scambio


LA FORMAZIONE ECONOMICA TRIBUTARIA

Vi era una casta dominante, che monopolizzava la Terra e percepiva un tributo dai contadini, i quali erano organizzati in comunità;

Essa acquisiva, in tal modo, un SURPLUS dal sistema interno, che dipendeva dalle condizioni di ricchezza o di povertà della formazione stessa.


LA FORMAZIONE SCHIAVISTA

Fu dominante soltanto al tempo delle città-stato della Grecia e l’Impero romano;

Era una combinazione del lavoro libero con quello coatto (forzato), gli unici mezzi di produzione;

I beni e i servizi frutto dell’opera degli schiavi potevano entrare sia nei circuiti dei trasferimenti       non mercantili, sia quelli basati sul commercio su grandi distanze.

La formazione schiavistica permise di aggiungere al SURPLUS interno (ottenuto con il lavoro forzato) quello esterno (proveniente dall’esportazione dei beni, oggetto di quel lavoro).

Questa formazione si mostrò debole, a causa dell’eccessiva dipendenza dall’esterno per l’acquisizione di mano d’opera schiavistica, infatti con l’affermarsi delle invasioni barbariche, venne distrutto e si diede vita a una nuova formazione tributaria: il FEUDALESIMO.


IL SISTEMA FEUDALE

rappresentato dalle società dell’America Indiana come Aztechi ed Incas,

la comunità era particolarmente degradata, giacché perdeva la proprietà eminente del suolo (paragonabile a quello schiavista)

organizzazione di produzione fondata sulla combinazione di Terra signorile e lavoro servile, finalizzata all’uso dei beni prodotti;

Ha origine nel IX° secolo,quando nella Gallia dei Franchi, i proprietari terrieri non riescono a difendere le loro terre dalle invasioni barbariche; per cui le danno a un capo potente, che riceve in cambio i frutti delle terre; questo sistema si diffonderà anche in Palestina,Siria,Impero Bizantino ecc.. attraverso le crociate.

Basato sulla cessione della Terra dal sovrano al feudatario e successivamente ai vassalli minori, all’interno di una struttura gerarchizzata che dal signore giungeva fino ai servi della gleba; quest’ultimi erano tenuti a prestazioni lavorative ordinarie e straordinarie a favore del signore sul latifondo feudale.

Il latifondo feudale era suddiviso in:

-pars dominicale: che erano appunto le prestazioni lavorative ordinarie e straordinarie sul feudo,

-Pars massaricia: divisa in tanti mansi (manso era un appezzamento di terra usato dalla famiglia per sopravvivere) consisteva nel amento in natura di un censo per l’uso delle terre ch’essi coltivavano e dove vi abitavano

Fino all’XI° secolo rappresentava un economia chiusa, con scambi in natura all’interno del feudo

Non vi è un surplus poiché il sistema tendeva ad essere stazionario.

Nel XII° secolo, con la cessazione delle invasioni barbariche: si avviarono importanti mutamenti ed iniziò la disgregazione del sistema feudale. Con la crescita accelerata della popolazione per effetto dell’incremento della produzione agricola (per effetto dell’espansione della superficie coltivata, della scelta di terreni migliori, del migliore sfruttamento di strumento e tecniche produttive) ci fu la possibilità di creare un SURPLUS più consistente, che iniziava a circolare. Al signore a questo punto non conviene più tenere la terra suddivisa (in tanti mansi), per cui tutta la terra viene data al contadino, perché la coltivasse in proprio, ottenendo in cambio un prodotto maggiore di quello risultante dalle “corvées”. Adesso al signore verrà resa rendita monetaria e non più in natura.

La loro condizione ben prestò peggiorò: sia perché le corporazioni (città), imponevano prezzi di monopolio rispetto a quelli agricoli, sia perché la nobiltà feudale per soddisfare i suoi accresciuti bisogni aumentava i tributi.

Questo causò la fuga dei servi e dei contadini verso le città, per riuscire a liberarsi dagli obblighi a cui erano sottoposti dalla feudalità.

L’abbandono delle terre ridusse la produzione e, quindi, la rendita che, fece diminuire il potere d’acquisto dei suoi percettori sui mercati urbani, peggiorando le loro condizioni.


IL SISTEMA ECONOMICO MERCANTILE

Il sistema economico mercantile, si fondava sul commercio su grandi distanze e sull’acquisizione di profitti monopolistici derivanti dalla differenza dei costi e dei valori d’uso dei prodotti tra le diverse aree geografiche.

Suggeriva l’intervento dello Stato in economia; al fine di arricchire lo Stato, in quanto condizione essenziale per la sua difesa ed espansione territoriale, dato che le guerre erano divenute sempre più costose.

La ricchezza veniva identificata dalla quantità di metalli preziosi (oro e argento) esistente all’interno dei confini e che si possedeva, il tutto finalizzato ad accrescere il Saldo attivo della bilancia commerciale.

Per conseguire tale Attivo, venivano adottate in primo luogo misure di controllo degli scambi: restrizioni delle importazioni (manufatti), incentivate le esportazioni e il commercio verso l’estero attraverso la conquista di nuovi e più vasti imperi coloniali.

La politica mercantile ebbe connotazioni diverse a seconda delle condizioni strutturali ed economiche dei singoli stati:

LA SPAGNA, privilegiò la tesaurizzazione dei metalli preziosi che importava direttamente dai suoi possedimenti d’oltreoceano (Messico) e stabilì che i beni venduti all’estero fossero remunerati in moneta e quelli acquistati scambiati con prodotti nazionali; questo tipo di commercio prese il nome di BULLIOSNISMO

L’INGHILTERRA, diede forte impulso alla marina mercantile per incrementare, anche mediante i noli, le proprie riserve di metalli preziosi. L’atto di navigazione (NAVIGATION ACT 1651) sancì il monopolio dei trasporti con le colonie soggette alla sua dominazione e proibì alle navi straniere di importare prodotti che non provenissero dai loro paesi di origine; questa politica volta ad indebolire l’Olanda e di realizzare elevati e costanti guadagni all’inglesi: la comnia delle indie orientali.

IN FRANCIA , si sviluppò il Colbertismo, legato al nome di Colbert, il quale voleva portare la Francia a farne una potenza mercantilistica, emanando 150 emendamenti (regolamenti) di fabbrica per far sì che i manufatti fossero di alta qualità, in modo da essere i più richiesti, questo favorì la creazione di comnie commerciali.

Da questi principi si discostò l’OLANDA, che concesse la piena libertà di esportazione dei capitali. Ricca di una flotta che non teneva confronti, l’Olanda era il centro del mercato finanziario del mondo. Le sue monete commerciali, godevano della fiducia degli operatori ed avevano corso nelle altre nazioni.

La decadenza dell’Olanda fu attribuita alla ricchezza dei suoi cittadini, che vivevano di rendita riscossa dal capitale finanziario.

L’analisi dei mercantilisti fu assai carente, essi confusero: la ricchezza con la moneta e non compresero che il COSTANTE ATTIVO NELLA BILANCIA COMMERCIALE, attraverso l’afflusso di oro e l’incremento della circolazione monetaria, causava l’aumento dei prezzi, dei beni prodotti, rendendoli meno competitivi sui mercati internazionali a vantaggio di quelli esteri, dato che si considerava ricchezza di uno stato, solo LAVORO e PRODUZIONE.

Ecco perché i fisiocratici dicevano che il prodotto netto è l’agricoltura, e che la ricchezza derivava dalla terra, quindi bisognava supportare questo settore e propongono il LAISSEZ FAIRE E LAISSEZ PASSER; perché sostenevano che si dovevano liberalizzare i prodotti e gli scambi.

Interviene anche la LEGGE di SAY: l’offerta crea sempre la propria domanda, non ci saranno mai crisi di sovrapproduzione, non esisterà capacità produttiva inutilizzata, perché sarà al massimo.


IL CAPITALISMO INDUSTRIALE E LA NASCITA DELL’ECONOMIA POLITICA

Il commercio su grandi distanze, permise alla borghesia mercantile di accumulare denaro, questa accumulazione progressiva del capitale, fece nascere le prime banche (banco di Amsterdam 1609 e Banco di Inghilterra), si diffondono le S.p.A (strutture delle comnie commerciali), nascono e si diffondono le borse valori; Sono gli elementi che convincono il mercante ad allargare il proprio raggio d’azione, nasce la ura del mercante-imprenditore.

Nasce il PUTTING OUT (dare fuori) che regolava la manifattura a domicilio dei panni di lana, che le famiglie contadine utilizzavano per uso proprio allo stato grezzo, senza eseguire lavori di rifinitura. I mercanti imprenditori-fiamminghi trasformarono questa produzione in una di divisione internazionale del lavoro, dove gli allevatori inglesi vendevano la lana (materia prima) agli imprenditori fiamminghi che la davano fuori ai filatoi e tessitori per la trasformazione in panni. Il putting out riscosse un gran successo, successivamente si trasformò in Domestic System, ossia delle vere e proprie organizzazioni concentrate prevalentemente in camna, dove un sorvegliante controllava la produzione degli allevatori, ma senza sottoporli a una rigida disciplina, ossia delle vere e proprie organizzazioni concentrate prevalentemente in camna, dove un sorvegliante controllava la produzione degli allevatori, i quali venivano ati con un salario a cottimo. Questo sistema della manifattura o factory system ben presto si diffuse dall’Europa verso altre nazioni, sorretto dalla politica mercantilistica e gestito dallo Stato. La manifattura accrescendo sempre più numero di operai e introducendo una sorta di disciplina di fabbrica, creò delle condizioni di forma capitalistica d’impresa.



























IL MARXISMO E LE CRITICHE SOCIALISTE

La critica marxiana all’economia classica, erano basate:

sulla teoria del Valore lavoro di Smith e successivamente rielaborate da Ricardo,

lo sfruttamento della classe operaia (formazione del plusvalore),

la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto e

le crisi di sovrapproduzione


Tra il 1760-l780 i classici (in particolare i fisiocratici) credevano che l’agricoltura fosse l’unico settore produttivo capace di produrre un prodotto netto (surplus), mentre consideravano tutti gli altri settori sterili.

Adam Smith (considerato il padre dell’economia classica) nel 1776 pubblicò “la ricchezza delle nazioni”dove sostiene l’idea che all’origine della ricchezza vi è il LAVORO produttivo, applicato a tutti i settori che producevano beni tangibili. Esso inoltre osservò che ciascun bene possiede un valore d’uso

( commisurato alla sua qualità di soddisfare bisogni soggettivi degli individui) ed un valore di scambio (la capacità di essere scambiato con altri beni sul mercato).

Smith sulla base di queste sue osservazioni elaborò due teorie: la teoria del valore Lavoro contenuto, dove le merci si scambiano in base al lavoro contenuto necessario a produrle, che vale nello stadio pre-capitalistico (dove il valore d’uso coincide con il valore di scambio, non c’è un sovrappiù); e la teoria del valore lavoro comandato, dove le merci si scambiano in base al lavoro che può acquistare ogni singola merce, che vale nello stadio capitalistico (dove il valore d’uso e maggiore del valore di scambio). Queste teorie di Smith furono rielaborate da Ricardo, il quale voleva dimostrare che la teoria del valore lavoro contenuto valeva sia nello stadio pre-capitalistico che quello industriale. Marx nel suo libro I del capitale affrontò il problema del valore, affermando che è solo con l’affermarsi della società capitalistica che il lavoro diventa una merce, che come tutte le merci ha un valore d’uso e un valore di scambio. Il capitalista che si presenta sul mercato per acquistare la merce forza lavoro (i lavoratori) acquista il valore d’uso di questa per poi arne il valore di scambio. Quindi il capitalista acquista la merce forza lavoro, la teoria del valore lavoro elaborata da Smith si adatta perfettamente, ma quando questa (merce forza lavoro) viene introdotta nel processo di produzione manifesta la sua peculiarità: ha un valore d’uso maggiore del suo valore di scambio, la differenza tra i due prende il nome di plusvalore, di cui si appropria il capitalista. Secondo Marx la giornata lavorativa di un lavoratore si suddivide in due parti: il lavoro necessario a produrre i beni per la sussistenza (es. 6 ore) e il plusvalore(es. 2 ore) di cui si appropria il capitalista.

IL capitalista ha interesse ad aumentare le ore di lavoro in cui il lavoratore produce plusvalore destinato per lui, che impiegherà per acquistare altro plusvalore; è questo si potrebbe verificare in due modi: ho allungando la giornata lavorativa da 8 a 9 ore, producendo un ora in più di plusvalore assoluto, oppure aumentando la produttività della manodopera, attraverso l’introduzione di macchinari più veloci

Al lavoratore bastano 5 ore di lavoro socialmente necessario a produrre i beni per la sussistenza, e il capitalista ottiene un ora in più di plusvalore relativo, facendo rimane invariata la giornata.

Sicchè il capitalista che prende il plusvalore lo impiegherà per l’acquisto di nuovo plusvalore. Ma la ricerca al massimo plusvalore, fa subire al capitale una profonda trasformazione, perché l’incremento del capitale costante, rispetto al capitale variabile ad un certo punto subirà un processo di inversione di tendenza poiché il rapporto sempre più sfavorevole porterà LA CADUTA TENDENZIALE DEL SAGGIO DI PROFITTO; inoltre ci sarà un espulsione di forza lavoro che andrà ad aumentare l’esercito di riserva industriale; in questo modo il capitalista potrà tenere bassi i salari, perché a un prezzo così basso vi saranno molti lavoratori disposti a lavorare data la situazione.

Inoltre a causa della caduta del saggio di profitto vi saranno anche delle CRISI DI SOVRAPPRODUZIONE a causa dell’aumento dell’offerta di beni rispetto alla diminuzione del potere d’acquisto del sistema, ossia della domanda. Questo squilibrio provoca, in un processo che si sussegue a catena, la caduta dei prezzi, un ulteriore espulsione dal mercato di certe imprese, e l’espandersi della disoccupazione, nonché la minore acquisizione di plusvalore.




CRISI E RINASCITA DEL CAPITALISMO

Il capitalismo si affermò in Europa occidentale con la Rivoluzione Industriale del XVIII° secolo. Questo termine entrò in uso nella prima metà del XIX° secolo per indicare il sorgere di una società sempre più dominata dal capitale e da crescente industrializzazione.

Affinché un sistema possa definirsi capitalistico devono coesistere:

formazione del capitale

impiego produttivo del capitale

divisione internazionale del lavoro

libertà del lavoro

impresa

proprietà privata dei mezzi di produzione

economia di mercato

I sostenitori del capitalismo sottolineavano sul piano economico la capacità di rapida crescita economica, di progresso tecnico di diffusione del benessere attraverso l’aumento dei beni di consumo sul piano politico, l’affermazione di nuove classi sociali e di maggiori spazi di libertà individuali.


Il padre della critica al capitalismo è stato Karl Marx egli vide gli elevati costi umani prodotti dal sistema industriale, le condizioni di vita disumane nelle fabbriche, il profitto dei capitalisti come risultato dello sfruttamento dei lavoratori, ossia i rischi del dominio politico delle classi capitalistiche ai danni dei lavoratori.


Marx elaborò un sistema di pensiero che diede vita al movimento socialista, il cui scopo era sia la conquista di migliori condizioni di vita e di pieni diritti per i lavoratori, sia l’abbattimento del sistema capitalista e la realizzazione di un nuovo sistema di completa uguaglianza tra i membri della società di proprietà collettiva dei mezzi di produzione e di condivisione dei frutti del lavoro


Critica marxiana

La prima contraddizione fondamentale del capitalismo secondo Marx, è:

-la proprietà privata dei mezzi di produzione, rapporti sociali di tipo cooperativo che servono per mettere in atto il processo produttivo

-la teoria del plusvalore(dato dalla differenza tra valore d’uso e valore di scambio), maggiore è la voglia di produrre plusvalore, peggiore sarà la crisi

- l’aumento del plusvalore (relativo o assoluto) identificato nei mezzi dio produzione porterà la caduta del saggio di profitto, dunque vi sarà la sostituzione di lavoratori con i macchinari, viene diminuire il potere d’acquisto, diminuisce la domanda e ci saranno ricorrenti CRISI DISOVRAPPRODUZIONE fino a portare la caduta del sistema detto. Questo sistema (capitalismo) si è affermato in Cina, Russia i quali non erano capitalisticamente maturi, per passare da un sistema capitalista a un sistema collettivista. Invece alcuni paesi che avevano imposto un sistema collettivista che viene imposto a coloro i quali avevano una serie di elementi di natura prettamente feudale.Il sistema capitalista non si è dissolto perché nei paesi con un economia capitalista non si è passati al collettivismo per il malfare state e lo status.

Con Marx, neghiamo uno dei capisaldi del regime concorrenziale. ossia la legge degli sbocchi di Say, offerta crea sempre la propria domanda, visto che per produrre una quantità domanda visto che per produrre una quantità di beni, noi, dobbiamo mettere a punto un insieme delle produzioni e questi fattori vanno remunerati i proprietari di questi fattori saranno in grado di soddisfare l’offerta che viene realizzata; quindi non ci sarà sovrapproduzione, il sistema girerà sempre al suo livello massimo, ci sarà fiducia negli automatismi di mercato, anche se con Marx, è evidente che ci sono crisi di sovrapproduzione.

D’altronde Marx, nasce nel 1818, prima che lui nascesse questa legge degli sbocchi è criticata, da una realtà di fatto.

Infatti: 1814-l815, la Restaurazione, 1816-l817 sono anni di profonda crisi, dove in alcuni paesi europei non sono in grado di acquisire la stessa quantità di produzioni inglesi, in Inghilterra, di conseguenza aumentando le merci invendute, aumenterà la disoccupazione; per cui la crisi di sovrapproduzione sarà dovuta:

a una diminuzione della domanda di forniture militari (guerra era finita) e di merci

la caduta delle esportazioni

aumento della disoccupazione.

Quindi ancor prima di Marx che teorizza le crisi di sovrapproduzioni, la LEGGE DI SAY viene smentita dalla situazione dei diversi paesi europei, come l’Inghilterra,(paese leader in quel momento, durante il regno di Napoleone), mostrano crisi di sovrapproduzione, perché produce più di quanto può commerciare nei mercati e gli altri paesi non sono in grado di acquisire queste produzioni.

Anche se Say, continuava a sostenere le sue idee ed a giustificare la crisi di sovrapproduzione dell’Inghilterra dicendo che non era l’Inghilterra a produrre troppo, ma erano gli altri paesi che producevano troppo poveri; dato che dopo le guerre napoleoniche, non avevano nulla da offrire agli inglesi, e non riuscivano a produrre prodotti la cui vendita avrebbe generato i capitali sufficienti ad assorbire la produzione inglese.

MALTHUS vista la durata e la recessione in corso, indagava sulle cause di questa crisi di sovrapproduzione e si accorge che nel momento in cui vale la LEGGE DEGLI SBOCCHI di SAY (valore della produzione = remunerazione dei fattori che sono stati impiegati per ottenerla: TERRA- LAVORO e CAPITALE (salari,profitti,rendita ed interessi) coloro che riceveranno questi redditi decidono quanta parte spenderne e quanta parte risparmiare.Il RISPARMIO si tramuterà in INVESTIMENTO, che influenzerà la capacità produttiva, la quale rimetterà in moto il ciclo. Il saggio di interesse, cioè il prezzo del capitale monetario, permetterà la trasformazione del risparmio in investimento.

L’obiettivo del capitalista è diminuire la domanda di beni di consumo, in modo da accumulare più capitale da investire; mentre i lavoratori non hanno scelta, che consumare tutto quello che incassano.

Un DUPLICE EQUILIBRIO. Ecco perché la legge di Say non vale; quindi per riequilibrare DOMANDA ed Offerta, dice Malthus, attraverso i LAVORI IMPRODUTTIVI. Lo squilibrio generale dall’aumentata offerta fa diminuire la domanda che può essere alimentata solo dai lavori improduttivi:domestici e impiegati,militari ecc..ossia coloro che non partecipano all’attività produttiva, ma offrono soltanto da lavori pubblici ( i quali venivano retribuiti dai “ricchi”).

