ePerTutti



Categoria
Arte
Biologia
Chimica
Diritto
Economia
Elettronica
Fisica
Geografia
Informatica
Inglese
Italiano
Latino
Letteratura
Lingue
Management marketing
Matematica
Psicologia
Ricerche
Sociologia
Storia
Storia dell arte
Tecnica
Tecnologia meccanica
Tedesco
Varie
Appunti, Tesina di, appunto ECONOMIA

LO SVILUPPO DEL TURISMO SUB-REGIONALE E DEL MARKETING DELLE IMPRESE TURISTICHE

ricerca 1
ricerca 2

LO SVILUPPO DEL TURISMO SUB-REGIONALE E DEL MARKETING DELLE IMPRESE TURISTICHE.

Introduzione.

Volendo esaminare il fenomeno turismo non si pu6 prescindere dal valutare il contesto globale intorno al quale lo stesso ruota. Un turismo di qualith puh essere svolto solamente in un contesto sociale di qualith, per- tanto, dovrh essere supportato da una rete di infrastrutture adeguate.

Assumeranno un particolare rilievo i trasporti, le reti viarie e le strutture ricettive aperte al pubblico; que- sto insieme potrh esprimere le sue massime potenzialith in un ambito sociale che non pu6 essere disgiunto dall'attivith turistica.

L'organizzazione turistica moderna in Italia può farsi datare dal 1894, anno in cui sorgeva il Touring Club Italiano insieme al Club Alpino Italiano ed alla Lega Navale, tre associazioni private, con personalità giuridica, che hanno sopperito alla carenza organizzativa dei pubblici poteri. Solo nel 1919 con il R.D.L. 12.10.l9, n. 2099 veniva creato l'Ente Nazionale per le Industrie Turistiche (E.N.I.T.), organismo pubblico con fini di studio e di poteri di proposta al governo. Con il R.D.L. 23.03.31, n. 371 veniva istituito il Commissariato per il Turismo, organo centrale preposto alla direzione ed al coordinamento delle attività nazionali in campo turistico, che assumeva tutte le competenze già assegnate all'E.N.I.T. Nel 1934 il Commissariato per il Turismo veniva assorbito dal Sottosegretariato (poi Ministero) per la Stampa e Proanda, divenendo una direzione generale. Con il R.D. 20.06.35, n. 1425 venivano istituiti gli Enti Provinciali per il Turismo, riordinati con D.P. 27.08.60 n. 1044; in seguito la Regione Siciliana, con propria legge 06.03.86, n. 9 ed il successivo decreto presidenziale di attuazione l9.09.86 ha trasferito le competenze in materia di turismo degli enti provinciali per il turismo alle province regionali, fermi restando i poteri di coordinamento e programmazione della regione, le quali si avvalgono delle strutture organizzative dei trasformati EE.PP.T. in Aziende Autonome Provinciali per l'Incremento Turistico (A.A.P.I.T.). Le Aziende hanno compiti di vigilanza sulle strutture ricettive pubbliche, secondo quanto disposto dall'art.8 della l. r. 27/96, detto controllo ha anche carattere igienico sanitario secondo quanto disposto dall'art. 232 del T.U. delle leggi sanitarie 27.07.34 n.1265 ribadito dall'art. 23 del D.P. 28.06.55 n. 630. Tali controlli vengono svolti per garantire i destinatari del servizio.

Nel l 947 con D.C.P.S. 12.09.47, n. 941 venne istituito il Commissariato per il Turismo alla dipendenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, confluito in seguito nel Ministero dello Sport, del Turismo e dello Spettacolo istituito con L. 31.07.59, n. 617, definitivamente soppresso con referendum nazionale nel 1993, le cui competenze sono state trasferite in parte alle regioni ed in parte al Dipartimento del Turismo, che dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la L. 30.05.95, n. 203.

La competenza legislativa regionale in materia di turismo deriva dall'art.117 della Costituzione Italiana; le regioni a Statuto speciale hanno una potestà legislativa esclusiva in questa materia, infatti, l'art.14 dello Statuto della Regione Siciliana, approvato con R.D.L.vo 15.05.46 n. 455 convertito in legge con L.cost. 26.02.48 n. 2, sancisce tale competenza. Con l.r. 08.08.49 n. 49 "Attribuzioni dell'Assessorato del Turismo e dello Spettacolo", e con l'art.8 della l.r. 29.12.62 n. 28 "Ordinamento del governo e dell'amministrazione centrale della Regione Siciliana, sono state disciplinate le attribuzioni e le competenze del predetto Assessorato.

Le Aziende Autonome di Cura, Soggiorno e Turismo sono state istituite con il D.P. 27.08.60 n. l042, il cui compito è quello di promuovere ed incentivare i territori di competenza, di rilevarne il movimento statistico comunicandolo alle A.A.P.I.T.

Gli enti pubblici che operano in campo turistico hanno compiti di indirizzo, si preoccupano cioè di adeguare le funzioni esplicate da altri soggetti al raggiungimento di fini turistici. In tal senso l'amministrazione pubblica turistica è un'amministrazione politica, perché la sua azione implica sempre il raggiungimento di un interesse generale comune, di contro all'attività turistica del singolo che è libera.

Gli obiettivi comuni, dei soggetti che operano nel settore turismo, sono quelli di migliorare sia i servizi offerti al fine di rendere più consone alle esigenze del mercato le strutture ricettive. A tal proposito va considerato che è attualmente all'esame degli organi parlamentari nazionali la nuova legge "quadro" sul turismo, che propone quattro elementi innovativi: riconosce al turismo un ruolo economico, culturale, sociale e strategico; definisce i compiti da attribuire agli enti locali territoriali nelle regioni a vocazione turistica; terzo elemento, valuta gli standards qualitativi delle imprese turistiche secondo le norme ISO 9000; quarto e non ultimo punto, predispone la "Carta dei diritti e dei doveri del turista". Quanto sopra viene valutato in stretta correlazione con la ura dell'albergatore che è un imprenditore in quanto il suo è un lavoro di organizzazione economica secondo quanto disposto dall'art.2082 del c.c., detta attività deve avere carattere patrimoniale.

Due sono, pertanto, i requisiti fondamentali previsti dal- l'art.2082 C. Civ. affinch8 si abbia un imprenditore in senso giuridico e correlativamente un'impresa: la professionalith dell'esercizio; un'attivith economica produttiva o di scambio-organizzata. L'esercizio dell'impresa deve, al fine di assumere carattere professionale, risolversi in una attivita sistema- tica, stabile e continuativa, tale da imprimere in colui che la esercita quella qualificazione sociale nella quale, appunto, la professione consiste. I conducenti di attivith occasionali o transeunti, che compiono speculazioni isolate, non esercitano un'im- presa, in senso giuridico, non assumono la conseguente ura di imprcnditore, perch6 non sussiste, in questa ipotesi, il necessario requisito della professionalith. Non b necessario che 1'attivith svolta, affinchb sia definita professionale, sia la sola o la principale che il soggetto esercita, perche si puh attendere, simultaneamente, a piu e diverse professioni ne 6 necessario che I'attivith sia ininterrotta. Non perde, infatti, la sua peculiarith, un'attivith pmfessionale definita stagionale, la cui stagionalith non alteri la continuiQ sostanziale. Non b necessario che il titolare dell'impresa eserciti per- sonalmente l'attivith imprenditrice, purch6 colui che lo rappresenta sia munito dei necessari poteri giuridici, a tal proposito ogni norma di riferimento alla gestione di strutture ricettive prevede o meno la rappresentan- za del titolare (art.2203 C. Civ.). C bene definire i concetti di impresa, imprenditore ed azienda che giacciono su tre piani diversi: 1'imprenditore h un soggetto (art.2082 C. Civ.); l'impresa 6 un'attivith da lui o per lui organizzata e svolta; l'azienda 6 un oggetto, lo strumento del quale 1'imprenditore si serve per esercitare l'impresa (art.2555 C. Civ.). Ma non solo non coincidono le nozioni di impresa e di azienda, anche la titolariQ dell'azienda non sempre coincide con quella dell'impresa. L'imprenditore, ossia il titolare dell'impresa, pu6 essere una persona diver- sa dal proprietario dell'azienda. Cosi 6 titolare dell'impresa, non titolare dell'azienda, il mero possessore, I'u- sufruttuario I'affittuario dell'azienda, nel caso specifico delle strutture ricettive pubbliche, titolare dell'im- presa 6 il soggetto al quale 6 intestata la licenza per lo svolgimento dell'attività.

 

Capitolo I

L'IMPORTANZA E LO SVILUPPO DEL

TURISMO MONDIALE ED EUROPEO

1.1.  IL TURISMO E LA SUA EVOLUZIONE

Un tempo 'fare turismo' era uno 'status symbol' che si concretizzava in incontri culturali di costumi e in interscambi di esperienze che esplicavano la necessità di maggiori contatti umani; nel tempo il fenomeno si è esteso tra più ampi strati della popolazione, divenendo un concetto di massa, e da quel momento è nato il 'diritto di far vacanza' a latere di un accresciuto benessere sociale.

Contemporaneamente il sorgere di intermediari turistici, quali i tour operator e la più ampia diffusione delle agenzie di viaggio e delle strutture ricettive, unitamente alla rapida evoluzione dei mezzi di trasporto (dall'auto al treno, alla nave e all'aereo, supporti necessari per far turismo), hanno stimolato fortemente il desiderio del viaggio e della vacanza, da intendersi anche parte delle nostre strutture psico-intellettive come un arricchimento culturale per ricerca di esperienze, modi di vita, di sensazioni e incontro di interessi.

Il turismo, dunque, è una particolare attività dell'uomo, per cui giovani e anziani divengono sempre più consumatori di turismo e prestatori di servizi: l'allungamento della vita, il crescere del tenore di vita, la riduzione delle ore di lavoro e le maggiori tecnologie fanno aumentare il tempo libero e le disponibilità finanziarie che significano 'più tempo e reddito per il turismo'.

In un certo senso le attività turistiche possono essere percepite come un grande gioco virtuale nel quale i prodotti, invece di spostarsi alla ricerca del consumatore e di essere ben definiti e di adattarsi ad esso, rimangono ancorati alla loro localizzazione, sono difficilmente percepibili nel loro insieme e, comunque, rispetto al loro uso, l'immaginario ha un peso notevolmente maggiore che nell'acquisto dei tradizionali beni di consumo. Ciò che spinge un cliente-turista a scegliere una località è molto più spesso ciò che immagina rispetto a ciò che percepisce.

Oggi si afferma che il 'turista' non esiste più, infatti, la globalizzazione del mercato ha esasperato la segmentazione della domanda (i turismi), mentre la terziarizzazione dell'economia, le regole della società postindustriale e le trasformazioni socio-demografiche della popolazione stanno liberando tempo e risorse a favore dei viaggi e delle vacanze. Non esiste più, dunque, il tradizionale turista governabile con poche regole di marketing, ma una ura sempre più poliedrica e complessa, difficile da capire e da gestire. Il 'villaggio globale' ha in sé un grande rischio, quello della produzione di comportamenti omogenei e di rigidi criteri di omologazione. Per contrapposizione si determina e viene sempre più valorizzata la soggettività, il diverso, la tradizione locale ed in un certo senso si riscopre e si valorizza il senso della propria appartenenza.

Siamo passati dal 'turismo degli anni '50', ovvero un turismo di élite, ai 'turismi degli anni '90', ed infine, al 'turismo del turista'.

1.2.  L'IMPORTANZA DEL TURISMO PER L'ECONOMIA

Il turismo costituisce l'attività con il maggior grado di intersettorialità e rappresenta perciò uno dei principali motori (talora l'unico) per la crescita economica di molte regioni del mondo e per lo sviluppo dell'intera economia.

Inevitabilmente, gran parte della popolazione e del territorio sono rimasti coinvolti in questo tipico to economico costituito da una produzione intersettoriale, diretta ed indiretta, di beni e servizi, generando una catena di rilevanti effetti reddituali sull'economia nazionale ed internazionale. Il turismo ha dato vita, infatti, ad un notevole processo di sviluppo economico nelle aree vocazionali, suscitando, peraltro, grandi incrementi nei settori produttivi localizzati nel territorio. Si passa dall'azienda turistica artigianale a quella industriale, intesa come azienda che ha la capacità di cogliere i bisogni profondi e nuovi della clientela e il settore sta assumendo sempre più la sua caratteristica di 'trasversalità'.

In questo processo sono stati avvantaggiati diversi ti del commercio e molti settori industriali ed artigianali (unitamente ad altri ti collaterali) e, in specie, l'edilizia privata e dei lavori pubblici e il settore dei trasporti, oltre ai vari timenti dell'amministrazione statale (sia per i beni culturali che per l'ordine pubblico), tutti strettamente legati al mondo del turismo.

Di particolare interesse sono, poi, i rapporti che si instaurano tra turismo ed agricoltura (flussi di forza lavoro verso nuove attività turistiche e/o perdita di terreni agrari adibiti a strutture ricettive e complementari), estesi anche a forme di integrazione, quale l'agriturismo e all'utilizzazione turistica-sanitaria delle sorgenti termali.

Effetti diversi si hanno, invece, sui litorali dove gli insediamenti ricettivi hanno a volte inciso sul paesaggio e/o creato situazioni di antagonismo con le industrie costiere, mentre nelle zone montane il turismo si è, in genere, integrato con successo sia negli sport che nell'economia locale.

Gli aspetti economici più eclatanti delle interdipendenze tra turismo ed industria si hanno, soprattutto, nel campo dei consumi, da parte dei turisti, relativamente ai beni prodotti dall'industria stessa. Gli economisti, infatti, si sono accorti dell'interesse di questo to nell'economia che crea sempre più posti di lavoro, che utilizza molte nuove tecnologie e che produce un notevole fatturato.

Il 'turismo', però, estrinsecandosi in una forma di comportamento sociale e come attività produttiva atipica è di difficile misurazione statistica e, per disaggregare questo to dalle altre attività, e soprattutto per stimare il reale impatto economico in termini di reddito e occupazione, esistono diversi approcci da parte di ciascun paese europeo ed extraeuropeo. Alcuni principali indicatori di misura si possono trovare nella percentuale di valore aggiunto turistico sul PIL, nella crescita delle partite correnti con l'estero attraverso il saldo delle entrate sulle uscite valutarie, l'effetto del moltiplicatore turistico sugli altri settori economici che porta all'aumento delle risorse totali sull'economia e, non ultimo, il volume dei posti di lavoro creati. Una misura indiretta può anche calcolarsi facendo riferimento a beni (specie alimentari) e servizi consumati dal turista sul territorio di destinazione.

Può anche dirsi che 'l'industria turistica' offre un insieme di beni e servizi provenienti da diversi ti di attività economica, a cui corrisponde una domanda (con una certa elasticità) che mette in moto un processo di sviluppo economico e di moltiplicazione del reddito con effetti variabili sugli investimenti e sull'occupazione. Da ciò si può dedurre che il turismo, per l'ampiezza delle sue implicazioni e relazioni territoriali, culturali, sociali, economiche e motivazionali (con una stretta interrelazione del rapporto uomo-ambiente) è materia da affrontarsi in campi di studio multidisciplinari e il suo 'punto di forza' rispetto ad altri consumi sta nella maggiore valenza simbolica, nella più elevata capacità di rappresentare la cultura della mobilità sociale, condividendo gli stili di vita della popolazione.

Nell'esame del turismo interessa, prioritariamente, la ricerca e il controllo quantitativo delle tendenze dei mercati, al fine di poter tracciare i probabili scenari economici che si potrebbero profilare in ciascuna area e, per il settore, appare oggi elemento vitale un'attività di coordinamento e di informazione che coinvolga dipartimenti governativi, autorità locali, rappresentanti dell'industria, universitari ricercatori in materia, i quali dovranno collaborare in 'osservatori turistici' per raccogliere la vasta gamma di statistiche e di tendenze relative al turismo, in modo da far, poi, circolare i risultati tra gli organismi decisionali interessati.

La 'spesa turistica', infatti, accresce la velocità di circolazione della moneta e gli effetti economici appaiono evidenti quando i consumi turistici sono effettuati con valuta forte. Di conseguenza, il turismo rappresenta un fattore fondamentale per lo sviluppo regionale, sia per la capacità di ridistribuire ricchezza (dalle regioni con maggior reddito a quelle meno ricche) che lavoro (per l'inserimento della popolazione locale in nuove attività).

Quanto all'occupazione turistica, si distingue quella 'diretta' (posti di lavoro nelle strutture ricettive) caratterizzata da una domanda piuttosto qualificata, quella 'indiretta' afferente alle attività accessorie (sport, divertimenti, ecc.) e quella 'indotta' impiegata nelle attività produttive sviluppate dopo la spesa turistica (commercio, trasporti e vari settori industriali, agricoli e dei servizi). In certi paesi la manodopera turistica è composta anche da lavoratori scarsamente qualificati e in questi il turismo è considerato una valida soluzione per lo sviluppo di regioni con forte presenza di disoccupazione o con popolazione attiva poco qualificata. L'occupazione turistica si caratterizza anche per un'alta percentuale del c.d. 'lavoro nero' (sommerso) specie per la manodopera stagionale, spesso reclutata tra gli immigrati e/o pendolari dai centri vicini, che sfuggono peraltro al controllo del circuito economico di una determinata località. Percentuali elevate di quest'ultima categoria si registrano in Sna, Portogallo, Francia e Italia.

Pochi sono i settori di attività economica che, come il turismo, hanno un così ampio indotto con effetti moltiplicativi sull'economia nazionale. Anche da parte dei paesi OCSE c'è stata una presa di coscienza sull'importanza dei viaggi e del turismo per la crescita dell'economia, sia in termini di vendite totali che di valore aggiunto, di investimenti in nuovo capitale strutturale e di mezzi di produzione, di contribuzione fiscale e di occupazione.

La scoperta del turismo come locomotiva  dello sviluppo economico appare sempre meno circoscritta a specifiche zone e dal cosiddetto effetto Florida, che considerava le attività turistiche per la loro capacità di creare una cordata di consumi indotti e di funzionare come volano per lo sviluppo dell'economia locale, si è passati ad una concezione del turismo, del tempo libero e delle attività correlate che, da un punto di vista economico, le considera come principale momento connettivo fra i vari rami e le varie classi di attività e, da un punto di vista sociologico, come una delle principali chiavi per l'interpretazione delle caratteristiche e della evoluzione della società.

In un certo senso sia da un punto di vista economico che sociologico si è passati da una concezione e da una posizione residuale attribuita al to a causa della sua frammentazione fra le diverse branche economiche e della sua non specificità, ad una opposta concezione, di tipo propulsivo che proprio in questa caratteristica diffusiva vede il principale momento strategico per lo sviluppo dell'economia e della società.

Parallelamente il sistema turistico internazionale, nazionale e locale ha aumentato la propria dimensione, la propria diversificazione e migliorato le proprie qualità, dandosi un assetto sempre più complesso e definendosi come nuova e diversa industria, mentre da parte del to industriale vi è stata una rivalutazione delle attività turistiche, che prima erano considerate quasi esclusivamente come attività di servizio per le altre attività produttive e che ora sono considerate esse stesse industria in grado di promuovere le altre attività.

Per i grandi gruppi finanziari il turismo rappresenta uno dei principali ti per possibili investimenti.

Al mutato atteggiamento dell'economia di fronte alle attività turistiche corrisponde una evoluzione dell'approccio sociologico che ben si evidenzia considerando una affermazione limite: nelle economie più sviluppate si è passati da una concezione delle vacanze come momento di riposo dal lavoro a quella del lavoro e della vita quotidiana in funzione delle vacanze e dei turismi.

In altre parole si lavora per fare vacanza.

Per quanto questa affermazione possa sembrare un po' strana e paradossale, essa è vera anche da un punto di vista economico per molti soggetti che, nei paesi più sviluppati, destinano la quota più rilevante del loro reddito alle attività vacanziere e del tempo libero, acquistando e gestendo una seconda e terza abitazione, acquistando una barca, compiendo viaggi, svolgendo varie attività sportive ecc.

A livello di psicologia sociale l'affermazione-limite è confermata dal peso che le motivazioni turistiche hanno nell'attività promozionale e pubblicitaria, ove il riferimento più o meno mediato al vissuto turistico e/o del tempo libero rappresenta spesso il principale condizionamento latente per promuovere la vendita dei più diversi prodotti, da un gelato alle automobili.

Per queste loro funzioni e per il fatto che costituiscono un to in sviluppo a fronte di molti settori produttivi in crisi e con forte riduzione del numero degli addetti, le attività turistiche e del tempo libero possono essere definite come uno dei momenti fondamentali dell'economia e della società postindustriale, insieme ad altre attività strumentali fortemente connotate come i trasporti (attività, peraltro, in buona parte di servizio al turismo e turistica di per sé), la telematica (parte hard), e ad altre più definibili come servizi quali, appunto, la telematica (parte soft), la pubblicità ed il marketing, la formazione, i supporti finanziari, le assicurazioni ecc.

Il turismo è, come abbiamo detto, motore dell'economia dei paesi in via di sviluppo.

Questa situazione si ripresenta, a scala ridotta ma con la stessa rilevanza, anche all'interno dei singoli paesi ove esistono aree più industrializzate e più caratterizzate dall'economia turistica (intesa sia come fenomeno outgoing che incoming) ed aree meno sviluppate e meno caratterizzate rispetto alle potenzialità. In proposito basta pensare alle regioni meridionali dell'Italia.

La gestione delle attività turistiche è favorita da un sistema infrastrutturale e sociale forte ed integrato, che incide favorevolmente anche sulla qualità della vita dei singoli.

1.3.  LO SCENARIO MACROECONOMICO INTERNAZIONALE

Da ciò deriva che l'attività turistica, sia come 'vacanza riposo' che come 'vacanza attiva' (viaggi d'affari, culturali, congressuali) ha assunto una elevata interdipendenza settoriale nell'economia ed appare, anzitutto, molto correlata ai mutamenti sociali ed ambientali ed allo scenario economico dei singoli paesi (instabilità istituzionale, economia vacillante, crisi valutaria, ecc.) e, indirettamente, dai cambiamenti e disagi politici, dalla criminalità e dagli attentati terroristici.

L'anno 1998 è stato caratterizzato dalle turbolenze finanziarie e dai processi deflattivi che hanno colpito le economie emergenti dell'Asia Orientale e della Russia, nonché dal permanere della crisi giapponese. Relativamente alle aree più sviluppate del Nord America e dell'Europa i tassi di crescita del reddito si sono mantenuti su livelli soddisfacenti. A partire dall'ultimo quadrimestre, tuttavia, le turbolenze finanziarie internazionali sono sembrate estendersi anche ai paesi economicamente più sviluppati, in particolare a seguito del collasso finanziario russo.

In prospettiva, permangono serie preoccupazioni circa un marcato ripiegamento della crescita economica internazionale (ed occidentale più in particolare) per il 1999, che nel complesso dei paesi OCSE dovrebbe attestarsi al di sotto del 2%. Tutto questo, nonostante il periodo di relativa calma che ha contraddistinto i mercati finanziari negli ultimi tre mesi dello scorso anno (prescindendo dunque dalla recente esplosione del caso brasiliano).

Appare dunque appropriato parlare di frenata della crescita dei paesi sviluppati limitatamente all'anno in corso, mentre per l'anno 2000 è attesa una parziale ripresa che dovrebbe riportare il tasso di crescita dei paesi OCSE al di sopra del 2%. Negative anche le previsioni per l'America Latina, alla luce delle politiche fiscali e monetarie restrittive adottate in risposta alle prospettive di crisi finanziaria.

Nel secondo semestre del '99 le condizioni di fondo dell'economia internazionale presentano netti sintomi di miglioramento rispetto al recente passato, sia in termini di commercio internazionale sia di crescita. Evidente è il recupero di molti paesi emergenti, ma i risultati forse più significativi sono quelli del Giappone, che nei primi otto mesi ha segnato sensibili incrementi della produzione industriale (5,5% su base annua) e dell'export (9,9%) in un contesto caratterizzato da diffusi contenimenti dei prezzi. Con la notevole eccezione dell'Indonesia, condizionata dall'instabilità politica interna, il recupero di molti paesi asiatici appare ormai avviato, con tassi di crescita che oscillano tra il 2,4% medio dei paesi dell'area Pacifico e il 6,2% della Cina e del subcontinente indiano. L'economia USA prosegue con successo il suo cammino di crescita. In Europa centrale la domanda interna si espande ad un ritmo del 3,4% e la crescita del PIL dovrebbe attestarsi mediamente a fine anno al 2,1%. Più critiche le condizioni nella ex Unione sovietica, che registra una flessione della domanda interna e del PIL nell'ordine del 2%. In ambito UE la crescita appare più modesta. La domanda interna totale dovrebbe registrare a fine anno un incremento del 2,4%, dovuto in buona misura alla crescita degli investimenti (3,7%). L'occupazione totale risulta in lenta crescita a fronte di un leggero calo del tasso di disoccupazione. I maggiori timori sono legati a possibili fermenti inflazionistici: i differenziali d'inflazione tra i diversi paesi tendono infatti ad allargarsi.

Con un quadro economico così complesso, come ci si può aspettare che reagirà lo scenario turistico internazionale ?

A livello mondiale, le incertezze sull'andamento economico con molta probabilità si tradurranno in una contrazione del numero di coloro che sceglieranno di viaggiare all'estero. Se nel corso del 1998 il sistema turistico italiano ha risentito solo marginalmente di questa situazione, sostenuto dai tradizionali mercati europei e dal movimento dal Nord America, per il 1999 si prevede una crescita alquanto moderata delle partenze, e conseguentemente degli arrivi in Italia.

1.4.  IL TURISMO NEL MONDO

Al movimento internazionale, per poter parlare di mercato mondiale, dovrebbe essere aggiunto il movimento dei turisti-clienti che avviene all'interno dei paesi, stimato complessivamente in più di 3 miliardi di arrivi.

Il movimento internazionale è quello più analizzato e di maggior rilevanza in termini macroeconomici per gli effetti che determina sul piano valutario e nell'interscambio di merci e servizi. Di fatto, tuttavia, il concetto di mercato mondiale è spesso utilizzato come sinonimo di mercato internazionale.

Il turismo costituisce un fenomeno imponente a livello mondiale con un peso notevole per l'economia, nel 1997 costituiva il 13,2% del prodotto nazionale lordo mondiale ed è tra le prime tre voci del commercio internazionale insieme al petrolio ad all'industria automobilistica.

L'industria turistica occupa, direttamente ed indirettamente, 230 milioni di persone che corrispondono a circa un decimo dell'intera forza lavoro e, per l'alta concentrazione di lavoro, rappresenta una importante opportunità per la creazione di piccole imprese con benefici effetti per l'occupazione. (Tavola 1)

È il più importante e pacifico strumento per rafforzare i vincoli economici e politici attraverso tutto il mondo.

1.4.1.   LA DOMANDA DEL MERCATO TURISTICO INTERNAZIONALE

Secondo i primi dati rilevati dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT o WTO, World Tourism Organization) il 1997 ha registrato circa 620 milioni di arrivi internazionali e 450.000 milioni di dollari di introiti in valuta estera. (Tavole 2,  3, 4)

Da notare che l'OMT analizza in modo organico solo gli arrivi internazionali e non le presenze e che vi sono molti problemi di azione per le diverse modalità di raccolta dei dati dei vari paesi.

Arrivi ed incassi sono in continua crescita ma ad un ritmo diverso e la differenza tra l'incremento annuo degli arrivi e la crescita della quantità di denaro spesa, tende ad aumentare costantemente in favore, appunto, degli introiti monetari e negli ultimi 40 anni il tasso medio di crescita dell'attività turistica è stato del 7,8% per gli arrivi internazionali, e del 12,9% per gli introiti per turismo.

Dopo una fase di stagnazione agli inizi degli anni '80, il mercato turistico internazionale ha improvvisamente ripreso vigore con un incremento medio annuo del 7,7% per gli arrivi internazionali e del 15,1% per gli introiti prodotti dal turismo internazionale.

I cambiamenti previsti in campo demografico ed economico, l'evoluzione nella sfera degli interessi e dei valori della società, congiuntamente con l'avanzare del progresso tecnico nei trasporti e nei sistemi di prenotazione elettronica e l'estensione ed il processo di globalizzazione in atto in tutto il mondo della commercializzazione dei viaggi, incideranno sempre più, nel prossimo decennio, sui modi di produrre, vendere e consumare il prodotto turistico.

Nei principali paesi generatori di turismo, gli operatori, consapevoli della necessità di rinnovare il prodotto rispetto ai pacchetti turistici tradizionali, si stanno seriamente attivando per definire programmi nuovi con specifiche motivazioni come è constatabile dalla crescente domanda di 'special interest holidays'.

Questa evoluzione del mercato richiede un particolare sforzo da parte dell'offerta per identificare le diverse categorie di consumatori a cui adattare nuovi prodotti turistici.

Tra i segmenti di maggiore importanza nei quali si prevede una crescita del mercato turistico si individuano:

·    una maggiore varietà nelle destinazioni turistiche, con particolare riferimento a quelle lontane;

·    vacanze per un mercato maturo ed esigente, ossia create su misura nel contenuto e nei servizi;

·    viaggi di avventura correlati a due o più elementi come aria libera, natura, esercizio fisico e animazione;

·    vacanze brevi come mezzo di evasione dal lavoro o dagli impegni domestici o correlati con specifici interessi od attività.

Gli anni 2000 vedranno la creazione e la trasformazione di molti prodotti e servizi turistici in sintonia con la crescente frammentazione della domanda ed anche con la risposta degli operatori alle nuove esigenze dei vari segmenti del mercato e, grazie alla sempre maggiore accessibilità all'uso del trasporto aereo, si svilupperà impetuosamente un tipo di turismo non convenzionale orientato verso paesi in via di sviluppo o in zone rurali assolutamente nuove.

LA DISTRIBUZIONE PER AREE

Un diverso ritmo di crescita del turismo nelle varie aree mondiali sta portando ad una diversa distribuzione del mercato turistico.

L'area mondiale più attiva è quella composta dall'Estremo Oriente e dalla zona del Pacifico mentre l'Africa, il Medio Oriente ed il Continente Americano hanno fatto registrare tassi di aumento superiori alla media. (Tavola 5)

Il predominio rimane sempre all'Europa ed alle Americhe che, insieme, assorbono l'80% dell'intero mercato ma la quota europea, pur sempre in crescita, è passata dal 68,8% registrato nel 1980 al 58,4% del 1997 evidenziando in tal modo il fenomeno di crescita di altre aree del globo.

L'entrate turistiche internazionali  sono cresciute del 2,3% nel 1997 rispetto al 1996, attestandosi sui 444 miliardi di dollari.  Questi risultati sono frutto di una situazione stazionaria degli arrivi in Europa (-0,4%) di un andamento positivo delle Americhe (+2%) e dall'Asia dell'Est e del Pacifico (+1,1%) e di un forte incremento in Africa (+9,3%), in  Medio Oriente (+14,8%) ed in Asia del Sud (+4,5%).

Da notare, tuttavia, che, a causa dei diversi livelli di partenza, un incremento del 9,3% in Africa corrisponde a 2 milioni di arrivi in valori assoluti, mentre un incremento del 3,4% in Europa corrisponde a 11,8 milioni di arrivi.

Dall'analisi della graduatoria dei principali paesi di destinazione del turismo internazionale, si osserva che il 72-73% degli arrivi e delle entrate turistiche è concentrato nei primi dieci paesi: cinque di questi paesi (USA, Francia, Italia, Regno Unito e Canada) sono anche i principali paesi di origine dei flussi turistici.

Per quanto riguarda le entrate valutarie si registra un calo in Italia, Francia, Sna, e Germania, mentre negli Usa l'incremento è del 7,4%, ma su questo fatto incide in modo determinante l'andamento del corso del cambio.

Da notare, piuttosto, che mentre nella graduatoria degli arrivi 1997 l'Italia si colloca in quarta posizione, dopo Francia, Usa e Sna, in quella delle entrate valutarie si colloca in seconda posizione dopo gli Usa. Ciò significa che quello italiano è un turismo mediamente più ricco  (e più di qualità) di quello francese e snolo.

Sul mercato del turismo stanno imponendosi anche i paesi new comers dell'ex Europa orientale, quali Polonia, Repubblica Ceca ed Ungheria in termini di arrivi, e di Australia, Polonia, Singapore e Turchia in termini di entrate valutarie.

In molti paesi aumenta la consapevolezza dell'importanza per l'economia interna del turismo internazionale e zone come i Caraibi o il Pacifico, che hanno acquisito una 'immagine di prodotto' ben uniforme, stanno acquisendo una quota crescente della domanda anche perché, per l'avanzare del progresso tecnico e per un uso più efficiente degli aerei con un tasso di riempimento sempre più alto, il costo dei viaggi si riduce progressivamente. Un ruolo decisivo nella riduzione dei costi dei viaggi aerei è svolto non solo dalla sempre maggiore sofisticazione dei CRS (Central Reservation Systems) ma dal crescente uso da parte delle comnie aeree di nodi aeroportuali dai quali smistare nel paese di destinazione il traffico a raggiera, con enormi risparmi di costi di gestione.

Il campo di interesse della domanda si amplia dunque sempre più rendendo necessario e inevitabile un adeguamento alle esigenze della domanda internazionale con un 'rilancio del prodotto europeo' in termini di immagine sempre più unitaria.

Sarà dunque sempre maggiore il coinvolgimento delle Amministrazioni e della popolazione locale non solo nella fornitura dei servizi ma anche nella creazione e progettazione delle infrastrutture, soprattutto nella conservazione del patrimonio ambientale artistico e naturale, aumentando in questo modo i benefici economici per il paese ospitante.

(Un altro importante cambiamento potrà riguardare il sempre maggiore peso della sistemazione del tipo 'self-catering', nei confronti di quella tradizionale alberghiera in senso stretto, con conseguente riduzione dei costi del personale e di gestione.)

Le comnie aeree, facilitate dalla sempre maggiore sofisticazione del sistema di prenotazioni, si orientano sempre più alla individuazione di tendenze e di preferenze mediante l'analisi delle caratteristiche e delle destinazioni dei viaggiatori.

Salvo imprevedibili sconvolgimenti politici, economici, commerciali o sociali, si può ragionevolmente prevedere che nell'anno 2000 gli arrivi internazionali nel mondo toccheranno i 700 milioni, mentre l'apporto valutario mondiale crescerà presumibilmente fino a quasi 580 miliardi di dollari. (Tavole 6, 7)

Il trend mondiale del turismo è, come abbiamo visto, positivo e si prevede che continuerà ad esserlo. Potranno verificarsi annate difficili, con temporanei rallentamenti dei flussi rispetto alla linea di tendenza di fondo ed in un certo senso questo è accaduto nel 1998, nel 1999 e potrà accadere nel 2000, con una serie di crisi finanziarie, economiche e politiche in diverse aree del mondo. Nel lungo periodo, però, la dinamica sarà di crescita perché sono ancora relativamente pochi i paesi che generano flussi internazionali significativi, lasciando quindi ampi spazi di sviluppo.

Il WTO prevede che nel 2020 i flussi internazionali in termini di arrivi risulteranno quasi triplicati rispetto al 1995, passando da 565 milioni a 1.602, con un saggio annuo di crescita del 4,4%. È un tasso straordinario: nessun paese industrializzato prevede che il suo PIL, in termini non monetari ma reali, aumenti nei prossimi 22 anni a questa velocità.[1] (Tavole 8, 9)

1.4.2.  L'OFFERTA DEL MERCATO TURISTICO INTERNAZIONALE

Dopo avere analizzato la domanda del mercato turistico internazionale, ovvero gli arrivi  e  gli  introiti  generati   dal   movimento   turistico   mondiale,  analizziamo

l'offerta, ovvero la capacità ricettiva mondiale ed, in particolare, l'hotèllèrie mondiale.

Sul piano della ricettività l'organizzazione si fa sempre più complessa con l'apparire di nuove forme e con una articolazione più  variegata di quelli esistenti. Inoltre nell'hotèllèrie tradizionale la globalizzazione del settore tende ad accrescersi grazie a strategie di accordi, alleanze, fusioni ed acquisizioni, conseguenza anche di una chiara opzione a favore del to del turismo da parte dei grandi mercati finanziari.

Si stima che nel mondo, a fronte di un movimento alberghiero rappresentato da circa 1,5 miliardi di arrivi e da circa 4,3 miliardi di presenze, siano presenti 320 mila alberghi, con 13,5 milioni di camere e circa 25 milioni di posti letto. In totale, l'hotèllèrie mondiale occupa circa 11,3 milioni di addetti.

La capacità lorda teorica in termini di posti letto è, dunque, pari a circa 9,1 miliardi all'anno e viene utilizzata solo per circa il 47%.

Nelle Americhe e nelle due coste del Pacifico l'aumento nel numero di alberghi e di camere è dovuto all'espansione dei grandi gruppi mondiali.  In Europa stanno aumentando gli accordi di gruppo fra operatori locali e fra questi e le catene internazionali che, appunto, si espandono tramite acquisizioni e/o partnership anche con  operatori singoli; si stanno verificando fusioni, incorporazioni e varie strategie di accordo fra le comnie locali, con la nascita di molti gruppi volontari.

La forza del sistema alberghiero italiano, sta proprio nelle sue molte facce, nella sua grande vitalità, mentre la dimensione media relativamente ridotta, se di per sé costituisce un problema, consente anche condizioni di flessibilità e di adattabilità.

Secondo Horwath international (Arthur Andersen), che però analizza un particolare campione di esercizi alberghieri di qualità nell'ambito delle varie categorie[2], il tasso di utilizzazione medio netto delle camere nel mondo si aggira sul 68% e tendenzialmente è in leggera crescita anche se nel 1997 e nel 1998 è rimasto costante; varia da un minimo del 62,3% dell'Africa e del Medio Oriente ad un massimo del 73% in Australia. Il tasso di utilizzazione degli hotels indipendenti è più basso di circa 4 punti rispetto a quello delle catene. (Tavole 10, 11)

Per il particolare campione adottato è da ritenersi che i dati relativi al tasso di utilizzazione alberghiera, alla dimensione media del numero di camere ed al ricavo medio giornaliero siano sovrastimati  rispetto alla realtà dell'universo alberghiero. Per questo motivo i dati rilevati nella indagine Horwath non sono abili con quelli Eurostat europei e, neppure, con quelli di fonte Istat italiani, pur se tutti conservano una loro coerenza interna.

Tenuto conto di queste precisazioni secondo Horwath il ricavo medio giornaliero di una camera d'albergo è di 88,8$ variando da un minimo di 84,2$ in Europa ad un massimo di 105,7$ in Asia.

La dimensione degli alberghi è di 235 camere, un po' più ridotta nel 1998 rispetto al 1997 e varia da un minimo di 173 camere in Europa alle 365 in Asia.

Se si considera la composizione della clientela secondo il campione Horwath di alberghi si verifica la prevalenza della clientela straniera (53%) mentre quella domestica incide per il 47%. Nel complesso, il turismo d'affari rappresenta il 40,8% circa dei flussi globali (affari 28,5%, spostamenti per ragioni di stato e politiche 2,2%, meetings 10,1%). La restante quota include il turismo leisure (34%) ed i gruppi organizzati (17%). Sulle valutazioni incide il fatto che nel 1998 non sono stati considerati nel campione gli alberghi USA.

La redditività media complessiva dell'hotellerie mondiale, prima dell'applicazione delle tasse, è pari a circa il 32% ed oscilla da un massimo del 37,5% ad Hong Kong ad un minimo del 13,3% nella Repubblica Dominicana.

Tra le formule di amento preferite, prevale il credito.

Rispetto ai media utilizzati per promuovere gli alberghi, è netta la prevalenza della pubblicità a mezzo stampa. Seguono le promozioni e gli workshops specifici e il direct mail. Meno significativo risulta il peso degli altri canali come la pubblicità radiotelevisiva, il merchandising, il telemarketing e la presenza di ine web su internet. La via telematica è, comunque, fortemente montante pur mostrando ancora bassi livelli assoluti, assume particolare rilevanza fra le strategie promozionali adottate dall'hotellerie Nord Americana ma come linea di tendenza assumerà una valenza sempre maggiore anche per gli altri paesi.

Negli anni futuri gli operatori dovranno accrescere la propria professionalità e competenza adattando le proprie strategie attraverso i nuovi sistemi informatici e informativi (Internet, CD-Rom multimediale, video shopping, ecc.) che già rappresentano una realtà operativa e consentono di rispondere adeguatamente ad una clientela sempre più attenta ed esigente.

Nell'hotellerie mondiale possono essere individuate alcune tendenze di fondo che caratterizzano l'evoluzione del sistema alberghiero:

- il costante consolidamento delle comnie, grazie a continue politiche di fusioni ed acquisizioni;

- la diffusione dei marchi in tutte le aree territoriali ed in tutti i segmenti di turismo, grazie alla politica di espansione da parte dei grandi gruppi secondo la logica di una strategia multi-brands per presidiare le maggiori quote di mercato;

- le aggregazioni degli operatori indipendenti in gruppi volontari come strategia di risposta alle azioni delle grandi catene.

Nel 1997 e nel1998 le continue fusioni e l'ingresso di nuovi operatori nel settore mediante acquisizioni di comnie alberghiere, hanno trasformato la conurazione e la graduatoria dell'hotellerie mondiale.

Con riferimento alle catene alberghiere, le tendenze di questi ultimi anni accentuano la posizione dominante dei grandi gruppi e la marginalizzazione dei piccoli gruppi. In questo contesto per i gruppi di medio-piccola dimensione le prospettive di crescita sono possibili tramite politiche di accordo e partnership commerciale con le grandi insegne del settore o attraverso aggregazioni di gruppi volontari o con l'attivazione di segmenti di nicchia.

Le grandi comnie internazionali progettano la loro attività con riferimento a scenari di lungo periodo. Su di un piano operativo la tendenza è quella di presenziare le aree in forte sviluppo (Asia e Pacifico) con iniziative proprie, e le aree consolidate e mature con accordi, joint venture, acquisizioni, privilegiando le aree a lunga stagionalità.