Secondo lui le crisi si verificano perché l’imprenditore, il capitalista tende a risparmiare capitale da investire nell’attività produttiva, ma questo provoca una diminuzione della domanda e un aumentodell’ offerta dunque LO SQUILIBRIO.

Attraverso la domanda alimentata dai lavoratori improduttivi (domestici, impiegati e lavori pubblici), quindi si tiene conto anche dell’intervento dello stato attraverso la tassazione e le imposte;solo con queste misure si può ritrattare l’EQUILIBRIO.


Sismondi: dato che solo il reddito dell’imprenditore cresce proporzionalmente alla produzione effettuata, mentre quello del lavoratore non cresce; si arriva a una situazione dove:

c’è il ritorno a una società di piccoli imprenditori

il rifiuto categorico per il lasseiz faire, lasseiz passer

è l’intervento dello stato in economia.

Quindi ho si elimina il sistema economico, oppure bisogna reinterpretarlo, perché i meccanismi messi in moto dalla scuola classica non funzionano.


KEYNES e gli autori neoclassici, sostenevano che la condizione necessaria all’equilibrio economico è l’uguaglianza tra Risparmio e Investimento.

Tale uguaglianza riverifica in modo spontaneo attraverso il Saggio di Interesse;

I classici arrivano a questa uguaglianza R=I attraverso il saggio di Interesse: se il R>I si abbassa il tasso di interesse, se il R<I allora si aumenta il tasso di Interesse

Keynes (teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta) arriva a questa uguaglianza R=I in un altro modo: egli sostiene che non si può costringere un imprenditore a investire soltanto attraverso la manovra dell’interesse, ma esso quando investe, se non ha la prospettiva di ricavi futuri, preferisce tener conto anche della moneta in circolazione nel mercato in quel momento, quindi preferisce la liquidità. Questo porterà:

investimenti

la disoccupazione

il potere di acquisto

la sovrapproduzione

a questo punto può intervenire solo lo Stato non sostituendosi al sistema economico, ma

a)      nei settori che non fanno fuori i privati a vantaggio del pubblico,

b)      nei settori che non stimolano l’offerta, se non si ritorna alla crisi.

Lo stato attraverso un intervento controllato si può risolvere la crisi, il quale adotterà come misure quelle sopradette, e per finanziare i suoi interventi ricorrerà (non a mettere le tasse), ma bensì a produrre: o nuova carta moneta, oppure attraverso il debito pubblico, quando poi le cose andranno messe al suo posto e aumenteranno i debiti, lo stato potrà rientrare in possesso dei capitali che permetteranno di ridurre il debito.










































ONDE LUNGHE E BREVI NELL’ATTIVITÀ ECONOMICA

Nell’evoluzione al capitalismo, ci sono stati ritmi di sviluppo diversi, queste variazioni/fluttuazioni hanno carattere ciclico.

Gli studiosi hanno studiato le frequenze di queste variazioni tanto nel breve, quanto nel lungo periodo.

Nell’evoluzione economica generale, al “capitalismo” ci sono stati dei cicli di sviluppo diversi, variabili avvenute in misura ciclica. Distinguiamo:

cicli lunghi

cicli brevi

cicli medi ecc..


1862 CLÉMENT JUGLAR, medico parigino, pubblicò “le crisi commerciali ed il loro periodico ritorno: in Francia, in Inghilterra e negli stati Uniti.

Egli dimostra l’esistenza di onde brevi dell’attività economica,

durano dai 6 ai 10 anni

ogni onda all’interno è caratterizzata da tre fasi: PROSPERITA, CRISI, RECESSIONE

le origini di queste fluttuazioni brevi sono determinati: dai livelli di tassi di interesse e dalla espansione o contrazione del credito.


1923 JOSEPH KITCHIN, si accorge che in Inghilterra e Stati Uniti si sono verificati degli ipocicli (onde/fluttuazioni minori)

della durata di 40 mesi

se ne accorge attraverso l’analisi dell’andamento dei prezzi all’ingrosso e del tasso di interesse.


1926 NICOLAI KONDRAT’ EV, accerta l’esistenza di onde lunghe dell’attività economica

che durano 40-60 anni

mediante una serie di statistiche relative alla Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti ecc..

nota che ciascuna onda è caratterizzata alternativamente da una fase di RIALZO (incrementi di produzione, scoperta di nuovi giacimenti, nuove tecnologie ecc..) e una fase di RIBASSO (quando si arriva al culmine, scoppia inevitabilmente un conflitto)


SIMON KUZNETS, mostra l’esistenza di IPERCICLI (movimenti secondari)

che durano dai 18 ai 22 anni

furono utilizzati anche per lo studio dei cicli dell’edilizia residenziale negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna.

Alla fine degli anni 50 rilevò una interrelazione tra le oscillazioni dilungo periodo dell’attività economica e l’ammontare degli investimenti richiesti dall’andamento della popolazione.


1939 SCHUMPETER, afferma che ci sono determinati cicli, di breve e lunga durata e anche degli ipocicli, fondati sul ruolo dell’INNOVAZIONE, nel processo di sviluppo economico.

La diversa ampiezza dei periodi di gestazione e di assorbimento degli effetti delle nuove tecnologie: determina (secondo lui) la lunghezza temporale delle onde (fluttuazioni).

Infatti nuovi prodotti o processi di produzione, nuove forme di organizzazioni,nuove fonti di materie prime e la conquista di nuovi mercati si conurano come innovazioni e si concretizzano in occasioni di investimento.

Le innovazioni per Scumpeter: si presentano in sciami o grappoli, e sono il portato della dinamicità per alcuni imprenditori, perché riescono a conseguire un profitto netto, come reddito temporaneo.


INVENSIONE = è la nuova idea dovuta all’inventore, scienziato ecc..

INNOVAZIONE = è quando sfruttiamo l’idea economicamente, quindi abbiamo l’innovazione economicamente rilevante.

Con schumpeter rileviamo il ruolo che l’innovazione ha avuto nell’ambito di uno sviluppo economico complessivo; infatti all’inizio, esse richiedono una diversa combinazione dei fattori produttivi, l’impianto di ulteriori imprese ed avviano una fase di espansione del ciclo. A mano a mano chela loro diffusione si estende all’intero sistema, però i profitti netti si riducono e la domanda si satura. È allora indispensabile la conquista di mercati esteri od offrire ai consumatori delle variazioni qualitative del prodotto, che comportano un incremento dei costi. Gli investimenti diminuiscono e si riducono i livelli di nuovo in moto il processo.


I CICLI ECONOMICI


1° ciclo va dal 1789 al 1849

2° ciclo va dal 1850 al 1806

3° ciclo va dal 1897 al 1939

Questi sono i tre cicli di Kondrat’ ev, caratterizzati ognuno da una fase di rialzo e una fase di ribasso.


Fasi Di Rialzo Fasi Di Ribasso

Dal 1789 al 1814                    Dal 1815 al 1849

Dal 1850 al 1873                    Dal 874 al 1896

Dal 1897 al 1920

Per ogni fase di rialzo (crescita) corrisponde un grappolo di innovazioni che ha determinato: l’aumento degli investimenti, del reddito e della domanda globale, dei prezzi ecc..); che hanno raggiunto un certo livello e dopo si sono manifestate delle fasi di ribasso.

per ogni fase di ribasso (decrescita) corrispondono: crisi di sovrapproduzione, diminuzione degli investimenti, abbassamento dei livelli di attività economica, che succedevano a conflitti internazionali, guerre e conflitti.


Secondo Schumpeter, i cicli di Kondrat’ ev corrispondono alle successive rivoluzioni industriali che hanno dominato il processo di sviluppo capitalistico e che hanno trovato nell’innovazione la loro spinta propulsiva, per adottare trasformazioni della società.

Infatti:              la prima rivoluzione industriale inglese,che si estese dalla fine del 700 fu originata dall’invenzione e diffusione della macchina a vapore, utilizzata nel settore tessile e quello meccanico e dalle nuove tecniche di fusione del settore siderurgico.


La seconda rivoluzione industriale fu caratterizzata dall’uso mobile della macchina a vapore,che diede sviluppo nei settori ferroviario e della navigazione, denominata “la rivoluzione dei trasporti” nel XIX° quando terminò il secondo ciclo di Kondrat’ev; accadde che all’ampliamento delle dimensione tecniche e finanziarie dell’impresa si contrappose il rafforzamento e i primi tentativi di internazionalizzazione del movimento operaio in conseguenza alla dottrina di Marx.


La terza rivoluzione industriale, che si è protratta fino al secondo conflitto mondiale,     che aveva introdotto nuove forme di energia, il petrolio e l’elettricità (che hanno aumentato la produttività).


La prima fase di depressione va dal 1815-l849 fu successiva al blocco continentale e alla restaurazione, essa fu provocata dalla continua discesa dei prezzi agricoli, che nei lunghi anni di guerra e durante la carestia del 1816-l817, avevano raggiunto livelli particolarmente elevati. Questa discesa fu aggravata dalla messa a coltura di nuove terre, spinta dall’aumento della popolazione, il paese che ne soffrì di più fu l’Inghilterra che non trovando mercati di sbocco per le proprie esportazioni ebbe una crisi di sovrapproduzione.


La seconda fase di depressione avvenuta tra il 1874-l896 si verificò dopo la guerra di secessione degli Stati uniti, quella franco prussiana ed altri conflitti di minore rilevanza. Causata dalla forte riduzione del costo dei trasporti, che permise agli Stati Uniti di

esportare i propri prodotti agricoli sui mercati europei, i quali erano più competitivi rispetto a quelli locali.

La terza fase di depressione dal 1921-l939, si ebbe all’indomani del primo conflitto mondiale. Essa fu il riflesso della riconversione all’economia di pace, dei tentativi di ristabilire ordine nei mercati monetari e,soprattutto di una latente sovrapproduzione che si manifestò con la crisi del 1929.


Dopo il 1939, verso gli anni 70, si manifesta la stagflazione (termine che deriva dall’unione di due parole (stagnazione e inflazione), dove il prezzo può aumentare senza che ci sauna fase di rialzo.


LA GRAN BRETAGNA. IL PAESE GUIDA

Origine e sviluppo della società tecnologica (1750-l870)


- gli aspetti economici dell’Ancièn régime

La rivoluzione industriale inglese è un fenomeno che si sviluppa tra il 1750-l870, un fenomeno che rappresenta un fortissimo elemento di rottura rispetto all’economia precedente, tanto che si parla di:

economia pre-industriale

economia industriale

economia post-industriale

In una società PRE-INDUSTRIALE, il ruolo che acquista il capitale è poco rilevante,in più nell’ambito dell’aspetto demografico, di una società di antico regime,vale la trappola Maltusiana, che non permette di arrivare a una crescita; nell’ambito dei trasporti si mostra inefficiente, si tratta di un economia che si caratterizza proprio per una estrema disuguaglianza tra le classi (ma non una divisione internazionale tra paesi più ricchi e paesi più poveri).

Perché si parla di Rivoluzione Industriale?

Adottiamo il termine Rivoluzione, non per sottolineare che il cambiamento è stato rapido, ma per designare la radicalità del cambiamento.

Il termine Industriale, non sta a indicare che i cambiamenti si sono verificati solo in ambito industriale, ma indica un fenomeno che rappresenta una rottura con il sistema precedente, bisogna considerare anche gli altri elementi: agricoli, ecc..

Dove si è verificata? – in Inghilterra.

Perché si è verificata?

L’Inghilterra è stato il paese in cui, si sono realizzate le convinzioni (c’erano i presupposti) per il cambiamento.

Quali erano i presupposti? – distinguiamo fattori ENDOGENI ed ESOGENI. I fattori endogeni, come fattori interni al settore industriale: nuove tecniche, nuovi investimenti, l’accumulazione del capitale, lo spirito di iniziativa manifestato ecc..; mentre i fattori esogeni, come fattori esterni al settore industriale: la rivoluzione agraria, la rivoluzione dei trasporti, lo sviluppo dell’istruzione, ecc .

Tutti questi fattori, endogeni ed esogeni hanno agito in contemporanea, non si sono manifestati uno prima o l’altro dopo,ma bensì tutti contemporaneamente, attraverso un processo cumulativo, il cui obiettivo finale era la rottura col mondo precedente.

Questa rottura prende il nome di Rivoluzione Industriale.


La rivoluzione demografica

In Inghilterra il primo fenomeno che porta alla rivoluzione industriale è:

la crescita della popolazione che dal 1700 al 1750 era stagnate, infatti passa ad un aumento da 5 a 6 milioni di abitanti, il che non era tanto preoccupante (dato l’aumento del 30%), ma successivamente, quando la popolazione tra 1750 al 1801 arriva a 9 milioni (incrementandosi almeno del 50 % rispetto a prima) il fenomeno ormai irreversibile da i presupposti.



Un altro fenomeno è l’urbanizzazione, molte città inglesi: Manchester, Londra Liverpool ecc.. Aumentano in maniera importante la propria popolazione.


Lo sviluppo demografico non esige a titolo preliminare l’industrializzazione, bensì lo sviluppo delle sussistenze.

Nell’ambito che la crescita aumenta,viene eliminata la trappola Maltusiana (ritardare l’età del matrimonio, dato che se aumenta la popolazione, diminuiscono le risorse) questo è dimostrato dal fatto che dal 1000 al 1700 la crescita della popolazione era limitata, anche se era costituita da una popolazione giovane e contenuta, caratterizzata dall’ alta fertilità e alta mortalità, anche se vi erano una serie di elementi che ostacolavano la crescita demografica (Malthus), ossia la fertilità.

Infatti si ci sposava a 20-25 anni (età tarda per quell’epoca), quindi la natalità legittima si riduceva, ma nonostante tutti questi elementi la popolazione cresceva.

La mortalità ordinaria si distingueva in: infantile e adolescenziale, poiché durante il primo anno di vita morivano il 35% + altri 200/300 bambini che non arrivavano ai 10 anni. Le mortalità erano dovute alla cattiva alimentazione, scarso igiene legate anche ad attività di tipo catastrofiche come carestie, pesti ed epidemie e guerre.

Così mentre lo sviluppo in Africa era naturale, l’Inghilterra cresceva di poco, questo significava che da un lato aumentava il livello medio di vita, dall’altro che essendoci carenza di manodopera si incominciò ad interessarsi a sostituire la manodopera con i macchinari, è quindi alta fertilità e bassa mortalità (perché i pochi sopravvissuti dopo le guerre dovevano spartire per meno persone i beni di prima necessità).


Rivoluzione agraria

L’Inghilterra era un paese la cui popolazione era ancora rurale.

L’assetto della proprietà terriera era caratterizzato da una numerosa classe di piccoli proprietari e di affittuari strettamente legati alla terra, che miravano al soddisfacimento dei bisogni della propria famiglia (regime di autoconsumo) e da un regime agrario comunitario.

I campi che componevano le proprietà, erano dispersi e mescolati, infatti le particelle, numerose erano distanti una dall’altra.

Essi si basavano su un sistema di sopravvivenza chiamato OPEN FIELD, ossia campi aperti: un tipo di sfruttamento della terra secondo regole comuni; si trattava generalmente di una rotazione triennale (sistema dei tre campi) che comportava la presenza del maggese (il riposo della terra) ogni tre anni. Inoltre a fine luglio (mietitura) le terre spoglie, assumevano la proprietà di pascoli collettivi, i COMMON FIELDS.

l’aumento della popolazione, significava aumento delle bocche da sfamare, quindi un aumento della domanda di derrate agricole. Questo indusse i proprietari a moltiplicare le esperienze agronomiche per aumentare i rendimenti.

I quali furono spinti ad una colonizzazione interna, per ampliare l’ ENCLOSURE (recinzioni), che consentirono, legalmente la chiusura dei campi aperti e delle terre comuni previa divisione.

Il movimento prese l’avvio dei grandi proprietari, che miravano al tempo stesso ad accrescere la produzione, spingendo i rendimenti e mettendo a coltura sempre nuove terre. All’inizio, dovettero sostenere con gravi difficoltà le spese per la recinzione, e dunque alcuni contadini furono costretti a vendere i loro terreni, di cui ne approfittarono i grandi proprietari.

Essi adottarono un nuovo sistema di coltura, il cosiddetto NORFOLK (sistema a rotazione continua), invece di produrre sempre grano, proposero una produzione quadriennale di                  ravizzone, Avena e Trifoglio. Il ravizzone era una pianta dalle radici profonde che consentiva al terreno di azotarsi dopo le precedenti coltivazioni, già sperimentata in Olanda; la possibilità di raccogliere foraggio e di conservarlo diede un nuovo ruolo all’allevamento del bestiame, che da brado si trasformò in tabulare; L’allevamento in stalla, oltre a facilitare il miglioramento delle razze, consentì la raccolta del letame, un elemento prezioso in un epoca che non conosceva ancora concimi inorganici.

Il tutto occorse ad aumentare la produttività specie nelle grandi aziende, e il paese riusciva a sfamare quasi l’80 % della popolazione.





La rivoluzione dei trasporti

il parlamento votò le “turnpike bills”, con le quali si permise a privati la costruzione di strade e di esigere un pedaggio dagli utenti, andando loro incontro con esenzioni fiscali e sovvenzioni.

Seguirono la costruzione e il miglioramento di canali, infine con Metcalf e Mac Adam si costruirono buone strade e si migliorò la qualità della manutenzione.

Le nuove vie di comunicazioni permisero all’agricoltura di trovare nuovi mercati, anche lontani, in cui vendere prodotti deperibili; alle città di approvvigionarsi senza timore di carestie future; agli industriali di concentrare le loro imprese dal momento che la fornitura di carbone e di materie prime sarebbe diventata più regolare e a buon mercato, senza dire della riduzione del tempo e del costo del viaggio per i passeggeri.


Il ruolo delle invenzioni

La caratteristica fondamentale della rivoluzione industriale è data:

Dal settore tessile e

Dal settore siderurgico


SETTORE TESSILE

La seta e la lana non furono le vere protagoniste dell’innovazione, dato che rappresentavano dei settori vecchi, inoltre la lana era difficile da lavorare ecc..

A differenza di questi il cotone, invece che rappresentava un settore giovane, non era innestato in contesto internazionale e non doveva scontrarsi con i vecchi settori già costituiti, quindi fu il cotonala causa scatenante rispetto alla lana, ossia il prodotto nella cui lavorazione vengono poste in essere le prime fasi della cosiddetta meccanizzazione. (non c’entrano neanche i capital, perché non è detto che la lana aveva bisogno di più capitali rispetto al cotone).

un vantaggio del cotone è legato al fatto che le sue prime innovazioni,i primi impianti le prime tecnologie sono fortemente innovativi ma non hanno bisogno di grandi capitali, sono loro che costano poco, non le materie prime.


Un altro fattore a favore del boom riguardo il cotone è legato all’abbandono di manodopera di cui invece si approfitta l’industria (l’imprenditore) perché: 1) le singole fasi che costituiscono il singolo processo produttivo sono molto semplici, quindi nelle industrie vengono introdotte anche personale femminile e infantile; 2)l’abbondanza di manodopera è legata ai cambiamenti anche in ambito agricolo, dove la gran massa di lavoratori lascia la terra per andare in cerca di lavoro, in questo modo la manodopera verrà ata a bassi costi, i prezzi si manterranno bassi (costo/vendita), quindi si potrà stimolare ulteriormente la domanda, allargare il mercato ecc..è il processo si espande.


Le innovazioni messe a punto che hanno consentito un aumento notevolissimo della produzione cotoniera furono:


Nel 1753 FLY SCHUTTLE (NAVETTA VOLANTE) DI John Kay nel 1753, con un marchingegno che permise un migliore rendimento del telaio, questo aumenterà la capacità produttiva nel campo della tessitura (ma non della filatura la quale scarseggia). tessitura quantità di filatura.