Il perseguimento di alleanze, tuttavia, è spesso condizione necessaria ma non sufficiente per l'espansione.

Con riferimento al mercato italiano nel corso degli ultimi anni, da parte delle grandi comnie, sono state realizzate strategie di alleanze con operatori individuali o con gruppi familiari con la formula del franchising e del contratto di management. I principali marchi che hanno operato in tal senso sono Holiday Inn, Sheraton e Mercure. Anche alcuni gruppi italiani (Starhotels e Jolly) stanno pensando di attivare linee di franchising.

1.5.    IL TURISMO IN EUROPA

Per quanto riguarda il 'peso' del turismo nell'UE si stima che le attività turistiche rappresentino il 5,5% del PIL, con un massimo del 10% ed un minimo del 2% riferito ai singoli paesi.

L'UE costituisce il principale bacino di origine-destinazione dei flussi turistici, con più del 50% del totale mondiale ed il 44% circa delle entrate valutarie, con una organizzazione turistica rappresentata da 1,3 milioni di imprese turistiche alberghiere e della ristorazione e con circa 9 milioni di occupati pari al 6% del totale. Il 96% delle imprese sono, in realtà, piccole imprese con meno di 6 dipendenti.

1.5.1.  LA DOMANDA DEL MERCATO EUROPEO

L'Europa è l'area con la più elevata densità turistica incoming ed outgoing: più del 62% della popolazione compie almeno un viaggio turistico all'anno.

Secondo l'OMT nel 1997 gli arrivi sono cresciuti del 3,4%, mentre le entrate apparentemente, per effetto della  rivalutazione del dollaro Usa, mostrano una diminuzione dello 0,3%.

L'Europa meridionale ed occidentale raccoglie circa i due terzi degli arrivi e delle entrate valutarie turistiche del mercato europeo.

L'85% circa degli arrivi ed il 65% delle presenze è rappresentato dal movimento interno. Fra gli altri prevalgono nordamericani ed asiatici.

Le principali tendenze in corso sono:

- lo spezzettamento delle vacanze in più periodi con un aumento del numero dei viaggi ed una diminuzione della permanenza media;

- la ricerca di vacanze comunque attive;

- la ricerca di località e di strutture caratterizzate in senso ambientale e sul piano della qualità;

- l'aumento più che proporzionale dei viaggi culturali e d'arte;

- la destagionalizzazione del movimento outgoing (fuori dall'Europa);

- il forte aumento degli short break;

- il forte aumento delle vacanze di lungo raggio.

Da notare, tuttavia, che le statistiche rilevate dall'OMT non sono omogenee e che risulta sovrastimato, rispetto a quello degli altri paesi europei, il dato degli arrivi relativo alla Francia. Tale fatto è reso evidente dal confronto relativo alle entrate valutarie. L'Italia, con un numero di arrivi che appare un pò più della metà di quello francese, nel 1997 precede la Francia per le entrate valutarie turistiche dovute al movimento degli stranieri.

1.5.2.  L'OFFERTA DEL MERCATO EUROPEO

In Europa sono presenti, nel 1998, circa 178 mila alberghi, con 6,1 milioni di camere e 11,1 milioni di posti letto.

La conurazione dell'hotellerie europea risulta estremamente differenziata da paese a paese; l'Italia è il paese con maggior disponibilità di posti letto, seguono Germania, Francia e Sna.

Le catene europee coprono il 16% del mercato continentale in termini di posti letto e stanno rafforzando la penetrazione nelle aree più attrattive e le politiche di diversificazione dell'offerta. In particolare, il peso delle grandi comnie alberghiere è piuttosto forte nel Regno Unito, dove rappresenta il 26% dell'offerta complessiva, in Francia (22% circa), Portogallo (17%) e Sna (13%). Tali quote sono inferiori in Germania (7%), Italia (6%) e Grecia (3%).

Lo sviluppo dell'hotellerie europea ha consentito, negli ultimi anni, una serie di acquisizioni, fusioni e alleanze che hanno avuto come protagonisti soprattutto i gruppi americani. Tale fenomeno ha influito sulla dimensione media degli alberghi, che tende ad aumentare per l'incremento più che proporzionale del numero dei letti.

L'espansione dell'hotellerie europea influisce in modo positivo sui tassi di occupazione delle camere, che secondo Horwath negli ultimi anni si è attestata intorno al 64-65%.

I vari paesi europei presentano una conurazione dell'offerta assai diversificata. Ad esempio, in Francia prevalgono gli hotel economici ma di qualità, in Gran Bretagna quelli di categoria medio-alta ed in Sna ed in Italia si sta verificando uno slittamento degli alberghi di categoria inferiore verso quelli di qualità media.

Più della metà del fatturato degli hotels europei proviene da voci diverse dalla vendita delle camere, in primo luogo food and beverage. Questo è il principale fatto che differenzia la ricettività europea da quella delle altre aree che invece vedono prevalere il fatturato per vendita camere.

1.6.    IL TURISMO IN ITALIA

Le possibili destinazioni turistiche nel mondo sono circa 200 ma la gran parte dei viaggi internazionali ha avuto sinora la sua origine in un numero relativamente limitato di paesi per orientarsi verso un numero leggermente superiore di destinazioni.

Questa situazione sta mutando rapidamente e paesi considerati fino ad oggi insignificanti per il turismo del nostro Paese si trovano oggi a superare altri che, tradizionalmente, hanno sempre avuto profondi legami con l'Italia.

Questo è dovuto ad una serie di variabili non sempre controllabili tempestivamente che possono essere sintetizzate in:

- evoluzione tecnologica;

- mutamenti politici;

- cambiamenti sociali e demografici;

- sviluppo economico.

Anche l'OMT ha richiamato più volte il fatto che, in una società in rapida e profonda trasformazione, esiste una serie praticamente infinita di elementi in grado di influenzare il turismo internazionale al di là delle leggi del libero mercato che regolano il rapporto tra la domanda e l'offerta.

La ripartizione dell'impegno finanziario destinato alla promozione del 'Prodotto Italia' da parte dell'ENIT deve tenere conto di una realtà multiforme e mutevole per di più legata a motivazioni talvolta sfuggenti che rende la fase di definizione degli obiettivi da raggiungere come il momento decisionale più complesso. Obiettivi che mirano, tra l'altro, ad allargare la stagione turistica per elevare gli indici di occupazione, a rendere più stretto e produttivo il rapporto tra le esigenze dell'intermediazione commerciale estera e la pubblicità coordinando più strettamente quella istituzionale con quella delle singole Regioni, a valorizzare il Mezzogiorno d'Italia ed a sviluppare un razionale processo di commercializzazione dell'offerta turistica italiana presso i T.O. e le agenzie di viaggio dei paesi esteri dove l'ENIT opera.

Il turismo di fatto muove una parte assolutamente significativa dell'economia italiana.

Nel caso dell'Italia il valore aggiunto del to turistico nel 1997 è stato pari al 5,7%, più del doppio rispetto a quello prodotto dal to alimentare e maggiore del 73% rispetto a quello del to 'tessile, abbigliamento, pelli, cuoio e calzature'; l'incidenza sul totale dei consumi finali della spesa turistica è pari a più del 10%; considerando un to allargato che include anche tutti gli attori che spendono per il turismo (es. spese degli enti pubblici e delle aziende per affari, ecc.) oltre ai turisti stessi, l'incidenza sul PIL sarebbe del 12,4% e se si aggiunge anche la percentuale degli investimenti infrastrutturali per la loro quota turistica si supererebbe il 20% e l'incidenza aumenterebbe ancora se considerassimo anche le attività connesse al movimento outgoing e altre non rilevate.

1.6.1.   I FLUSSI TURISTICI VERSO L'ITALIA

Tali flussi, previsti per ognuna delle 21 principali origini, vengono raggruppati in 4 aree:
-  l'Area Mediterranea (Francia, Sna, Portogallo e Grecia);
-  l'Europa Centrale (Germania, Austria, Svizzera, Belgio e Olanda);
-  il Nord Europa (Sa, Norvegia, Finlandia, Danimarca, G.B. e Irlanda);

-  l'Extra Europa (Usa, Canada, Australia, Giappone, America Latina e Africa).

Il 1998 si è chiuso secondo le stime con un incremento dei flussi dai 21 principali paesi d'origine della domanda turistica pari al 2,3%, mentre gli arrivi da tutto il mondo hanno raggiunto i 32,3 milioni, con un incremento pari al +2,5%.

Nel 1999 si prevede che la domanda tradizionale crescerà ancora del 2,3%, mentre i flussi totali si espanderanno dell'1,9%.

Queste prime indicazioni e questa inversione di tendenza per il 1999 danno alcuni interessanti segnali sulla reazione della dinamica turistica internazionale a fronte del ciclo economico mondiale. Nel recente passato, infatti, gli arrivi mondiali in Italia hanno registrato una dinamica tendenzialmente più espansiva rispetto a quella dei 21 mercati tradizionali di domanda, grazie soprattutto al sensibile aumento, in particolare a partire dalla metà degli anni 90, dei flussi provenienti dai paesi dell'Est Europa e dal Sud Est asiatico. Se dunque nel 1998 si è assistito a un allineamento dei nuovi mercati, nel 1999 gli effetti delle difficoltà economiche si faranno sentire in maniera più marcata producendo un arresto e quindi una contrazione del movimento turistico da queste aree.

 Per quanto riguarda i mercati tradizionali, il raffreddamento della crescita economica non dovrebbe provocare contrazioni preoccupanti dei flussi europei e nordamericani, mentre potrebbe segnare significativamente la dinamica degli arrivi dall'Estremo Oriente e dai paesi sudamericani.

Alcune delle principali tendenze della domanda turistica internazionale verso l'Italia sono:

- la dinamica verso l'Italia degli arrivi dall'Europa Centrale segnala una soddisfacente ripresa. Grazie alle aspettative di ripresa dell'economia i turisti provenienti da questi paesi hanno riacquistato fiducia e ottimismo riguardo il loro potere d'acquisto e cresce la loro propensione a viaggiare all'estero. Particolarmente dinamico risulta il mercato austriaco (+3,9% nel 1998 e +2,2% nel 1999), seguito dalla domanda tedesca, svizzera e olandese che si mantengono su tassi di crescita pari a circa +1,5%.

- l'area che raggruppa i paesi extraeuropei è quella alla quale corrispondono gli incrementi più elevati. Essa rappresenta il secondo maggiore mercato per l'Italia. Ciò è dovuto soprattutto agli arrivi di turisti nordamericani che, grazie al mantenimento del loro potere d'acquisto, sceglieranno di venire in Italia soprattutto attratti dal nostro patrimonio culturale. Per contro, all'interno dell'area assistiamo ad una dinamica contenuta dei flussi giapponesi influenzati dal ristagno dell'economia nazionale e dalla crisi dei mercati finanziari asiatici.

- i flussi turistici verso l'Italia dai paesi dell'Area Mediterranea sono caratterizzati da un aumento che si è tradotto in un tasso di crescita pari a +2,6% nel 1998, mentre per l'anno in corso si prevede un incremento pari al +2,2%. Nonostante la dinamica positiva, quindi, nel 1999 si segnala una flessione nella competitività del nostro paese su questo mercato di domanda.

- i mercati del Nord Europa confermano l'andamento positivo anche per il 1999. A  fronte di   un incremento pari al +1,8% nel 1998, le previsioni per il 1999 indicano quasi  2,7 milioni di arrivi, con  un  incremento  pari al  +1,5%.  Tassi  superiori  alla  media  dell'area  sono  previsti  per  il movimento dalla penisola scandinava, mentre la domanda della Gran Bretagna  appare  piuttosto contenuta.

1.6.2.  LA COMPETITIVITA' DELL'ITALIA A LIVELLO INTERNAZIONALE

   ED EUROPEO

Nonostante i positivi risultati di questi anni, la posizione dell'Italia nel mercato turistico mondiale continua a caratterizzarsi, ormai da diversi anni, per una certa stabilità.

Nel 1998 la Francia (che offre modalità di turismo chiaramente concorrenti con quelle italiane) si è confermata al primo posto della graduatoria con circa 70 milioni di arrivi dall'estero, mentre l'Italia conserva la quarta posizione (occupata stabilmente dal lontano 1980), con circa 34,8 milioni di arrivi, equivalenti al 5,6% dello share mondiale. Nel periodo 1980-l998 l'Italia ha registrato un tasso medio annuo di crescita degli arrivi dall'estero pari al 3,2%, a fronte di una crescita media annua nel mondo del 6,6%. Tale performance ha causato una sensibile riduzione della quota di mercato italiana, scesa di 2,1 punti percentuali rispetto al 7,7% del 1980, la diminuzione più forte tra quelle registrate dai primi sei paesi della graduatoria mondiale.

Il 1998 ha segnato un lieve recupero, dato che la crescita del 2,2% degli arrivi dall'estero è risultata solo lievemente più bassa rispetto alla media mondiale (2,4%), e comunque superiore a quella di Stati Uniti e Regno Unito, paesi caratterizzati entrambi da flessioni degli arrivi dall'estero (pari rispettivamente al  -l,3% ed al -0,2%).

Il ristagno della dinamica degli arrivi in Italia deriva primariamente dalla forte crescita della concorrenza, in un contesto internazionale dove la propensione agli spostamenti turistici si evolve a ritmi contenuti.

La Sna, forse il maggiore concorrente dell'Italia per quanto riguarda il turismo estivo, con la crescita del 10,7% e quasi 48 milioni di arrivi dall'estero nel 1998, ha superato gli Stati Uniti, posizionandosi al secondo posto della graduatoria mondiale. Tra i fattori che favoriscono la penisola iberica spiccano la favorevole posizione geografica, una politica orientata a promuovere il turismo su larga scala, un livello medio di crescita dei prezzi vantaggioso per gli stranieri, un'offerta ricettiva caratterizzata da una certa eterogeneità tipologica, la modernità di molte strutture alberghiere, favorita da una preesistente modesta presenza, una mentalità complessiva nei confronti degli stranieri basata sulla mediazione tra peculiarità locali ed abitudini dei visitatori.

D'altra parte i mutamenti politici degli ultimi anni hanno favorito l'apertura verso logiche di mercato prettamente occidentali di paesi come la Cina, al sesto posto nella graduatoria mondiale degli arrivi (era al diciottesimo nel 1980) ed Hong Kong, salito nello stesso periodo dal ventottesimo al quindicesimo posto.

Nell'ambito del bacino del mediterraneo si conferma poi rilevante la concorrenza di paesi come la Croazia e la Grecia, mentre il Portogallo, passato dalla ventunesima alla diciassettesima posizione nel mondo, sembra avviato verso un modello evolutivo simile a quello snolo.

Un secondo fattore connesso con la dinamica, alquanto altalenante, dei flussi verso l'Italia di stranieri nel corso degli anni '90 risiede nella instabilità politico-monetaria del paese. Si è infatti registrata una certa correlazione tra le variazioni degli arrivi di stranieri e le fluttuazioni del rapporto di cambio Lira-Ecu, a conferma di come, tra gli aspetti che motivano gli stranieri a visitare l'Italia, il ruolo ricoperto dal fattore prezzo è ancora molto rilevante, probabilmente a causa di un livello medio troppo elevato dei prezzi dei servizi turistici, quali la camera d'albergo o il pranzo al ristorante.

Tra le peculiarità dell'industria turistica che possono ostacolare il raggiungimento di tassi di crescita più elevati negli arrivi, sia per la componente nazionale sia per quella estera, assumono un ruolo rilevante la presenza sul territorio nazionale di strutture ricettive dal profilo qualitativo tuttora eterogeneo e la difficoltà di sviluppare piani locali per il turismo che possano tradursi in nuove strutture o nel miglioramento qualitativo di quelle preesistenti.

Se si tiene, comunque, conto delle dimensioni del paese e della rilevanza assoluta dell'hotellerie quella italiana è la principale industria alberghiera mondiale.[3]

Il to è pienamente inserito nel contesto internazionale ed è in pieno movimento. I grandi gruppi alberghieri stimolano continui cambiamenti ed adattamenti nei piccoli gruppi e negli alberghi individuali con politiche di accordi che vanno da forme di controllo diretto (acquisizioni, fusioni, accorpamenti), a forme di collaborazione (franchising e contratti di management) ed a forme di coordinamento (accordi di promozione, gruppi volontari, ecc.).

Possiamo valutare il grado di competitività del nostro paese rispetto ad altre 7 destinazioni turistiche europee concorrenti: Francia, Sna, Regno Unito, Austria, Grecia, Svizzera, Portogallo, tramite un'analisi ata tra questi mercati    considerandoli    come   segmenti   concorrenti   dell'industria    turistica

mondiale in quanto offrono prodotti turistici simili e quindi sostituibili: Austria e Svizzera per la loro offerta nell'ambito dei soggiorni montani, Grecia, Sna e Portogallo principalmente per la vacanza balneare, Francia, Italia e Regno Unito per combinazioni articolate di offerta.

Le variazioni nella competitività tra gli otto paesi sono, in generale, indotte dagli effetti di prezzo relativo, dalla dinamica dei tassi di cambio e dai cambiamenti nell'offerta turistica sia in termini qualitativi che quantitativi. Vengono sintetizzati i risultati ottenuti focalizzando l'attenzione sulla capacità di attrazione del nostro paese rispetto agli altri sette.

I tassi di crescita degli arrivi negli otto paesi hanno seguito nel 1998 una dinamica differenziata tra loro. Infatti, i paesi che competono con l'Italia soprattutto per il turismo montano hanno mostrato una crescita moderata o addirittura, nel caso della Svizzera, una flessione; i paesi meta soprattutto di turismo balneare hanno aumentato la competitività rispetto all'Italia; infine, i paesi caratterizzati da un'offerta più articolata hanno mostrato un andamento eterogeneo.

Il movimento turistico verso la Francia mostra una dinamica sostenuta, con incrementi del 4,2% nel 1998 e del 4,6% nel 1999; questa crescita consentirà un lieve recupero di quota di mercato nel corso del 1999.

Anche la dinamica dei flussi verso il Regno Unito, che nel biennio precedente era risultata in linea con quella dell'Italia, mostra nel 1999 una buona ripresa, con un incremento del 4%.

Austria e Svizzera registreranno nel 1999 un discreto aumento degli arrivi. Gli unici paesi per i quali si prevede un calo dei tassi di crescita rispetto al 1998 sono Sna e Portogallo, mentre i flussi turistici verso la Grecia si mantengono su incrementi prossimi al 5% in entrambi gli anni.

La graduatoria in base all'attrazione relativa di ogni destinazione, calcolata come quota degli arrivi in ogni paese sulle partenze mondiali, conferma l'Italia al terzo posto dopo Francia e Sna, anche se la sua posizione sul mercato mondiale tenderà a peggiorare leggermente: alla fine del 1999 la quota di mercato del nostro paese si assesterà sul 5%.

1.7.   L'EURO

Nei trattati monografici che sono stati pubblicati in vista dell'evento dell'Euro l'impatto sulle attività turistiche non viene mai affrontato quando si parla di effetti sulle imprese, sul lavoro o sui servizi.

Gli specialisti del to, invece, hanno più volte posto il problema evidenziando da un lato i costi della riconversione ma notando anche che le imprese turistiche sono, in media, quelle più internazionalizzate e più abituate ad operare sul mercato mondiale, per cui, da un punto di vista organizzativo subiranno meno delle altre i contraccolpi negativi.

Dal primo gennaio 1999 l'Euro è la moneta ufficiale dell'UE, anche se si potrà continuare ad usare le monete nazionali fino al primo gennaio 2002 quando l'Euro diverrà la moneta unica degli 11 paesi dell'UE che vi hanno aderito fin dagli inizi, mentre gli altri potranno aderirvi, con tempi posticipati, nel momento in cui raggiungeranno i parametri richiesti.

In un recente seminario organizzato dall'ETC (European Travel Commission) e dall'OMT è stato evidenziato che la zona di applicazione dell'Euro sarà l'area turistica più importante del mondo per incoming, per outgoing, per l'apporto economico e per il 'peso' nell'economia nonché per l'equilibrio della bilancia bilaterale Europa/USA. È da notare, tuttavia, che se attualmente, secondo i dati dell'OMT, la zona Euro raccoglie 207 milioni di arrivi dei visitatori internazionali ci sono compresi anche i 120 milioni di arrivi fra paesi all'interno dell'area, arrivi che, in teoria, non dovrebbero essere più considerati internazionali.

Anche con questa 'correzione', ristretta a 87 milioni di arrivi, tuttavia, l'UE resta il principale paese turistico del mondo, prima degli USA.

Con riferimento al movimento turistico complessivo è da ricordare che il 50,9% degli europei va in vacanza e di questi il 43,6% va in un altro paese europeo, per cui un quarto della popolazione si muove all'interno dell'Europa.

Sul piano dell'assetto del mercato, i vantaggi che si otterranno dall'introduzione dell'Euro per l'industria europea italiana del turismo saranno:

- maggiore stabilità della moneta ed eliminazione del rischio di cambio fra paesi aderenti;

- eliminazione dei costi di commissione per il cambio di divise;

- maggiore facilità di azione fra i prezzi e, quindi, maggiore trasparenza del mercato e percezione più allargata e più immediata dello stesso senza dover programmare in anticipo e senza dover procedere a continui riallineamenti dei listini prezzi;

- maggiore facilità per spostamenti interni alla zona UE-EURO per i provenienti dai paesi terzi;

- ulteriore sviluppo del commercio e delle relazioni industriali e, quindi, del turismo d'affari;

- vantaggi derivanti dalla riduzione dei tassi di interesse che l'effetto Euro determina direttamente o indirettamente;

- l'Euro può rappresentare per molte imprese l'occasione per una riorganizzazione internazionale e per entrare in mercati di lungo raggio;

- in particolare per l'accesso all'Euro sarà facilitato di più il mercato business rispetto a quello delle vacanze.

Il vero rischio è che non si sappiano cogliere queste opportunità e, comunque, non tutti i paesi potranno o sapranno beneficiarne allo stesso modo.

Secondo una ricerca dell'austriaco WIFO Institute le imprese turistiche austriache e tedesche, come gli altri paesi a moneta forte, saranno avvantaggiati dall'introduzione dell'Euro, mentre l'Italia ed altri paesi a moneta meno stabile come Irlanda, Sna e Portogallo saranno svantaggiati.

Parallelamente saranno più avvantaggiate le grandi imprese rispetto a quelle medie e piccole.

Altre ricerche (Bayerische Landesbank) si allineano a questa posizione che vede un aumento della competitività turistica dei paesi centro europei ed una diminuzione per i paesi della riva mediterranea nord.

Appare evidente che si ipotizza una progressiva perdita di potere d'acquisto del marco tedesco nei paesi mediterranei in vista della piena applicazione dell'Euro.

Non si può concordare del tutto con le osservazioni effettuate: in termini generali si può affermare che l'Euro produrrà un insieme di facilitazioni che renderanno più trasparente, più leggero e più flessibile il mercato, ma non determinerà alcuna rivoluzione in un sistema di transazioni che l'uso delle sectiune di credito e altri strumenti hanno già contribuito a rendere più omogeneo.

In positivo è da notare che l'introduzione dell'Euro sarà concomitante con la piena realizzazione della libera circolazione delle persone, con la sempre maggior diffusione degli strumenti e della logica telematica, e quindi con una più facile commercializzazione dei prodotti, con una maggiore penetrazione dei mercati e, anche, con la liberalizzazione del trasporto europeo che ha visto nel 1997 un anno positivo.

Ma è sul piano dei comportamenti dei vari paesi e delle misure di politica economica che l'Euro determinerà i maggiori effetti perché non potranno più verificarsi, almeno fra i paesi aderenti, riallineamenti competitivi delle monete e perché sul lungo periodo non potrà che verificarsi, invece, un allineamento delle politiche fiscali dei vari paesi, in quanto le diversità saranno più immediatamente percepibili.

Analoga conseguenza si verificherà per le politiche sociali e per il controllo delle variabili del bilancio dello stato. Quest'ultimo effetto si è già manifestato perché, come è noto, il rispetto di certi parametri è stato una delle precondizioni per l'accesso.

A fronte di questa prospettiva di lungo periodo possono essere evidenziati alcuni svantaggi di breve periodo quali una certa spinta inflazionistica per i costi di conversione all'Euro, modifiche di contratti, doppio sistema di prezzi, costi di formazione, si tratta, comunque, sempre di costi che per le imprese turistiche, abituate ad operare sui mercati esteri, saranno minori che per le altre.

L'Euro, tuttavia, produrrà omogeneità del mercato ed una tendenza all'uniformità dei prezzi che avvantaggerà i paesi centro europei e svantaggerà i paesi mediterranei come l'Italia e la Sna che anche sul riallineamento competitivo dei loro prezzi (1992) hanno giocato il successo delle loro politiche turistiche degli ultimi anni. Inoltre, se è vero che la moneta unica evita il rischio di cambio è anche vero che tale rischio era per le imprese industriali, l'altra faccia di una opportunità in grado di determinare un surplus.

In realtà tutti i problemi visti cambiano paradigma e si pongono su di un mercato allargato che vede l'area dell'UE-Euro contrapposta all'area degli altri paesi mediterranei, che potranno effettuare svalutazioni competitive all'area del Nord America ed all'area dell'Est Asiatico.

La zona Euro, tuttavia, saprà restare competitiva se la Banca Centrale Europea saprà governare il mercato finanziario.

È evidente che aumenterà la contrapposizione UE-USA e si farà più agguerrita giocandosi su tutte le altre componenti ed in particolare sulla qualità del prodotto e delle reti di servizi offerti. Il perseguimento di condizioni di qualità sarà la condizione minima per reggere la concorrenza e non potrà essere di per sé condizione di differenziazione. Per questo motivo saranno rivalutati gli aspetti immateriali dei prodotti turistici e saranno determinanti il concetto di marca e quello di appartenenza, nonché il modo in cui il prodotto turismo si integrerà con il più ampio sistema dei prodotti nazionali e regionali.

Per quanto riguarda l'ITALIA è possibile che possa trarne qualche effetto negativo nel breve periodo, ma nel lungo periodo prevarranno quelli positivi.

A tal proposito basti pensare che nell'ultimo quarto di secolo la competitività dell'Italia è quasi sempre stata fondata su un andamento favorevole del divario inflavalutario, intendendo con ciò il riallineamento della moneta nazionale visto come combinazione dell'andamento dell'inflazione interna e dell'andamento del cambio rispetto al paese origine dei flussi turistici, in rapporto agli altri paesi di destinazione concorrenti. In generale gli effetti dell'inflazione interna, anche quando era molto elevata, sono stati più che scontati dalla diminuzione del valore della lira.

In particolare tale fatto è parso evidente con l'uscita dell'Italia dallo SME sul finire del 1992 ed il conseguente riallineamento competitivo che ha prodotto effetti nella seconda metà del 1993 e nel 1994 e 1995 con una grande crescita del movimento degli stranieri, alla quale, tuttavia, hanno contribuito anche altre componenti ed altri condizionamenti.

Con il rientro nello SME dal 1996 si è determinato un nuovo riallineamento ed una condizione di stabilità rispetto alle monete di alcuni paesi forti come, ad es., Germania e Francia. Si è aperto un nuovo scenario che anticipa ed ammortizza gli effetti dell'Euro.

Il pieno realizzarsi della moneta unica generalizzerà, rispetto ai soli paesi aderenti, questa situazione di stabilità per la quale non potranno più essere considerati i vantaggi di competitività dovuti all'andamento inflavalutario; inoltre si sarà in presenza di un mercato complementare leggibile e con prezzi omogenei.

Di fronte a questa situazione non pochi operatori hanno dichiarato di aver timore della concorrenza e dei prezzi relativamente più alti dell'Italia rispetto a paesi come la Sna e la Grecia.

In realtà il vero differenziale sarà quello della qualità dei prodotti offerti, che implica quello del rapporto qualità/prezzo.

La moneta unica avrà gli stessi effetti per tutti i paesi concorrenti dell'area mediterranea, anche per la Sna e per la Grecia, producendo una omogeneità formale, ma anche spingendo verso un riallineamento dei prezzi ed una maggiore uniformità in termini di prezzo/qualità.

In altre parole la nuova situazione agirà per un verso producendo una certa perdita di competitività del nostro paese verso alcuni tradizionali paesi di origine dei flussi turistici centro europei, ma parallelamente determinerà anche un riallineamento delle condizioni dal lato dell'offerta rendendola più omogenea e quindi si verificherà un certo recupero di competitività rispetto agli altri paesi di destinazione dei flussi turistici dell'area mediterranea. Appare evidente come le due conseguenze ricordate siano collegate a tipologie diverse di turismo quali quella d'affari e d'arte nel primo caso e quella balneare nel secondo. Inoltre proprio il segmento del turismo balneare rappresenta la tipologia più fragile e più concorrenziata del turismo nazionale e, quindi, anche quella a maggior rischio.

Capitolo II

IL TURISMO NELL'ECONOMIA ITALIANA

CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLA SICILIA

2.1.  CONTABILITA' ECONOMICA DEL TURISMO IN ITALIA

Il quadro economico internazionale e nazionale del 1997 si è dimostrato di grande importanza per la dinamica del sistema turistico italiano. È l'anno in cui viene confermato e potenziato il ciclo di espansione statunitense, prende il via in Europa la fase cruciale per il raggiungimento degli obiettivi di Maastricht con la riduzione dei deficit pubblici e il controllo dell'inflazione. A ciò si aggiungono, da un lato, la persistente preoccupazione per gli alti livelli di disoccupazione, non solo in Italia, ma anche in Germania, dall'altro, i primi segnali di quella che nel 1998 diventerà la più grave crisi per il Giappone e per il Sud est asiatico.

Il 1997 segna per l'economia italiana un timido avvio di ripresa che comunque consente, anche grazie agli incentivi alla domanda varati dal Governo, di superare la fase di ristagno dell'attività produttiva che aveva caratterizzato il 1996; segna anche una decisiva ripresa di credibilità del nostro paese sui mercati internazionali finanziari e monetari.

In questo contesto, il sistema turistico italiano ha beneficiato della ritrovata stabilità e fiducia internazionale, nonché del miglioramento dei margini di competitività, facendo registrare un significativo aumento dei consumi degli stranieri in Italia sia in termini nominali (+9,7%) che in termini reali (7,8%).

Anche per la spesa all'estero degli italiani il 1997 si è chiuso con un chiaro consolidamento della fase di ripresa, dopo l'andamento negativo del biennio 1993-94 e il lento recupero successivo. Le uscite per turismo sono infatti cresciute del 14% in termini reali, a fronte di un +16,6% complessivo. Per contro, il turismo domestico ha risentito sia delle aspettative ancora caute sulla ripresa del ciclo economico, sia delle difficoltà occupazionali sia, infine, dei provvedimenti di incentivazione degli acquisti di beni durevoli. La dinamica della spesa turistica degli italiani in Italia, infatti, è stata del +3,7% in termini nominali e del -l,3% in termini reali.

Questa evoluzione si è tradotta in circa 131.000 miliardi di spesa turistica totale, pari al 10,7% dei consumi interni, che hanno attivato, tra effetti diretti e indiretti, un valore aggiunto pari a 111.560 miliardi, il 5,7% dell'intero valore aggiunto nazionale, e un numero di unità di lavoro di quasi 2 milioni (il 9% dell'occupazione totale).(tab. 1c pg 207 rap tur)

Il valore aggiunto attivato dai consumi turistici raggiunge nel 1997 i 111.560 miliardi (tav. 1c pg 207 rap.tur.). tale valore, pari al 5,7% di tutto il valore aggiunto prodotto in Italia in quell'anno, è più del doppio di quello prodottosi sia nel to alimentare che in quello agricolo, e supera dell'84% quello dei 'Tessili, abbigliamento, pelli cuoio e calzature'; esso inoltre è pari al 31% del valore aggiunto del to 'Commercio, alberghi e pubblici esercizi'. Nel 1997 per la prima volta, infine, il valore aggiunto turistico arriva a superare il reddito prodotto dai 'Prodotti in metallo, macchine e forniture elettriche'.

In linea generale, ogni 1000 lire di spese in attività turistiche, danno vita ad un valore aggiunto attorno alle 800 lire, con comportamenti che sono da questo punto di vista abbastanza simili nelle diverse aree del paese. Ciò che è invece diverso da area ad area è, oltre al peso della spesa turistica, la quota dell'effetto complessivo che resta all'interno di ciascuna regione.

Il 1997 ha segnato per l'industria italiana dei viaggi e del turismo un recupero delle performance economiche che si è tradotto, rispetto al 1996, in un incremento complessivo del 5,9% del fatturato espresso in termini nominali, e del 2,2% di quello reale. Questo risultato, come abbiamo già detto, è stato determinato soprattutto dal mercato internazionale cresciuto, in termini economici, del 9,7% sui valori nominali e del 7,8% su quelli reali. Assai più contenuta la dinamica della domanda degli italiani nel Paese, cui fa riscontro un modesto +3,7% del fatturato nominale e addirittura una contrazione pari a -l,3% di quello reale. I circa 131.000 miliardi di consumi turistici in Italia del 1997 si sono così ripartiti in 50.757 miliardi spesi della domanda straniera (38,7% del totale) e 80.490 miliardi spesi dagli italiani.

Anche nel 1997, dunque, l'industria italiana dei viaggi e del turismo è stata sostanzialmente trainata dai mercati di domanda stranieri che hanno trovato nel nostro paese condizioni di potere d'acquisto convenienti, con livelli di spesa media per presenza che si confermano pari a circa 160.000 lire. Di contro, a fronte, da un lato, di un mercato interno ancora condizionato da tassi di crescita del PIL molto contenuti e da un difficile recupero dei livelli occupazionali, dall'altro dei provvedimenti volti a favorire alcuni consumi di beni durevoli (le diverse forme di rottamazione), la propensione e la capacità di spesa per turismo degli italiani ha segnato un'ulteriore battuta d'arresto, che ha provocato non poche difficoltà per le molte destinazioni sostenute prevalentemente dal turismo domestico. La spesa pro-capite giornaliera dei turisti italiani si è così attestata sulle 130.000 lire.

A fronte di tale quadro, l'incidenza della spesa turistica sul totale dei consumi finali interni si mantiene sostanzialmente stabile nel biennio 1996-97. L'incidenza della sola spesa dei turisti italiani nel 1997 è pari al 6,6%, peso che sale al 10,7% se si considera anche la spesa degli stranieri.

Queste valutazioni, coerentemente con le definizioni di industria dei viaggi e del turismo e di relativo ruolo economico codificate dall'Organizzazione Mondiale per il Turismo, assumono i turisti e i loro consumi come fattori di identificazione dell'industria stessa e dei suoi livelli di attivazione. L'economia del turismo, però, coinvolge altri attori oltre ai turisti, ed evidenzia altre tipologie di spesa oltre ai consumi dei turisti. Un tentativo di delimitare anche economicamente quella che potremmo definire 'economia allargata dei viaggi e del turismo' viene proposto da World Travel and Tourism Council (WTTC): la tabella 2 (pg. 209 rapp. Tur.) ne illustra la composizione secondo le stime di fatturato (e non di valore aggiunto) elaborate da WTTC nel 'Travel and Tourism's Economic Perspective'. Proponiamo una lettura dell'impatto del turismo in Italia secondo l'interpretazione WTTC: i consumi dei turisti rappresentano il 56% del fatturato complessivo di questo sistema allargato, mentre un 34,8% viene generato dalle aziende (il 20,7% in investimenti in beni capitali e il 14,1% in spese per viaggi d'affari), e un 9,2% è dovuto alle spese per turismo da parte delle autorità governative. Seguendo questo approccio, WTTC stima in circa il 13% il peso sul PIL nazionale del fatturato turistico in Italia, contro il 6,7% stimato per il 1997 rapportando al PIL totale il fatturato derivante dai consumi dei turisti (131.000 miliardi).

La necessità e l'importanza di arrivare ad una definizione delle dimensioni economiche del turismo in tutte le sue componenti hanno sollecitato le organizzazioni internazionali (WTO, OCSE ed Eurostat) ad elaborare le linee guida per la costruzione del 'Conto Satellite del Turismo'[4], l'unico strumento in grado di rispondere al quesito su quale sia il vero ruolo del fenomeno all'interno di un sistema produttivo in un'ottica di credibilità, di coerenza statistica e di omogeneità tra settori produttivi dello stesso paese e tra paesi.

Volendo, tuttavia, per puro esercizio (data l'assoluta mancanza di informazioni attendibili sulle altre componenti 'dell'economia allargata dei viaggi e del turismo' in Italia, e in attesa che le metodologie di costruzione del Conto satellite del turismo siano messe a punto), utilizzare la struttura proposta dal WTTC a partire dal valore dei consumi turistici, si arriverebbe ad un fatturato globale per il 1997 di 234.371 miliardi che, rapportato al PIL nazionale, darebbe una percentuale del 12,1% in linea, quindi, col 13% stimato dal WTTC per il 1995. Attraverso l'elaborazione del Conto Satellite del Turismo si potrà/dovrà valutare anche l'impatto di alcuni investimenti infrastrutturali per il turismo (si pensi, ad esempio, al caso dei porti turistici): l'inclusione di interventi di questo tipo 'nell'economia allargata dei viaggi e del turismo italiana', porterebbe il peso del fatturato sul PIL nazionale non solo al di là del 13% stimato da WTTC, ma forse anche oltre il 20%.

2.2.  IL COMPORTAMENTO DI SPESA E I CONSUMI TURISTICI DEGLI STRANIERI E DEGLI ITALIANI IN ITALIA

La tabella 3 pg 210 rap.tur. aggiorna fino al 1997 la serie storica dei 'Consumi in Italia dei non residenti' (CINR) a prezzi correnti e a prezzi costanti 1990, confrontandone l'andamento con quello del PIL e misurandone l'incidenza su quest'ultimo. È evidente, a partire dal 1993, l'inversione del ciclo per la componente turistica che risulta in crescita sostenuta, a fronte di una quasi stazionarietà del PIL nazionale. Questi indicatori segnalano, dunque, il contributo crescente che il turismo internazionale è riuscito ad assicurare all'economia nazionale, in una fase di raffreddamento delle performance interne. Tutto ciò si traduce in un peso dei consumi da turismo internazionale che a partire dal 1995 si attesta intorno al 2,5-2,6%, superando notevolmente gli ottimi risultati e il dinamismo che avevano caratterizzato la prima metà degli anni '80.

Nel 1996 era stata evidenziata una ricomposizione della domanda internazionale e del suo comportamento di spesa, verso segmenti più attenti alle tipologie d'acquisto - e probabilmente alla scelta della modalità di soggiorno - e più inclini ad evitare spese non strettamente legate alla pratica turistica. Tutto ciò bene si coniuga, peraltro, con il forte incremento del turismo proveniente dall'area del marco e dai paesi dell'Est europeo e diretto prevalentemente verso le tradizionali mete balneari. Tali caratteri possono ritenersi sostanzialmente confermati anche per il 1997.

I consumi per turismo effettuati dagli italiani all'interno del Paese sono stati valutati per il 1997 in 80.491 miliardi, contro i 77.638 miliardi del 1996.

L'indice di spesa giornaliera pro-capite resta inferiore rispetto a quello dei turisti stranieri; come i turisti di lingua tedesca, anche gli italiani prediligono una vacanza di tipo stanziale, da trascorrere principalmente nelle località balneari o montane, e hanno una bassa propensione per le vacanze organizzate. Con riferimento alla composizione del paniere di spesa giornaliera pro-capite (in termini percentuali), gli italiani spendono più degli stranieri per l'alloggio, mentre destinano una percentuale di spesa notevolmente inferiore al vitto. Si è potuto apprezzare l'effetto prodotto dall'inclusione del fenomeno delle seconde case sulla composizione per categorie di consumo della spesa turistica, oltre che sui livelli assoluti di spesa: l'inclusione del fenomeno delle seconde case ha accentuato le differenze già segnalate negli anni precedenti con riferimento alla quota di attivazione relativa al to della trasformazione industriale (37,7% contro 29,8%), dei prodotti agricoli (6,3% contro 4,1%) e di 'Locazione dei fabbricati e servizi vari' (20% contro 13,4%).

2.3.  L'IMPATTO MACROECONOMICO DEL TURISMO IN ITALIA

L'importanza economica del turismo in Italia viene misurata calcolando il contributo del settore alla formazione del reddito nazionale e al sostegno dei livelli di occupazione.

L'industria turistica rappresenta per l'Italia fonte di notevoli benefici in termini occupazionali e come fonte di reddito. Il giro d'affari generato dal turismo nel suo complesso, e cioè comprensivo di quello domestico, è stimato intorno ai 200 mila miliardi. L'industria turistica è importante per l'economia italiana anche per l'apporto di valuta pregiata che, alla fine del 1997 ha superato per la prima volta la soglia dei 50 mila miliardi.

2.3.1.  IL VALORE AGGIUNTO TURISTICO

Dal 1994 al 1997 il valore aggiunto attivato direttamente dai consumi turistici in Italia è passato da 51.713 miliardi a 74.047 (tabella 4 pg 215 rap tur), con un incremento nominale complessivo del 43,2%. A fronte di un aumento del 36,6% del valore aggiunto generato dal turismo domestico, quello attribuibile alla spesa degli stranieri è stato del 56%. Se si sommano anche gli effetti indiretti, i livelli di valore aggiunto attivati dalla domanda turistica nel 1997 salgono a 111.560 miliardi, ripartiti per il 39% al turismo internazionale e per il restante 61% a quello domestico. Il confronto con le proporzioni rilevate nel 1994 (35% e 65%) conferma ulteriormente l'importante e crescente ruolo giocato dalla componente internazionale a partire dal 1995.

Rapportati al valore aggiunto nazionale prodottosi nel 1997, infine, i 111.560 miliardi generati direttamente ed indirettamente in quell'anno dal turismo pesano per circa il 5,7%, contro il 5,9% nel 1996. Anche in questo caso un notevole contributo al risultato proviene dal valore aggiunto turistico straniero che arriva a spiegare il 2,2% del totale (contro il 2,1% del 1996), a fronte di un'incidenza pari a 3,5% dei 68.256 miliardi attivati dalla spesa degli italiani.