Nel 1765 SPINNING JANNY (GIANNETTA FILATRICE) DI James Hargreares, per aumentare anche la produttività della filatura.

Nel 1768 WATER FRAME (IL TELAIO IDRAULICO AD ACQUA) di Richard Arkwright

Nel 1779 MULE-JENNY (IL FILATOIO INTERMITTENTE) di Samuel Crampton, successivamente perfezionato per trattare una varietà di filati con un numero sempre maggiore di fusi.


Queste segnarono il passaggio dal lavoro manuale al macchinismo, ossia dal lavoro domestico alla manifattura. ( la capacità produttiva della tessitura e filatura).

Nel 1785 POWER LOOM (il telaio meccanico, che sostituiva il lavoro umano o animale con la macchina a vapore. Tutti questi fattori agirono contemporaneamente attraverso un processo cumulativo con un fine comune (indurre alla Rivoluzione Industriale).


SETTORE SIDERURGICO

Nell’ambito del settore siderurgico, si ci riferisce al ferro. (in Inghilterra). Il ferro considerato fonte principale perché: i macchinari, che prima venivano costruiti in legno, successivamente furono sostituiti in ferro, e dato che aumentava la meccanizzazione, in ambito industriale, si poteva parlare di industria e non più di manufatti, c’era anche più bisogno di ferro.

Anche se l’Inghilterra si trova ad affrontare due importanti problemi/ostacoli che deve necessariamente cercare di superare per arrivare all’industrializzazione.

primo ostacolo rappresentato da: il minerale di ferro, che era impuro, di qualità scadente;

il secondo ostacolo, rappresentato da: comincia mancare il combustibile (la legna), dato che l’Inghilterra era diventata una grande potenza commerciale e navale, il legno veniva impiegato sempre più nelle costruzioni di barche, navi mercantili ecc . c’era bisogno di legno.

Inoltre con l’aumento dell’urbanizzazione, si estendevano le superficie agricole messe a coltura, quindi si doveva disboscare.

Data la situazione, l’Inghilterra cercava il modo di raffinare il minerale di ferro sostituendo il carbone di legna con un altro elemento. Oppure non si riusciva ad andare avanti verso l’industrializzazione.

Allora si cercò di adoperare un’altra fonte di energia il carbon fossile; anche se dalla sua distillazione, che produceva “coort” non si riuscì a risolvere la situazione, perché questo non riusciva a raggiungere temperature elevate (perché bruciava lentamente) per permettere la raffinazione di ferro, si otteneva solo una ghisa cattiva, impura, fragile e difficile da lavorare. (un punto morto per l’industria).

Successivamente vengono fatte le opportune scoperte per superare questi ostacoli:

LA MACCHINA A VAPORE DI JAMES WATT (1764), un sistema messo a punto per togliere le impurità al minerale di ferro; una macchina motrice efficacissima, per l’applicazione all’industria, che adesso non doveva dipendere più dall’energia idraulica. Grazie ad essa fu possibile raggiungere temperature levate negli alti forni, grazie alla suffluazione dell’aria.


Quale fu il risultato?

Il risultato fu che la produzione della vita inglese crebbe in misura vertiginosa, tanto è vero che il siderurgico, rappresentò un altro grande motore della Rivoluzione Industriale, in più la macchina a vapore oltre che ad essere applicata in ambito siderurgico, modificò la stessa geografia industriale del paese.

VANTAGGI

favorì la concentrazione delle imprese perché il costo elevato degli impianti portò all’associazione di capitali e diede vita a nuove forme di organizzazione con lo sviluppo delle ferrovie, il nuovo mezzo di trasporto che mise in moto merci, capitali, prodotti e uomini;

avvicinò incredibilmente i centri di produzione a quelli di consumo;

non fu più necessario allocarsi, vicino a fiumi o corsi d’acqua per recuperare energia idraulica (battelli), fu possibile situarsi dove si preferiva;

velocizzazione dei trasporti;

della produzione

della popolazione ( per le migliori condizioni di vita)

dei costi e dei prezzi

Al singolo individuo costò molto passare da LAVORATORE (agricolo) ad OPERAIO (di fabbrica), perché questo perdeva qualunque vincolo con la Terra (era costretto a fare una scelta) nel fare l’operaio sarà sottoposto a una disciplina di lavoro ben precisa, impostagli dall’imprenditore, che sarà condizionata dalle macchine (per fermarsi o fare delle pause), quindi egli diventerà un piccolo meccanismo, facente parte dell’intero processo produttivo.

In seguito man mano che i processi saranno resi più semplici, vi verranno introdotte anche donne e bambini. La macchina a vapore, viene vista come un unico nemico da combattere, è sarà la causa del nuovo fenomeno detto “LUDDISMO”, che consisteva in manifestazioni violente di protesta con distruzioni di macchine e diffuse astensioni dal lavoro.

La nuova innovazione aveva degli aspetti positivi per quanto riguarda l’industrializzazione, e aspetti negativi per quanto riguarda gli operai stessi, i quali con al nascita di un nuovo sistema e l’abbandono delle società pre-industriale da un lato si ritrovavano aumentati i magazzini di merci a basso costo, ma dall’altro erano sottoposti a condizioni assai dure, anche perché spostandosi dalle camne alle città, provocarono un sovraffollamento, che li costringeva a stare in condizioni igienico –sanitarie assai carenti.


I RISULTATI E I COSTI DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Gli anni successivi al congresso di Vienna, hanno scatenato l’Inghilterra a una grande ondata di entusiasmo speculativo, che induceva chiunque a investire un minimo di capitale per poi raccoglierne i frutti, ma che durerà poco, perché la capacità di speculazione degli altri paesi si dimostrava inferiore, anche se Say, sosteneva che non era l’Inghilterra a produrre troppo, ma gli altri paesi a produrre troppo poco, perché poveri. Questo portava:

diminuivano le esportazioni, i profitti, i salari e aumentava la disoccupazione.

ristagna il settore commerciale, industriale, agricolo (nascono problemi).

Mentre in guerra il prezzo del grano era aumentato notevolmente, successivamente continua scendere.

L’arresto della speculazione provocò la RICONVERSIONE.

La violenta caduta dei prezzi del grano tra 1812 –1814 aveva indotto l’ala conservatrice (i grandi proprietari terrieri) a far votare dal Parlamento, una legge protettiva:

CORN LAW , in base alla quale, se il prezzo scendeva al di sotto di 80 scellini il quarter scattava il divieto di importazione.

Alla crisi degli sbocchi si accomnò una crisi monetaria e la conseguente riduzione della circolazione produsse un ulteriore riduzione dei prezzi.

1822 viene posta in essere una nuova legge un po’ più elastica che sancì l’adozione della scala mobile, ossia l’adozione di dazi protettivi a mano a mano che il prezzo scendeva sottogli 85 scellini, prezzo ritenuto remunerativo.

1838 si giunge alla costituzione dell’ANTI_CORN_LAW_LEAGUE, presieduta dagli industriali cotonieri: Riccardo Cobden e John Bright, che chiese la formale abolizione delle leggi sul grano, perché sosteneva, queste facessero aumentare il prezzo del pane; anche se in fondo c’erano ben altri interessi. La necessità di ampliare il mercato spiegava, la vera ragione era la necessità di tenere bassi i salari, onde spuntare prezzi più competitivi.


Dapprima il Parlamento, dominato dagli interessi terrieri non gli diede ascolto, ma i cattivi raccolti del1844 e 11845, nonché la carestia della patata in Irlanda, nel biennio successivo, convinsero anche i più accaniti conservatori, a schierarsi a favore dell’abrogazione delle leggi sul grano.

L’abrogazione del CORN LAW significava anche la spinta a nuovi miglioramenti dell’agricoltura, che si era adeguata nella serra calda della protezione


Adesso l’economia non aveva più base agricola, ma industriale. La percentuale della popolazione inglese delle città era superiore a quelle delle camne.


Fra il 1850-l870, l’economia inglese tocca il suo apice

apertura del canale di Suez,

rivoluzione dei trasporti

ecc.. ecc . fino ad arrivare a declinare perché dopo rallenterà il suo sviluppo.





Nel 1873 si svilupperà la fase di RIBASSO dei prezzi, perché comincia a declinare:

nascono problemi in campo agricolo (entrano in crisi i prodotti cerealicoli)

anche i trasporti

tutto questo spinge ad una politica doganale che si spinge a una visione migliore, anche perché se i prezzi diminuiscono della produzione, diminuiscono anche i salari, ma questi si scontrerebbero con i sindacati; dall’altra come conseguenza diminuisce il profitto dell’imprenditore, ma così diminuirebbero anche gli investimenti, dunque la crescita sarà lenta.


Quali sono i vantaggi di un paese rimasto arretrato?

-paesi come la Germania e Stati Uniti godono dei vantaggi dell’arretratezza, perché basta che essi imitano il modello di altri paesi già industrializzati come L’Inghilterra (anche con i suoi sprechi di soldi e sbagli ecc..) adottando solo le tecniche più favorevoli, già sperimentate da altri, e si ritroveranno a crescere molto rapidamente.


La prosperità vittoriana

Viene rappresentata quando Tra il 1850-l870 l’Inghilterra raggiunge il suo apice di prosperità. Da qui in poi, iniziò un declino relativo, ma non assoluto, nel senso che la crescita non si interruppe, ma c’ erano degli altri stati che manifestavano una crescita superiore ad essa, tanto da ridurre progressivamente il divario tra “il leader” l’Inghilterra, fino ad arrivare a superarla; e il superamento dell’economia inglese sarà supportato ad opera degli Stati Uniti d’America, che prendono conoscenza di leader, solo dopo il secondo conflitto mondiale.


Gli elementi di debolezza riguardante questo declino si riferiscono:

sia al fronte esterno

sia al fronte interno


FRONTE ESTERNO

Cominciano a manifestarsi, gli sviluppi economici di paesi come la Germania o gli Stati Uniti paesi che sono statini grado di imitare efficacemente il modello inglese, sfruttando i vantaggi dell’arretratezza e utilizzando solo le innovazioni più convenienti ed efficienti, più sviluppate, riuscendo a crescere rapidamente e a colmare il divario che c’era con l’Inghilterra. (fase discendente – 2° ciclo di Kondrat’ev)

Effetti della cosiddetta Rivoluzione dei trasporti che riducendo tempi e costi del trasporto stesso, renderà più disponibile sui mercati europei, produzioni agricole provenienti anche dalla Russia e Stati Uniti, provocando una CRISI AGRARIA che indurrà molti paesi europei sulla difensiva, i quali adotteranno verso una politica più protezionistica rispetto al passato.


FRONTE INTERNO

è evidente come il ribasso dei prezzi si scontri in Inghilterra,con una realtà in cui i sindacati (che avevano una gran forza), opponendosi alla riduzione dei salari, costrinsero gli imprenditori a veder diminuirei loro profitti, e di conseguenza ridurre anche gli investimenti.

L’Inghilterra perde mercati di sbocco: sia perché alcuni paesi con cui commerciavano con l’Inghilterra, iniziarono a far nascere una propria industria, e quindi fare a meno delle esportazioni inglesi; sia perché si incominciano ad ampliare le vie doganali.


Come reagisce l’Inghilterra?

- attraverso la coltivazione del proprio Impero Coloniale, andando a cercare coloniche, potevano fungere sia da mercati di sbocco, che da ottimi serbatoi di materie prime, basandosi su una politica coloniale.



L’Inghilterra nel corso verso l’Industrializzazione ha avuto VANTAGGI e SVANTAGGI


SVANTAGGI:

la colonia benché serve come mercato di sbocco, non può opporsi al volere della madre patria, perché in quanto colonia, lo sviluppo economico serve al paese dominante e non al colonizzatore.

La gran Bretagna, mettendo a porre in esse per prima delle innovazioni, ha avuto alcuni svantaggi, perché queste non furono fin da subito efficienti; quindi dovevano essere opportunamente adeguate al paese, comportando un dispendio di tempo e denaro per adeguare le innovazioni alle strutture ecc..come i primi binari, i primi treni che successivamente dovranno essere sostituiti con mezzi sempre più efficienti, il che non si potrà verificare in un solo momento, ma nel corso del tempo, lentamente. A differenza di altri paesi (che godevano dei vantaggi dell’arretratezza) che, sulla base di modelli già sperimentati da altri, come l’Inghilterra, muoveranno i primi passi verso lo sviluppo, ossia l’industrializzazione, adottando fin dall’inizio solo le tecniche migliori, ossia quelle che si sono rivelate più efficaci ed efficienti

VANTAGGI:

per mantenere l’Impero coloniale bisogna disperdere una natura amministrativa, militare ecc.. a questo punto Se i VANTAGGI > degli SVANTAGGI, conviene a ciascun paese colonizzatore, mantenere questo impero; ma quando gli SVANTAGGI > dei VANTAGGI non conviene più.


L’Inghilterra in effetti a partire dagli anni 70-80, ha degli Svantaggi > dei Vantaggi, ma continua a tenere la propria presenza nelle colonie perché considera anche i costi e ricavi individuali e globali: se i ricavi di un oligarchia sono > dei costi questa oligarchia manterrà le colonie; se invece i ricavi cominciano a scendere al di sotto dei costi (e quindi, quello che conviene per pochi, non conviene per il sistema generale) non manterrà le colonie. [questo un atto di debolezza dell’Inghilterra].


Questa fase progressiva di ribasso si concluderà nel 1895, con il terzo ciclo di Kondrat’ev, che prevede un aumento dei prezzi e quindi, l’avvio a una nuova fase di crescita, anche se non tutti i settori sperimentano la crescita, infatti:

1)il settore agricolo, manifesta una situazione stazionaria;

2) il saggio di crescita del settore industriale, sono buoni, ma non come quelli avuti durante la prosperità dell’età vittoriana;

3) le cose andavano meglio, per quanto riguarda il settore commerciale e finanziario; tanto è vero che allo scoppio del 1° conflitto mondiale, l’Inghilterra:

mantiene la propria Leadershipe economica,

continua ad essere l’unica potenza commerciale e finanziaria (come Londra)

ha l’impero coloniale più vasto

ha una flotta più ampia

manifestando il proprio grado di competitività raggiunto con gli Stati Uniti d’America


 


PERCHE’ SCOPPIA LA GUERRA?

il dissenso tra Francia e Germania (per quanto riguarda il possesso dell’Alsazia e Lorena)

Resistenze italiane all’espansionismo industriale tedesco

Il vero motivo è che la guerra viene ancora considerata come uno strumento per rafforzare, un egemonia, e per acquisirei territori al vincitore a scapito dei perdenti.

La Serbia si allea con al Russia- la Francia, l’Inghilterra e Stati Uniti

L’Austria con la Germania e Italia.



Alla fine della guerra, nel 1925 WINSTON CHURCHILL, cancelliere inglese, prende la decisione di ripristinare la convertibilità della sterlina in oro; ma manifesta delle perplessità sul modello da scegliere: ossia,quale tasso di cambio scegliere, quello precedentemente attuato prima della guerra, o dopo la guerra?

Questo il suo dilemma, dato che con la guerra si erano svalutate tutte le monete.


GOLD STANDARD (regime aureo, detto anche tallone aureo), un sistema monetario internazionale, che prevede la convertibilità in oro, di tutte le monete che aderiscono al sistema; nel momento in cui un paese decide di entrare a far parte, si fisserà un tasso di cambio tra la propria moneta e l’oro, e quindi il cambio diventerà fisso, per far questo dovrà attenersi ad arrivare a un sistema di cambi fissi.


GOLD EXCHANGE STANDARD 1922 a Genova, esso non prevedeva il cambio di convertibilità di tutte le monete, ma soltanto due tipi: la sterlina e il dollaro.


Winston Churchill scelse di entrare nel Gold Standard, ossia il sistema di tasso esistente prima della guerra e non quello attuale; questo significava sopravvalutare la moneta (la sterlina). Questo significava in termini economici che per un paese fortemente esportatore come l’Inghilterra, era un danno gravissimo.


Gli altri paesi fino al 1929 crebbero rapidamente, mentre l’Inghilterra non lo potrà fare, perché si sacrificavano gli interessi industriali a favore di quelli finanziari, e quando successivamente comincia a scarseggiare l’oro per il cambio sarà costretta a uscire dal Gold Standard, per evitare delle crisi, quindi chi possedeva sterline, doveva mantenere la moneta cartacea, e non può chiedere il cambio in oro. Nel 1931 l’Inghilterra è il primo paese ad uscire dal Gold Standard.


Nel momento che scoppierà il secondo conflitto mondiale 1939-45, la politica che verrà attuata e vincerà le elezioni in Inghilterra, sarà il partito dei lavoratori, caratterizzata da tre elementi fondamentali:

politica di pieno impiego (lotta della disoccupazione)

creazione del Welfare state, ossia lo stato del benessere, uno stato interventista in economia che si fa carico di garantire ai cittadini una serie di diritti sostenuti indispensabili come l’istruzione, la casa ecc..

Nazionalizzazioni, vengono nazionalizzati i settori . ..






















FRANCIA

La rivoluzione industriale inglese è stata scatenata da alcuni fattori interni ed esterni.

La Francia non disponeva di grandi quantità di carbon-fossile; la Francia non ha conosciuto la crescita demografica ( come accadde in Inghilterra), ma ciò non significa che non conobbe mai: questo accade perché solo l’Inghilterra mostra la concomitanza di certi fattori che aiutano la crescita; in Francia si verificano soltanto con un certo ritardo le invenzioni in campo agrario: mancano le ENCLOSURES (molto importante in Inghilterra, per un migliore sfruttamento della terra: ROTAZIONE TRIENNALE           ROTAZIONE CONTINUA (permette alla terra di reintegrare i suoi elementi nutritivi) , a tutto ciò consegue che l’allevamento da brado a stabile; inoltre, chi non possiede più la propria terra (caduta ai proprietari terrieri) abbandona la camna a favore della città e diventano operai; le finanze pubbliche sono difficili, tanto che verranno convocati gli Stati Generali e nel 1789 scoppia la Rivoluzione francese, poi sarà la volta di Napoleone: ecco perché la Francia è in ritardo rispetto all’Inghilterra, ma rimane un paese che si industrializza rapidamente, insieme a Belgio e Germania.

Quale è la situazione economica prima del 1789?

La manifattura sparsa a domicilio è quella più comune: produzione da parte dei cittadini-artigiani, . ; poi vi sono le MANIFATTURE REALI (GOBELIUS nata nel 1667 e si occupa della tappezzerie) chi ricevono incentivazioni dallo Stato, ma non meno di quest’ultimo.

Da un punto di vista commerciale, la Francia esportava per un 25% del commercio mondiale; ma il commercio non era accomnato da un’adeguata attività creditizia.

L’agricoltura viene rinnovata in ritardo, ancor prima che il movimento fisiocratici avesse posto in esse un programma di trasformazione agricole ispirato al modello inglese.

La Rivoluzione francese è stata un’importante tappa nel processo di modernizzazione del paese, questo processo porta ad un’istituzione del sistema feudale fino ad arrivare ad un mercato libero.

Tra il 1803 e il 1806, Napoleone apporta novità nella tessitura e nella filatura (settore strategico inglese); con gli editti di Berlino e Milano 81806-l807) attua il BLOCCO CONTINENTALE:nessun paese europeo può importare/esportare prodotti da/ in Gran Bretagna. Le consegne


Quando cade Napoleone, la situazione francese è critica (perde le colonie, le flotte, e i mercati); ma è proprio adesso che la Francia costituisce gli elementi che porteranno ad una crescita che si avvierà a partire dal XIX secolo.

In ambito agricolo, aumenteranno le sperimentazioni agricole e le produzioni.

In ambito industriale, si affermerà la fabbrica, processi di concentrazione sia tecnici che finanziari: tutto ciò sull’esempio dell’Inghilterra. Ci sarà la meccanizzazione degli impianti, l’uso della macchina a vapore ed il suo uso mobile ferrovie: molto importanti in Francia per lo sviluppo dell’industria pesante. In ambito commerciale, la rivalità tra Francia ed Inghilterra termina perché nel 1860 Napoleone III stipula un trattato. All’inizio degli anni ’70 scoppiò la Guerra Franco-Prussiana ed incomincia la crisi; invece la Prussia, l’Alsazia e la Lorena (l’Alsazia è importante, perché è un centro tessile di 1° ordine; la Lorena per le materie prime possedute, tra cui carboni e minerali di ferro) ed esige il amento delle riparazioni di guerra (5000.000.000 di franchi – oro per il 4,5: ciò provoca il fatto che avendo cambio fisso, se la Prussiana grandi quantità di oro nelle sue casse dove aumentava il valore della carta – moneta). Con emissioni di titoli del debito pubblico a le conseguenze la Prussia: se le entrate statali ano il debito pubblico e gli interessi, allora non possono curare gli investimenti rallentamento.

La Francia è anche colpita da una crisi agraria, causata dall’importazione di cereali da fuori a più basso prezzo, grazie anche a trasporti. La viticoltura francese è colpita dalla fillossera. Ricrede che è stato il patto stipulato da Napoleone III a provocare tutto ciò, nel 1892, la TARIFFA MERIN alza i dazi. Ma se va bene nel corto periodo, non va bene nel lungo, perché ormai molte aziende sono fuori dal mercato e continuano a sopravvivere perché protette, ma se si immettono nel mercato internazionali, queste non riescono più a sopravvivere.

Quando scoppia la 1° Guerra Mondiale, la Francia entra nel G.E.S. con un tasso corrente (si prende atto della svalutazione, non come fece l’Inghilterra) e solo così si riesce ad andare avanti fin quando non c’è la crisi del ’29 e quando nel ’31 l’Inghilterra decide di non convertire più. In Francia: disoccupazioni, calo della produzione, i governi non riescono a governare; nel 1936, governa il fronte popolare (socialisti e comunisti) e fa gli ACCORDI DI MATIGNON aumentano i salari e riducono gli orari di lavoro    i capitalisti vanno all’estero. Nel 1936 si svaluta il franco, ma ormai la situazione è compromessa.

La Germania conquista la Francia in soli 40 giorni. Non si capisce perché la Francia non svaluta negli anni ’30 nuovamente la moneta, come aveva già fatto prima, uscirà dalla crisi del ’29 a differenza dell’Inghilterra


un programma economico ( che non mira a controllare la produzione , ma ad orientarla) con Charles de Grulle.













































2. Crescita e decollo dell’economia italiana (1860-l918


2.1 LA POLITICA LIBERISTA ED I SUOI EFFETTI

Nel momento in cui l’Italia si unifica, bisogna scegliere che tipo di sviluppo adottare: politica libero scambista o protezionistica? La differenza di fondo tra le due scelte consiste che nel libero scambista in senso assoluto, non esistono dazi doganali; nella politica protezionistica vi sono presenti dazi doganali maggiori o minori.

Nel momento in cui l’Italia si unifica viene estesa su tutto il territorio la tariffa doganale esistente nel Regno di Sardergna, quindi non proprio un libero scambismo, ma una tariffa che prevedeva dazi doganali molto bassi.

Se facciamo un confronto della situazione vigente nell’ex-stato Pontificio e nel Regno delle due Sicilie noteremo come i dazi doganali che vengono imposti all’intero territorio nazionale, solo quelli vigenti soltanto in Sardegna sono molto più bassi rispetto a quelli richiesti in passato.

Quali furono gli effetti economici dell’adozione di una politica libero-scambista                             (con dazi doganali bassi)?

Questa politica venne scelta per tre motivi fondamentali:

per fare in modo che i prodotti italiani potevano avvalersi di mercati di sbocco non protetti;


Una latro elemento che fa favorire questa scelta fu il fatto che la Francia e l’Inghilterra avevano un ruolo molto rilevante nel processo di unificazione politica coinvolto, quindi occorreva are un prezzo per l’appoggio politico al processo di unificazione (cioè aprire il mercato italiano ai prodotti che venivano dagli altri paesi), tenere bassi i dazi doganali, per far in modo che Francia e Inghilterra potevano scambiare i loro prodotti in Italia senza essere costretti a are dazi doganali molto alti.


Per evitare che all’Italia fossero precluse, interdette le sue reti internazionali di traffico che in quel momento avevano il liberismo come base, come punto di riferimento;


Chi ci guadagnava e chi ci perdeva da una scelta di questo tipo?


VANTAGGI E SVANTAGGI DELL’ITALIA?

All’interno di un paese, molto, ma molto ritardatario (come l’Italia) il fatto che si apra ai prodotti stranieri, può rappresentare un vantaggio per l’Inghilterra e la Francia, ma uno

- svantaggio per l’imprenditore italiano, perché l’acquirente acquistava prodotti inglesi e francesi invece di quelli italiani, quindi non si poteva avviare nessun processo di modernizzazione industriale italiana (un più o meno lungo processo di protezione del proprio apparato industriale) altrimenti non si sarebbero potute verificare le condizioni indispensabili per concorrere ad armi pari con le produzioni inglesi. Per sviluppare adeguatamente l’industria nazionale e valorizzare il prodotto italiano, dunque si sarebbe dovuto adottare una politica protezionistica.

Perché se in Italia l’industria è in forte ritardo è immediatamente dopo l’unificazione, si apre il mercato a prodotti più avanzati, tecnologicamente, consumatore e la marca" class="text">il consumatore, lasciato libero di poter decidere acquisisce, il prodotto che li costa meno; questo significa che il livello industriale italiano né risente; quindi se l’obiettivo era quello di sviluppare adeguatamente l’industria italiana, è chiaro che questo obiettivo nei nostri mercati all’estero non viene perseguito.


- Uno vantaggio poteva derivare dal settore agricolo, che avendo la possibilità di beneficiare dei mercatini sbocco non protetti, i prodotti agricoli, potevano essere smerciati e i profitti conseguiti, realizzati in maniera consistente avvantaggiati dai piccoli proprietari terrieri; ma purtroppo anche l’agricoltura non era tra le più moderne soltanto qualche area del nord o del sud, che praticava colture intensive e specializzate: agrumi, vite, l’ulivo ecc.. nessun prodotto agricolo poteva crescere la concorrenza con prodotti agricoli provenienti dall’estero e non potevano neanche imporsi sui mercati esteri, proprio perché l’agricoltura italiana non era tra le più efficienti.


Tuttavia, [sia per are un prezzo a Francia e Inghilterra, sia per tentare di farsi aprire una via nei mercati di sbocco non protetti; sia per non distinguersi sostanzialmente dalle correnti dal credo liberista che imperversava in quel momento] l’Italia scelse di adottare una politica tipo libero-scambista, combattere i dazi doganali, rinviando a data da destinarsi il processo di industrializzazione, cercando in questi quindici anni di sviluppare adeguatamente le condizioni favorevoli allo sviluppo nell’agricoltura e di accumulare capitali necessari.


Quali furono gli effetti sul settore manifatturiero?


Questa scelta portò effetti negativi anche nel settore manifatturiero, perché stando così le cose non si poteva avviare un industrializzazione, perché il consumatore finale, lasciato libero si scegliere avrebbe preferito prodotti molto più evoluti, di basso prezzo. Tra l’alto Nell’ex-Regno delle due Sicilie e nell’ex-Stato pontificio l’adozione di una politica scambista (abbattimento delle barriere doganali) fece sire quelle attività manifatturiere (che non riescono a concorrere ad armi pari con le industrie) cresciute all’ombra del protezionismo spariscono perché non sono più protette non c’e l’ ha fanno a competere con le industrie settentrionali, quindi o lo Stato le proteggeva o queste sarebbero sparite.


Anche le condizioni di trasporto e le stesse infrastrutture non erano favorevoli allo sviluppo data questa scelta politica, poiché non riversavano delle migliori condizioni, a causa di carenze di stradali e degli alti costi di trasporto ecc . questo produsse due effetti:

uno negativo, il fatto che la gran parte dei commerci extra nazionali continuavano a operare via mare (carenza di strade)

uno positivo, la carenza infrastrutturale, funge da produzione indiretta, dato i bassi dazi doganali e i costi di trasporto molto elevati servirono da protezione indiretta.


Preso atto della situazione il governo italiano cominciò a cercare di porre rimedio a questa grave carenza infrastrutturale, avviando un processo di costruzione, e reti ferroviarie, anche se la società non era ancora sviluppata; questo rappresentò un grave sbaglio (nei mezzi e nei modi), perché prima si doveva raggiungere il pieno sviluppo di tutte le attività che permettevano di costruire adeguatamente il ramo ferroviario e poi si può avviare questo processo di costruzione, altrimenti una volta che lo Stato avrebbe avviato questo processo di costruzione, mancando l’industria nazionale, adeguata, ci si rivolgerà all’estero, le commesse dello Stato verranno fatte ad uso e consumo delle industrie straniere, così:

da un lato lo Stato si INDEBITA (a vantaggio delle industrie straniere)

dall’altro questo provvedimento, conserve a rafforzare lo sviluppo interno, ma lo sviluppo esterno.


Quali furono gli effetti della situazione finanziaria?

la situazione finanziaria nel momento dell’unificazione non è delle migliori, tanto da rendere estremamente difficoltoso, l’avvio di processi di tipo economico, particolarmente importanti, nel senso che quando l’Italia si unifica la situazione del debito pubblico è pari a tre miliardi di lire (l’Italia nasce con un debito pubblico pari a tre miliardi di lire). Successivamente dal 1861 al 1866 passa da tre a sei miliardi di lire, perché lo Stato non è in grado di contenere le spese e aumentare le entrate, quindi se le uscite superano le entrate è chiaro che il debito pubblico non può far altro che aumentare,da 3 a 6 miliardi di lire.








Lo STATO per arrivare a questo tipo di programmi (di modernizzazione dei trasporti, agricoltura ecc..) e avendo bisogno di denaro (per deve muovere guerra contro l’Austria, necessaria per conquistare il Veneto),


Come fa ad acquisire questa liquidità?


EMETTE TITOLI DI DEBITO PUBBLICO, di conseguenza aumenta il debito nazionale “la rendita italiana” la quale viene emessa sotto la pari, cioè al di sotto del suo livello nominale, e viene dunque emesso al disotto del 70 % del proprio valore nominale, per incentivare il suo collocamento parte in Italia e parte all’estero , di cui dovrebbe disporre anche lo Stato, anche se la situazione finanziaria viene ad essere in mano agli umori speculativi internazionali: perché da un lato affluisce capitale straniero in Italia, ma dall’altro tra il 1865-86 la quotazione del debito pubblico non fa altro che scendere fino ad arrivare a 36 da 100 di partenza; [così da un lato torna il titolo pubblico in Italia],dall’altro ci sono flussi monetari che vanno all’estero, che portano a una crisi del sistema bancario (fallimento)];

Questa diminuzione di flussi monetari porta a una crisi del sistema bancario e per evitare il fallimento si arriva . .


. ..Nel maggio del 1866 il ministro Schialogna prende la decisione di instaurare il corso forzoso, ossia la sospensione della convertibilità della moneta in oro. Questo ebbe effetti positivi sulla bilancia commerciale, poiché: stimolò le esportazioni e frenò le importazioni che dovevano essere ate in moneta metallica.


Questo fa perdere la propria credibilità all’Italia, perché il gold standard o tallone aureo o regime aureo è un sistema che prevede la convertibilità delle monete in oro, però per continuare a mantenere questa convertibilità bisogna avere un economia forte, uscire dal gold standard significava mostrare a tutti politicamente che l’economia non è più star, forte, e quindi l’Italia mostra al resto dei paesi aderenti di non attraversare un buon momento di forma, perdendo la credibilità internazionale. Questo significa che il flusso dei capitali provenienti dall’estero si arresta, perché datala situazione non c’è nessuno disposto a scommettere sul sistema italiano


Com’è possibile nel 1876 non potendo ricorrere all’estero a raggiungere la parità del bilancio?

aumentando i TRIBUTI e le TASSE (in particolare la tassa sul macinato sul macinato)

un altro modo per ridurre il debito pubblico fu caratterizzato dal fatto che l’Italia una volta fuori dal Gold Standard poteva EMETTERE TITOLI IN CARTA che venivano convertiti in oro e quindi non doveva rispettare il rapporto di cambio, quindi in teoria si poteva produrre in teoria quanto voleva, perché in pratica l’aumento della carta moneta poteva produrre inflazioni (una manovra pericolosa che viene attuata per fare liquidità); cioè si batte carta moneta che dovrà circolare nel corso forzoso.

attraverso la vendita dei beni della manomorta ecclesiastica, di quei beni della Chiesa non utilizzati per fini di culto che vennero avocati dallo Stato e messi all’asta.


Tutti questi fattori avrebbero potuto favorire una crisi agraria, che poteva nascere soprattutto dalla vendita di queste terre,per cambiare la struttura fondiaria del nostro paese ridistribuire la Terra darla a chi non ne possedeva ecc. ma questo non accadde, perché andò a finire sempre dai soliti nobili, perché erano gli unici ad avere capitali, per poter acquisire queste proprietà, quindi dato che lo Stato aveva bisogno di urgenti capitali e chiaro che le terre vennero vendute o meglio svenduti (non ati a prezzo di mercato) ai nobili, proprietari terrieri, una soluzione andata persa.





Attraverso questo tipo di manovre l’Italia riesce a raggiungere il pareggio nel 1876


Quindi arrivati al pareggio del bilancio l’intera politica economica attuata dalla dx storica tra l’altro tra

Il 1870-l874 la famosa RIPRESA INDUSTRIALE aveva mostrato a tutto il territorio, il grado di arretratezza tecnologica in cui versava l’Italia e soprattutto l’enorme divario tra nord e sud del nostro paese, Tant’è vero che questa politica venne messa sotto accusa (quella libero scambista) e nel momento in cui la sx storica prese il potere è avviò un'altra politica di tipo protezionistica, con una riforma tariffa doganale nel 1878, che prevedeva l’aumento dei dazi doganali.Questa venne applicata ai prodotti agricoli e tessili, quindi questo significava tutelare proteggere il sistema economico esistente, le industrie e l’agricoltura esistente, ma nessun tipo di incentivo al processo di modernizzazione, ossia nascita e crescita di settori nuovi


La protezione doganale venne accordata all’industria tessile in misura più elevata alla tessitura e più moderata alla filatura, quindi era volta a tutelare il grano ed i prodotti tessili, essa seguì una logica di difesa della struttura economica esistente e non si pose alcun obiettivo di industrializzazione del paese né tanto meno di sviluppare alcuni settori.


Alla fine del 1878, la crisi [come quella agraria dovuta a cause internazionali che costrinsero ad adottare una politica protezionistica la gran parte degli Stati Europei, compresa l’Italia, derivata dall’abbondante produzione di cereali, di altre derrate e di carni affluita sul mercato europeo portò al crollo della produzione provocando una forte crescita della disoccupazione, la crisi colpì anche le attività finanziarie e industriali, minacciando la stabilità del sistema economico ]che aveva investito l’economia italiana, sembrò essere stata superata attraverso l’adozione dei dazi doganali, che mostrarono i primi effetti di ripresa, tanto che nel 1880, giudicate positivamente, le condizioni della finanza statale, del credito e della bilancia commerciale, il governo ritenne che fosse il momento di abolire il corso forzoso.

Il disegno di legge, presentato dal ministro Magliani prevedeva l’ottenimento di un nuovo prestito estero per ridurre la circolazione bancaria, condizione indispensabile per il ritorno alla libera convertibilità, senza rischiare una gran esportazione di oro.


Il prestito di 644 milioni di lire venne ottenuto attraverso la mediazione di tre gruppi bancari, uno italiano, rappresentato dal CREDITO MOBILIARE e dalla BANCA NAZIONALE, uno francese CAISSE D’ESCOMPTE ed uno inglese BARING e HAMBRO.


La legge del corso forzoso venne approvatali 18 aprile del 1881, ma entrò in vigore solo due anni dopo, nell’aprile del 1883, quando gli sportelli vennero aperti solo al cambio dei biglietti, in moneta d’argento.


2.2 LA SVOLTA PROTEZIONISTICA

Il clima di ottimismo, instauratosi in Italia inseguito agli effetti prodotti dall’abolizione del corso forzo sospinse ad iniziative che ebbero carattere puramente speculativo:

in ambito immobiliare nelle aree urbane di Roma e Napoli. Cominciò una corsa verso l’acquisto di aree fabbricabili da lottizzare e rivendere da parte di società, speculatori, costruttori, uomini d’affari provenienti dall’Italia centro settentrionale e particolarmente dal Piemonte e dal Veneto.

Costoro crearono società finanziarie, attraverso le quali riuscirono ad ottenere crediti dalle grandi banche e Istituti di emissione.



Gli investimenti si diressero anche verso spese pubbliche come: le costruzioni ferroviarie e l’industria siderurgica (ferro), le quali utilizzarono largamente il credito delle maggiori banche ordinarie,cioè il Credito Mobiliare e la Banca Generale

Costituzione della società fonderia e acciaieria di Terni, avvenuta nel 1884, resa possibile dall’intervento dello Stato attraverso l’ordinazione di commesse a prezzi elevati per la fornitura alla Marina militare di corazze e apparecchiature navali

Da questa iniziativa prese sviluppo anche l’industria cantieristica per la produzione di navi a vapore che il governo incoraggiò con premi di navigazione alle linee funzionanti con navi costruite in Italia e premi di costruzione ai cantieri che avessero utilizzato i prodotti della siderurgia nazionale.

Gli interventi statali fecero crescere gli investimenti a favore del nascente processo di industrializzazione contribuendo a risolvere il problema dell’arretratezza strutturale del mercato italiano dei capitali, quindi ormai l’avvio del processo di industrializzazione era ormai un fatto acquisito.

La fase depressiva dell’economia italiana sorse tra il 1888 e il 1896, ossia la fase ascendente dei prezzi del ciclo Kondrat’ev.



Il periodo che va dal 1888 al 1896 può essere etichettato come “gli anni più neri dell’economia mondiale” ossia la fase depressiva dell’economia identificata dal:

ristagno del reddito nazionale,

caduta degli investimenti

macchinari, mezzi di trasporto

impianti e attrezzature

diminuzione del prodotto interno lordo

furono la causa dell’interruzione del processo di crescita industriale, che colpì: l’ammodernamento tecnico del settore secondario (evidenziato dalla crescita dei rami industriali più avanzati e competitivi come: la siderurgia, impianti e macchinari); dalla contemporanea contrazione della produzione artigianale dell’economia italiana, ottenuto con l’intervento dello Stato; le piccole imprese artigianali e del lavoro a domicilio ( i quali dopo la crisi agraria erano stati assorbiti dalle fabbriche condotte con criteri capitalistici); Il sistema bancario ( che aveva partecipato attivamente all’avvio dell’industrializzazione) che mostrò i suoi primi segni di degradazione a partire dagli anni 90’

Nel nostro paese contavamo 6 istituti di emissione:

Text Box: QUESTI POTEVANO BATTERE MONETAla BANCA NAZIONALE TOSCANA,

la BANCATOSCANADI CREDITO,

la BANCA ROMANA,

il BANCO DI NAPOLI

il BANCO DI SICILIA,


Ad un certo punto una commissione di inchiesta accerta uno scandalo, il cosiddetto scandalo della Banca Romana, la quale aveva duplicato biglietti di Banca, per la somma di 40 milioni di lire, utilizzati per finanziare politici e giornalisti. Questo uso illecito del diritto di battere moneta, costò caro alla Banca perché in un primo momento l’inchiesta condotta dal senatore Alvisi e il funzionario bigini nel 1889 non fu pubblicata per evitare uno scandalo, perché gli effetti sarebbero stati molto rilevanti. Tuttavia Nicola Colajanni rende pubblici risultati dell’inchiesta in Parlamento durante una seduta , ora che i tempi erano più maturi, per procedere ad un riordino degli Istituti; e per evitare i guasti che gli eccessivi numeri di emissione ha prodotto, si dovettero adottare dei rimedi.