2.3.2.  L'OCCUPAZIONE TURISTICA DIRETTA E INDIRETTA

Le stime aggregate per il 1997 dell'occupazione sostenuta dall'attività turistica sono riassunte nella tabella 4 pg 215, mentre le valutazioni settoriali sono riportate nella tabella 6 pg 217. Le valutazioni sono espresse in unità annue di lavoro equivalenti, misura che consente di eliminare l'effetto della stagionalità presente in buona parte delle attività in questione.

L'occupazione turistica diretta

Nel 1997 gli occupati diretti in attività turistiche sono stati stimati in 1.622.000 unità, all'interno delle quali la forte presenza di lavoro autonomo rispetto alla media dell'economia italiana si traduce in una quota pari al 41%, di ben 10 punti superiore a quella media nazionale.

Le quote di occupazione diretta sostenute dalle due componenti di domanda si sono ripartite per il 38,7% (628.000 unità) da turismo straniero, che anche in questo contesto evidenzia il suo importante ruolo (la percentuale era del 36% nel 1996), e per il restante 61,3% (994.000 unità) da quello italiano.

Dall'analisi settoriale, infine, risulta che 991.300 di tutti gli occupati diretti del 1997, pari al 60,8%, hanno lavorato nel to 'Alberghi e pubblici esercizi'. Settore che sostiene quasi il 74% degli occupati (in)dipendenti e quasi il 52% di quelli indipendenti.

Il dettaglio settoriale indica inoltre il peso del to agricolo (6,3%, pari a 101.800 unità), e quello della 'Locazione dei fabbricati e servizi vari' comprensivo, tra l'altro, di tutti i servizi ricreativi (17,3%, pari a 278.300 unità). Ancora una volta rilevante il ruolo dei prodotti della trasformazione industriale - e al suo interno soprattutto dei prodotti alimentari - (11,5%, pari a 185.500 unità). Si conferma limitato, infine, il peso dei servizi di trasporto e comunicazione (2,5%, pari a 40.200 unità).

L'occupazione turistica diretta e indiretta

Nel 1997 il to turistico ha sostenuto complessivamente, ovvero compresi gli occupati in attività indirette, quasi 2 milioni di unità di lavoro (il 42% indipendenti), (il 9% del totale dell'occupazione).

Complessivamente, l'incidenza sul totale nazionale dell'occupazione turistica diretta e indiretta è pari al 9% (contro l'8,3% nel 1996). La quota di unità di lavoro turistiche dipendenti sul totale dell'occupazione dipendente nazionale è pari al 7%, quella relativa alla componente autonoma è pari all'11,2% dell'occupazione indipendente nazionale.

Passando alla distinzione tra spesa turistica straniera e italiana, la prima attiva nel 1997 il 38,9% dell'occupazione turistica totale.

In termini di composizione settoriale (tabella 6 pg 217), il to 'Commercio, alberghi e pubblici esercizi' ha impiegato, nel 1997, 1.028.000 occupati, il 51,2% dell'occupazione direttamente e indirettamente impegnata in attività turistiche (il 62,4% di tutti gli indipendenti attivati dalla spesa turistica e il 43,2% dell'occupazione dipendente turistica complessiva).

Dal confronto tra effetti settoriali diretti ed effetti settoriali diretti e indiretti, infine, emerge ancora una volta il caso della 'Agricoltura' la cui occupazione turistica totale passa da 101.800 unità a 225.500. Anche nel to dei servizi vari si generano sensibili effetti indiretti che portano l'occupazione turistica nel settore da 278.300 unità a 398.800. Va sottolineata, infine, la situazione occupazionale del settore delle 'Costruzioni', dove a fronte di una limitatissima attivazione diretta da parte della domanda turistica (4.200 unità), per effetto dei processi di interazione si vengono a creare 24.500 unità di lavoro turistiche.

2.4.  IL QUADRO MACROECONOMICO DEL TURISMO NELLE REGIONI ITALIANE

2.4.1.  LA SPESA TURISTICA

L'analisi dell'impatto economico su scala regionale prevede la valutazione della spesa erogata nella regione da tutti i turisti, sia quelli residenti all'estero o in altre regioni italiane, sia quelli residenti nella stessa regione. Viene considerata, dunque, la performance regionale in termini di bilancia turistica, con la valutazione di quanta parte del complesso delle attività produttive presenti in ciascuna regione ruota attorno alla spesa turistica nel suo insieme.

È emerso che Piemonte e Lombardia sono le uniche due regioni italiane che, dal confronto tra spesa turistica effettuata dai propri abitanti e spesa effettuata nella regione dai non residenti, presentano un saldo negativo, per buona parte dovuto all'elevata propensione alla spesa turistica fuori regione dei residenti, indicatore che peraltro caratterizza le aree economicamente più sviluppate e ricche.

Anche in Molise e Basilicata il saldo è risultato negativo, ma soprattutto a causa della scarsa attrazione turistica che queste aree esercitano piuttosto che della loro propensione alla spesa turistica.

Campania, Sicilia e Umbria, invece, hanno registrato un sostanziale equilibrio tra entrate ed uscite, mentre tutte le altre regioni italiane hanno contabilizzato saldi positivi spesso anche rilevanti.

In Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta, in particolare, il saldo della bilancia turistica ha rappresentato da solo tra il 20 ed il 35% del totale dei consumi realizzati all'interno di ciascuna regione.

Risulta che ben 30 degli 80 miliardi spesi nel 1997 dagli italiani all'interno del paese restano all'interno di ciascuna regione. Una parte rilevante di questi viene certamente spesa in vacanze di breve durata e in vacanze in case di proprietà.

2.4.2.  GLI EFFETTI DI ATTIVAZIONE

Nonostante il diverso grado di specializzazione turistica all'interno del paese, una parte comunque significativa del sistema economico di molte regioni italiane dipende dal turismo.

Tenendo conto, infatti, di tutte le componenti della spesa turistica - quella domestica, quella degli altri italiani e quella degli stranieri - essa rappresenta quasi l'11% dei consumi che avvengono all'interno del paese, percentuale che si abbassa al 4% in regioni poco turistiche come il Piemonte e la Lombardia, e che raggiunge vette elevate non solo in regioni fortemente specializzate nel turismo (Trentino Alto Adige e Valle d'Aosta), ma anche in regioni in cui il turismo è certamente un fenomeno importante, pur inserendosi all'interno di un contesto economico molto variegato e solido (Veneto, Emilia Romagna e Toscana). Nella maggior parte delle regioni meridionali, invece, il peso della spesa turistica è inferiore a quello medio nazionale (uniche eccezioni Abruzzo e Sardegna, che, comunque, si allineano alla media nazionale) segnalando, contrariamente ad alcuni luoghi comuni, la bassa specializzazione turistica di molte aree meridionali.

Dall'analisi settoriale risulta peraltro come i settori che maggiormente dipendono dalla spesa turistica sono, oltre a quello specifico degli alberghi e pubblici esercizi (quasi il 33% del valore aggiunto prodotto dal settore dipende dai consumi dei turisti), tutto il to agroalimentare, quello dei servizi ricreativi, dei prodotti energetici e della locazione dei fabbricati. Ma un impulso non indifferente ricevono anche settori tipici dell'economia italiana come ad esempio quello connesso ai prodotti della moda, compreso nei 'Prodotti della trasformazione industriale'.

Gli effetti di attivazione sono, quindi, un mix abbastanza composito di produzioni 'locali' (soprattutto i servizi) e di prodotti che invece hanno un largo mercato e che danno vita, se non prodotti in loco, a flussi rilevanti di importazione dall'esterno.

Dal punto di vista, invece, della distribuzione regionale degli effetti, in tutte le regioni la quota di valore aggiunto dipendente dai consumi turistici effettuata nel paese è elevata, anche se le differenze sono assai meno evidenti di quelle osservate in termini di spesa.

2.4.3.  LA TRASMISSIONE DI EFFETTI TRA REGIONI E TAVOLE DI INTERDIPENDENZA SETTORIALE

In una economia molto aperta come è quella regionale gli effetti di attivazione generati da una qualsiasi spesa si proano su tutto il territorio nazionale con la conseguenza che solo una parte dell'attivazione della spesa resta all'interno dell'area in cui essa viene sostenuta.

Ogni area distribuisce quindi sulle altre aree una parte degli effetti della spesa in essa effettuata e trae vantaggio da quella sostenuta fuori di essa. La dimensione dei due effetti dipenderà sia dall'ammontare della spesa che dalla forza dell'apparato produttivo regionale: aree con bassi consumi turistici, ma con un sistema produttivo evoluto diffonderanno pochi effetti, mentre trarranno grossi benefici della spesa erogata altrove. Questo vale per Lombardia e Piemonte, regioni con un saldo decisamente positivo nell'interscambio degli effetti di trasmissione. Anche Emilia Romagna e Lazio, due delle aree a maggiore attrazione turistica, si trovano in una situazione analoga.

I risultati evidenziano una situazione che può apparire sorprendente se si confrontano gli esiti delle realtà turistiche del centro-nord con il resto del paese. Le prime, con la sola eccezione dell'Emilia Romagna, sono le regioni più deficitarie dal punto di vista dell'interscambio degli effetti di diffusione. Tra le regioni che traggono i maggiori vantaggi, invece, se il primo posto spetta, come è logico attendersi, alla Lombardia, anche alcune regioni del sud risentono positivamente, per motivi diversi, della distribuzione interregionale degli effetti di trasmissione.

In definitiva, le interdipendenze regionali consentono di individuare quattro tipologie di regioni:

a)  regioni molto turistiche ed economicamente deboli;

b)  regioni molto turistiche ed economicamente forti;

c)  regioni poco turistiche ed economicamente deboli;

d)  regioni poco turistiche ed economicamente forti.

Evidentemente, mentre le regioni appartenenti al primo gruppo avranno necessariamente un saldo negativo elevato negli effetti di trasmissione, e quelle appartenenti all'ultimo gruppo avranno un saldo positivo, negli altri due casi l'esito dipenderà dalla forza contrapposta dei due caratteri.

Si può ragionevolmente ritenere che, mentre nel primo gruppo rientrino regioni come Sardegna, Calabria, Marche, Liguria, Trentino e Valle d'Aosta, nel quarto gruppo rientrino solo Piemonte e Lombardia. I saldi sono chiaramente negativi nel primo caso e positivi nel secondo. Più incerta è, invece, l'individuazione del saldo negli altri due gruppi anche se l'attribuzione delle regioni ad essi è abbastanza certa. Veneto ed Emilia Romagna appartengono certamente al secondo gruppo assieme alla Toscana, ma mentre per le prime due la forza dell'apparato produttivo nei settori maggiormente attivati dal turismo consente alle due regioni di avere anche un saldo positivo nell'interscambio, nel caso della Toscana il saldo è negativo.

Con riferimento agli 'effetti ricevuti' (Tab. 10a), la Lombardia risulta esser, in termini relativi, la regione il cui sistema economico trae il maggiore beneficio economico dal turismo che si svolge altrove (il 32% del valore aggiunto turistico complessivamente attivato nella regione dipende dalle esportazioni sollecitate dalla domanda turistica che si è rivolta alle altre regioni). 'Veneto, Trentino A.A., Friuli V.G.', al contrario, si distingue per la modestissima quota di benefici ricevuti (8%).

Per quanto riguarda le regioni del Mezzogiorno, emerge un forte interscambio all'interno della macroarea stessa, ma anche una certa capacità di vendere in altre aree del paese, prevalentemente attribuibile alla specializzazione agro-alimentare di alcune zone del Sud, sulla quale ricadono moti dei benefici legati all'alta incidenza dei prodotti alimentari sulla struttura della spesa turistica.

2.5.  LE COMPONENTI DEL MERCATO NAZIONALE E REGIONALE

2.5.1   L'OFFERTA

Il sistema nazionale dell'offerta turistica ( SI.N.O.T.) è costituito dall'insieme delle strutture, delle infrastrutture e dei servizi utilizzabili dal turista, anche se ad esso non specificatamente destinati, e dal modo in cui tutte queste componenti si integrano funzionalmente tra loro secondo una logica di rete.

La qualità del sistema dipende dalla qualità delle varie componenti, dal modo in cui sono tra loro interrelate e, anche, dalla qualità di tutto ciò che non è turismo ma che determina l'ambiente nel quale il turismo vive.

Analoghe considerazioni possono essere effettuate a proposito di una regione ed in questo caso si potrebbe parlare di sistema regionale di offerta turistica ( SI.R.O.T. ).

Ogni territorio presenta, da questo punto di vista caratteristiche peculiari che contribuiscono a definirne le caratterizzazioni ed il posizionamento competitivo dei suoi prodotti sul mercato delle vacanze e su quello degli affari.

Come, ad esempio, gli Stati Uniti hanno i loro punti di forza nelle grandi dimensioni, nella natura e nelle grandi città con i loro grattacieli, l'Italia ha i propri punti di forza nelle risorse d'arte e culturali, nell'ambiente naturale ed umano, nel modo in cui certe attività si legano a quelle turistiche (es. moda), nella possibilità di praticare molteplici turismi in uno spazio relativamente ridotto ed in una storica e consolidata organizzazione della ricettività e dell'accoglienza.

Come risorse di base dell'offerta italiana possono essere considerate le molte opere d'arte ed i molti monumenti che definiscono un vero e proprio museo-paese all'aperto, i molti musei presenti su tutto il territorio nazionale, i parchi naturali e quelli artificiali e le altre ricchezze naturali (mare, monti, laghi ecc.).

Intorno a tali risorse di base si è organizzato un sistema di ricettività formato da alberghi, campeggi, villaggi turistici, alloggi privati in proprietà o in affitto, alloggi agrituristici e rurali, multiproprietà, rifugi, case per ferie, istituti e case religiose, nautica da diporto, crociere ecc.

Di questa ricettività le statistiche ufficiali considerano in modo completo solo gli alberghi e i campeggi. Per il resto non rilevano che in minima parte il movimento negli alloggi in affitto, ignorano i pernottamenti nelle abitazioni in proprietà e sottostimano le altre componenti.

Secondo le statistiche ufficiali l'Italia dispone nel 1997 di circa 3,530 milioni di posti letto censiti (tab.1 pg 45 rap tur) ma tale disponibilità non è mai completa perché le stagionalità dei vari turismi fanno sì che alcuni esercizi siano alternativamente chiusi.

Tuttavia, secondo una valutazione più aderente alla realtà del fenomeno, che comunque tiene conto solo degli alloggi commercializzati e non delle abitazioni in proprietà utilizzate turisticamente dal titolare, il numero dei posti letto disponibili è stimato in circa 6,5 milioni.

Ne consegue che secondo le statistiche ufficiali i posti letto negli alberghi corrispondono al 50% del totale dei posti letto disponibili, mentre tenendo conto del peso degli alloggi in affitto la loro incidenza in termini di posti letto quasi si dimezza al 27%.

Alla disponibilità di posti letto sopra indicata dovrebbero ancora essere aggiunti i letti delle abitazioni in proprietà utilizzate ai fini turistici dal titolare. Secondo stime effettuate la disponibilità complessiva, considerando anche questa componente, raggiungerebbe addirittura i 17 milioni di posti letto.

Una novità che si è imposta nel corso degli anni novanta è costituita dal rapido sviluppo degli agriturismi. Anche in questo le statistiche ufficiali non possono che recepire quelli che operano con l'osservanza di tutte le disposizioni di legge, mentre in realtà operano sul mercato aziende con autorizzazioni parziali e anche non autorizzate.

Tale fatto spiega sia il forte aumento delle strutture che si rileva fra il 1996 ed il 1997, sia la sottostima di un to che, secondo gli operatori, vede la presenza di circa 8.200 aziende e 100.000 posti letto.

Il sistema turistico nazionale è caratterizzato anche dalla presenza di altre componenti determinanti quali ristoranti, bar, sale da ballo e ritrovi, stabilimenti balneari, piscine pubbliche, sale e spazi cinematografici, musei, parchi, biblioteche, opere d'arte, porti turistici, posti crociera, piste da sci ed altre risorse che definiscono l'assetto delle offerte locali in rapporto alla risorsa base ed alla specifica tipologia di turismo considerata (tab.3 pg 46).

2.5.1.a   L'OFFERTA ALBERGHIERA DELLE SINGOLE REGIONI

Considerando le singole regioni in rapporto al numero degli esercizi alberghieri e dei posti letto (tab. 5 e 6 pg 49 e 51 rap tur) al primo posto si colloca l'Emilia Romagna ma la diversa dimensione media determina qualche cambiamento significativo.

Appare evidente che la piccola dimensione non sempre è sintomo di debolezza dell'offerta, come provano i casi della valle d'Aosta, della Liguria e del Trentino Alto Adige. Ne è una riprova anche il fatto che in termini di grandi aree territoriali quella con dimensione media più elevata è il Mezzogiorno (38 camere ad esercizio per la forte influenza delle isole), seguito da Centro (30), Nord est e Nord ovest (25), mentre la media nazionale si attesta su 28 camere (tab.6).

Complessivamente, su tutto il territorio nazionale l'incremento dei numeri di posti letto nel 1986-l996 è pari a 9,2% mentre il numero degli esercizi diminuisce del 12%.

E' questo un trend che dura da anni. La diminuzione del numero degli esercizi, in particolare di quelli di livello inferiore, lo slittamento delle categorie più basse verso quelle più alte ed il conseguente aumento della dimensione media degli esercizi rappresentano i vari atti di un processo di razionalizzazione.

Nel 1997 rispetto al 1996, il numero degli esercizi diminuisce ancora dello 0,7%, mentre il numero delle camere aumenta dello 0,2%.

In termini di grandi aree territoriali il 41% della ricettività in termini di numero di camere si concentra nel Nord Est, il 21% al Sud, il 20% al Centro, il 18% al Nord Ovest.

Con riferimento alle grandi aree, diminuisce in termini di variazione percentuale (1997/1996) la disponibilità di letti nel Nord Ovest, resta poco più che stazionaria nel Nord Est (+0,3%), aumenta nell'area del Centro (+0,7%) e del Mezzogiorno (+1,3%).

Le statistiche disponibili rilevano sia in termini di offerta che di domanda, i campeggi ed i villaggi turistici che, nel loro insieme, definiscono il cosiddetto turismo all'aria aperta e gli alloggi agrituristici.

Per i campeggi ed i villaggi turistici nel 1997 la regione leader in termini di posti letto è il Veneto (14,7%) seguita dalla Toscana (11,7%), dalla Calabria (9,2%), dalla Puglia (8,4%) e dall'Emilia Romagna  (6,6%), la Sicilia si colloca alla quattordicesima posizione (3%).

Poiché il Veneto presenta le strutture con la maggior dimensione media, considerando il numero degli esercizi al primo posto si colloca la Toscana, seguita dalla Lombardia, dalla Calabria e dalla Puglia, la Sicilia è al decimo posto insieme al Lazio.

Per grandi aree l'offerta di campeggi in termini di letti si concentra nel Mezzogiorno per il 35%, nel Nord Est per il 27%, nel Centro per il 22% e nel Nord Ovest per il 16%.

Nel 1997 risultano presenti anche circa 4.600 agriturismi per più di 50.000 posti letto, ma, come è stato detto, il numero è sotto stimato anche perché alcune regioni non li rilevano.

Secondo fonte Agriturist il numero degli agriturismi si avvicina a 8.200 unità per circa 100.000 posti letto nel 1997, ed è stimato ad 8.500 unità ed intorno ai 105.000 posti letto nel 1998.

Secondo i dati provvisori ufficiali al 1997 e con riferimento alle grandi aree territoriali, in termini di posti letto, per il 42% si concentrano nel Centro, il 37% nel Nord Est, il 12% nel Sud ed il 10% nel Nord Ovest.

Sono presenti in Italia anche 124 ostelli per la gioventù con circa 9.600 posti letto, gli ostelli si concentrano principalmente in Toscana e nell'area del Nord Est.

Da notare che la A.I.G. (Associazione italiana alberghi della gioventù) rileva 58 ostelli dei quali 52 attivi, per circa 5.000 posti letto, ed è sulla base di questi che stima le presenze.

Altri tipi di ricettività turistica sono costituiti sostanzialmente dagli alloggi privati comuni in affitto che, in un certo senso, fanno parte del gruppo enorme delle seconde case e/o residenze turistiche e ne costituiscono la parte commercializzata, stimata intorno ai 3 milioni di posti letti su tutto il territorio nazionale. (TAB. 10 e 11).

Della voce 'altri' fanno parte anche i rifugi alpini concentrati nell'area alpina, le case per ferie e gli alloggi censiti presso gli istituti religiosi.

Ai posti letto disponibili per vacanze, inoltre, dovrebbero essere aggiunti anche quelle delle navi battenti bandiera italiana (stimati in 11.000) e quelli delle grandi unità di diporto.

Gli esperti di turismo rilevano che gli alberghi ed i campeggi costituiscono i ti con statistiche più affidabili e meno incerte. Considerando insieme i due ti il numero dei posti letto alberghiero-campeggistici si distribuisce per il 34% nel Nord Est, il 28% nel Mezzogiorno, il 21% nel Centro e il 17% nel Nord Ovest. (TAB. 13 pg 58)

L'area a più forte destinazione turistica è quella del Nord Est che pur presentando un gran numero di strutture per il turismo all'area aperta e di gran qualità, vede un'incidenza dei posti letto negli alberghi sul totale dell'offerta alberghiero-campeggistica pari al 67%. Tale percentuale scende man mano che ci si sposta verso il Sud e le regioni meridionali presentano complessivamente una minor percentuale di posti letto alberghieri rispetto a quelli campeggistici (46%).

Complessivamente cinque regioni, Puglia, Calabria, Molise, Veneto e Toscana vedono un maggior numero di posti letto nei campeggi che negli alberghi ed altre cinque un numero quasi uguale.

Se si considerano le province quelle che vedono prevalere i posti letto nei campeggi rispetto a quelli alberghieri sono 38, con un massimo a Foggia e Rovigo con 5 posti letto nei campeggi ogni posto letto alberghiero.

Le considerazioni svolte da un lato evidenziano il grande ruolo del turismo all'area aperta anche per regioni leader del turismo nazionale, dall'altro indicano una situazione di debolezza strutturale di alcune aree.

I posti letto nei campeggi e nei villaggi sono destinati quasi esclusivamente al turismo vacanziero ed hanno poca rilevanza per il turismo d'affari.

Un indice di potenzialità turistica: la densità dei posti letto alberghieri e campeggistici rispetto alla popolazione

Considerando il numero dei letti negli alberghi e nei campeggi rispetto alla popolazione presente viene definita una nuova graduatoria che è anche un primo indice grossolano della potenzialità del turismo.

Ne risulta esaltato il ruolo delle piccole regioni con alta densità turistica come la Valle d'Aosta ed il Trentino Alto Adige. (tab 14 pg 60)

È possibile anche effettuare un confronto relazionale sull'offerta e la domanda internazionale facendo riferimento a dati Eurostat, in parte diversi da quelli OMT.

Considerando il numero degli esercizi alberghieri e le presenze totali (residenti + stranieri) nel complesso degli esercizi ricettivi, si può rilevare che il Regno Unito, la Germania e l'Italia occupano una posizione leader.

Più del 72% del mercato europeo degli alberghi si concentra su 4 paesi. Il Regno Unito rappresenta quasi il 25% del numero degli esercizi ricettivi, la Germania più del 20%, l'Italia quasi il 18% e la Francia l'11%. A livello delle presenze, gli stessi paesi rappresentano il 64% delle presenze nelle principali nazioni europee.

Analisi dell'andamento dell'offerta ricettiva del settore turistico del 1997

In particolare si propone un'analisi territoriale, dettagliata al livello regionale e, in chiave più aggregata, al livello delle quattro tipiche macro aree italiane: Nord Est, Nord ovest, Centro  e Sud. L'analisi si basa su indicatori di tipo strutturale (consistenza degli esercizi alberghieri e complementari, sia in termini assoluti e sia relativamente al numero di residenti), di flusso (arrivi, presenze, permanenza media ed indici di utilizzazione dei clienti italiani e stranieri che trovano ospitalità nelle strutture ricettive) ed infine economici (valore aggiunto, dipendenti, unità locali, investimenti e spese per il personale). Tutti i dati riportati e commentati derivano da rilevazioni condotte correntemente dall'ISTAT.

La prima  evidenza empirica di un certo rilievo riguarda la sia pur lieve diminuzione della consistenza degli esercizi alberghieri e complementari occorsa nel 1997 rispetto al 1996: essa è stata pari allo 0,7% per i primi ed al 13,3% per i secondi. Con riferimento alle sole strutture alberghiere, mentre nelle aree Nord Est, Nord Ovest e Centro si è verificata una flessione (rispettivamente -l,1%, -0,9% e -0,4%), nel mezzogiorno si è invece registrato un incremento, seppur contenuto, pari allo 0,2%. Segmentando l'offerta alberghiera in funzione di alcuni indicatori qualitativi, le regioni del Nord presentano una ridotta dimensione media delle strutture, espressa dal numero di camere per albergo, che si manifesta su valori inferiori (rispettivamente 25,3 camere per albergo per il Nord Est e 25,1 per il Nord Ovest) rispetto a quelli delle regioni del Centro (29,9) e del Mezzogiorno (37,6). Ad influenzare nettamente il valore di quest'ultimo indicatore contribuiscono regioni quali la Calabria (44,1), la Sicilia (45) e la Sardegna (45,1) che superano tutte le altre e si distanziano sensibilmente dal valore medio dell'Italia (28).

Il Mezzogiorno è caratterizzato da una conurazione dell'offerta alberghiera dotata del più basso numero di alberghi (rispetto alle altre circoscrizioni territoriali) sia in termini assoluti che rispetto alla popolazione residente (0,3 alberghi per 1000 residenti); le tipologie alberghiere prevalenti sono però di grandi dimensioni, caratterizzate cioè da un numero medio di posti letto molto alto (75 rispetto alla media nazionale di 52,3) e da un elevato rapporto del numero di camere per albergo (37,6), di gran lunga superiore alla media nazionale (28).

Le considerazioni finora proposte suggeriscono, con riferimento ai principali caratteri strutturali dell'offerta alberghiera, questo quadro d'insieme:

- il Nord Est è caratterizzato da un'offerta  alberghiera leggermente in diminuzione, ma che vanta ancora il più alto rapporto di numero strutture e di numero di posti letto rispetto ai residenti (rispettivamente 1,5 e 67,5). L'offerta complementare è invece in aumento seppure contenuto (+2,3%) e vanta anche in questo caso un rapporto elevato di strutture per 1000 residenti (1,1) rispetto alle altre circoscrizioni.

- L'offerta alberghiera del Nord Ovest invece mostra un livello di strutture alberghiere più modesto dell'area orientale, e di dimensioni più contenute sia in termini assoluti che rispetto alla popolazione residente. L'offerta complementare è di dimensioni ancora più modeste persino rispetto al Centro ed al Sud-Isole.

- La consistenza nel Centro è rappresentativa di circa il 18% delle strutture alberghiere ed il 40% di quelle complementari, che registrano rispettivamente un lieve calo nel primo caso ed un lieve aumento nel secondo.

- Il Mezzogiorno, infine, è la circoscrizione dove opera la quota più ridotta di esercizi complementari (circa 10% del totale Italia), in forte decremento rispetto all'anno precedente. La quota per 1000 residenti di strutture ricettive, sia alberghiere che complementari, è sensibilmente inferiore alla media nazionale, sebbene l'offerta ricettiva si conuri attraverso imprese di dimensioni superiori alla media nazionale, espressa sia in termini di posti letto che di camere di albergo.

2.5.1.c   LA COMPETITIVITA' DELLE STRUTTURE ALBERGHIERE

  ITALIANE (Da usare come commento con lucido)

Per analizzare il livello di competitività dell'offerta ricettiva nazionale e il profilo tipologico della clientela si è fatto riferimento ai caratteri strutturali e alle modalità di utilizzo delle strutture alberghiere. In particolare sono stati considerati 12 indicatori riferiti prevalentemente al 1997.

Gli alberghi italiani sono caratterizzati da un profilo qualitativo mediamente elevato (il 73,6% ha almeno 3 stelle), una dotazione media di circa 52 letti ed un incremento medio del costo di un pernottamento pari all'11% nel triennio 1995-l998. Le presenze sono consumate solo per quasi metà in località 'tradizionali', costituite in questo contesto dalle località marine, lacuali, montane e collinari. C'è una stagionalità alquanto variabile nelle diverse zone del paese, comunque sensibilmente più alta nel Meridione. Ogni posto letto è occupato in media per 115,5 notti e tale tasso di utilizzo si traduce in 5.076 presenze per ogni 1000 residenti e, in media, in 4,1 pernottamenti per ogni cliente arrivato. La struttura produttiva è in grado di generare 60,4 milioni di valore aggiunto per addetto, con un'occupazione media di 1,1 unità per 1000 residenti. Le presenze straniere negli alberghi sono rappresentate per oltre 1/4 dalle 5 nazionalità più rilevanti.

In chiave territoriale (tavola 6.21 pg 345 Rap An ISTAT) è evidente l'asimmetria tipologica Nord-Sud, dovuta alla preponderanza del turismo tradizionale al Nord e di modalità fortemente stagionali nel Mezzogiorno: ciò è dovuto al fatto che, in genere, le regioni settentrionali sono in grado di offrire diversi modelli di turismo tradizionale, sia invernale sia estivo, usufruibili più omogeneamente nell'arco dell'anno. Le regioni centrali si collocano in una situazione intermedia.

Il Trentino Alto Adige si conferma una delle regioni in cui il turismo assume un'importanza fondamentale (si colloca al primo posto per gli indicatori di 'produttività' come le quote medie di posti letto e di presenze per 1000 residenti e la permanenza media; è situato al secondo posto nella graduatoria relativa al numero di addetti per 1000 residenti e presenta, nel contempo, un livello medio di crescita dei prezzi piuttosto contenuto, in un contesto fortemente caratterizzato dal turismo straniero).

Tale profilo è l'espressione più alta di un'area, come il Nord Est, il cui sistema economico è notoriamente imperniato sull'efficienza della piccola e media imprenditoria. In queste zone, è infatti prevalente un modello d'offerta alberghiera di qualità non elevatissima (la quota degli alberghi con almeno 3 stelle è inferiore alla media nazionale, con un numero di posti letto per albergo generalmente inferiore alla media e una dinamica delle presenze talvolta fortemente stagionale, come nel caso dell'Emilia Romagna). Tale modello si caratterizza anche per una elevata competitività (derivata dall'alto sfruttamento dei posti letto disponibili), da una buona permanenza media e da una crescita contenuta del livello medio del prezzo di una camera, tutti fattori di successo di cui la provincia di Rimini costituisce una sintesi esemplare. Le caratteristiche peculiari delle strutture alberghiere del Nord Ovest sono meno sintetizzabili in un unico profilo. Emerge chiaramente il contrasto tra Piemonte e Lombardia, da un lato, e Valle d'Aosta e Liguria dall'altro. Mentre queste ultime due regioni si caratterizzano per un buon livello di sfruttamento dei posti letto per 1000 residenti, con una dinamica dei flussi sostanzialmente stagionale, la Lombardia ed il Piemonte attivano flussi mediamente più stabili nel corso dell'anno, con una bassa permanenza media ed una tendenza alla crescita dei prezzi.

Con riferimento al Centro Sud, il profilo dell'offerta alberghiera denota eterogeneità territoriali più forti, frammentandosi in sottosistemi ricettivi generalmente molto influenzati dalle caratteristiche locali. Al Centro, il Lazio e la Toscana denotano una buona performance complessiva, ma per ragioni ben diverse. Nel primo caso, la presenza di un polo come Roma, in cui si consumano i 4/5 delle presenze regionali garantisce rapporti tra presenze e posti letto e tra valore aggiunto ed addetti piuttosto elevati, ed inoltre una stagionalità dei flussi contenuta; nel secondo, all'attrattività di Firenze si abbina un posizionamento piuttosto equilibrato in corrispondenza di tutti gli indicatori (la quota del turismo tradizionale pari a 48,3 risulta in linea con la media nazionale pari a 47,8).

Nel Mezzogiorno, la Sardegna si distingue rispetto al profilo medio delle altre regioni, grazie soprattutto alla modernità delle strutture alberghiere - in grande prevalenza con almeno 3 stelle (il 92,4%) e dotate mediamente di molti posti letto (ben 102, quasi il doppio rispetto alla media nazionale) - ad una permanenza media sensibilmente superiore alla media (5,3 notti) e al debole aumento del costo medio di un pernottamento. Lo sviluppo turistico interno di tale regione è inoltre piuttosto equilibrato, con le eccezioni di Sassari e della sola provincia di Oristano caratterizzate da un profilo evolutivo ancora incerto.

Il sistema alberghiero siciliano, pur presentando alcune peculiarità che lo avvicinano al profilo della Sardegna, come le quote elevate di alberghi con almeno tre stelle, di posti letto per albergo e di presenze per posto letto, risulta penalizzato soprattutto dalla maggiore rarefazione delle strutture sul territorio, testimoniata dalla quota assai modesta di letti per mille residenti (il 14,3%, maggiore soltanto rispetto alla Puglia), e da una permanenza media tra le più basse della penisola.

Nelle restanti regioni del Mezzogiorno le strutture alberghiere, caratterizzate in prevalenza da un livello qualitativo ed una dimensione superiori alla media, si dimostrano spesso sovradimensionate rispetto allo sviluppo turistico realmente sostenibile sulla base delle infrastrutture presenti sul territorio e dell'attuale livello di interazione dell'industria turistica con le altre realtà imprenditoriali, e risentono della caratterizzazione prettamente locale o, comunque fortemente stagionale della domanda. In effetti, tali regioni registrano valori sempre inferiori alla media nazionale per numero di addetti e di presenze giornaliere per mille residenti, le presenze per posto letto (ad eccezione della Campania) ed il valore aggiunto per addetto, ed inoltre valori superiori alla media dell'indice di stagionalità, ad eccezione del Molise e della Basilicata, forse le regioni meridionali caratterizzate dai maggiori ritardi strutturali. La sola Campania, al secondo posto nella graduatoria delle presenze per posto letto (148,6 rispetto al valore massimo di 156,8 registrato nel Lazio), sembra in grado di avvalersi di un sistema ricettivo alberghiero sufficientemente elastico rispetto alla dinamica della domanda scarsamente stagionale e di livello qualitativo comunque medio alto, per quanto fortemente concentrato nelle aree di Napoli e della penisola sorrentina.

2.5.2.  LA DOMANDA

L'Italia gode di una situazione di estremo privilegio disponendo in pratica, come nessun altro paese al mondo, di una gamma completa di prodotti turistici. Questo pone l'Italia sul mercato internazionale in una posizione di grande vantaggio nei confronti di una concorrenza non in grado di offrire contemporaneamente la stessa gamma di prodotti turistici, con un patrimonio culturale unico.

2.5.2.a   LE RILEVAZIONI STATISTICHE

 

Un problema che caratterizza in modo negativo la valutazione del turismo italiano è quello delle statistiche.

La copertura del fenomeno rilevato è ridotta e ci sono delle difficoltà nel reperimento dei dati di base.

A fronte di un movimento turistico ufficialmente rilevato che considera circa 300 milioni di presenze si stima che il movimento effettivo sia almeno tre volte tanto.

Anche a livello internazionale si pongono non pochi problemi di valutazione e di azione del to.

La stessa considerazione può farsi a proposito del fatturato turistico, che si stima intorno al 10% del PIL ma che raggiunge il 20% se si tiene conto di una 'economia allargata dei viaggi e del turismo'.

Se a queste considerazioni si aggiunge che la voce turismo non appare nella contabilità nazionale (in quanto il to è, giustamente, visto come una ricomposizione degli altri settori), ben si comprende come vi possa essere una qualche difficoltà per una valutazione reale del fenomeno, almeno fin quando non verrà realizzato il Conto Satellite del Turismo.

L'ISTAT ha assunto consapevolezza di questi problemi ed ha attivato varie iniziative che dovrebbero portare ad una razionalizzazione del sistema di rilevazione e di interpretazione dei dati.

In particolare, nel corso del 1998, l'Istat ha ridotto il ritardo nella diffusione dei dati mensili provvisori sui flussi nelle strutture ricettive, assestandosi intorno ai novanta giorni, in linea con le direttive UE in materia.

 Situazione attuale

Particolare attenzione, infatti, viene dedicata dall'Istat al miglioramento della qualità delle informazioni prodotte e della tempestività nel rilascio dei dati.

Le innovazioni introdotte riguardano:

·    l'adozione di un nuovo modello di rilevazione, con l'inclusione di alcune nuove nazionalità, della clientela straniera, e delle regioni di provenienza, di quella italiana;

·    l'adozione di una nuova metodologia di stima dei dati provvisori, finalizzata ad assicurare la diffusione dei risultati entro i tempi previsti dalla citata direttiva;

·    l'avvio del trasferimento telematico dei dati rilevati, alla cui fattibilità è stato dedicato il progetto SERT Turismo. Il progetto è finalizzato a progettare e testare una rete telematica di trasferimento dati tra il settore pubblico (ISTAT e 4 province pilota: Firenze, Milano, Palermo, Bolzano) e quello privato (esercizi alberghieri).

E' stato inoltre costituito un apposito gruppo di lavoro, formato da rappresentanti Istat e dell'Ufficio italiano cambi, avente il compito di individuare le modalità di integrazione delle statistiche sui flussi (e sulle spese) dei visitatori che passano la frontiera nazionale.

Con l'entrata in vigore del trattato di Schengen, che prevede la libera circolazione delle persone tra alcuni Paesi comunitari, compresa l'Italia, è stata invece soppressa la rilevazione sui visitatori alla frontiera.

 Obiettivi e progetti

Lo scenario nazionale ed internazionale dei prossimi anni si presenta particolarmente ricco di eventi che in qualche modo condizioneranno il corso delle statistiche sull'offerta e sulla domanda turistica: il Giubileo nell'anno 2000 e l'entrata in vigore della Direttiva U.E. sulle statistiche del turismo determinano un interesse crescente per le statistiche a carattere territoriale (regionale, provinciale e comunale), per i dati economici delle imprese turistiche e per l'individuazione e costruzione di archivi di base delle imprese operanti nel settore turistico.
Gli obiettivi perseguibili sono pertanto i seguenti:

Completamento del processo di recupero della tempestività nella diffusione dei risultati. L'impiego di strumenti telematici e le innovazioni metodologiche consentiranno di diffondere i dati mensili provvisori e i dati annuali provvisori a 3 e a 6 mesi, rispettivamente, dal periodo di riferimento.

Miglioramento degli standard qualitativi. L'introduzione di procedure di controllo e di correzione automatica degli errori consentirà un sensibile miglioramento della qualità delle statistiche sul turismo.

Al perseguimento di tali obiettivi l'Istat dedicherà, in particolare, alcuni progetti fortemente innovativi:

·    Realizzazione di un data base sui siti turistici italiani.

·    Completamento della rete di collegamento telematico per la rilevazione sul movimento turistico degli esercizi alberghieri.

·    Ristrutturazione dell'indagine rapida sull'attività alberghiera. Il progetto prevede la ristrutturazione del campione di imprese alberghiere, per renderlo rappresentativo di una realtà in forte cambiamento, e l'inserimento nel modello di rilevazione di informazioni sulle prenotazioni alberghiere come indicatore anticipante della domanda turistica anche in vista di quella che sarà alimentata dal Giubileo.

Alcuni temi di particolare interesse dovranno trovare adeguata attenzione nell'immediato futuro, in particolare:

·    la rilevazione del 'sommerso' (turismo nelle seconde case e negli alloggi privati in generale) la cui conoscenza riveste un'importanza fondamentale per gli operatori locali;

·    la rilevazione delle caratteristiche economiche delle imprese turistiche.

2.5.2. b   LA DOMANDA NEL 1997

Le principali variabili usualmente utilizzate per descrivere il prodotto dell'industria ricettiva nazionale sono generalmente rappresentate dal numero di arrivi (cioè il numero di volte in cui un cliente prende alloggio presso la struttura stessa) e dal numero di presenze (ossia il numero di nottate trascorse dai clienti presso i differenti tipi di alloggio).

A partire da tali indicatori sono stati calcolati ulteriori rapporti derivati, quali la permanenza media (numero di presenze rispetto al numero di arrivi) che rappresenta il numero di notti in cui in media ciascun cliente pernotta nelle strutture in un arco di tempo di riferimento (ad esempio l'anno), l'indice di utilizzazione lorda e netta[5] delle strutture stesse.

Il livello complessivo di presenze presso gli alberghi italiani nel 1997 è stato pari a 121.916 per gli italiani (-0,8% rispetto al 1996) e 84.845 per gli stranieri (-3,5%); la componente nazionale incide per circa il 60% sulle presenze complessive. Scendendo al livello di circoscrizione territoriale, si può notare come il Mezzogiorno è l'unica circoscrizione per la quale si registrano incrementi positivi delle presenze tanto per gli italiani (+2,5%) che per gli stranieri (+3,7%); al Nord ed al Centro, invece, si registra un netto calo degli stranieri (-7% nel Nord Est, -3,2% nel Centro), mentre nell'area settentrionale si denota un calo più contenuto degli italiani (-3,3% nel Nord Est, -2,3% nel Nord Ovest).

Il rapporto di composizione tra le componenti italiana e straniera è in tutte le 4 circoscrizioni a favore della componente nazionale, anche se con percentuali differenti; in dettaglio, si passa dalle punte del 69,5% nel Mezzogiorno al 52,3% nel Centro, con ovvie composizioni complementarmente opposte per quanto riguarda la componente straniera.

A livello regionale, nelle regioni in cui la componente straniera è preponderante rispetto a quella italiana - ossia Veneto, Trentino, Toscana e Lazio, che complessivamente coprono circa il 60% delle presenze estere in Italia - si è registrato un decremento alquanto consistente (circa 7% nelle prime due regioni e pari al 4% ed al 2%, rispettivamente, per Toscana e Lazio). La regione che primeggia in graduatoria per le presenze della componente nazionale è l'Emilia Romagna, che incide per 16,8% sul totale delle presenze italiane nel 1997, seguita da Trentino (10,8%) e Lombardia (8,7%).