Dunque con una nuova legge del 10 agosto 1893 si riformò il sistema delle banche riducendo il numero di istituti, vennero costituite:

La BANCA D’ITALIA, nata dalla fusione fra la Banca Nazionale nel Regno, la Banca Toscana di credito e la Banca nazionale Toscana,ponendola sotto la vigilanza del Ministero del Tesoro;

IL BANCO DI NAPOLI;

IL BANCO DI SICILIA.

Mentre la Banca romana viene lasciata al suo destino.

Sul versante degli Istituti di credito invece, occorre colmare la profonda lacuna, il profondo vuoto lasciato dalla caduta di Banca generale e credito mobiliare, tant’è vero che

nel 1894, venne costituita la Banca commerciale Italiana

nel 1895, venne costituito il Credito Italiano

Queste banche nascono imitando il modello tedesco, la banca mista, perché la banca mista/universale nasce in Germania.

Viene detta banca mista non perché utilizza capitali anche stranieri, o capitali pubblici e privati, è mista perché: raccoglie denaro a breve termine, (come il deposito di nuovi clienti) e lo finanzia a lungo termine, per finanziamenti indirizzati soprattutto nell’area industriale.

La specificità della banca mista è di:

esercitare contemporaneamente il credito a breve-medio e lungo termine; ovviamente questa attività è molto rischiosa, però attraverso questo tipo di banca si e in grado di raccogliere enormi quantitativi di capitali e indirizzarli verso il ramo industriale, dato che il capitale ha assunto un enorme importanza nell’ambito della cosiddetta 2^ rivoluzione industriale, in cui occorrono capitali e alti livelli di istruzione, proprio perché sono diversi i settori a parte la rivoluzione stessa, non più tessile e siderurgico, tutti i settori che hanno bisogno di enormi capitali, la banca mista attuando questo meccanismo è in grado di raccoglierli,e indirizzarli verso lo sviluppo industriale. Infatti essa (banca mista)

viene considerata un ottimo strumento per fare capitale, infatti è considerata un fattore sostitutivo nell’ambito del percorso di industrializzazione.

L’Italia nel momento in cui vengono a cadere la Banca generale e il Credito Mobiliare, segue questo modello (la banca mista) e vengono costituite le suddette

Banca commerciale (COMIT)

Credito Italiano (CREDIT)

Ma non erano gli unici, infatti il

Banco di Roma già nato, nel 1880 ma poi si convertì in banca mista, un'altra banca mista la

società Bancaria Italiana di Milano

Ma la banca mista non svolge soltanto questo tipo di operazioni, è una banca che assiste l’industria da quando nasce fino a quando muore, perché: non soltanto la finanzia ma mette a disposizione dell’industria, tutta una serie di servizi, come ad esempio,

cura il collocamento dell’azioni dell’industria, inoltre

acquisisce pacchetti azionari dell’industria che finanzia, quindi non è solo una funzione di finanziamento, il legame tra Banca e Industria diventa sempre più forte (anche se pericoloso).


Ma qual è lo scopo della banca, controllare le imprese? No!

Le banche miste vogliono acquisire pacchetti azionari per seguire da vicino lo sviluppo dell’impresa aziendale, perché attraverso il pacchetto azionario, la banca partecipando al consiglio di amministrazioni può seguire da vicino le evoluzioni dell’industria finanziata.


C’è qualcuno o qualcosa che impedisce la banca che ha già finanziato ad esempio la prima industria siderurgica, di finanziare anche la seconda, la terza ecc..? No!

Se non c’è nulla che impedisce questo tripodi operazione, nel momento in cui noi andiamo a finanziare quelle imprese, e seguiamo da vicino il loro andamento, noi (cioè la banca mista) siamo in grado di sapere prima degli altri dove arriverà l’intera l’impresa finanziata (siderurgico o meccanico . ) a me, in quanto banca mista non interessa gestire il pieno controllo dell’impresa che finanzio, non devo adottare io la gestione, imporre la gestione, mi interessa solo dove arriverà l’impresa, e visto che finanzio anche le altre ho informazioni riservate, su tutto il settore. Questo è un modello che si differenzia nettamente dalle altre, che acquisiscono queste informazioni normalmente sul mercato finanziario; il modello tedesco invece, abbiamo poche informazioni riservate che altri sanno prima di altri, e sfruttano queste per fare profitto

Quindi l’Italia imita il modello tedesco,nel momento in cui deve colmare il vuoto lasciato da Banca generale e credito mobiliare, creando questo modello di banca mista creando le quattro banche suddette: COMIT, CREDIT ecc.






2.3 IL DECOLLO ECONOMICO

Il periodo che va dal 1896 fino allo scoppio del primo conflitto mondiale cioè 1914, finalmente siamo arrivati al decollo industriale italiano (fine XIX°secolo) per avviare un processori industrializzazione decente. I fatti accaduti precedentemente hanno contribuito con il protezionismo, indispensabile per ciascun paese ritardatario per costituire, e far camminare con le proprie gambe l’industria nazionale che senza l’adeguata protezione, industrie più evolute, ossia paesi più tecnologicamente più avanzati, avrebbero stroncato già sul nascere, ai primi tentativi.

I primi 15 anni, quelli della dx storica, sono anni in cui si rinvia il processo di industrializzazione, cercando invece di incentivare lo sviluppo agricolo (lo sviluppo interno dei fattori, per permettere l’industrializzazione) che aveva seri problemi.

Il decollo industriale, rappresentò un periodo più favorevole, anni in cui si parla del 3° ciclo di Kondrat’ev (inizia la fase ascendente), quindi una condizione favorevole che produce:

un intensificazione negli scambi;

un intensificazione nelle esportazioni

non solo in Europa, ma anche Stati Uniti e Giappone.

Finalmente l’Italia coglie l’occasione per il proprio processo di industrializzazione, approfittando appunto di questa congettura favorevole internazionale, però se nei periodi precedenti non si fossero manifestate le condizioni politiche sociali favorevoli all’industrializzazione, questa non si sarebbe avviata.

Quali sono stati i fattori determinanti dello sviluppo? e quali i limiti?

intensificazione degli scambi, fase ascendente del terzo ciclo kondrat’ev, partiamo da un aumento dei prezzi per intensificare gli scambi;

la politica protezionistica attuata sin dal periodo precedente (nel 1978, l’aumento dei dazi che hanno protetto l’agricoltura e tessile doganali poi nel 1887 proteggiamo anche i settori nuovi moderni, quindi sfruttiamo questa politica protezionistica , perché possiamo consolidare, quanto di buono nel ramo tessile e nell’industria legata all’agricoltura e poi possiamo avviare una crescita industriale, nei cosiddetti nuovi settori: siderurgia, chimica, meccanica ecc . ;

L’azione delle banche miste, senza il contributo della banca mista non ci sarebbe stato lo sviluppo, contributo dato da questo nuovo modello di banca;

Il settore agricolo finalmente riesce ad accumulare i capitali necessari che servono all’industria

L’intervento dello Stato la nascita della CREDIT del 1884, ampiamente stimolata dallo Stato attraverso le commesse.

I LIMITI dello sviluppo? non si sviluppa l’intera economia, il carattere dualistico della nostra economia, il divario tra Nord e Sud, noi c’è lo troviamo nel momento in cui l’Italia si unifica, abbiamo visto come i primi 15 anni, non servono a nulla, la politica protezionistica non lo riduce arriviamo finalmente alla fine del secolo in cui abbiamo l’industrializzazione, ma la maggior parte delle industrie dove sono collocate a nord quindi:

accentuiamo il carattere dualistico allo sviluppo, si aggrava il divario tra nord e Sud, in passato non si è fatto nulla per diminuirlo e senza l’appoggio dello Stato alcune imprese sarebbero state sorpassate da quelle più avanzate.

senza il supporto dello stato alcune industrie potevano cadere

Nei settori industriali trainanti, l’Italia sta appena cominciando, quindi c’è un enorme differenza tra produzione italiana e quei paesi che sono ben più avanzati, più evoluti l’Italia ricopre un ruolo assai marginale nei settori trainanti








Abbiamo detto che i limiti dello sviluppo furono tre:

un aggravamento tra Nord e Sud, dal fatto che la gran parte delle industrie avanzate sono collocate al nord e in questo periodo parliamo anche di sviluppo agricolo,non soltanto industriale, però anche nel settore primario il grosso della crescita viene localizzato a nord piuttosto che a sud, è questo non fa altro che aggravare il divario già preesistente

Per quel che riguarda le attività industriali abbiamo detto che l’Italia avvia la propria crescita, ma nei settori trainanti rimane sempre indietro anche perché non può recuperare in pochi anni, come nel settore Siderurgia, metallurgia in generale, abbiamo detto che nasce la Terni nel 1884,mentre alla fine del secolo in poi abbiamo altri nomi importanti come ad esempio l’ILVA (1905, l’ANSALDO,la FIAT, l’industria meccanica, la società d’ELBA,per quel che riguarda il settore chimico, nascono le industrie farmaceutiche come la CREDIT,nell’ambito dell’industria meccanica: Ansaldo, Fiat, Olivetti, che nasce per quanto riguarda le macchine da scrivere, si tratta di industrie localizzate al nord.

approfittando di prezzi crescenti gli scambi si intensificano le esportazioni italiane aumentano in misura significativa però e altrettanto vero che le importazioni aumentano anch’esse e in questo periodo le importazioni superano le esportazioni, quindi abbiamo un deficit,nella nostra bilancia commerciale.


Come hiamo questo deficit? attraverso:

il settore turistico

le rimesse degli emigranti


parlando di importazioni e di esportazioni, in questo periodo l’Italia cosa poteva esportare,quali erano i prodotti più appetibili nei mercati internazionali (nell’ambito: importazioni > esportazioni) prodotti alimentari, tessili, nulla che riguardasse i nuovi settori.


I Prodotti metalmeccanici hanno scarsa rilevanza: sia perché la tecnologia,italiana e meno avanzata, sia perché l’Italia è un paese che ha carenze di materie prime,tant’è vero che deve importare grandi quantitativi di carbone e ferro; in più i paesi stranieri possono contare su una forza maggiore, forza economica, politica, aziendale e si servono di questa forza per acquisire sempre nuovi mercati, e l’Italia da questo punto di vista è ancora debole; e comunque poi è vero che aumentano le esportazioni, ma di prodotti tradizionali, non nuovi, aumentano un po’ di più le esportazioni il saldo della Bilancia commerciale e negativo e viene ato attraverso il turismo e la rimessa degli emigranti (soprattutto negli anni più neri uno dei segnali e la gran massa di italiani che si recano oltre oceano, non sono i soli perché nella 2^ parte del XIX° secolo il fenomeno della migrazione internazionale, è un fenomeno generale; quindi attraverso lo sviluppo del settore turisti con le rimesse di chi è emigrato in cerca di fortuna, si riesce a sanare questo debito.


[abbiamo analizzato questo punto di vista, delle attività commerciali, agrari e attività industriali, quando parliamo di decollo industriale dobbiamo fare riferimento al fatto che finalmente l’Italia avvia il proprio processo di industrializzazione riguarderà i settori nuovi , anche se il divario con gli altri paesi rimane elevato, anche perché gli altri paesi possono sfruttare una serie di vantaggi che l’Italia non ha come: materie prime forza ambientale politica economica che l’Italia non può farlo]











2.4 L’economia di guerra  

Nel momento in cui scoppia il primo conflitto mondiale, l’Italia e in grado di affrontare, la sollecitazione che il coinvolgimento a una guerra può dare? Chi è che preme per fare entrare l’Italia in guerra?


Nel 1914, l’Italia scelse il regime di neutralità. Nel 1915 i più decisi a spingere l’Italia ad entrare in guerra furono:


I siderurgici, che cercavano di migliorare le loro strutture tecnico-produttive e di superare le loro difficoltà finanziarie;

Le spinte interventistiche del movimento nazionalistico, ossia i nazionalisti;

Settore meccanico ed elettrico, si fecero via via più pressanti;

questi fecero scendere in campo l’Italia in favore di Francia e Inghilterra, una scelta quasi obbligata dato che erano questi i paesi a fornire la maggior parte delle materie prime ed il combustibile necessario all’economia italiana.

L’entrata in guerra indusse il governo ad emettere un prestito nazionale e ad istituire il Consorzio Su Valori Industriali (CSVI) che avrebbe dovuto far fronte per un eventuale crollo dei titoli industriali, i CSVI furono dotati di un capitale di 25 milioni di lire, elevato poi a 40 mila alla vigilia della guerra sottoscritto da tre Istituti di Emissione:

o       Banca d’Italia                                     Monte dei paschi di Siena

o       Banco di Sicilia                 e da altre banche come Istituto San Paolo di Torino

o       Banco di Napoli                                 Cassa di Risparmio Lombarda


Il consorzio fungeva da Banca d’Italia, poteva concedere sovvenzioni su pegno di titoli industriali e note di pegno dei magazzini generali fino a ad un massimo di dieci volte il proprio capitale e ricorrere al risconto presso gli istituti di emissione ad un tasso di un punto e mezzo inferiore a quello ufficiale.


L’obiettivo fondamentale era la produzione bellica, che l’Italia poté soddisfare solo con la formazione di questi comitati regionali di mobilitazione costituiti con lo scopo di mobilitare e coordinare la produzione bellica.


Quale sono i compiti dei CRM


erano presieduti da un ufficiale di grado elevato e composti da importanti esponenti dell’industria,che avevano il compito di decidere su quali stabilimenti ripartire le commesse belliche statali e ricontrollare il rispetto delle scadenze di consegna delle forniture , essi inoltre potevano dichiarare quali stabilimenti erano ausiliari e quali non l’ ho erano.


La dichiarazione di ausiliarità che veniva data a uno stabilimento industriale:


da un lato (gli stabilimenti) erano privilegiati nell’approvvigionamento delle materie prime e nell’attribuzione delle commesse statali, che gli venivano ati dallo stato a buon prezzo, superiore a quello di mercato, proprio perché si era in guerra e si dovevano produrre le richieste belliche, quindi questo significava anche più profitto per l’imprenditore (più guadagno);


Dall’altro essendo però, sottoposti alla giurisdizione militare che poneva tutto il personale sotto la sorveglianza di soldati e carabinieri, di conseguenza gli operai sospendevano tutte le conquiste sindacali ottenute in passato come: gli scioperi, divieto di lavoro notturno di donne bambini, i limiti massimi di lavoro ecc..il lavoratore diventava più produttivo, quindi produceva di più. (più produzione, per l’imprenditore)


La domanda per le esigenze belliche vero che fece crescere prevalentemente alcune imprese come quelle siderurgiche (ILVA, ANSALDO dei fratelli Perrone, specializzata nel ramo cantieristico), meccaniche (BREDA, FIAT) ma ebbe anche effetti per l’industria elettrica, tessile e chimica.


Ma si trattò di una crescita artificiale, non naturale perché in questo contesto di produzione bellica ci perde il Sud: il contadino meridionale, perché visto che la gran parte delle industrie più avanzate sono collocate al nord (impiegate nella costruzione di materiale bellico) a differenza di queste il contadino meridionale, cioè colui che non essendo specializzato non viene impiegato nella produzione di materiale bellico, e quindi viene mandato al fronte.


Di conseguenza chi rimane a coltivare le terre . ..? le mogli, o i li, che almeno per certi lavori pretendo di richiamare i loro mariti, ma però non vengono richiamati. Questo provoca l’abbandono delle Terre, e quindi un ulteriore accrescimento del divario tra Nord e sud (il quale si impoverisce), infatti :

e vero che la prima guerra mondiale, farà molte vittime, ma più vittime farà la snola, un epidemia che farà numerosissime vittime a seguito dell’impoverimento dei CRDM soprattutto al Sud.

Inoltre è vero che l’Italia grazie alla mobilitazione bellica, ha risposto ha queste richieste, però la sua partecipazione alla guerra poteva essere un occasione per sviluppare il nostro sistema capitalista, cosa che non si è fatta.

Il sistema capitalistico ha avuto uno storno di risorse dal settore agricolo al settore industriale. Una crescita delle industrie ottenuta grazie allo stato, che finanzia ando le commesse fuori mercato, e non perché si erano raggiunti dei livelli standard di produzione, per agricolture moderne, perché appunto dietro questa crescita c’era lo stato, una crescita drogata, tant’è vero che quando la guerra finisce: - gli agrari, sono scontenti, perché chiedono maggiore supporto, perché sono stati sacrificati.

- gli industriali vedono i pericoli della riconversione, perché l’albero della cuccagna non c’è più (lo stato non ha più bisogno di produzioni belliche, quindi vedono diminuire i profitti), quindi si crea uno spavento, questo periodo sarà preso in mano successivamente da Mussolini.



























L’ ECONOMIA ITALIANA (19/03/2007)

riepilogo

Abbiamo visto come il 1° conflitto mondiale scoppia nel 1914, abbiamo visto quali sono gli schieramenti, Austria e Germania da una parte, la Serbia e la Russia a cui si uniscono Francia e Inghilterra, dall’altra e l’Italia in una situazione di neutralità, nonostante la situazione di neutralità, immediatamente lo scoppio del 1° conflitto mondiale l’Italia comincia a mobilitarsi per rifornire i paesi belligeranti quindi la mobilitazione bellica è immediata, all’inizio però l’Italia non si schiera a favore di Francia e Inghilterra perché da loro si rifornisce di materie prime come il carbone ecc.., perché tradisce gli imperi centrali (Austria ecc..), perché la gran parte degli interessi economici si dirigono verso Francia e Inghilterra ai quali, l’Italia era debitrice per quanto riguarda le materie prime, per quanto riguarda il combustile, ecc .

Inoltre l’Italia è sollecitata in particolare i lavoratori meccanici, siderurgici, gli elettrici i chimici (coloro che della guerra avranno enormi vantaggi ed enormi profitti).

Quindi emette un prestito nazionale come il CSVI per sostenere l’eventuale crollo dei titoli azionari dell’Industria, l’Italia non è in grado immediatamente di soddisfare la domanda che viene dalla partecipazione alla guerra (richieste belliche) ci riuscirà solo dopo il primo anno. Tuttavia ci riesce perché il governo avvia la mobilitazione attraverso i comitati regionali di mobilitazione che serviranno a stabilire «l’ausiliareità degli interventi industriali»; è molto importante che uno stabilimento viene dichiarato ausiliare, perché:

viene privilegiato nel rifornimento di materie prime;

le commesse statali gli vengono ati dallo Stato a un prezzo più alto di quello del mercato, quindi l’imprenditore a più profitto;

inoltre se uno stabilimento viene dichiarato ausiliare, la produzione industriale sarà più elevata (aumenta) perché gli industriali (i lavoratori)saranno costretti a lavorare dietro una stretta vigilanza militare, andando a sospendere di fatto: tutte le conquiste sindacali, come lo sciopero (questo è un altro elemento a vantaggio della produzione).


Però se questi lavoratori sono impiegati a produrre materiale bellico, non saranno mandati in guerra (un vantaggio), perché al fronte vengono mandati gli agricoltori del Sud (in cui l’attività industriale non si era granché sviluppata), costretto a are un prezzo molto alto nel senso che erano costretti ad abbandonare le loro terre, le quali si impoveriscono e aumentano sempre più il divario tra Nord e Sud.


Questa situazione servì ad accrescere molte industrie come ILVA, ANSALDO, FIAT, BREDA del Nord, ma si trattò di una crescita artificiale, drogata, perché non derivava da richiesta pubblica ma solo da parte dello Stato; in particolare grazie alla guerra, la FIAT riesce a monopolizzare, il mercato automobilistico perché ha una quota di mercato, del 70% tra l’altro tra il 1914 e il 1918, il numero di addetti di operai alla FIAT, aumenta tutto a vantaggio dell’agricoltura e della piccola media impresa che produce non beni di investimento, ma beni di consumo, in più c’è un eccessiva dipendenza dell’impresa tra le domande e lo Stato e c’è un eccessiva crescita dimensionale delle imprese e sia delle banche, (banche miste: (banche universali) come la banca commerciale, credito Italiano, banco di Roma, banca Italiana di sconto che servivano per i crediti, infatti raccolgono capitale a breve e lo investono a medio e lungo termine legandosi sempre di più alle imprese che finanziano.