Distinguendo la composizione delle presenze per tipo di struttura nelle componenti alberghiera e complementare, le regioni in cui la prima assume un'incidenza preponderante rispetto alla seconda sono la Sicilia (87,9%) ed il Lazio (86,9%). A livello di ripartizione territoriale non si manifestano invece differenze particolarmente rilevanti.

La permanenza media negli alberghi oscilla intorno al 3,5 per gli italiani e 3,4 per gli stranieri; la forbice tra le due componenti si divarica in corrispondenza del Mezzogiorno dove gli stranieri in media pernottano per circa 4 notti. Attraverso gli indici di utilizzazione degli esercizi alberghieri è analizzabile il rapporto delle presenze rispetto ai posti letto disponibili e complessivi: la più intensa utilizzazione dei posti si ha nella circoscrizione territoriale centrale (42,5) seguita dal Nord est (40,6). L'Emilia Romagna è poi la regione con l'indice netto più elevato (53,5) rispetto alla media nazionale (39,2).

Le presenze negli esercizi complementari hanno avuto, nel 1997, variazioni principalmente imputabili alla crescita della componente straniera (+9,1% rispetto al 1996), piuttosto che alla componente di matrice nazionale (+1,4%). Gli stranieri hanno fatto registrare una crescita nell'ultimo anno prevalentemente nell'area Nord Est, vantando un'espansione pari al +14,7% (in particolare il Trentino Alto Adige ha registrato un picco del 111,6%).

La permanenza media negli esercizi complementari è stata di 9 pernottamenti per gli italiani e circa 7 per gli stranieri. Gli italiani registrano in media un numero di notti trascorse per ogni arrivo che oscilla dal valore del valore più basso del Sud-isole (9,9) a quello più elevato del Nord Ovest (7); gli stranieri, invece, pernottano mediamente per 6 notti al Centro e per oltre 8 notti nel Mezzogiorno. Le tipologie di località sintetizzano le caratteristiche prevalenti di un determinato territorio, e vengono distinte in quattro categorie: città di interesse storico ed artistico e capoluoghi; città montane, collinari, di interesse vario e località termali; le città marine e lacuali; le altre tipologie di località (che includono le località non altrimenti classificate).

Le peculiarità di rilievo caratterizzano il Centro, in cui si registra una sensibile crescita delle presenze nelle altre località (+10,1%), mentre nel Nord Est tutte le tipologie denotano una diminuzione, ad eccezione per le località montane e collinari, che denotano un aumento delle presenze pari al 2,3%; nel Nord Ovest, invece, si registra una crescita delle località tipicamente montane, collinari e termali (+5,2%) ed una riduzione nelle altre località; si segnala, inoltre, la forte crescita delle presenze nelle località balneari della Calabria (+11,3%).

2.5.2.c   IL TURISMO NELLE AREE METROPOLITANE

La ricerca di modalità vacanziere alternative e meno "stagionali" ha accresciuto, soprattutto nella seconda metà degli anni '90, l'importanza del ruolo del turismo metropolitano nel quadro della ricettività globale, caratterizzato peraltro da una certa eterogeneità territoriale. Dalla tavola 6.19, che propone un confronto tra i flussi turistici in 11 grandi aree urbane con riferimento al 1997, emerge al primo posto Roma con oltre 14 milioni di presenze, seguita da Venezia (10,5 milioni), Firenze (6,2 milioni) e Milano (5,4 milioni). Per valutare l'impatto ambientale del fenomeno turistico si consideri che ladella densità delle presenze giornaliere per mille residenti è pari, a Milano e Roma, a 11,3 e 14,6 rispettivamente, e sale a 44,8 a Firenze ed a 98 a Venezia.

  La dinamica delle presenze nel triennio 1995-l997, pur risultando mediamente in crescita, oscilla dai picchi positivi di Palermo (+8,8%) e Napoli (+8,6%) a quelli fortemente negativi di Bari (-26,7%), Torino (-l1,4%) e Bologna (-l0,2%); tra le metropoli caratterizzate dai flussi più elevati, Roma registra la crescita maggiore rispetto al 1995 (+4,9%), Milano e Venezia presentano aumenti più contenuti (rispettivamente +1,0% e +0,7%), mentre a Firenze si verifica  una flessione del 3,8%.

   Il rapporto tra presenze e posti letto consente di valutare la "produttività fisica" del servizio, in termini di sfruttamento della capacità ricettiva potenziale. In tale ottica, Firenze (210), Roma (175) e Bologna (174) sono le città che occupano maggiormente i posti letto disponibili, all'opposto di Bari (77) e Palermo (89).

  Nella ripartizione Sud-Isole emerge Napoli, che ha registrato il più elevato incremento di presenze rispetto al 1995, un basso livello di congestione sulla base del rapporto tra presenze e residenti, un buon grado di sfruttamento dei posti letto (156 presenze in media), unsostanziale tra presenze italiane e di stranieri (il turismo pesa per il 58,3%), tutti fattori che denotano il successo di una strategia di valorizzazione delle risorse turistiche locali, ancora più rilevante se si tiene conto della fortissima attrattività turistica derivante dalle località limitrofe, tanto che a Napoli si colloca appena il 7,8% delle presenze regionali. All'opposto Roma, con ben il 67,3% delle presenze del Lazio, si conura come l'unico vero polo turistico della regione. Venezia e Firenze - al secondo e quarto posto in tale graduatoria - si attestano su livelli più contenuti e pari a 25,1% e 19,8%.

  Al Nord, Venezia si conferma città peculiare non solo per le sue caratteristiche ma anche per l'elevata incidenza di stranieri sulle presenze complessive (76,9%); a Firenze tale quota risulta del 72,2%, a Roma del 68,9% e a Milano del 57,4%.

2.5.2.d   I FLUSSI TURISTICI IN ITALIA NEL 1998

La ripresa del turismo italiano nel 1998

Secondo dati Istat sull'ammontare complessivo dei flussi turistici nelle strutture ricettive alberghiere e complementari nel 1998 gli alberghi e le strutture complementari hanno registrato 72 milioni e 749 mila arrivi, per un totale di 299 milioni e 612 mila presenze (tabella 1 e grafico 1). Rispetto al 1997 si è verificata una crescita del 3,8% del numero di arrivi e del 3% del numero di giornate di presenza.

Nel 1998 la crescita degli arrivi di stranieri è stata superiore a quella degli italiani (+4,5% rispetto a +3,3%), in presenza di una dinamica opposta rilevata con riferimento alle giornate di presenza, aumentate di più per gli italiani rispetto agli stranieri (+3,2% rispetto a + 2,9%).

Il 1998 è stato dunque caratterizzato da una chiara ripresa rispetto sia al 1997, anno in cui si era registrata una sia pur lieve diminuzione delle presenze rispetto al 1996 pari allo 0,2% (grafico 1), sia rispetto al 1996, in cui la crescita delle presenze rispetto al 1995 era risultata più contenuta (+1,7%). Ciò nonostante si è ancora lontani dai livelli di crescita delle presenze registrati nel 1995 e nel 1994, pari rispettivamente al 4,3% ed all'8,3%.

Nel complesso, nel periodo 1990-l998 le presenze sul territorio nazionale sono cresciute del 18,8%.

La crescita è risultata considerevolmente più elevata per le strutture complementari rispetto alle alberghiere e si è concentrata in corrispondenza delle località montane e collinari; incrementi più contenuti, ma pur sempre di rilievo, hanno caratterizzato le città d'arte, le località marine e quelle lacuali.

In chiave territoriale, nonostante le regioni più influenti in termini di presenze siano localizzate nel centro- nord (Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna e Toscana, che nel complesso incidono per il 48,1% del totale delle presenze), le variazioni più elevate tra il 1990 e il1997 hanno caratterizzato cinque regioni del Centro-sud: le Marche, il Molise, la Calabria, la Campania e la Basilicata; la prima regione del Nord è il Veneto, al sesto posto, con una crescita del 27,2%. A conferma del guadagno di posizioni relative del Mezzogiorno rispetto al Nord, cinque delle ultime sei posizioni di tale graduatoria sono occupate da regioni settentrionali (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Valle d'Aosta, Piemonte e Liguria, oltre alla Puglia).

L'ultimo biennio si è caratterizzato anche per una forte similitudine nelle dinamiche degli italiani e degli stranieri nel complesso delle strutture ricettive, laddove nel triennio 1994-l996 le presenze di stranieri erano cresciute molto più di quelle degli italiani. (grafico 2)

Con riferimento al 1998 anche il confronto tra le dinamiche longitudinali delle presenze nelle strutture alberghiere e complementari (grafici 2 e 3) evidenzia comportamenti piuttosto simili: rispetto al 1997 le giornate di presenza sono cresciute del 3% negli alberghi e del 3,1% nelle strutture complementari, nelle quali però la crescita degli stranieri è risultata più elevata (+3,2% rispetto a +2,7%). Nel dettaglio, risulta particolarmente significativa la performance delle strutture alberghiere, presso cui le presenze avevano registrato, nel 1997, una diminuzione dell'1,9% rispetto al 1996, particolarmente accentuata per gli stranieri (-3,5%). Il buon risultato del 1998 ha così consentito al to alberghiero di tornare sui livelli di crescita del 1995 (+3,4%).

Per quanto riguarda le strutture complementari, la crescita del 1998 è in linea con la crescita media annua registratasi nel biennio precedente, anche se risultano in crescita le presenze di italiani.

Nel 1998, la permanenza media nelle strutture ricettive è stata pari a 4,1 giorni, stabile rispetto al 1997. Essa è risultata più elevata per gli italiani (4,3 giorni) che per gli stranieri (3,9 giorni), e nelle strutture complementari (8 giorni rispetto ai 3,4 giorni degli alberghi).

A fronte di una domanda turistica sempre più intensa e articolata, segnali importanti emergono anche dal lato dell'offerta.

Tali positivi risultati consentono, infatti, un cauto ottimismo anche per il 1999 e sono dovuti, tra l'altro, alla lenta ma costante riorganizzazione dell'offerta ricettiva nazionale in favore di un modello integrato, in cui le singole realtà imprenditoriali abbandonano progressivamente il forte individualismo che le avevano contraddistinte fino ai primi anni '90, a favore di modalità maggiormente sistemiche e cooperative, in grado di fronteggiare meglio le oscillazioni della domanda e fornire una varietà di opzioni ricettive al variare delle esigenze della clientela.

(Serie storiche)

2.5.2.e   LA DOMANDA DEL SISTEMA ALBERGHIERO

Presentiamo di seguito un'ulteriore analisi a livello regionale utilizzando alcuni semplici indicatori che mirano a valutare il peso dell'attività alberghiera sul territorio.

In particolare la distribuzione del numero delle presenze alberghiere esprime il peso assoluto del to rispetto al totale nazionale, il rapporto fra presenze alberghiere ed abitante dà una prima ed approssimata indicazione dell'importanza economica alberghiera nel contesto locale, le presenze alberghiere in rapporto al numero dei letti indicano quanti giorni all'anno è occupato un posto letto dando una idea del grado di utilizzazione del sistema alberghiero locale (e quindi, in prima approssimazione anche della sua efficienza) , la permanenza media indica quanto i turismi locali hanno la forza di trattenere il cliente.

A livello regionale

  Con riferimento alle singole regioni in termini di valori assoluti le prime cinque (Trentino A.A., Emilia R., Veneto, Toscana e Lombardia) raccolgono il 57% delle presenze alberghiere e le ultime cinque (Molise, Basilicata, Valle d'Aosta, Umbria e Calabria) solo il 5%. La regione con il maggior numero di presenze alberghiere è l'Emilia Romagna (13,0%).

    Il dato assoluto, pur avendo grande rilevanza perché è il primo indicatore del peso del sistema alberghiero locale sul totale nazionale, non esprime, però, quanto il to alberghiero pesa rispetto all'economia ed alla società perché risente, ovviamente, della dimensione territoriale e del numero di abitanti presenti in ogni regione.

    Considerando il numero delle presenze rispetto alla popolazione la regione più caratterizzata dal turismo alberghiero risulta il Trentino con più di 30 presenze ad abitante, seguita dalla Valle d'Aosta con 21, dalla Liguria con 7,3, dall'Emilia Romagna con 6,8, dal Veneto e dalla Toscana, entrambe con 5,5, a fronte di una media nazionale che è pari a 3,6. Le regioni meridionali, con l'eccezione della Sardegna si collocano agli ultimi posti della graduatoria a conferma delle difficoltà di penetrazione. Anche le regioni più industriali e più fortemente popolate (Lombardia e Piemonte) vedono una minor incidenza del movimento alberghiero rispetto alla popolazione.

    In termini di permanenza media la netta prevalenza del turismo di vacanza rispetto a quello delleregioni colloca ai primi posti Trentino A.A., Emilia Romagna, Sardegna, Calabria, mentre altre regioni vacanziere (Veneto e Toscana) risentono della forte incidenza del turismo d'arte con ridotte permanenze.

    Il sistema alberghiero più utilizzato è quello del Lazio con 153 presenze all'anno ogni posto letto, seguito dal Veneto (145), dalla Campania (144), dalla Liguria (137) e, quindi , da Toscana  (133) e Lombardia (128). Da notare , anche in questo caso che le regioni meridionali ,ad eccezione della Sicilia, presentano valori inferiori alla media (118,9) e che la Calabria si colloca all'ultimo posto (57).

    Dal complesso di questi indicatori emerge la debolezza strutturale delle regioni meridionali.

A livello provinciale

    Le stesse analisi riproposte a livello provinciale rilevano alcune "sorprese" significative .

    La provincia con il maggior numero di presenze negli alberghi è Bolzano con il 9,4% del totale nazionale ,quella con il maggior numero di presenze per abitante è Rimini (52 presenze a fronte di una media nazionale di 3,7), quella che presenta il maggior grado di efficienza è Firenze, ove un letto è utilizzato per 200 giorni all'anno a fronte di una media nazionale di 119, quella con la permanenza media maggiore è Vibo Valentia, con 6,7 pernottamenti contro una media nazionale di 3,5. Da notare che Vibo Valentia è la provincia con il minor grado di utilizzazione alberghiera, proprio per il netto prevalere di un turismo vacanziero stagionale.

Più in generale si può osservare che spesso non vi è corrispondenza fra leadership a livello regionale ed a livello provinciale e che le prime dieci province (Bolzano, Roma, Rimini, Venezia, Trento, Napoli, Milano, Firenze, Savona, Verona) raccolgono il 50% delle presenze alberghiere.

Si ritiene questo il dato più significativo perché prova che nonostante tutte le affermazioni relative alla diffusione territoriale del turismo ed alla molteplicità delle sue facce, dimostra che è ancora concentrato prevalentemente in alcune aree. Ne è una riprova il fatto che le ultime 50 province raccolgono meno del 10% delle presenze alberghiere nazionali.

    In termini di peso dell'attività alberghiera sull'economia e sulle società locali dopo la provincia di Rimini seguono quelle di Bolzano (44 presenze ad abitante), Aosta (22), Trento (21), Savona (20), Venezia (14), Imperia (13) e Siena (11), mentre occupano posizioni inferiori le grandi province turistiche con numerosa popolazione come Firenze (15° posto, con 6,6), Roma (28°; 3,9), Napoli (37°; 2,8), Milano (46°; 2,3).

In termini di utilizzazione (efficienza) degli alberghi dopo quella di Firenze seguono la provincia di Padova (190 giorni all'anno di occupazione per ogni posto letto), Roma (180), Prato, che pure presenta in assoluto la presenza media più bassa (176), Treviso (169), Napoli (165) e Milano (163). Il grado di utilizzazione più basso si rileva a Vibo Valentia (33), Alessandria (40), Cosenza (54), Chieti (55), Cuneo (55).

In termini di permanenza media è da notare che dopo Vibo Valentia (6,7) seguono Teramo (6,6), Rimini (6,3), Savona (6,3), Crotone (6,2) e Bolzano (6,0). Le ultime posizioni sono occupate da Prato (1,8), Terni (1,9), Enna (1,9), Caltanissetta (1,9), Varese (2,0), Lodi (2,1) e Firenze (2,2), con percentuale uguale ad altre città fra le quali Milano, Perugia e Trieste.

2.5.2.f   LA DOMANDA DEL SISTEMA ALBERGHIERO NEL 1999

L'Italia continua ad attirare i turisti stranieri. Secondo l'indagine previsionale sui flussi turistici internazionali in Italia condotta dal Centro Studi Turistici di Firenze per conto dell'Assoturismo-Confesercenti e dell'Enit, nel 1999 il flusso di turisti stranieri sia europei che extraeuropei, per il periodo maggio-settembre dovrebbe aumentare del 2,02%.

 L'indagine scaturisce dall'elaborazione di 7.000 interviste con famiglie di Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna , Olanda, Sna e Stati Uniti e di un numero significativo di operatori professionali del turismo organizzato. Anche i tour operators stranieri segnalano un aumento di outgoing (+2,81%) verso l'Italia, soprattutto per le tipologie città d'arte (come prima scelta per olandesi, snoli, francesi, belgi), mare (tedeschi), crociere (inglesi e americani).

La rilevazione è stata effettuata nei mesi di gennaio e febbraio '99, cioè in un periodo precedente agli eventi del Kosovo.

I maggiori incrementi previsti sono quelli delle famiglie del Belgio (+3,99%) e della Germania (+2,9%); seguono Olanda +1,72% , Francia 1,3% , Gran Bretagna 1,30%, Sna 0,55% e Usa 0,51%.

Tra le motivazioni della vacanza in Italia ci sono soprattutto la scelta di nuove località, il relax, ma anche arte, cultura e clima.

Il periodo medio di permanenza previsto oscilla tra i 10 ed i 15 giorni medi con l'eccezione degli snoli che prevedono di fermarsi in Italia per almeno 3-4 settimane. I mesi preferiti come prima scelta sono quelli estivi di luglio ed agosto con le eccezioni dei tedeschi che preferiscono giugno e degli americani che optano per settembre. Per tutti la sistemazione prevista in prima battuta è l'albergo; in via subordinata la casa in affitto, l'agriturismo o l'ospitalità presso amici.

Vedere confermato il nostro Paese come meta tra le più ambite del mondo, e spesso come la più ambita, è un risultato di grande valore. Ciò conferma che il nostro Paese ha migliorato non soltanto la propria immagine turistica, ma lo standard della sua offerta globale e che in particolare il sistema turistico ha saputo muoversi in modo adeguato per competere in un mercato in cui non solo crescono i concorrenti, ma si investono sempre maggiori risorse per conquistare più spazi.

All'impegno dell'Enit, delle Regioni e dei privati per migliorare le attività promozionali e per sviluppare la politica di prodotto e di commercializzazione corrisponde una risposta significativa sul mercato internazionale in termini di incremento di flussi e di un loro migliore orientamento nella scelta dei prodotti e nella loro fruizione stagionale.

In estrema sintesi i flussi di incoming mostrano una tendenza all'aumento, questo è il risultato più significativo dell'indagine previsionale per la stagione estiva 1999.

L'ulteriore incremento degli stranieri sul già buon risultato del 1998 è un dato importante, anche se la crisi nei  Balcani può  condizionare  l'andamento  effettivo

della stagione. Qualche incertezza in più si riscontra nei flussi dei turisti italiani che si prevedono in diminuzione.

Qualche indicazione in più verrà a metà stagione quando si potrà valutare appieno la decisione di coloro che fanno vacanza last minute, molto numerosi in Italia.

Tabella 2.5.2.f.A Sintesi dei risultati dell'indagine presso le famiglie e i tour operators

Nazionalità

Interviste famiglie

Var. % 99/98

Interviste tour operators

Var. % 99/98

Belgio

+3,99

+3,51

Francia

+1,32

+2,03

Germania

+2,96

+2,84

Gran Bretagna

+1,30

+1,75

Olanda

+1,72

+3,02

Sna

+0,55

+3,44

Stati Uniti

+0,51

+0,78

MEDIA

+1,71

+2,81

Secondo rilevazioni dell'Istat[6] nel periodo relativo alla seconda settimana di giugno, e precisamente dal 7 al 14 giugno 1999, gli alberghi italiani hanno registrato 1 milione e 825 mila arrivi, per un totale di 5 milioni e 867 mila giornate di presenza. Rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente si è verificata una diminuzione dell'1,3% degli arrivi e del 4,4% delle giornate di presenza.

Tabella 1 - Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri.

Seconda settimana di giugno 1999

MOVIMENTO ALBERGHIERO

DATI (migliaia)

VARIAZIONI %

7-l4 GIU  99

GIU  99

GIU 98

Arrivi

1.825

-l,3

Presenze

5.867

-4,4

Mancano 2 grafici

I dati relativi alla domanda turistica mostrano, rispetto alla seconda settimana di giugno del 1998, flessioni sia negli arrivi sia nelle presenze. La clientela italiana, con 889 mila arrivi e 2 milioni e 683 mila giornate di presenza, ha fatto registrare un calo dell'1% nel numero sia degli arrivi che delle presenze. Anche gli arrivi degli stranieri, pari a 936 mila, hanno segnato una diminuzione dell'1,6%, mentre le giornate di presenza, pari a 3 milioni e 184 mila, si sono ridotte del 7,1%.

Tabella 2 - Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri per nazionalità.

   Seconda settimana di giugno 1999

MOVIMENTO ALBERGHIERO

DATI (migliaia)

VARIAZIONI %

7-l4 GIU  99

GIU  99

GIU 98

Arrivi

Italiani

889

-l,0

Stranieri

936

-l,6

Presenze

Italiani

2.683

-l,0

Stranieri

3.184

-7,1

Le tre circoscrizioni geografiche presentano, rispetto all'analogo periodo dello scorso anno, dinamiche alquanto eterogenee.

Nel dettaglio, l'Italia settentrionale ha registrato variazioni negative nel numero degli arrivi sia di turisti italiani (-3,6%) sia di stranieri (-l,4%), il che ha determinato un calo complessivo degli arrivi del 2,4%.

Nell'Italia centrale, alla riduzione della componente straniera, pari al 7,9%, si è contrapposto l'incremento del numero degli arrivi degli italiani, pari al 2,1%; di conseguenza, il totale degli arrivi ha registrato una flessione pari al 3,5%. Nell'Italia meridionale ed insulare, invece, si è verificato un aumento degli arrivi della componente sia nazionale (1,7%) che straniera (7,9%), determinando una crescita complessiva degli arrivi del 4,2%.

La dinamica delle presenze è simile a quella degli arrivi.

L'Italia settentrionale ha segnalato variazioni negative sia per gli italiani (-4,2%) sia per gli stranieri (-9,9%), con una riduzione complessiva delle presenze pari al 7,6%.

Nell'Italia centrale, la crescita dell'11,5% della componente nazionale si contrappone alla riduzione del 7,8% di quella estera, determinando una sostanziale stabilità del numero complessivo delle presenze.

L'Italia meridionale ed insulare, infine, ha registrato una variazione positiva pari allo 0,4%, derivata dall'aumento del numero di presenze della clientela straniera (3,8%) e dalla diminuzione di quelle nazionali (-2,4%).

Tabella 3 - Arrivi negli esercizi alberghieri per ripartizione geografica e nazionalità. Seconda settimana di giugno 1999

RIPARTIZIONE GEOGRAFICA

ARRIVI

(migliaia)

VARIAZIONI %

GIU 99

GIU 98

Italiani

Stranieri

Totale

Italiani

Stranieri

Totale

Italia settentrionale

454

551

1.005

-3,6

-l,4

-2,4

Italia centrale

197

222

419

2,1

-7,9

-3,5

Italia meridionale ed insulare

238

163

401

1,7

7,9

4,2

Tabella 4 - Presenze negli esercizi alberghieri per ripartizione geografica e nazionalità.  Seconda settimana di giugno 1999

RIPARTIZIONE GEOGRAFICA

PRESENZE

(migliaia)

VARIAZIONI %

GIU 99

GIU 98

Italiani

Stranieri

Totale

Italiani

Stranieri

Totale

Italia settentrionale

1.415

1.917

3.332

-4,2

-9,9

-7,6

Italia centrale

525

637

1.162

11,5

-7,8

0,0

Italia meridionale ed insulare

743

630

1.373

-2,4

3,8

0,4

La durata media della permanenza negli esercizi rilevati è stata di 3,2 giornate ed è diminuita del 3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel periodo di riferimento della rilevazione è risultato funzionante l'86,5% degli alberghi rilevati, la cui capacità ricettiva, espressa in termini di posti-letto, è stata utilizzata per il 46,3%.

Tabella 5 - Permanenza media negli esercizi alberghieri per ripartizione geografica e nazionalità. Seconda settimana di giugno 1999

RIPARTIZIONE GEOGRAFICA

PERMANENZA MEDIA

 (giornate)

VARIAZIONI %

GIU 99

GIU 98

Italiani

Stranieri

Totale

Italiani

Stranieri

Totale

Italia settentrionale

3,1

3,5

3,3

0,0

-7,9

-5,7

Italia centrale

2,7

2,9

2,8

12,5

0,0

-3,6

Italia meridionale ed insulare

3,1

3,9

3,4

-6,1

-2,5

-5,6

Italia

3,0

3,4

3,2

0,0

-5,6

-3,0

Nella settimana di ferragosto e precisamente dal 9 al 16 agosto 1999, gli alberghi italiani hanno registrato 1 milione e 998 mila arrivi, per un totale di 10 milioni e 422 mila giornate di presenze.

Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente si è verificata una diminuzione dello 0,2% degli arrivi e del 3,3% delle giornate di presenza.

I dati relativi alla composizione della domanda turistica mostrano, rispetto alla settimana di ferragosto del 1998, comportamenti differenti per le due componenti nazionale ed estera.

Gli arrivi degli italiani, pari a 1 milione e 119 mila unità, sono diminuiti dell'1,1%, mentre le giornate di presenza, attestatesi su un valore pari a 6 milioni e 912 mila, sono diminuite del 6,5%.

La clientela straniera, con 879 mila arrivi e 3 milioni e 510 mila giornate di presenza, ha segnato una crescita, pari allo 0,8%, per quanto riguarda i primi e al 3,7% per quanto riguarda le seconde.

Tabella 1 Arrivi e presenze negli esercizi alberghieri (migliaia)

Seconda settimana di agosto 1999

10-l7 agosto 1998

9-l6

agosto 1999

Variazioni %

Ago 99 su Ago 98

Arrivi

2.003

1.998

-0,2

Presenze

10.773

10.422

-3,3

Le circoscrizioni geografiche presentano, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dinamiche piuttosto eterogenee.

Nell'Italia settentrionale, si è avuta una diminuzione degli arrivi nazionali (-l,0%) e un aumento di quelli stranieri (3,2%), con una variazione complessiva pari a +1%.

Nell'Italia centrale si è verificata una riduzione della componente straniera dell'11,4% e un incremento di quella italiana del 4,6%, con una variazione complessiva pari a -3,1%.

L'Italia meridionale ed insulare, invece, ha mostrato una diminuzione del numero degli arrivi di turisti italiani (-5,2%) ed un aumento per quelli stranieri (+11,3%9), con una flessione globale dell'1%.

Nel periodo relativo alla prima settimana di ottobre, e precisamente dal 27 settembre al 4 ottobre 1999, gli alberghi italiani hanno registrato 1 milione e 854 mila arrivi, per un totale di 6 milioni e 52 mila giornate di presenza. Rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente si sono verificati aumenti sia negli arrivi sia nelle giornate di presenza, rispettivamente pari al 3,9% e al 7,8%.

Tabella + grafici

I dati relativi alla domanda turistica denotano, rispetto alla prima settimana di ottobre del 1998, dinamiche positive per la componente nazionale e per quella estera. La clientela italiana, con 824 mila arrivi e 2 milioni e 364 mila giornate di presenza, ha fatto registrare crescite rispettivamente del 3,6% e del 4,6%. La clientela straniera, con 1 milione e 30 mila arrivi e 3 milioni e 688 mila giornate di presenza, ha segnato incrementi rispettivamente pari al 4,1% e al 10%.

In generale, tutte le tre circoscrizioni geografiche presentano, rispetto all'analogo periodo dello scorso anno, variazioni positive degli indicatori.

Per quanto riguarda gli arrivi, nell'Italia settentrionale, si è verificato un aumento complessivo pari al 4,6%, derivante dalla crescita del numero di arrivi della clientela sia nazionale (+2,7%) sia estera (+5,9%).

Nell'Italia centrale, alla flessione della componente straniera, pari al 2,6%, si è contrapposto l'incremento del numero degli arrivi degli italiani, pari al 4,7%; il totale degli arrivi è così cresciuto dello 0,2%.

L'Italia meridionale ed insulare ha registrato la crescita più elevata pari al 7,3%, dovuta ad aumenti degli arrivi di turisti sia italiani (+4,3%) sia stranieri (+11,6%).

Anche il numero delle giornate di presenza è risultato in crescita per tutte e tre le ripartizioni geografiche, sia per la clientela italiana, sia per quella straniera. Più dettagliatamente, nell'Italia settentrionale, l'aumento è stato del 4,2% per la componente nazionale e del 12,5% per quella estera, con una variazione positiva complessiva pari al 9,6%.

L'Italia centrale ha registrato aumenti sia per gli italiani (+10%) sia per gli stranieri (+5,1%), cosicché le presenze sono cresciute in complesso del 7%.

Infine, l'Italia meridionale ed insulare ha presentato un incremento complessivo del 4,6%, derivante dagli aumenti del numero delle giornate di presenza sia degli italiani (+1,5%) sia degli stranieri (+8,6%).

La durata media della permanenza negli esercizi rilevati è stata di 3,1 giornate ed è cresciuta del 6,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel periodo di riferimento della rilevazione è risultato funzionante il 76,1% degli alberghi rilevati, la cui capacità ricettiva, espressa in termini di posti-letto, è stata utilizzata per il 51,8%. Nella stessa settimana dell'anno precedente, le due percentuali erano risultate pari rispettivamente al 76,3% e al 48,6%.

(Tabelle e grafici)

2.6.   TURISMO CONGRESSUALE E D'AFFARI

Tra i diversi turismi quello d'affari rappresenta probabilmente, per diverse ragioni, il to più ricco. Ciò deriva dal fatto che il turista d'affari spende mediamente di più degli altri turisti. Anche perché il vero utente di questi eventi sono le aziende e molte delle spese sono in pratica degli investimenti.

   Le Fiere e i Congressi hanno effetti indotti di grande portata poiché muovono una notevole quantità di attività collaterali (dalle squadre di traduttori e interpreti agli specialisti in video-conferenze, agli allestitori di stand ai trasportatori delle merci da esporre in fiera ecc.).

  Il mercato congressuale in Italia è caratterizzato da rilevanti tendenze positive, anche se nei confronti internazionali le nostre strutture risultano inadeguate.

    Dal punto di vista dell'offerta, la distribuzione territoriale delle strutture congressuali italiane appare più "a pelle di leopardo" che concentrata nelle metropoli (come invece accade nelle maggiori Fiere). Questa disseminazione sul territorio dei centri congressuali dimostra il ruolo attivo delle politiche locali e la loro efficacia.

    L'analisi disaggregata mostra rilevanti squilibri regionali (con Lombardia e Lazio largamente in testa alla classifica), specie per quanto riguarda i centri congressuali specializzati e i grandi spazi attrezzati.

    Queste carenze possono costituire una oggettiva carenza strutturale che penalizza il settore sui mercati internazionali e ne rallenta lo sviluppo qualitativo. A supplire a queste mancanze interviene la componente storico-artistica di cui sono ricche le città italiane, inclusi i centri minori. Ciò consente di offrire all'utente congressuale dei turismi di nicchia come le visite culturali a musei, monumenti e castelli o i tour eno-gastronomici. (vedi Tabelle TCI)

Una quota significativa valutabile intorno al 20% del turismo d'affari è costituita dal turismo congressuale. Secondo le graduatorie UAI (Union des associations internationales ) la classifica delle principali aree in cui si realizzano meetings e convegni vede il consolidamento del mercato europeo. Nella graduatoria per paesi l'Italia occupa la quinta posizione dopo Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania.

L'Osservatorio sul mercato congressuale italiano realizzato dall'Università di Bologna pone in luce un consistente incremento dei congressi realizzati nelle strutture alberghiere ( +22% tra il 1996 e il 1997, più del 40% tra il 1995 e il 1996).

Si valuta che il turismo congressuale e delle manifestazioni generi un fatturato alberghiero annuo di vendita camere di poco inferiore a 2.000 miliardi di lire, pari a circa il 5% del fatturato del to.

Il sistema dell'offerta è peraltro ancora sottodimensionato.

Per quanto riguarda la disponibilità di sale congressi, una ricerca condotta da Mercury mostra che nei principali gruppi alberghieri italiani dominano le sale con disponibilità fino a 300 posti. Sono relativamente pochi, invece, gli alberghi in grado di ospitare oltre 500 persone. I dati dell'Osservatorio del mercato congressuale confermano inoltre la prevalenza degli incontri con 50-l00 partecipanti.

Nella scelta della località, fra il 1996 e il 1997 si assiste ad una maggiore preferenza delle città minori e turistiche, piuttosto che di quelle metropolitane. Nel complesso, le principali città congressuali restano Milano, Firenze e Roma.

Nel valutare il ruolo dei congressi è da precisare che molti hanno carattere locale o regionale ed attivano poco movimento turistico.

Il mercato congressuale italiano vive un momento molto positivo: il numero degli incontri, di diverso tipo, organizzati in Italia è aumentato del 40,8% nel 1996 e del 23,1% nel 1997: è aumentato quindi in misura sostenuta negli ultimi anni il numero dei clienti dei produttori dei servizi congressuali e si è delineato un segmento del mercato turistico di grande rilevanza sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo.

Sul piano quantitativo il turismo congressuale è uno dei segmenti in più forte crescita, non solo nel mercato turistico italiano, ma anche su quello mondiale. La domanda congressuale può compensare con opportuni investimenti, le flessioni della domanda nei segmenti maturi dell'offerta turistica evitando la stagionalità ed i processi di deterioramento socioeconomico. Ad esempio le tendenza strutturale alla riduzione della domanda di turismo balneare può essere compensata dal numero dei congressi organizzati.

Sul piano qualitativo, inoltre, il segmento congressuale ha caratteristiche che favoriscono l'innovazione dei caratteri dell'offerta. Il congressista, infatti, chiede alberghi di buona qualità e spesso esige anche servizi e tecnologie avanzate di comunicazione telematica; la distribuzione temporale dell'attività si articola su tutto l'arco dell'anno, consentendo un miglioramento del grado di utilizzo del capitale.

È stata svolta di recente e pubblicata nell'Ottavo rapporto sul turismo italiano un'indagine sull'offerta congressuale italiana[7]. L'indagine fa riferimento ad unità locali congressuali operanti attivamente sul mercato e distinte in due grandi classi: alberghi congressuali e centri congressi, ciascuna articolata in sottoclassi con riferimento a caratteri tipologici e dimensionali.

Sono considerati 'alberghi congressuali' quelli che dispongono di una sala congressi, intesa come spazio permanentemente arredato ed attrezzato con tecnologie adeguate per lo svolgimento di riunioni per almeno 50 partecipanti a sedere, e che promuovono la propria struttura con materiale di comunicazione riferito in modo esplicito all'offerta congressuale. Gli alberghi congressuali sono stati distinti in relazione alla categoria in 3 stelle, 4 stelle, 5 stelle e 5 stelle lusso.

Sono invece considerati 'centri congressuali' le strutture indipendenti da un albergo attrezzate efficacemente per l'organizzazione e lo svolgimento di congressi. Fanno parte di questa classe i 'centri congressi veri e propri', definiti sulla base di due elementi: la dimensione superiore ai 900 posti a sedere in una sola sala e l'esclusività; le sale congressuali ubicate nelle residenze storiche, nei teatri, nei cinema, nelle aziende e negli enti, nonché i centri congressuali minori.

Nel 1997 5.667 aziende forniscono servizi congressuali nel territorio italiano. Nell'ultimo decennio l'offerta congressuale complessiva è più che raddoppiata e si è modificata la sua composizione: il numero degli alberghi congressuali presenti sul mercato come sedi è triplicato, mentre i centri congressuali mostrano tassi di crescita più contenuti. Ciò riduce il loro peso relativo nel mercato italiano: tra il 1986 e il 1997 la loro quota di mercato si è ridotta del 16%.

La crescente domanda congressuale ha quindi favorito prevalentemente l'attivazione di sedi congressuali negli alberghi.

Le strutture congressuali professionalmente effettive nel 1997 sono risultate 4.694 e sono prevalentemente di tipo alberghiero: il 75,2% delle sale per riunioni è infatti all'interno di un albergo, mentre solo il 24,8% è costituito da sedi congressuali non alberghiere.

Complessivamente le sedi congressuali alberghiere sono state realizzate per oltre il 50% negli alberghi a 3 stelle, per il 47% in quelli a 4 stelle e per il rimanente 3% negli alberghi a 5 stelle e di lusso.

Il sistema imprenditoriale alberghiero ha quindi investito in misura rilevante per soddisfare la domanda di meetings, riunioni e conventions, ed il processo ha già coinvolto in misura rilevante anche gli alberghi di categoria inferiore. Un ulteriore sviluppo richiede il miglioramento dei caratteri qualitativi dell'offerta alberghiera italiana in modo da adeguarla alle esigenze di questo segmento del mercato turistico.

Secondo l'analisi condotta dal Prof. A. Gardini e dai suoi collaboratori, infatti, la parte più consistente dell'offerta congressuale italiana è caratterizzata da basse dimensioni, da precarietà strutturale e da scarsa professionalità. Si tratta di imprese il cui 'core business' è in qualche altro to del terziario e non investono in questo, sebbene ricco, segmento di mercato (sul piano quantitativo, il segmento congressuale è caratterizzato da un elevato valore aggiunto per giornata di presenza: la spesa media del congressista è circa il doppio di quella di un turista in vacanza).

2.6.1.  LA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE DELL'OFFERTA

CONGRESSUALE

Sul piano della distribuzione territoriale anche per il congressuale la concentrazione favorisce le regioni del Centro-Nord che offrono il 72,6% delle sedi. Il confronto mostra che il Mezzogiorno ed il Centro hanno superato il Nord Ovest.

Nel Meridione il numero di aziende specializzate è molto basso e la produzione di congressi avviene quasi esclusivamente negli hotel[8].

Per contro in tutto il Centro-Nord i centri congressuali rappresentano circa un terzo delle aziende. (tabelle pg 91-2-3 sist alb)

L'assenza di centri congressuali al Sud trova un contrappeso nell'elevata offerta alberghiera. L'area esprime la più alta quota nazionale di sale congressuali alberghiere (33,6%): un dato che però, come visto in precedenza, è insufficiente a caratterizzare una situazione di sviluppo diffuso dell'attività congressuale.

Nel Mezzogiorno c'è una predominanza delle aziende congressuali alberghiere (92,3%).

2.6.2.  I VIAGGI DI LAVORO NEL 1998

Sono sempre più numerose le condizioni lavorative che danno luogo alla necessità di compiere spostamenti per mettere in comune competenze o per seguire i propri affari. Nel 1998, secondo i dati dell'indagine multiscopo su viaggi e vacanze, il 3,2% della popolazione residente ha effettuato in media in ciascun trimestre almeno un viaggio di lavoro di una o più notti per un totale di quasi 14 milioni di viaggi. La maggior parte ha avuto una durata inferiore alle 4 notti (72,6%), con una netta predominanza di quelli di una sola notte (32,1%).

Essi rappresentano il 14,9% di tutti i viaggi realizzati dai residenti (pari nel complesso a 92 milioni 953mila), contro l'85,1% di viaggi per vacanza e per altri motivi personali.

CARATTERISTICHE DEI VIAGGI. Numero e durata

Nel 1998, sono stati realizzati ogni trimestre oltre 3 milioni e mezzo di viaggi, con un minimo nel quarto trimestre (3 milioni e 31 mila). La durata media del viaggio è stata di 4,5 notti.

I viaggi di lavoro, al contrario di quelli per vacanza, non presentano una marcata stagionalità: in ogni mese dell'anno ne viene realizzato circa l'8-9% del totale, tranne nei mesi di agosto e di dicembre, che registrano evidenti flessioni (circa il 5%) e un incremento nel mese di luglio (11,4%).

Mediamente, in un trimestre realizza almeno un viaggio di lavoro il 6,9% degli occupati residenti al Nord, l'8,6% di quelli residenti al Centro e il 7,9% di quelli residenti al Sud.

A livello territoriale, viaggiare per motivi di lavoro è dunque un comportamento omogeneo in misura molto maggiore di quanto non avvenga per i viaggi di vacanza.

Hanno maggiore consuetudine a viaggiare per lavoro i residenti nei grandi comuni (oltre 50 mila abitanti) e nei comuni delle aree metropolitane (9,4% in media in un trimestre) rispetto a quelli che risiedono negli altri comuni (6%) e sempre i residenti nelle aree metropolitane o nei comuni con più di 50 mila abitanti producono il 37,7% del totale dei viaggi di lavoro realizzati nel 1998.

Si viaggia per lavoro di più nel Nord Italia e nel Centro. I residenti settentrionali si recano più frequentemente all'estero (31,7%) (Tavola6.9).

Le mete dei viaggi di lavoro sono per lo più italiane (79,3%) e collocate soprattutto nel Nord del paese, mentre quelle estere sono effettuate dal 20,7%. Ad attrarre una quota consistente di viaggi di lavoro sono i grandi comuni centro delle aree metropolitane, in particolare Roma e Milano, e quelli con popolazione superiore a 50 mila abitanti. Immediatamente dopo, seppur a grande distanza, vengono Torino, Bologna e Firenze.

Per quanto riguarda le destinazioni italiane, le regioni più frequentemente meta dei flussi sono la Lombardia ed il Lazio (che assorbono rispettivamente il 17,9% e il 16,9% dei viaggi di lavoro fatti in Italia), seguite dalla Toscana, dall'Emilia Romagna e dal Piemonte.