Nel momento in cui la guerra termina

abbiamo una agricoltura in degrado, penalizzata enormemente da questa condotta statale che non ha fatto altro che trasferire le imposte dell’agricoltura, verso l’industria bellica, abbiamo un’industria, che dipende, dalle commesse statali, eccessivamente legata alla domanda pubblica;

un impresa che si vede sempre più grande (dimensionalmente parlando) tanto da rimettere in discussione i rapporti con le banche.




Alla fine gli agrari sono contro gli industriali perché ritenendosi penalizzati dalla situazione creatasi adesso voglio essere sostenuti dallo Stato, e non vogliono più sacrificarsi perché hanno già fatto abbastanza.


Gli industriali richiedono l’aiuto dello stato perché senza esso non possono continuare quei livelli, e quindi temendo una crisi di riconversione, cercarono di ritardare il processo appunto di riconversione del proprio apparato produttivo, attraverso l’apparato delle banche, quelle stesse banche con cui si erano fortemente legati. In pratica le imprese più grandi volevano acquisire la proprietà delle banche, che li avevano finanziato, infatti nel 1917 l’ANSALDO cerca di acquisire il pacchetto azionario della Banca Italiana di sconto, la Fiat risponde chiedendo un aiuto a COMIT e CREDIT e Banca commerciale italiana, poi nel 1920 l’ANSALDO cerca di conquistare la COMIT e invece la Fiat il Credito Italiano, ma tutti questi tentativi falliscono.



Uno dei punti della pace di Versailles, viene stabilito appunto che la Germania, viene riconosciuta colpevole, deve are una somma, ma non si sa quanto deve are e in quanto tempo, alla fine viene fissata una somma enorme che per le possibilità tedesche è impossibile affrontare, lo stesso Keynes, aveva più volte sconsigliato i diversi paesi europei e gli Stati Uniti a lasciar perdere questo discorso, fare in modo sostanzialmente che le riparazioni venissero ridotte, il problema fondamentale era che:

non c’era nessuna politica cooperativistica, e spirito sociale tra i diversi paesi europei,

ma soprattutto gli Stati Uniti durante la guerra avevano prestato enormi capitali ai paesi europei, e alla fine del conflitto adesso li rivolevano indietro

i paesi europei però non erano in grado di restituirli,allora o fanno are la Germania oppure non possono adempiere ai loro debiti contratti con gli Stati Uniti.

Alla fine la Germani non herà le somme richieste è questa l’unica vera conseguenza della pace di Versailles e lo scoppio dell’intero prodotto coloniale perché lo spiritosi rivalsa e le condizioni economiche hanno provocato UNA CRISI ECONOMICA che hanno fatto nascere il desiderio che scendesse un uomo forte, uno che potesse rimettere ordine, che potesse combattere,potesse rivendicare il tutto.

La situazione dell’Italia è meno grave che della Germania, ma alla fine del conflitto dobbiamo farei conti con gli industriali, agrari ecc..
























3. L’ECONOMIA ITALIANA FRA LE DUE GUERRE (1919-l945)


3.1 il primo decennio

Alla fine del primo conflitto mondiale l’economia italiana si era notevolmente modificata a causa delle necessita belliche, L’accresciuta dipendenza dell’industria da parte della domanda pubblica e la progressiva integrazione fra industria pesante e sistema bancario con la partecipazione attiva dello Stato avevano permesso una sorta di crescita artificiale, ma abbastanza consistente reso possibile dal vertiginoso sviluppo delle grandi imprese ai danni dell’agricoltura e delle piccole e medie imprese produttrici di beni di consumo; purtroppo tutto questo alla fine della guerra portò a un processo RICONVERSIONE che alcuni di questi stabilimenti come la FIAT, l’ANSALDO cercarono di ritardare attraverso l’azione delle banche, infatti tentarono di acquisire le azioni che appartenevano alla banca, fallendo.

Tuttavia l’Italia si ritrovò con gravi difficoltà:

carenze di materie prime,

scarsi mercati di sbocco

fluttuante regime dei cambi

eccessiva carta moneta

inflazione

Per far fronte a questa situazione,continuando a ricorrere all’indebitamento pubblico, i governi liberal democratici di Orlando e Nitti riuscirono ad evitare temporaneamente la crisi economica, ma non poterono impedire la crisi sociale. [un intervento a favore del liberalismo contro il protezionismo avrebbe aggravato la crisi]


Il contrasto più forte venne a crearsi fra gli industriali (che continuavano a chiedere incentivi e sostegni per evitare il fallimento) e gli agrari (che ritenendosi penalizzati, danneggiati durante la guerra, chiedevano la revisione delle tariffe doganali per allargare i mercati di sbocco dei prodotti agricoli); a questo si aggiungeva lo scontro fra i

Tra l’altro il movimento operaio in questo frangente era molto forte, tanto che attraverso l’appoggio della C.G.L. ossia la Confederazione Generale del Lavoro e l’appoggio politico del partito socialista, riuscì ad ottenere

Un aumento del salario e

Una giornata lavorativa di otto ore

La concessione di questi accordi avvenne nel 1919, ma in cambio i lavoratori dovevano accettare senza pregiudizi i modelli tayloristici ( da Taylor, un ingegnere americano), cioè i nuovi modelli di produzione, un sistema volto a eliminare i tempi morti(quindi un ulteriore frammentazione del sistema di produzione) all’interno del processo produttivo, per eliminare la fannullagine, di cui si poteva approfittare il lavoratore (perdeva tempo se parlava con un suo comno), sprecando del tempo per andare a prendere il materiale (nell’ambito di una macchina) necessario per la produzione, con i nuovi modelli, questo non accadeva in quanto il sistema della cosiddetta catena di montaggio veniva gestito dallo scorrimento del sistema nastro trasportatore,che si occupava di portare direttamente il pezzo al lavoratore, il quale successivamente si occupa di fare sempre la stessa operazione.(iperspecializzazione)

Il taylorismo applicato alla Ford prese il nome di Fordismo, alla Toyota, Toyotismo ecc..

In cambio i lavoratori accettano i modelli tayloristici

Nonostante l’aumento dei salari, a causa dell’inflazione gli aumenti vennero riassorbiti dal sistema, quindi         aumentarono gli scioperi

Le conflittuali sociali

Diminuisce la produzione

È viene dimostrata l’incapacità dei governi liberali democratici che cercarono di mediare tra le esigenze dei capitali con le esigenze dei lavoratori.

Dunque ci furono le nuove elezioni, però per andare avanti questi governi liberali democratici devono contare sul sostegno di popolari e socialisti, tanto è vero che quando Nitti cerca di risanare le finanze statali e vuole aumentare il prezzo del pane, il suo governo cade e il potere viene assunto da Giolitti.


Giolitti cerca di risanare lo Stato tentando di colpire i redditi più elevati, infatti:

nominatività dei titoli azionari

aumenta la tassa di successione

nomina una commissione di inchiesta sui . . della guerra

la confisca dei profitti di guerra

vuole liquidare la politica protezionistica fino a quel momento assunta

vuole spezzare i legami tra: lo Stato, l’Industria e la Banca.

Ossia un processo inflativo che porta una conflittualità particolarmente rilevante.

Questo programma non può essere attuato perché incontra parecchie resistenze, a questo programma si opposero: banchieri, industriali e agrari i quali riuscirono a bloccare la messa in atto di questo sistema adoperando tutti i mezzi a disposizione come: organi autorevoli e stampa ecc..

Soprattutto cominciò a farsi sentire il movimento operaio che nella primavera del1922 occuparono le fabbriche, tentando di ottenere una partecipazione diretta (attraverso un rappresentate) ai consigli di fabbrica, anche se fallisce,in seguito al trauma della sconfitta,la scissione del partito socialista e i licenziamenti dovuti agli effetti della crisi economica,provocarono un indebolimento della rappresentanza socialista che nelle elezioni generali del maggio 1921 cominciò a perdere voti, è costretto a desistere verrà fuori un governo nuovo.


Giolitti passò la mano a Bonomi, che formò un governo con i popolari ei socialisti riformisti, dopo la caduta del governo Bonomi, nel febbraio del 1922 il movimento fascista,che si era trasformato in partito nel novembre del 1921, organizzò il 28 ottobre la Marcia su Roma che si concluse con il conferimento a Mussolini dell’incarico di formare il nuovo governo.

Mussolini pur disponendo di una debole rappresentanza di soli 35 deputati, riuscì a diventare presidente del consiglio con l’appoggio dei liberali di varie correnti, degli agrari,dei vertici militari, dell’alta burocrazia, della magistratura e naturalmente degli ambienti di corte riscosse inoltre la simpatia di uomini di cultura.

La Restaurazione economica avviata da Mussolini venne notevolmente favorita dalla fase di ripresa internazionale degli scambi, che si avviò proprio allo scorcio del 1922, con l’economia statunitense divenuta sempre più competitiva grazie ai progressi compiuti nella tecnica di trasmissione a distanza dell’energia elettrica e nell’uso di carburanti alla raffinazione del petrolio per il funzionamento del motore a scoppio.

Questa fase di espansione dell’economia internazionale si fece sentire anche in Italia, dove fu assecondata dalla politica economica adottata dal governo Mussolini appena insidiato, infatti vennero smantellate le istituzioni liberal democratiche che ebbe come obiettivo:

l’alleggerimento del carico fiscale

il passaggio di alcune società ai privati dapprima gestite dallo Stato come risorse idriche, servizi postali

vennero abolite molte imposte di guerra e successione

ridotti i tributi sui proventi degli amministratori delle società per azioni

i nobili esentati dall’imposta di ricchezza mobile

concessi sgravi fiscali alle fusioni delle società anonime

Mussolini era quasi obbligato in un certo senso ad attuare tutto ciò per riare chi lo sostiene.

Per compensare questi provvedimenti, il governo

istituì IGE l’imposta generale sull’entrata, da applicare sui trasferimenti di denaro,

e un imposta sui redditi agrari,

inoltre estese l’imposta di ricchezza mobile ai salari

il successo più rilevante del governo fascista fu quello di aver eliminato entro il 1925 il disavanzo del bilancio statale, allontanando sempre più l’incubo di un dissesto finanziario

i vantaggi più consistenti per il settore industriale furono rappresentati

oltre che da premi di costruzione, sgravi fiscali, sovvenzioni e sostegni finanziari, soprattutto dalla soppressione delle organizzazioni sindacali libere, la quale eliminando la conflittualità fra datori di lavoro e lavoratori e consentendo l’introduzione di regolamenti più severi nelle fabbriche, contribuì alla crescita della produttività senza l’introduzione di nuove tecnologie. La produttività aumentò anche per la progressiva riduzione, causata dalla forte inflazione.

Un calo della disoccupazione.

Nel 13 novembre del1923, Mussolini avviò le riforme elettorali e costituzionali destinate a trasformare in senso autoritario il regime liberal-democratico. Ci fu l’approvazione di una nuova legge elettorale maggioritaria che eliminò il sistema proporzionale, considerato, anche dallo stesso Giolitti, la causa della ingovernabilità del paese.

Con questa legge, si stabiliva che chi otteneva il 25% dei voti avrebbe ottenuto i 2/3 della maggioranza parlamentare. Mussolini indusse le elezioni nell’aprile del 1924, presentando un”listone” formata da:

liberali, nazionalisti in un clima di forte violenza e intimidazioni contro gli oppositori; i fascisti ottennero il 64.9% dei voti e 374 dei 520 seggi della Camera dei deputati.

Dopo l’uccisione di Giacomo Matteotti, che aveva contestato la validità del documento nel 1925 Mussolini apportò delle modifiche:

rafforzò il potere esecutivo ed esaltarono i poteri del Parlamento

abolì le nomine elettive delle amministrazioni locali, sostituendole con autorità di nomina governativa

venne introdotta la pena di morte

istituzione del confino di polizia e la creazione del tribunale speciale per la difesa dello Stato,

OVRA (organizzazione per la vigilanza e la repressione dell’antifascismo

Una volta consolidato il potere il governo fascista si cominciò a preoccupare del processo inflazionistico che dopo il periodo bellico aveva fatto perdere valore alla lira, per risolvere allora questi problemi, era necessario riavviare un risanamento monetario e modificare la politica economica di stampo liberista condotta fino ad allora dal ministro delle finanze da De Stefani, che Mussolini sostituì con il conte Volpi, uno dei magnati del trust elettrico che insieme con Belluzzo, ministro dell’economia, decisero di risanare la circolazione monetaria, per la quale occorreva la riforma degli istituti di emissione, che si realizzò nel maggio del 1926, affidando alla Banca d’Italia tutti i poteri di controllo sull’offerta di moneta, sulla liquidità bancaria e sul saggio di sconto.

Era necessario rivalutare la lira.


A spingere Mussolini a rivalutare la lira a quota 90

ragioni di prestigio, perché allineare la moneta a un determinato livello, facendolo entrare nel Gold-standard, significa dimostrare all’estero che quel paese in grado di sostenere determinati livelli, altrimenti , se un economia è debole,nel gold-standard o Exchange standard, che sia,non è possibile continuare a sopravvivere, quindi per dare una risposta, un segnale forte si allinea la lira quel determinato livello

per attuare una politica deflazionistica peri risvolti sociali della conseguente recessione economica senza inasprimenti fiscali ecc..

l’andamento della lira fino al 1926si mantenne intorno alle 120 lire , quando nel maggio1926 il valore della sterlina aumentò a causa della crescente speculazione cominciò a crescere fino a 148 lire,, negli altri paesi qualcosa in più. All’inizio del 1927sembravaessersistabilizzataauna quota di 110 lire per ogni sterlina, inseguito fu rivalutata del 18% portando la quota media a 90 e mantenendo quel valore per tutta la fine dell’anno.












3.2 le conseguenze della crisi del 29’

Nel 1929 l’Italia nell’ambito della normalizzazione fascista 1929 :

vengono stipulati i patti lateranensi

vengono tenute le nuove elezioni politiche con un nuovo sistema elettorale,un sistema che prevede un'unica lista di 400 candidati decisa dal gran consiglio del fascismo, la quale deve essere: o approvata oppure rigettata. Ovviamente la scelta e scontata, riconciliazione dei rapporti con la Chiesa, consolidamento del proprio potere politico, inducendo nuove elezioni direttamente favorevoli al regime

l’economia italiana sembra risollevarsi alla crisi, sembra strano che nel 1929 si parla di superamento delle crisi, anche se la decisione di Mussolini di rivalutare la lira a quota 90,aveva creato non pochi problemi al sistema economico italiano - motivi della rivalutazione: sia perché i tempi dei livelli pregressi erano molto più alti e sia perché venne rivalutata in maniera eccessiva a 92,42 . ) - gli effetti negativi: vennero per tutto un apparato industriale che produceva le esportazioni – gli obiettivi: che Mussolini voleva realizzare imponendo quota 90:

ragioni di prestigio ossia allineare la lira a un determinato livello, facendolo entrare nel Gold Standard, significava dimostrare all’estero che quel paese era in grado di sostenere determinati livelli, altrimenti se un economia è debole nel Gold Standard o Exchange standard, non è possibile continuare a sopravvivere, quindi per dare una risposta, un segnale forte, si allinea la linea a quel determinato livello;

settori che si avvantaggiano e altri che ci perdono: Mussolini nel momento in cui gestisce il proprio potere politico non dispone della maggioranza parlamentare, quando ha l’incarico di formare un nuovo governo è sostenuto solo da 35 parlamentari, tra cui nazionalisti, popolari, industriali, agricoli ecc..è quindi deve are una sorta di prezzo per l’appoggio politico ricevuto da costoro. Dunque avvantaggiare non tanto quei gruppi all’interno del Parlamento,ma quanto l’esterno, dove la rivalutazione della lira, porta un aumento di potere a vantaggio della piccola e media borghesia, penalizzando però gli industriali, soprattutto quelli che tentavano di produrre per le esportazioni

Stagnazione economica: perché a livello globale l’economia italiana non era in grado di sopportare un determinato livello

La crisi del 29’ causata dall’eccessiva rivalutazione della lira non fu superata ma in quell’anno ci fu il crollo della borsa di wall-street. La crisi si origina negli Stati Uniti d’America e non è soltanto una crisi finanziaria, ma una crisi di sovrapproduzione, dove c’era un ottimismo sfrenato dove l’economia non faceva altro che crescere a ritmi elevatissimi. Il denaro costava poco, molti partecipavano alla speculazione borsistica, per cui approfittando del fatto che il denaro costava poco, acquisivano denaro a prestito a qualunque prezzo per investirlo in borsa, tanto nell’arco di pochi mesi avrebbero avuto guadagni enormi, in più questo tipo di crescita (bolla speculativa) sembra confermarsi più.




Nel momento in cui la borsa di Wall-street crolla viene meno questo processo, è si manifesta nel ramo finanziario, gli effetti si ripercuotono in tutti i settori produttivi non solo statunitensi perché le economie a livello mondiale ormai erano interconnesse.

[infatti se una crisi finanziaria produttiva scoppia in un determinato paese: ad esempio in una società pre-industriale i danni degli altri paesi sono assai limitati o nulli, perché i mercati sono isolati, se invece i mercati sono interconnessi, qualche si realizza in indeterminato ambiente si ripercuote sugli altri in maniera più o meno rilevante].


In Italia gli effetti della crisi del 29’ si realizzano a partire dagli anni 30’, con un certo ritardo e in più gli effetti sono così devastanti come per gli Stati Uniti d’America, perché mentre gli stati uniti erano stati caratterizzati da una crescita (boom economico), in Italia con la rivalutazione della lira, si era creata una stagnazione economica, quindi gli effetti avuti furono meno rilevanti.

L’effetto più importante del sistema economico fu la crisi delle banche miste: COMIT, CREDIT, BANCA DI ROMA, BANCA ITALIANA di SCONTO; questi istituti vengono sostituiti da un altro modello di banca, non più basato sul modello tedesco (con il quale si poteva esercitare contemporaneamente il credito a breve, medio-lungo termine) ma sul modello anglosassone (con il quale si poteva esercitare il credito o breve oppure a medio- lungo termine).

La degenerazione di questo sistema, porta a un eccessivo legame di compenetrazione tra le banche e l’industria finanziata,quindi finché andrà bene, non succede nulla, ma quando la crisi scoppierà le banche si ritroveranno

con partecipazioni di azioni delle imprese in difficoltà

non potranno smobilizzare queste partecipazioni perché c’è la crisi e dunque sono immobilizzate: non hanno più la liquidità necessaria per andare avanti, quindi non possono sostenere i settori industriali anch’essi in crisi .

. .dunque interviene lo Stato attraverso un processo graduale.


Nel 1931 si costituisce l’IMI (Istituto-Immobiliare-Italiano),un ente di diritto pubblico con un capitale di 551 milioni sottoscritto dalla cassa depositi e prestiti,dall’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA),dalla Cassa nazionale delle Assicurazioni sociali,dal Banconi Napoli, dal Banco di Sicilia e da numerose casse di risparmio e istituti assicurativi. Raccogliendo i fondi attraverso l’immissione di obbligazioni fino a dieci volte il capitale sottoscritto,l’IMI dava la possibilità riconcedere mutui decennali alle imprese private e di assumere partecipazioni azionarie, anche se le condizioni dell’Italia peggiorarono, poiché l’Imi non effettua nessun salvataggio, non assume le partecipazioni azionarie delle banche miste, ha come obbiettivo la redditività dei finanziamenti accordati cioè il profitto.