Le regioni del Sud sono meno attrattive: la Campania, la più visitata, accoglie appena il 4,8% dei viaggi di lavoro effettuati in Italia. La Basilicata e il Molise sono le regioni meno visitate in assoluto per motivi di lavoro (meno dell'1% dei viaggi).

   Tav. 3. Viaggi di lavoro per destinazione principale e ripartizione di

  residenza del viaggiatore

RIP. TERRITORIALE
DI RESIDENZA

RIP. TERRITORIALE DI DESTINAZIONE

Nord

Centro

Sud

ITALIA

Estero

TOTALE

Nord

33,9

19,8

8,7

68,7

31,3

100,0

Centro

38,9

26,9

15,0

80,8

19,2

100,0

Sud

31,9

30,5

31,3

93,7

6,3

100,0

ITALIA

37,2

24,9

17,2

79,3

20,7

100,0

 Fra le mete estere prevalgono i paesi dell'Unione europea: nel 62,2% delle volte i viaggi si sono svolti in uno di questi paesi (i più visitati sono stati la Francia e la Germania, per il 17,6% e il 17%), nel 13,2% negli altri paesi dell'Europa mentre nel 17,6% delle volte la destinazione è stata extra-europea con prevalenza degli Stati Uniti (5,8%).

   Tav. 2. Viaggi di lavoro per destinazione principale

DESTINAZIONE

%

Italia

79,3

Estero di cui:

20,7

Paesi della UE

14,4

Altri paesi europei

2,7

Resto del mondo

3,6

TOTALE

100,0

Il pernottamento avviene soprattutto nelle strutture ricettive di tipo collettivo, prevalentemente in albergo (75%), mentre è più raro l'utilizzo delle strutture di tipo privato (20,7%), presso abitazioni di parenti e/o amici (10,6% dei casi), abitazioni o stanze in affitto (4,2%) e presso case di proprietà (3,2%).

 Il mezzo di trasporto più utilizzato anche nei viaggi di lavoro è l'auto (41,9%), soprattutto quando si tratta di viaggi in Italia (47,8%). Segue poi l'aereo (30,5%), soprattutto per mete estere (66,3%). Il treno emerge fondamentalmente come mezzo di trasporto utilizzato su territorio nazionale (21,7%).

CARATTERISTICHE DEI VIAGGIATORI. Il profilo del turista di affari

La propensione a viaggiare per lavoro è maggiore tra gli occupati, di sesso maschile, con una posizione lavorativa elevata, per lo più dirigenziale, del settore dei servizi, provenienti dal Centro e dal Nord Italia, per lo più abitante delle aree metropolitane o comunque in comuni di grandi dimensioni.

Ogni trimestre, in media, viaggia per motivi di lavoro o professionali il 3,7% dei residenti di 15 anni e più. Gli uomini viaggiano molto di più delle donne: in generale, quasi l'80% dei viaggiatori per lavoro sono uomini, contro una quota di poco superiore al 20% di donne.

   Tav. 4. Viaggiatori per lavoro distinti per trimestre e per sesso

TRIMESTRE

MASCHI

%

FEMMINE

%

Gennaio-Marzo

1.431

78,8

384

21,2

Aprile-Giugno

1.553

79,0

412

21,0

Luglio-Settembre

1.353

76,4

417

23,6

Ottobre-Dicembre

1.288

74,4

443

25,6

Valore medio dei 4 trimestri

1.406

77,3

414

22,7

Mediamente, in un trimestre viaggia per ragioni di lavoro il 7,5% degli occupati. Tra queste persone in media, il 9,5% degli occupati uomini realizza almeno un viaggio di lavoro nel trimestre contro il 4,1% delle donne occupate. Il numero medio di viaggi, in un trimestre, degli uomini è 2 contro 1,6 delle donne.

Tav. 5. Viaggiatori per lavoro occupati distinti per sesso. Valore medio dei

quattro trimestri.

SESSO

VIAGGIATORI

VIAGGI PRO-CAPITE

(in migliaia)

% (sugli occupati)

Maschi

1.280

9,5

2,0

Femmine

318

4,1

1,6

TOTALE

1.598

7,5

1,9

La posizione nella professione

Coloro che viaggiano di più per lavoro appartengono alle categorie professionali più elevate. In media, effettua almeno un viaggio di lavoro per trimestre il 29% dei dirigenti, il 15% degli imprenditori, il 13,8% dei liberi professionisti e, per contro, solamente il 2,7% degli operai.

Gli impiegati, i direttivi e i quadri, pur viaggiando solo nel 9,2% dei casi, costituiscono comunque il 47% dei viaggiatori. Una maggiore propensione a spostarsi si riscontra fra gli addetti al settore dei servizi, in particolare nei 'trasporti e telecomunicazioni'. In sintesi, chi viaggi di lavoro, viaggia spesso e per brevissimi periodi.

Tav. 6. Viaggiatori per lavoro occupati distinti per posizione nella professione

e sesso. Valore medio dei quattro trimestri.

POSIZIONE NELLA PROFESSIONE

MASCHI

FEMMINE

TOTALE VIAGGIATORI

(in migliaia)

% (sugli occupati dello stesso tipo)

(in migliaia)

% (sugli occupati dello stesso tipo)

(in migliaia)

% (sugli occupati dello stesso tipo)

Dirigente

152

31,9

21

17,5

172

29,0

Direttivo, quadro, impiegato

587

13,6

189

4,5

777

9,1

Operaio

161

3,3

22

1,1

183

2,7

Imprenditore

56

17,2

2

3,7

58

15,2

Libero professionista

189

14,7

59

11,6

248

13,8

Lav. in proprio, coadiuvante

135

6,5

25

2,5

160

5,2

TOTALE

1.280

9,5

318

4,1

1.598

7,5

2.7.  TURISMO E TRASPORTI

La società post-industriale è caratterizzata dal forte abbattimento delle distanze, con un parallelo incremento della mobilità sul territorio, sia a breve che a lungo raggio. Il turista è un viaggiatore per eccellenza e l'utilizzazione di un mezzo di trasporto è parte integrante dell'esperienza turistica. La scelta, dunque, del mezzo da utilizzare risulta una delle fasi fondamentali nell'individuazione di una destinazione turistica. I trasporti devono soddisfare una serie di bisogni del turista-viaggiatore: velocità, sicurezza, frequenza, comodità, affidabilità e qualità globale del servizio. Non ultimo, infine, vi è il fattore prezzo; il turista valuta i costi/benefici e sceglie quel vettore e quella destinazione che soddisfano maggiormente le proprie necessità ed aspirazioni.

La territorialità di una determinata attrattiva turistica, l'intrasferibilità di determinati beni naturali, storici ed artistici fanno sì che si crei un forte elemento di differenziazione tra le varie destinazioni. L'accessibilità di un'area e la componente infrastrutturale del sistema dei trasporti contribuiscono a qualificare l'offerta, orientando i flussi turistici e rendendo maggiormente competitiva una zona rispetto ad un'altra. Per questo è fondamentale integrare le infrastrutture ed i servizi, creando un vero e proprio 'sistema di accessibilità'. È fondamentale pertanto coinvolgere tutti gli attori che operano sia nel sistema dei trasporti locali sia in quello turistico, ed è indispensabile attivare forme collaborative tra pubblico e privato al fine di elevare il grado di accessibilità 'interna' ed 'esterna'. È infatti inutile avere tante porte d'accesso in un'area se poi al suo interno non esiste una rete di comunicazione turistica.

L'attività turistica è definita su tre concetti basilari: il movimento, la risorsa base della località scelta come meta ed il soggiorno. La combinazione di questi fattori provoca il successo o l'insuccesso di una esperienza turistica.

Quindi un'area che vuole sviluppare o tutelare il proprio turismo, non può prescindere dalla conoscenza dei vettori utilizzati dalle tipologie di turisti che frequentano la località, e su queste scelte deve ideare una politica di infrastrutture. Eventualmente può orientare i flussi turistici verso mezzi alternativi, incrementando i servizi d'area (migliorare l'accessibilità ferroviaria, i servizi pubblici interni ecc.) o sviluppando politiche di incentivazione o disincentivazione nell'utilizzo di determinati vettori (zone a traffico limitato, aree pedonali, parcheggi nelle periferie e terminalbus con servizi navetta, divieti di parcheggio e/o di sosta ecc.), ma sempre nella consapevolezza di star creando una rete di servizi e regole che inevitabilmente deve trovare il consenso non solo del visitatore, ma anche del residente.

Allo stesso tempo non basta più incrementare il numero dei vettori che hanno la possibilità di accedere in una zona turistica, ma è obbligatorio sviluppare servizi qualitativi ritenuti soddisfacenti dagli utilizzatori. Quando si parla di qualità, è sempre ben tenere presente che esiste la qualità del progetto o della strategia e quella percepita dal consumatore. Il primo concetto è riferibile al grado qualitativo progettato dai responsabili, cioè l'insieme delle attività attuate per definire e controllare il livello del servizio erogato; la qualità percepita dal consumatore deriva dall'interazione fra le scelte dei responsabili e le aspettative dell'utente ed è su quest'ultimo parametro che la qualità dei trasporti viene considerata un punto di forza o di debolezza.

Il momento dello spostamento, il mezzo utilizzato sono, spesso, l'essenza stessa di un viaggio turistico riuscito. La frattura psicologica del distacco tra la realtà domestica e quella del soggiorno turistico comportano uno stress accentuato se il mezzo utilizzato non rispecchia le attese.

Quindi è indubbio che le zone turistiche maggiormente attrezzate di infrastrutture e di sistemi di comunicazione efficienti abbiano più chance di aree meno servite; ma allo stesso tempo la buona riuscita del trasporto e del soggiorno è strettamente collegata non solo alla frequenza ed alla accessibilità dell'area, ma anche alla qualità dei servizi erogati dai vettori, che possono favorire i rapporti positivi tra il turista e lo 'spazio' circostante. Il turista, generalmente, è un viaggiatore disposto a spendere pur di aver un contatto quanto migliore con la nuova realtà. Da questo punto di vista, però, è possibile indicare due impatti antitetici dei trasporti nei confronti del turismo: uno positivo, legato al grado quali-quantitativo dell'accessibilità di un'area; l'altro negativo, legato al fattore spesa che, indubbiamente, limita i consumi nel luogo di destinazione.

Il peso del trasporto sul turismo si comprende proprio nella constatazione che lo stesso 'prodotto turistico' non è altro che la combinazione del viaggio e del soggiorno e che la crescita del sistema dei trasporti ha permesso di avvicinare la domanda e l'offerta, allargando le dimensioni del mercato e restringendo la terra.  

2.8.  LE TENDENZE DEL MERCATO

Salvo imprevedibili sconvolgimenti politici, economici, commerciali o sociali, si può ragionevolmente prevedere che nell'anno 2000 gli arrivi internazionali in Italia, registrati nelle strutture ricettive oggetto di rilevazione statistica, saranno circa 35 milioni con un cambiamento della graduatoria che vedrà sempre primi i tedeschi seguiti dagli americani.

A completamento del vasto piano di iniziative, sono state attivate proprio in 60 città della Germania alcune iniziative promozionali mirate a sostegno della commercializzazione.

Il 'sun & sand' in Italia costituisce sempre un'attrattiva valida e di notevole peso per l'apporto valutario ma è contrastata aggressivamente da offerte più economiche di altri paesi a medio e lungo raggio.

In Italia, inoltre, ha una grande rilevanza il turismo d'arte e culturale anche come caratterizzazione e modo di essere degli altri turismi.

Nella impostazione di politiche promozionale, però, non si sono tenute nel dovuto conto le diverse rilevanze dei vari turismi a seconda del paese di origine della clientela. In altre parole poche volte è stato impostato un marketing delle destinazioni corrispondente alle esigenze dei diversi mercati di origine.

La concorrenza internazionale è aumentata e si sono liberalizzati i mercati di accesso e quelli di origine, tale fatto ha imposto, sempre, di più, l'esigenza di differenziare e caratterizzare i prodotti mentre, in parallelo, lo sviluppo della telematica rappresenta un potente strumento per lo specifico mercato sia dal punto di vista promozionale che tecnico.

Da questi nuovi atteggiamenti derivano nuovi obiettivi quali la necessità di essere sempre più vicini al cliente e la necessità di quantificare in tempo reale i risultati del mercato secondo valutazioni omogenee e di saperli prevedere.

L'incremento tendenziale medio del turismo internazionale, compreso fra il 2 ed il 3%, dovrebbe continuare anche nel 2000, quando si faranno sentire gli effetti distorsivi del Giubileo e si aggiungeranno altri flussi a quelli 'naturali', e negli anni successivi.

Il Giubileo è alle porte e si tratterà di un'importante e straordinaria occasione per l'Italia per imporre la propria immagine finalizzata all'acquisizione di nuovi mercati turistici internazionali, dall'Asia al Sud America.

Nel 1996 si affermava che l'evento Giubileo, nell'anno 2000, avrebbe triplicato i flussi turistici di alcune aree. Stime più recenti ridimensionano notevolmente quelle iniziali e ricollocano in una più giusta posizione il fenomeno. Si devono considerare i problemi che l'eccezionalità dell'evento comporta, con un turismo povero e di pochi giorni che richiede alloggi di medio e basso prezzo e con una offerta di circa 200.000 posti letto nelle istituzioni religiose presenti sul territorio, un'offerta sommersa che è un merito del Giubileo aver indicato.

Altro merito del Giubileo potrebbe essere quello di favorire la realizzazione, finalmente in Italia, di una organica offerta di qualità a basso prezzo sul tipo bed and breakfast.

Solo, e soltanto se il Giubileo contribuirà a evidenziare e risolvere alcuni dei problemi strutturali del nostro turismo potranno essere tratti effetti positivi in presenza di un rischio che appare con tutta la sua evidenza, cioè che alla fine questo particolare evento religioso finisca per favorire quelle realtà turistiche, le città d'arte, che già rappresentano la parte più forte e con più forte potere monopolistico dell'offerta turistica del nostro paese.

L'ottica con la quale affrontare in modo serio i problemi del Giubileo non può che essere una sola: non pensare al Giubileo ma ai problemi strutturali del turismo nazionale ed in primo luogo ai problemi dell'Euro e della qualità e, quindi, a quelli della segmentazione del to turistico.

Varie indagini indicano che sul piano della qualità l'Italia ed i suoi prodotti sono percepiti in modo molto positivo, con un vantaggio generalizzato rispetto agli altri paesi della riva mediterranea.

Le indagini sui flussi outgoing che sono state fatte in Germania (circa il 40% dei flussi esteri Italia) negli USA, in Giappone ed in altri paesi confermano questo posizionamento leader della qualità complessiva del nostro turismo, determinato alla molteplicità dei turismi presenti e, in primo luogo, dalla qualità dei beni artistici e culturali presenti e dall'ambiente complessivo (naturale ed in senso antropico), ma anche dalle infrastrutture di mobilità, dalla grande ricchezza di ricettività e dalle interrelazioni con ti collegati quali la moda e i prodotti artigianali. Esistono, però, prodotti forti e deboli, offerte in crisi ed in fase di sviluppo ed è possibile anche individuare le condizioni strutturali ed infrastrutturali che costituiscono punti di forza e di debolezza rispetto all'insieme dei turismi presenti.

Un fattore inequivocabile, comunque, recepito in pieno dalle autorità politiche ed amministrative, è che i tesori artistici ed il fascino che esercitano sono il petrolio dell'Italia ed, in particolare, delle regioni del Sud.

Capitolo III

IL TURISMO IN SICILIA:

PROBLEMI ED OPPORTUNITA'

3.1.  LA REALTA' ECONOMICA SICILIANA E L'OCCUPAZIONE

Nella seconda parte del '99 l'economia siciliana appare ancora in crescita, sebbene a ritmi più moderati dell'anno precedente. La domanda manifesta qualche sintomo di indebolimento, sia nella componente estera sia in quella interna, e la disoccupazione, nonostante i parziali successi realizzati su base trimestrale in alcuni settori, non sembra manifestare nell'aggregato significativi miglioramenti.

Dopo la crescita del 1998, le stime del Banco di Sicilia scontano per il '99 una dinamica del Prodotto lordo regionale vicina all'1,2%; nel 2000, anno per il quale le attese sono sostanzialmente positive, la crescita dovrebbe proseguire a un ritmo dell'1,8%, al di sotto della dinamica nazionale (2%): il nuovo contesto non garantirebbe, insomma, un significativo avvio del recupero strutturale dell'economia isolana. Le condizioni favorevoli verrebbero generate da una crescita combinata dei consumi privati, dell'export e, soprattutto, degli investimenti.

Le condizioni generali dell'economia favoriscono solo in parte la creazione di nuovi posti di lavoro. Le rilevazioni ISTAT di luglio (non del tutto confrontabili a quelle dell'anno precedente per via dei nuovi criteri di rilevazione adottati, più conformi ai modelli UE) vanno, comunque, nel senso di una ripresa della dinamica occupazionale in Sicilia. Rispetto al dato di luglio '98 gli occupati risultano infatti cresciuti di 24 mila unità (+31%), prevalentemente concentrate nell'industria di trasformazione (+12,5%) e nel terziario (+2,8%). La flessione del numero di persone in cerca di lavoro (-6,5%) rispetto alle forze di lavoro (-0,8%), d'altra parte, ha determinato una flessione del tasso di disoccupazione, sceso al 23,8% dal 25,2% dell'anno precedente.

La realtà economica che emerge se analizziamo il livello globale di occupazione assieme al reddito disponibile per le famiglie stigmatizza crudamente l'insufficienza dell'economia isolana. Lavora un siciliano su quattro quando sarebbe necessario, per poter parlare di dignità economica di livello europeo, che lavorassero almeno il doppio di persone. Il che significa trovare 1.300.000 posti di lavoro.

Il settore turismo, globalmente inteso, dà lavoro in maniera direttamente proporzionale al suo reale peso specifico nell'economia locale. Stiamo parlando di non meno di 100.000 persone. Questo è un dato che però non è reso ufficiale dalle statistiche. I motivi sono diversi: nelle strutture ufficialmente note sfugge al rilevamento tutta una parte di lavoratori stagionali, nelle strutture a conduzione familiare risulta impegnato solo il titolare dell'impresa, molti stagionali "avventizi" dichiarano sempre e comunque di essere disoccupati ecc. Insomma l'impostazione ottocentesca del mercato del lavoro sforna dati fuorvianti sull'occupazione settoriale e in particolar modo nel nostro.

Rimangono tuttavia validi i rilevamenti macroeconomici. Vari centri di analisi isolani segnalano una qualche accelerazione nelle dinamiche economiche (Assindustria, centro Curella); l'industria sembra progredire grazie al settore energetico ma pare ci sia un qualche risveglio anche nel manifatturiero nonché nell'esportazione di prodotti agricoli e nelle trasformazioni degli stessi, il che è un fatto positivo; nei servizi siamo in presenza, dopo anni di stagnazione e di ridimensionamento, ad una inversione di tendenza. Possiamo aggiungere che nel campo del tempo libero, della ristorazione, della somministrazione delle bevande, dei movimenti di pullman privati siamo in presenza di una certa vivacità positiva; il settore della ristorazione tuttavia sconta una lunga fase di riposizionamento sul mercato, o per meglio dire, di cambiamento nei gusti e nei bisogni dei propri segmenti di clientela; il che globalmente si sta traducendo in un aumento quantitativo della clientela stessa, la quale tende a spendere di meno per ogni singolo pasto, consumandone in compenso un maggior numero fuori casa.

Gli investimenti in capitale umano sono il contrappeso degli investimenti organizzativi nelle imprese. Non ci possono essere investimenti migliorativi di impresa se non ci sono investimenti sulla formazione, sull'aggiornamento e sulla riqualificazione; la preparazione, la competenza, la professionalità degli addetti è ciò che fa la differenza sulle capacità di essere più commercialmente incisivi, più qualitativamente distinguibili, in una espressione, più produttivi come sistema di azienda. La conoscenza del proprio lavoro la chiarezza sulle procedure da compiere per poterlo portare avanti e la possibilità di svolgerlo in un ambiente gratificante e che riconosce (e remunera) i meriti è semplicemente la precondizione per potere svolgere il lavoro stesso con qualche speranza di successo.

Il carattere diffuso e policentrico del sistema economico italiano e, a maggior ragione, di quello siciliano impongono oltre alle concertazioni di vertice anche una concertazione di livello micro territoriale. La mobilitazione collettiva da attuare affinché ci possa essere una qualche speranza di creare nuove e reali occasioni di lavoro deve avvenire nei micro territori; lo sforzo di sviluppo per non alimentare le solite illusioni deve avvenire a livello locale; e qui ritorniamo verso la strumentazione del tipo "patto territoriale" e/o "contratti d'area". L'urgenza di intervenire viene sottolineata dalle cifre fornite dal Centro Curella, che valuta i costi dell'emigrazione che gravano sul mezzogiorno pari ogni anno a circa 7.500 miliardi: trattasi di risorse umane formate nel sud che vengono impiegate in altre aree del paese e del mondo.

Un aspetto di fondo è che per rilanciare la domanda bisogna ridurre drasticamente i contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti in modo da avere un aumento immediato e importante delle retribuzioni dirette e di conseguenza del potere d'acquisto. Questo significa che, concettualmente, ci si discosta dal pensiero unico orientato sull'offerta che ha prevalso ultimamente. A condizione che si riesca a far funzionare l'autonomia siciliana, partendo da un piano di investimenti pubblici e privati, riducendo il prelievo fiscale e con un calo del costo del lavoro dovuto alla minore pressione salariale sulle imprese da parte dei dipendenti, a medio termine ci sarebbero grandi vantaggi per tutti, a cominciare dalle entrate del bilancio pubblico. Certo non ci possiamo assuefare a livelli di disoccupazione oltre il 22%.

Il settore del turismo può dare un grande contributo a risolvere il problema dell'occupazione nel Mezzogiorno, tuttavia una concomitanza di cause, alcune remote altre più prossime, ha lasciato finora questa possibilità irrealizzata.

Si dovrebbe cominciare con una valutazione reale di quanto oggi il turismo dà in termini di occupazione, sia computando le statistiche ufficiali, sia stimando la galassia composita delle occupazioni sommerse, per capire meglio come funziona il turismo, quali meccanismi mette in moto sul piano dell'allocazione delle risorse umane e delle modalità con cui essa avviene. Occorrerebbe valutare quant'è oggi l'occupazione diretta che può essere attribuita alle imprese turistiche o che lavorano con il turismo, cioè il numero delle imprese impegnate a lavorare nel settore turistico e il numero degli addetti che vi partecipano; ma, soprattutto, occorre una stima dell'occupazione sommersa nel turismo. È noto come il lavoro nel turismo, per sua natura, sia frammentato, talvolta episodico, spesso estemporaneo e perciò di ardua classificazione statistica. Il fatto che sia di così difficile classificazione non può però portare a ignorarlo, non foss'altro perché produce comunque del reddito. Naturalmente la stima del sommerso non serve strumentalmente a dire che nel turismo c'è più occupazione di quanto non risulti nelle statistiche ufficiali; tutt'altro, serve a indicare che fra i problemi dell'occupazione turistica del Mezzogiorno c'è anche quello della 'emersione' delle posizioni lavorative sommerse.

Una volta che si sia dato conto dell'entità dell'occupazione nel turismo, sia ufficiale sia sommersa, il passaggio ulteriore è quello delle politiche di investimento in grado di rendere la promessa iniziale (turismo come generatore di occupazione) realmente realizzata. Non c'è qui l'occasione (e lo spazio) per definire un vero e proprio Piano di sviluppo turistico del Mezzogiorno, occorre, però, realizzare diverse politiche ed interventi per tale sviluppo, ma bisogna fare una gerarchizzazione degli interventi (qualcosa è più importante o più urgente di qualcos'altro). È meglio lasciare da parte i progetti onnicomprensivi (e forse inutili), per concentrarsi su obiettivi apparentemente parziali, ma capaci di innescare azioni propulsive di ampio raggio. Occorre una selezione per obiettivi, non per settori o tratti geografici, e un modo nuovo di investire nel Mezzogiorno, più circostanziato, più flessibile, più adeguato ai tempi nuovi.

Creare occupazione al Sud è un processo che non si riesce a comandare dal centro (come per esempio è stato nel caso dell'entrata dell'Italia nel club dell'Euro), perché prima di tutto occorre ricostruire un tessuto civile e occorre far nascere uno spirito di imprenditorialità a livello locale.

3.2.  LE TENDENZE DEL TURISMO IN SICILIA, LA DOMANDA

I dati sulla stagione estiva appena trascorsa segnalano per la Sicilia un notevole incremento della domanda turistica. Tale incremento dovuto alla concomitanza di diversi fattori favorevoli, sia interni - dal clima alle iniziative culturali, ai positivi risultati raggiunti sul versante dell'immagine e della promozione dell'offerta isolana - sia esterni, tra cui un aiuto indiretto è stato fornito da un parziale spostamento verso il basso Tirreno di flussi di turismo estivo tradizionalmente destinati all'Adriatico e allo Ionio (Italia, Croazia, Grecia), per via delle recenti vicende geopolitiche di quell'area.

In termini prospettici, anche se va sottolineato che i risultati relativi all'intero arco 1999 rimarranno comunque influenzati da circostanze difficilmente ripetibili, va detto che essi forniscono alcune importanti evidenze di carattere generale. La prima è che in molte località di primaria importanza l'offerta turistica ha sostanzialmente raggiunto il limite della capacità produttiva. Sono così risultate evidenti tensioni e carenze di vario genere, spesso di carattere strutturale (ad es. mancanza di posti letto, inadeguatezza degli approdi turistici, ecc.), spesso di ordine qualitativo (carenze di manodopera e di qualità nei servizi, prezzi eccessivi in rapporto alla qualità offerta). La seconda è che flussi differenziati di domanda hanno investito le strutture isolane con intensità ed effetti diversi: i dati di consuntivo, non appena disponibili, contribuiranno, in questo senso, al necessario riorientamento e alla riqualificazione dell'offerta. Ci riferiamo, ad esempio, alle deludenti 'prestazioni' di musei e siti archeologici e monumentali, in termini di orari di apertura, condizioni di conservazione, servizi complementari offerti.

Anche se non ripetibili nell'immediato, dunque, i risultati del '99 potranno comunque fornire indicazioni particolarmente utili agli operatori e ai policy makers in un orizzonte di medio periodo.

Le variazioni più consistenti delle presenze nazionali hanno interessato Palermo, le isole Eolie, Messina, Catania e Siracusa, mentre il turismo straniero sembra aver preferito in misura più marcata il soggiorno a Cefalù, Palermo, Monreale, Catania e Acireale. La permanenza media dei turisti stranieri, salita da 3 a 3,3 giorni, tende a crescere in misura più marcata di quella degli italiani (passata da 2,6 a 2,8 giorni), specie in provincia di Messina, Catania e Palermo.

La Sicilia si conferma meta di vacanze per francesi, tedeschi, inglesi ed anche americani che durante l'estate hanno affollato le spiagge e visitato i siti d'arte. Arrivano anche australiani e giapponesi, ma in generale dai dati dell'Osservatorio regionale sul turismo, emerge l'ottima crescita degli arrivi e soprattutto delle presenze. Ed è proprio questo il dato che registra l'aumento più significativo, dopo un periodo di stasi gli alberghi hanno registrato il tutto esaurito, non solo, ma sembra essere finita l'era del 'mordi e fuggi' perché chi arriva nella nostra isola resta più a lungo. È stato un anno di rilancio, più che positivo, non solo ad agosto ma anche negli altri mesi estivi le presenze di turisti in Sicilia hanno fatto registrare un'impennata in alcuni casi superiore al 10%. Si è tornati a livelli mai più raggiunti dal 1992, l'anno delle stragi ma anche dell'inizio della crisi economica in Italia. (Tavola 53)

Mediamente durante il trimestre giugno-luglio-agosto, gli arrivi di turisti stranieri sono aumentati del 7,54% rispetto allo stesso periodo del 1998 (tavola 57). Il dato delle presenze fa segnare invece un +9,31% con una punta a luglio dell'11,53%. E ovviamente all'aumentare delle giornate di vacanza, crescono anche le spese dei turisti. Anche gli italiani - seppure aumentati di poco nei tre mesi (l'1,85%) - hanno allungato la loro permanenza preferendo però i mesi di luglio e agosto. Le presenze infatti anche in questo caso sono cresciute dell'11%. Nel mese di agosto la Sicilia ha ormai un turismo stabile visto che è aumentato di poco più dell'1%, contando comunque circa 400.000 turisti. Quest'anno però è andata molto bene a luglio dove gli stranieri sono aumentati dell11% e gli italiani del 10%. Anche a giugno gli stranieri hanno fatto registrare un aumento del 9,71%.

Si può parlare di un boom; gli albergatori sono soddisfatti, ma si può ancora migliorare dato che gli aumenti registrati non sono proporzionali alle potenzialità considerando la mancanza di posti letto di cui soffre la Sicilia. Si potrà cercare di far fronte a questa esigenza con i fondi di Agenda 2000, ma occorre intervenire anche sui servizi e sulle infrastrutture, (campi da golf innanzitutto).

Le mete preferite restano Taormina, Cefalù e le isole Eolie ma molto bene questa estate è andata anche alle città d'arte. Palermo, Siracusa e Agrigento fanno segnare aumenti costanti di arrivi e presenze. I turisti arrivano per visitare i monumenti e anche, nel caso di Palermo, per le fiere e i convegni che l'amministrazione sta portando avanti. È un fatto importante che sta proseguendo anche nel periodo autunnale resta però, nel caso di Palermo, il problema dei servizi che non soddisfano.

Anche nel settore extralberghiero emergono cifre notevoli. Si tratta di dati solo indicativi, ma a giugno gli stranieri che hanno soggiornato in campeggi o case in affitto sono aumentati del 27% e le presenze sono cresciute del 33%. Molte alte sono le cifre anche per i due mesi successivi che mostrano aumenti che vanno dal 17 al 20%. (Tavole 54-57)

Per quanto riguarda il 1998, rispetto all'andamento nazionale ci troviamo decisamente in controtendenza; il primo semestre del '98 in Sicilia è decisamente positivo, e il trimestre estivo è trascorso superando se pur di poco il pari periodo del '97. L'Assoturismo-Confesercenti, attraverso il proprio osservatorio congiunturale, fa sapere che la Sicilia risulta terza nelle preferenze dei vacanzieri come luogo di destinazione con il 4,99% di preferenze e si conferma la tendenza alla preferenza per le città d'arte.

Sono aumentati sia gli arrivi che i giorni di presenza; soprattutto si è invertita la tendenza che vedeva le percentuali di occupazione media degli alberghi nelle città sostanzialmente ferme da una decina d'anni. Questo è avvenuto soprattutto perché sono cominciate ad essere messe in pratica delle politiche di destagionalizzazione, seppure, come al solito, tra mille intoppi e falsi problemi. (Tavole 58-60)

I motivi di questa situazione, che si muove tutto sommato positivamente - anche se in termini di fatturato e di redditività non riscontriamo la stessa positività che nei numeri dei movimenti - sono essenzialmente dovuti al seguente cumulo di fattori: una certa tendenza alla saturazione dei mercati tradizionalmente concorrenti, una lenta riscoperta in positivo della Sicilia, da un punto di vista mediatico-culturale, e, come fattore peculiare, al fatto che sempre di più i tour operators, soprattutto di matrice anglosassone, vendendo il "pacchetto Malta" vendono anche le escursioni in Sicilia.

Ritornando al tema della redditività non c'è dubbio che il forte travaglio che l'industria ricettivo turistica isolana ha avuto negli ultimi anni ha reso meno cara per i turisti di provenienza estera, la visita in Sicilia; in sostanza, le strutture ricettive hanno di fatto abbassato i prezzi.

Da una recente indagine svolta dalla associazione Sicilia Turismo è risultato che l'Italia nei mercati di provenienza tradizionali, ad esempio quello tedesco, è trattata solamente dal 24% di tour operators e che la Sicilia in particolare è presente in non più dell'8% dei cataloghi.

Questo tende a confermare il fatto che nel segmento del turismo culturale non generico, cioè di quelle persone che vengono a visitare la Sicilia perché hanno già delle nozioni non superficiali sulla sua valenza storica e culturale, c'è un amplissimo margine di espansione. Questo segmento è quello tradizionale dei visitatori esteri nell'isola; visitatori di cultura medio-elevata, di età over 40, portatori di una richiesta di servizi sempre più personalizzata; questo target di turista, se adeguatamente soddisfatto, è il classico turista che ritorna o che banalmente fa pubblicità positiva nei suoi luoghi di origine; fatto da non trascurare proprio per il livello culturale di questo tipo di turista, che nel suo ambiente d'origine ha generalmente influenze positive.

Per quanto riguarda i movimenti di turisti italiani, anche in questo campo siamo in controtendenza riguardo ai dati nazionali; il che sembra dipendere dal fatto che l'isola sia entrata nel novero delle mete 'mordi e fuggi' tipiche dell'evoluzione recente del turismo interno.

Il fenomeno dell'occupazione delle case-vacanze e delle strutture ricettive alternative, è un fenomeno che riguarda centinaia di migliaia di arrivi e dunque milioni di giorni di presenza. La forte migrazione subita dall'isola nel passato è all'origine di questo fenomeno, al quale dobbiamo aggiungere la forte presenza di seconde e terze case sparse in tutto il territorio dell'isola anche con prevalenza sulle coste.

Il riferirci a milioni di presenze non rilevate dovute anche al grande fenomeno dei movimenti estivi interni all'isola, non è affatto assurdo. Non si giustificherebbe altrimenti la grande presenza estremamente diffusa in tutto il territorio isolano di pubblici esercizi stagionali, soprattutto in posti che abitualmente sono praticamente disabitati. Non siamo in condizioni attualmente di quantificare numericamente il fenomeno, ma certamente possiamo dire che la gran massa di presenze turistiche nel territorio isolano non è fatta da visitatori stranieri, ma è composta da stranieri o italiani di origine siciliana, da siciliani (o di origine siciliana) residenti all'estero e da siciliani stessi. Questo deve essere considerato il vero punto di partenza di tutte le considerazioni che si possono fare per migliorare l'offerta qualitativa turistica globalmente intesa. Questo ci dà conforto altresì sull'ormai assodato assioma commerciale che recita: "Se un prodotto è valido, per avere successo nel mondo, deve intanto avere saturato il proprio mercato d'origine".

 

Una quota cospicua dei flussi verso il Mezzogiorno, infatti, è costituita da italiani emigrati all'estero o dai loro familiari e discendenti, i quali generalmente sono ospitati presso parenti o amici. Ciò genera scarso valore aggiunto rispetto al turista tradizionale. La visita a parenti o amici nel Mezzogiorno è la motivazione per il 16,9% dei visitatori stranieri. Una percentuale assai elevata rispetto alla media nazionale (6,9%). I viaggi in Italia effettuati da italiani emigrati all'estero o dai loro familiari e discendenti per visitare le rispettive famiglie di origine caratterizzano le dimensioni e la struttura dell'industria turistica al Sud. La domanda di questo tipo genera un minor impatto sulle economie locali rispetto a quella di natura più propriamente turistica. Il paniere di beni e servizi acquistati ha dimensioni assolute inferiori e si caratterizza per un più basso utilizzo delle strutture alberghiere e di ristorazione. (Tavola 61)

A maggior riprova di quanto appena detto segnaliamo che la tendenza alla spesa per il tempo libero e/o per i divertimenti delle famiglie siciliane evolve di pari passo con la tendenza nazionale: tende cioè ad aumentare e questo malgrado il fatto che il reddito medio delle famiglie siciliane è di 70 fatto 100 il reddito medio nazionale. Un'altra conseguenza è che sul piano del peso specifico economico le presenze rilevate attraverso l'industria ricettiva sono solamente una parte - quella ufficiale e che regge l'impatto più visibile dal punto di vista economico - della movimentazione economica e finanziaria che ruota intorno all'intero settore. Il peso specifico ufficiale dell'economia turistica dell'isola è intorno al 4-5%, mentre in realtà vale già da adesso non meno del 10-l2%. In prospettiva, non c'è dubbio che se si parte dai dati ufficiali, anche raddoppiando le potenzialità economiche del turismo, esso resterebbe ai margini nel contribuire all'economia isolana; se invece partiamo dai dati reali e ci pregiamo nel medio periodo - cioè in un ragionevole lasso di tempo - di raddoppiare l'influenza economica del settore globalmente ed estensivamente inteso, la sfida acquista senso e può essere di vero aiuto allo sviluppo economico.

3.3.   L'OFFERTA TURISTICA SICILIANA

Manca nell'isola una rete diffusa di strutture ricettive, che possa far fruire con tranquillità e con il corretto tempismo il grande patrimonio paesaggistico ambientale storico delle zone interne.

Il recente fenomeno dello sviluppo dell'accoglienza agrituristica, proprio a causa della sua oggettiva limitatezza - cioè dovuta al fatto che le vere aziende agricole in grado di fare anche ricettività turistica non sono poi così tante, per cui attenzione a ciò che viene definito agriturismo - non può supplire a questa drammatica mancanza di una rete diffusa di alberghi nelle camne siciliane. Potrebbe essere utile adeguare le tradizionali distinzioni nel quale suddividiamo industria del turismo introducendo anche in Sicilia il concetto di turismo rurale così come è inteso dalla UE visto che vi sono delle misure specifiche nei P.O.P. non utilizzabili nell'isola proprio per la mancanza di una Legge che accolga questa tipologia. Eppure, la maggior parte delle bellezze che può vantare l'isola sono appunto nelle zone interne e proprio perché sono semi-sconosciute rappresentano un ulteriore margine di possibilità di incremento del già ricco patrimonio culturale offribile alla fruizione dei turisti interni o esteri.

Il settore turistico ricettivo è già orientato verso una dinamica espansionistica e concorrenziale. La tendenza espansiva delle iniziative che vanno man mano sorgendo sono all'origine proprio dell'inversione positiva che ha avuto complessivamente il settore terziario nella sua capacità di assorbimento di manodopera. La spinta alla qualificazione professionale è molto forte proprio per l'apertura concorrenziale che è caratteristica del settore. Esiste una sempre più incisiva volontà di raggiungere uno standard di qualità di livello internazionale nella prestazione dei servizi. Senza, però, un contesto economico complessivamente in movimento, non solo il settore da solo non può rappresentare la panacea dello sviluppo, ma rischia di essere seriamente danneggiato in tutte le sue componenti, dei lavoratori e imprenditoriali.

Abbiamo già detto che una delle più gravi anomalie dell'offerta turistica meridionale e, in particolare, siciliana, è la presenza di molte case per vacanze e, relativamente, di pochi alberghi. Dove il turismo si è sviluppato come settore importante dell'economia, questo processo è avvenuto con l'apporto fondamentale degli insediamenti alberghieri. Dove ci sono gli alberghi lì il turismo prende la forma del fenomeno economico, dove l'offerta è solo (o in gran parte) fatta di seconde case si rimane entro circuiti molto stretti, del passaparola, dello sfruttamento del patrimonio abitativo (e del territorio) limitati a poche settimane all'anno, senza nessuna formazione delle risorse umane e con un impatto sull'occupazione pari quasi a zero, almeno su quella turistica diretta.

È necessario rafforzare l'hotellerie meridionale, il cui buon nome è oggi tenuto in piedi soprattutto dalla presenza di alcuni prestigiosi villaggi turistici e uno sparliato nugolo di alberghi di grande tradizione.

Occorre investire nelle strutture esclusive, nell'adeguamento della qualità degli alberghi di media categoria, ma anche nel settore dei villaggi turistici e dei residence; queste strutture, se ben pensate e gestite, potrebbero trasferire parte della domanda che oggi si orienta sulle seconde case e generare effetti positivi sull'occupazione. Portando a compimento questi progetti, l'offerta di pernottamento del Mezzogiorno farebbe un salto significativo per adeguarsi agli standard (e alla domanda) europei. Altrimenti questo ambito, che rappresenta il 'cuore' del sistema turistico, resterà un problema che impedirà qualunque sviluppo del turismo meridionale.

3.3.1.  LA CONSISTENZA RICETTIVA ALBERGHIERA

La consistenza ricettiva alberghiera siciliana nel 1997 si è espressa con un incremento, seppur modesto, sia degli esercizi (1,44%), che sono passati da 831 a 843, sia delle camere (1,72%), che dei posti-letto (3,77%) e dei bagni (1,8%).

La posizione delle provincie di Messina e Palermo, con 480 esercizi alberghieri (rispettivamente 309 e 171), monopolizza il 56,93% di tutta la consistenza alberghiera regionale.

Se consideriamo le tre subregioni vediamo che il 55,99% degli esercizi alberghieri orbita nella Sicilia orientale (ME, CT, RG, SR), il 30,6% nella Sicilia occidentale (PA, TP) ed il restante 13,41% nella Sicilia centrale (CL, EN, AG).

Per quanto il trend si mantenga positivo, la consistenza ricettiva alberghiera siciliana nel 1998 è cresciuta di appena lo 0,95% essendo passata da 843 esercizi a 851, le camere hanno avuto una crescita dello 0,98% mentre i posti letto sono diminuiti dello 0,19%.

Sostanzialmente si è registrata una stasi che ha visto aumentare di appena una unità gli alberghi di 5 stelle (da 2 a 3) che ha prodotto, comunque, un incremento di 80 posti letto nella categoria, pari al 20,46%, essendo passati dai 391 del '97 ai 471 del '98.

Le strutture ricettive della categoria 4 stelle nel 1998 sono aumentate di appena 4 unità (6,56%) con un incremento camere del 2,31% e i posti letto del 4,20%; il che conura migliorata - nel 98 rispetto al 97 - l'incidenza della ricettività 4 stelle.

In termini quantitativi si è registrato quasi il fermo degli esercizi della categoria 3 stelle con 268 esercizi contro i 266 del 97 (0,75). Pur rappresentando, dopo la categoria 2 stelle, la ricettività più consistente con 268 esercizi (il 31,53%), il suo miglioramento qualitativo segna il passo non essendo migliorato il rapporto bagni/camere che risulta attestato a 0,98 mentre sono diminuiti i posti letto da 41.658 a 41.610 (- 0,12%).