Nel 1933 di fronte a questa grave e pericolosa situazione, interviene il governo che decise il 23 gennaio di costituire un altro ente IRI (Istituto-Ricostruzione-Industriale) allo scopo di eliminare la commistione fra imprese industriali e banche miste. Questo istituto viene articolato in due sezioni:

Text Box: SEZIONE SMOBILIZZI INDUSTRIALIText Box: SEZIONE FINANZIAMENTI           INDUSTRIALI





Text Box: smobilizza le partecipazioni azionarie detenute dalle banche, si fa carico delle partecipazioni azionarie delle imprese detenute dalle banche.

Text Box: Finanzia le imprese non tutte, solo quelle	 
Considerate meritevoli di essere salvate, 	 
quelle che conviene salvare








Ecco come le banche vengono salvate

Nei primi 4 anni la suddetta sezione dell’IRI riuscì a smobilizzare partecipazioni per 3,5 miliardi e a ridurre il suo debito verso la Banca d’Italia da 8 a 5 miliardi, ricorrendo anche all’emissione di obbligazioni. L’attività dell’IRI fu completamente positiva poiché riuscì a salvare le banche miste e ad aiutare molte imprese industriali, finanziandole e assumendone la gestione diretta.


Nel 1936 il principio una nuova legge bancaria, l’atto conclusivo del riordino del sistema stabilisce che:le banche miste non può essere più banche miste, non possono esercitare più contemporaneamente il credito a breve-medio e lungo termine.

Con questa riforma il controllo del sistema bancario venne affidato all’ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito, organo dello Stato guidato dal governatore della Banca d’Italia, la quale venne dichiarata istituto di diritto pubblico. Vennero dichiarati istituti di diritto pubblico: Il banco di Napoli, Banco di Sicilia, la Banca nazionale del lavoro, l’Istituto bancario S.Paolo di Torino e il Monte dei Paschi di Siena. Furono riconosciute banche di interesse nazionale la Banca commerciale italiana, il Credito italiano e il banco di Roma.

Questa legge diede all’intervento pubblico, nel settore creditizio il compito di governare i flussi finanziari di tutto il sistema bancario destinati alle attività economiche, concentrando i poteri di controllo e di vigilanza nelle mani della Banca d’Italia; inoltre fu voluta dal governo fascista per la realizzazione del suo progetto politico corporativo.Quale?


La recessione economica cominciò ad essere superata a partire dal 1934, infatti ci fu:

un globale del prodotto lordo privato

il reddito nazionale

gli investimenti

lo Stato risultò essere quello che possedeva la più alta percentuale di imprese del settore industriale, dunque grazie all’IRI funge e diventa imprenditore.

Nel 1937 l’IRI diventa ente permanente


3.3 la svolta autarchica

La ripresa economica , avvenuta in Italia, non permise una riduzione dell’intervento dello Stato

- sia, a causa del mancato sviluppo del commercio estero,

- sia perché, dato che erano diminuite le emigrazioni, crebbero il numero dei cittadini in cerca di lavoro; quindi Mussolini decise di invadere l’Etiopia nell’ottobre del 1934, con la grave conseguenza che Società delle Nazioni gli impose gravi sanzioni.

Fu così che Mussolini dopo le conseguenze dell’invasione dell’Etiopia e popola nuova alleanza “il patto d’acciaio” (concluso con il Giappone e la Germania) decise di avviare una politica autarchica, volta all’autosufficienza economica, un economia forte.

L’IRI e l’IMI furono le chiavi a sua disposizione che gli permisero di accentrare nelle sue mani il credito d’investimento, facendo divenire lo Stato imprenditore della maggior parte delle industrie.

In Italia il mancato ritorno di molte attività imprenditoriali e del sistema creditizio nelle mani dei privati non avvenne soltanto come conseguenza dalla scelta politica che puntava all’indipendenza dall’estero), ma anche per la scarsità delle riserve monetarie e difficoltà di procurarsi crediti dall’estero ecc.


Tuttavia lo Stato Italiano o di Mussolini instaura un tipo di politica autarchica, ha la possibilità attraverso l’IRI e la riforma del sistema bancario di consumare il fatto del sistema economico;, però non ci sono le condizioni in Italia favorevoli per realizzare questa autosufficienza economica, perché è da sempre carente di fonti energetiche e materie prime, quindi l’obiettivo dell’autosufficienza verrà smentito. Ma pur criticando eccessivo l’intervento dello Stato, gli industriali, non protestarono contro il modo in cui venne effettuato il risanamento del sistema creditizio:

perché lo Stato eliminava la preminenza delle banche sull’imprenditoria,acquisendo pacchetti azionari delle imprese e acquisendo i debiti;

perché non spende grandi risorse nei settori che già controlla, ma in quelli più dissestati come la siderurgia, e grazie all’IRI impiegava le sue risorse non verso la gestione delle imprese di sua gestione, ma verso le grandi imprese industriali, cercando di stipulare accordi intersettoriali per attuare processi di concentrazione oligopolistica.

Nonostante tutto gli effetti saranno fallimentari perché, non ci sono le condizioni di base per consentire la svolta autarchica, a causa della carenza di materie prime e fonti energetiche.

Infatti, dopo 4 anni di politica autarchica l’Italia, si ritroverà ad affrontare il 2° conflitto mondiale in maniera disastrosa, anche a causa delle tariffe provenienti dal sistema autarchico, che aumenterà ancor più il divario tra nord e sud, poiché Mussolini nega che esista una situazione meridionale.




Il divario (tra Nord e Sud) esiste prima di entrare in guerra,

i primi15 anni non fa altro che aumentare,

poi il decollo industriale ci sarà, ma avverrà quasi esclusivamente al nord,

successivamente la prima guerra mondiale trasferirà le risorse dal settore agricolo all’industria è farà crescere ancora il divario,

poi, la dittatura fascista che nega appunto l’esistenza di una questione meridionale.



3.4 l’economia italiana durante la seconda guerra mondiale

Nel momento in cui scoppia il secondo conflitto mondiale, Mussolini dichiara la non belligeranza, non interviene in guerra, perché ovviamente la situazione italiana non gli è lo consentì, l’Italia arriva impreparata al secondo conflitto mondiale, non ha una struttura produttiva per poter rispondere alle sollecitazioni della guerra, perché:

la preparazione militare era insufficiente

gli armamenti erano arretrati, rispetto a quelli degli altri paesi entrati in guerra,

la chiara inferiorità qualitativa degli armamenti

scarsità di risorse

Perché allora dopo il primo anno entra in guerra?

Dopo i tentennamenti degli ultimi mesi del 1939, fra febbraio e marzo del 1940, Mussolini prende la decisione rientrare in guerra a fianco della Germania, rifiutando le offerte politiche ed economiche dell’Inghilterra e degli stati uniti; credendo che la guerra stesse per finire, ed invece poi durò un bel po’.Questi anni, manifesteranno un altro grado di impreparazione produttiva,, infatti Mussolini nel 39’aveva dichiarato proprio la non belligeranza , allo scopo acquisire le materie prime di cui era carente, vende anche armi ai potenziali nemici.

Nel periodo bellico,     la spesa pubblica che passò dai 60 miliardi a 135 miliardi

i consumi privati da112 a 83 miliardi

i consumi pubblici da 16 a 24 miliardi di lire

le spese militari da 8 a 25 miliardi

venne colpita l’agricoltura: calarono i consumi delle patate, della carne, del pane, del latte, formaggio

in compenso aumentò la disponibilità di zuccherò, ortaggi, frutta ed agrumi a causa della forte diminuzione delle esportazioni

dopo la caduta del fascismo, il 25luglio del 43’, è la firma dell’armistizio dell’ 8 settembre, iniziò per l’Italia un periodo tumultuoso durante il quale è difficile individuare gli indirizzi di politica economica seguiti da coloro che governano il territorio italiano.

Tutto questo contribuì a far raggiungere all’inflazione livelli elevatissimi, fra il 1943-l945 l’Itali rimase distrutta e fu protagonista di guerre civili ecc..

Con la firma dell’armistizio (il Re fu allontanato), cessarono anche le forniture tedesche destinate ad alimentare le industrie italiane ed in particolare quelle belliche.

L’Italia uscì distrutta dal 2° conflitto mondiale, oltre che delle perdite umane.














4. L’ ECONOMIA ITALIANA NEL SECONDO DOPOGUERRA


4.1 la ricostruzione economica

Di fronte ad un paese devastato dagli effetti di un lungo periodo bellico ed alle disgregazioni di carattere politico e sociale dovute alla caduta del regime autoritario (autarchico), i nuovi governanti dovettero affrontare diversi problemi:

L’INFLAZIONE

LA SCELTA DELL’ASSETTO ISTITUZIONALE DA DARE ALNOSTRO PAESE

REPUBBLICA O MONARCHIA (compromessa al regime fascista)?

Ci fu un referendum che sancì la vittoria della Repubblica (anche dallo spoglio di questo, emerge il divario tra nord e sud, perché se fosse stato per il sud si sarebbe mantenuta la monarchia)

CHE TIPO DI SVILUPPO ECONOMICO DARE ALL’ITALI:

CAPITALISMO O PROTETTIVISMO dato che l’Italia e lo stesso partito comunista entrando a far parte dell’aria statunitense, scartavano per il momento un tipo di sviluppo collettivista.

Dal 1947 ci fu l’anno di svolta perché il potere viene preso da De Gasperi, egli vara un governo che per la prima volta alla fine della guerra esclude la sinistra dal potere politico, cercando di costituire un governo fondato sulla restaurazione economica e finalizzato alla stabilizzazione dei rapporti sociali, ispirato alla dottrina liberista classica che mirava alla, alla libertà d’azione delle imprese e alla tutela della proprietà privata. Questa svolta prese il nome da colui che la originata: LINEA EINAUDI, da Einaudi, governatore della Banca d’Italia, divenuto poi ministro del bilancio.

La linea Einaudi è la soluzione giusta per risolvere l’inflazione, ossia una politica di deflazionistica; caratterizzata da:

L’ aumento del Saggio di sconto: viene portato a 5.5 % mentre negli stati Uniti ad esempio era 1%, questo significa che in Italia, costerà di più il denaro ( il costo del denaro).

Stretta creditizia: dove le banche sono costrette a versare il 25% dei propri depositi presenti e il 40 % dei depositi futuri, presso la Banca d’Italia, con l’obiettivo di raccogliere carta moneta, togliendola dal mercato, quindi ridurre la circolazione monetaria, viene ridotta rendendo il denaro meno attraente, aumentandone il prezzo e il tasso di sconto.

Questa manovra finanziaria andava bene per l’Inflazione, ma non perle tensioni sociali ed economiche, molto forti perché un aumento del tasso di sconto provocava: una riduzione degli investimenti, una diminuzione della produzione e un aumento della disoccupazione.

Inoltre bisognava affrontare un altro grande problema, cioè LA RICOSTRUZIONE del paese.


Non soltanto l’Italia, ma anche un po’ in tutta Europa urgeva la ricostruzione, perché i veri vincitori del conflitto furono gli Stati Uniti, i quali hanno ottenuto dalla partecipazione al 1° conflitto mondiale,un gran vantaggio, perché la crisi del 29’ non fu risolta completamente dal New Deal (nuovo corso) attuato da Rooselvet, utilizzando politiche di stampo amministrativo, fu invece risolta con la partecipazione al secondo conflitto mondiale, dove porta commesse, e, fa mettere in moto un meccanismo che farà assorbire la produzione, perché non è solo una crisi finanziaria, ma di sovrapproduzione, e dunque poiché il panico porterà ad un aumento dell’offerta senza che ci sia la domanda per sorbirla, non vi è altra soluzione.( perché i Hoover e i repubblicani, negavano l’intervento dello Stato, per risolvere la crisi).

Dato che quasi tutti devono fare la ricostruzione, ma la maggior parte non aveva abbastanza fondi.

Nel 1947 negli Stati Uniti afferma pubblicamente che gli stati Uniti erano disposti ad aiutare i paesi che dovevano attuare la ricostruzione. Quindi il piano Marshall,attraverso i fondi dell’ERP (European Recovery Program),nella misura di 1.470 milioni di dollari, affluirono in Italia per ricostruire l’apparato industriale, finanziare investimenti agricoli e le opere pubbliche ecc..

Questo piano consisteva nona distribuire soldi, ma un trasferimento di BENI, che dagli stati uniti vanno verso il paese che deve essere aiutato (tra il governo italiano e un ufficio statunitense ad esempio) che in Italia ha la propria sede, entrambi decidono assieme quali beni sono necessari per la ricostruzione, questi vengono poi valutati dagli Stati Uniti e venduti sul mercato italiano, questa vendita darà luogo alla creazione dei capitali, denaro che dovrà essere speso tenendo conto dei consigli degli stati uniti, quindi un processo di ricostruzione di stampo capitalista, che può portare nuovi mercati di sbocco, che l’Europa uscita dalla guerra non aveva.


Gli Stati Uniti proposero questi aiuti per due motivi:

Di natura politica, poiché il secondo conflitto mondiale diede origine a due blocchi, distinti e contrapposti (Unione Sovietica e Stati Uniti), aiutare l’Italia e l’Europa serviva a crearsi un argine all’espansionismo sovietico. [Se io lascio questi paesi al proprio destino è chiaro che il malcontento sociale non fa altro che crescere e ci si avvia verso una svolta collettivista]e fare in modo che questi paesi legassero il proprio destino a quello Statunitense contro l’espansionismo sovietico.

Di ordine economico, è conveniente perché la crisi del 29’ è una crisi di sovrapproduzione dalla quale gli Stati Uniti escono a mala pena, grazie alla partecipazione del 2°conflitto mondiale, infatti quando poi alla fine del 2° conflitto, non trovano mercati di sbocco, non trovano a chi vendere le proprie produzioni, ripiombano in una crisi.

Tra i paesi maggiormente aiutati dal Piano Marshall, vi sono: ITALIA, FRANCIA, GERMANIA E INGHILTERRA,viene invitata a questa ricostruzione anche l’UNIONE SOVIETICA, la quale non partecipa (poiché una ricostruzione di quel tipo,derivata dagli stati Uniti non poteva che essere di tipo capitalista) rifiutando.


Il 25 –03-l957

50 anni fa vengono fatti i trattati di Roma, con i quali viene istituita la Comunità Economica Europea (CEE), diversa dall’Unione Europea (UE).

Nel 1943-47 (piano Marshall-CEE) un programma di aiuti 4miliardi di dollari, in aiuti alimentari hanno costituito il piano di aiuti detto UNRRA (aiuti ai civili).

Gli aiuti vengono inviati dopo aver disposto dei piani operativi quadriennali, annuali, nel momento in cui Marshall vuole varare questo piano di aiuti, l’Inghilterra e la Francia vogliono mettersi a capo (egemonizzare) del piano Marshall, aperto a tutti i paesi, fu così che nel 1947 nasce un Comitato per la cooperazione Economica Europea che nel 1948 lo stesso comitato diventa OECE (organizzazione per la cooperazione economica europea) che ha lo scopo di assistere i diversi paesi, nella predisposizione dei piani, che servono per le richieste, hanno lo scopo di favorire l’espansione economica e il commercio, esse fungono da supporto tecnico in un primo tempo, poi successivamente viene affiancato dal COMECOM (comitato per assistenza economica reciproca) al di là del sostegno per i piani OECE fallisce, perché non ha alcun potere decisionale, tant’è vero che fallisce, perché nessuno degli Stati aderenti vuole affidargli la sovranità del proprio paese, in seguito, diventerà OCSE: organo costituito da pochi paesi europei perché dell’OCSE andrà a far parte anche il Giappone.

Ma al di là dei piani di ricostruzione bisognava risolvere un altro problema “LA GERMANIA” uscita anch’essa distrutta dal conflitto, prima o poi dovrà essere ricostruita, dovrà mettere in moto il proprio apparato produttivo, echi vigila sulle ricostruzioni dell’apparato politico tedesco:

la Francia vuole legarsi agli Stati uniti,

inoltre la Francia vuole un intesa con gli inglesi, per vigilare il piano di ricostruzione, ma questi non sono interessati, perché i loro interessi sono al di là dei confini europei

quindi è la Francia che fa un accordo direttamente con i tedeschi (SCHUMANN), questo accordo prende il nome la CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio)

Nel 1951 si costituisce la CECA, i paesi coinvolti al di là della FRANCIA, furono l’ ITALIA e il BENELUX (Belgio Olanda Lussemburgo).

Finalmente si creò con la CECA un organismo internazionale, a cui vengono demandati alcuni compiti da parte dei paesi membri

Essa si occupò principalmente:

di rimuovere i dazi

armonizzare tecnologie dei salari


i risultati sono incoraggianti e nel 1957i paesi della CECA si riunirono a Roma per firmare due trattati, che stabilivano la creazione di una Comunità europea per l’energia atomica EURATOM e la nascita della Comunità economica europea la CEE o mercato comune europeo (MEC)

Il primo trattato EURATOM prevedeva l’uso pacifico dell’energia atomica attraverso la creazione dei relativi impianti e centri di ricerca; il secondo la graduale liberalizzazione della circolazione di merci, capitali e manodopera fra i 6 paesi partecipanti: Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia, Italia e Germania federale. Nel 1958 le due comunità iniziarono ad operare.

Il secondo trattato la CEE aveva il compito di eliminare i dazi sull’importazione e delle limitazioni quantitative su tutti gli scambi tra i paesi membri, entro un periodo compreso tra il 12 ed i 15 anni; è l’introduzione di una tariffa esterna comune, che doveva rappresentare la media aritmetica dei dazi applicati dai singoli Stati.

Inoltre i paesi membri si impegnavano ad attuare le politiche comuni in campi diversi: trasporti, agricoltura e previdenza; e a consentire il libero movimento di persone e capitali all’interno dei confini della comunità e ad abolire il dumping e le sovvenzioni particolari dei governi ad imprese o ad aree sottosviluppate.


Unione europea e altre forme di cooperazione economica

La comunità economica europea comprendeva fino al 1973 solo i sei paesi fondatori; tra il 1973-l995 vi aderirono regno Unito, Danimarca, Irlanda, Grecia, Sna, Portogallo, Finlandia Austria e sa, portando a 15 il numero degli stati membri.

Questa formazione si è sviluppata non tanto sul principio del libero scambio, all’interno dell’area comune, o per l’unione doganale, ma per un principio secondo il quale venga adottata una tariffa esterna comune e le merci introdotte, siano parificate a quelle degli Stati membri,a l fine di creare un unico Stato. Fu così che nel 1968 furono abolite le tariffe doganali tra i paesi della CEE e fu fissata una tariffa comune per le merci extra-cee e nel 1986 fu firmato l’Atto unico europeo, che prevedeva e garantiva uno spazio privo di frontiere interne nel quale è garantita la libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali.

Infine con il trattato di Maastrich (paesi bassi) del febbraio del 1992 si fissarono le regole, relative in particolare a debito pubblico e disavanzi degli stati membri per l’ISTITUZIONE DI UNA MONETA UNICA EUROPEA (l’euro), successivamente nel 1999 entrò come valuta nella politica monetaria, nei sistemi di amento, nei mercati monetari e nelle emissioni di titoli di Stato e nel 1° gennaio del 2002 si ebbe il suo utilizzo come unica moneta in circolazione.

L’unione europea è rimasta l’unico organismo vitale di cooperazione economica europea.

Altre organizzazioni come l’EFTA (area di libero scambio) che fu creata nel 1959 non si mostrò all’altezza della Cee

Un altro organismo informale e il G7/G8(perché nel 1994 si è aggiunta la Russia), formato da:Stati Uniti, Giappone, Canada, Germania, Francia Regno Unito, Italia)




















4.2 il miracolo economico





















































HOMO FABER


GLI EVENTI CHE HANNO CARATTERIZZATO GLI ANNI 70, DOPO IL 1973, FURONO:

CAMBIAMENTO è LA DECISIONE DI NIXON 1971, DI ELIMINARE IL SISTEMA DI BRETTON WOODS

LE DUE CRISI PETROLIFERE (DUE SHOC PETROLIFERI)

AVVENUTI RISPETTIVAMENTE NEL 1973’ E NEL 1979’

LA STAGFLAZIONE

LA DISOCCUPAZIONE STRUTTURALE

FALLIMENTO E CANCELLAZIONE DELLE POLITICHE KEYNESIANE

TERZIARIZZAZIONE

NUOVI PAESI

GLOBALIZZAZIONE

L’INTRODUZIONE DI NUOVE METODOLOGIE (DEL LAVORO E DI PRODUZIONE) NATI DAI MODELLI TAYLORISTICI.