La categoria 2 stelle, peraltro ritenuta poco turistica se non nelle località espressione più significativa dei turismo siciliano (Taormina, Cefalù, Isole Eolie, Lampedusa, Pantelleria, Selinunte, ecc.), per quanto rappresenti la percentuale più consistente della ricettività siciliana con 273 esercizi (il 32,12%), avrebbe dovuto mostrare una certa conversione verso la categoria superiore mentre si è limitata a migliorare il rapporto bagni/camere da 0,92 a 0,94 con conseguente flessione di camere e posti letto. (Tavole 62-66 e grafici 1-5)

Le residenze turistico alberghiere (RTA) risultano decisamente in crescita con un buon incremento del 21,95% nella consistenza degli esercizi e del 12,52% nelle camere mentre i posti letto sono aumentati di 107 unità.

Dividendo la Sicilia tra Occidentale, Centrale ed Orientale ed aggregandone i dati relativi alla consistenza alberghiera si rileva come la stessa si presenti strettamente connessa al movimento delle presenze. (Tavola 63)

Si evidenzia, in tal senso, come la parte orientale dell'Isola mentre rappresenta il 56,05% della ricettività con 477 alberghi monopolizzi, nel contempo, il 55,98% delle presenze italiane e straniere.

Nella Sicilia occidentale (PA, TP) la provincia palermitana costituisce, comunque, il vero punto di forza turistico esprimendo 173 dei 261 alberghi che insistono nel territorio (66,28%) contro gli 88 alberghi della provincia trapanese (33,72%).

Nel territorio della provincia palermitana si trovano emergenze culturali e naturalistiche di primaria importanza come le testimonianze archeologiche dell'Addaura su Monte Pellegrino, la stupendo Duomo di Monreale, l'elima Jatai (sul Monte Jato), l'isola di Ustica (la perla nera del Mediterraneo), il Castello di Caccamo, le terme arabe di Cefalà Diana, ecc.

Per quanto, invece, la provincia trapanese esprima soltanto 88 esercizi (il 33,72% della Sicilia occidentale), presenta un patrimonio culturale non meno invidiabile come le elime Segesta ed Erice, l'isola fenicio-punica di Mothya, la siculo-greca Selinunte, le saline lungo la Via del Sale (Trapani-Marsala), le varie tonnare, la Riserva dello Zingaro, ecc.

Si tratta anche in questo caso di un patrimonio che potrebbe essere turisticamente fruibile se la ricettività alberghiera trovasse momenti di espansione significativi quantitativamente e qualitativamente.  Basterebbe evidenziare come la cittadina di Erice o le isole di Favignana e Pantelleria non presentino alcuna struttura ricettiva della categoria 4 stelle.

Ritornando alla provincia palermitana si osserva come 105 delle 173 strutture alberghiere (il 60,69%) siano appannaggio di Palermo (72), Cefalù (23) e Ustica (10) mentre Monreale - che con il suo Duomo dovrebbe costituire il fiore all'occhiello del turismo culturale siciliano grazie alla ricchezza musiva che insiste al suo interno, che non ha pari in Italia ed è secondo nel mondo soltanto a quella di Istanbul - presenta appena una struttura alberghiera di tre stelle per 44 posti letto e due alberghi, poco turistici, di due stelle per complessivi 62 posti letto.

Come precedentemente detto per Erice, Favignana e Pantelleria, anche Cefalù, capitale dei turismo francese in Sicilia, non ha strutture alberghiere di quattro stelle dovendosi, pertanto, accontentare soltanto di nove alberghi a tre stelle per 2.010 posti letto (peraltro immutati rispetto all'anno scorso) ed altrettanti alberghi di due stelle.

Al di la della consistenza numerica alberghiera, è opportuno osservare i posti letto disponibili da dette strutture e, in tal senso, la Sicilia Occidentale ne esprime 25.308 pari al 34,00% dell'intera disponibilità regionale.

Di detta disponibilità alberghiera occidentale ben il 77,66% risulta appannaggio della provincia di Palermo con 19.653 su 25.308 posti letto.

Palermo, Cefalù e Ustica, che già assorbono il 60.69% delle strutture ricettive alberghiere, monopolizzano il 52,61% dei posti letto della provincia.

La Sicilia Centrale, rappresentata dalle province di Agrigento, Enna e Caltanissetta, riesce faticosamente ad esprimere, con 113 esercizi sugli 851 presenti, appena il 13,28% della ricettività regionale restando, sostanzialmente, nelle posizioni dell'anno scorso.

L'unica provincia, nell'ambito di questa fetta di Sicilia, che emerge è quella di Agrigento per quanto, a livello regionale, si collochi al 4° posto, con Catania, per il numero di esercizi dopo le province di Messina, Palermo e Trapani ed altresì al 4° posto per il numero dei posti letto dopo le province di Messina, Palermo e Catania. Nella provincia agrigentina orbita un patrimonio archeologico unico al mondo rappresentato dalla Valle dei Templi ed i suoi tre comuni (Agrigento, Sciacca e Lampedusa), di fatto, monopolizzano il 70,51% degli esercizi ed il 64,23% dei posti letto.

Le quattro province che interessano la Sicilia Orientale (Messina, Catania, Ragusa e Siracusa) coinvolgono il 56,05% degli esercizi alberghieri regionali dove, in questo contesto, la provincia di Messina ne assorbe il 36,78% lasciando alle restanti tre province il 19,27%.

Parallelamente, il movimento turistico relativo alle presenze alberghiere italiane e straniere nelle tre province assorbe il 55,98% di quanto si registra a livello regionale ed anche in questo caso risulta essere la provincia di Messina quella che incide maggiormente nelle presenze turistiche regionali con il 30,14%.

Risulta evidente, a questo punto come, nel contesto messinese, il prodotto Taormina, unicamente a quello di Giardini Naxos e delle Isole Eolie, sia determinante se si considera come dei 313 esercizi del territorio messinese ben 176 (il 56,23%) insistono su dette tre località a forte vocazione turistica.  Si rileva, peraltro, come il numero degli esercizi della sola Taormina (79) sia pari a quello dell'intera provincia catanese (79).

Ma nell'ambito della Sicilia Orientale orbita anche la provincia siracusana con appena 54 esercizi per 5.000 posti letto.  Pur trattandosi di una provincia ricca di testimonianze archeologiche, storiche e naturalistiche di notevole rilevanza (basta ricordare Siracusa capitale della Magna Grecia, Noto capitale del barocco siciliano, la Valle dell'Anapo o la Necropoli di Pantalica) si pone al 6,35% di consistenza alberghiera regionale e all'11,32% relativamente alla ricettività della Sicilia Orientale.

Per quanto attiene alla provincia catanese - che tra le quattro province della Sicilia Orientale si colloca al 2° posto (dopo Messina) sia per numero di esercizi che di posti letto - c'è da dire che Catania, Acicastello ed Acireale, da sole, monopolizzano il 59,50% degli esercizi ed il 72,41% dei posti letto.

3.3.2.  LA CONSISTENZA RICETTIVA EXTRALBERGHIERA

Non è possibile conoscere l'esatta consistenza ricettiva extralberghiera siciliana in quanto i dati non sono completi.

Sono stati rilevati 427 tra campeggi, ostelli, rifugi alpini, aziende agrituristiche, case vacanza ed affittacamere, situati per il 30,91% nella provincia di Messina e per il 28,81% in quella di Palermo; il restante 40,28% risulta distribuito nelle restanti 7 province (AG 8,20%, CL 1,09%, CT 10,77%, EN 1,41%, RG 4,45%, SR 6,32%, TP 7,96%). Dei 427 esercizi extralberghieri, 102 sono campeggi (il 23,89%), 88 sono aziende agrituristiche (il 20,61%) e 201 sono affittacamere (il 51,55%).

Se consideriamo la distribuzione geografica degli esercizi extralberghieri per subregioni notiamo che la Sicilia orientale possiede 224 esercizi con una incidenza del 52,46%, la Sicilia occidentale ne possiede 157 (il 36,77%) e la Sicilia centrale 46 (il 10,77%).

3.3.3.  NUOVI PROGETTI PER LO SVILUPPO TURISTICO SICILIANO

Nel progetto di sviluppo turistico del Mezzogiorno della VALTUR la provincia di Trapani è la prima nella lista delle priorità. In tutto sono cinque i progetti della società nella provincia di Trapani per un totale di 2.470 posti da creare entro cinque anni. Sono state già acquistate strutture come Punta Fanfalo e Favignana, da aprire a giugno del 2000 con 200 impiegati fissi; a Marettimo verrà creato un mini villaggio dedicato all'esplorazione subacquea con 70 posti letto; altre strutture in cantiere sono quelle di Selinunte e Camarina, dove è prevista la costruzione di villaggi a quattro e cinque stelle dotati di strutture per congressi; il villaggio di Selinunte-Tre Fontane dovrebbe comprendere un campo da golf a 18 buche a ridosso del parco archeologico di Selinunte, 1.200 posti letto tra il complesso di contrada Gargia a Selinunte e Manicalunga, un centro congressi e un teatro all'aperto, per un totale di 270 occupati fissi più l'indotto; ci sono anche delle strutture in trattativa come il centro benessere a San Vito Lo Capo per il turismo della terza età e un residence di 200 posti a Torretta Granitola. Il presidente della Valtur, Carmelo Patti, originario di Castelvetrano, vuole puntare sul turismo d'elitè e, ancora una volta, parla del progetto golf.

La provincia di Trapani si conferma isola felice per gli investimenti dei tour operators internazionali. Una società americana, la GATEWAY ENGINEERING CORPORATION, ha presentato al Comune di Campobello di Mazara un progetto per la costruzione del complesso alberghiero 'Bay west beach resort' in contrada Faro a Torretta Granitola, proprio a ridosso del faro di Punta Granitola. Una struttura ricettiva con 500 camere divise in due soluzioni: un'area con villette a schiera e un'altra con un corpo centrale da adibire ad albergo; un anfiteatro greco; una zona vicino al mare riservata al campo di minigolf; 184 posti macchina; una superficie totale da attrezzare a verde pubblico di circa 43.000 metri quadrati; per un totale di 100 unità lavorative stabili.

La società dello stato del Michigan, capitanata da Joseph Vaglica, originario di Mazara del Vallo ma da anni trapiantato in America, ha presentato il progetto di massima all'Amministrazione Comunale, dopo aver completato le operazioni d'acquisto dei terreni di circa 62.000 metri quadrati. La società si è impegnata a presentare il progetto esecutivo entro la fine dell'anno per così dare il via ai lavori da completare non oltre 36 mesi.

Oltre al progetto della società americana di recente c'è stata la presentazione di un altro progetto di costruzione di un impianto turistico da parte della società locale La Varvera, che dovrebbe sorgere nella zona della borgata di Torretta per una spesa totale di circa 200 miliardi.

La costa che va da Triscina a Mazara del Vallo è, infatti, vergine dal punto di vista degli insediamenti turistici. Per anni le Amministrazioni del comprensorio si sono intestate battaglie politiche perché il territorio potesse decollare. Ma piani regolatori non approvati e burocrazia lenta hanno fatto la loro parte in iniziative private, come l'albergo 'Ramuxara' di Tre Fontane gestito da una cooperativa locale che da 7 anni in costruzione aspetta ancora di essere ultimato.

Ma anche i grandi tour operators mondiali come 'I viaggi del Ventaglio' e, come detto prima, la Valtur stanno contrattando per alcune aree della zona.

3.4.  LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO PER LE STRUTTURE

    TURISTICO-RICETTIVE IN SICILIA ED I COMPITI DELLA P.A.

L'organizzazione turistica moderna in Italia può farsi datare dal 1894, anno in cui sorgeva il Touring Club Italiano insieme al Club Alpino Italiano ed alla Lega Navale, tre associazioni private, con personalità giuridica, che hanno sopperito alla carenza organizzativa dei pubblici poteri. Solo nel 1919 con il R.D.L. 12.10.19, n. 2099 veniva creato l'Ente Nazionale per le Industrie Turistiche (E.N.I.T.), organismo pubblico con fini di studio e di poteri di proposta al governo. Con il R.D.L. 23.03.31, n. 371 veniva istituito il Commissariato per il Turismo, organo centrale preposto alla direzione ed al coordinamento delle attività nazionali in campo turistico, che assumeva tutte le competenze già assegnate all'E.N.I.T.. Nel 1934 il Commissariato per il Turismo veniva assorbito dal Sottosegretariato (poi Ministero) per la Stampa e Proanda, divenendo una direzione generale. Con il R.D. 20.06.35, n. 1425 venivano istituiti gli Enti Provinciali per il Turismo, riordinati con D.P. 27.08.60 n. 1044; in seguito la Regione Siciliana, con propria legge 06.03.86, n. 9 ed il successivo decreto presidenziale di attuazione 19.09.86 ha trasferito le competenze in materia di turismo degli enti provinciali per il turismo alle province regionali (fermi restando i poteri di coordinamento e programmazione della regione), le quali si avvalgono delle strutture organizzative dei trasformati EE.PP.T. in Aziende Autonome Provinciali per l'Incremento Turistico (A.A.P.I.T.). Le Aziende hanno compiti di vigilanza sulle strutture ricettive pubbliche (secondo quanto disposto dall'art.8 della l. r. 27/96), detto controllo ha anche carattere igienico sanitario secondo quanto disposto dall'art. 232 del T.U. delle leggi sanitarie 27.07.34 n.1265 ribadito dall'art. 23 del D.P. 28.06.55 n. 630. Tali controlli vengono svolti per garantire i destinatari del servizio.

Nel 1947 con D.C.P.S. 12.09.47, n. 941 venne istituito il Commissariato per il Turismo alla dipendenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, confluito in seguito nel Ministero dello Sport, del Turismo e dello Spettacolo istituito con L. 31.07.59, n. 617, definitivamente soppresso con referendum nazionale nel 1993, le cui competenze sono state trasferite in parte alle regioni ed in parte al Dipartimento del Turismo, che dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la L. 30.05.95, n. 203.

La competenza legislativa regionale in materia di turismo deriva dall'art.117 della Costituzione Italiana; le regioni a Statuto speciale hanno una potestà legislativa esclusiva in questa materia, infatti, l'art.14 dello Statuto della Regione Siciliana, approvato con R.D.L.vo 15.05.46 n. 455 convertito in legge con L.cost. 26.02.48 n. 2, sancisce tale competenza. Con l.r. 08.08.49 n. 49 "Attribuzioni dell'Assessorato del Turismo e dello Spettacolo", e con l'art.8 della l.r. 29.12.62 n. 28 "Ordinamento del governo e dell'amministrazione centrale della Regione Siciliana, sono state disciplinate le attribuzioni e le competenze del predetto Assessorato.

Le Aziende Autonome di Cura, Soggiorno e Turismo sono state istituite con il D.P. 27.08.60 n. l042, il cui compito è quello di promuovere ed incentivare i territori di competenza, di rilevarne il movimento statistico comunicandolo alle A.A.P.I.T.

Gli enti pubblici che operano in campo turistico hanno compiti di indirizzo, si preoccupano cioè di adeguare le funzioni esplicate da altri soggetti al raggiungimento di fini turistici. In tal senso l'amministrazione pubblica turistica è un'amministrazione politica, perché la sua azione implica sempre il raggiungimento di un interesse generale comune, di contro all'attività turistica del singolo che è libera.

Gli obiettivi comuni, dei soggetti che operano nel settore turismo, sono quelli di migliorare sia i servizi offerti al fine di rendere più consone alle esigenze del mercato le strutture ricettive. A tal proposito va considerato che è attualmente all'esame degli organi parlamentari nazionali la nuova legge "quadro" sul turismo, che propone quattro elementi innovativi: riconosce al turismo un ruolo economico, culturale, sociale e strategico; definisce i compiti da attribuire agli enti locali territoriali nelle regioni a vocazione turistica; terzo elemento, valuta gli standards qualitativi delle imprese turistiche secondo le norme ISO 9000; quarto e non ultimo punto, predispone la "Carta dei diritti e dei doveri del turista".

Nell'ambito della prima giornata dell'ospitalità svoltasi l'anno scorso l'URAS (Unione Regionale Albergatori Siciliani) ha presentato una proposta di legge quadro sul turismo: accolta positivamente l'iniziativa, l'Assessore Regionale, prendendone spunto, ha presentato un disegno di legge nell'aprile scorso in occasione della Medivacanze; il disegno di legge si è però fermato in Giunta di Governo e non è ancora arrivato in ARS.

La carenza di un adeguato quadro giuridico non riguarda solo la legge di cui sopra; anche le Agenzie di Viaggio aspettano l'approvazione di una legge che mira a ben definire il ruolo e gli ambiti di operatività delle stesse.

Oltre allo sveltimento dei tempi politici, banale premessa a qualsiasi discorso di funzionalità, ciò che preme è intavolare un dialogo con i centri decisionali politici nel quadro di una visione strategica delle azioni grandi e piccole da portare avanti per favorire lo sviluppo turistico. Onestamente dobbiamo lamentare il fatto che è estremamente difficile dare questa impostazione di metodo al dialogo con il mondo politico.

Occorrerebbe intervenire nel quadro composito del turismo sia con nuove norme, sia adeguando norme già esistenti in considerazione dei cambiamenti dell'impostazione giuridica che arriva dall'UE ma non solo, sia proprio correggendo norme già in vigore - ad esempio tutta la materia delle nuove classifiche alberghiere che non prevedono delle norme transitorie né di conseguenza tempi certi di adeguamento - sia ancora semplicemente riscoprendo la normativa esistente. A titolo di esempio basti pensare al fatto che l'UE e adesso anche lo Stato hanno equiparato il settore turistico ricettivo a un vero e proprio settore industriale con tutte le conseguenze che ciò comporta mentre in Sicilia si stenta ancora a trovare un tavolo dove discutere di questo aggiornamento.

Gli ambiti, innanzi tutto concettuali, nei quali intervenire sono a nostro modesto avviso i seguenti:

- Riorganizzazione della P.A. nel merito proprio delle attribuzioni di compiti e funzioni di ciascun ramo ai vari livelli; attraverso il D.L. sul turismo si chiede che l'Assessorato per il tramite di una agenzia regionale articolata territorialmente sia in condizione di occuparsi di programmazione, che il piano di proanda serva a veicolare una immagine coordinata con i diversi livelli territoriali e con le molteplici diversità dei micro-poli di attrazione, che le iniziative locali siano incoraggiate e inserite in un quadro generale di azioni di cui si abbia conoscenza per offrire capacità professionale di supporto.

- Continuare con grande determinazione nella strada timidamente intrapresa della rivitalizzazione delle capacità operative dei vari uffici della Amministrazione; questo riguarda tutti i rami della Amministrazione: nazionali, regionali, provinciali e locali e tutte le loro rispettive emanazioni;

- Sarebbe il caso forse di riesumare anche la funzione della programmazione finanziaria ed economica visto le grandi emergenze nelle quali si dibatte la Regione ormai da anni. Senza una vera politica finanziaria non pare proprio possibile affrontare l'improcrastinabile problema della riqualificazione della spesa, della capacità di accedere ai finanziamenti dell'UE aderendo innanzitutto alle metodologie e ai linguaggi necessari per comunicare con l'Europa; c'è da ripensare tutta la politica finanziaria agevolativa per progressivamente trasformarla in una politica delle garanzie, in sintonia con il libero mercato dei capitali;

- L'indispensabile coordinamento delle varie politiche economiche settoriali, tra di esse, e con le politiche di sostegno al mondo del lavoro; il pacchetto "Briguglio" è un discreto inizio ma deve essere seguito dalla capacità di saper orientare gli investimenti là dove essi sono più necessari; basti come esempio la necessità che c'è urgentissima di dotarsi di una vera politica dei trasporti per finalmente poter raggiungere l'isola (o lasciarla) e potersi spostare o muovere merci in un sistema integrato degno di questo nome; oltre tutto è dimostrato, ad esempio dal caso Malpensa, come le priorità nazionali sono certamente altre e sono penalizzanti nei confronti dell'isola; questo è un settore dove veramente l'interesse pubblico coincide interamente con gli interessi del mondo del lavoro globalmente inteso e dove le possibilità di investimenti e di lavoro sono enormi e di vastissima gamma. Il tutto naturalmente tenendo conto delle compatibilità ambientali, delle soluzioni buone per il futuro già esistenti;

- Intervenire per migliorare le comunicazioni da e verso il centro mettendosi nell'ottica degli enti locali, intesi soprattutto come Municipi; la normativa vigente ha correttamente, in teoria, responsabilizzato le municipalità in moltissimi campi; a parte il fatto che è un processo da completare - tanto per fare un esempio dando tutte le competenze in tema di autorizzazioni all'esercizio alberghiero ai sindaci - rimane che il quadro giuridico deve essere accoppiato a un sistema informativo e ad una adeguata dotazione di mezzi che sono certo finanziari, ma sono anche sistemi di formazione dei quadri comunali, uffici regionali che prontamente evadano le pratiche di interfaccia con i comuni ecc.; e questo soprattutto per i comuni più piccoli o con specificità peculiari; basti pensare a quanto sia incomprensibilmente complesso dotare i territori comunali di discariche, di depuratori, di dessalinatori dove servono e, in generale, di tutte quelle dotazioni infrastrutturali, che caratterizzano la qualità della vita dei cittadini residenti o di passaggio. In assenza di tutto questo è estremamente difficile dialogare con i comuni (con le dovute pochissime eccezioni) ad esempio per discutere delle tariffe da applicare nella fornitura dei servizi a rete poiché essi non discriminano, o peggio, discriminano negativamente tra utenza diretta privata e indiretta di servizio a terzi. Peraltro la nuova strumentazione giuridica alla base delle nuove modalità di intervento dello Stato, che si sta ormai definitivamente delineando e affermando, obbliga tutti i soggetti che operano in un singolo territorio, o in una area ben delimitata ma intercomunale, siano essi imprenditori, sindacati, enti pubblici ecc., a trovare dei modus operandi che tengano conto delle esigenze di ciascuno dei soggetti ma che tengano conto prioritariamente delle compatibilità tra queste esigenze.

3.5.   I TRASPORTI ED IL TURISMO NEL MEZZOGIORNO ED

IN  SICILIA

Il Mezzogiorno d'Italia, e la Sicilia in particolare, costituisce uno dei casi più eclatanti di sottoutilizzazione di un enorme potenziale di risorse turistiche: il sole, il mare e il paesaggio utilizzati male, salvo pochi esempi per lo più coincidenti con le destinazioni turistiche di più antica valorizzazione, e una grande varietà di risorse storico-artistiche e archeologiche utilizzate poco.

Un potenziale di risorse turistiche (naturali o culturali), anche di quantità e qualità eccezionale come quello del Mezzogiorno d'Italia, non si trasforma automaticamente in un motore di sviluppo regionale. Perché ciò avvenga sono necessarie alcune condizioni di base:

- che le risorse vengano riconosciute per sé e per il loro potenziale di attrazione turistica e, in quanto tali, vengano protette e conservate sottraendole, se del caso, ad usi alternativi non compatibili;

- che le risorse vengano rese fruibili dall'offerta di servizi complementari ricettivi, di ristorazione, ricreativi, culturali ecc., all'altezza della qualità della concorrenza nazionale ed internazionale e sostenuti da una qualità della vita complessiva dell'area di destinazione non clamorosamente diversa da quella che si intende offrire ai turisti;

- che le risorse vengano rese accessibili all'intera gamma dei visitatori potenziali locali, regionali, nazionali e internazionali da modi, reti e organizzazioni di trasporto che consentano una mobilità adeguata;

- l'esigenza di coordinamento tra le parti e fra le azioni diventa perciò una condizione essenziale.

La marcata prevalenza di un bacino di origine europeo di breve-medio raggio della domanda turistica verso l'Italia, le peculiarità del modello di consumo turistico affermatosi nei decenni passati (vacanza stanziale, di medio-lungo periodo, familiare), i vantaggi pratici offerti dal trasporto stradale (flessibilità, autonomia, costo) che interessa il 76% del movimento turistico verso l'Italia rilevato alle frontiere, sono i tre fatti che hanno caratterizzato il processo di diffusione dei flussi turistici in Italia.

L'Italia Settentrionale, e il nord-est in particolare, si sono trovati a rappresentare molto più che il resto della penisola un ambito privilegiato per lo sviluppo delle pratiche turistiche dipendenti da questi fatti.

Le condizioni ambientali rispondenti alle forme di turismo richiesto (le spiagge dell'Adriatico; le Alpi e, in particolare, le Dolomiti; i laghi, quello di Garda in particolare; il tutto vicino a città e centri storici di grande pregio) e il progressivo sviluppo di strutture ricettive orientate al turismo di massa e alla formula della vacanza familiare sono sicuramente alla base del successo dell'economia turistica del Nord Italia, ma non c'è dubbio che questo sia stato agevolato dalla posizione geografica e cioè dalla possibilità per i turisti italiani e soprattutto stranieri di contenere i tempi e i costi di spostamento e quindi della vacanza.

Nel Sud la geografia non è stata, e non è, di aiuto allo sviluppo turistico. Alla centralità del Mezzogiorno nel bacino del Mediterraneo, infatti, non corrisponde una adeguata accessibilità al resto d'Italia e all'Europa. La 'lontananza' del Mezzogiorno dal bacino di utenza turistica dell'Italia e le difficoltà della mobilità infraregionale sono fatti che hanno certamente contribuito a rendere meno appetibile il prodotto turistico meridionale o comunque ad accentuarne un'immagine di bassa qualità. Con riferimento all'accessibilità ai due assi stradali e ferroviari longitudinali che corrono lungo la costa adriatica e quella tirrenica si accomnano aeroporti sottoinfrastrutturati e destinatari di scarsi collegamenti aerei diretti, nazionali e internazionali; quanto alla mobilità intra-Mezzogiorno sono scarsi o particolarmente difficili i collegamenti a rete a partire dai principali nodi di accesso.

Le politiche di trasporto intraprese a partire dagli anni '60 per accorciare l'Italia e avvicinare il Mezzogiorno alle grandi correnti di traffico nazionali e internazionali non si sono rivelate efficaci. Gli investimenti concentrati sul sistema autostradale e le disposizioni finalizzate a ridurre il costo del viaggio (erogazione di buoni benzina, accesso gratuito alla rete autostradale) non hanno prodotto l'auspicata diffusione verso le regioni meridionali dei flussi internazionali. Il miglioramento dell'accessibilità stradale verso il Sud e della rete stradale meridionale ha favorito la pratica turistica, ma con un fortissimo sbilanciamento verso la domanda locale espressa all'interno dell'area. Nel Mezzogiorno non si è favorita quella accessibilità aerea - collegata a mobilità locali su auto, bus o treno - che è alla base del successo di altre destinazioni mediterranee, almeno altrettanto eccentriche quanto il Sud dell'Italia rispetto ai bacini di origine del turismo internazionale. Non si può però dire, come l'analisi puntuale delle relazioni tra infrastrutture di trasporto e dinamiche della domanda turistica nel Sud Italia dimostra, che il successo o l'insuccesso delle località turistiche meridionali sia dipeso direttamente dalle caratteristiche della rete del trasporto locale e dall'efficienza dei servizi di trasporto offerti. Ma queste inefficienze si sono aggiunte a quelle connesse all'immagine dei diversi prodotti turistici locali, allo stato delle risorse primarie, alla qualità dei beni e dei servizi complementari (dalla ricettività agli altri servizi al turista) in quel rapporto di complementarità tra condizioni necessarie e sufficienti dello sviluppo turistico.

Un caso esplicito e concreto di interazione positiva tra sviluppo infrastrutturale e crescita della domanda turistica non solo locale ivi soddisfatta, si osserva lungo l'asse adriatico. Qui il potenziamento della direttrice costiera ferroviaria e soprattutto stradale ha evidentemente favorito l'estendersi alla costa abruzzese delle forme turistiche tradizionali della riviera nord-adriatica.

Al contrario, è altrettanto evidente che è la mancanza di un efficace sistema intermodale e diffuso dei servizi di trasporto ad avere ostacolato l'estendersi della pratica turistica verso le molteplici attrazioni culturali e naturali delle aree interne del Mezzogiorno. Tuttora misconosciute e spesso escluse dai principali circuiti turistici, queste attrazioni rappresentano invece una delle più importanti risorse di cui il Sud può disporre per il suo rilancio turistico, purché le si renda accessibili con modalità di trasporto da rapportare alle forme emergenti, nervose e itineranti di consumo turistico.

La presenza o la vicinanza di aeroporti o la funzione nodale nei collegamenti con le isole non garantiscono di per sé posizioni di privilegio in mancanza di altri elementi quali la qualità della vita sociale e dei servizi urbani in genere oltre che di quelli più direttamente legati alla pratica turistica.

Il Mezzogiorno turistico potrà svilupparsi solo se quest'obiettivo farà parte di un progetto che coinvolga tutto il turismo nazionale, il turismo meridionale non cresce se non si integra al massimo grado con il resto dell'offerta nazionale. La questione prioritaria, per la piena integrazione, è quella delle grandi reti infrastrutturali, oggi decisive sia per l'integrazione materiale di un territorio (e perciò della sua offerta in chiave turistica) sia per quella immateriale, o dei servizi ad essa connessi. Il deficit del Mezzogiorno su questo piano è ragguardevole: la rete autostradale copre (e male) solo la parte tirrenica, mentre quella ionica è in buona parte senza una copertura. Se si tiene conto che circa i tre quarti dei turisti che raggiungono il Sud utilizzano l'automobile, ci si rende conto di quanto sia disincentivante la situazione attuale. La rete ferroviaria ha anch'essa uno sbilanciamento verso il Tirreno, anzi la parte ionica è talvolta irraggiungibile via treno. La rete aeroportuale è forse quella con maggiore potenziale, ma il numero dei voli, le tariffe offerte e gli scarsi collegamenti tra strutture aeroportuali e le località di vacanza, rende l'utilizzo di questo mezzo assai difficoltoso per chi volesse fare vacanze nel Sud. La rete portuale non è praticamente una rete, nel senso che ogni porto ha un raggio d'azione limitato e senza collegamenti con gli altri, sicché i collegamenti sono one-to-one; per aggiungere poi che la nautica da diporto, in così forte sviluppo da anni in tutto il Mediterraneo, non trova nel Mezzogiorno gli attracchi adeguati, per consentire uno sviluppo a questo tipo di turismo. Lavorare sulle nuove infrastrutture nel Mezzogiorno è oggi un punto necessario di partenza per qualunque progetto di sviluppo turistico.

 Non c'è qui la possibilità di rendere conto di ciascuno degli impegni necessari negli ambiti citati per dar vita ad una nuova politica di sviluppo del Mezzogiorno; quel che è certo è che tutto il resto delle iniziative, se non viene risolto prima il problema dei collegamenti, rischiano di arenarsi prima di decollare, proprio perché l'accessibilità del territorio è la prima questione per definire una politica del turismo.

3.6. LO SVILUPPO TURISTICO ATTRAVERSO L'ASSETTO

   TERRITORIALE E AMBIENTALE ED A POLITICHE

   SULLA SICUREZZA

E' noto che le carenze infrastrutturali generalizzate sul territorio sono all'origine della scarsa qualità dei servizi, che si traduce per i residenti in scarsa qualità della vita. Un territorio ambientalmente non inquinato, e dunque con le discariche controllate, con i depuratori funzionanti, dotato di greti e argini di fiumi puliti, di coste e spiagge non in condizioni abominevoli, facile da percorrere perché dotato di adeguata segnaletica, di comodi parcheggi soprattutto se a amento, di parchi gioco per bambini, di infrastrutture sportive, di monumenti turistici a fianco dei quali ci siano dei servizi igienici funzionanti, puliti, accessibili anche ai portatori di handicap, ecc., misura la qualità dell'accoglienza del territorio stesso, e questo significa banalmente una migliore qualità della vita per chi vi risiede abitualmente e di passaggio. Per inquadrare nella loro giusta ottica queste considerazioni, l'UNEP (United  Nations Enviroment Program) stima il Mediterraneo come l'area dove si svolgono i1 35% degli scambi turistici internazionali, in 160 milioni le presenze per il 2000 nell'area, e stima che la spesa degli "ecoturisti" si aggirerà intorno ai 200 miliardi di dollari (330.000 miliardi di lire) in quell'anno nel mondo. Pensiamo si possa concordare tutti sul fatto che in questo campo ci sia molto da fare e che però non è unicamente la Pubblica Amministrazione lasciata da sola che possa trovare le soluzioni adatte.

Le politiche sulla sicurezza.

L'inquinamento mafioso ha devastato l'economia e le istituzioni, inoltre, soprattutto nelle aree metropolitane, ma purtroppo anche pervasivamente su tutto il territorio, si vanno diffondendo quei fenomeni sociologicamente noti come micro-criminalità. I fatti negativi della modernità arrivano pure in Sicilia. Riuscire ad invertire la tendenza su questo punto, significa mettere in atto delle politiche sociali che vadano di pari passo con quelle soluzioni da trovare per migliorare la qualità della vita.

3.7.   LE POLITICHE MACROECONOMICHE DI COMPARTO

La congiuntura attuale italiana vive l'esigenza di rendere compatibile l'istanza nazionale, tesa ad amministrare al meglio le risorse disponibili migliorando al contempo i conti pubblici, e quella europea - tipica area ad economia di mercato - per la quale gli "aiuti Pubblici" si risolvono in distorsioni della concorrenza. Eppure per indirizzare al meglio l'economia reale proprio in una economia di mercato il sistema degli incentivi è uno dei pochi strumenti disponibili. L'obiettivo è quello di raggiungere la promozione dello sviluppo di aree o di collettività soprattutto creando opportunità di lavoro e dunque migliori condizioni di esistenza. Obiettivo di non facile perseguimento poiché implica il coinvolgimento e la valorizzazione delle capacità imprenditoriali esistenti in modo che si determinino condizioni di autosufficienza capaci di durare autonomamente nel tempo. Il punto essenziale è che tutto questo non deve scivolare verso nuove forme di economia assistita. Diventa dunque importante, nonché nevralgico, potere praticare la selezione delle iniziative da supportare e sempre rapportare l'agevolazione per il decollo della stessa agli oneri da sopportare per il suo mantenimento a regime.

La scelta di stimolazione della domanda, a livello nazionale, attraverso per esempio la rottamazione, è da considerare positivamente secondo quanto appena detto a condizione che nell'intervallo artificiale di attivazione forzosa e positiva le imprese coinvolte acquistino la capacità di reggere questa progressione della domanda. Per sostenere gli investimenti è d'altra parte indispensabile sostenere la domanda, poiché, è dimostrato da innumerevoli casi, che le semplici incentivazioni finanziarie hanno poco effetto in mercati depressi o semplicemente stagnanti, come anche il basso livello dei tassi d'interesse in assenza di condizioni moltiplicative degli investimenti stessi.

Vediamo adesso cosa succede in Sicilia, che gode certamente di ampia autonomia nelle materie economiche e finanziarie, ma che non può sfuggire ovviamente agli obblighi derivanti dalle congiunture della economia reale.

Per entrare nel merito delle politiche specifiche di settore, è necessario sottolineare che, allo stato attuale, i risultati delle politiche macro-economiche sono state una specie di "sviluppo fai-da-te" che ha interessato l'isola secondo dei poli che hanno usufruito di decisioni scollegate l'una dall'altra, se non fortuite. Vogliamo dire che, malgrado le sempre enunciate politiche del turismo, l'attività negli ultimi anni della Regione Siciliana e dell'Assessorato in particolare è stata improntata ad un grande dinamismo alquanto disordinato, i cui risultati si percepiscono confusamente.

Riteniamo che vadano potenziate le politiche miranti all'esenzione degli oneri sociali sulle nuove assunzioni e sull'esenzione fiscale pluriennale sugli utili reinvestiti. Questa dovrebbe essere una politica nazionale per il Mezzogiorno, ma potrebbe benissimo applicarla meglio la Regione Siciliana, perché non comporta nessun danno per le casse dell'Erario. Lo Stato, infatti, - in questo caso la Regione - non guadagna nulla dall'assenza di iniziative. Le iniziative così sostenute, invece, provocano il doppio effetto di dare lavoro a chi non ne avrebbe e libererebbe l'ente pubblico dall'onere dell'assistenzialismo.

Le politiche di incentivazione agli investimenti nella Regione Siciliana passano tradizionalmente dall'apertura di linee di credito a tasso agevolato. Al di là della farraginosità e dalle lungaggini burocratiche dovute nella migliori delle ipotesi alle esigenze di trasparenza e di correttezza nella gestione delle pubbliche agevolazioni, rimane il fatto che è venuto il momento da parte della P.A. e degli operatori economici di ripensare in termini futuribili questo tipo di strumento, poiché le evoluzioni del mercato finanziario lo stanno relegando nel novero degli strumenti obsoleti. Ovviamente, in assenza di altro, gli operatori continueranno ad usarlo e a chiedere che i tassi siano realmente agevolati. Da mesi, se non da anni, è stato chiesto che l'elaborazione delle politiche di sostegno all'investimento siano fatte attraverso il confronto di tutti gli operatori: imprenditori, istituti finanziari, P.A.

Grazie al costrutto dell'UE l'orientamento della Stato è ormai abbastanza evidente anche se non sempre le azioni non sembrano consequenziali alle intenzioni: le Leggi generali di sostegno e incentivazione lasceranno sempre di più il posto al sostegno dei piani concertati a livelli micro-territoriali ben definiti (contratti d'aria, di programma ecc.) dando alle Regioni il ruolo che più loro compete che è poi quello del coordinamento e della programmazione. A livello centrale ha dichiarato esplicitamente il ministro Bersani resterà solo la 488, la gestione del fondo speciale di garanzia e i fondi per la ricerca applicata e per l'innovazione tecnologica. In ogni caso la seconda tipologia di azioni di sostegno agli investimenti - oltre alle giustificazioni di tipo economico già espresse - ci sembra decisamente più consona alle possibilità di applicazione che sono in grado di esprimere gli imprenditori, e tutti gli altri operatori economici interessati, della nostra regione. Questo non deve esimere comunque la Regione Siciliana a rendere accessibile il sistema delle incentivazioni esistenti attraverso gli adempimenti diretti e/o indiretti che le competono, vedi ad esempio i P.O.P. o le risposte da dare sulle priorità territoriali per la Legge 488.

Gli operatori del turismo sono assolutamente disponibili - se non altro perché costretti dal mercato mondiale - ad una reimpostazione adeguata ai tempi che si prospettano della loro azione economica e non sono più portatori, in generale, di visioni culturali di retroguardia che ancora purtroppo echeggiano quando si sente parlare di "turismo volano di sviluppo" o di "territori a vocazione turistica"; tanto sono disponibili che sono il settore economico dell'isola dove il livello di investimento è il più alto in rapporto al fatturato prodotto.

 

3.8.   OPPORTUNITA' DI SVILUPPO

Il turismo potrebbe diventare il motore movente del decollo economico e dello sviluppo, a due condizioni: che si diffondano e si consolidino iniziative imprenditoriali di natura privata e che queste facciano leva sulle risorse straordinarie del territorio, l'ambiente, il paesaggio, la natura, il patrimonio di beni archeologici e artistici di cui il nostro Mezzogiorno è particolarmente dotato.

Una regione come la Sicilia che, per il patrimonio storico, artistico e ambientale di cui dispone e per lo scarso peso che ha in essa l'industria, dovrebbe fare del turismo uno dei settori trainanti dell'intera economia regionale.

Possiamo, dunque, elencare una serie di proposte finalizzate allo sviluppo del settore turistico meridionale e siciliano.

3.8.1.  Creare ricchezza, anche materiale, con il patrimonio culturale

A parole tutti lodano la grandezza del patrimonio culturale del nostro Mezzogiorno, ma nel concreto la straordinaria ricchezza e varietà di beni artistici e storici viene spesso percepita come una risorsa residuale, almeno nella media dell'attenzione dell'opinione pubblica. L'idea diffusa è che investire nei beni culturali sia un lusso superfluo che il nostro Paese sembra non potersi permettere, mentre è ampiamente dimostrato che i beni culturali, una volta vivificati dall'iniziativa imprenditoriale, anche se di imprenditoria speciale si tratta, non mancano di offrire ritorni economici a chi se ne occupa. I beni culturali non sono solo importanti in sé, ma anche perché costituendo, spesse volte, la motivazione del viaggio, indirettamente, contribuiscono alla crescita della ricchezza nazionale materiale. Nel Mezzogiorno sono numerosi i comuni che dispongono di patrimonio storico-artistico di rilievo (in Italia non ci sono solo i grandi "alberi" come Roma, Venezia e Firenze, ma c'è una 'foresta' sterminata che avvolge l'intero Paese e nello specifico il Mezzogiorno). Occorre allora che turismo e beni culturali 'si parlino' e che vi sia una politica pubblica che pensi alla loro integrazione e al loro reciproco sostegno: senza beni culturali il Mezzogiorno è una regione turisticamente (e non solo) perduta. Senza la valvola del turismo i beni culturali rimangono materia inerte riservata a pochi eletti e destinata all'indifferenza generale. C'è perciò bisogno di uno sforzo collettivo e unitario di governo del turismo e dei beni culturali per coordinare risorse e interventi ed il raccordo deve essere fatto sia al livello centrale, sia nelle varie dimensioni locali.

3.8.2. Incentivare gli investimenti tecnologici e organizzativi

Le imprese del turismo sono quelle che attualmente investono di più in relazione al fatturato prodotto. A titolo di esempio, solamente nel ricettivo, ci sono in fase di attuazione programmi di investimento pari a ca. 600 miliardi (dei quali un centinaio saranno finanziati dalle agevolazioni) che rappresentano ca. il 15% del fatturato specifico, e sono investimenti certi poiché sono legati al grande sforzo di riqualificazione, riammodernamento e adeguamento richiesti e dal mercato e dalle normative di origine Europea. Sono stati avviati timidamente anche dei programmi per miglioramenti tecnologici e organizzativi. Non c'è dubbio che quest'ultima tipologia di investimenti deve essere oggetto proprio dei programmi futuri di miglioramento delle capacità operative delle imprese turistiche. Nel campo della tecnologia occorre investire nei sistemi di telecomunicazioni, del riciclo delle acque bianche, del risparmio energetico attraverso l'utilizzo dei rifiuti. Esistono già delle catene alberghiere, ma anche singole strutture, che hanno degli impianti di riciclaggio capaci di far risparmiare fino al 15% nei costi di approvvigionamento delle forniture a rete.

Sul piano organizzativo, l'opinione più diffusa tra gli operatori è che l'utilizzo dei nuovi sistemi di comunicazione a livello commerciale e la creazione di strumenti di servizio consortili, di livello regionale e/o comunque territorialmente adeguato, sembrano essere i campi dove investire più urgentemente; non solo per i sostegni finanziari ma perché il potenziamento strumentale in oggetto deve servire a creare sinergie effettive con i ti merceologici delle imprese produttive collaterali quali l'alimentare (marchi di qualità unici per la ricettività e la ristorazione) agricole (ad esempio linee di pasti basati su prodotti genuini e/o biologici) di trasporto (ad esempio linee di navette da e per i centri di arrivo e partenza che interessino un dato territorio e non la singola azienda) artigiane (provocare la produzione di dotazioni personalizzate e vendibili a parte, qualora il cliente le richieda); questi strumenti potrebbero servire inoltre a migliorare lo scambio con l'ambiente economico-sociale-culturale nel quale sono inserite le imprese: mostre, premi, concorsi seminari ricorrenti e quant'altro. Sul piano concreto non sono proposte nuove ma sono ancora valide se opportunamente rivitalizzate. In sostanza continua ad essere utile che la struttura ricettiva sia sempre di più uno spazio di servizio alle esigenze delle collettività del territorio dove è ubicata, a costi contenuti, e con capacità propria di proporsi con elasticità e non unicamente di rispondere rigidamente ad eventuali richieste.

 

3.8.3.  Sostenere un turismo per tutte le stagioni

Oggi tutto l'insieme delle regioni meridionali raccoglie circa il 15% del mercato turistico nazionale. Questo livello è abbondantemente al di sotto delle potenzialità. Bisognerebbe allentare la morsa della stagionalità del Mezzogiorno. A dispetto del clima e della possibilità della balneazione, in queste regioni la stagione turistica conta mediamente un numero di giorni pari a circa la metà di quella dei laghi del Nord Italia come il Garda. Per arrivare a questo risultato servono grandi investimenti strutturali in maniera da migliorare l'accessibilità delle destinazioni turistiche meridionali. Un altro modo di attenuare la stagionalità risiede nella moltiplicazione dell'offerta di prodotti turistici. Oggi gran parte dell'offerta meridionale è di tipo balneare, perciò soffre per ragioni ovvie della stagionalità, ma il turismo d'arte, d'affari, congressuale sono addirittura anticiclici e perciò potrebbero smussare, attraverso il loro sviluppo, proprio gli aspetti di iper stagionalità attuali del turismo meridionale.

Dove il turismo d'affari è molto sviluppato, ad esempio, lì vi è maggiore qualità degli alberghi. Una prova è che la qualità alberghiera migliore si trova nelle 'capitali' del Mezzogiorno: Napoli, Bari, Palermo, con le uniche eccezioni delle 'perle' di Capri, Sorrento e Taormina, che hanno alberghi di gran qualità, pur non registrando flussi rilevanti riconducibili al turismo d'affari.

Il turismo d'affari garantisce introiti elevati, una stagionalità complementare a quella balneare e presenze costanti che consentono la crescita professionale degli addetti e la solidità delle strutture. È evidente che lo sviluppo di questo tipo di mobilità è un fattore importante per l'affermazione complessiva del turismo meridionale, oltre che essere elemento che può integrarsi in qualche modo anche con il turismo di svago.

 

3.8.4.   Inserire il turismo meridionale nei circuiti internazionali

Il turismo meridionale ospita pochi turisti stranieri, i quali preferiscono rivolgersi soprattutto alle destinazioni del Centro-Nord. Questo avviene per ragioni che vanno dalle condizioni infrastrutturali più favorevoli (chi arriva in auto dalla Germania trova più comodo fermarsi prima; chi viaggia in aereo giunge nei due maggiori aeroporti internazionali di Roma e di Milano), alle motivazioni (le località montane maggiori sono al Nord, le grandi città d'arte e l'offerta fieristico-congressuale sono nel Centro-Nord). Le ragioni prima citate si riferiscono soprattutto al turismo individuale, ma c'è anche una grande parte di turismo che si muove su un piano organizzato, attraverso la mediazione dei tour operators. Questo segmento della domanda richiede alcune condizioni che non si trovano facilmente nel Mezzogiorno, come gli alberghi di grandi dimensioni e una certa disponibilità di voli internazionali. Due aspetti importanti sono la necessità per gli alberghi di essere presenti nelle reti di prenotazione e distribuzione internazionale da un lato, e l'esigenza di una promozione turistica all'estero dall'altro, soprattutto nei paesi di nuovo interesse turistico come quelli dell'area ex-sovietica. Le località turistiche italiane trovano generalmente una certa difficoltà a realizzare progetti promozionali comuni. In particolare nel Sud non vi è una singola regione oggi abbastanza forte per gestire in solitudine un'iniziativa all'estero. Ecco allora la necessità di un grande progetto promozionale che veda insieme l'offerta meridionale con una regia super partes, in maniera da garantire un equilibrio tra le varie realtà territoriali e una unitarietà del messaggio. L'ingresso del Mezzogiorno turistico nei circuiti internazionali è fondamentale per il suo sviluppo complessivo, altrimenti si rafforzerà quel meccanismo che vede oggi sempre più le località del Mezzogiorno frequentate da turisti che provengono dalle stesse regioni del Mezzogiorno, in un orizzonte chiuso e senza grandi prospettive.

Una matrice input-output messa a punto dal Ciset ha consentito di misurare il 'moltiplicatore' tra spesa turistica e nuova occupazione. Risulta che nel Mezzogiorno una spesa addizionale di lire 1 miliardo da parte dei turisti stranieri ha, come effetto moltiplicatore, la creazione di 18 nuovi posti di lavoro. Il problema sta, come abbiamo appena visto, nel 'che fare' per portare al Sud un numero maggiore di turisti stranieri rispetto ai 3,2 milioni di arrivi attuali e indurli a spendere più degli attuali 4.400 miliardi di lire.

3.8.5.   Fermare la proliferazione delle seconde case

In Italia molti passano le loro vacanze in seconde case, di proprietà, in affitto, abusive, "sommerse". Questo avviene per molte ragioni: l'abitudine degli italiani alle comodità casalinghe, il "mattone" come oggetto di investimento finanziario. Una voglia acquisitiva e patrimonializzante. In parte avviene anche per l'assenza di una specifica offerta alberghiera destinata alle famiglie (in Italia si fa ancora are anche ai bambini sotto i sei anni la tariffa alberghiera completa - o poco meno - anche se occupano la camera dei genitori). Al di là di quanto questa preferenza verso le seconde case sia una scelta della domanda o l'effetto di una carenza di offerta, rimane il fatto che, come già detto prima, in alcune regioni del Sud vi è un'incredibile sproporzione fra quanti (molti) soggiornano in case private e quanti (pochi) soggiornano in albergo. È inutile elencare quanto questa situazione impedisca lo sviluppo proficuo del turismo:

·    l'impatto economico per la collettività ospitante dei soggiorni nelle seconde case è di gran lunga inferiore (meno della metà) rispetto a quello in albergo;

·    l'impatto ambientale delle seconde case è spesso devastante, dato l'elevato livello di abusivismo;

·    l'impatto occupazionale delle seconde case è quasi nullo; nessun servizio viene in genere attivato e l'unica cosa che accade è la proliferazione di supermercati con tre mesi di vita all'anno;

·    le seconde case portano clientela con bassa capacità di spesa e proveniente da zone non distanti, fino a rendere la località turistica un quartiere della città vicina.

Dove è socialmente possibile, si dovrebbe bloccare la costruzione di nuove abitazioni, consentendo solo la nuova costruzione di strutture alberghiere o, ancora meglio, favorendo ove possibile la riconversione di abitazioni in alberghi.

Anche attraverso la leva fiscale sarebbe possibile operare per raggiungere questo obiettivo. D'altro canto è del tutto chiaro che le località senza alberghi non hanno nessuna possibilità di sviluppo turistico. I grandi paesi turistici sono i paesi dove dominano gli alberghi e non le seconde case, peculiarità quasi tutta meridionale.

3.8.6.   Formare la nuova classe dirigente del turismo meridionale

È noto come il turismo sia un settore labour intensive, non solo per il fatto che impiega una larga parte di manodopera in proporzione al capitale, ma anche e soprattutto per il fatto che la qualità del prodotto turistico è quasi sempre qualità del personale che vi lavora, qualità perciò delle risorse umane.

In Italia ci sono molte scuole alberghiere che preparano gli studenti nelle qualifiche professionali basse e medio-basse. Quel che manca al sistema turistico del nostro Paese è la presenza di quadri e di dirigenti che crescano e si formino specificamente per il campo turistico. L'Italia ha bisogno di gestori delle grandi infrastrutture per il tempo libero (dai parchi giochi alle crescenti strutture per il consumo sportivo); ha bisogno di creatori di pacchetti turistici, le cui competenze vanno dall'economico al culturale; ha bisogno di inventare eventi, spettacoli, di risultare una meta sempre interessante non solo perché sa conservare le bellezze che la natura e la storia ci hanno donato, ma anche perché organizza sempre nuove occasioni in cui questo spirito si innova e si conferma. Tutti i profili professionali qui delineati hanno in comune la circostanza che si tratta di impieghi di tipo medio e medio-alto, per i quali non basta l'attuale offerta formativa di cui dispone il nostro Paese, ma bisogna pensare a qualcosa di aggiuntivo. Per altro, il nostro sistema turistico è cresciuto in maniera spontanea, senza scuole finalizzate e senza politiche pubbliche mirate. Oggi questo patrimonio non va disperso, non foss'altro che per l'agire della successione delle generazioni, ma va incanalato in maniera tale che la seconda o la terza leva di imprenditori (i li dei "pionieri" del turismo) abbiano anche gli strumenti culturali per gestire al meglio le loro imprese. Bisogna pensare perciò a una scuola d'eccellenza nel campo turistico, multi-disciplinare, specifica, che prepari la nuova classe dirigente del turismo meridionale e italiano.

3.8.7.   Unificare i soggetti nazionali e regionali del turismo

Il sistema turistico è composto da tanti soggetti (migliaia di albergatori, altre migliaia di agenti di viaggio, migliaia di ristoratori, decine di proprietari di impianti di risalita, decine di organizzatori di spettacoli e di eventi, centinaia di soggetti pubblici che si occupano di beni culturali, e via dicendo) che solo raramente lavorano insieme. D'altro canto non si può chiedere a ciascuno di loro un patto di collaborazione per sempre, di tutti con tutti, ma quel che si può fare è sicuramente lavorare per singoli progetti, per raggiungere singoli obiettivi. Questo può avvenire sia a livello nazionale sia a livello locale. Un esempio di carattere generale sono i grandi eventi (il Giubileo, le grandi manifestazioni sportive) e per i livelli locali non ci sarebbe che l'imbarazzo della scelta, tanta è la varietà e la vastità di progetti di promozione turistica che possono essere messi in piedi. Se a livello locale (comuni e regioni) è relativamente facile trovare un soggetto che "coaguli" (le aziende di promozione turistica, ad esempio), su quello nazionale la cosa è meno facile. Servirebbe allora una "testa", una "intelligenza" che sia in grado di pensare, organizzare di volta in volta eventi, strategie, riunire soggetti che lavorino nel Mezzogiorno su singoli obiettivi e pronti a sciogliersi quando il risultato è conseguito. Qualcosa di snello che serva lo straordinario e non l'ordinario, che segua le vie usuali dei soggetti e delle strutture esistenti, a cominciare dalle regioni e dalle aziende di promozione turistica. È questa una dimensione politica nel senso più elevato del termine, cioè una capacità di avere idee e di realizzarle.

3.8.8.   Alcune considerazioni

In Sicilia il settore del turismo è globalmente dinamico, moderatamente ottimista sulle proprie possibilità di futuro, impegnato in uno sforzo di riqualificazione e di ammodernamento, cosciente di quanto possa contribuire alla crescita dell'economia locale e in base a quali limiti; nell'ambito di uno sforzo generale e generalizzato di sviluppo autocentrato potrebbe contribuire, nel medio periodo (5/7 anni) a raddoppiare il proprio peso specifico sull'insieme dell'economia isolana sfruttando le tendenze di crescita internazionali. Quanto enunciato non è pura utopia, ma una reale possibilità che è concretamente realizzabile; ovviamente a certe condizioni imposte dal fatto che il turismo è solo una parte del contesto economico isolano.

Non ci competono qui analisi globali sull'insieme dell'economia dell'isola. Certamente, nel suo complesso è profondamente incapace di soddisfare i cittadini dell'isola visto che il livello dell'emigrazione rimane alto, che siamo affetti da fughe di cervelli e stenta, pertanto, ad emergere una qualche classe dirigente all'interno della quale selezionare i più meritevoli, che la maggior parte di quello che localmente è considerata ricchezza è ancora di tipo patrimoniale e dunque per definizione poco movimentata e questo per pura insufficienza culturale. A livello di rappresentatività reale tutto questo si traduce, a livello locale, nella pochezza gestionale che conosciamo, a livello nazionale ed internazionale nella impossibilità oggettiva di contare per quello che dovremmo essere e cioè, tanto per fare un raffronto, una regione che da sola ha più popolazione e risorse da sfruttare rispetto a cinque stati dell'UE.

Alla lunga queste situazioni comportano gravi conseguenze di tipo socio-economico; infatti la Sicilia è vittima di questa situazione poiché si è resa, in piena autonomia, ostaggio di un sistema socio-politico-gestionale che ha quasi impedito qualsiasi sviluppo. Il rischio di adesso è quello di alimentare la convinzione che lo statalismo possa preservare dalle sfide che comporta la globalizzazione, che i movimenti sociali che vanno sorgendo - più di tipo culturale che politico/sindacale - per cercare di coniugare solidarietà e sviluppo inducano a ritardare l'accettazione degli scenari di mercato.

Per la sua parte il settore turistico ricettivo, globalmente inteso, si è già posto il problema, e pur tra mille difficoltà, cerca di darsi un futuro realistico.

3.9.   LO SVILUPPO DEI SOTTOSISTEMI TURISTICI SUBREGIONALI

La geografia del turismo non è quella amministrativa, fatta di comuni, province e regioni, ma è disegnata dalle percezioni dei turisti.

Le percezioni geografiche che i turisti hanno del Mezzogiorno, delineano l'esistenza di alcuni "sottosistemi" turistici, talvolta fatti di una sola località (Capri, Taormina), talaltra fatti di piccole aree (la penisola sorrentina e quella amalfitana, l'area delle Eolie), ma non esiste un prodotto, seppur differenziato, turistico meridionale tout court.

Occorrerebbe giungere a fare una serie di esami dei singoli sottosistemi, in maniera da rendere autosufficienti sul piano delle infrastrutture queste aree. Lavorare per sottosistemi turistici dovrebbe essere la strada giusta per parlare finalmente di prodotti turistici più che di territori geografici.

È anche il modo giusto per fare promozione e individuare gli sbocchi di mercato per ogni località/area territoriale del Mezzogiorno. Bisogna lasciar perdere l'idea di promuovere queste regioni come fossero indistinte, ma lavorare area per area, valorizzandone le peculiarità, che poi si possono tradurre in caratteristiche specifiche di un singolo prodotto turistico.

Come ha evidenziato il Prof. Zamagni, occorre creare un 'distretto turistico', cioè mettere assieme cooperazione e competizione a livello dinamico. Si deve cercare di costruire una rete turistica, una rete di aiuto reciproco, con la collaborazione di tutti gli operatori del settore turistico. (Un esempio concreto è dato dalla Riviera Romagnola, che non possiede tutte le risorse e bellezze naturali del meridione e pur partendo da un reddito pro-capite inferiore a quello dei siciliani è riuscita a creare un distretto turistico di successo).

3.10.   IL MEDITERRANEO COME OPPORTUNITA' PER IL TURISMO

   SICILIANO

Il Mediterraneo vuole sfruttare tutte le frontiere della comunicazione per farsi conoscere, ma soprattutto per conoscersi. Obiettivo da raggiungere è definire una linea di sviluppo che passi attraverso una politica di cooperazione, di investimenti nel settore culturale e in quello turistico. Il punto di partenza è l'accordo di Barcellona, dove nel '95 gli stati membri dell'UE e i paesi terzi del Mediterraneo hanno disegnato una nuova politica per l'area del mare nostrum, che dovrà diventare area di libero scambio entro il 2010. Un'immensa area che ingloberà tra i 600 e gli 800 milioni di persone e comprenderà dai 30 ai 40 paesi. È, però, un processo a rischio in quanto l'obiettivo suscita timori nella sponda del sud del Mediterraneo perché alcuni percepiscono nell'area di libero scambio una minaccia per la nascente industria locale. È necessario aiutare i paesi a farsi trovare pronti all'appuntamento del 2010, ma gli aiuti finanziari concessi a tali paesi, se paragonati a quelli destinati all'Europa centro-orientale, sono minimi.

A partire dalla Conferenza di Barcellona, l'Europa ha cominciato a comprendere l'importanza del Mediterraneo come un insieme funzionale in materia di strategia di mercato e di sicurezza. Il rischio potrebbe essere che il processo si limiti a sottolineare la dimensione commerciale delle relazioni euromediterranee, senza tenere conto di differenti altri aspetti, anche molto importanti quali ad esempio il settore turistico. Riguardo a ciò, il Mediterraneo può oggi essere considerato non solo per le sue bellezze naturali, ma per le opere d'arte e la sua storia, il primo polo turistico al mondo. I paesi del Mediterraneo, infatti, sono riusciti ad attrarre più del terzo della popolazione mondiale ponendo il Mediterraneo tra le mete turistiche più ricercate. I paesi del Mediterraneo sono in grado di offrire una gamma di prodotti turistici atti a rispondere alle attese dei visitatori nel campo di varie attività, balneari, culturali, ecologiche, educative, sociali e sportive. Essi dispongono di notevoli potenzialità turistiche, ecologiche e culturali la cui preservazione e mobilitazione potrebbero contribuire al miglioramento della qualità del prodotto. Oggi, infatti, il prodotto turistico del Mediterraneo si trova minacciato da gravi problemi legati allo sviluppo delle attività economiche e di alcune zone, all'inquinamento e alla circolazione di informazioni.

Secondo il WTO i 21 paesi del Mediterraneo hanno registrato nel 1995 un volume aggregato di 167 milioni di arrivi, con una media annuale di crescita dal 1990 del 2%, lontana dalla media globale del 4,4%. Nello studio 'Visione del turismo nel 2020', il WTO prevede un continuo declino nella quota del turismo dei paesi del Mediterraneo con una media annuale di crescita tra il 1995 e il 2020 del 2,8%. Nel 2020 il volume degli arrivi turistici internazionali nei paesi del Mediterraneo totalizzerà i 332 milioni, rappresentando una diminuzione della quota di mercato dal 30% del 1995 al 21% del 2020.

Si prevede che il turismo nell'Est Europa nei prossimi trenta anni crescerà annualmente del 4,8% mentre la crescita annuale del turismo nel Mediterraneo sarà del 4,6%.

I paesi del Mediterraneo, dunque, sono chiamati a raccogliere la sfida della concorrenza, a preservare le risorse turistiche e ad assicurare uno sfruttamento razionale delle potenzialità culturali e naturali nell'ambito di uno sviluppo armonioso e durevole del turismo, impostando una strategia coerente, specifica per ogni paese del bacino e in un ambito regionale e globale.

La riuscita della politica di sviluppo di un turismo durevole nel Mediterraneo necessita di una comunione di sforzi e dei mezzi tra i paesi delle due rive del Mediterraneo i cui rapporti sono spesso caratterizzati da disparità al livello delle infrastrutture, dei mezzi finanziari e tecnologici, ma malgrado ciò possiedono un fondo culturale, una storia comune ed una immagine turistica condivisa con un avvenire turistico promettente.

Essendo il turismo un motore di sviluppo integrato e durevole, esso può essere concepito come leva della cooperazione tra i paesi del Mediterraneo intorno a progetti di comune interesse in molteplici settori. Sarebbe, quindi, urgente rafforzare una politica di cooperazione regionale tra i paesi rivieraschi del Mediterraneo nell'ambito di un partenariato attivo. In futuro, tale cooperazione potrebbe tradursi in diversi progetti per la promozione dello sviluppo: un grande Politecnico del Mediterraneo; il rafforzamento dei programmi di formazione di personale qualificato per rispondere ai bisogni più urgenti del turismo e della salvaguardia del patrimonio e dell'ambiente; la TV euromediterranea (la Rai e le emittenti pubbliche europee stanno lavorando attorno a questa iniziativa), di cui la Sicilia potrebbe esserne la sede, ma servono risorse e volontà; Internet offre una fondamentale finestra di opportunità, in rete sfumano le distinzioni tra le imprese, le economie basate sulle piccole e medie imprese hanno un grande potenziale di sviluppo; la creazione di un osservatorio turistico nel mediterraneo, una struttura di coordinamento che permetta lo scambio di esperienze, informazioni e dati sul turismo; l'elaborazione di un prodotto turistico mediterraneo basato sulla tipicità propria a ciascun paese.

La Sicilia ha le caratteristiche per diventare capitale del Mediterraneo e si sta cercando di valorizzarla, non a caso due recenti congressi internazionali si sono svolti proprio a Palermo: 'Colloquio Euro-Mediterraneo; il turismo come leva della cooperazione e dello sviluppo regionale nel Mediterraneo' (21-22-23 ottobre 1999) e 'SEMED '99, seminari mediterranei; the common Mediterranean: the new frontiers of communication and mediterranean regions' development' (26-27 novembre 1999).

La ricchezza del patrimonio artistico e monumentale e la bellezza dei paesaggi e del clima dell'area mediterranea costituiscono gli elementi di base. Da soli, però, non sono sufficienti e diventa indispensabile migliorare lo standard dei servizi offerti, a partire da quelli di promozione, senza trascurare i servizi d'accoglienza e senza dimenticare nessun elemento della 'catena logistica'.

Nell'ambito del partenariato euromediterraneo, il turismo sostenibile rappresenta un'importante leva per lo sviluppo, soprattutto quando riesce a coinvolgere le comunità locali. Il Mediterraneo non potrà vivere di solo turismo, questo è sicuro, però la crescita di questo settore appare come uno dei punti di eccellenza della futura zona di libero scambio, non solo in un'ottica economica e occupazionale, ma anche sotto il profilo culturale e umano.

Capitolo IV

IL MARKETING PLAN DELL'OPERATORE

TURISTICO PUBBLICO SICILIANO

4.1.  IL MARKETING

Esistono molte definizioni di Marketing ed una delle più semplici, sintetiche e precise è quella data dall'UK Chartered Institute of Marketing secondo cui: il Marketing è quel processo manageriale capace di identificare, anticipare e soddisfare i bisogni dei consumatori ricavandone un profitto.

Possiamo capire, dunque, quanto il processo di Marketing sia importante nel settore del turismo dato che il turismo e' diventato un bisogno per i potenziali turisti e questi hanno desideri ed esigenze diverse. Il turismo, infatti, è diventato un costume di vita, anzi un bisogno indotto dai modelli di vita assunti dalla nostra società. Il turismo di riposo diventa un'esigenza igienica (a causa dell'inquinamento) e di salute fisica e mentale.

Il turismo, inoltre, fa parte del settore dei servizi che presenta delle caratteristiche distintive particolari da tenere in considerazione nella definizione di un piano di marketing.

Un servizio è qualsiasi attività o vantaggio che una parte può scambiare con un'altra, la cui natura sia essenzialmente intangibile e non implichi la proprietà di alcunché. La sua produzione può essere legata o meno a un prodotto fisico. (Kotler)

Al fine di ridurre l'incertezza legata all'intangibilità, l'acquirente cercherà di individuare la qualità del servizio attraverso l'analisi di indicatori quali l'ambiente fisico, il personale di contatto, le attrezzature, il materiale informativo e il prezzo. Perciò il compito di chi offre un servizio consiste nel 'gestire l'evidenza' e nel 'rendere tangibile l'intangibile', cioè dare evidenza fisica a offerte 'astratte'.

Un servizio è inseparabile dalla fonte che lo genera e poiché il cliente è, nella maggior parte dei casi, presente nel momento dell'erogazione, l'interazione fornitore/cliente rappresenta un aspetto peculiare del marketing dei servizi.

I servizi sono estremamente variabili, in quanto dipendono dalla persona che li fornisce, nonché dal momento e dal luogo in cui sono erogati.

Date queste caratteristiche, due nuove rilevanti dimensioni intervengono all'interno del marketing dei servizi: il marketing interno e il marketing interattivo.

Il marketing interno riguarda l'insieme delle azioni sviluppate dall'azienda per formare e motivare i suoi 'clienti interni', ovvero il personale di contatto e il personale di supporto, affinché interagiscano in vista del fine comune cioè della soddisfazione della clientela e quindi siano orientati al mercato e venga diffusa una reale cultura di marketing.

Il marketing interattivo è usato per descrivere tutti i contatti intercorrenti tra l'azienda fornitrice di servizi e i suoi clienti nel momento dell'erogazione. Se i clienti sono favorevolmente colpiti dal personale di contatto, il rapporto con il cliente si rafforza e aumenta la possibilità che divenga duraturo e che porti a un ulteriore incremento di affari.

Ne consegue che la qualità non riguarda unicamente il risultato finale del servizio considerata qualità tecnica, ovvero ciò che il cliente riceve effettivamente dal servizio, ma anche il modo in cui esso è fornito ovvero la qualità funzionale.

Queste caratteristiche relative ai servizi hanno una notevole conseguenza sul marketing-mix, alle tradizionali quattro leve (prodotto, prezzo, distribuzione e promozione) ne vengono aggiunte tre: le persone, ovvero il personale ed i clienti; il processo attraverso il quale viene fornito il servizio; ed infine, l'ambiente fisico all'interno del quale viene erogato il servizio, in quanto costituisce una variabile di differenziazione.

4.2.  IL MARKETING TURISTICO

Una, tra le tante, definizione di marketing turistico è quella proposta da Wahab, Crampon e Rothfield: 'L'attività di management a mezzo della quale le organizzazioni turistiche nazionali e/o imprese turistiche identificano i loro turisti, effettivi e potenziali, comunicano con loro per identificare e influenzare i loro desideri, bisogni, motivazioni, gradimenti a livelli locali, regionale, nazionali ed internazionali, e formulare e adattare di conseguenza i rispettivi prodotti turistici in vista di conseguire una ottimale soddisfazione turistica, raggiungendo così i loro obiettivi'.

Considerate le componenti del prodotto turistico, cioè i beni ambientali, naturali e culturali, le strutture ricettive e le infrastrutture di tutti i tipi, il marketing turistico è necessariamente un marketing integrato. Il marketing turistico pubblico ha senso ed efficacia soltanto se esiste un marketing privato che ad esso collabori e ad esso faccia riferimento. Coordinamento ed integrazione devono realizzarsi sia tra organismi pubblici e privati, che tra organismi pubblici operanti a diversi livelli, nazionale, regionale e subregionale. Il marketing turistico può, quindi, considerarsi costituito dal  macromarketing promosso dagli operatori pubblici e dal micromarketing promosso dai privati.

Considerando sempre la particolarità del prodotto turistico, questo, inoltre, si presta facilmente a strategie di co-marketing, una forma innovativa di partnership tra imprese, che attraverso la condivisione delle risorse e delle competenze specifiche possedute sviluppano una nuova leva, fondata sull'interazione a tre 'impresa-impresa-cliente', che mira a realizzare una più elevata creazione di valore e una più puntuale soddisfazione dei bisogni.

Gli accordi di co-marketing relativi ai prodotti e servizi turistici possono avere come soggetti partner le imprese appartenenti alla filiera del settore turistico e gli organi dell'apparato turistico pubblico oppure anche imprese appartenenti a differenti settori.

Tra gli obiettivi degli accordi di co-marketing nel settore turistico si possono indicare:

- la realizzazione di un prodotto turistico complesso;

- la fidelizzazione del consumatore, perseguita attraverso il continuo arricchimento dell'offerta e la soddisfazione di bisogni latenti o inespressi;

- la realizzazione di camne pubblicitarie e promozionali congiunte, allo scopo di ottenere delle sinergie di immagine, attraverso la realizzazione di una marca comune, migliorare il posizionamento competitivo dell'offerta, oltreché conseguire delle economie di costo nell'accesso ai media;

- iniziative finalizzate alla destagionalizzazione del prodotto turistico complessivo;

- la realizzazione di sinergie distributive per sopperire alle piccole dimensioni aziendali dei partner;

- lo sviluppo dell'economia regionale attraverso la valorizzazione di risorse e opportunità non sfruttate.

L'azione congiunta di tutti gli operatori turistici di una regione, infatti, consente, da un lato, di conseguire delle economie di dimensione nella gestione delle risorse (umane e finanziarie in primo luogo) e, dall'altro, l'espletamento di funzioni di marketing non realizzabili individualmente dai singoli operatori locali quali azioni di marketing analitico, strategico e operativo, (ricerche di mercato, individuazione dei trend, di segmenti obiettivo, comunicazione, ecc.) ed azioni di marketing interno volto a formare il personale.

Accordi di co-marketing sono, dunque, particolarmente adatti alla regione Sicilia.

L'operatore turistico pubblico siciliano dovrebbe tendere, anche tramite azioni di co-marketing e/o di marketing integrato, alla promozione della 'marca Sicilia', cercando di migliorarne l'immagine.

Il turismo vive, infatti, di immagine. L'immagine di una destinazione turistica è l'insieme delle percezioni che si hanno di una località, sia da un punto di vista razionale che inconscio. Le percezioni ed esperienze che concorrono a formare l'immagine che si ha della località, hanno una forza concreta perché sono alla base degli atteggiamenti e comportamenti verso quella destinazione.

4.3.  IL MARKETING TURISTICO SICILIANO

Il prodotto turistico siciliano è un prodotto molto complesso, non può essere considerato un singolo prodotto, ma tutt'al più una linea di prodotti o linee di prodotti diversi a secondo della classificazione che viene utilizzata per distinguerle. Potremmo avere linee di prodotto distinte per provincia o per sub-regioni o per tipi di turismo (turismo culturale e delle città d'arte, turismo balneare, agriturismo, ecc.) e ad ogni prodotto corrisponderebbe una diversa strategia di marketing.

Il prodotto turistico siciliano si compone di fattori ambientali, rappresentati dal complesso delle attrattive materiali ed immateriali che caratterizzano la Sicilia (risorse naturali, culturali, clima, ecc.) e di fattori strumentali, costituiti dal complesso dei servizi offerti dalle imprese turistiche che, attraverso le loro prestazioni, rendono effettivamente fruibili le attrattive espresse dai fattori ambientali.

L'operatore turistico pubblico è il principale protagonista della manovra e della caratterizzazione dei fattori ambientali e artefice della politica promozionale, che si prege di qualificare, diffondere e sostenere l'immagine turistica della Sicilia sul mercato nazionale ed internazionale; è il principale responsabile del marketing turistico e realizza questa sua funzione tramite gli strumenti e le strategie che vanno sotto il nome di 'politica di marca': la marca dell'azienda turistica 'Sicilia'.

L'offerta turistica della Sicilia va ideata e formulata seguendo una specifica strategia competitiva. Tali compiti spettano ai manager turistici pubblici che, coadiuvati dai privati e dagli altri settori della P.A., attraverso una strategia devono mirare alla creazione di una valida posizione sul mercato.

Nonostante la presenza di fattori che ostacolano la crescita del turismo isolano (immagine negativa, soprattutto all'estero, trasporti penalizzati, ecc.) il rispetto dei principi e delle regole del marketing e, dunque, una corretta formulazione di un piano di marketing, possono contribuire notevolmente alla ripresa ed al continuo miglioramento del settore. Il marketing management, infatti, consiste nell'analizzare le opportunità di mercato, nel ricercare e selezionare i mercati obiettivo, nello sviluppare le strategie di marketing e nel pianificare le azioni di marketing, che dovranno essere realizzate e controllate.

4.4.  IL MARKETING PLAN DELL'OPERATORE TURISTICO PUBBLICO SICILIANO

La strategia di marketing consiste nell'assunzione di decisioni in materia di spese di marketing, di marketing-mix e di ripartizione dello sforzo di marketing in relazione alle previste condizioni ambientali e competitive.

La strategia di marketing che l'operatore turistico pubblico dovrebbe adottare è quella che si proponga di valorizzare e rivalutare l'immagine della Sicilia considerata come prodotto composto, globale e completo, dati tutti i tipi di turismo che offre. Occorre seguire un percorso strategico ed integrato in grado di fare emergere l'immagine e l'identità del prodotto turistico Sicilia come 'marca' di qualità complessiva delle vacanze, sullo sfondo di ogni singolo specifico prodotto offerto.

Gli obiettivi, che dovrebbero conseguirsi con il 'marketing ', sono:

- immagine positiva ed attraente della 'marca Sicilia';

- aumento della produttività del settore tramite l'incremento dei flussi turistici, nuove quote di mercato e la diversificazione dei prodotti;

- destagionalizzazione dell'offerta e della domanda;

- sviluppo economico ed occupazionale;

Un marketing per essere completo deve essere suddiviso in:

1)  Marketing analitico;

2)  Marketing strategico;

3)  Marketing operativo.

Nel 'Piano regionale di proanda turistica 1999' dell'Assessorato Turismo, Comunicazioni e Trasporti della Regione Siciliana vi è scritto: 'I contenuti del presente documento non sono comunque da intendersi esaustivi rispetto alla necessità avvertita di esprimere una razionale ed efficace politica di marketing. Essi hanno soltanto l'obiettivo di fornire un abbozzo delle dinamiche di mercato con le quali deve necessariamente confrontarsi la politica di sviluppo turistico della nostra Regione e di sottoporre all'attenzione alcune possibili linee di indirizzo generale le quali, se condivise, possono essere sviluppate ed approfondite sulla scorta degli studi e dei dati organicamente assemblati dall'Osservatorio Turistico.'

In questa tesi cercheremo, quindi, nei limiti delle nostre possibilità e dei dati in nostro possesso, di formulare un piano di marketing completo ed esaustivo, che potremmo ritenere una 'integrazione' del piano di marketing regionale.

4.4.1.  IL MARKETING ANALITICO

Consiste nello studio del mercato del prodotto turistico siciliano tramite raccolta di informazioni e dati, e la loro elaborazione.

L'analisi macroeconomica consiste nello studio dei fattori macro-ambientali esterni che direttamente o indirettamente influenzano le azioni degli operatori turistici. È importante monitorare costantemente questi fattori e cercare di prevederne i cambiamenti e gli andamenti futuri per determinare possibili minacce ed opportunità e dunque formulare delle strategie adeguate.

Questi fattori esterni sono suddivisi in cinque categorie: fattori politici/legali, economici, sociali, tecnologici ed ambientali. (Dalle iniziali in inglese di questi fattori prende il nome la STEEP analisi).

* Per quanto riguarda i fattori politici/legali, abbiamo visto nel modulo III (paragrafo 3.4.) che la competenza legislativa regionale in materia di turismo deriva dall'art.117 della Costituzione italiana; le regioni a Statuto speciale hanno una potestà legislativa esclusiva in questa materia. Lo Statuto della Regione Siciliana disciplina le attribuzioni e le competenze all'Assessorato del Turismo. Le Aziende Autonome di Cura, Soggiorno e Turismo sono state istituite con il D.P. 27.08.60 n. 1042, il cui compito è quello di promuovere e di incentivare i territori di competenza, di rilevarne il movimento statistico comunicandolo alle A.A.P.I.T.

È attualmente all'esame degli organi parlamentari nazionali la nuova legge 'quadro' sul turismo, che propone quattro elementi innovativi: riconosce al turismo un ruolo economico, culturale, sociale e strategico; definisce i compiti d'attribuire agli enti locali territoriali nelle regioni a vocazione turistica; valuta gli standards qualitativi  delle imprese turistiche secondo le norme ISO 9000; predispone la 'Carta dei diritti e dei doveri del turista'.

* I fattori economici che possono influenzare il settore turistico siciliano si riferiscono agli indicatori macroeconomici che interessano il mercato mondiale, italiano e siciliano. Gli indicatori, che sono particolarmente rilevanti per lo sviluppo del settore turistico, sono il PIL, il reddito pro-capite, l'occupazione e l'inflazione dei diversi paesi; il turismo incoming e outgoing è, infatti, influenzato dall'andamento di tali indicatori.

Come è stato ampiamente trattato nel modulo I (paragrafo 1.3.) l'attività turistica, sia come 'vacanza riposo' che come 'vacanza attiva' ha assunto una elevata interdipendenza settoriale nell'economia ed appare, anzitutto, molto correlata ai mutamenti sociali ed ambientali ed allo scenario economico dei singoli paesi.

L'anno 1998 è stato caratterizzato dalle crisi dell'Asia Orientale e della Russia, nonché dal permanere della crisi giapponese. Relativamente alle aree più sviluppate del Nord America e dell'Europa i tassi di crescita del reddito si sono mantenuti su livelli soddisfacenti. A partire dall'ultimo quadrimestre, tuttavia, le turbolenze finanziarie internazionali sono sembrate estendersi anche ai paesi economicamente più sviluppati, in particolare a seguito del collasso finanziario russo. Le previsioni per la crescita economica internazionale (ed occidentale più in particolare) per il 1999 non sono molto positive, infatti, dovrebbe attestarsi al di sotto del 2%. Appare dunque appropriato parlare di frenata della crescita dei paesi sviluppati limitatamente all'anno in corso, mentre per l'anno 2000 è attesa una parziale ripresa che dovrebbe riportare il tasso di crescita dei paesi OCSE al di sopra del 2%. Nel secondo semestre del '99, però, le condizioni di fondo dell'economia internazionale presentano netti sintomi di miglioramento rispetto al recente passato, sia in termini di commercio internazionale sia di crescita. C'è stato un recupero di molti paesi emergenti, del Giappone, di molti paesi asiatici con tassi di crescita che oscillano tra il 2,4% medio dei paesi dell'area Pacifico e il 6,2% della Cina e del subcontinente indiano. L'economia USA prosegue con successo il suo cammino di crescita. In Europa centrale la domanda interna si espande ad un ritmo del 3,4% e la crescita del PIL dovrebbe attestarsi mediamente a fine anno al 2,1%. Più critiche le condizioni nella ex Unione sovietica, che registra una flessione della domanda interna e del PIL nell'ordine del 2%. In ambito UE la crescita appare più modesta.

L'occupazione totale risulta in lenta crescita a fronte di un leggero calo del tasso di disoccupazione. I maggiori timori sono legati a possibili fermenti inflazionistici: i differenziali d'inflazione tra i diversi paesi tendono infatti ad allargarsi.

Il Mezzogiorno, pur avendo fatto la sua parte nello sforzo immane e collettivo prodotto dal paese per l'aggancio all'Euro, a causa delle note situazioni di distanza rispetto agli standard economici dell'Europa più industrializzata, non trarrà vantaggi immediati e diretti da questo risultato positivo, ma, quanto meno, non avrà gli svantaggi di tutte le successive svalutazioni della lira, che hanno non poco acuito le dinamiche divaricatrici con le regioni più ricche, costantemente in atto nella recente storia economica del paese.

Questo situazione incide soprattutto nell'espansione dei movimenti legati al grande turismo di massa, che trova difficoltà nel coinvolgere segmenti sempre più ampi di popolazione. I movimenti legati alle provenienze da Europa e Nord America non sembrano subire rallentamenti particolari nel segmento che più ci riguarda e cioè del turismo culturale e della terza età; anche il turismo individuale (tramite pacchetti turistici e non viaggi organizzati) sembra rimanere moderatamente ma globalmente in espansione. Il trend mondiale, comunque, è positivo e si prevede che continuerà ad esserlo.

* Tra i fattori sociali rilevanti per il turismo siciliano abbiamo la considerazione e l'immagine che ancora molti stranieri ma anche italiani hanno della Sicilia. Immagine negativa, legata alla criminalità, alla mafia ed ai problemi economici. Per non parlare della brutta considerazione  che ancora molti hanno dei siciliani.

Considerando, in particolare, l'immagine internazionale della Sicilia e delle sue località, il 18,2% della popolazione adulta dei 14 paesi in esame[9] ha sentito parlare della Sicilia e delle sue località nell'ultimo anno; la notorietà è molto superiore alla media in Francia ed in Polonia, mentre è sotto la media in Cina, Giappone, Gran Bretagna e Germania. Il 4,6% di coloro che hanno effettuato almeno un viaggio in Italia nell'arco della loro vita ha scelto come destinazione la Sicilia; a parità di destinazione Italia, sono stati molto più propensi a scegliere la regione come destinazione principale turisti in provenienza dall'Argentina; particolarmente sotto media sono state le visite di turisti Olandesi, Giapponesi e Britannici. Il 9,1% di coloro che prevedono di fare un viaggio in Italia nei prossimi tre anni vorrebbero visitare la Sicilia; sono più propensi a scegliere la regione come loro meta futura turisti Belgi e Polacchi; sotto media il desiderio di visita di Giapponesi ed Inglesi.

Secondo un'analisi condotta sui media con riferimento al 1997 da Klaus Davi-Mc Cann Erickson e SL&A su 99 testate non specialistiche (quotidiani e periodici) degli stessi 14 paesi, sono stati rilevati 14.399 articoli che trattavano dell'Italia e la Sicilia ha raccolto il 4,1% delle citazioni totali sull'Italia; i principali argomenti sono stati 'criminalità' e 'arte, cultura e storia'.

* Le più importanti innovazioni tecnologiche rilevanti per il turismo sono quelle relative ai trasporti, alle comunicazioni e alla telematica (internet, e-business, ecc.).  