LIMITI DELLA CRESCITA E SVILUPPO SOSTENIBILE


1) LA FINE DEL SISTEMA DI BRETTON WOODS E GLI SHOCPETROLIFERI

Bretton woods è una nuova località degli Stati Uniti, in cui i rappresentanti dei 44 paesi si riuniscono (nel momento in cui ancora la guerra non è conclusa) per cercare di ripristinare un ordine monetario internazionale, dove vennero avanzate due proposte:

una da John Maynard Keynes: il quale propone un nuovo sistema monetario legato a una nuova moneta “il Banco”(ma non sarà questuala tesi messa in pratica).

È l’altra di White: il quale propone un economia statunitense, ossia il ritorno al gold-exchange standard, dove questa volta, l’unica moneta convertibile sarà il dollaro (è sarà questa la proposta che passerà).

Con gli accordi di Bretton Woods, vengono costituiti 2 istituti, tutt’ora operativi:

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che aveva due compiti:

visionare il sistema di Bretton Woods

soccorrere i paesini temporanea difficoltà.

un paese che si trovava in temporanea difficoltà, si rivolgerà al FMI, dove un funzionario, andrà in quel paese ed insieme metteranno a punto una soluzione per uscire dalla crisi, successivamente, poi il FMI impiegherà delle somme per permettere al paese di cominciare ad uscire dalla crisi, però le somme stanziate, sono solo un inizio perché il fondo monetario inizia l’opera, poi saranno altri enti a trasferirli, che sulla fiducia realizzeranno quanto il sistema monetario (FMI) ha detto

la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS), anch’essa serve ad aiutare paesi nella loro ricostruzione, meno sviluppati, in difficoltà.


Successivamente a causa della netta sopravvalutazione del dollaro, rispetto al suo reale valore. Fu così che il 15 agosto del 1971, il presidente Richard Nixon, dichiarerà di fatto la sospensione della convertibilità (in oro) del dollaro.

Con la fine del sistema di Bretton Woods, i cambi di queste monete tornano ad essere fluttuanti, flessibili (dando spazio alla speculazione e alla relativa instabilità) con questa decisione tra l’altro, il dollaro americano si svaluta di un buon 8 %.


2) le crisi petrolifere

La prima crisi petrolifera avvenuta alla fine del 1973,avvenne in seguito alla terza guerra arabo-israeliana. I paesi aderenti all’OPEC (organizzazione dei paesi produttori di petrolio, fondata nel 1960 e in cui prevalevano i paesi arabi), per ritorsione contro i paesi occidentali, sostenitori di Israele, e cogliendo anche l’occasione per liberarsi dal potere delle multinazionali petrolifere, aumentarono il prezzo del greggio da 3 a 12 dollari al barile.

Essendo il petrolio alla base del sistema economico, ecco perché si parla di shock petrolifero, perché va a colpisce in maniera più o meno rilevante i paesi. Ad esempio, per i paesi come gli Stati Uniti d’America, l’impatto non è molto significativo, perché avendo delle risorse proprie, delle scorte,è una discreta produzione di petrolio, in qualche modo riescono ad assorbire gli effetti della crisi in maniera più facile, rispetto ad altri come l’Italia, che non hanno la stessa disponibilità di fonti energetiche, assorbiranno gli effetti della crisi in maniera molto rilevante, l’Italia stessa nel 1974 è in preda all’austerità, infatti la domenica non si andava in automobile, per risparmiare petrolio.


I prezzi del petrolio si mantennero alti negli anni seguenti, finché nel 1979-l980, dopo la Rivoluzione Khomeinista in Iran, dove khomini prende il potere con ovvie intenzioni internazionali, e lo scoppio della guerra tra Iran e Iraq si ebbe: il secondo shoc petrolifero avvenuto nel 1979 i prezzi salirono nel 1982 a 34 dollari al barile, questo forte aumento portò una serie di conseguenze:

per i paesi importatori le conseguenze furono minori, perché gli bastò semplicemente abbassare il costo del greggio e cercare di amministrare le risorse preesistenti per il meglio;

la prima conseguenza fu l’inflazione

quali possono essere gli strumenti per uscire dalla crisi?

L’Europa e gli Stati Uniti non rimasero inerti (senza far niente), per prima cosa ridussero i consumi, iniziarono la progettazione di automobili che richiedevano un minor consumo di benzina, iniziarono a utilizzare le risorse petrolifere europee (effettuando nuove trivellazioni), come quelle del mare del Nord, sino ad allora poco sfruttate; e per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, diedero impulso alla costruzione di energia nucleare, nonostante i rischi ambientali connessi (come dimostrò il grave incidente della centrale di Cernobyl). Tuttavia l’impiego dell’energia nucleare non costituiva un semplice problema di convenienza economica ma anche una questione di difesa strategica, per non dipendere dalle forniture petrolifere di paesi spesso instabili e aggressivi.


3) STAGFLAZIONE

Negli anni ‘70 e ’80 si è presentato un nuovo fenomeno denominato dagli economisti «stagflazione» o «stagflashion» che nasce dall’unione di due parole: stagnazione + inflazione; ossia la contemporanea esistenza di un’ altissima inflazione e nello stesso tempo una caduta della domanda (diminuzione) e della produzione (stagnazione economica). Mentre invece in passato durante i periodi bellici l’inflazione era accomnata oltre che dall’aumento dei prezzi, ad un aumento della crescita dell’economia (cioè da un eccesso di domanda).


LA DISOCCUPAZIONE STRUTTURALE

con la stagflazione aumenta anche la disoccupazione che diventa sempre più strutturale perché la struttura in se presenta disoccupazione, quindi c’è un margine di disoccupazione, cosiddetta fisiologica determinato dal livello di disoccupazione, ossia una disoccupazione (una percentuale sempre uguale) insita nella stessa struttura.


il fallimento delle politiche keynesiane

al fallimento delle politiche keynesiane, leghiamo lo smantellamento dello Stato sociale. Keynes, la politica keynesiana dal pensiero keynesiano puro, diceva che:

l’intervento dello Stato in economia, è utile,

lo stato non deve sostituirsi al privato, ma deve essere finalizzato soltanto in alcuni settori, per superare la crisi economica, una crisi legata al potere d’acquisto, stimolando i consumi.

Da qui all’intervento dello Stato in economia, ci ricorda il welfare-state (lo stato di benessere) dove lo Stato cercava di garantire alle famiglie, determinati diritti, che venivano considerati fondamentali come l’istruzione, il diritto alla salute, alla casa ecc . quindi maggiore intervento dello stato, con la sua degenerazione, portiamo debiti pubblici, particolarmente importanti(una specie di freno, come ad esempio il trattato di Maastrich (per l’euro): dove si puntualizza che se si vuole, fare riferimento a un unione che non sia soltanto commerciale, mercantile.. ma anche monetaria, dobbiamo rispettare determinati parametri.


Smantellare le politiche pubbliche, significa mettere in discussione lo Stato di benessere, dunque mettere in discussione quel principio secondo il quale, a ciascun cittadino a prescindere dalla sua situazione sociale, politica, economica, vengono garantiti questi diritti.


Terziarizzazione

Si fa riferimento alla progressiva espansione del territorio,quindi facciamo riferimento a caratteri di economie più avanzate che adesso sono economie post-industriali, una società in cui analizzando il peso del PIL (prodotto interno lordo), tra il primo, secondo e terzo settore, quello che produce di più è il terziario(produce maggiore ricchezza).

Se esaminiamo gli oggetti che indossiamo o quelli che ci circondano o in un aula universitaria, molto probabilmente ci accorgeremo che:

i computer, i programmi che hanno un supporto materiale e industriale (dischetti); la vendita delle stampanti (che scrivono sulla carta) sono prodotti industriali

le telecomunicazioni (compreso internet), non potrebbero avvenire senza una struttura materiale e industriali (cavi, trasmettitori, server e un’innumerevole serie di apparati elettronici)

le transazioni commerciali via rete

Quindi in alcuni casi la diminuzione del sistema secondario nell’economie avanzate è corrisposto da un aumento delle fabbriche nei paesi emergenti, sia per iniziative locali, sia per lo spostamento di impianti produttivi delle vecchie potenze industriali alle aree del mondo dove il costo del lavoro è inferiore.

Non bisogna dimenticare che il progresso tecnologico e l’aumento della produttività rendono possibile, la produzione di più merci con meno operai e ciò porta inevitabilmente a ridurre il numero delle fabbriche, e a disoccupazione.

A meno che i consumatori crescano continuamente di numero e in capacità di spesa. Ma il mercato ha i suoi limiti nello stesso sottosviluppo di tanta parte del mondo è difficile vendere un miliardo di automobili a un miliardo di miserabili affamati.








NUOVI PAESI CHE SI AFFACCIANO ALLA RIBALTA

Con la crisi petrolifera del 1973, dove il balzo del prezzo del petrolio mise in difficoltà non solo i paesi ricchi, ma ancor di più molti di quelli sottosviluppati che non erano produttori di petrolio. Fu allora che incominciò a formarsi una nuova gerarchia del terzo mondo a economia di mercato formata da :

I paesi grandi esportatori di petrolio (avvantaggiati dallo shock petrolifero), a differenza di quelli danneggiati come Nigeria, Iran, Algeria, Venezuela (più popolosi);

Le quattro tigri del sud-est asiatico

I paesi in posizione mediana, che comprendono una vasta serie di Stati assai differenti tra loro e a diverso grado di sviluppo, America Latina, Africa Settentrionale e Asia, i quali possono disporre di propri apparati produttivi ragguardevoli, ma in un contesto di diffusa povertà (brasile: alta mortalità infantile e India)

Il quarto mondo, dell’area della fame e della miseria globale fanno parte quasi tutta l’africa nera (salvo il Sudafrica), America Latina (Bolivia, Paraguay, Haiti) e Asia (Afganistan e Bangladesh). Queste sono economie stagnanti e indebitate, spesso colpite da carestie e disastri «naturali» ingigantiti da problemi del sottosviluppo e per di più inserite in un contesto stabile di guerre civili, tribali o religiose.

Quando parliamo di nuovi paesi, si fa riferimento alle quattro tigri del sud-est asiatico come: Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan e Singapore, queste si sono confermate come nuove potenze industriali a crescita economica rapida, tanto che a rigore non possono essere più considerate come parte del terzo mondo. È in quest’area di sviluppo si affacciano alla ribalta altri paesi come la Cina, India, Malaysia e Filippine dove accresce il PIL (prodotto interno lordo).




Sviluppo sostenibile

Il clima pessimista indotto dalla crisi petrolifera del ’73 e la consapevolezza che la «società del benessere» che potevano nascere dei disastri ambientali, ha spinto la formazione di idee come limiti dello sviluppo o sviluppo sostenibile, ossia una risorsa compatibile di una delle principali risorse della terra: come il petrolio. Infatti si cerco di sostituire la scarsità di petrolio con il nucleare.



TAYLORISMO-FORDISMO_TOYOTISMO


Taylorismo

Trae origine dal nome di Taylor (un ingegnere statunitense), il quale propone una nuova organizzazione del lavoro. Egli sosteneva l’idea che il lavoro doveva essere organizzato in maniera diversa , e che le mansioni dovevano essere parcellizzate. L’obiettivo di Taylor era eliminare i tempi morti all’interno dei meccanismi di produzione, il suo obiettivo è lottare, cancellare, definitivamente contro la fannullagine degli operai.

Il sistema di Taylor prevede che vengono analizzati, i tempi di esecuzione delle diverse attività, e su questi lavorare su questi tempi analizzare come lavorare, attraverso un meccanismo di incentivi o sanzioni; quindi i suoi obiettivi erano:

cancellare i tempi morti degli operai

parcellizzare le mansioni

dividere il lavoro

facendo in modo che gli stessi operai, vengono ridotti a pari tipo di operazioni attraverso una politica di incentivi: se il lavoro va bene o di sanzioni: nel caso in cui i termini di lavoro di produzione non vengono rispettati.

Questo sistema viene applicato preferibilmente nell’attività industriale, ma poi verrà applicato anche per quel che riguarda il lavoro amministrativo.

Fordismo

Un ulteriore passo verso nuove forme di organizzazione del lavoro vengono portate dal contributo di Hanry Ford, il quale introduce la catena di montaggio. Il suo obiettivo è quello di innalzare la produttività dei lavoratori, e cerca di riuscirci attraverso l’introduzione della catena di montaggio.

1. Il lavoro della catena di montaggio si basa su un principio fondamentale che è quello di portare non il lavoratore verso il lavoro, ma bensì il lavoro verso il lavoratore nel momento in cui si fabbrica un determinato pezzo (come in questo caso l’assemblaggio di un automobile).

Quindi non dev’essere il lavoratore ad andare a cercare il materiale di lavorazione e metterlo sul banco, ma il pezzo che tramite unnastro trasportatore, raggiunge il lavoratore nella sua postazione, e che con un unico movimento, adempie alla sua operazione. Si tratta dunque di un iperspecializzazione del lavoratore.

Da questo sistema così determinato esce fuori il modello T, un automobile dove T sta per Touring, Che colore diamo a questo modello? La Ford risponde: qualsiasi colore purché sia nero

2. attraverso la catena di montaggio si arriva a un prodotto standardizzato, al modello T.


Vantaggi e Svantaggi


Vantaggi:

aumenta la produttività del lavoro, questo induce, che si possono produrre con le stesse ore di lavoro più prodotti (Ford prima12 ore, con la catena di montaggio 1ora e1/2 ) , di conseguenza:

si abbassano i costi di produzione, e il prezzo sarà più basso, dunque il mercato si allarga, dunque l’automobile non è più un bene di lusso, ma adesso molte più persone possono permettersi di acquistarla

aumento dei salari, a Ford è legato non solo la catena di montaggio, ma anche l’aumento dei salari agli operai. Mediamente quando Ford inizia ad utilizzare questo tipo di sistema, il salario giornaliero nell’industria era di 2,40 dollari, Ford porta il salario dei suoi lavoratori a 5 dollari (raddoppiandolo) perché?

Com’è possibile spiegare contemporaneamente: del profitto, un della produttività, un dei salari e una dei prezzi.


Tutto è spiegato dall’aumento della produttività, quindi: rendendo più produttivo il lavoratore, possiamo tranquillamente arlo di più, senza un riflesso negativo di vendita, in più se hiamo di più il nostro lavoratore, gli diamo una maggiore capacità d’acquisto (lo stesso operai può acquistare un bene che prima era di lusso) e ampliamo il mercato. È chiaro inoltre che ando il lavoratore di più, lo rendiamo anche più produttivo, perché lui stesso si sente incentivato a migliorare le sue performance, quindi possiamo anche MIGLIORARE LA QUALITA’ del prodotto, pur con manodopera scarsamente qualificata.

La catena di montaggio e la produzione standardizzata verrà attuata e applicata innanzitutto agli stati Uniti d’America, poi con un certo ritardo in Europa.


Svantaggi:

l’alienazione del lavoratore da parte delle macchine, (già in passato si manifestavano i fenomeni del luddismo)

la gente perde ogni contatto con la terra, perché non va più a lavorare nella propria abitazione, ma nella manifattura (in fabbrica)per cui non è possibile svolgere altre attività.

L’alienazione progressiva dell’operaio (un lavoro, via via ripetitivo), sono tanti i costi sociali, infatti si cercava tramite i sindacati di far qualcosa per mitigare questi effetti, ma ad esempio nel caso di Ford, con l’aumento dei salari, metteva tutto a tacere



Le critiche del sistema Taylorfordismo

In primo luogo venne criticato dagli studiosi marxisti, come Harry Braverman che identificavano nel taylorismo, una forma di sfruttamento capitalistico e di degradazione del lavoro umano, propugnando di ridare contenuto e intelligenza al lavoro in nome dei diritti della dignità del lavoratore.

In questo sistema mancavano le motivazioni personali e individuali per chi prestava la sua opera all’interno dell’impresa.

Mancavano gli incentivi non materiali come la stima, prestigio, la gratificazione morale di appartenere a una comunità lavorativa. Quindi il modello Taylorista impedisce, dunque anche la crescita della persona e la formazione di «uomini maturi, autonomi, creativi, aperti alla cooperazione reciproca, e soprattutto non tiene conto dell’insoddisfazione di cui soffrono molti operai per la mancanza di motivazione a compiere il loro lavoro.

Ecco perché via via il Taylorfordismo venne sorpassato e si incomincio a imitare il modello giapponese.

Il TOYOTISMO di Taiichi Ohno (1912-l990)

Mentre in Europa e negli Stati Uniti ferveva il dibattito sul Taylor-fordismo ed erano effettuati timidi tentativi per il suo superamento, in Giappone era già avvenuta una vera rivoluzione organizzativa. Questa era legata allo spirito innovativo di un tecnico- ingegnere, Taiichi Ohno, entrato alla fine della guerra nella casa automobilistica Toyota. Dagli anni 50 Ohno aveva trasformato una piccola azienda in crisi che produceva poche migliaia di autoveicoli all’anno in un colosso che nel 1983 fabbricava quasi tre milioni e mezzo di auto, con un numero di dipendenti assai inferiore ai concorrenti americani, (56 auto per lavoratore, contro 8-l6 degli americani) anche per quanto riguardava i tempi di lavoro, alla Toyota, bastavano 16 ore per assemblare un’auto con molto meno difetti, rispetto alla General Motors che gli è ne occorrevano 31 di ore, e in Europa ancor di più.

Alla base di tanto straordinario successo vi era una nuova impostazione del sistema di lavoro che capovolgeva alcuni fondamenti del sistema Taylo-fordismo, che non avevano nulla a che fare con la dignità del lavoro o la sua umanizzazione.

I principali elementi del Toyotismo furono:

il just in time (al momento giusto), cioè la perfetta simmetria tra l’offerta dei beni prodotti e la domanda che proviene dal mercato, consentendo la fabbricazione in piccole serie differenziata

l’officina minima, ridurre al minimo le scorte di magazzino, sia di componenti, sia di prodotti finiti, anche i pezzi per l’assemblaggio devono arrivare alla postazione lavorativa solo al momento giusto, eliminando ogni spreco e ridondanza. La produzione snella.

Il coinvolgimento dei dipendenti nelle decisioni produttive: le mansioni dei lavoratori non sono fisse e predeterminate, ma godono di notevole flessibilità e intercambiabilità, i dipendenti sono stimolati a partecipare all’elaborazione delle decisioni produttive e possono persino arrestare la catena di montaggio se individuano qualche guasto, ossia un continuo e mai finito tragitto di perfezionamento.

È richiesta la collaborazione anche di fornitori esterni, essi devono formare una rete cooperativa e collaborativi in continuo interscambio di informazioni e aiuti con l’impresa principale (imprese secondarie)

L’obiettivo della qualità totale, più importante della quantità: la qualità deve accomnare tutto il processo produttivo, dalla progettazione alla consegna al cliente finale. La qualità deve essere per il cliente un elemento gratuito.

Una fabbrica a sei zeri:

zero scorte (di magazzino)

zero difetti

zero conflitto sociale

zero tempi morti (di produzione)

zero tempo di attesa per il cliente

nessuna burocrazia interna e comunicazione inutile.

Le caratteristiche speciali della mentalità della classe operaia giapponese, furono inizialmente considerate un ostacolo alla diffusione del Toytismo in occidente, tuttavia quando negli anni 70’ e 80’ il Giappone riuscì a superare brillantemente le conseguenze della crisi petrolifera e negli anni Ottanta surclasso i concorrenti sul piano dell’efficienza produttiva Europei ed americani si resero conto che dovevano adeguarsi in un modo o nell’altro al modello giapponese.















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