* Per quanto riguarda i fattori ambientali è chiaro che essi hanno una notevole influenza sul turismo. In questi ultimi anni si è parlato di turismo sostenibile, il settore del turismo, infatti, rappresenta un'importante risorsa economica per molti paesi, ma da un altro lato, molti aspetti relativi al turismo influenzano l'ambiente naturale, provocando distruzione di habitat, degradazione di paesaggi, inquinamento atmosferico ecc.. Questi  problemi sono esacerbati dalla concentrazione di attività turistiche in, relativamente brevi, stagioni di vacanza e in aree specifiche, spesso ativamente piccole, che sono anche soggette ad altre pressioni ambientali provenienti da diverse attività economiche come l'agricoltura, lo sviluppo industriale e la crescita della popolazione residente.

L'analisi del macroambiente non si esaurisce solo con l'analisi degli effetti che il mercato generale e le variabili esogene hanno sul turismo della regione, ovvero la valutazione dei fattori imprevisti e congiunturali che potrebbero condizionare il turismo nella Regione Sicilia e l'andamento del ciclo economico italiano ed internazionale, ma occorre anche analizzare le azioni ed i comportamenti dei maggiori competitors della Sicilia.

Tra i principali concorrenti della Sicilia abbiamo la Sardegna, come più prossima regione italiana concorrente insieme alle altre destinazioni del Mezzogiorno ed alla Toscana, e tra i paesi esteri risultano tra i nostri più immediati concorrenti Sna, Grecia, Turchia, Croazia e Slovenia. La concorrenza deriva sia da caratteristiche simili, quali il clima, le risorse naturali e culturali, ma anche dai prezzi dei trasporti, delle strutture ricettive e del costo della vita in generale più bassi.

Una volta analizzati tutti i fattori macroeconomici che possono influenzare l'andamento del turismo in Sicilia e tenendo conto dei concorrenti della nostra Regione possiamo passare alla cosiddetta 'SWOT analysis' ovvero lo studio dello stato della Sicilia e la sua posizione nel mercato, l'esame delle condizioni favorevoli e sfavorevoli, dei punti di forza e debolezza (la posizione della Sicilia rispetto ai concorrenti), delle opportunità e delle minacce. Questa analisi è molto utile per definire obiettivi specifici e sviluppare delle strategie per conseguirli.

S. (Strenghts, punti di forza) Il principale punto di forza è la ricchezza di risorse ambientali, naturali, culturali ed umane, che costituiscono il vero patrimonio, materiale ed immateriale, della Sicilia.

W. (Weaknesses, punti di debolezza) Come principali punti di debolezza si riscontrano carenze nei sistemi di gestione, di controllo, di valorizzazione e messa in rete delle stesse risorse, unitamente a carenze istituzionali nella comprensione dei fenomeni di sviluppo e ai vincoli normativi che ne derivano.

O. (Opportunities, opportunità) La localizzazione geografica centrale nell'ambito del mediterraneo è una grande opportunità per la Sicilia sia per gli scambi economici che per un incremento dei flussi turistici; l'accresciuto interesse da parte di T.O. internazionali verso la Sicilia può aumentare la notorietà della nostra isola ed attirare capitali per nuovi progetti di investimento.

T. (Threats, minacce) La minaccia più pericolosa è rappresentata dai concorrenti internazionali e nazionali, ma anche dalla mancanza di coordinamento istituzionale e da un incremento del gap manageriale nei confronti di altre regioni in un contesto di maggiore globalizzazione.

Strenghts - Punti di forza

Weaknesses - Punti di debolezza

·    Patrimonio di grandi monumenti archeologici, storici, architettonici, artistici e monumentali;

·    Presenza di centri culturali di rilievo internazionale e realtà locali turisticamente rinomate;

·    Presenza di centri storici ad alto valore culturale;

·    Vocazione turistica regionale e diversificazione attrattività nel turismo tradizionale (mare, collina, montagna);

·    Inserimento nei circuiti turistici nazionali ed internazionali;

·    Centralità e potenzialità dell'area rispetto al contesto mediterraneo;

·    Presenza di porti sulla costa Nord ed Est e sul canale di Sicilia;

·    Presenza di aeroporti a rilevante traffico nazionale ed internazionale;

·    Rete viaria e ferroviaria diffusa sul territorio anche se da completare e potenziare;

·    Ampia disponibilità di risorse umane qualificate (laureati e diplomati in discipline tecnico-scientifiche);

·    Presenza di manodopera sufficientemente flessibile e a basso costo;

·    Clima;

·    Realtà di ti produttivi consolidati sul territorio: viticoltura, olivicoltura, ortofrutticoltura, cerealicoltura, prodotti lattiero-caseari, pesca, ecc.

·    Imprenditoria agricola diffusa;

·    Esistenza di aree con discreto dinamismo industriale che possono costituire primi embrioni di distretti produttivi aperti all'esterno;

·    Legami con i siciliani trapiantati in realtà economiche forti (USA, Europa continentale, Australia);

·    Notevolissima crescita del polo tecnologico di Catania con forte attrazione di investimenti dall'esterno;

·    Carenze nelle strutture di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali e ambientali (privati e della PA);

·    Carenza di offerta museale e nell'organizzazione dei beni culturali;

·    Carenza di risorse umane qualificate per la gestione;

·    Mancanza di attività di scavi archeologici e ricerche;

·    Mancanza di attaccamento della popolazione al patrimonio architettonico;

·    Presenza ed influenza della malavita organizzata e della criminalità;

·    Presenza ed incidenza del lavoro sommerso;

·    Scarsa predisposizione e rischio alla creazione d'impresa e capacità imprenditoriale;

·    Elevato tasso di disoccupazione;

·    Scarsa qualificazione professionale della forza lavoro;

·    Presenza di immigrazione clandestina;

·    Università non collegata al territorio;

·    Carenze di strutture e di centri di ricerca e innovazione;

·    Modesta dimensione media delle imprese;

·    Mancanza totale o carenza di fornitura locale dei servizi alle imprese di tipo avanzato;

·    Cronica incapacità alla cooperazione di tipo orizzontale tra gli imprenditori;

·    Orientamento prevalente verso il mercato locale e scarsa propensione alla competitività;

·    Eccessiva concentrazione stagionale dei flussi turistici;

·    Capacità ricettiva inadeguata della fascia media, bassa e alta;

·    Carenza nell'offerta dei servizi turistici;

·    Insufficienza del sistema dei trasporti con particolare riferimento al sistema ferroviario e aeroportuale, ed alti costi dei trasporti;

·    Basso livello di sicurezza ed efficienza delle reti di trasporto;

·    Inadeguatezza dei servizi di collegamento con le isole minori e limitato numero di porti commerciali e turistici;

·    Livello dell'inquinamento negli ambiti metropolitani di Palermo, Messina e Catania;

·    Modesta diffusione dei servizi di marketing e di promozione territoriale;

·    Modesta integrazione tra turismo e attività industriali;

·    Insufficiente modalità di fruizione giornaliera del turismo culturale;

·    Inadeguatezza infrastrutturale nelle isole minori;

·    Carenza nella cura dei centri storici;

·    Fenomeno di congestionamento urbano;

·    Aumento della povertà urbana;

·    Insufficienza del sistema telematico regionale;

Opportunities - Opportunità

Threats - Minacce

·    Cresciuta sensibilità verso i beni culturali come risorsa non esauribile;

·    Spostamento dei flussi turistici verso il Mediterraneo;

·    Inserimento delle manifestazioni culturali in calendari internazionali;

·    Personale qualificato legato alla Sicilia;

·    Cresciuta coscienza civile nei confronti della criminalità;

·    Vocazione imprenditoriale della Sicilia orientale;

·    Creazione di distretti tecnologici a seguito dell'insediamento di grandi investimenti esterni;

·    Ulteriore sviluppo ed interesse internazionale dei tour operators;

·    Maggiore liberalizzazione del traffico aereo;

·    Rilevanti margini di miglioramento di efficienza nella produzione vinicola;

·    Localizzazione geografica centrale nell'ambito dei flussi di scambio mediterranei;

·    Sviluppo della società telematica;

·    Sviluppo del tele-lavoro;

·    Diffusione del turismo culturale;

·    Sviluppo della finanza di progetto e di nuove forme di attrazione di investimenti finanziari dall'esterno;

·    Sviluppo reti di trasporto urbano internodali;

·    Ammodernamento della linea ferroviaria Napoli-Reggio Calabria e dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria (connessione al territorio plurimodale tirrenico) e della rete viaria e della linea ferroviaria ionica calabro-lucana (connessione al corridoio plurimodale adriatico);

·    Ponte sullo Stretto di Messina;

·    Incrementi di efficienza dai processi di privatizzazione nella gestione dei servizi di trasporto;

·    Sostenuti tassi di crescita del PIL reale nelle economie dei paesi della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo;

·    Crescente propensione al partenariato da parte dei paesi del mediterraneo ed incremento degli scambi;

·    Sviluppo del commercio elettronico;

·    Concorrenza internazionale e nazionale;

·    Mancanza di coordinamento e di contesto istituzionale nella diffusione e promozione;

·    Immigrazione incontrollata;

·    Perdita della credibilità internazionale in assenza di strumenti di controllo e gestione dell'eccellenza formativa;

·    Processi di deindustrializzazione;

·    Tendenza sfavorevole dei settori tradizionali ad elevata capacità esportativa a seguito dell'ingresso nell'Unione Monetaria Europea;

·    Eccessiva pressione di aree concorrenti sulla domanda turistica;

·    Afflusso ridotto dalle aree forti dell'UE a causa della minore convenienza relativa causata dalla fissità o maggiore stabilità del cambio;

·    Incremento del gap manageriale nei confronti di altre regioni in un contesto di maggiore globalizzazione;

·    Effetti negativi delle politiche di riforma della politica agricola dell'UE e della liberalizzazione del commercio agricolo;

·    Minori afflussi di investimenti pubblici per infrastrutture primarie a causa dei processi di contenimento della spesa;

·    Mancata integrazione sociale nei confronti delle componenti extracomunitarie;

·    Inserimento massiccio delle componenti extracomunitarie nel mercato del lavoro;

·    Ritardato ammodernamento dell'autostrada e della linea ferroviaria lungo la dorsale tirrenica, e della rete viaria e della linea ferroviaria lungo la dorsale ionica;

·    Incremento degli scambi commerciali europei lungo l'asse Est-Ovest e decremento lungo l'asse Nord-Sud;

·    Marginalizzazione dai flussi turistici internazionali a causa della creazione di hub aeroportuali;

·    Accentuata concorrenza di export e capacità di attrazione di capitali europei da parte dei paesi della sponda meridionale ed orientale del Mediterraneo;

 

4.4.2.  IL MARKETING STRATEGICO

Sulla base delle informazioni disponibili si adotta una strategia secondo cui si decide cosa fare per raggiungere gli obiettivi.

Innanzitutto occorre studiare la domanda per attuare i processi di segmentazione, targeting e posizionamento.

Il marketing cerca di capire i consumatori e di soddisfare i loro bisogni, ma non tutti sono uguali (ognuno ha i propri gusti, preferenze e stili), dunque non tutti vogliono lo stesso prodotto o servizio, da qui nasce il bisogno di segmentare il mercato secondo opportuni criteri.

Secondo Wendell Smith la segmentazione è basata sugli sviluppi della domanda e rappresenta un più razionale e preciso aggiustamento del prodotto e dello sforzo del marketing per le esigenze del consumatore.

Secondo Mark Davies la segmentazione del mercato è quel processo con cui i consumatori con delle eterogeneità possono essere classificati in più piccoli, più simili ed omogenei mercati.

È importante capire quali caratteristiche dei consumatori si correlano con i propri prodotti al fine di dividere in modo opportuno il mercato e scegliere i targets su cui concentrarsi e cercare di soddisfare appieno. Occorre stimare qualitativamente e quantitativamente quella parte di mercato su cui indirizzare i propri sforzi.

Esistono molte variabili di segmentazione (demografiche, geografiche, psicografiche, di comportamento) tra le quali occorre scegliere quelle più adatte ad identificare quei gruppi di consumatori, potenziali turisti della nostra Regione.

Le variabili che quindi possono essere utili alla nostra segmentazione sono:

Variabili geografiche: Aree geografiche, per nazioni; Clima, ovvero settentrionale, meridionale, continentale e marittimo.

Variabili demografiche: Età; Sesso; Reddito; Occupazione; Religione; Nazionalità.

Variabili psicografiche: Classe sociale; Stile di vita; Personalità.

Variabili di comportamento: Vantaggi ricercati, qualità, servizio, economia.

Analizzando il tipo di domanda turistica che di solito arriva e pernotta in Sicilia sarà possibile scegliere le variabili di segmentazione specifiche per la nostra Regione.

Abbiamo già detto che il prodotto turistico siciliano è complesso e composto da tanti tipi di turismo, per ogni tipo di turismo si potrà quindi scegliere un target preciso ma, dato che l'obiettivo del piano di marketing dell'operatore turistico pubblico è quello di 'rivitalizzare' l'immagine della 'marca Sicilia', si potranno scegliere tanti targets.

È difficile effettuare una corretta segmentazione del mercato in quanto non è facile trovare dei dati qualitativi sul turista. Le rilevazioni, infatti, danno un'indicazione della provenienza del turista, cioè se italiano o straniero, ed, in particolare, da quale regione o nazione; viene poi rilevato il periodo e la durata della permanenza ed il numero dei turisti.

Per avere dei dati qualitativi, riguardo all'età, sesso, reddito, occupazione ecc., del turista si può fare riferimento ad alcune indagini campionarie.

Secondo un indagine svolta dall'ISTAT e riportata nel 'Rapporto Annuale 1998' vanno di più in vacanza i giovani e gli adulti fino a 44 anni di età. Solo un anziano su quattro si reca in vacanza e solitamente è più istruito degli altri. In vacanza vanno soprattutto studenti e occupati e tra questi ultimi i dirigenti, imprenditori e liberi professionisti per vacanze sia lunghe sia brevi. (Tavola 66)

Tra le motivazione addotte da coloro che non effettuano viaggi prevale quella economica (44,8% nel 1998), seguita da motivi di famiglia (26,5%) e da quelli legati al lavoro o allo studio. Il 17,7% non va in vacanza 'per abitudine', con valori più elevati tra le persone con oltre 55 anni di età (28%).

Per quanto concerne la domanda turistica in Sicilia si rileva una predominanza di una fascia abbastanza giovanile, compresa tra i 25 ed i 32 anni, ancorché produttrice di reddito.

Da alcune tabelle della DOXA riportate nel 'L'annuario del turismo 1999' a cura del Centro Studi del TCI si rileva che la destinazione per le vacanze Sicilia è scelta dal 5,2% dei residenti nel Nord Italia, dal 3,9% dei residenti nel Centro e dal 18,4% dei residenti al Sud; che la tipologia della vacanza principale è al mare, seguita dalla montagna e dalla visita in una città, e questi dati sono confermati anche per classi di età. Un'indagine NIELSEN individua, altresì, nella vacanza al mare (70,5%) il prevalente interesse del campione verso la Sicilia, segue la camna/collina (16,8%) mentre i siti archeologici e le città d'arte interessano, rispettivamente, il 9,7% ed il 9% del campione. Il mese più utilizzato dal campione per le proprie vacanze è agosto, seguito da luglio, settembre e giugno. (Tavole 67-71)

Abbiamo detto che ci sono tanti tipi di turismo offerti dalla Sicilia, e quindi tanti possibili tipi di target 'bersagliabili', ma dato che l'obiettivo è il rilancio della 'marca Sicilia', potremmo dividere il mercato per classi di età, paese di provenienza e classi di reddito e cercare di promuovere la 'marca Sicilia' in modo leggermente diverso a seconda delle diverse esigenze e desideri dei potenziali turisti, cercando, comunque, di mettere in risalto un'immagine della Sicilia come luogo di vacanza unico e completo.

Un'ipotetica segmentazione del mercato turistico può essere quella fatta da S. Cherubini in 'Marketing dei servizi' (ura 1).

Per la promozione della 'marca Sicilia' dovremmo usare, come base comune per tutti i target, la vasta offerta di prodotti turistici, mare, monti, arte, cultura, divertimenti, gastronomia, ecc., facendo risaltare la sicurezza del luogo, l'efficienza dei servizi e la facilità nella mobilità, elementi fondamentali per una vacanza, e poi, secondo il target specifico, mettere in evidenza le caratteristiche a questi più consone e da questi più ricercate e desiderate.

Ad esempio, per un target di giovani si cercherà di risaltare la Sicilia come splendido posto di mare, con spiagge attrezzate o naturali, piena di luoghi di divertimento, spettacoli, concerti, discoteche ecc.; mentre per un target della terza età si metteranno maggiormente in risalto i monumenti della Sicilia, i prodotti gastronomici tipici, luoghi tranquilli e rilassanti ecc.

Come variabili di segmentazione potremmo utilizzare l'età (giovani, media età ed anziani), il reddito (basso, medio e alto) e la provenienza (nazionale o estera), in questo modo avremo i seguenti target rappresentati tridimensionalmente, poiché vengono considerate tre variabili di segmentazione.

PROVENIENZA  ESTERA

NAZIONALE


   GIOVANI

ETA'  MEDIA ETA'

   ANZIANI

    BASSO    MEDIO ALTO

     REDDITO

Una volta che il mercato turistico è stato segmentato, tramite il targeting si possono selezionare i gruppi di turisti per cercare così di soddisfare appieno i loro bisogni e desideri. Utilizzando la strategia 'multi-segmented marketing' occorrerà produrre un mix differente per ogni specifico segmento di mercato, e, dunque, l'operatore turistico pubblico dovrebbe cercare di mettere maggiormente in risalto le caratteristiche della Sicilia che possono attrarre di più quello specifico segmento.

Il posizionamento di un prodotto è la somma di quegli attributi, che normalmente gli vengono ascritti dagli stessi consumatori, delle qualità e di ogni altra inusuale o memorabile caratteristica che esso possiede.

Il posizionamento si riferisce al modo in cui un prodotto è visto dai consumatori e dai potenziali consumatori rispetto ai prodotti dei concorrenti e all'immagine creata per il prodotto stesso e per l'azienda produttrice. Il posizonamento è tutto quello che viene creato nelle menti dei consumatori bersaglio relativamente al prodotto, è il giudizio globale che i consumatori hanno del prodotto, giudizio composto almeno da due parti, cioè una parte relativa all'apprezzamento attorno alle caratteristiche qualitative del prodotto, e l'altra data dagli attributi che, al di fuori della qualità, vengono riferiti al prodotto, attributi alle funzioni del prodotto, agli effetti derivanti dal suo consumo, alla caratterizzazione sociale che dà al suo consumatore e ad altre idee che può evocare.

Con una corretta strategia di marketing si creerà un'immagine distintiva del proprio prodotto relativamente ai prodotti concorrenti, occorre, quindi, capire le percezioni dei consumatori, posizionare il prodotto nella loro mente e sviluppare un appropriato marketing-mix.

La Sicilia si colloca sul mercato nazionale ed internazionale con una propria immagine geografica definita e con un insieme di qualità che definiscono la marca riconosciuta nel mondo come combinazione efficace di arte, cultura e turismo e di altre componenti, in parte derivate come la qualità del vivere, la gastronomia, la camna ecc..

Da questa considerazione deriva che in primo luogo è proprio sul piano della promozione che occorre riflettere ed agire in modo da impostare azioni coordinate, anche con altri settori produttivi, per una efficace azione di marketing secondo una logica di prodotto più che secondo una logica di tipo territoriale.

La Sicilia, però, non possiede un'immagine totalmente positiva, sia in Italia che nel resto del mondo.

Se si parla della Sicilia con uno straniero, ma anche con un 'italiano del centro-nord', la prima cosa che questi dirà appena sente la parola Sicilia, sarà: 'Sicilia, ah! MAFIA !!'. Non è un fatto da sottovalutare, sicuramente non incrementa il turismo, anzi, molta gente, un po' per ignoranza ma anche per le notizie di cronaca e i film sulla mafia, pensa che venire in Sicilia sia pericoloso e se la immaginano come una specie di 'moderno far-west' ! Bisognerebbe sfatare questo mito !

Per 'riposizionare' il prodotto turistico siciliano occorre rafforzare l'immagine di una destinazione sempre più sicura e tranquilla; occorre far rivalutare nella mente dei potenziali turisti sia le caratteristiche qualitative sia gli attributi o benefici del prodotto turistico siciliano.

Per quanto riguarda le caratteristiche qualitative occorrerebbe migliorare le infrastrutture, i mezzi di trasporto, le strutture ricettive ecc.

Per ciò che riguarda gli attributi, l'operatore turistico pubblico siciliano dovrebbe, tramite una corretta strategia di marketing, riuscire a far vedere la Sicilia come un'isola 'sperduta' ma nello stesso tempo al centro del mondo, un luogo in cui si può trovare tranquillità e relax e, nello stesso tempo, anche tanta gente e svago, un'isola che racchiude in sé tutti i tipi di vacanza, dal mare alla montagna, dall'arte al divertimento e per questi motivi adatta a tutti e, grazie al clima favorevole in estate ma anche in inverno, per tutto l'anno. ('Sicilia, una vacanza unica e completa per tutti e tutto l'anno!').

4.4.3.  IL MARKETING OPERATIVO

In questa ultima fase del marketing , si descrive come usare le leve del marketing-mix per attuare efficacemente la strategia. Il marketing-mix, infatti, è la combinazione delle variabili controllabili di marketing che l'impresa impiega al fine di conseguire gli obiettivi predefiniti nell'ambito del mercato obiettivo.

Oltre alle tradizionali quattro leve o in inglese '4 Ps' (dalle iniziali delle leve) bisogna considerarne altre tre, fondamentali nel settore dei servizi.

Iniziamo dalla prima leva, il PRODOTTO. Come abbiamo detto, il prodotto turistico siciliano è un prodotto complesso e composto da risorse ambientali, naturali e culturali, e dai servizi, strutture ricettive ed infrastrutture, alla cui formazione e fornitura contribuiscono diversi soggetti, imprese private ed operatori pubblici.

È un prodotto completo, un portafoglio di prodotti, in quanto offre tanti tipi di turismo: turismo culturale e delle città d'arte, turismo balneare ed eliotropico, ecoturismo, turismo rurale ed agriturismo, affari e congressi, termalismo e fitness, itinerari e manifestazioni culturali e sportive, enogastronomia, sport, terza età, turismo giovanile ed altri.

Dato ciò l'operatore turistico pubblico deve cercare di migliorare costantemente i prodotti che lui stesso offre e controllare che i prodotti offerti dai privati siano, anche essi, efficienti, di qualità, affidabili e attraenti.

La politica di prodotto affidata all'operatore pubblico comprende interventi quali:

- La conservazione e la valorizzazione delle risorse turistiche e del patrimonio ambientale, monumentale, artistico e culturale (come ad esempio la riserva dello Zingaro, la riserva marina di Ustica, i parchi naturali dell'Etna, dei Nebrodi e delle Madonie);

- La consulenza nei confronti degli operatori privati, che implica la conoscenza dei loro problemi gestionali ed economici;

- L'incentivazione per la razionalizzazione, l'ammodernamento e lo sviluppo dell'offerta turistica, la regolamentazione del settore e il coordinamento di attività;

- La creazione di prodotti nuovi.

Dal confronto con altre regioni si evidenzia come la Sicilia, e il Mezzogiorno in generale, concentri i propri interventi sugli alberghi, mentre ancora trascura il turismo giovanile e la valorizzazione del patrimonio ambientale. La Sicilia è la regione che più spende per il turismo.

Per quanto riguarda la leva PREZZO, ci si rende conto che, per come abbiamo definito il prodotto, questa leva non è manovrabile solamente dall'operatore pubblico.

L'operatore pubblico dovrebbe controllare e cercare di fare mantenere i prezzi dei privati a livelli competitivi, economici e profittevoli.

Una delle cose più importanti è quella di riuscire a ridurre il costo dei trasporti.

Molti alberghi siciliani hanno un prezzo abbastanza elevato, occorrerebbe cercare di diminuire o differenziare i prezzi (secondo le stagioni, o tramite offerte, ecc.) oppure aumentare la qualità degli stessi.

In molti monumenti, palazzi, centri archeologici, ed altri beni artistici e culturali l'ingresso è gratuito; se si applicasse un bassissimo prezzo per l'entrata, il ricavato potrebbe essere utilizzato per la ristrutturazione ed il mantenimento dei beni artistici stessi.

Altra leva è quella della DISTRIBUZIONE (PLACE) che si riferisce al modo in cui si cerca di rendere disponibile il prodotto al momento giusto e nel luogo più conveniente, ciò implica una selezione degli intermediari e la loro motivazione alla vendita.

I canali di distribuzione per la vendita dei servizi turistici, che possono essere scelti dalle imprese produttrici di tali servizi, sono i tour operators (canale lungo), i tour organizer, le agenzie di viaggio e turismo (canale medio) e la vendita diretta ai turisti (canale corto).

Le agenzie di viaggio e turismo in Sicilia sono per la maggior parte di medie e piccole dimensioni ed hanno difficoltà nello svolgimento della loro attività dovuta alla tendenza del turista italiano a non programmare in anticipo le partenze.

Nei cataloghi dei T.O. italiani la Sicilia è presente in quelli 'Mare Italia' e città d'arte, nei cataloghi dei T.O. stranieri la Sicilia è abbastanza pubblicizzata ed anche alcune sue località come Taormina, Cefalù ed Ustica.

Occorrerebbe far pubblicizzare di più la Sicilia dai T.O. italiani diversificandone i prodotti, non considerandola, quindi, solo come città d'arte e di mare ma cercando di risaltare tutte le sue bellezze e i suoi tipi di turismo. Anche i T.O. stranieri dovrebbero pubblicizzarla di più e dovrebbero evidenziare la possibilità ed il vantaggio di poter andare in Sicilia durante tutto l'anno.

Un altro modo di distribuzione innovativo e attuale è quello tramite 'internet', si può prenotare l'areo, l'albergo ecc.. Inoltre con la creazione di un apposito sito si potrebbe costruire un data-base raccogliendo i dati dei visitatori (età, sesso, provenienza, tipo di turismo preferito, periodo di partenza possibile, indirizzo e-mail ecc.) in modo da poter inviare loro delle offerte o pacchetti turistici 'ad hoc', che si adattino alle loro esigenze e desideri.

I punti di distribuzione considerati sono anche molto importanti per la quarta leva, la PROMOZIONE. L'attività promozionale riguarda la predisposizione e la trasmissione di informazioni effettuata sia tramite contatti personali che attraverso strumenti di comunicazione impersonali. Il mix promozionale (cioè l'insieme degli strumenti che permette la trasmissione delle informazioni) è costituito da: pubblicità inserzionista, pubblicità redazionale (o proanda) e pubbliche relazioni (p.r.), promozione delle vendite, direct marketing. L'attività di promozione consiste nell'informare, persuadere ed influenzare a scegliere un certo prodotto o servizio.

Anche per la limitatezza delle risorse che in genere ogni operatore è in grado di destinare alla comunicazione commerciale, appare necessario sviluppare sinergie comunicazionali e raccordare le potenzialità dell'offerta alla domanda, in modo da evidenziare le molteplici opportunità di soddisfazione che la struttura è in grado di offrire, arricchendola però di valori emozionali. Bisognerebbe individuare un'idea forte da comunicare in modo che diventi sogno meritevole di essere vissuto, proponibile ad un definito target di utenti. In Sicilia manca invece una cultura turistica e un'apprezzabile integrazione di servizi, ma ciò che è ancora più grave non si riscontrano accurate ricerche e sforzi adeguati per lo sviluppo di un'idea forte da comunicare. In molti casi, la comunicazione turistica si limita ad elencare prodotti e attributi dell'offerta inseriti in un contesto stereotipato di località. La comunicazione dovrebbe essere carica di forte emotività e dovrebbe risultare coerente, incisiva e coordinata nelle sue diverse espressioni e nei diversi mezzi che ne veicolano i messaggi: la pubblicità tramite i mass media e all'interno e all'esterno delle strutture, le insegne, i cataloghi, i dépliant, ecc.

Essa è lo strumento cardine della politica di differenziazione dell'offerta turistica.

Il grado di coinvolgimento del consumatore, l'emozionalità racchiusa nell'immagine della vacanza, l'importanza che essa ha nella mente del consumatore, rendono il prodotto 'turismo' molto più connotabile dal punto di vista dell'emotività e del servizio offerto.

L'azione di comunicazione degli operatori turistici pubblici dovrebbe sintonizzarsi non solo con la comunicazione degli operatori privati presenti nell'area di riferimento e in quelle circostanti, ma anche con l'offerta di prodotti di tali operatori, specialmente con le caratteristiche e le novità introdotte dalle strutture alberghiere, ricomponendo così indirettamente la natura unitaria del 'prodotto turistico siciliano', che vede l'aggregazione di attrattive ambientali e di servizi offerti dagli impianti privati, da promuoversi entrambi quanto più congiuntamente possibile.

L'operatore turistico pubblico deve promuovere ciò che poi i privati venderanno, quindi l'attività di promozione non va vista come un coacervo di iniziative isolate e fra loro indipendenti, ma deve essere impostata come un sistema.

Date tutte queste considerazioni, l'operatore turistico pubblico siciliano, con tutti i mezzi possibili di promozione, deve cercare di comunicare che la Sicilia è il luogo ideale per tutti i tipi di vacanza, per tutti i tipi di turisti e per tutto l'anno. Il messaggio di base deve essere questo, inoltre, considerando i diversi tipi di target si potrà diversificare la promozione mettendo in risalto le caratteristiche più appropriate per il tipo di target specifico scelto.

Affinché una camna pubblicitaria sia di successo è necessario che sia distintiva. Nel formulare una corretta strategia pubblicitaria occorre definire chiaramente gli obiettivi, conoscere i destinatari del messaggio, scegliere i mezzi da utilizzare, formulare il messaggio in corrispondenza a ciò che si vuole comunicare, valutare e controllare i risultati.

La quinta leva, di fondamentale importanza nel settore dei servizi, è quella delle PERSONE, tra cui si intendono il personale, i clienti e potremmo aggiungere i residenti nella località turistica.

Per quella sua immaterialità che diventa realtà dei gesti e delle azioni destinate al cliente, la componente delle risorse umane è quella più rilevante e decisiva nella costruzione di un prodotto turistico. È una di quelle componenti che discrimina in modo decisivo la competitività delle varie offerte. La formazione professionale turistica è molto articolata sia a livello di istruzione secondaria superiore che universitario. Più carenti sono le azioni in termini di aggiornamento professionale e di qualificazione degli addetti. Su questo punto non poche sono le responsabilità degli imprenditori, che debbono aver maggiore consapevolezza della importanza delle risorse umane non vedendole solo come un costo ma anche come un investimento. Parallelamente debbono essere impostati seri programmi di aggiornamento.

Occorre, inoltre, motivare il personale e mirare alla sua soddisfazione, in quanto il personale esternerà tale soddisfazione ad altri potenziali clienti contribuendo ad attirarli e a creare in loro un'immagine positiva dell'impresa.

Il personale, inoltre, essendo quello più a stretto contatto con i clienti, può essere utile e di aiuto alle ricerche di marketing nella definizione del profilo del turista, nell'individuazione dei suoi desideri, bisogni e caratteri distintivi, in modo da fare una corretta segmentazione del mercato, scegliere i targets più appropriati e cercare costantemente di migliorare i prodotti e servizi offerti, diversificandoli ed adattandoli alle diverse esigenze.

I clienti non stanno 'a contatto' solo con il personale ma verranno anche ad interagire con i residenti, 'i siciliani'. È quindi importante 'insegnare' ai siciliani come interagire con i turisti. In Sicilia, infatti, non sembra esserci tra i suoi abitanti la 'cultura dell'ospitalità', i turisti sono visti come invasori, intrusi, elemento di disturbo o, ancora peggio, come coloro di cui approfittarsi e 'fregare'. Occorre insegnare ai siciliani che il turista è un ospite, una fonte di ricchezza, di lavoro, di idee e sempre un essere umano, e va trattato e rispettato come tale!

L'operatore turistico pubblico siciliano dovrebbe, quindi, innanzitutto, insegnare ai siciliani la 'cultura dell'ospitalità': disponibilità, gentilezza ed affabilità verso i turisti. Probabilmente una camna pubblicitaria sarebbe d'aiuto. Tra i turisti ed i siciliani dovrebbe esserci un rapporto umano che darebbe la possibilità di apprezzare i veri valori e la tradizione.

La sesta leva si riferisce al PROCESSO con il quale viene fornito il servizio. È una leva importante che permette di controllare e dirigere la qualità, che non riguarda solo il risultato finale del servizio, ma anche, appunto, il modo in cui esso è fornito, cioè la qualità funzionale e non solo quella tecnica.

Il Prof. Zamagni durante il congresso 'Colloquio Euro-Mediterraneo', ha definito il turismo un bene relazionale, cioè quel bene che viene considerato dal consumatore finale non solo come prodotto finito ma anche per il modo in cui è stato prodotto. È stato dimostrato che nelle aree in cui il turismo è stato pensato come bene privato, i turisti non tornano; nelle aree in cui è stato concepito come bene relazionale, i turisti tornano, avviene cioè la fidelizzazione dei turisti.

Ultima leva è l'AMBIENTE FISICO all'interno del quale il servizio viene erogato, che costituisce anche essa una variabile di differenziazione.

L'ambiente fisico controllabile dall'operatore turistico pubblico è composto dalle risorse naturali della Sicilia e da quelle artistiche ed infrastrutturali. Non solo dovrebbe mantenerle, migliorarle e valorizzarle costantemente ma dovrebbe anche controllare che 'l'ambiente fisico privato' lo sia altrettanto.

   APPENDICE STATISTICA

   AL CAPITOLO I

Tavola 1 - L'economia delle attività turistiche (proiezioni di fatturato e occupazione)

Fatturato (miliardi di US$) Posti di lavoro (milioni)

     1998     2010     1998 2010

Mondo    3.564,3   8.008,4  230,8  328,4

1   Europa 1.439,3   3.164,9    41,6    55,0

2   Americhe  1.236,5   2.345,0    33,7    45,4

   3   Asia/Pacifico 797,7   2.252,5  136,2  200,3

4   Africa    48,0  137,7    16,3    23,1

5   Medio Oriente   42,7  108,2  3,1  4,6

  Europa    1.439,3   3.164,9    41,6    55,0

    Unione Europea*   1.178,1   2.393,5    22,0    25,2

    Resto Europa Occidentale 101,3  233,6  4,4  6,6

    Europa Orientale  159,9   537,8    15,2    23,2

* I Paesi dell'Unione Europea sono 15: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia.  Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Olanda.  Portogallo, Sna, Sa, UK.

Tavola 2 - I paesi più visitati nel mondo (migliaia di arrivi)

   Classifica    ARRIVI

'96

'97

'98

PAESI

1996

1997

1998

Var.% 97/96

Var.% 98/97

Quota di mercato 1997

Quota di mercato 1998

1

1

1

Francia

62.406

66.864

70.000

7,1

4,7

10,9

11,2

2

2

3

USA

46.489

48.409

47.127

4,1

-l,3

7,9

7,5

3

3

2

Sna

40.541

43.378

47.743

7,0

10

7,1

7,6

4

4

4

ITALIA

32.853

34.087

34.829

3,8

2,2

5,6

5,6

5

5

5

UK

25.293

25.960

25.474

2,6

-0,2

4,2

4,1

6

6

6

Cina

22.765

23.770

24.000

4,4

1

3,9

3,8

9

7

8

Polonia

19.410

19.514

18.820

0,5

-3,6

3,2

3

7

8

7

Messico

21.405

19.351

19.300

-9,6

-0,3

3,2

3,1

10

9

9

Canada

17.329

17.610

18.659

1,6

7,9

2,9

3

12

10

12

Rep. Ceca

17.000

17.400

16.325

2,4

-3

2,8

2,6

8

11

14

Ungheria

20.674

17.248

14.660

-l6,6

-l5

2,8

2,3

11

12

10

Austria

17.090

16.646

17.282

-2,6

3,8

2,7

2,8

13

13

11

Germania

15.205

15.837

16.504

4,2

4,2

2,6

2,6

14

14

13

Fed. Russa

14.587

15.350

15.810

5,2

3

2,5

2,5

16

15

17

Svizzera

10.600

11.077

11.025

4,5

4

1,8

1,8

15

16

18

Hong Kong

11.703

10.406

9.600

-l1,1

-7,7

1,7

1,5

18

17

16

Grecia

9.233

10.246

11.077

11,0

10

1,7

1,8

17

18

15

Portogallo

9.730

10.100

11.800

3,8

16

1,7

1,9

19

19

19

Turchia

7.966

9.040

9.200

13,5

1,8

1,5

1,5

20

20

20

Thailandia

7.192

7.263

7.720

1,0

6,9

1,2

1,2

 

Tavola 3 - Entrate valutarie generate dal turismo (milioni di dollari)

Classifica   Entrate

'96

'97

PAESI

1996

1997

Var.% 97/96

Quota di mercato 1997

1

1

USA

69.908

75.056

7,4

16,9

2

2

ITALIA

30.018

30.000

-0,1

6,8

3

3

Francia

28.357

28.316

-0,1

6,4

4

4

Sna

27.654

26.595

-3,9

6,0

5

5

UK

19.296

20.569

6,6

4,6

6

6

Germania

17.567

16.418

-6,5

3,7

7

7

Austria

13.990

12.393

-l1,4

2,8

9

8

Cina

10.200

12.074

18,4

2,7

12

9

Australia

8.811

9.324

5,8

2,1

8

10

Hong Kong

10.836

9.242

-l4,7

2,1

11

11

Canada

8.868

8.928

0,7

2,0

13

12

Thailandia

8.664

8.700

0,4

2,0

14

13

Polonia

8.400

8.700

3,6

2,0

15

14

Singapore

7.961

7.993

0,4

1,8

10

15

Svizzera

8.891

7.960

-l0,5

1,8

16

16

Messico

6.934

7.593

9,5

1,7

17

17

Turchia

6.962

7.000

17,4

1,6

20

18

Fed. Russa

6.875

6.669

-3,0

1,5

18

19

Olanda

6.256

6.597

5,5

1,5

19

20

Indonesia

6.087

6.589

8,2

1,5


Tavola 4 - Variazioni percentuali sull'anno precedente

Anno

Arrivi internazionali

Introiti per turismo internazionali

1981/80

+1,40

+1,86

1982/81

-0,69

-5,47

1983/82

-0,94

-0,20

1984/83

+9,96

+11,59

1985/84

+5,86

+5,83

1986/85

+1,15

+20,48

1987/86

+6,61

+22,36

1988/87

+7,07

+15,41

1989/88

+8,80

+ 6,93

1990/89

+6,76

+20,53

1991/90

+2.62

+ 2,51

1992/91

+4,59

+6,81

1993/92

+7,75

+9,61

1994/93

+6,51

+13,37

1995/94

+4,17

+ 7,58

1996/95

+4,02

+ 7,57

1997/96

+4,74

+9,67

Tavola 5 - Arrivi di turisti internazionali 1950 - 1997

Ripartizione percentuale per aree geografiche

ANNO MONDO   Africa   Americhe Estremo  S.E.  M.O.    Europa

Oriente    Asiatico

1950   100  2,1 29,6 0,8   0,2 0,9    66,94

1960   100  1,5 24,1 1,0   0,3    0,8     72,3

1970   100  1,8 22,9 3,1   0,6 1,5     70,1

1980   100  2,5 18,9 1,0   0,8 2,0     68,8

1990   100  3,4 11,9    11,4  0,7 1,9     63,7

1992   100  3,6 21.5    12,3  0,7 1,5     60,4

1993   100  3,6 20,3    13,3  0,7 1,6     60,3

1994   100  3,5 20,5    14,4  0,7 1,5     59,7

1995   100  3,3 19,8    14,7  0,8 1,9     59,5

1996   100  3,3 19,5    15,2  0,8 2,5     58,7

1997   100  3,2 19,3    15,5  0,9 2,6  58,5

Tavola 6 - Milioni di arrivi internazionali: serie storica e previsione

  per l'anno 2000

anno

Europa

Americhe

S.E. Asia

Africa

M.0.

Asia

Sud

Totale

1980

189,8

61,4

21,0

7,3

6,0

2,3

287,8

1981

189,2

61,2

22,6

8,2

6,4

2,4

290,0

1982

190,6

58,6

23,9

7,7

6,3

2,4

289,5

1983

192,8

58,9

24,7

8,1

5,7

2,5

292,7

1984

207,7

67,7

27,5

8,8

6,0

2,5

320,2

1985

214,3

66,5

30,4

9,8

6,2

2,5

329,7

1986

218,3

71,6

33,5

9,3

5,1

2,7

340,5

1987

233,6

76,3

38,9

9,8

5,4

2,7

366,7

1988

251,2

83,3

45,1

12,5

7,0

2,9

402,0

1989

274,0

87,3

45,6

13,7

7,5

3,1

431,2

1990

286,7

93,8

52,3

15,0

7,4

3,2

458,4

1991

279,8

96,9

53,9

15,8

6,7

3,2

456,3

1992

306,6

104,0

62,6

17,7

8,5

3,5

502,9

1993

309,2

104,3

69,4

18,3

8,2

3,5

512,9

1994

329,8

107,1

77,0

18,5

9,9

3,9

546,2

1995

337,2

111,9

83,6

18,8

11,0

4,4

566,9

1996

348,7

115,1

89,7

20,1

11,3

4,4

589,5

1997

372,5

119,2

91,0

21,8

11,3

4,4

620,1

1998

376,6

126,4

96,3

22,8

11,7

4,6

646,1

1999

389,4

130,3

103,0

24,0

12,4

4,8

672,3

2000

400,6

134,2

108,9

24,9

13,0

5,0

698,5

Tavola 7 - Milioni di dollari di introiti per turismo internazionale: serie storica e

  previsione per l'anno 2000

anno

Europa

Americhe

S.E. Asia

Africa

M.0.

Asia Sud

 Totale

1980

61.954

25.503

8.648

2.711

3.470

1.549

103.835

1981

57.240

29.278

10.181

2.878

4.123

1.871

105.571

1982

55.544

24.151

10.607

2.703

3.867

1.668

98.540

1983

56.604

24.255